Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Part 13

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Uno spettacolo si commovente non potea a meno di penetrare il sensibile cuore magnanimo di un Monarca fatto per essere il vero modello esemplare de' Regnanti, il Baluardo inespugnabile de' giusti, ed il padre clemente de' fedeli suoi popoli: fra le più alte importanti sue Cure una fu quella di vendicare la natura stoltamente oltraggiata dall'umana superstizione, umiliare i superbi, sollevare gli oppressi, proteggere l'innocente contro gli assalti proditorj della calunnia, e fare, in ultimo conoscere al mondo che gl'Israeliti erano uomini, e quindi suscettibili di tutte le prerogative essenziali ammesse a questa specie; l'opinarlo, il volerlo, e l'eseguirlo non fu che l'opera di un solo rapido istante. Attonito restando della rara generosa costanza colla quale seppero essi mantenere, e difendere (colle uniche troppo deboli armi d'una macchinale rassegnazione) e coltivare assiduamente collo zelo il più intenso, la edificante Religione de' loro padri per si lunga continuazione di secoli (110); sdegnato dalle tante orride sciagure che in ricompensa di tale ammirabile fermezza facevasi loro tenacemente soffrire ovunque, dalla prima infanzia del Cristianesimo, fino a' tempi odierni (111), risoluto concepisce il vastissimo disegno di eseguire ciò che i più potenti Sovrani della terra hanno per reiterate volte inutilmente intrapreso nelle epoche decorse; ma però fra tutti quelli non contavasi già un _Napoleone_ Primo alla di cui augusta presenza non avvi alcuno che resista, e qualunque anche più spinosa difficoltà resta molto facilmente appianata, cede senza ritegno al suo supremo volere. I Federighi Secondi, i Giuseppe Secondi, le Caterine di Russia, i Leopoldi ed alcuni altri avanti questi ne concepirono l'idea, lo tentarono sovente senza successo; questo eccelso prodigioso assunto era unicamente riserbato al grande, all'invitto Rigeneratore d'Israel.

Or fremino pure a voglia loro cogli _Eisenmerger_, co' _Bielefeld_, co' _Michaelis_, co' _Poujol_, e co' _Bonald_ tutti que' meschini declamatori, che osarono inferocire per tante volte contro la causa la più esimia che la filosofia, e la natura insieme abbiano in alcun tempo sostenute; esse ne sono già bastantemente vendicate, e trionfante quella in ultimo rimase de' suoi caparbi, e snaturati persecutori, i quali più non rammenta oggi la Nazione d'Israel che con disprezzo, mercè l'augusto Impero della Ragione affidato dall'Eterno autore della natura al provvido Consiglio del //franco\\ franco Italo Regnante per conforto di questo popolo vessato già da tanti secoli in mille spietate guise differenti, che ripugnano l'indole medesima dell'essere umano.

Possa bentosto compirsi, o sovrano magnanimo, l'opera eccelsa che sì gloriosamente cominciare vi piacque. Riconosca da essa la derelitta famiglia di Sion il benefico vostro zelo augusto, come l'unica, e la più solida base di sua perenne felicita! Verrà ben presto il giorno, e di esso comparire già si vide il crepuscolo ridente in cui a vilipendio eterno de' reprobi nemici dell'umanità, che futilmente distruggere tentarono opera si portentosa e sì sublime, essa formerà l'oggetto dell'ammirazione universale di tutto il mondo, e la gloria indelebile dell'Eroe autore risuonerà dall'uno altro Emisfero.

