Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti
Part 26
“Una ispezione personale, assunta con tutta esattezza da un impiegato medico giudiziario, coll'intervento anche di un altro medico, sul corpo della ragazza asserentesi ferita, non lasciò scoprire nè una ferita, nè una tumefazione, nè una infiammazione delle parti che secondo la sua dichiarazione sarebbero state lese.
“Gli Ebrei arrestati erano forniti di passaporti in piena regola; essi sostennero di non essere stati in Broich, o sulla via, che da Broich conduce a Jülich, ma di avere dormito nella notte dal 5 al 6 corrente in Aldenhoven (in direzione affatto diversa di Jülich) e di essersi di là diretti a Jülich per la strada postale.
“Tutto ciò fu confermato pienamente dalla deposizione delle gente (cristiana) presso cui volevano avere pernottato e di due gendarmi, i quali nella mattina del 6 aveano scortato degli arrestati da Jülich ad Aldenhoven e per via incontrarono i coniugi ebrei, che provenivano nella direzione di Aldenhoven. Un confronto dei diversi tempi dimostra che gli imputati, al momento dell'attentato loro addebitato, si trovavan distanti dal luogo, ove esso sarebbe stato commesso, per lo meno un'ora, ma con somma verosimiglianza, più ore.
“L'uomo, che i ragazzi indicavano essere stato ammazzato dall'Ebreo, fu rinvenuto facilmente. Egli non aveva alcuna lesione e dichiarò di avere incontrato quei due fanciulli sul luogo dell'asserito maltrattamento, ove piangendo si lagnarono con lui di quanto dicevano essere loro accaduto; egli però, al pari delle altre persone indicate dai ragazzi, assicurò di non avere assolutamente veduto in quel luogo alcuna persona sospetta.”
XXI.
Ignazio von Döllinger.
Da un discorso tenuto nella solenne seduta dell'Accademia delle scienze a Monaco, il 25 luglio 1881, dal presidente Ignazio von Döllinger, ed intitolato, _Gli Ebrei in Europa_, togliamo il seguente brano che chiaramente dimostra quale concetto abbia il dotto teologo tedesco sulle accuse che si muovono agli Ebrei:
. . . . . . Abituati ad immaginarsi che ogni Ebreo fosse il nemico nato ed il debitore dei Cristiani, i popoli ritenevano gli Ebrei, in un'epoca in cui si prestava fede volentieri anzi con avidità a cose crudeli e soprannaturali, capaci di qualunque delitto, anche dell'inverosimile ed impossibile. Dopo il 12º secolo corse la fola che gli Ebrei abbisognassero di sangue Cristiano, gli uni dicevano per la loro festa Pasquale, gli altri, come rimedio contro un segreto male ereditario; perciò furono accusati di uccidere ogni anno un ragazzo. Inoltre si diceva ch'essi crocifiggevano ogni anno un Cristiano per oltraggiare il Salvatore.
Se si rinveniva in qualche luogo un cadavere con traccie di violenza, un bambino morto, l'assassino doveva essere stato un Ebreo, e si poneva alla tortura finchè confessava. Seguivano allora crudelissimi supplizi ed in parecchi casi una strage in massa dell'intera popolazione ebrea della città e della campagna. Non c'era neanche idea d'una regolare procedura giudiziaria. I giudici e le Autorità stesse tremavano dinnanzi all'ira del popolo imbestialito; poichè c'era la convinzione che si potessero attendere le più infami azioni da un ebreo. Talvolta era anche un'immagine di Cristo che un ebreo avrebbe trafitta con un coltello o mutilata, ciò che era il segnale d'una strage. Dopo il 1200 si aggiunsero le voci di ostie oltraggiate e miracolosamente sanguinanti. Da Parigi, dove era accaduto il primo caso, la nuova fiaba si diffuse nei paesi vicini, ben presto si volle possedere anche altrove una tale reliquia, e sembrò che gli Ebrei, presi da demonìaco delirio, credessero e non credessero ad un dogma della Chiesa e contemporaneamente desiderassero una morte tormentosa tanto spesso essi cadevano vittime di questi delitti immaginarii.
