Part 16
(126) A fronte di tutti quegli scrupoli severi che gl'Israeliti antichi dimostravano per la relazione cogli stranieri, noi veggiamo frattanto che il loro allontanamento non era già per tutti gli stranieri, benchè questi venissero indifferentemente annoverati da essi nella categoria di גוים (goim) che significa _gentili_; quelli che dessi dovevano sfuggire erano sole in vero le nazioni maledette discese da Canaan, che Dio avea loro comandato di sterminare, prescindendo dalle quali, gl'Israeliti potevano anche accoppiarsi in matrimonio con tutti gli altri popoli, siccome dalla nostra assemblea è saggiamente rimarcato, e tanto è ciò vero, quanto che Mosè sposò una Madianita; Booz è lodato, per avere sposato Ruth Moabita; la madre di Assalon era figliola del re di Gessur; Amassi era figliuolo di un Ismaelita, e di Abigail sorella di David; Salomone stesso sposò la figliuola del Re di Egitto, anche fino dal principio del suo Regno in cui esso era più caro a Dio, ed allora quando la scrittura sembra biasimare i di lui accoppiamenti colle femmine straniere; ciò non si rapporta che alle sole Cananee dal medesimo sposate le quali seppero sedurlo al segno, fino a farli dimenticare il Divino Culto de' suoi avi, per correre presso gl'idoli, e i simulacri delle idolatre nazioni.
(127) L'imperatore Costanzo ha pubblicato una Legge colla quale condannava esso alla pena di morte qualunque ebreo il quale avesse sposato una femmina cristiana (ved. _Cod. Theod. Lib. 6. p. 233._) ed il secondo Concilio di Orleans vietò sotto pena di scomunica queste sorti di matrimonj che riprovava la notabile differenza delle due Religioni, ed ordinò la separazione delle due Religioni, ed ordinò la separazione immediata delle persone che gli avevano contratti (ved. _Concil. Aurelian II. Car. 19. pag. 1782._)
(128) Il primo dovere che impongono i Rabbini alle femmine ebree che si destinano al matrimonio si è quello di recidersi tutti i capelli della testa il giorno avanti le loro nozze; i medesimi aducono per sufficiente ragione che essendo la chioma nelle femmine uno degli ornamenti i più seducenti per l'uomo, questi potrebbe, a senno loro esserne attirato assai più facilmente di ciò che lo sarebbe, se quella ne fosse priva, e quindi cadere nel delitto di adulterio. Un secondo dovere che con non meno impegno del precedente è prescritto da' Talmudisti alle femmine ebree si è quello di allontanarsi per un certo dato spazio di tempo da' rispettivi loro consorti, sì tosto che il primo atto matrimoniale è consumato avvertendogli non essere loro permesso cinque giorni per alcun mese di toccare elleno nè pure un dito nè sedere appresso di essa, nè mangiare nello stesso piatto, nè bere nel medesimo bicchiere, ed avanti di congiugnersi nuovamente co' loro mariti esse debbono tuffarsi entro di un bagno espresso per tale oggetto, e l'immersione sarebbe inefficace in mente de' Rabbini, se desse portassero soltanto un piccolo anello, che impedisse l'acqua di penetrare in qualunque parte del loro Corpo, giacchè bisogna che esse restino lavate dall'estremità de' piedi fino alla sommità della testa; v'ha per sino delle guardie che survegliano, e che presedono sopra questa sorta de' bagni, affine di vedere se la donna è interamente coperta di acqua; e quanti altri doveri di tal fatta non sono imposti da' Rabbini con eguale rigore a questo scopo, tanto per rapporto al Lampadario del sabato, quanto allo sgombro del formento dalle case avanti la pasqua delle azzime; ed a separare quella porzione di pane lievitato da abbruciarsi che chiamano _Halah_, per tacere tane altre simili pratiche, delle quali troppo annojante ne riuscirebbe la menzione.
