Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti

Part 18

Chapter 183,620 wordsPublic domain

“_Polemicamente_ poi si manifesta la reazione religiosa ebraica con quell'informe ammasso dei loro libri, tutti diretti contro quanto non è ebreo. Più celebri fra questi, perchè più empî e più blasfematorî, sono il _Toldos Jescou_ ossia la _generazione_ di Gesù, e il _Maase Talony_, ossia _Storia dell'impiccato_. Ma gli Ebrei si vantano ancora di possedere tre _Nizacchi_ ossia _Libri vittoriosi_ contro i Cristiani e contro il Vangelo, composti l'uno dal Rabbino Matatial, l'altro dal Rabbino Lipman, ed il terzo dal Rabbino Giuseppe Kimchi.

“. . . . . Orribili veramente sono quei libri: ma però necessari a conoscersi da chi vuol sapere ciò che veramente pensano dei Cristiani gli Ebrei.”

Apra l'articolaio il _Dizionario storico degli Autori Ebrei_, opera di quell'eccellente sacerdote cattolico che fu il prof. De Rossi, a pag. 152 del vol. 2º, e troverà che il _Toledoth Jesù_ ed il _Maasse Jésù_ o _taluì_ sono un libro solo con due titoli diversi, e quanto poi al farne colpa agli Ebrei vedrà che il celebre Mendelssohn protesta “che è uno di quei libri che nessun ebreo di buon senso legge o conosce” e che lo stesso De Rossi conviene che “tutti i più savi e dotti Rabbini sono talmente persuasi della sua impostura che non ne trovo veruno di tanti che hanno scritto di controversie, e difesa la loro religione contro de' Cristiani, che abbia osato citarlo per genuino, per antico, per autorevole.”

Mi è impossibile riportare intiero il capitolo del De Rossi, ma lo legga l'articolaio, e vedrà che l'autore del libercolo è ignoto e non è neppur provato che esso sia un ebreo; sicchè volerne far colpa all'intiera nazione giudaica, sarebbe come dire che tutti gli Europei sono empî, perchè in Europa fu pubblicato, se pur fu pubblicato, il _De Tribus impostoribus_. Quanto a quelli, che in gergo romanesco-giudaico, l'articolaio chiama _Nizzacchi_, legga il De Rossi ed all'articolo Matatia, e non Matatial, come sproposita l'articolaio, troverà che questo Rabbino d'incerta età e luogo, è autore di un libro polemico _manoscritto_, noti l'articolaio _manoscritto_, contro il Vangelo, intitolato: _Nitzachon_, o _Libro della Vittoria_.

All'articolo _Lipman_, troverà che costui compose nel 1399 un altro _Nitzachon_ in cui confuta gli atei, i sadducei, i caraiti, e specialmente i Cristiani, ed esamina tutti i testi della scrittura da loro prodotti per provare i loro dogmi; all'articolo Kimchi Giuseppe, troverà accuratamente notati i varî titoli delle opere anticristiane di questo dottissimo Rabbino spagnuolo del XII secolo, il quale, al pari degli altri due scellerati Rabbini sunnominati, ha avuto il torto di scrivere dei libri in difesa della religione che professava senza chiederne il permesso all'articolaio suo.

Ed il suo articolaio può rabbrividire ed inorridire e raccapricciare quanto vuole nel ricordarli, ma deve sapere che le opere, quasi tutte inedite, del Kimchi, per dir di questo solo, vennero ritenute dal celebre Michaelis, dal Bruns, dall'anonimo autore delle Effemeridi di Gotha, e da altri letterati moderni, valentissimi nella filologia orientale e sacra, tanto utili per il progresso della medesima e di tanto pregio e importanza, che vivamente desiderarono che venissero ricercati con diligenza e dissotterrati e pubblicati.

Un'ultima osservazione ed ho finito. L'articolaio suo accusa gli Ebrei (vol. X, pag. 611) di aver sostituito al precetto biblico: “_Ama dunque il Signore Iddio tuo_ _con tutta l'anima tua e con tutto il tuo maggior potere_” l'altro _che Dio non si dee amare ma soltanto temere_.

Se fossimo ancora nei tempi in cui la lingua ebraica era ignota ai Cristiani, se i riti e i costumi degli Ebrei fossero avvolti nel più profondo mistero, simile accusa potrebbe forse comprendersi; ma essa riesce, oggigiorno, peggio che inesplicabile.

