Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti
Part 19
Nessun professore, ebreo o cristiano, potrebbe minacciare impunemente un lupo di pigliarlo a pedate; l'agnello è tipo di mansuetudine; io non farò dunque a quelle brave bestie il torto di paragonarle a chi so io; ma, ti domando, o bey, se chi ha in una volta due nazionalità distinte deve paragonarsi ad un lupo mascherato d'agnello, a che si deve paragonare un bey che — avuta l'immeritata fortuna di nascere suddito inglese — pianta un bel giorno in asso patria e religione e diventa prima diplomatico turco, poi mussulmano, poi ufficiale turco, finchè un bel e giorno, piantata anche la Turchia, offre prima la sua nobilissima spada ai Candioti che non sanno che farsene, e poi la vende, per pochi copecchi, al Governo russo?
Per siffatte palinodie il regno animale non offre paragoni, ma la nobiltà di carattere che le inspira è quella che si suole volgarmente attribuire ai rettili.
Ma questo spaccamontagne di bey ha una faccia tosta tutta sua per asserire senza provare; si vede proprio che le sue imprese militari, al servizio di generali che proteggevano i briganti, non gli hanno lasciato tempo di apprendere il _quod gratis asseritur, gratis negatur_.
A pag. 30, per esempio, egli mi caccia là l'osservazione che gli Ebrei non hanno mai fatto grande paura ai loro conquistatori, i Romani.
Ecco, dirò: io non sono un bey; io non ho al mio servizio tre o quattro nazionalità diverse ed altrettante religioni, ma un po' di storia, umilmente, l'ho studiata anch'io, e credo che nessuno mi smentirà se dirò che, malgrado le asserzioni di tutti i bey del mondo, gli Ebrei seppero tenere in scacco per lungo tempo dinanzi a Gerusalemme quella potenza romana che pur faceva piegar tutto dinanzi a sè, tanto che Tacito, — sa il bey chi è Tacito? — ebbe a scrivere: _Augebat ira quod soli Judæi non cessissent_ (338). E lo stesso Tacito, a proposito di quegli Ebrei, che il nostro bey taccia di vili o poco meno, dice altrove (339) che non temevano la morte; e lo provarono del resto, in quelle guerre, i difensori di Massada che, anzichè cedere alle armi romane, scannarono prima le loro donne ed i loro fanciulli, poi si uccisero scambievolmente.
Eroismo barbaro, se vogliamo, ma di cui non sono certo capaci i bey mercenari che servono, contro la loro patria, generali che proteggono i briganti.
Ma non creda il grafomane bey che noi vogliamo fargli l'onore di seguire passo a passo la sua tantafera; come pigliar sul serio l'esposizione _ad usum bey_ che egli fa della storia biblica? Aspetteremo ad occuparcene che egli abbia scoperto la storia dei Filistei e quella dei Faraoni, di cui deplora la mancanza e quando egli, dopo averla scoperta ed illustrata, ci avrà mostrato la verità delle sue gratuite deduzioni, allora soltanto consentiremo ad occuparcene.
Intanto gli diciamo una cosa sola: se egli professava nel quarto d'ora in cui scriveva, una religione — questo bey ne cambia più spesso che di camicie — che ammette la Rivelazione, la sua raffazzonatura della storia biblica è empia; se egli non l'ammette, empietà per empietà, leggeremo più volontieri i libri del Voltaire che, almeno, riboccano di quello spirito che manca completamente negli sproloqui beylicali.
Del resto, a che occuparsi degli spropositi storici di questo spaccamontagne cosmopolita, quando essi non son messi là che per provare un asserto incomprensibile?
Ciò che il bey vuoi provare è questo:
“L'interesse costituisce un centro verso il quale convergono le aspirazioni e le ingordigie umane; dunque il suo possesso equivale al dominio universale.”
Se tu, o bey, sei _maggiore_ come scrittore, compiango i briganti che tu dovevi proteggere per ordine del tuo degno generale.
Più ho letto quel periodo, e meno l'ho capito. C'è un _suo_ sopratutto che non posso capire a che cosa si riferisca, e sì che bramerei saperlo, perchè saprei allora cosa occorra possedere per ottenere, _secundum_ bey, il dominio universale.