(129) Comunque intendere si vogliano unioni di tal fatta, come appunto la grande Assemblea Israelitica dottamente lo riflette nella sua terza soluzione, l'opinione de' talmudisti è, per altro, contraria onninamente alle medesime, nel modo che lo sarebbe, senza dubbio, parimenti quella de' preti nel caso inverso. E dunque per ciò che volendo noi essere attaccati al senso Letterale della Tradizione, dovremo inesclusivamente riguardare questi vincoli come affatto incompatibili con quella, e recalcitranti a tutto ciò che la medesima prescrive ad un tale riguardo, o pure rigettare questa interamente se vogliamo che si fatti Matrimonj corredati vangano di quella validità necessaria per consolidarli, e con tanta più ragione appigliare ci dovremo risolutamente a quest'ultimo partito salutare, quanto che se noi riflettiamo a quelle tante cerimonie religiose che sono in uso attualmente presso gli ebrei talmudisti nell'occasione de' Matrimonj che si contraggono fra di essi, noi vi osserveremo non esservene forse alcuna che sia stata nè prescritta, nè ordinata da Mosè come precetto obbligatorio, e indispensabile, malgrado che come tali si mirino praticate, e mantenute oggi da' medesimi col massimo accanito fervore.
(130) Lo scopo primo, ed essenziale di entrambi questi digiuni non è tanto per la triste commemorazione delle perdite immense che il popolo d'Israel fece fatalmente in questi giorni, e delle orride calamità alle quali soggiacque in tal epoca funesta; quanto per l'acquisti che spera di potere farne un giorno, e per il ristabilimento del suo pristino dominio; e gl'intelligenti dell'idioma ebraico possono esattamente comprendere che la massima parte delle sacre orazioni, e delle preghiere delle quali usano gli ebrei in questi giorni, regolarmente non tende che a questo solo disegno; ciò che resterà più ad evidenza dimostrato dagli opportuni esempi che noi ci riserbiamo a riportare a tempo debito allorchè ci emergerà di riassumere questa materia per reprimere gli abusi, e rimetterla sul piede di tante altre secondo che lo esigono i nostri stabiliti principj.
(131) Infiniti percuotenti esempi concorrono a dimostrarci, e quello che ci offre il popolo ebreo più di ogni altro certamente che la soverchia confidenza che suole porre per l'ordinario, un popolo avvilito in certe pratiche esterne, come sarebbero preci, digiuni, e Cerimonie religiosi, che si fanno da quello tenere, come osservammo, le veci, ed il Carattere di religione, e che vi attacca per conseguenza l'efficacia la più pronta, e la più sicura, lo riduce per sino a persuadersi che Dio non occupandosi che di essa, in ricompensa dell'esercizio delle medesime opererà incessantemente de' miracoli sorprendenti a suo riguardo; ed ogni nemico il più formidabile diventerà al suo cospetto debole, ed atterrito, ed impotente a nuocerlo, o a perturbare la sua tranquillità. Abbandonato ad una tale smodata fiducia esso resta intimamente convinto, che anche immobile o inoperoso a fronte delle sue ostilità, Dio veglia sempre alla di lui valida difesa, e conservazione; ma il fatale successo non tarda in seguito a provargli, come seguì appunto agli Israeliti al tempo de' Maccabei, quanto caro gli costi una si vana speranza, e la vittoria esso diventa finalmente della illusoria Confidenza nella quale avea egli riposta la sua vera difesa, e il suo sostegno.
(132) Sebbene qualche volta veggiamo riuscire in tutto ciò col soccorso meramente delle sole qualità naturali, non per tanto, sembra che l'uso de' precetti oratorj sia in certa guisa molto necessario per rendersi perito quanto è duopo nell'arte del ben dire. D'altronde l'eloquenza che trae la sua sorgente dalla natura, non essendo sottoposta a prescrizione, essa lo è unicamente alla più, o meno veemenza della passione dalla quale è incitata, ed alla più o meno importante Circostanza che la promuove, di maniera che venendo ad illanguidire l'intensità dell'una, o trovandosi a variare la passione dell'altra, al segno che riescano entrambe indifferenti, l'Eloquenza dovrà cessare così pure con esse, e rendersi suscettibili delle medesime alterazioni di quelle, quando, al contrario, l'Eloquenza che è soggetta a' precetti filologici fa nascere alla stessa la passione che fa servirgli di alimento, e con eguale facilità crea la circostanza che più stima convenirgli. Quindi è che l'eloquenza naturale non sarà che poca cosa se non è accompagnata da precetti che l'arte oratoria stabilisce, e senza i quali la facoltà di parlare al Cuore degli uomini sarà in ogni tempo per noi un arte sconosciuta.