A Londra gli Ebrei furono uccisi perchè volevano incendiare la grande città.
La gran peste che desolò e spopolò nel 1348 tutta l'Europa fu subito attribuita soltanto agli Ebrei. Il fatto che quel popolo intelligente e che conduceva vita regolare n'era colpito molto meno dei Cristiani, cambiò la supposizione in certezza. Essi avevano avvelenato dappertutto in seguito ad una cospirazione, i pozzi e le sorgenti, e perfino i fiumi. In una città si volle aver rinvenuto realmente del veleno in un pozzo. Posti alla tortura, alcuni Ebrei confessavano il delitto. Scoppiò allora una tale esplosione di fanatismo, di bramosìa di vendetta e di volgare avidità, quale l'Europa non aveva mai veduto prima, nè vide mai dopo. Le vittime in alcune città, si contarono a migliaia. Molti prevennero il furor popolare suicidandosi. Invano il Papa Clemente VI dichiarò in due bolle gli Ebrei innocenti. Coloro che si salvarono con una rapida fuga trovarono un asilo soltanto nella lontana Lituania.
XXII. *
Professore dott. Nöldecke di Strasburgo.
È assolutamente deplorevole che oggi ancora debba esser necessario di respingere sul serio l'accusa che l'ignoranza e la malvagità muovono agli Ebrei di far uso nelle loro solennità di sangue umano e specialmente cristiano. Non soltanto quest'accusa manca di ogni fondamento, ma tale barbarie ripugna a tutti i principii del Giudaismo, sicchè gli Ebrei che avessero commesso un tale misfatto dovrebbero essere assolutamente esclusi dalla Comunità religiosa.
Coloro che credono e divulgano tali fiabe, dovrebbero sapere che siffatte accuse di misteriosi sagrifizi umani, di uso rituale di sangue umano, e di altre simili mostruosità si facevano già in Oriente in tempi antichi ad altre sêtte religiose per ragione di odio confessionale, o per cupidigia di nefando lucro.
Cristiani lanciarono tali accuse verso sêtte cristiane, e dagli scritti sacri dei Mandei (cristiani di San Giovanni) si ricava una orrenda descrizione dei misfatti che i Cristiani in generale commettevano per celebrare la S. Comunione.
Colui che afferma gli Ebrei adoperare sangue cristiano per una solennità rituale si pone al livello degli orientali più abbrutiti dall'odio di religione e dalla superstizione.
Herren Alb (Foresta Nera), 20 agosto 1882.
Dott. Th. NÖLDECKE Prof. ordinario nell'Università _Imperatore Guglielmo_ in Strasburgo.
XXIII. *
Professore Dott. A. Merx di Heidelberg.
Essendosi in questi ultimi mesi ripetutamente parlato in diversi luoghi e segnatamente a Dresda ed a Berlino dell'uso che si farebbe dagli Ebrei del sangue cristiano per festeggiare la Pasqua (Pessach) e tale voce essendo stata diffusa per agitare le plebi ignoranti, venni invitato a dichiarare se un tale delitto, designato col nome di _assassinio rituale_, sia prescritto dalle leggi della religione ebraica. Dichiaro perciò:
1. La legge ebraica proibisce l'assassinio in generale e assolutamente: “Il sangue di colui che spanderà il sangue dell'uomo sarà sparso dall'uomo” (_Gen._, IX, 6) “Non uccidere” (_Es._, XX, 13).
2. La legge ebraica proibisce l'uso del sangue in generale ed assolutamente: “Chiunque ne mangerà (sangue) sia sterminato” (_Lev._, XVII, 14). Questo precetto è la principale ragione del rito con cui gli Ebrei uccidono gli animali allo scopo di sbarazzare completamente la carne dal sangue. Da ciò risulta assolutamente falso che gli Ebrei adoperino sangue per preparare la loro focaccia di Pasqua, in caso contrario il precetto generale dovrebbe essere annullato da un precetto speciale.
