Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti
Part 27
Ed ora ci si dice che non devesi prestar fede alle narrazioni di quelle atrocità. Io domando se nei giornali del continente si stampassero lunghe e particolareggiate narrazioni di omicidii, di rapine e di altre atrocità commesse nelle parti le più frequentate di Londra, se si asserisse che il Lord Maire vi ha assistito, che la polizia è rimasta inoperosa, che le guardie della Torre hanno fatto causa comune colla folla, voi o Mylord [il Lord Mayor di Londra, che presiedeva all'adunanza], ringraziereste, credo, chiunque vi fornisse occasione di smentire simili racconti. Ebbene io dico che noi, con quanto facciamo, rendiamo un gran servigio alle Autorità ed al Ministero russo, e credo che ciò sarà una consolazione pel gran principe che regna su quel vasto impero (_applausi_). Ma supponiamo un istante che queste cose siano vere — ed io non appoggio la mia ipotesi della credibilità di quei fatti su quanto ne stamparono il _Times_ o la _Pall Mall Gazette_ che se ne è resa garante. — Io ne ho delle prove in mano (_applausi_). Donde le traggo? Da un documento ufficiale del Ministro dell'Interno, il generale Ignatieff. Nella mozione che io vi ho presentato si parla delle leggi della Russia rispetto ai sudditi Ebrei. Io non pretendo esser giurista nel diritto inglese ed ancor meno nel diritto russo; io non pretendo decidere ciò che siano su questo punto le leggi della Russia, e non saprei che dire su questa mozione, se non avessi in mano un rescritto di una grande importanza. Spero che non lo si dirà falso. Queste orribili atrocità durarono i mesi di maggio, giugno e luglio. In agosto comparve questo documento. Comincia coll'affliggersi e col desolarsi, ma di che? Delle atrocità forse che furono commesse contro gli Ebrei, sudditi dello Czar? Oh no! ma bensì _della triste condizione dei Cristiani nelle provincie meridionali_. Poi dice che la principale causa di questi _movimenti e tumulti_, come li chiama, ai quali _la nazione russa era sino ad ora rimasta straniera_, è una causa commerciale; continua dicendo che la condotta degli Ebrei provocò delle proteste da parte del popolo il quale _manifestò la sua indignazione_; ed in che modo? lo si crederebbe? colla violenza ed il saccheggio. Infine il Ministro dell'Interno ci dice che _il paese è esposto a dei segreti intrighi, che sono, come è noto, la vera causa dell'agitazione_. Se la forma di questo documento è calma, la rettorica e le insinuazioni vi sono incendiarie, ed io duro fatica a comprendere come il popolo Russo, avuto questo rescritto nelle mani, non siasi trovato incoraggiato a continuare nelle sue violenze (_applausi_). Il documento continua e dice: “_Abbiamo nominato una Commissione per eseguire un'inchiesta..._” su che? Prima di tutto “_sui mestieri esercitati dagli Ebrei che arrecano nocumento agli abitanti delle rispettive località;_” in secondo luogo — prego l'Assemblea di volerlo ben notare — “_sulle cause che impediscono l'applicazione delle leggi esistenti, che restringono i diritti degli Ebrei di comperare e condurre terre, di darsi al commercio dei liquori ed all'usura;_” in terzo luogo “_sulle modificazioni da introdursi in queste leggi perchè gli Ebrei non possano più eluderle, e sull'esame delle nuove leggi che sarebbero necessarie per metter fine alla loro perniciosa condotta._” Finalmente oltre le risposte a tali questioni dovevansi riunire notizie: 1º sull'usura esercitata dagli Ebrei nei loro affari coi Cristiani, nelle città, borghi e villaggi; 2º sul numero delle osterie; 3º sul numero delle persone attualmente al servizio degli Ebrei; 4º sull'estensione dei loro terreni ed infine sul numero degli agricoltori ebrei. Ecco dunque le leggi russe concernenti gli Ebrei dell'Impero. Io vorrei chiedere qual rimedio sia possibile per una popolazione sottoposta ad un simile regime. Forse nell'accrescimento delle penalità? o nella incapacità di possedere terreni? o nella proibizione di mandare i giovinetti israeliti negli stabilimenti d'istruzione superiore? Tutto ciò venne fatto. Ma io credo che il rimedio sia in questi due provvedimenti: primo, l'applicazione formale della legge cristiana in tutta la sua intierezza. Non è con simili leggi che i Cristiani hanno guadagnato il mondo ed acquistato il regolare potere di amministrare la giustizia fra gli uomini, e non sarà che con leggi diverse che il gran potere imperiale della Russia riunirà la popolazione dell'impero ai suoi sudditi israeliti (_applausi_). L'altro rimedio è la condanna severa e rigorosa di tutti i malfattori, unita alla concessione, del paro ferma, di tutti i diritti che la legge naturale e divina accorda ad ogni uomo. Ciò è necessario per proteggere la vita e le persone, la loro sicurezza ed i loro beni, ciò costituisce la libertà umana, tutto ciò — e nulla di meno — è necessario per prevenire i mali di cui si lagna il Ministro dell'Interno.