(133) In tutta l'antichità non si conosce alcun popolo, che più degl'Israeliti fosse inerente all'Agricoltura, e per quanto le Sacre pagine ci annunziano (_Exo. 31. 4. 5._ E _36. 38._ e seg.) essi abbondavano di Artefici eccellenti non solo fino da' tempi di Mosè, e in fonditori, e in opifici di metalli, in intaliatori di gemme, in Legnajuoli, Ricamatori, Tapezzieri, Profumieri &c. ma anche molti secoli dopo a' tempi di David, e del di lui figlio Salomone successore il quale scelse per la costruzione del tempio fatto edificare da esso, 30,000. artefici di ogni specie, oltre 80,000 scalpellini tutti ebrei impiegati per l'uso medesimo (ved. _Reg. 5. 13._)
Cap. XVII.
Quali avrebbero dovuto essere le Ispezioni essenziali della prima assemblea, e quali le ingerenze urgenti del Gran Sanhedrim, secondo il bisogno d'Israel, e le sovrane mire paterne del suo Augusto Protettore.
Allorchè piacque all'augusto Rigeneratore d'Israel di fare notificare al primo sinodo la sua sovrana soddisfazione, in seguito delle Risposte emanate da questo alle dodici questioni propostigli dalla stessa Maestà Sua, e da noi estesamente riportate nel Capitolo antecedente, in chiari sensi fece ad esso capire quali erano le sue benefiche intenzioni paterne in vantaggio del popolo che da sì fatto congresso veniva formalmente rappresentato. Esse prefiggevansi per primo essenziale scopo di richiamare l'eccelso Culto dell'Israelismo alla sua purità primitiva, confusamente alterato dalla turba immensa de' Commentatori di cui le opinioni affluenti e contraddittorie ne hanno si sovente oscurati i sommi pregj, e gettati eziandio nel dubbio presso che tutti coloro che gli trascorrono, o se ne dichiarano fautori; ciò che non avrebbe potuto giammai effettuarsi, senza rovesciare da Colmo a fondo le moltiplici pratiche superstiziose, le cerimonie stravaganti, e gli usi bizzarri, e antisociali che durante lo spazio di molti secoli, si videro presso la nazione d'Israel tenere le veci, ed il Carattere di Religione, siccome per reiterate volte io mi feci all'opportunità espressamente a dimostrare.
Un secondo ammirabile disegno paterno niente meno urgente del primo proponevansi felicemente le mire salutari di sì benefico Monarca, e questo era quello propriamente di livellare la sorte, e i requisiti di questo popolo al rango equipollente di tutti gli altri, conferendo ad esso quell'esistenza politico morale, che ricusatagli era fino ad ora in qualunque angolo di mondo in cui fissato avesse il suo precario domicilio ciò che non sarebbe del pari, in verun modo riuscito senza prima rifondere, per così dire, i suoi Costumi, e le sue inveterate abitudini entro il crogiuolo de' lumi, della civilizzazione, del disinganno, sostituendone in vece que' solidi principj di coltura, e quelle virtù sociali che un infausto destino costrignevalo ad ignorare per lo passato. Tali sembrami che avrebbero dovute essere in massima le ispezioni edificanti della prima assemblea rappresentante l'intero corpo dell'Israelismo esistente nella Francia e nell'Italia.
Non può cadere indubbio ad alcuno certamente che concentrate non fossero in questo solo punto le cesaree cure del genio incomparabile che all'eterna Provvidenza piacque di accordare alla posterità di Abramo sopra la terra per suo padre, suo monarca, e suo sostegno.