Tutti sanno che gli Ebrei hanno una speciale preghiera, lo _Sceman_, che devono ripetere almeno due volte al giorno, e che è per loro il simbolo della loro fede, ciò che il _Credo_ è pei cattolici, sicchè tutti i martiri ebrei, morirono collo _Sceman_ sulle labbra.

Ora i primi versetti di questa preghiera, di questo _credo_, sono testualmente i versetti 4–9 del libro VI del _Deuteronomio_, e quindi le parole: _Ama dunque il Signore Iddio con tutta l'anima tua e con tutto il tuo maggior potere_, che non sono altro che il 5º versetto del libro citato del Deuteronomio, forman proprio parte di questa preghiera quotidiana.

Ma non basta; chè gli Ebrei aggiustano tanta importanza a questo versetto, che secondo l'articolaio avrebbero invece posto in non cale, che oggi ancora pronunziandolo “all'oggetto di concentrare la loro attenzione sopra questa verità fondamentale della Religione, usano, dietro l'esempio di un antico dottore della legge, coprirsi gli occhi colla mano destra” (333).

Come ella vede a farlo apposta l'articolaio per una delle poche volte che ha accusato gli Ebrei, senza riprodurre calunnie trite e ritrite, ha avuto proprio la mano felice!

E chiedendo scusa a Lei, della lunga cicalata, depongo la penna, pregandola di credere che è con sommo dolore che devo dar posto ad uno scrittore della _Civiltà Cattolica_ fra un Rohling ed un Osman bey.

Gradisca, ecc.

CORRADO GUIDETTI _Dottore in lettere._

(325) Tur Orach Chaim, cap. DCXIX.

(326) _Chulin_, I, _a_.

(327) _Conciliorum coll._, t. IV, pag. 1389.

(328) Bolla, anno 1429.

(329) _Ex Cronica Gonfredi Vosiensis_, anno 1167, Dom. Bouquet, t. XII, p. 496.

(330) D'ARGENTRÉ, _Histoire de Bretagne_, libro IV, capo XXIII, p. 207.

(331) Dom. Bouquet. _His. d. Fr._, t. XII.

(332) _Ex Chronico Ademari Cabanensis_ ad an. 1020 in _Recueil des hist. de France_ di Dom. Bouquet, tomo X, p. 154. Cfr. MARY LAFON. _Hist. du midi de la France_, t. II, p. 122.

(333) MORTARA, _La religione israelitica compendiosamente esposta_, Mantova, Beretta, 1855, pag. 40.

2º G. B. BORELLI.

La questione semitica e la sua possibile soluzione.

Un senatore del Regno, l'on. G. B. Borelli, si è occupato dell'argomento che ci preoccupa in un opuscolo intitolato: la _Questione semitica e la sua possibile soluzione_. Il Borelli, diciamolo subito, conviene con noi che oggi la questione semitica è questione sociale non religiosa, e nemico come egli si addimostra di tutte “le superstizioni religiose e di tutte quelle modalità materiali di culto che isteriliscono ed ammorbano il sentimento religioso” vede la soluzione della questione nei matrimoni misti.

Alieni siccome siamo da ogni pregiudizio religioso, non proviamo nessuna ripugnanza per la soluzione proposta dall'on. Borelli. Gli osserviamo però che egli manca di logica.

Poichè egli ammette che il fanatismo religioso non entra per nulla nella persecuzione degli Israeliti, poichè egli ammette che gli Ebrei sono perseguitati “perchè assorbono e monopolizzano molti interessi commerciali ed industriali e sono in via di impossessarsi della maggior parte di essi” a che cosa crede egli di rimediare coi suoi matrimoni misti?

Se l'on. Borelli legge i giornali, egli vedrà che oggi il partito che aspira al sovvertimento sociale ha messo in pratica il principio della divisione del lavoro.

In quei paesi dove le maggiori ricchezze sono nelle mani dell'aristocrazia, giornalisti, indegni di questo nome, vanno racimolando nella storia tutto quanto può servire a gittar l'onta ed il discredito sugli eredi dei più grandi nomi storici; dove l'aristocrazia è povera, e perciò non odiata, e l'industria potente, sono gli industriali che si designano alle ire del popolino come sanguisughe efferate, come sfruttatori dei loro operai, ecc., ecc. Là infine dove gli Ebrei sono più ricchi è contro di essi che si eccitano le malvage passioni della plebe ignorante e fanatica.