Un'altra accusa, tu, o bey, fai agli Ebrei. A tuo poco illuminato giudizio, essi hanno eretto ad assioma il principio dell'antagonismo perpetuo fra gli uomini. Stammi a sentire, o bey. Un certo Plauto, che nel _Miles gloriosus_ ha fatto la satira ad un bey del suo tempo, ha lasciato scritto in un'altra sua commedia: _homo homini lupus_, e Plauto non era ebreo, che io sappia. Un sommo pensatore francese che, anche senza esser bey, aveva pure qualche valore, ha scritto un intiero capitolo col titolo: _Le proufit de l'un est dommage de l'aultre_ (340), e Montaigne non era ebreo.
Ai tempi nostri una scienza è sorta per mostrare agli uomini che il loro ben inteso interesse consiste nell'armonia, una scienza che, indagando le ragioni del progressivo sviluppo dei popoli, ha posto in chiaro la falsità degli apotemi del commediografo pagano e del pensatore francese; e questa scienza, che è l'Economia Politica, conta fra i suoi maestri molti, moltissimi Ebrei e nessun bey; tanto è vero che nell'_Antisémitique_ del 27 ottobre u. s. un tal Joseph Roland, in mezzo a molte serque di spropositi, ebbe a scrivere questa verità sacrosanta: _La science économique est juive._
E già che ho nominato l'_Antisémitique_, me ne valgo per opporlo ad un'altra tua asserzione. Non sono inglese, ma provo un certo gusto a far combattere le bestie.
A pagina 34 tu scrivi: “La solidarietà ebraica è tale, che se voi toccate un ebreo, gli ebrei delle cinque parti del mondo si levano ritti come un sol uomo.”
Leggi, o deliziosissimo bey, un articolo pubblicato nell'_Antisémitique_ del 26 ottobre intitolato: _Les juifs peints par eux-mêmes_, e firmato da un tale che si dice _Ben Joudi_, e che probabilmente è tanto Ben Joudi quanto tu sei _bey_, che finisce con queste parole: “Récompense honnête à qui pourra me dire où reste ce bel adage: Tous les juifs se soutiennent entre eux.”
Mettetevi d'accordo, dirò anch'io col Giusti, e per non far al diavolo di troppo brutti augurî, non finirò il verso.
Del resto, o simpatico bey, tu hai un modo di argomentare tutto tuo. Quando ti conviene mostrare che gli Ebrei dominano dovunque nella politica, tu scrivi che Arnim è un semita, ciò che è falso; che Castellar è un semita, ciò che è falso; che Thiers, Odilon Barrot, Jules Simon, Léon Say, sono semiti, ciò che è falso, falsissimo, arcifalso. Non posso provarti che tutti coloro che ho nominato sono cristiani, ma dal momento che tu li qualifichi di semiti sta a te a darne le prove. Pel solo Say ti dirò, che chiunque ha occupato il suo tempo altrimenti che penetrando nelle altrui case per impadronirsi di trofei, sa che Léon Say discende da una nobile e gloriosa famiglia di protestanti svizzeri.
Ma per te, o bey, che consideri arte lecita di polemica l'impadronirti di trofei, la menzogna è peccato veniale; per ciò mi limiterò a farti odorare, col tuo beylicale naso, un'altra sola delle sozzure che tu hai seminato nel tuo libricciattolo.
Tu dici che Blanc, il celebre fondatore del Casino di Montecarlo, è un ebreo. Menzogna altrettanto spudorata, quanto quella di certi giornali che vanno insinuando esser la casa di giuoco di Montecarlo sorretta dai Gesuiti. Blanc non fu mai ebreo; è un cristiano cattolico apostolico romano, come potrà fartene fede tutta Parigi. E ciò dico non per far ricadere la colpa della speculazione del Blanc su tutti i suoi correligionari, perchè questo modo di argomentare non è lecito che ad un bey, ma pel gusto di darti una volta di più del mentitore sfacciato.
Un'altra sciocchezza, un'altra menzogna tu dici nel tuo libricciattolo.
A pagina 38 tu scrivi: che fra le differenti industrie cui si dedicarono gli Ebrei non havvene una che abbia contribuito al benessere sociale.
Quale sia stata l'influenza economica degli Ebrei, ho dimostrato alla gente seria, in un precedente capitolo, con argomenti serî.
Ora voglio dimostrarlo con argomenti tratti dal tuo ridicolo libro.