3. Nella legge sulla festa di (_Pessach_) Pasqua (_Es._, XII, 13) non si trova tale precetto speciale e non può trovarvisi, giacchè allorquando fu data questa legge non esistevano fanciulli cristiani; ma al contrario non era permesso uccidere, come pretende la vieta calunnia, nè fanciulli, nè adulti di altra religione. Nell'intiera legge non vi è neppure una parola sulla uccisione di uomini.
4. Nella legislazione della Bibbia non è prescritto per la festa di Pasqua l'uso del sangue di fanciulli cristiani. Nessuno potè trovare un solo passo, il quale provi che l'assassinio rituale sia prescritto.
5. In seguito a ciò l'affermazione, sorta del resto dopo il XV secolo, che gli Ebrei adoperino sangue cristiano per la loro festa di Pasqua, risulta non vera, e non può appoggiarsi a nessun testo della legge ebraica. Quello che la ripete senza addurne prove, ciò che del resto gli riescirebbe assai difficile, e quello che in riunioni pubbliche pretende dimostrare che è basata su fatti, deve essere condannato come un miserabile calunniatore, col quale si deve adoperare il Codice penale.
San Remo, 10 ottobre 1882.
D. A. MERX.
Professore di Esegesi del Vecchio Testamento nell'Università di Heidelberg.
XXIV. *
Prof. dott. Carlo Bernardo Stade di Giessen.
Colui che afferma gli Ebrei adoperare sangue cristiano per una solennità rituale, dà saggio di ignorare assolutamente la storia ed il carattere della religione ebraica.
In qualsiasi modo sia per finire il processo di Tisza Eszlar è fin d'ora sicuro che non potrà mai venir invocato nè contro la religione ebraica, nè contro l'indole degli Ebrei, i fatti di cui sono accusati i macellai di quel paese, essendo ripugnanti all'indole degli Ebrei, e detestati dalla religione ebraica.
Giessen, 10 ottobre 1882.
Dott. CARLO BERNARDO STADE, Professore ordinario.
XXV. *
Facoltà teologica dell'Università di Amsterdam.
La facoltà teologica di Amsterdam è riconoscente ai Rabbini che, adunatisi in Buda Pest il 5 luglio di questo anno, (1882), deliberarono di invitarla a dare il suo parere sopra una vecchia accusa che ora viene nuovamente scagliata contro gli Ebrei.
Essa si crede perciò obbligata di far pubblica la sua disapprovazione contro la diffusione di una asserzione altrettanto infondata quanto pericolosa, ed unendosi al giudizio di tutti gli uomini competenti in siffatta materia, si dichiara profondamente convinta, che in nessuno dei libri religiosi degli Ebrei si contenga la prescrizione di adoperare, per iscopi rituali, sangue umano ottenuto da un assassinio.
La Facoltà teologica dell'Università di Amsterdam, P. D. CHANTEPIE DE LA SAUSSAYE, _praes._ J. G. D. MARTINS, _cancelliere_.
XXVI. *
Professore Dott. Carlo Siegfried di Jena.
Chiunque ha voglia di aprire la Bibbia può convincersi che l'accusa che gli Ebrei adoperino sangue cristiano non è che una invenzione di malvagi, accolta soltanto dagli imbecilli, poichè nei cinque libri di Mosè nulla è più severamente vietato agli Ebrei dell'uso del sangue. (_Genesi_, IX, 4. — _Levitico_, VII, 26, 27. — _Deut._, XII, 16, ed altri).
Siffatta accusa, spessissimo ripetuta dall'odio di religione e di razza, non venne in nessunissimo caso provata; anzi coloro che sostennero le polemiche più accanite contro il Giudaismo, o, non appena cominciarono a conoscere gli usi ebraici, lasciarono cadere l'accusa, o, come dice Wagenseil, riconobbero l'impossibilità di sostenerla.
Ogni nuova ripetizione di tale accusa dimostra una imbecillità ed una impertinenza grandissime e costituisce una vergogna pei popoli cristiani che la permettono, una vergogna pei giornali cristiani che ne rimangono spettatori, o mal celano dietro frasi pietose i loro istinti di Caino.
XXVII. *
Professore Francesco Delitzch.