Voi avete parlato, o Mylord, con gran fiducia dei risultati che vi attendete da questo _meeting_. Non facciamoci soverchie illusioni. Se ci immaginiamo che esso ponga fine alla questione, sicchè dopo potremo tacere, temo che l'effetto non sarà quale lo desideriamo. Ma non scoraggiamoci neppur troppo. Son d'avviso che in tutta l'Inghilterra, posso dire in tutta la Gran Brettagna, questa Assemblea troverà eco (_applausi_). Manchester e Birmingham hanno già cominciato e dovunque si parla inglese, si saprà ciò che oggi fu qui detto con tanta eloquenza. Io credo che in questo momento un simile _meeting_ sia adunato a New York (_applausi_). Ciò che qui si dice verrà tradotto in tutte le lingue d'Europa, e la voce di quanto abbiam fatto varcherà anche i confini della Russia. Nè si potrà trattenerla, più di quanto si possa trattenere la luce e l'aria in qualsivoglia parte del mondo dove sianvi sentimenti umani, le dichiarazioni fatte qui ed altrove troveranno un'eco che contribuirà a por fine a queste orribili atrocità.
Non ho più che una parola a dire. Ho tentato di trattare questa questione con un modo giusto e calmo. Ho parlato della importanza di una giustizia politica eguale per tutti, arrossirei di terminare senza dire una parola di quanto deve risvegliare fortemente le simpatie cristiane. Vi ha un libro, che è proprietà comune della razza di Israello e di noi Cristiani. Questo libro ci stringe in un vincolo comune, ed in quel libro io leggo che il popolo di Israello è il più antico popolo del mondo. La Russia, l'Austria, l'Inghilterra non datano che da ieri in confronto di questo popolo imperituro che — con una inesauribile vitalità, con tradizioni immutabili, colla sua fede in Dio e nelle leggi di Dio, disperso su tutto il globo, passando a traverso il fuoco senza bruciarsi, trascinato nel fango senza insozzarsi — è ancora qui in mezzo a noi, come un testimonio ed un avvertimento. Noi abbiamo con lui un patto di fraternità. Il nuovo Testamento ha nel vecchio la sua base. Gli Ebrei accettano la metà delle credenze per cui noi daremmo volentieri la vita. Confessiamo adunque che essi sono uniti a noi in una simpatia comune. Io leggo in quel libro queste parole: “Io sono infiammato da un gran corruccio contro le nazioni possenti e ricche, perchè io era un po' irritato contro Israele ed essi aumentarono la sua afflizione.” Ciò vuol dire: “Il mio popolo era disperso; ha sofferto disgrazie inaudite ed inconcepibili, e le nazioni che erano potenti, che erano ricche e che avevano il potere, lo hanno colpito ed hanno aumentato l'afflizione di cui già soffriva.” Io spero non vi sia in tutta Inghilterra una persona che si dica civile e cristiana che possa avere il cuore di accrescere con una sola parola le sofferenze di questo popolo così grande, così antico e così afflitto, ma spero che coi nostri sforzi, colla nostra parola, colla nostra preghiera, faremo quanto è in noi per diminuire, se è possibile, quelle atrocità od almeno per non associarvisi mai. (_Lungo scoppio di applausi_).
