Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti

Part 23

Chapter 233,653 wordsPublic domain

Ma per procedere alquanto innanzi colla storia intorno a questo fatto, e mostrar più chiaramente la sua falsità, osserviamo che intorno al 13º secolo, l'odio contro gl'Israeliti, in Germania particolarmente, erasi grandemente aumentato, e ciò principalmente a cagione di un certo monaco di nome Rodolfo, il quale, secondo ogni apparenza, tratto da ambiziosa imitazione di quelli che predicavano la crociata contro gl'infedeli in Oriente, instigò il popolo in Colonia, Spira, Magonza e Strasburgo a una simile crociata contro gli Ebrei, immaginandosi di acquistarsi così una fama in Germania come San Bernardo in Francia colle crociate contro i Maomettani; ma appunto il Santo Bernardo, in una lettera diretta ad Enrico Arcivescovo di Magonza, dannò il da colui eccitato eccidio degli Ebrei, lettera che s'incontra fra le sue epistole. Ciò nondimeno si continuarono nelle publiche prediche le veementi accuse; e varii frati si adoperarono valorosamente ad empire non solo le loro prediche, ma anche i loro libri di simili tragiche favole contro questa nazione, favole che facilmente irritavano il volgo insensato. Fra tali favole si è diffusa anche questa dell'uso del sangue cristiano in varie pratiche di religione o superstizione ebraica, e potrebbe ben essere che a ciò avesse dato occasione una sentenza dei dottori ebrei (spiegata da Elia levita nel suo Tisbì) la quale dice che niuno potesse sedere in Tribunale, vale a dire coprire onorevole carica se non avesse _damim_ (la quale parola suona _sangue_ ed anche _denaro_ e qui è da intendersi nel senso di denaro).

L'epoca della favola ci è resa nota e chiara da Papa Gregorio IX, il quale, dopo scrupolose indagini intorno alle accuse che venivano date agli Ebrei, volendo impedire che si versasse il loro sangue, mandò fuori, nel 1235, una bolla pontificia, nella quale dichiara gli Ebrei immuni da questo e da altri delitti di cui venivano incolpati, e si lagna che tali accuse provengano dall'avarizia dei loro autori i quali agognano ai beni degli Ebrei, ed abusano della religione cristiana per palliare il proprio desiderio di arricchire; le quali cose egli ripete ancora in una bolla dell'anno seguente, come pure in un'altra diretta a San Luigi Re di Francia. Egli fu imitato, nell'anno 1247, dal Papa Innocenzo IV, in un'epistola agli Arcivescovi d'Alemagna, in cui esplicitamente rigetta come una falsità che gli Ebrei uccidano fanciulli cristiani e facciano uso del loro sangue.

E così pure gl'imperatori romani, incominciando dal decreto, intorno a ciò promulgato dall'imperatore Federico III, hanno riconosciuto gli ebrei innocenti rapporto a questa accusa; lo che apparisce dal formulario dei privilegi ad essi confermati, come da quelli che sogliono essere accordati dagli imperatori quando vengono eletti, come può vedersi presso Linneo, tomo I, addit. _ad 1, 3, c._ (355).

Con eguali pubblici attestati furono gli Ebrei difesi da quest'accusa da Galeazzo e Bona Sforza Duchi di Milano, da Pietro Mocenigo, Doge di Venezia, e da altri grandi principi i quali facilmente si citerebbero, se ciò non ci portasse troppo in lungo.

Se poi nell'esame storico di questa cosa cerchiamo i giudizi d'uomini celebri intorno a questo fatto, troviamo che Pietro di Blois, nel libro _Contra perfid. Jud._, c. 8, dà chiaramente a divedere com'egli teneva la cosa per dubbiosa. Il dottor Martino Lutero nella parte undecima dell'antico Testamento, fol. 323, ha già da lungo tempo rigettata questa favola, che cioè gli Ebrei abbiano bisogno del sangue di un Cristiano, qual menzogna e follia. Lo stesso fece anche Horembek nei prolegomeni del suo libro _De convertendis Judaeis_, ed il professore, peritissimo nelle cose giudaiche, Wagenseil nel suo _Infundibulo_, _pag._ 99, ed in una apposita confutazione dell'opinione che gli Ebrei abbiano bisogno del sangue di un Cristiano, si è dichiarato contro questa calunnia. La rigettò anche di recente il celebre Basnage nel settimo libro della sua storia degli Ebrei. E ciò prescindendo da quanto hanno scritto a propria difesa contro questa falsa accusa in particolare Abarbanel nel suo _Ezechiello_, 36, 13; l'Ebreo Cardoso nel suo libro in lingua spagnuola “_Los Excell.: decima calunnia de los Hebr._ pagina 412”; Isacco Vira nel _“Vindice sanguinis”_ e gli Ebrei di Metz in uno scritto pubblicato a Parigi nel 1670 col titolo: _Factum servant de réponse au livre intitulé: Abrégé du procès fait aux Juifs de Metz._