Metta in pratica l'on. Borelli la sua panacea del matrimonio misto, vada anche anche più in là se vuole, converta tutti gli Ebrei al Cristianesimo, li copra magari della cocolla del cappuccino o li ascriva al terz'Ordine di San Francesco, e la questione muterà forse nome, ma resterà intatta.

Se tutti i membri della famiglia Rothschild si unissero in matrimonio con Cristiani, ciò non scemerebbe punto il numero degli invidiosi della loro fortuna.

E la questione sociale, come la questione semitica, è fatta di invidia.

Ora creda pure l'on. Borelli che l'invidia non si attutisce coi matrimoni misti.

Ciò che occorre, ciò che è necessario, è che i perseguitati di ieri, come i perseguitati d'oggi, come quelli di domani, tutti coloro insomma che hanno qualche cosa da perdere, si stringano in un fascio, che tutti concorrano a dissipare le calunnie che gli interessati vanno sobillando or contro una casta, or contro una Corporazione religiosa, or contro i seguaci di una credenza.

Il pericolo che minaccia gli uni, minaccia gli altri e l'Ebreo che ridesse delle persecuzioni che contro il clero cattolico si organizzarono in taluni paesi, non sarebbe meno insensato del Gesuita che plaudisse agli eccessi che i degni successori degli Unni, commettono in Ungheria.

Gli uni e gli altri riderebbero del trionfo dei loro nemici!

3º L'ANTISÉMITIQUE (giornale) — _Montdidier_.

Abbiamo sormontato quel disgusto che ad ogni uomo onesto ispirano la menzogna la più impudente e la calunnia la più schifosa, ed abbiamo letto, con scrupolosa attenzione, i primi dieci numeri dell'_Antisémitique_ che vede la luce a Montdidier collo scopo apparente di combattere gli Ebrei, collo scopo reale di combattere le convenzioni ferroviarie proposte dal ministero francese, e di farsi gettare nelle fameliche fauci un'offa dal Barone di Rothschild.

Il nostro coraggio nel leggere il giornale-libello non vogliamo sia inutile, sicchè daremo ai lettori nostri una breve recensione dell'immondo fogliaccio.

A dimostrare la sciocchezza e l'ignoranza crassa dei redattori di quel giornale, addurremo tre prove soltanto.

Nel suo sesto numero, annoverando gli Ebrei che occuparono altissime cariche in Europa, pone fra questi, non lo si indovinerebbe in mille, il cardinale Antonelli! E quasi ciò non bastasse, nel numero 8, ribadisce la strana asserzione con queste precise parole: _Le feu cardinal Antonelli qui était juif de sang et de naissance._

Come meravigliarsi dopo ciò che lo stesso giornale che tratta da ebreo un cardinale di Santa Chiesa, affermi, con sicumera tutta propria, che gli Ebrei esalano un odore speciale? e come meravigliarsi che difetti a tal segno di logica, da pubblicare, nel suo numero 9, una lettera d'un tal di Hervilly, — che pare voglia farsi credere letterato e poeta — il quale si lagna di tre scortesie ricevute dal conte di Larochefoucauld duca di Bisaccia, uno dei capi del partito cattolico francese, dalla duchessa di Magenta, la cui severa pietà è universalmente nota, e dalla principessa Riccardo di Metternich e trova che la colpa è, _risum teneatis_, degli Ebrei, che hanno bandito di Francia la cortesia francese!!

Parmi bastino questi tre esempi, a dimostrare che l'organo magno dell'antisemitismo francese è redatto da idioti; uno solo basterà a provare che è redatto da malvagi e lo trarrò dal solo articolo del giornale in cui non sia discorso di Ebrei.

È inserito nel numero 10 del giornale ed è tutto rivolto contro gli inglesi. E l'immondo libellista osa proporre che — in caso di guerra tra la Francia e l'Inghilterra — la Francia, calpestando i trattati che seguirono la guerra di Crimea, ristabilisca le lettere di marca e, per danneggiare la nemica potenza, si valga dell'opera infame dei corsari!!

Davvero che vi è da arrossire di dover, nell'ultimo quarto del XIX secolo, occuparsi di tali sanguinose aberrazioni.

Noi toccheremo dunque di questo giornale, soltanto perchè pur troppo, nel secolo nostro che pur si vanta illuminato, non vi ha voce, per quanto uscita da infame luogo, che non possa produrre le sue conseguenze.