Nella questione di sangue venuta nuovamente a galla in seguito al fatto di Tisza-Eszlar ho dato già due attestati che saranno arrivati in Ungheria da Colonia e da Berlino; però non voglio lasciar senza risposta anche il di lei invito giacchè una triplice corda si rompe meno facilmente.
In quei due pareri ho minuziosamente provato il fatto, che nei due Talmud non soltanto non si trova nessuna prescrizione, che ordini o raccomandi l'uso rituale di sangue umano non ebraico, ma che anche nella legge rituale non si può scoprire assolutamente nessun appoggio per questa insinuazione. _Essa è una pura immaginazione, un'idea senza fondamento, un parto dell'ignoranza, dell'astio e della menzogna._
La _Civiltà Cattolica_ dell'anno 1881, pag. 731 infinocchia ai suoi lettori, che l'uso del sangue sia una tradizione segreta, che non esiste che a voce e precisamente quale segreto ereditario fra i discreti e fidati. _Questo è un nuovo tentativo di salvare la causa ormai perduta dell'accusa_, volendo far credere che quello non si può provare quale _Halaca_ (precetto scritto) sia un _Minhag_ (uso) conosciuto solamente dagli iniziati. _Ma anche questo tentativo è un peccato contro il comandamento: “Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo.”_
In causa della mia relazione colla missione degli _Ebrei ho fatto conoscenza da 50 anni con un certo numero di proseliti, ma posso assicurare dinanzi a Dio, che nessuno sapeva qualche cosa di quell'uso assassino_. — _Tutti dichiararono unanimi una pura invenzione l'incolpazione di sangue._
La pacificazione della Sinagoga colla Chiesa è stata sempre la mèta principale dei miei desiderii. Tanto più antipatico mi riesce ogni tentativo di aumentare l'abisso esistente per mezzo dell'odio di razza antisemitico, ed il vantaggio che gli antisemiti vorrebbero trarre per la loro causa dalla sorte tuttora ignota di Esther Solymossy, il di cui assassino, se essa fu assassinata, sarà non solamente dal punto di vista cristiano, _ma anche dal punto di vista ebraico, un mostro che offende il nome di Dio_.
Se ella vuole pubblicare questa mia testimonianza, sarò lieto se gioverà a domare la furia scatenata dell'odio che si fa arma di una bugia.
Lipsia, 13 ottobre 1882.
Devotissimo suo Professore FRANCESCO DELITZSCH.
XXVIII. *
Lettera di S. E. Ill^ma e Rev^ma Monsignor Giorgio Kopp vescovo cattolico di Fulda al Rabbino provinciale della stessa città Dott. Chaan.
Fulda, 4 novembre, 1882.
Pregiatissimo signor Dottore,
Assecondando il di lei desiderio, non esito a ripeterle in iscritto la dichiarazione che già varie volte le ho fatto, doversi ritenere una maligna bugia la supposizione, che gli Ebrei abbiano mai usato sangue cristiano per iscopi rituali: tale supposizione non si può provare nè con la religione ebraica, nè con la storia, sicchè devesi respingere ogni accusa di questo genere su qualunque base fosse fondata.
Con perfetta stima, ecc.
KOPP. Vescovo di Fulda.
XXIX. *
Ernesto Renan (361).
Parigi, 16 novembre 1882.