Non ti dirò che la più disonesta fra le industrie degli Ebrei è migliore di quella dello sgherro di ogni tirannide, del sicario della penna, dell'agente segreto del Governo russo, ma domanderò, non a te che scrivi senza capire ciò che ti si fa scrivere, ma a chi ha un dito di buon senso, come è conciliabile tale tua asserzione con quanto scrivi a pag. 50 “gli ebrei si dedicarono alla medicina, alla letteratura, all'istruzione pubblica, al giornalismo.”
Capisco che tu non debba ammettere che la medicina _contribuisca al benessere sociale_; tu devi dirti che i medici dell'ospedale di Salerno, che hanno salvato la tua vita, che non vale una buccia di fico, giovano assai meno al _benessere sociale_ del veterinario che guarisce un somarello che vale cinquanta lire; capisco che per un dotto della tua specie letteratura, istruzione pubblica, giornalismo, sieno arti improduttive; ma non capisco come tu non comprenda che se gli Ebrei, come tu stesso confessi a pag. 39, _infestavano_ gli Stati italiani quando questi erano prosperi e ricchi è perchè, checchè tu ne blateri, gli Ebrei sono fattori di prosperità e di ricchezza e tutti gli esempi che tu adduci in quella pagina provano contro di te: non è che gli Ebrei calassero, come cavallette voraci, nei paesi prosperi e ricchi per divorarli, perchè, in quei tempi di cui tu invochi il ritorno, gli Stati non accoglievano gli Ebrei se non ne avevano bisogno, ma è che colla loro attività e con quelle virtù che tu stesso, esagerando perchè ti fa comodo, riconosci loro, concorrevano potentemente a creare questa prosperità, questa ricchezza.
E passo ad altro, scorrendo il tuo libro senz'ordine, ma come vien viene, perchè davvero non merita di più.
A pagina 70 tu hai l'impudenza di venirla a fare da maestro a noi italiani e di rimproverarci, perchè nelle nostre assemblee legislative è fatta agli Ebrei una parte troppo preponderante.
Potrei risponderti che in Italia scegliamo i nostri deputati ed i nostri senatori basandoci sul valore morale ed intellettuale delle persone e senza preoccuparci della loro religione e, sopratutto senza darci il menomo pensiero di ciò che ne pensa il più sconclusionato di tutti i bey.
Ma preferisco risponderti con un argomento _ad hominem_. Come tra gli Ebrei vi sono dei bricconi, così anche tra i bey ci sono delle persone ammodo. Ed una di queste, il comm. Paternostro-bey, fu prima deputato e poi senatore del Regno d'Italia. Ti parrebbe logico se qualcuno ragionasse così: in Italia non ci sono che due bey, Osman Seify bey, che non osa portare il suo vero nome ed il suo vero titolo di Conte Millingen, e Paternostro-bey, fior di gentiluomo, che si è sempre chiamato così. Ora due bey sopra 28,459,451 abitanti, non hanno diritto a nessuna rappresentanza, per ciò la presenza di un bey fra i legislatori italiani è contraria al diritto costituzionale.
Io non so cosa tu penseresti di chi ragionasse così, so che noi italiani lo chiameremmo un matto.
Un'ultima gemma però voglio rilevare nel tuo libricciattolo. A pag. 42 tu scrivi: “Crémieux e Armand Levy, due celebrità israelitiche del nostro tempo, hanno categoricamente dichiarato ch'essi sono fieri di esser ebrei fino all'estremità delle unghie. Evidentemente, siccome al di là dell'estremità delle unghie non vi è gran che, la nazionalità francese deve trovarsi molto incomoda in simili individui.”
Bisognava proprio che tu li insozzassi colla tua immonda bava, perchè io pigliassi a difendere il Crémieux, che come repubblicano non mi è punto simpatico, il Levy, che come comunardo mi è addirittura odioso; ma qui non facciamo della politica.
Sicchè ti ricordo che un illustre patrizio e letterato italiano, il conte Tullio Dandolo, abbiatico di un ebreo battezzato e padre di quei due Dandolo, il cui nome è legato alla eroica difesa di Roma nel 1849, aveva assunto per divisa: “Prima sono cattolico e poi italiano”; e nessuno pensò mai che in Dandolo la religione fosse ostacolo alla nazionalità. Ma tu che hai avuto il merito di far sì che il professore Ottolenghi potesse vantarsi di minacciare di pedate, nella tua persona, cinque o sei religioni e cinque o sei nazionalità diverse, certe cose non le puoi sapere.