E ce ne occupiamo anche perchè nell'_Antisémitique_ troviamo la conferma di parecchie fra le asserzioni che siam venuti mettendo innanzi nel corso di questo lavoruccio.

Abbiam detto che l'antisemitismo è una delle tante manifestazioni di quel mostro proteiforme che è il radicalismo, e nel numero 7 dell'_Antisémitique_ troviamo a proposito del famoso processo di Tisza Esslar e dell'equanime contegno di quel procuratore del Re, sig. Szeyffert, le seguenti parole:

“Nous ne sommes pas surpris d'apprendre que tous les membres du barreau presque tous _des démocrates et des ennemis déclarés du cléricalisme_ sont indignés de la partialité du procureur du roi Szeyffert.”

E quasi ciò non bastasse, l'_Antisémitique_ ci prova le strette relazioni che passan fra esso e la Massoneria francese, e nel numero 5 ne apprende che _les franc-maçons antijuifs sont innombrables_ (334) e nel numero 6 che _le nombre des maçons antisémites est légion_. Dichiarazioni queste di grandissima importanza, e perchè non contraddette dalla Massoneria francese e perchè scritte in un paese dove, chi ha un po' di memoria, non ha dimenticato gli aiuti che la Massoneria, col pretesto di porsi mediatrice fra la Comune ed il Governo di Versailles, ha prestato alla prima.

Abbiam detto che i persecutori dei Gesuiti sono ad un tempo i persecutori degli Ebrei e l'_Antisémitique_ ci porge, anche di questo prove abbondanti.

Nel num. 2 in una lettera ai suoi corrispondenti dichiara, parlando degli Ebrei: “Noi sapremo renderli in esecrazione al mondo intiero facendoli conoscere” e poche righe prima non ha trovato ingiuria più grave da scagliare contro gli Ebrei di questa: _Association jésuitique_. Notiamo, per semplice curiosità, e per mostrare più a nudo i sicari della penna che abbiam preso a smascherare, che essi nella stessa lettera si appropriano l'odiosa massima _il fine giustifica i mezzi_, che attribuita, a ragione od a torto, ai Gesuiti, fu meritamente stigmatizzata dalla coscienza di tutti gli onesti.

Non è infatti Rodin, od il padre d'Aigrigny, e non è neppure un ebreo, che esclama nell'articolo già citato: _Qu'importent les moyens quand le but est loyal!_

Nel numero 6 per eccitare l'odio verso quella eccellente, e veramente caritatevole Associazione che è l'_Alliance Israélite Universelle_, dice che essa si compone _d'autant de Jésuites et de Bonapartistes que de Juifs_ e rincara la dose nei numeri seguenti, e specialmente nell'8º, dove, in una corrispondenza da Londra, accusa due reverendi Padri della Compagnia di Gesù, di essersi legati in complicità con dei banchieri ebrei per commettere, non sappiamo qual grossa frode finanziaria, a proposito di un prestito della repubblica di Honduras!!

Infine abbiam detto che gli antisemiti attuali, non hanno che fare colla Chiesa cattolica e con nessuna Comunione cristiana, ed il nostro compiacente libellista prova anche più di quello che noi avevamo asserito.

Esso vien pubblicando dei così detti studi sulla Bibbia, dove, attingendo a piene mani agli scritti di Voltaire e di Pigault Lebrun, volge in ridicolo il Libro che è egualmente sacro ai Cristiani ed agli Ebrei, e che entrambe le Religioni hanno siccome rivelato. Una sola linea tolta da quel lavoro basterà a darne un concetto esatto. La tolgo dal num. 3: “_Les gens grossiers qui construisirent la Bible._”

Nel num. 10 poi lo stesso giornale ci dà la notizia che la società dei _Liberi Pensatori_ di Orléans ha deciso di escludere dal suo seno gli Ebrei, per ciò soltanto che sono Ebrei. Alla grazia di quei _Liberi Pensatori_!

Ho dimostrato che l'_Antisémitique_ non è soltanto idiota e malvagio, ma che è radicale, massone, persecutore dei Gesuiti, irrisore della Bibbia, negatore di ogni religione rivelata, libero pensatore.

Dopo ciò è difficile a spiegarsi che tre giornali cattolici abbiano annunziato con favore il giornale-libello.