Fra tutte le calunnie, generate dall'odio e dal fanatismo, la più assurda è certamente quella per cui si incolpano gli Ebrei di commettere assassinii allo scopo di aver modo di compiere riti sanguinosi. Uno dei tratti più caratteristici della religione ebraica è la proibizione del sangue quale nutrimento dell'uomo. Questa precauzione che era in altri tempi assai adatta ad inspirare il rispetto della vita, venne osservata dal Giudaismo con tutta coscienza, anche quando i tempi e le condizioni della civiltà ne rendevano assai penosa l'osservanza, ed ora si pretende che il pio ebreo, che morrebbe di fame e affronterebbe il martirio piuttosto che inghiottire un pezzetto di carne non del tutto monda di sangue, si nutrisse proprio di sangue in un'agape religiosa! È questa una orribile sciocchezza. Sono convintissimo che non uno dei racconti che parlano di pasti pasquali con sangue ha base reale; se un tal delitto fosse stato commesso, direi che il miserabile che ne fu autore ha violato tutti i precetti dell'Ebraismo; ma io vado più in là e non credo che simile delitto sia mai stato commesso. L'immaginazione umana non è molto fertile nell'inventare calunnie. La fiaba di pasti misteriosi conditi con sangue umano fu sempre artificio tratto in campo per combattere coloro che un cieco pregiudizio voleva rovinare. Questa stessa calunnia fu in altri tempi occasione a deplorabili persecuzioni contro i Cristiani. Eppure è ben certo che la Sacra Cena dei Cristiani non venne mai insozzata da tale misfatto. Altrettanto innocenti sono certamente le pasque ebraiche. Sarebbe degno della cristianità impedire che da questa miserabile bugia, per la quale in altri tempi ebbero tanto a soffrire i Cristiani, si traesse profitto contro altri.
(361) _Neue Freie Presse_, 24 dicembre 1882.
XXX.
Discorso dell'Em. Cardinale E. O. Manning Arcivescovo di Westminster.
Abbiamo detto che gli avversari sistematici degli Ebrei non devono cercarsi nel partito che comunemente si designa col nome di clericale; il seguente discorso pronunciato dall'Em.^mo Cardinale Manning (362), in un _meeting_ tenuto a Londra per protestare contro i maltrattamenti cui son fatti segno gli Ebrei della Russia, è la più eloquente conferma delle parole nostre.
_Mylord, Signore e Signori,_
Ho spesso dovuto proporre mozioni in assemblee simili a questa, ma non ricordo di averne mai proposto alcuna con una convinzione più perfetta della mia ragione, e con un più completo assenso della mia coscienza. Prima di continuare sarà forse miglior consiglio leggervi questa mia mozione. Essa è così concepita:
“Questa Assemblea, pur riconoscendo di non aver nè diritto, nè desiderio di ingerirsi negli affari interni di un altro paese, e pur desiderando che le relazioni le più amichevoli tra l'Inghilterra e la Russia vengan continuate, crede suo debito manifestare l'avviso, che le leggi della Russia che risguardano gli Ebrei, tendono ad avvilirli agli occhi della popolazione cristiana, e ad esporre gli Ebrei russi ai furori di una ignoranza fanatica.”
Io non ho bisogno di dirvi che noi non siamo qui adunati per uno scopo politico. Se vi fosse la menoma traccia di politica, io non sarei qui. È perchè io credo che noi siamo ben al disopra delle passioni e delle lotte politiche, che noi siamo nella serena regione delle simpatie e della giustizia umana che oggi io mi trovo qui. Posso anche dichiarare che nulla è più lontano dalle mie intenzioni — sono convinto che voi siete del mio avviso — che di far cosa che fosse come una infrazione a quelle leggi di pace, d'ordine e di mutuo rispetto che uniscono le nazioni fra di loro o di tentare d'intervenire o d'ingerirsi nella legislazione interna della Russia (_applausi_). Io sono anche costretto a dichiarare che partecipo di tutto cuore ai sentimenti di venerazione espressi dal nobile Conte [di Shaftesbury] verso la Famiglia Imperiale di Russia. Non si può aver osservato quella famiglia durante questi ultimi anni, non si può pensare alla posizione dell'Imperatore attuale senza provare una profonda simpatia che ci impedisce ogni intenzione di usare una sola parola che possa ferire l'animo dello Czar (_applausi_). Io posso adunque dichiarare in modo assoluto che non una delle mie parole — e credo poter parlare in nome di voi tutti — si scosterà intenzionalmente dalla venerazione dovuta ad una persona gravata d'una responsabilità così pesante come quella che è toccata in sorte all'Imperatore di Russia. Di più posso dire, pur non volendo toccare alla questione della legislazione interna della Russia, che esistono leggi più forti di tutta la legislazione russa, leggi che sono egualmente imperative a Londra, a Pietroburgo ed a Mosca, — le leggi della umanità, della natura e di Dio, che sono il fondamento di tutte le altre leggi; e se in una legislazione qualsiasi esse sono poste in non cale, tutte le nazioni dell'Europa cristiana, tutta la comunione degli uomini civili e cristiani, avranno all'istante il diritto di protestare apertamente contro di essa (_applausi_).