(362) L'Eminentissimo Manning figurava coi principali personaggi della Chiesa Anglicana e col fior fiore della Società londinese fra i promotori del _Meeting_.
XXXI.
Il giornale SION e l'opinione di un Archimandrita greco.
Col titolo di _Sion_ si pubblica da circa quattro anni in Atene, in lingua greca, un importante periodico ebdomadario, il quale si occupa particolarmente di Sacra letteratura, di religione e di scienza biblica. Ne è Direttore il rev. Archimandrita D. Latta, cui, ci si assicura, attende un alto posto nell'episcopato greco-scismatico.
Nel numero 29 giugno (v. s.) 1883 questo giornale conteneva un ammirabile articolo ispirato a vero sentimento di religione e di carità, dove dopo aver posto a nudo le inique trame che dettero origine al mostruoso processo di Tisza Eslar, passa a dimostrare, quanto sieno ingiuste le persecuzioni di cui in ogni tempo furono vittime gli Israeliti e specialmente quelle occasionate dal preteso uso del sangue cristiano nella celebrazione del loro rito pasquale.
“Questa, scrive il succitato giornale, è una grossolana menzogna, una mera calunnia. Infatti sono molti secoli che di quando in quando si sparge la voce che gli Ebrei commettono un tale atto, e quindi si sollevano torbidi, si agitano le popolazioni, si consumano massacri ed uccisioni di Ebrei; ma dopo alcun tempo, succeduta la calma, si prova che tutto non fu altro che menzogna, e la tragica rappresentazione termina col solito vocabolo turco _Giaglis_ (errore).”
Ci è impossibile riprodurre l'intiero articolo, che consta di ben cinque compatte colonne, ne daremo quindi soltanto un altro brano:
“La _Sion_ compie un dovere cristiano esortando i Cristiani tanto Greci, quanto Rumeni, Russi ed Ungheresi ed in generale i Cristiani di qualunque nazione, a cessare da queste odiose calunnie contro gli Ebrei. Fu già epoca in cui gli stessi Cristiani trovavansi presso i Romani in una condizione di avvilimento simile a quella in cui si trovano oggi gli Ebrei rimpetto ai Cristiani! Sapete che cosa fecero a quell'epoca gli idolatri per isterminare i Cristiani? Calunniarono questi presso l'imperatore Antonino, di scannare uomini, mangiarne le carni e berne il sangue nelle loro cene. Ed appoggiarono la loro calunnia sulla voce sparsa che i Cristiani raccogliendosi per adorare il loro Dio fanno sacrifizi e mangiano del corpo e del sangue del loro liberatore Gesù Cristo.
“Intorno a quell'ingiusta calunnia che valse ad eccitare l'ira dell'Imperatore contro i Cristiani, e che costò un numero considerevole di Martiri, San Giustino, filosofo e martire, scrisse un'apologia all'Imperatore, nella quale prova l'insussistenza di questi pretesi sagrifizi umani che a carico dei Cristiani furono denunziati. A quest'apologia dell'insigne filosofo cristiano, noi rimandiamo chiunque desiderasse conoscere i particolari della ignominiosa accusa. Ma se gli idolatri agivano in tal guisa contro i Cristiani d'allora, è forse lecito a noi Cristiani, la generazione eletta, il reale sacerdozio, la gente santa a cui fu commesso di predicare la virtù di Colui che ci chiamò dalle tenebre alla sua meravigliosa luce, è forse lecito a noi ordire tratto tratto simili calunnie, e promuovere scene sanguinose, agitazioni sociali a danno di una nazione, la quale sopportò coraggiosamente ogni male per mantenersi fedele alle sacre sue tradizioni? — E andando più avanti diremo: Lice a noi di sollevarci contro una nazione che fu l'origine della nostra redenzione, che per secoli faticò, pregò, sacrificò per far discendere Iddio all'uomo . . . . . ”
In seguito a questo articolo il Rabbino Maggiore di Corfù, un dotto e valente nostro compatriota, il prof. Levi, avendo indirizzato al Rev. Latta alcune parole di gratitudine, ne ebbe in risposta la seguente lettera che riproduciamo, traducendola, da un supplemento del giornale israelitico, _Il Mosè_, che vede la luce in Corfù:
“Reverendissimo signor Gran Rabbino Levi,
“Abbiamo letto con animo grato e con soddisfazione la lettera del 4 luglio che ci indirizzaste da Corfù, ed abbiamo rese grazie a Dio per il progresso, che, mercè il divino aiuto, ha fatto in questi giorni di luce e di civiltà, il vero spirito di religione.