Dacchè esiste la religione di Cristo, abbiamo veduto molte migliaia di Ebrei che l'hanno abbracciata, e fra questi neppure uno ha potuto deporre una testimonianza degna di fede in conferma di questa favola. Al contrario, il profondo dotto Cristiano Gerson, passato al Cristianesimo con onore sincero, ha combattuto questa favola, nella prefazione del suo Talmud degli Ebrei. Con lui è d'accordo il noto Pfeffercorn nel _Spec. adhort. Jud._ parte II, dove egli fa una buona distinzione, dicendo che potrebbe ben essere che si sieno trovati degli Ebrei e che oggidì pure se ne trovino, che spinti da collera, odio e vendetta, uccidano segretamente un fanciullo Cristiano, nella stessa guisa che in mezzo a tutte le nazioni non può evitarsi qualche bricconeria; ma sostiene non potersi dare che ciò avvenga per aver essi bisogno del sangue di un Cristiano.

E il di sopra citato signor Wagenseil nella suaccennata confutazione, p. 163, attesta in nome della verità di Dio e del padre di Nostro Signore Gesù Cristo che fra tanti Ebrei battezzati che egli ha praticati, non ne ha trovato uno che confessasse che i suoi connazionali adoperassero in certi casi il sangue d'un Cristiano, per quanto egli intorno a ciò gl'interrogasse tutti accuratamente.

Noi potremmo a tutto ciò aggiungere la testimonianza di Tommaso, che viene ritenuto per un Ebreo convertito al Cristianesimo, il quale interrogato sopra questa cosa da Alfonso Re di Spagna, la negò, adducendo ragioni dedotte dalle leggi giudaiche, le quali non permettono ad un Ebreo simile uso del sangue, come puossi diffusamente riscontrare nel _Scevet Jehudà_, fol. 6, col. 2, ed anche nel _Giudaismo svelato da Eisenmenger_, tom. II, cap. III, pag. 226. Veramente gli annali della Chiesa dopo il tredicesimo secolo abbondano di diversi esempi di tali omicidii commessi dagli Ebrei, e fra questi molti furono raccolti da Genebrando nel quarto libro della sua _Chronor._, e dall'autore del libro intitolato: _Quanto sia difficile a convertire il cuore di un Ebreo._

Ma in ciò tre cose sono da rimarcarsi:

1. Che le circostanze della maggior parte di queste storie sono talmente contraddicenti l'una all'altra, e con tali differenze sono raccontate dai diversi autori, che fra se stesse si distruggono, come nota il celebre Wagenseil.

2. La maggior parte di queste storie rimontano ai tempi dell'ignoranza e della credulità, e si rendono assai sospette mediante gli strani miracoli, dai quali sono accompagnate, ed è quindi da prendersi bene in considerazione quello che osserva Eisenmenger, (del resto dichiarato nemico dei Giudei), il quale dopo aver riportato alcuni esempi di tal fatto, dice: _Non si odono ora più in Germania di consimili crudeli fatti_ (_l. c._, pag. 221); senza dubbio perchè la Germania dopo di esser divenuta più colta, ha perduta quella troppa credulità a simili fandonie, come pure ad altre, le quali ci fecero cauti anche verso di questa.

3. Finalmente devesi in riguardo a queste storie, avere in considerazione la distinzione fatta da Pffeffercorn che, dato anche che il più di esse sieno vere, che cioè alcuni Ebrei abbiano versato il sangue di cristiani o de' loro fanciulli, in nessuna guisa però non può ciò essere avvenuto per cagione che essi abbisognassero di quel sangue per la loro religione o per superstizione.