E tu venturato Israel, lena riprendi ti riconforta! Il tempo divoratore di quanto esiste sulla terra ha ormai seppellita in perpetua obblivione l'esecrabile reminiscenza de tuoi perversi ed insensibili oppressori, e se alcuno per fatale combinazione tuttavia mirasi esistere fra noi sfuggito forse all'indefessa vigilanza del tuo Augusto Liberatore, esso non tarderà guari a soccombere sotto la spada ultrice delle sane, quanto eque, ed ammirabili sue Leggi, e sobire così la ria sorte medesima che debbono provare gl'insensati ribelli della natura, ed esso intanto unito a' satelliti suoi atterrito, e fugare corre tosto a seppellirsi coperto d'ignominia taciturno, e confuso nel vortice immenso delle sue criminose passioni da cui lo trassero un giorno i suoi deliri per flagello de' suoi simili, e così di nuocerti la minima possanza più non gli resta. Profitta dunque (nè un solo momento esitare tu dei) della disfatta estrema di esso; infausto può a te riuscire ogni ritardo; sfuggire non lasciare que' fortunati istanti ne' quali è a te accordato di respirare tranquillo il delizioso ambiente di una memorabile rigenerazione salutare, che dal Dio superno protettore degli avi tuoi ti è oggi amorevolmente destinata.

E voi finalmente, o uomini, che con giusti attributi acquistate l'assoluto diritto di comando sopra gli esseri umani vostri simili da' quali siete meritamente riguardati sovrani della Terra! Rammentatevi che tali voi non siete, se non se ad oggetto di rendere felici que' popoli che la sorte fortuita delle armi ha renduti subordinati al vostro alto potere (112); studiatevi pertanto unanime d'imitare il più Benefico de' sovrani, l'Eroe Napoleone, sopprimendo da' vostri stati perpetuamente ad esempio di questo illuminato Monarca di tutte quelle odiose distinzioni che formano l'obbrobrio eterno di colui che vi acquiesce, o le autorizza, e denigrano turpemente l'esimia specie dell'uomo; il vero proprio interesse è impegnato non meno urgentemente di ciò che lo sia la solida felicità de' vostri subalterni, affinchè gli esseri umani sieno tutti riguardati in egual grado, in condizioni eguali, siccome tutti scaturiti da una stessa identica origine, onde tutti gli enti dotati di ragione sieno indifferentemente animati a veri comuni vantaggi della patria, ed alle utili produzioni; e così le scienze vi faranno altrettante nuove conquiste, quanto saranno per elleno medesime abbondanti le ricompense liberali che voi profonderete al felice progresso delle arti, e delle Scienze; fate che nulla vi sia d'impenetrabile allo Spirito di chiunque individuo umano, nè al prode valore de' vostri subalterni; e che, in ultimo, fra i luminosi trofei che decorreranno le vostre giuste imprese, la superstizione, e l'ignoranza sieno i primi de' funesti perturbatori della pubblica tranquillità delle nazioni che avrete col massimo impegno soggiogati, depressi, e combattuti

(109) Da tutte queste calamitose peripezie (da noi già per tante volte descritte nel corso di quest'opera e partitamente rimarcate quanto era duopo nella nostra Introduzione Preliminare) gli ebrei traggono dalla loro parte un soggetto di gloria, di trionfo, e di esultazione, e sostengono sempre colla più insistente asseveranza, che la loro Nazione è il cuore dell'universo, volendo forse inferire con ciò essere la prima, per che la più antica di tutte quante adorarono sulla terra il Dio di Verità: _Israelitæ inter populos sunt instar Cordis ad reliqua membra_ (ved. _Buxtorf._ in Lib. _Cuzarj_).

Essi appoggiano questa ferma persuasione sopra ciò che è loro assicurato dal Profeta _Amos_, ed anche da vari altri che Dio non conosce ch'essi fra tutti i popoli della terra, e che a cagione appunto di simile preferenza egli non cessa di reprimere i difetti de' medesimi e di emendare i loro travviamenti col mezzo delle tante sofferenze delle quali sono essi da sì lungo tempo le vittime. E in tanto alimentati da simile illusorio conforto un secolo vedea succedere l'altro, e la desolazione d'Israel succedevasi con esso parimenti ognor più crudele, e sempre più disperata.