Certamente tre in confronto di tutti i giornali cattolici che vedono la luce in Europa, non è gran cosa e questo numero scema di importanza ancora, quando si sappia che a comporre quel numero concorre un ridicolo giornaluccio di Modena, e l'_Univers_ di Parigi, che non seppe mai serbar misura in nessuna questione e che è l'organo del fanatismo il più cieco. Addolora invece trovare fra i giornali che accolsero favorevolmente il libello di Montdidier, l'_Ateneo_ di Torino, giornale cattolico nel buon senso della parola, e scevro da ogni fanatismo; e tanto più ci addolorano le parole che il giornale cittadino indirizzava nel suo numero del 10 giugno 1883, al libello di Montdidier, in quanto le vediamo accompagnate da una tenera ammonizioncella, che dimostra proprio il desiderio dell'_Ateneo_ di ricondurre il figliuol prodigo sulla buona strada.

Mettiam pegno che il 10 giugno l'egregio e reverendo teologo Biginelli non era in Torino, e che il saluto mandato dall'_Ateneo_ all'organo dell'antisemitismo e della pirateria è opera dello scaccino della parrocchia.

(334) L'antisemitismo non sarebbe cosa nuova in massoneria se è vero, e crediamo lo sia, quanto ci apprende la _Civiltà Cattolica_ (serie IX, vol V, p. 107), che tuttora dura in più luoghi e segnatamente in Austria ed in Germania, l'antica, e già comune, legge di escludere gli Ebrei dalle loggie.

4º OSMAN BEY. — _Gli Ebrei alla conquista del mondo_, IX Edizione Internazionale (_sic_) italiana, _aggiuntevi Rivelazioni sull'Alleanza Israelitica universale_. Venezia, Favaj 1883.

Allorquando un amico mi mandò da Venezia questo libricciattolo, conoscevo già di nome l'autore. È un grafomane, mezzo turco e mezzo russo, mezzo osmanli e mezzo cristiano, mezzo bey e mezzo gentiluomo, _semibovemque virum, semivirumque bovem_. Ho perciò lungamente esitato prima di dar luogo in questo mio lavoruccio ad una qualsiasi risposta, ed ho esitato specialmente, perchè, pei gentiluomini non turchi, vi è qualcheduno di più sacro della donna, del bimbo, del vecchio, del prete — queste quattro debolezze — ed è il soldato che tollerò, paziente, sanguinose offese.

Dopo che un signor prof. Ottolenghi di Venezia, rispondendo a questo signore, ha potuto scrivere impunemente queste parole: “Se osaste ripetermi in faccia che l'Italia s'è fatta coll'oro, getterei le mie scarpe nelle immondizie dopo aver loro fatto fare la vostra conoscenza” pare davvero poco decoroso l'occuparsi di questo bey.

Ma lo stesso amico che mi inviò l'opuscolo, mi previene ora che si è trovata nel Veneto una accolta di persone, non so se più imbecilli o maligne, per acquistare molte copie dell'opuscolo del bey e diffonderlo a larghe mani; è dunque forza occuparsi di questo libricciattolo e lo faremo.

Chi è Osman bey? La sua grafomania lo ha spinto a rivelarcelo egli stesso in un libro che col menzognero titolo: _Gli Inglesi in Oriente_ (335), non è che la storia sua e della sua famiglia. In quell'opuscolo il bey gitta a piene mani l'oltraggio sulla nobile figura di suo padre, il dottor Giulio Millingen, egregio medico e pubblicista inglese dimorante in Oriente, e su una sua stessa sorella, di cui tutta Venezia onora la profonda pietà, l'intemerato carattere, la contessa Evelina Millingen ne' Pisani.

Il bey è un rinnegato di tutte le nazioni, di tutte le religioni. Nato inglese, lo troviamo poi or turco, or russo; anglicano dapprima, poi cattolico e conte del papa, poi musulmano, ed ora crediamo greco-scismatico, il bey fu sin dalla sua prima infanzia il protagonista di un dramma religioso (336).

Adesso lo troviamo animato da un odio veemente, implacabile, contro gli Ebrei.

Duplice è la causa di quest'odio.

Il povero bey ha due nobili passioni nel cuore. Detesta, esecra la sua famiglia e la sua patria: l'Inghilterra.

Ora, sua sorella, costretta da lui ad una lite assurda, temeraria, affidò le sue ragioni ad un avvocato ebreo, l'illustre comm. Diena, onore del veneto foro, che ebbe anche l'impudenza di vincerla.

Apriti cielo; il bey impugna la sua penna e scrive, in sua favella, queste belle parole (337).