II. Ma dalle prove storiche della nullità di questa accusa, passiamo a quelle che la calunnia per se stessa ci offre, d'onde apertamente si vede, quanto incerti sieno stati gli autori della medesima, in quanto essi non hanno saputo a che cosa attribuire la necessità in cui sieno gli Ebrei di provvedersi di questo sangue.

Perocchè gli uni dicono: 1) gli Ebrei hanno bisogno del sangue dei Cristiani per non puzzare; altri: 2) per le loro focacce e il loro vino della pasqua; alcuni: 3) per arrestare il sangue della circoncisione; altri: 4) per ungere le mani dei sacerdoti quando danno la benedizione; altri: 5) per la benedizione degli sposi; taluni: 6) per ungere i loro morti, ai quali in pari tempo si grida all'orecchio: Se Gesù è il vero Messia, possa il sangue di questo innocente cristiano morto sperando nel suo Salvatore, procurarti la vita eterna; altri ancora: 7) per facilitare il parto; alcuni: 8) per curare malattie occulte; ed altri ancora: 9) per preparare un certo filtro. In tutte queste supposizioni non è soltanto la discrepanza che cade sotto gli occhi, ma anche la nullità delle medesime. Poichè in quanto alla prima non è provato che gli Ebrei mandino un odore particolare diverso dagli altri uomini, nè che quello si possa cangiare con del sangue, il quale nè fluido, nè secco tramanda alcun odore. La 2, 3, 4 e 5 supposizione sono del tutto assurde, poichè il sangue umano contaminerebbe quelle sacre operazioni. La sesta supposizione, cioè l'unzione dei morenti, è del tutto contraria alla fede degli Ebrei, i quali non potrebbero mai considerare come espiatorio il sangue di un fanciullo ucciso, e molto meno in vista del sangue di Cristo. La settima supposizione, di farne uso nei parti difficili, ci viene per semplice ragguaglio di un Ebreo rinnegato di nome Brenzen, il quale, spinto da ignoranza e malignità, sparse molte altre manifeste favole. 8) Non si sanno indicare le malattie occulte ed incurabili degli Ebrei, per le quali deve servire il sangue di un Cristiano, e non hanno altro fondamento se non che in un libercolo molto frivolo, di cui corre voce che vi sia la descrizione delle malattie particolari a ciascuna tribù, mentre è pur noto che la distinzione delle tribù d'Israele è già da lungo tempo andata perduta. 9) Secondo anche l'opinione di quelli che ancora credono ai filtri non può alcun altro sangue servire per formarne una bevanda che ispiri amore, tranne quello della persona verso cui si vuoi destare l'affetto, e non si può comprendere qual amore gli Ebrei vogliono far nascere col sangue dei bambini cristiani; laonde in tutte queste asserzioni risultano l'inverisimiglianza e la nullità.