“Vi siamo cordialmente grati per i sentimenti nobili ed amorosi che, obbedendo all'impulso del cuore, avete manifestato verso di noi, perchè abbiamo scritto un articolo contro le calunnie, notoriamente false, ed assolutamente infondate che vengono diffuse nel mondo cristiano contro la nazione israelitica. Noi, reverendissimo signore, scrivendo in quella guisa non facemmo, sappiatelo, che servire da umili sacerdoti la cristiana religione. La storia della umanità chiaramente prova che molteplici superstizioni secolari, errate credenze, false e bugiarde tradizioni, hanno tanto influito sullo spirito dell'umanità da ridurla per molti secoli bassa e cieca serva di principii falsi e dannosi. Ma il nostro Gesù Cristo ha giustamente proclamato primo e fondamentale scopo della sua venuta in terra, esser la liberazione dell'umanità da questa servitù, liberazione che ha conseguita infondendoci la coscienza della verità. E conoscerete la verità e la verità vi francherà. (_S. Giov._, VIII, 32).
“Ogni superstizione, ogni falsa tradizione, ogni fallace credenza è assolutamente nemica della verità cristiana e tende, per conseguenza, a distruggere il grande scopo che il Cristianesimo si propone di raggiungere in questo mondo.
“È perciò, reverendissimo, che noi, che siamo nelle file dei sacerdoti della religione, abbiamo il dovere di lottare con tutte le nostre forze ed a prezzo di qualunque sagrifizio contro la menzogna e di procurare il trionfo della verità. Ora abbiamo sempre affermato colla parola e colla penna e sempre affermeremo, sino a che avremo vita, esser menzogna, infame, vergognosa menzogna, atta soltanto a dissolvere i vincoli della sociale convivenza quella che si diffonde nella Cristianità, e cioè che gli Ebrei uccidano i figli dei Cristiani per raccoglierne il sangue.
“Vi dichiariamo infine, reverendissimo, che è per noi cagione di vivo e costante dolore il vedere come coll'imperdonabile pretesto di apparenti differenze religiose, si tenti di promuovere dissidii fra due nazioni che si resero egualmente benemerite della umanità, l'una l'ebraica, pregando in Gerusalemme per far discendere Iddio nell'uomo, l'altra la greca, filosofando in Atene per rialzare l'uomo sino a Dio.
“Ci è grato per altro di constatare come, in questi ultimi anni, tali ingiustificabili dissidi sieno divenuti rarissimi e tendano quasi a scomparire.
“Non ci è dato intendere come la fondamentale differenza religiosa che ci separa, e che, come è noto, consiste in ciò soltanto che voi Israeliti proclamate non esser ancora venuto il Messia, possa impedire agli uomini delle due nazioni di vivere d'amore e d'accordo fra loro in qualunque paese si trovino. Questa concordia sembra a noi tanto più necessaria che Dio stesso ha detto agli Israeliti: “Voi mi sarete un tesoro riposto d'infra tutti i popoli . . . . . e mi sarete un Reame sacerdotale e una gente santa.” (_Es._, XIX, 5, 6), mentre poi lo stesso Dio comparso nel mondo sotto spoglie umane disse a noi Cristiani: “Ma voi siete la generazione eletta, il real sacerdozio, la gente santa, il popolo d'acquisto” (I. _Pietro_ II. 9).
“Facciam voto infine di tutto cuore, reverendissimo, e speriamo lo facciate voi pure che Ebrei e Cristiani, compreso il vero spirito della loro religione, abbandonino per sempre gli imperdonabili odii e rifuggano, con ogni maggior studio, da dar causa a queste lotte, dissidi o differenze religiose vivendo reciprocamente d'amore e d'accordo, siccome conviene sopratutto oggi a popoli che pretendono far parte del civile consorzio.