(110) A fronte delle innumerabili tormentose oppressioni sotto le quali ha in ogni tempo gemuto, come lo abbiamo per tante volte dimostrato, la sventurata stirpe d'Israel, per altro, rimanere si vide sempre fedele alla Religione de' suoi vetusti Patriarchi fondatori; ad onta parimenti de' supplizj, de' roghi, delle confische, e delle _apostoliche_ torture che ne fecero per tante volte nel mondo uno strazio crudele, ciò nulla ostante quel popolo offre anche attualmente lo spettacolo commovente, e incomprensibile alla mente dell'uomo di una immobile colonna superstite all'impetuoso torrente de' secoli; e se la primitiva origine di questa Nazione (siccome lo rimarca sensatamente un oratore insigne dell'Assemblea degl'Israeliti convocata in Parigi l'anno 1806) risale all'antichissima culla del genere umano, sembra che le sue reliquie debbano conservarsi fino al giorno dell'estrema sua Consumazione.

(111) Per molto che abbiano ponderatamente dissertato le penne anche le più classiche, e le più scienziate, ad oggetto di pervenire a conoscere la vera positiva sorgente d'un odio talmente inveterato, e sì antico, quale è quello che tutte le nazioni del mondo, senza eccettuarne forse alcuna, hanno sempre nutrito concordemente contro gli ebrei, niuno ha mai saputo dare fino ad ora delle ragioni verosimili almeno se non certe.

Io, per altro, senza risalire col pensiero fino ai tempi da noi troppo lontani, m'indurrei di proposito ad opinare che questo miserabile astio universale, che per quanto apparisce dalla scrittura medesima può datare dal primitivo stabilimento del Giudaismo, non debba in origine conoscere che due sole genuine cagioni; la prima si è quel disprezzo fermo, e deciso, che l'individuo Israelita ha ognora, e per tutto manifestato, per gl'idoli, o pagodi, gli Dei, e semidei conosciuti e adorati da tutti gli altri popoli del mondo antico: la seconda poi si è quella ridicola primazia (di cui parlammo nella nostra Introduzione) che la Comunione d'Israel pretese fare in ogni tempo valere preferibilmente a qualunque altra nazione dell'universo, ciò che sempre la rese isolata da tutte queste, e alimentò una perpetua vicendevole antipatia fra di esse.

(112) Se nella quantità considerabile de' Regnanti, che la Storia di ogni secolo del mondo ci addita avere di tanto in tanto dominato sopra la terra, se ne annovera di quelli che n'erano pur troppo affatto indegni, essa per compenso ce ne mostra così pure degli altri, nell'animo de' quali era una volta riuscito alla Ragione di fissare la sua fede, alla giustizia il suo tempio, alla clemenza il suo sostegno, e dove la filosofia era gionta a penetrare i suoi raggi benefici per illuminarli, e fare ad essi conoscere in ogni senso i veri loro interessi. Mercè l'opportuno soccorso di tali provvidi lumi, essi pervennero a comprendere chiaramente, che un Re non saprebbe essere ingiusto co' popoli ad esso lui subordinati, senza essere nel tempo medesimo il tiranno contro se stesso per che tutti i mali dello stato si rendono ad esso necessariamente personali.

Esempio ammirabile! Sublime Lezione! Per che mai non v'introducete voi entro il cuore indurito di que' deboli sovrani che ripongono il proprio fasto nella miseria de' rispettivi loro popoli, che non si arrendono giammai ad altra voce che all'orribile trillo delle tumultuose passioni dalle quali sono essi furiosamente predominati, per farne eglino capire intimamente che se giusti non sono, saggi, benefici, e tolleranti, meno ricchi saranno, meno felici, meno potenti? Poichè il Regnante non è grande, se non se della grandezza de' propri sudditi, non è opulente che nelle loro dovizie, non è forte che per l'unione de' medesimi; ed ogni suo interesse è indissolubilmente vincolato a quello di essi, ne viene per conseguenza che tutte le di lui mire debbono aggirarsi unicamente a rendere felici quelle popolazioni che sono a quelli sottomesse: _Le sort des armes_ (dice, per quanto Elvezio ci rapporta, un filosofo indiano a _Tamerlan_ Imperatore de' Tartari) _nous sommet à toi; es'-tu marchand? vend nous es'-tu bucher? Tue nous; es'-tu monarque? Rend nous heureux._ E quale sovrano potrebbe a lui d'intorno sentire, senza ribrezzo, un simile rimprovero?