Ed ora bisogna che io tocchi un argomento che, lo confesso, mi ha recato molto dolore. Noi abbiamo tutti seguito durante un anno ciò che in Germania si chiama il movimento antisemitico. Io provo, guardandolo, due sentimenti: prima un sentimento d'orrore, perchè tende a rovesciare i fondamenti della vita sociale, poi un sentimento grandissimo di paura, perchè può tendere ad eccitare ancora l'odio che ha già fatto esplosione in Russia e che potrebbe estendersi maggiormente. Ho letto con molto dispiacere un elaboratissimo articolo, pieno, non vi ha dubbio, di osservazioni esatte, scritto in Prussia e pubblicato nel _Nineteenth Century_, in cui si descrivono le animosità sociali, le gelosie e le rivalità che dominano ora in quel paese. Leggendo questo articolo, il mio primo sentimento fu il dolore di vedere che il potere e la forza dell'Antico Testamento, sieno nel Ducato di Brandeburgo così superiori al Nuovo. Io sono afflitto vedendo che una società imbevuta di razionalismo non abbia abbastanza cristiana dottrina, cristiano potere, cristiano carattere e cristiana virtù, per rendere impossibile che il popolo ebreo per quanto sia colto, raffinato, laborioso ed energico, faccia tremare la società cristiana di quel grande Regno. Ho letto, del pari con dolore, le narrazioni sulla condizione degli Ebrei russi e le accuse di cui sono l'oggetto. Se vi accenno prego i miei amici israeliti che mi ascoltano di credere che le respingo con incredulità e disgusto. Leggo che la causa degli avvenimenti in Russia, è che gli Ebrei fanno dei mestieri infami, che sono usurai, immorali, demoralizzatori e non so che altro ancora. Leggendo quelle accuse io mi chiedevo: l'oltraggio è forse un rimedio? Si potranno forse guarire con l'oltraggio, l'assassinio, le abbominazioni di ogni specie? Non imitano essi quelli che dovrebbero insegnar loro una morale più alta? E dato pur fosse vero, locchè non credo, che essi fossero in queste condizioni, non gravitano forse su di loro leggi deplorevoli? Vi ha cosa che maggiormente avvilisca gli uomini che il precludere alla loro energia, alla loro intelligenza, alla loro industria, tutte le carriere onorevoli della vita (_applausi_). Vi ha cosa che maggiormente degradi od irriti l'uomo che il dirgli: “voi non potete andar oltre questo limite — voi non potete accostarvi a più di quindici miglia da questo confine; — voi non potete dimorare in questa città — voi siete costretto a dimorare in questa provincia?” (_applausi_). Non so se vi sia qualcuno che possa credere che tutta la popolazione non sia colpita in fondo all'anima da tali leggi, e se è possibile il renderla peggiore questo è certamente il modo di riescirvi. Si fanno questi rimproveri agli Israeliti russi. Perchè non si fanno anche agli Israeliti tedeschi? Gli autori del movimento antisemitico confessano essi stessi che gli Israeliti in Germania sono superiori ai loro concittadini (_applausi_). Perchè simili accuse non si muovono contro gli Israeliti francesi? (_applausi_). Vi ha una carriera di utilità pubblica, una via di onore civile o militare nella quale gli Israeliti non abbiano camminato a fianco dei loro concittadini? Se queste accuse si fanno agli Israeliti della Russia, chi vorrebbe farle a quelli d'Inghilterra? (_vivi applausi_). Per rettitudine, coltura, generosità, carità, per tutte le grazie e per tutte le virtù insomma che abbelliscono l'umanità, dove si troveranno, io lo domando, esempi più brillanti, più pieni della vera grandezza umana, che in questo ramo della razza ebraica? (_Applausi immensi._ Una voce grida: _Grazie!_).