“E con questo amorevole sentimento vi abbracciamo, reverendissimo, e confidando che i nostri desiderii si realizzino vi confermiamo i sentimenti della nostra considerazione.
“Atene, 11 luglio 1883.
“L'Archimandrita “DIONISIO LATTA.”
XXXII.
La questione semitica in Russia esposta dal principe Demidoff di San Donato.
Crediamo non inopportuno dar luogo, fra' documenti, alla seguente memoria del principe Demidoff, sulla questione semitica in Russia.
“Il movimento popolare antisemitico verificatosi in questi ultimi tempi, sotto diverse forme e con notevole insistenza, ha di nuovo messo sul tappeto la così detta questione semitica.
“La nomina di un presidente della Commissione incaricata dell'esame di un così grave argomento, fa sperare che la questione sia per avviarsi verso una soluzione regolare, soluzione che dovrà essere tradotta in atto con lo allontanamento di tutte le condizioni anormali in cui si aggira l'esistenza degli Israeliti, sia sotto il punto di vista politico, sia sotto l'aspetto sociale. Il che costituisce appunto il nodo della questione medesima.
“Uno dei caratteri essenziali e distintivi della situazione fatta in Russia alla popolazione israelitica è l'impossibilità in cui si trovano i sudditi appartenenti alla religione ebraica di trasportare liberamente il proprio domicilio al di là dei confini assegnati per la loro dimora. In virtù di questa legge restrittiva, la quasi totalità del contingente israelitico, che ascende a circa tre milioni di abitanti, si concentra nei Governi del Nord e del Sud-Ovest. E la forzata agglomerazione sopra un territorio relativamente ristretto, nonchè la concorrenza per procacciarsi i mezzi di esistenza, derivata da questa agglomerazione medesima, mettono gli abitanti israeliti in critica quanto penosa condizione, obbligandoli in certo modo a transigere sulla scelta dei mezzi che possono assicurare la loro sussistenza.
“Ognuno conosce la miseria, talvolta straziante, che stringe la grandissima maggioranza degli Ebrei russi; ed è appunto da questa miseria che provengono, come conseguenza naturale, quei fenomeni economici mostruosi, che indignano il mondo civile, quali lo sfruttare con ogni mezzo la popolazione indigena, l'usura e molti altri frutti riprovevoli ed odiosi dei costumi israelitici.
“Qualunque provvedimento repressivo riescirà sempre inefficace a sradicare questi mali, i quali non possono essere soppressi che col mezzo di una non interrotta e coordinata sequela di riforme sostanziali nella esistenza degli sfruttatori, non che in quella degli sfruttati. La diffusione della istruzione, l'impianto del credito rurale, la diminuzione delle imposte e dei balzelli di ogni specie, e nello stesso tempo l'abolizione di quelle leggi antiquate, restrittive e convenzionali, che vietano agli Ebrei la libertà di azione per procacciarsi i mezzi di esistenza, ecco dove bisogna cercare il rimedio ai mali deplorati, con fondata speranza di guarigione.
“Il solo fatto di permettere agli Israeliti, di eleggere il loro domicilio dove meglio loro talenta, basterebbe a rendere più regolari i rapporti anormali fra Ebrei e Cristiani, nei Governi del nord e sud-ovest, inquantochè ciò sarebbe come il lasciare libera l'azione a quella fondamentale legge economica, conosciuta sotto il nome di legge della domanda e della offerta. Tanto più che questa specie di domicilio coatto imposto agli Israeliti non vieta che, in tutto il rimanente del territorio russo, l'usuraio indigeno e nazionale, conosciuto sotto il nome di _Kulak_, cioè _pugno_, e che non ha nulla da invidiare all'usuraio ebreo, non compia liberamente le sue alte gesta, quando gli se ne presenta l'occasione.
“I provvedimenti che saranno messi in opera onde garantire il contadino da tutte le forme che riveste l'usura, devono essere di tal genere da condurre seco l'abolizione di questo flagello.
“Ma la questione che esaminiamo ha un altro lato non meno grave e deplorevole.