Per me diceva _Seneca_ il filosofo, se è permesso a' mortali di giudicare degli arcani divini, io credo fermamente che i Principi non si possano per altri mezzi procurare una felicità inalterabile che per quello di creare de' felici: _Quin ego si fas piumque mortalibus æstimare celestia nullam majorem crediderim esse Principum felicitatem, quam fecisse felicem._ _De Benef._

Tale è per se stesso realmente il vero, e l'unico sentiere che può condurre con sicurezza un sovrano della terra all'immortalità più luminosa, e di tutti i suoi tesori, e di ogni suo fausto, questo è il solo certamente che possa consolidate la sua gloria, e perpetuare la sua riputazione al grado più elevato a cui possa l'uomo inalzarsi sopra la terra.

Cap. XIV.

Un'assemblea de' più ragguardevoli fautori della credenza di Mosè dall'Augusta deliberazione di sì Magnanimo Sovrano, viene per tal effetto convocata nella Metropoli della Francia, ed in faccia dell'universo, la Rigenerazione d'Israel è solennemente proclamata.

Nel modo stesso che una venefica preparazione si è per tante volte veduto servire d'antidoto efficace contro gli effetti letali di un rodente veleno, così appunto nel caso nostro un disordine orribile produsse il sommo, e il più salutare di tutti que' beni che l'uomo possa in verun tempo conseguire nella sua vita.

In mezzo di tutti que' distinti memorabili vantaggi de' quali godevano pacifici gli ebrei abitatori della Francia, e dell'Italia dopo il fausto avvenimento a entrambi questi due troni dell'Imperatore Napoleone, pare, nulla di meno, la loro sorte era tutta via mal sicura, e fluttuante. Questo inclito Monarca il quale avea già riempiuto l'universo dello dello strepito squillante delle di lui gloriose gesta, e dell'alta imperibile sua fama, profuse non avea esso ancora le splendide testimonianze delle paterne sue Beneficenze sopra uno de' popoli i più sventurati de' suoi felicissimi dominj; ma de' più esatti, e fedeli osservatori delle ammirabili sue Leggi, e mentre che disponevasi forse a pronunziarle, una folla di reclami accorrono a denunziare a piè del Trono varie ingiustizie, ed estorsioni commesse a danno di certi modici proprietarj da alcuni ebrei abitatori de' Dipartimenti settentrionali dell'Impero francese. Sotto qualunque altro debole, o male prevenuto sovrano si sarebbe veduto, senza dubbio, proporre contro i denunziati fraudolenti de' mezzi perentorj di austerità, e di compressione affine di vendicare que' torti de' quali erano ad essi da mille parti imputati; ma l'Eroe clemente a cui benigna sorte volle renderci soggetti, ben lungi dal colpirli con quegli atti di rigore, che già tante volte gettarono la Nazione d'Israel nell'abisso d'ogni terribile flagello (113), esso fece servire quel disordine come di base inconcussa per il felice successo di quelle benefiche misure che serviranno ad insinuare a questo Popolo le abitudini, e i Costumi adeguati a fare de' Cittadini, ad ogni esperimento utili, saggi, e illuminati. Ecco in quale maniera quello stesso crogiuolo che gli avversarj d'Israel aveano già sollecitamente preparato, ad oggetto di raffinarvi le nuove sofferenze, ed i tormenti di una frazione di questo popolo, e forse ancora di tutto per consenso, diventa la fonderia opima, e inesauribile di ogni sua più intensa felicità// (114)\\; è dunque così che il salutare imperiale Decreto (30. Maggio 1806.) il quale sarà ne' fasti del Judaismo il monumento il più luminoso che possa mai {{quello}} trasmettere alla posterità, degno di eccitare l'emulazione, e lo stupore degli altri popoli, fece in un istante convertire lo sdegno in protezione, il rigore in provvidenza, nel modo appunto che una furibonda tempesta porta regolarmente seco un cielo ridente, e sereno, e che un turbine di guerra, è sovente il precursore di una pace solida, e tranquilla; e la triste umiliazione a cui ridotto l'uno, e l'altro senza scampo l'avrebbe trasformata si vide in decoro, civilizzazione, tripudio.