Infatti se al primo scopo eccelso tendere non doveano radicalmente le ingerenze oltremodo urgenti del Gran Sinedrio, a quale oggetto fare dunque risorgere a' nostri giorni il primo Magistrato di Gerosolima, un esimio areopago sì rispettabile nel mondo Israelita, fregiarlo delle medesime supreme attribuzioni che venerava la Giudea nell'antico, se non se affine di illuminare per ogni parte ad imitazione di quello il popolo ch'esso dirigeva, e governava per ricondurre al vero spirito della vetusta sua Legge, dandogliene una spiegazione metodica, ed omogenea, efficace a fare svanire le moltiplici interpretazioni assurde, che a quelle date furono ne' tempi andati? Dicasi pure a qual fine richiamare premurosamente da lontanissime Regioni i più commendevoli soggetti del popolo d'Israel, convocarli in formale assemblea nella Metropoli della Francia, se non fosse stato quella provocato dal disegno salutare di evadere le alte ispezioni ragguardevoli che affidate erano a quella dal magnanimo Sovrano che l'avea convocata; cioè di rigenerare onninamente la civilizzazione, e i costumi del popolo che rappresentava, preparando in tale maniera agli avanzi d'Israel un Era felicemente memorabile, tutta nuova ne' suoi fasti, e quindi assoggettarlo in avvenire a' più lieti, e più avventurosi destini?
Dal che apparisce dunque indubitabile che l'una dovea essere destinata a riformare l'educazione del popolo d'Israel, a civilizzare i suoi Costumi, renduti oggi alquanto depravati dalla penosa Circostanza della sua odierna situazione, a megliorare lo sviluppo del suo spirito, ed a ricondurlo, in una parola, nel seno della società, dalla quale esso vivea da sì lungo tempo separato e proscritto; dovea l'altra propriamente ingerirsi di rifondere nel crogiuolo della Ragione le pratiche del suo Culto, eccessivamente degenerate dalla primitiva limpida sorgente da cui emanate si videro, e ridurla a quello stato di perfettibilità che seco loro portarono nascendo.
Or domando, quali progressi luminosi ha fatto mai l'educazione del popolo ebreo dopo la convocazione della prima assemblea, e quali solidi vantaggi ha in verun modo risentita la sua moderna religione dalle assidue sedute del gran Sinedrio? I talenti sono essi forse più sviluppati da ciò che lo erano mezzo secolo indietro? La civilizzazione ha essa fatti più numerosi progressi? Ben lontano da ciò io vedo i lumi rimanere avvolti nelle dense tenebre antiche, e l'instruzioni a gran passi retrogradi, sembra sfuggire il nostro incontro, e rimontare con isdegno fino a quelle regioni pur troppo del tutto sconosciute per noi. E le pratiche religionarie seguitate oggi dalla Comunione d'Israel in che differiscono esse mai da quelle cerimonie superstiziose adottate dalla medesima avanti la convocazione del Gran sinedrio? Gli stessi usi ridicoli, le medesime pratiche stravaganti che erano generalmente in voga presso gli ebrei per lo passato, non lo sono da essi attualmente del pari con eguale trasporto, non sono quelle osservate oggi, e mantenute da essi coll'entusiasmo precisamente uniforme a quella che lo erano già nelle epoche decorse (134)?
Il Popolo d'Israel avea diritto di tutto aspettare di ottimo, e di consolante dalle dotte operazioni di entrambi tali rispettabili Congressi, e questi, al contrario, possedevano tutti i mezzi più efficaci, onde corrispondere, d'accordo, al felice progresso della sua impaziente aspettazione, ma per fatalità inconcepibile, questo popolo tutta via ritrovasi aggravato dalla salma lacerante de' suoi vetusti pregiudizj tradizionali, e le dense tenebre dell'ignoranza dalle quali la sua educazione rimase involta, pare che cospirino a mantenerlo nelle sue inveterate abitudini Macchinali.