“Che una dama ultra-cattolica sia ridotta a farsi difendere da un israelita, non è la minore anomalìa che abbella codesto dramma.”

Questo per la famiglia.

Ma non basta, che un ebreo abbia osato assumere contro di lui la difesa di una sua sorella; egli vede “in Inghilterra il giudaismo onnipossente, mercè la sua alleanza con la Gran Brettagna. Interessi comuni stabilirono un cordiale accordo fra quelle due nazioni commerciali,” egli vede, o sogna, che il giudaismo mette a disposizione dell'Inghilterra, “l'influenza finanziaria di cui dispone ed il suo concorso commerciale” e raccapricciando, egli inglese, scorge che, “intanto che l'Inghilterra e la Russia si contendevano il primato sulla Turchia, il giudaismo servì d'ausilio alla prima facendo una guerra inesorabile alla Russia.”

Acciecato dall'odio pel suo paese, — nobile sentimento invero — il bey volle fulminare colla sua penna d'oca, molto d'oca, gli Ebrei che egli crede gli alleati dell'Inghilterra e lo fece con tanto acume, con tanto buon senso, che, dimenticando di avere scritto i brani che ho finora citato, scrive a pag. 55, del suo povero opuscolo, queste parole: “Quando l'Inghilterra e la Francia erano arbitre dell'Europa, il giudaismo si basava sulle loro influenze... dopo il 1867 disertarono la bandiera tricolore e la croce di San Giorgio.”

Ma perdoniamo al bey queste sue contraddizioni; perdoniamogli anche la sua ignoranza assoluta della nostra lingua che gli fa scrivere, come a pag. 63, _questa pretesta_ per questo pretesto, o come a pag. 64, _ciurma di intrighi_ invece di non so che; ed occupiamoci alquanto del suo opuscolo.

Prima però completiamo, con due citazioni dell'opuscolo stesso, il ritratto morale dell'autore. Il bey fu militare, e pose, è lui che lo dice, la sua nobile spada al servizio di un generale che proteggeva i briganti (pag. 5). Fu forse al servizio di questo generale che egli imparò la lealissima arte di polemica, di cui parla a pag. 75. “Fu necessario che io mi recassi a Parigi per impossessarmi (leggi: _rubare_), di trofei negli stessi uffici dell'Alleanza Israelitica.”

Ed ora vediamo cosa ci sa dire contro gli Ebrei questo rinnegato inglese, questo seida di un generale che protegge i briganti, questo polemista, che va in casa altrui, ad impossessarsi di trofei.

Avverto però che non rileverò le accuse contro gli Ebrei che il bey ripete, se già in altra parte di questo libro io abbia avuto ad occuparmene:

A pag. 13 accusa l'Ebreo di mancare d'amor proprio e soggiunge: “se voi l'insultate non ne farà caso alcuno.” Chi ha vissuto in società sa che vi sono Cristiani ed Ebrei assai suscettibili in materia d'onore, e Cristiani ed Ebrei privi di amor proprio: io, per esempio, conosco un bey, che professò tutte le religioni meno l'ebraica, e che non si risentì quando il prof. Ottolenghi lo minacciò per le stampe di prenderlo a pedate... nel beylicato.

Del resto questo bey ha, fra le tante sue virtù, quella di veder sempre il fuscello che è nell'occhio dell'Ebreo e di non veder mai la trave che è nel suo.

Se così non fosse, come oserebbe questo bey accusare gli Ebrei di essere insensibili ad ogni soddisfazione di amor proprio, e soltanto avidi di denaro, ricordandosi di aver scritto a pag. 216 di un altro suo libello, _gli Inglesi in Oriente_, queste precise parole:

“La stampa in Londra (_dice lui_), fu unanime a riscontrarvi dei meriti, (_in una sua opera_); questa fu la sola soddisfazione e il solo vantaggio, a ricompensa delle mie fatiche, un centinaio di sterline m'avrebbe meglio pagato.”

Ebreo d'un bey!

E se avesse meglio pensato ai casi suoi come avrebbe potuto scrivere a pag. 41 della sua compassionevole catilinaria contro gli Ebrei queste parole: “Gli Ebrei meriterebbero che si stigmatizzassero (_sintassi beylicale!_) col nome di lupi sotto pelle d'agnello; perchè in fin dei conti, tale è il nome che si deve dare a coloro che pretendono aver in una volta due nazionalità distinte.”