III. Se veniamo ora ai principii ed alle leggi fondamentali della fede degli Ebrei, troviamo che questa non può in verun modo tollerare l'uso del sangue di fanciulli uccisi, e conseguentemente l'uccisione di essi. È principalmente noto con qual rigore gli Ebrei osservano la legge dei cibi puri ed immondi, e quanto debbano essere rilassati prima di mangiare, per esempio, la carne di porco. Or dunque il sangue principalmente, e tanto più il sangue umano, è fra i cibi vietati. _Lev._ 17. Così fra i comandi di Mosè che sono in alta riverenza presso gli Ebrei, sta la proibizione del sangue. _Gen._ 9, v. 4, nè può alcun Ebreo fruirne nè per cibo, nè per medicina. Non si può fare a meno di ripetere qui le parole di Tommaso al re Alfonso tolte dall'ebraico _Scevet Jehudà_: Ecco noi abbiamo veduto che un Ebreo non mangia sangue di tutto ciò che ha vita, anzi riguardano come proibito il bere il sangue dei pesci, dei quali i Talmudisti pure dicono che non merita il nome di sangue, perchè l'Ebreo non vi è abituato, sebbene egli veda che molti popoli ne mangiano; e quanto più orrore deve destare nell'Ebreo il sangue umano, del quale egli non ha veduto che alcun altro uomo faccia uso! Il re può accertarsi della cosa anche da questo che se un Ebreo mangiando fegato (od altra, cosa dura a masticare) gli venga sangue dai denti o dalle gengive, non continua a mangiarne se prima non l'ha nettato. È cosa nota che l'uomo ha in abborrimento il sangue de' suoi simili, assai più che il proprio sangue, perchè non vi è abituato. Anzi è da essi con tanta cura evitato il mangiar sangue, che essi, dietro i dettami del Talmud, non mangiano nemmeno un uovo in cui si mostri una piccola vena rossa di sangue, nè una bestia se fosse uccisa da un uccello di rapina, od altrimenti non sia stata scannata a dovere, per timore che non siavi rimasto alcun che di sangue. E non solamente è loro proibito mangiare il sangue, ma anche il toccare il sangue di un uomo morto, ed è riguardato come la più grande impurità. Noi troviamo su di ciò la legge nel _Num._ 19, secondo la quale il toccare tutto ciò che proviene da un corpo morto rende immondi, per il che eglino stessi non conservano il sangue dei loro martiri se mai sia spruzzato, ma lo lavano, raschiano, sotterrano. E con quanta esattezza non conservano essi la legge della purità, specialmente nelle loro solennità e sacre cerimonie, fra le quali primeggiano la Pasqua e la Circoncisione, e quanto assurda non è la supposizione che nelle medesime si servano del sangue di un Cristiano! Che se finalmente si volesse supporre che gli Ebrei non sieno spinti ad uccidere dei fanciulli da un bisogno della loro religione o superstizione, nè per alcuno degli usi fin qui addotti, ma bensì da quello stesso odio verso i Cristiani e la loro fede, pel quale essi per far onta a questa fede mettono in croce o martorizzano fino alla morte i fanciulli cristiani come ne vengono allegate alle varie storie, la quistione verrebbe a cangiarsi da quello che fu in principio proposto; ma per altro rimane tuttavia da ponderare che mentre simili barbarie non sono agli Ebrei comandate nè insinuate, e ch'essi non possono sperare alcun vantaggio, ma al contrario quel solletico ch'essi potrebbero risentire dall'onta recata con tali tragedie alla religione cristiana, sarebbe ben lungi dal compensare il pericolo, le sventure, l'odio, la persecuzione che avrebbero a temerne per la loro propria religione, non è credibile che volessero intraprendere tali orribili azioni, cui si oppongono la ragione e l'umanità.

E qui non puossi far a meno di convenire coll'intelligente Basnage nel succitato luogo, ove dice: È da temersi, che anche queste pretese crocefissioni di fanciulli cristiani non sieno state generalmente altro che pretesti per aizzare sovrani e popoli contro gli Ebrei: e più avanti, simili storie gli sembrano molto sospette, perchè sempre congiunte a manifesta crudeltà ed ingiustizia per parte dei cristiani, i quali invece di punire quelli soltanto che in seguito ad una sufficiente investigazione giuridica fossero trovati colpevoli, formavano un processo tumultuario, e innocenti e rei erano tratti a morte, purchè fossero ebrei; che in ogni tempo simili sollevazioni del popolo rendono la cosa incerta, perchè suole dietro una vaga diceria ammutinarsi ed essere causa dell'esecuzione, prima che siasi fatto campo ad un'ordinata investigazione. A conferma di ciò non possiamo a meno di riportare dagli annali di Bzovio ciò ch'è accaduto di simile in Praga nell'anno 1395.

Erasi sparsa voce che dagli Ebrei fosse stato flagellato e crocefisso un fanciullo cristiano, ed il popolo era per questo nel più grande inasprimento; e siccome temevasi che aspettando il ritorno del re Venceslao, che era assente, potesse egli ponderare la cosa ed investigare, specialmente essendosi egli esternato che in mezzo all'ira si deve ricordarsi della clemenza, così senza attendere la di lui presenza si fece un gran massacro, uccidendo quanti Ebrei si incontravano, senza alcuna distinzione e considerazione se fossero rei od innocenti.

Quando da alcuni Ebrei fossero pur commesse tali iniquità non si dovrebbero almeno attribuire all'universalità dei Giudei, in riflesso che non sono commesse in forza dei principii della loro religione, e soltanto come gli altri delitti dovrebbero esserne puniti gli autori, senza ulteriori conseguenze.