Allorchè l'Augusto Napoleone volle fare conoscere alle indicate Assemblee la sua volontà suprema, nella espressa comunicazione fatta da esso alle medesime ne' sopraccennati dodici articoli, è indubitato, che la spiegazione di questi non dovea soltanto limitarsi al mero senso letterale sottinteso ne' medesimi ma essa dovea assolutamente abbracciare una serie di cognizioni molto più vasta, un analisi molto più esteso, e più profondo di tutto ciò che in se medesima racchiude l'esimia credenza tramandata da Mosè alla posterità d'Israel; e tutto chè soddisfatto apparisse dalle soluzioni date da quella a' suddetti articoli, com'egli stesso lo fece chiaramente capire per l'organo de' suoi medesimi Commissarj, non per tanto, la sovrana Deliberazione di convocare un gran sinedrio ad imitazione di quello generalmente venerato dall'antica Gerosolima dopo di avere fatto solennemente adunare la prima ragguardevole assemblea; non potea racchiudere certamente altro disegno, se non se quello di presentare all'intero popolo ebreo un nuovo Codice salutare modellato sopra quello di Mosè, e basato sulla Ragione, e la cui purità lesa o alterata non fosse dalla folla immensa de' glossatori che sovente oscurarono purtroppo gl'inestimabili pregj dell'antico (ved. _Racc. degli Atti dell'ass. degl'Israel. di Francia T. II pag. 55._) nella guisa che abbiamo avuto luogo di rimarcarlo più di una volta.
Ecco infatti il più salutare servigio che rendere poteasi generalmente ad un popolo il quale anche i mezzo delle sue deplorabili peripezie, era gionto a convincersi una volta non restargli altra pronta risorsa che i talenti, la Coltura, e lo sviluppo dello spirito, ed è per ciò che ad altro non aspirava in questa opportuna Circostanza che a vedere rigenerati i suoi Costumi, rischiarare la sua ragione, e ad un tempo medesimo sgravare il proprio Culto da quell'oneroso fardello d'informi pregiudizj, rinascenti ad ognora in mille foggie differenti e ridurlo a quello stato edificante di sua purità primitiva.
Ma quali solidi moltiplici vantaggi avrebbe la nazione d'Israel profusamente ricavati per tante parti dalla proclamazione di un nuovo Codice Religionario Civile fondato sulle inconcusse basi dell'antico, noi passiamo tosto a dimostrarlo.
(134) Dove dunque propriamente consiste la tanto vantata Riforma dell'educazione, e del culto del Popolo ebreo? Se si riflette assiduamente alla meschinità de' progressi che ha quella fatti a' tempi nostri si direbbe che ha essa retrogradato molti secoli addietro, e che per conseguenza i lumi, ed i talenti ritornarono miseramente a sepellirsi nell'infanzia primitiva donde sono essi in origine scaturiti; e quale meraviglia? Se di tutto si ha cura di parlare all'ebreo fra noi fuori che d'Istruzione; se le nozioni che si fanno al medesimo acquistare non sono idonei ad altro, che a confonderlo, ed a farlo travviare dal retto sentiere della Ragione, e se occupando i suoi talenti continuamente di oggetti i più frivoli, ed i più ributtanti, condursi lo veggiamo a gran passi, da uno in altro smarrimento, e perpetuarsi così la stupidità la più cieca, e la più materiale.
E se al Culto attendiamo un solo istante, vedremo che lungi dall'essere stato questo rigenerato, come si è forse vanamente preteso colle operazioni d'entrambe le Israelitiche assemblee, pare che il medesimo rimonti unitamente a tanti altri, fino a' secoli di ferina barbarie ne' quali follemente supponevasi onorare l'Essere Supremo, adottando quelle pratiche ridicole che ne oscurano i sommi pregj, e coltivando quegli usi detestabili, che lo disonorano, e dove stabilivasi per principio che l'uomo per piacergli dovea essere al grado massimo imbecille, contradittorio, e assurdo.
Cap. XVIII.
Piano del nuovo Codice Religionario Civile, che da entrambi que' Sinodi si avrebbe dovuto costruire, e sanzionare, basato su' genuini principj di Mosè, sulla filosofia, e sulla Natura.