Ed ora prendo commiato da te perchè, pur intendendo discutere le tue calunnie contro l'_Alliance Israélite Universelle_, non intendo di mescolare il tuo nome a quello di cose serie; ti do per altro un ultimo salutare consiglio: se mai il Governo russo ti sopprime il _backscich_, va in Ungheria; fra gli eredi degli Unni potrai far fortuna: ma in Italia abbiamo abbastanza dei matti di casa per pigliarci cura dei matti forestieri.
Senza rancore, bey!
* * *
Nel 1860 venne fondata a Parigi l'_Alliance Israélite Universelle_ col triplice scopo:
1º Di lavorare dovunque per l'emancipazione e pel progresso morale degli Israeliti;
2º Di prestar un appoggio efficace a quanti soffrono per la loro qualità di Israeliti;
3º Di incoraggiare ogni pubblicazione adatta a produrre questo risultato.
A questa società si vanno muovendo dagli antisemiti le più atroci e sconclusionate accuse; le si rimprovera di non aver in nessun paese esistenza legale, di essere una società segreta, di costituire uno Stato nello Stato, di creare fra i suoi affigliati una incompatibilità fra i doveri di cittadino e quelli di socio; e perchè la nota allegra non debba mancare le si rimprovera persino il suo emblema, che consiste in una figura allegorica rappresentante il globo sormontato dalle tavole della legge, quasichè l'Alleanza aspirasse al dominio dell'Universo.
Non so davvero quale persona seria potrebbe far colpa ad una associazione, di un emblema che significasse il desiderio di condurre il mondo all'osservanza del decalogo. Cristiani ed Ebrei abbiamo tutti egualmente sacra quella divina legge che il Redentore è venuto a perfezionare, non a mutare, sicchè le tavole della legge prese ad emblema altro non significano che la speranza nel trionfo della legge di Dio senza allusione a nessuna speciale confessione.
Ma le tavole della legge poste sopra il globo nel suggello dell'_Alliance_, significano proprio tutto ciò o non piuttosto che quel sodalizio, fedele al suo titolo di universale, vuole estendere la sua azione dovunque vi sia un Ebreo da proteggere e da educare?
Ed inteso così nel suo vero senso l'emblema e lo scopo dell'_Alliance_, qual più severo indagatore troverà in essa qualche cosa da biasimare?
Ogni religione ha sodalizi propri intesi a propagare la sua fede, a difendere i suoi addetti.
Il cattolicismo ha la sua _Société pour la propagation de la foie_, che non va confusa colla _Propaganda fide_ di Roma; il protestantesimo ha le sue Società bibliche e le une e le altre rendono immensi servigi alla causa della civiltà e maggiori ne renderebbero se anzichè combattersi tra loro consentissero ad esercitare la loro azione in paesi differenti.
Il mosaismo, più modesto, ha la sua _Alliance_ che non si propone scopo di propaganda, ma soltanto di difesa, di protezione, d'educazione.
In molti e molti paesi le condizioni morali dell'Ebreo sono lungi dall'essere prospere; per quel circolo vizioso cui abbiamo accennato altrove, l'Ebreo dove è più umiliato e maltrattato è anche meno civile, meno adatto a fondersi colle popolazioni tra cui vive.
Gli Ebrei di Francia, d'Italia, d'Inghilterra, del mondo civile insomma, potevano fare opera più nobile che costituirsi in sodalizio per proteggere questi loro sventurati correligionari, per educarli, per renderli migliori e preparare così quell'auspicato giorno, in cui, compiuta dovunque l'opera d'incivilimento degli Ebrei, cadranno di necessità le barriere che li separano dai loro concittadini?
L'_Alliance_ che si è prefissa il generoso intento agisce alla piena luce del sole; i suoi bollettini regolarmente pubblicati fanno fede che i mezzi da essa impiegati sono: l'istituzione di scuole, la diffusione di buoni libri, i soccorsi ad intraprese di colonizzazione o di emigrazione, tutti quei mezzi insomma che condur possono allo scopo surriferito.
Tacciare l'_Alliance_ di società segreta è mostrare di ignorare o cosa essa realmente sia, o cosa significhi società segreta.