Il Dio della verità e della giustizia faccia che in ogni luogo venga ad ognuno fatta giustizia, senza distinzione di persone, e giudichi poi con clemenza i giudici della terra.

Questo nostro teologico attestato e parere è da noi rilasciato in forma autentica, munito del sigillo della nostra facoltà teologica.

Dato a Lipsia nell'8 maggio 1714.

(L. S.) Decano Seniore, nonchè gli altri dottori e professori della facoltà teologica presso l'Università di Lipsia.

Visto, concorda col suo autentico e vero originale in ogni punto e clausola.

(L. S.) Tanto certifico io sottoscritto. In fede. Giovanni Sigismondo Tellemann, pubblico notaio per autorità imp.

(355) Così il testo; ma più correttamente Limneo (_Limnaeus_), nome col quale era conosciuto Giovanni Wirn pubblicista e storico tedesco, nato a Jena nel 1592, morto nel 1663. Fra le varie sue opere ricordiamo: _Juris publici imperii romano-germanici_, lib. IX. (Strasburgo, 1629–1632, 3 vol. in-4º), cui son da aggiungersi i 2 volumi di supplemento qui citati col titolo: _Additiones_ (1650–1660), e che costituiscono il primo trattato completo sulla costituzione dell'impero.

C. G.

XI.

Lettera dell'Em. Card. Corsini.

A Monsignor NUNZIO APOSTOLICO di Polonia. _Varsavia._

“Molt'Illustre e Rev^mo Sig^r come fratello: — Il renditore a V. S. della presente sarà l'Ebreo Giacobbe Selech di nazione Polacco, quello appunto, che fin dall'anno 1758, vivendo ancora il Sommo Pontefice Benedetto XIV, si portò in Roma per umilissimamente implorare in nome della nazione Ebrea di codeste parti caritatevole protezione dalla S. Sede a riparo degli intollerabili aggravi, che, nelle facoltà e nelle persone rappresentò soffrire dai Cristiani la medesima nazione frequentemente incolpata d'omicidii, _sulla mal fondata persuasione del volgo, ch'essa, meschii sangue umano, e specialmente cristiano nell'impasto dell'azzime_. Il regnante Sommo Pontefice Clemente XIII ha già fatto di questo ricorso diligente disamina, appigliandosi ancora a quelle provvidenze che sono convenienti al merito del medesimo, e che per altra parte giugneranno _segretamente_ a di Lei notizia. Frattanto però ha espressamente ordinato S. S. che debba scriversi a V. S. e se le faccia palese essere Sua intenzione ch'Ella comparta al medesimo Giacobbe ogni più efficace e proficua assistenza, affinchè nel ripatriare non soffra il medesimo alcuna vessazione e molestia di _chicchessia, e da quelli massimamente che V. S. potesse credere contro di lui male animati per il ricorso portato al Trono apostolico_. In veduta pertanto del Sovrano Pontificio comando apparterrassi alla sperimentata di Lei prudenza l'adoperare i mezzi conducenti alla di lui esecuzione, prevenire chi si deve e compartire all'Esibitore di questa aiuto tale, onde conosca coll'effetto dover egli alla clemenza e pietà di nostro S.^re la propria sicurezza e durevole tranquillità. Con che le auguro da Dio felicità”.

Roma, 9 febbraio 1760.

_Come Fratello aff.^mo_ F.^o A. Card. CORSINI.

XII. *

Legge ungherese dell'anno 1791.

Art. 38. Per guarentire la sicurezza di questa nazione (l'ebraica) spesso turbata da questo erroneo pregiudizio, la R. Luogotenenza ha ordinato a tutti i Comitati di darsi premura per sradicare dagli animi del popolo, _anche_ il pregiudizio che gli Ebrei usino, nei loro riti, vittime umane, impiegando tutti i mezzi migliori e più adatti alle condizioni locali e giovandosi anche, se fosse necessario, dell'opera dei sacerdoti. Bisogna persuadere e convincere il popolo che questo orribile delitto è contrario alle leggi ebraiche ed agli scritti dei profeti, ripugnante soprattutto a tutto il vecchio testamento sul quale ha base principale la religione ebraica e contrario eziandio ai precetti delle altre religioni. Per conseguenza se da qualsiasi Ebreo venisse commesso un assassinio, anche se risultasse che il delitto fu commesso per animosità religiosa, non si avrebbe nessuna maggior ragione di incolpare l'intera nazione ebraica, di quello che non si avrebbe di incolpare la cristianità se simile delitto fosse commesso da un Cristiano.