Non ostante le ottime disposizioni e lo spirito retto da cui animati erano entrambe le due assemblee Israelitiche, malgrado quegl'insigni perspicaci talenti de' quali erano adorni gl'individui che le componevano, il popolo ebreo frattanto ritrovasi tutta via deluso dalle sue speranze, che credeva radicalmente fondate, quali erano quelle di vedersi aprire sotto il passo un nuovo sentiere di felicità inesauribile da cui contava che scaturire dovessero, come da sorgente perenne i lumi, la ragione, e lo sviluppo de' talenti di cui avea esso tanto urgente bisogno, ed in loro vece pur troppo, le tenebre, il fanatismo, e l'illusione, esso mira cospirare d'accordo la sua perdita fatale, e dare l'ultimo crollo alla sua rovinosa caduta; e come altrimenti avvenire ne potrebbe? La sola risorsa che gli era in tante guise felicemente preparata gli venne in tratto a mancare nel suo nascere, ed ora esso male a proposito attribuisce all'influenza di un avverso destino quello che direttamente dall'opera umana ripetere solo esso dovrebbe (135).
Per quanto l'esperienza chiaramente ci dimostra due si riconoscono essere unicamente le vere Cause che hanno renduto fino ad ora l'individuo Israelita l'oggetto della perfidia, e del vilipendio universale di tutti gli altri popoli della terra: il franco Italo genio che indefesso veglia continuamente alla difesa dell'innocenza oppressa, troppo bene lo conobbe, ed il suo Augusto salutare Decreto (30. mag. 1806.) non prefiggevasi per iscopo che annientarle dalle fondamenta, e quindi opporre man forte al progresso fatale de' malefici affetti che risultare ne potevano: gli accennati dodici Articoli fatti dal medesimo presentare alla soluzione delle menzionate assemblee, implicitamente le racchiudono entrambe: la prima è quella intima persuasione irragionevole in cui erano quasi tutti gli uomini, che la Religione degli ebrei racchiudesse in ella stessa de' principj Contraddittorj a' doveri verso lo Stato, che loro vietasse di rispettare la buona fede, che facesse eglino un dovere di odiare coloro che non sono della loro Credenza, e che permettesse loro finalmente la frode, e la lezione della Morale, cioè, de' Rapporti sociali (136).
Or per distruggere queste maligne, quanto assurde imputazioni, era duopo con un nuovo Codice dimostrare a tali insensati detrattori d'Israel che la Religione consolante di questo Popolo fondata unicamente sulla Legge di Mosè non contiene certamente que' principj mostruosi, e antisociali che testè riportati abbiamo (137); che i suoi Comandamenti non sono già in Contraddizione con quelli che prescrivono la natura, l'umanità, e la giustizia, ch'essi non urtano la buona fede, non ordinano la frode, e la Legge mosaica, lungi dall'attirarvi i propri figli è anche specialmente avversa al traffico, quella di tutte le professioni che può il più agevolmente condurvici.
La seconda di queste cause fatali che a fondo potrebbe dirsi ragionevolmente la derivazione immediata della prima, è il vano ridicolo pretesto della deficenza di lumi, e di coltura che si vuole generalmente attribuire all'ebreo Italiano in particolare, arguendo male a proposito che una simile mancanza possa molto contribuire ad accrescere enormemente la superstizione di cui questo popolo resta imputato, a paralizzare il suo spirito, e quindi ad allontanarlo dalla Società, ed a renderlo in conseguenza come un essere isolato nel Consorzio degli altri suoi simili.
E chi non vede che per convincere d'infamia gli stravaganti promotori di sì fatte paradossali opinioni era necessario essenzialmente con una Riforma generale de' Costumi del popolo Ebreo, di provare loro cogli stessi fondati principj, che si fecero servire di base alla Riforma del Culto di questa Nazione, che l'{{individuo}} Israelita può essere suscettibile di qualunque siasi lume, o coltura, laddove non venghino tolte ad esso i mezzi pronti ed efficaci onde pervenirvi con successo (138).