Accusarla di non aver esistenza legale in nessun paese è sciocchezza e peggio. Italiano, scrivo in Italia e per italiani, e fra noi, tutti sanno che nessuna società ha d'uopo di avere esistenza legale se non si propone di acquistare beni stabili. Perchè dunque l'_Alliance_ si esporrebbe a spese inutili per essere legalmente costituita in ente morale quando pei suoi scopi non ha nessun bisogno di fare uso dei diritti che da questa costituzione scaturiscono, tanto più quando è notorio che se domani una ragione qualsiasi le imponesse di farsi giuridicamente riconoscere, essa non incontrerebbe il più piccolo ostacolo?
Ma l'_Alliance_ tratta da paro a paro coi Governi, essa invia dei _memorandum_ ai ministri che si permettono persino di risponderle, essa crea uno Stato nello Stato.
Ricordiamo che ai tempi di S. M. Re Carlo Alberto il Magnanimo, la figlia di un ex-diplomatico olandese passò in Torino, malgrado la volontà paterna, dalla religione protestante alla cattolica.
Ciò dette luogo a proteste diplomatiche dell'Olanda non solo, ma di tutti gli Stati protestanti. Ora è evidente che se l'Olanda in questo caso agiva, indipendentemente anche da ogni idea religiosa, per difendere l'autorità paterna di un suo suddito, di un suo rappresentante, gli altri Stati protestanti non avevano nessuna veste per intervenire nella questione, da quella infuori della loro qualità di protestanti.
Che meraviglia dunque se gli Ebrei che non hanno nessun Governo che li rappresenti officialmente, pensarono di costituire un sodalizio il quale colla sola forza della persuasione, dell'appello alla pubblica opinione, tuteli i loro interessi religiosi?
E chi non sa che nel secolo nostro la forza delle associazioni è tale, che ogni sodalizio, per poco importante che sia, ha facile mezzo di far pervenire ai Governi le proprie rimostranze. Sono Stati negli Stati, le società geografiche e commerciali, i sodalizi operai e quegli altri infiniti Corpi morali che non si peritano di indrizzare memorie a Governi e Parlamenti, forti della coscienza di aver solidali nelle loro domande tutti gli ascritti al sodalizio?
Perchè gli Ebrei soltanto dovrebbero essere esclusi dal diritto di associarsi per la tutela dei loro interessi religiosi quand'anche i Governi che più combattono il così detto clericalismo, permettono le società per gli interessi cattolici?
Prevediamo un'obbiezione desunta dal carattere internazionale dell'_Alliance_; ci si dirà: l'_Alliance_ ha carattere essenzialmente internazionale, accoglie soci di ogni paese ed in ogni paese esercita la sua azione; chi vi è ascritto, chi ne è protetto specialmente, rimane in certa guisa suo suddito e partecipa quindi quasi di una doppia sudditanza.
È la stessa sciocca accusa che si muove agli ordini religiosi, sicchè non mi meraviglierei che qualcuno parodiando la celebre frase, pronunciata contro i Gesuiti nel _Procès de tendance_ del 1825, dicesse che l'_Alliance est une épée dont la poignée est a Paris et la pointe partout_.
Questo modo di argomentare proviene da un residuo involontario di vecchie idee che ormai hanno fatto il loro tempo. Si credette che lo Stato avesse diritto anche sulla coscienza del cittadino; da qui gli sforzi brutali dei Governi per conseguire l'unità della fede, perseguitando i protestanti come in Francia ed in Ispagna, i cattolici come in Inghilterra ed in Isvezia.
Ammesso il principio della libertà di coscienza, si capisce che un inglese può obbedire alla Santa Sede in tutto quanto concerne le questioni religiose, pur rimanendo tanto buon inglese da poter essere come Lord Ripon, vicerè delle Indie.
Ma si noti che l'_Alliance_ non avendo altri scopi che quelli infuori che ho accennato, non impone ai suoi soci il più piccolo dovere, tranne quello di pagare una quota annua di sei lire; quanto alla protezione che essa accorda a tutti gli Ebrei, sieno o non sieno ascritti al suo sodalizio, essa non può esplicarsi che nelle forme e nei modi consentiti dalle leggi dei diversi paesi, sicchè è tanto assurdo il voler dire che l'_Alliance_ costituisce un pericolo per gli Stati anche i più deboli, quanto il credere che l'Inghilterra possa veder indebolita la sua potenza dagli scritti di un Osman bey.
Intendiamoci però bene, l'_Alliance_ non è un pericolo per nessuno Stato, ma essa, come tutti i sodalizi che si propongono uno scopo retto ed onesto, ha, dietro di sè l'opinione pubblica e questa anche da sola e senza il soccorso dell'_Alliance_ finisce per trionfare di tutto quanto si oppone al vero progresso.
E certamente non fu per paura dell'_Alliance_, ma per paura dell'opinione pubblica, che Coloman Tisza, il Presidente del Consiglio dei ministri ungheresi ebbe a dichiarare al suo collega della giustizia che il famoso processo di _Tisza Esslar_, in cui figuravano ex-galeotti divenuti giudici, avea reso la _Hongrie la risée de l'Europe_.
(335) Venezia, Favaj, 1882.
(336) Veggasi un opuscolo, omai rarissimo, di suo padre, il dottor Millingen, _Arbitrary detention of three Protestant children_.
(337) _Gli Inglesi in Oriente_, p. 240.
(338) _Hist._, lib V, § 10.
(339) § 5.
(340) MONTAIGNE, _Essais_, lib. I, cap. 21. Nello stesso capitolo si legge: _Il ne se faict aulcun profit qu'au dommage d'aultruy._
5º _Il sangue cristiano nei riti ebraici della moderna sinagoga. Rivelazioni di Neofito ex-Rabbino, monaco greco, per la prima volta pubblicato in Italia._ Prato, 1883.
Il signor lettore si tranquillizzi, chè, prendendo a pretesto quest'opuscolo, non rientreremo nell'esame della calunnia già da noi, forse con soverchia abbondanza, discussa in altra parte del presente lavoro. Vogliamo soltanto spendere poche parole attorno a questo libro per dimostrarne il nessun valore (341).
L'opuscolo, stampato, duole il dirlo, coll'_Imprimatur_ della Curia ecclesiastica di Prato, consta di 97 pagine; ma colla pagina 39 finisce la parte di cui intendiamo occuparci, il resto non essendo che una copia testuale delle articole della _Civiltà Cattolica_.
Le prime 39 pagine dunque contengono le pretese rivelazioni di un Rabbino moldavo convertito al cristianesimo e da lui pubblicate nel 1803.
Secondo queste rivelazioni gli Ebrei farebbero un uso così frequente di sangue cristiano, che, se fosse vero, avrebbero dovuto finire collo spopolare il mondo.
Ma di ciò, ripetiamo, non vogliamo occuparci. Vogliamo soltanto far rilevare che il preteso Rabbino non ha mai esistito.
Infatti si comincia dall'editore stesso, col dire che tutte le traduzioni di questo libro sono rarissime, perchè fatte sparire dall'_oro ebreo!_
Ciò sarà verissimo; ma, di grazia, perchè non cominciare dal dirci dove fu stampata l'edizione originale che, alla fin fine, non rimonta, secondo l'editore, che al 1803?
Si sarebbe perduta persino la memoria della città, dove avvenne la pubblicazione?
Quale era il nome ebraico dell'autore? L'editore non lo sa, o sapendolo, non lo dice.
Quale era il suo nome da cristiano? mistero egualmente insoluto; _Neofito_ non essendo un nome proprio ma significando soltanto un convertito al cristianesimo.
Ora queste pretese rivelazioni, non avendo altro valore da quello infuori che deriva dalla affermazione dell'autore che dice di _aver veduto_, è necessario per aggiustarvi fede, sapere il nome dell'autore ed aver sottocchi l'originale sua deposizione.
Invece lo stesso editore non ha mai veduto l'originale, non ne conosce che delle traduzioni, posteriori di 30 anni alla pretesa edizione originale, e non soltanto non sa dirci il nome dell'autore, ma non può nemmeno farci sapere in che paese sia stata stampata l'edizione originale.
Non occorre davvero essere nè un Magliabecchi, nè un Muratori per riconoscere in tutto ciò i caratteri di una delle più volgari mistificazioni che mai siansi tentate nel mondo bibliografico. Ma quasi ciò non bastasse il libro stesso ci porge le prove le più evidenti che l'autore, non soltanto non era un Rabbino, ma ignorava i riti e i costumi degli Ebrei.