Lo scopo primo, ed essenziale dunque di si fatto eccelso Decreto si rivolge propriamente a conferire alla nazione de' credenti mosaiti quelle prerogative sociali, che la stupida criminosa ignoranza de' secoli decorsi avea ad essa in ogni tempo ferocemente rifiutate, e rimetterla ne' suoi diritti assoluti alla stima universale di tutto il genere umano di cui essa fa parte, e dirigendola sull'ameno sentiere che può guidarla senza pericolo all'intero possesso di una felicità deliziosa, e permanente, renderla veramente degna dell'augusto protettore che la sostiene, e della sventurata patria che le è da esso amorevolmente accordata. Quindi è per ultimo, che un genio abituato a concepire colla più saggia belicosa fermezza, quanto v'ha di utile, di arduo e di sublime ad un tempo nell'ordine delle cose terrene; avvezzo a tutto vedere cedere alla perspicacia incomparabile della di lui esimia intelligenza dovea certamente ritrovare un assunto molto agevole quello di rovesciare in un rapido movimento l'edifizio mostruoso che gli umani smarrimenti avevano costruito in tanti secoli, e sotto le sue esecrabili rovine seppellendo una volta per sempre tutte quelle traccie abominevoli d'infamia e di abbjezione, che da tempo immemorabile sembrano perpetuate sopra la terra per cospirare lo sterminio totale degl'infelici reliquati di Gerosolima, la vetusta cospicuità di questo popolo risorgere si mira più fastosa, e più durabile di quella dove sia il medesimo asceso in verun epoca giammai, nè sotto alcun dominio a cui fu egli soggetto in tante parti di mondo conosciuto dopo la di lui estrema dispersione (114).

Per altro, tutte queste benefiche disposizioni, sebbene rivolte ad un fine oltremodo edificante, pure aveano esse duopo frattanto di una certa imponente apparenza di religiosa formalità che loro mancava fino a questo momento, e senza la quale difficilmente avrebbero quelle ricusato il loro salutare opportuno intento (115).

Una si fatta necessaria precauzione sfuggire non potea certamente in modo alcuno alla sottile penetrazione dell'Eroe Benefattore; egli la sentì, la vide, ne conobbe l'intimo valore, e prendere la volle risolutamente //l...rebbe\\, onde ovviare a quest'ammirabile impresa qualunque ostile contrasto, che avesse potuto arrestarne gli avventurosi progressi, interromperne il corso, e allontanarlo; e poichè il popolo non si pascola che di apparati esterni, come da noi fu dimostrato altrove, esso volle quì ancora secondarlo, ordinarlo collo stesso Imperiale Decreto, che una grande Assemblea composta d'individui professanti la credenza di Mosè, e forniti di probità, di talenti, e di coltura sarebbe immediatamente convocata nella metropoli dell'Impero francese, e dietro le ricerche politico religiose (delle quali sarà da noi ragionato sufficientemente) che le fossero state fatte dal Magistrato Supremo, che avea fatto convocarla espressamente, essa proclamerebbe in faccia dell'universo la Rigenerazione formale dell'intera popolazione d'Israel; e così appunto accadere si vide; ma i Capitoli seguenti ci faranno con evidenza più sensibile conoscere ciò che fu dall'Assemblea medesima operato in questo importantissimo assunto, non meno di quel tanto di più che da essa operare si potea in suo speciale solido giovamento.

(113) Non mancano pur troppo, esempi nell'Istoria da farci inorridire di questa fatale verità, e quanto fu da noi esposto, a varie riprese, fino ad ora affine di viemaggiormente comprovarla (ved. il cap. IX. colle annot. che vi sono comprese) non è che un debole saggio di quel tanto che adurre si potrebbe, onde rendere più evidente che oltre le innumerabili calamità di ogni genere, di cui si fecero gli ebrei sempre le vittime in ogni angolo di mondo, e sotto qualunque siasi regime della terra, spignevasi la perfidia contro di essi fino a dichiarare nulli i loro Contratti, e ad assolvere i loro debitori dal pagamento delle somme che avevano ricevute, e ciò sotto mendicato infame pretesto di frode, o di estorsione, e questi miseri creditori senza difesa potevano anche reputarsi felici se dessi non erano espulsi dal paese, o puniti in altra guisa del male che ricevevano. E così che nell'Anno 1347. i Burgravi di Norimberga e nell'Anno 1360. due gentilomini di Boemia furono dichiarati dall'Imperatore Carlo IV. assolti di tutto ciò ch'essi dovevano agli ebrei, capitale, ed interessi. L'Imperatore Venceslao fece ancora di più: l'Anno 1390. con un editto pubblicato in ogni parte dell'Impero, tutti i Principi, Baroni, Signori, Cavalieri, Cittadini, ed altri sudditi dimoranti nel territorio de' franchi furono liberati, e assolti onninamente da qualunque siasi debito contratto con individuo Israelita, capitale, ed interessi.

(ved. _Haerbelins teutche Reich Histoire. VIII. p. IV. pag. 5 & 6._)

//(114)\\

(114) Cosa sono essi mai tutti que' vantaggi che osservammo avere conseguiti l'ebreo sotto alcuni Principi saggi, e benemeriti dell'umanità posti al confronto delle calamità incalcolabili alle quali soccomberono sì di frequente sotto il regime sanguinario di tanti altri governanti snaturati, e crudeli? E a che mai si riducono, d'altronde, tutti que' favori de' quali si mirano colmati qualche volta gli individui di questa nazione, livellati al cratere opposto di quelli che la provvida mano del loro augusto liberatore compartisce ad essi profusamente in questo istante? Quelli avevano per disegno un bene precario, ed istantaneo, e che non limitavasi che ad una discreta esigua popolazione; questi hanno per base fondamentale la prodigiosa Rigenerazione universale dell'intero Corpo esercente nel mondo la credenza di Mosè.

(115) Noi abbiamo avuto luogo di dimostrare fin quì molto sovente tale essere appunto la meschina deficienza umana, ch'essa non cede che all'apparenza, non si pascola che di quella, nè si arrende che alle sole sue malefiche ripulsioni; gli oggetti i più triviali, se non ancora forse i più spregevoli divengono sacri alla rinfusa per la moltitudine abbrutita (la quale non giugne in alcun tempo a oltrepassarne la superficie) quando sono corredati da quel falso brillante follemente caratterizzato da essa collo specioso attributo di _religiosa decorazione_; e quelli al contrario che portano daddovero seco loro {{ma senza dimostrarsi}} l'impronta indelebile del sano, e del divino, sono dal torpido volgo riguardati generalmente come antireligionarj, come profani, per che trova esso mancare loro quell'orpello ammaliante, che attrae la di lui adorazione macchinale senza riflessione, e senza esame che offusca la sua mente, e lo confonde.

Cap. XV.

Divisione di quest'Assemblea in Concilio Politico, o Civile, ed in sinodo, o _Gran sanhedrim_. Origine, e progresso di questo Tribunale presso gli antichi ebrei; quali fossero l'Autorità, la giurisdizione, e i requisiti del //Grand\\ Sanhedrim.

L'Alta missione affidata dal magnanimo sovrano delle Gallie, e dell'Italia a questo ragguardevole Consesso, tutto che in superior grado ammirabile per se stessa, nulla di meno acquistata non avrebbe giammai si facilmente presso la totalità dell'Israelismo quella formalità imponente, e religiosa che il bisogno urgente per se stesso esigeva, se fosse stata esaurita solo da quello. Le soluzioni applicate agli articoli indirizzati dalla Cesarea Maestà Reale all'assemblea degl'Israeliti (e di che sarà da noi ragionato quanto è duopo nel progresso di quest'opera) dovevano essere convertite in altrettante decisioni dottrinali, affine di fare elleno prendere il carattere autorevole che era necessario per condurle al proposto disegno salutare, e farne quindi produrre risultati vantaggiosi che l'augusto Protettore si prefiggeva: ciò che non avrebbe potuto per alcun mezzo effettuarsi dalla sola prima assemblea nel modo che allora era la medesima Costituita.