“Quell'indeterminato sentimento di odio e di disprezzo contro gl'Israeliti che si osserva nel popolo russo, è senza dubbio motivato da quel pregiudizio, tramandato di generazione in generazione, e di secolo in secolo, che si basa sulla differenza della religione, e che al giorno d'oggi, più che mai, ha perduto qualunque ragione di essere.
“E se devesi rimpiangere che nessuno cerchi di sradicare questi pregiudizi, diffondendo nel popolo una razionale spiegazione delle leggende e dei fatti storici, molto più è da deplorarsi che si voglia mantenere questo stato di latente ostilità per mezzo della ineguaglianza civile, che mette gli israeliti in una condizione inferiore a quella di tutti gli altri cittadini dello Stato. Da ogni parte si innalzano mormorii contro lo spirito di corpo e la solidarietà degli Israeliti, contro il loro isolamento dal resto della nazione, contro il loro cocciuto dogmatismo religioso, che li allontana dal consorzio umano, ecc. Ma non è egli anche da chiedersi se possa essere altrimenti, dal momento che si mantengono tutte le condizioni anormali che accompagnano la loro esistenza?
“E questo isolamento degli Ebrei non potrà cessare che se la nostra legislazione si occuperà seriamente di metterli in posizione meno umiliante di fronte a noi, sopprimendo qualunque restrizione ai loro diritti di cittadini; altrimenti non solo l'odio contro gl'Israeliti non verrà sopito, ma dovrà forzatamente scoppiare sempre con crescente violenza.
“L'unificazione reale di tanti e così variati elementi che compongono la popolazione russa, non è possibile se non a patto di vedere istaurato un sistema di grande libertà civile e di assoluta eguaglianza nei diritti e nei doveri di ogni cittadino. È soltanto per mezzo di questi due potenti motivi e livellatori della vita pubblica, che si potranno cancellare le differenze di razza e di religione, differenze che non hanno nessuna significazione per lo Stato; è soltanto con tali fattori che si potrà creare la solidarietà dei pubblici interessi, nonchè l'unione effettiva di tutta una vasta contrada.
“E siccome in questo processo di assimilazione di popoli diversi, la nazionalità che avrà la supremazia sarà sempre quella che si troverà essere la più forte e per il numero e per il grado del suo sviluppo morale, così è da ritenersi per certo che la russificazione effettiva, non quella apparente, di tutti gli abitanti dell'Impero, non potrà aver luogo che quando la Russia saprà atteggiarsi di fronte agl'Israeliti come messaggera di principii nuovi, differenti da quelli che furon loro creati dalla loro esistenza antecedente all'epoca in cui essi furono totalmente allontanati dalla vita pubblica del paese.
“Ecco cosa osserva Macaulay, a proposito della elargizione dei diritti politici e civili agli Israeliti in Inghilterra:
“— Quando la società gode del benessere nella vita, un contratto naturale ed inevitabile fa nascere spontaneo il sentimento del patriottismo nella mente dei cittadini, i quali sanno com'essi devono e il benessere e i piaceri dell'esistenza al luogo che li unisce in un compatto sodalizio. Ma sotto un Governo dispotico e partigiano questa fusione di idee non può avere il significato che avrebbe avuto con un miglior ordine di cose. Gli uomini sono costretti a cercare nel seno del loro partito quella protezione ch'essi avrebbero dovuto trovare nelle leggi del paese loro; questo ha per conseguenza logica e necessaria di far rivolgere verso il partito quei sentimenti che dovrebbero essere dedicati alla patria.”
“Noi, in Russia, abbiamo cura di sequestrare gl'israeliti dal rimanente della popolazione, e poi ci meravigliamo se scorgiamo nei primi una riluttanza spiccata contro ogni tentativo di assimilazione o di unione. La causa della scissura e dell'odio è dunque in noi medesimi, ed è dal nostro seno che bisogna estirparla.
“Se il Governo non vuole riconoscere gli Israeliti quali cittadini proprii ad esercitare tutti i diritti accordati agli altri, e se egli li subisce solamente come un male inevitabile non vi è da aspettarsi, da parte di questi paria, sentimenti diversi da quelli ch'essi nutrono per noi.