XIII.

Una fanciulla smarrita a Mantova e poi trovata.

Anche a Mantova, nel 1824, si era preteso che gli Ebrei avessero ucciso una ragazza per usarne il sangue nei loro riti. I seguenti documenti varranno a mostrare non tanto la falsità della accusa, quanto il giudizio che di quelle accuse recavano, in tempi non certamente favorevoli agli Ebrei, l'autorità politica e l'ecclesiastica. I. R. Delegazione di Mantova.

AVVISO.

Da alcuni giorni si è destata qualche inquietudine in questa città.

Lo smarrimento di una fanciulla, che dappoi si rinvenne, diede occasione alla malevolenza d'immaginare dei fatti i più assurdi e calunniosi in odio degli Israeliti, alcuno dei quali soffrì anche delle ingiurie ed offese personali; i colpevoli sono stati all'istante arrestati.

Qualche apparato maggiore di forza che si è trovato di spiegare in questo incontro richiamò la curiosità del popolo, il quale verso sera si affolla intorno alle pattuglie; inceppandone il movimento. Ciò diede già causa a degli inconvenienti, la repressione dei quali è tanto più importante in una fortezza.

A prevenirli quindi si ricordano le seguenti sanzioni penali:

(_Omissis_)

Dall'Imp. R. Delegazione Provinciale.

Mantova, 12 giugno 1824.

Il Consigliere di Governo Imp. R. Delegato Provinciale Marchese BENZONI.

Dalla Tipografia Provinciale di L. Caranenti.

S. E. Ill^ma e Rev^ma Mons. Vescovo di Mantova, con lettera pastorale dello stesso giorno, plaudiva ai provvedimenti presi in questa circostanza dall'Autorità politica ed alle ragioni che li avevano inspirati.

XIV. *

Il predicatore di corte canonico Giovanni Emanuele Veith.

L'_Illustrirtes Wiener Extrablatt_ recava nel suo numero 153 del 5 giugno 1882 la seguente notizia:

“Nell'anno 1840 quando gli animi erano eccitati, come lo sono adesso in Ungheria, il celebre canonico e predicatore della cattedrale di S. Stefano, dott. Emanuele Veith, che per il suo zelo religioso era tenuto in altissima considerazione dal principe Arcivescovo di Vienna, Milde, reputò necessario calmare gli animi eccitati. Ricorrendo la solennità dell'Ascensione, l'applaudito predicatore, dinanzi a migliaia di devoti cristiani pronunciò alla fine del suo discorso le seguenti notevoli parole: _Voi tutti sapete, o devoti miei ascoltatori, e lo apprendano coloro che non lo sapessero, come io nascessi ebreo e per effetto della Divina Grazia divenissi cristiano, come servissi a questa mia convinzione nelle missioni cristiane, e come in ogni occasione dessi testimonianza alla verità ed obbedendo alla mia vocazione sinceramente pastorale, offrissi, per quanto sapevo ed in tutta coscienza, consolazione e speranza ai fedeli cristiani._ E l'eccellente uomo, impugnato il Crocifisso, continuò con voce commossa: _E così qui dinanzi a voi, ed al cospetto del mondo intero giuro in nome di Dio e della Santissima Trinità che tutti adoriamo, che la perfida bugia sparsa con perfida astuzia, che gli Ebrei nella solennità delle loro feste pasquali adoperino il sangue di un Cristiano, è sacrilega calunnia; giuro che niente di ciò si trova nè nel Vecchio Testamento nè negli scritti del Talmud che conosco_ _profondamente ed ho attentamente studiati. Così Dio mi aiuti e mi sia indulgente nell'ultima mia ora_”.

Il sig. dottor L. A. FRANKL cavaliere di Hochwarth, segretario della Comunità israelitica di Vienna, per accertarsi dell'esattezza di questa notizia, si recò dal professore dottor Giovanni Veith, fratello superstite del fu canonico Veith, per ottenere da lui maggiori informazioni. In conseguenza gli venne rilasciata la seguente dichiarazione: