Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti
Part 13
“Si accusavano ancora i Cristiani di esser nemici del genere umano . . . . La carità che avevano gli uni per gli altri era una congiura odiosa . . . Le persecuzioni stesse di cui erano vittime erano un argomento di odio contro i Cristiani, venivano ritenuti colpevoli perchè dovunque erano come tali trattati e dal tremendo rigore dei supplizi si argomentava della enormità dei loro delitti; erano considerati come gente destinata alla morte, al rogo, alle forche, e se ne componevano loro sopranomi ingiuriosi (293). Ecco ciò che rendeva i Cristiani così odiosi al popolo ed agli ignoranti, ecco il fondamento di quanto, seguendo l'opinione comune, ne dicono Svetonio e Tacito. Svetonio dice che Claudio imperatore “_cacciò da Roma gli Ebrei che istigati da Cristo_ (294) _intrigavano senza posa_”, quasi che Gesù Cristo fosse ancor vivo e fosse divenuto capo di parte fra gli Ebrei. Annovera fra le buone azioni di Nerone l'aver fatto soffrire supplizi ai cristiani, _genti_, soggiunge, _di una superstizione nuova e malefica_ (295). Tacito (296) parlando del fuoco che Nerone fece appiccare a Roma per divertirsi, dice che egli ne accusò _genti odiose pei loro delitti che il popolo chiamava cristiani_ (297); poi aggiunge: _Questo nome veniva da Cristo che Ponzio Pilato aveva fatto giustiziare, imperatore Tiberio_. E questa perniciosa superstizione allora formatasi (298) si rialzava di nuovo non soltanto in Giudea sorgente del male, ma anche a Roma dove tutto quanto vi ha di nero e di infame nel mondo si riunisce e si pratica (299). Si presero dapprima coloro che confessavano, poi dietro le loro deposizioni una gran moltitudine fu convinta non tanto dell'incendio quanto dell'odio verso l'uman genere. Più innanzi li tratta da _colpevoli_, e da gente che meritavano gli ultimi esempi.”
I pochi ed oppressi seguaci della vera Fede essendo, col progresso dei tempi divenuti possenti e numerosi, la calunnia cessò di esercitarsi contro di loro, ma non scomparve per questo, rimase anzi intatta e solo mutarono le vittime, probabilmente altrettanto innocenti.
I Luciferiani ed altri eretici ebbero a subire le conseguenze della stessa calunnia.
Ad essi si addebitavano tenebrose conventicole nelle quali si calpestavano le leggi della morale e del più elementare pudore. I bambini, nati in seguito a queste tenebrose orgie, erano solennemente immolati pochi giorni dopo la loro nascita, il loro sangue raccolto con cura, il loro corpo bruciato, e le ceneri mescolate col sangue s'adoperavano a formare un pane che serviva all'eucarestia dei settarii (300). Questa accusa fu applicata anche ai Bogomili della Tracia ed agli Euchiti, di cui uno dei rami sembra essersi fuso coi Templari. Essa fu egualmente posta a carico dei Templari, con una variante però, che era per ottenere l'olio che doveva servire a consacrare l'idolo (_Bafometto_) che avrebbero avuto luogo i sacrifizi di bambini rimproverati ai Templarii: “Un enfant nouvel engendré d'un Templier et d'une pucelle estoit cuit et rosti au feu et toute la graisse ostée, et d'icelle estoit sacrée et oint leur idole (301)”. E sempre, nell'età dimezzo sopratutto, la fantasia popolare farneticava ora di bambini immolati, ora di bagni di sangue umano, adoperati come rimedio d'incurabili malattie cutanee. E di questo farnetico, se ne trovan tuttora le traccie nelle fiabe e ne' racconti tradizionali; onde sbuca fuori di quando in quando: ed il sospetto o l'odio del volgo attribuisce l'atto nefando, ora al tiranno esoso, ora a questo, ora a quello. Veggasi fra le _Ducento Novelle_, di Celio Maleyuni (Venezia 1609), quella intitolata _Matrimonio di Filenia, figliuola del Re d'Egitto_.
E nel _Cunto de li Cunte_, il trattenimento della Giornata III, ROSELLA, di cui ecco l'argomento: “Lo Gran turco, pe' farese no vagno de sango de signore, fa pigliare 'no prencepe. La figlia se ne 'nnamora; e se ne fujeno. La mamma l'arriva e le so tagliate le mano da lo Prencepe. Lo Gran Turco ne more de crepantiglia. Ma jastemmata la figliola da la mamma, lo Prencepe se ne scorda, ma, dopo varie astuzie, fatte da essa, torna a memmoria de lo marito e se gaudeno contente.”
Nè mancano monumenti che ci abbiano portato le prove di siffatta credenza. Il sacrificio di un bambino è rappresentato infatti su certi monumenti del medio evo, ma queste scolture portano dei segni evidenti della dottrina gnostica delle emanazioni, che non ha nulla a che fare cogli Ebrei (302).
In uno dei lati d'un cofanetto trovato presso Volterra, e che fece poi parte della collezione del duca di Blacas a Parigi, si vede raffigurato un fanciullo colla testa e le braccia pendenti nell'abbandono della morte: due uomini sono occupati a lavare il cadavere immerso per metà in una vasca. L'altro lato rappresenta questo cadavere posato su di un rogo le cui fiamme l'inviluppano. Uno degli assistenti volge la testa e se la nasconde fra le mani con un gesto di pietà e di orrore. Su un lato opposto del cofanetto è rappresentata la purificazione del cadavere.
Indubbiamente queste scolture rappresentano un rito religioso nel quale viene sacrificato un fanciullo.
Ma a chi apparteneva quel cofanetto? Ad Ebrei certamente no. Ed a noi basta quindi averne accennato l'esistenza per dimostrare come, questi riti sanguinosi sian forse stati, per lo passato, praticati da sêtte che cogli Ebrei non ebbero nulla di comune, e lasciamo ad altri il decidere se il cofanetto di Volterra appartenesse ai Templari, ai Gnostici od a qualsivoglia altra setta.
Anche un papa, Innocenzo VIII, fu accusato di aver fatto rapire de' fanciulli per sgozzarli e bagnarsi nel loro sangue (303), e la stessa accusa fu ripetuta quasi un secolo dopo contro un re di Francia, Francesco II, il marito della bella ed infelice Maria Stuarda, come ne fa fede il seguente brano della _Histoire Nationale de Paris et des Parisiens, par H. Gourdon de Genouillac_ (tom. II, 1882, pag. 3–4):
“Il y eut un certain nombre de gens pendus, vers la fin du 1559, pour avoir répandu une calomnie contre Catherine de Médicis et son fils; voici le fait: Le jeune roi s'étant trouvé malade à Fontainebleau, les médecins l'envoyèrent a Blois pour y respirer l'air natal, mais les gens du pays, prétendirent que ce n'etait pas de la fièvre quarte, comme le prétendaient les médecins, dont souffrait François, mais bien de la lèpre, et on raconta que plusieurs enfants avaient disparu depuis l'arrivée du roi, que ces enfants avaient été mis à mort pour que le roi pût prendre des bains de sang, remède qui convenait d'autant mieux au royal malade, que sa mère ne l'avait conçu que lorsque, d'après l'ordonnance du premier médecin Fernel, elle s'était décidée, après dix ans de stérilité, à ne remplir ses devoirs d'épouse que pendant certaines époques, où d'ordinaire les femmes s'en abstiennent. Ce bruit, habilement semé par les calvinistes, trouva vite de l'écho; des bords de la Loire il arriva à Paris, où il fut colporté partout, et le parlement dut sévir contre ces propagateurs; ce fut un prétexte tout trouvé pour arrêter et envoyer à la potence le gens suspects. On ne négligea pas de s'en servir, et plus d'un Parisien bavard alla réfléchir au Châtelet au danger qu'on court lorsqu'on a la langue trop longue.”
Malgrado la severa lezione, qualche secolo dopo la calunnia ricomparve in Francia, non più contro un re, ma vaga ed indeterminata; si accusarono delle sparizioni, pur troppo reali, di vari giovani, ora una principessa che si dilettava di bagni di sangue, ora, naturalmente, gli Ebrei; chi fossero i colpevoli ce lo dica il seguente brano delle _Mémoires tirés des Archives de la Police de Paris, pour servir a l'histoire de la morale et de la police depuis Louis XIV jusqu'à nos jours, par I. Peuchet_ (Paris, Levavasseur, 1868, 6 vol. in-8. Tom. I, pag. 144 e segg.):
“Eran già varî anni, dacchè il signor de la Reynie copriva, con soddisfazione generale, l'ufficio di luogotenente generale di polizia, allorquando nei principali quartieri di Parigi si diffuse repentinamente un grave panico occasionato da straordinarie sparizioni di persone.
“Nello spazio di circa quattro mesi, ventisei giovani, il più giovane dei quali aveva raggiunto il diciasettesimo anno, ed il più vecchio non toccava il venticinquesimo, sparirono, lasciando le rispettive famiglie inconsolabili per la loro perdita. Voci misteriose e contraddittorie circolavano a questo proposito nel sobborgo Sant'Antonio, che aveva in questa guisa perduto quattro o cinque bei giovani, figli di ebanisti e di mercanti di vecchi mobili. Le donnicciuole pretendevano che una principessa, la cui vita era posta in pericolo da una malattia di fegato, lottasse contro il male tuffandosi tutti i giorni in un bagno di sangue umano. Altri affermavano che gli Ebrei, per odio al Dio crocefisso, crocefiggessero di quando in quando dei Cristiani. Questa pazza opinione fortunatamente non prevalse. Ad ogni modo però Parigi era in preda al terrore ed alla desolazione. Il duca di Gêvre ne parlò al Re, e questi, quando il luogotenente di polizia si recò da lui, per l'ordinaria relazione, si lagnò vivamente che si tollerasse un simile succedersi di rapimenti che, senza dubbio, erano seguiti da morte violenta, perchè nessuno degli scomparsi aveva mai fatto ritorno.
“La Reynie, disperato pel malcontento espressogli dal Sovrano, se ne fece ritorno a Parigi; appena giuntovi chiamò a sé un agente abilissimo della sua amministrazione, certo Lecoq, di cui fino a quel giorno egli si era non inutilmente servito in tutte le occasioni difficili. Lecoq comparve ed il luogotenente di polizia gli manifestò il suo imbarazzo, parlò del malcontento del Re e fece tali promesse di ricompense che Lecoq, cedendo ad un sentimento di avidità, esclamò:
“— Andiamo! monsignore, vedo bene che per togliervi dall'imbarazzo dovrò rinnovare il sacrificio d'Abramo.
“Lecoq non si spiegò maggiormente ed il signor de la Reynie, che lo considerava come il suo migliore agente, lo congedò con un gesto col quale gli trasmetteva i poteri più estesi. A quei tempi negli uffici di polizia era in uso un linguaggio di cenni muti, specie di telegrafia la cui chiave non era nota che ad un piccolo numero di iniziati.
“Ecco il complemento indispensabile di questo singolare aneddoto.
“Una accolta di gente, predestinata al patibolo ed alle galere, si era costituita in associazione di malfattori. Il capo della banda procedeva in questa guisa. Una ricca inglese, moderna Messalina, che egli aveva reclutata nei suoi viaggi, serviva di richiamo ai giovani. Questi infelici, dopo aver appagato le voglie di quella femmina impudica, erano dati in preda agli assassini. Venivano uccisi e la testa separata dal busto. Questo era venduto agli studenti di chirurgia e la testa, probabilmente disseccata ed imbalsamata, serviva allora in Germania agli studi di una scienza, che ebbe di poi uno strano sviluppo. Intendiamo parlare della scienza di cui Gall e Spurzheim furono fra noi i propagatori.
“Il governo temette il divulgarsi di una tal serie di misfatti; furono presi provvedimenti per la punizione pronta, severa ed occulta dei colpevoli. Tutti furono impiccati. Anche la donna doveva essere dannata nel capo . . . . . ma il destino dispose altrimenti” (304).
Un altro fatto simile ebbe luogo anche a Parigi quasi nello stesso tempo; precisamente nel maggio 1750.
Ecco come viene narrato dal QUILLET, _Chronique de Passy_ (Tomo II, pag. 114). Anche questa volta traduciamo testualmente.
“Un agente di polizia, nella speranza di estorcere del denaro ad una sventurata madre gli rapì il figliuolo. Questa ne divenne furiosa; i suoi lagni furono così amari, i suoi gemiti così strazianti che tutto il quartiere ne fu commosso.
“Altre madri si unirono a lei; la voce corse che quel fanciullo non era il solo ad esser stato rapito ma che migliaia d'altri lo erano stati al pari di lui, e che il Re, novello Erode, stava per ricominciare la strage degli innocenti. Si giunse persino a dire che quei rapimenti avevano per oggetto l'esecuzione di prescrizioni mediche che ordinavano bagni di sangue umano, e del più puro, per guarire taluni gran signori sfiniti dalla lussuria e dai disordini.
“Queste voci sinistre, aggiunte ai gridi strazianti delle desolate madri, infiammarono gli spiriti. Parecchi uomini si aggiunsero loro e divennero furiosi. La sommossa ebbe principio nel sobborgo Sant'Antonio, ma ben presto i disordini si estesero in tutti i quartieri di Parigi. Ogni agente di polizia che cadeva in potere dei tumultuanti era messo a brani. Il popolaccio si dirigeva al palazzo del luogotenente di polizia, e non avrebbe tardato ad investirlo. Il luogotenente di allora, Berrier, che si era reso odioso per la sua aria dura e il suo procedere tirannico, fuggì. Qualcheduno dei suoi dipendenti, meno timido, fece aprire le porte. Questo colpo ardito intimidì i più furiosi; credettero si volesse loro tendere un agguato, e che una voragine stesse per aprirsi sotto i loro piedi e restarono immobili. Intanto le guardie francesi e le guardie svizzere si radunarono. Si aggiunsero loro due compagnie di moschettieri della guardia e diversi corpi della Casa del Re. Le orde indisciplinate dei tumultuanti furono circondate. Si mise la mano sui più accaniti dei quali la forca fece giustizia, gli altri fecero giudizio.
“Qualche mese dopo venne l'epoca del viaggio che il Re faceva annualmente a Compiègne. Per recarvisi si passava abitualmente da Parigi. Luigi XV non volle onorare colla sua presenza una città che aveva osato rivoltarsi, qualunque ne fosse stata la causa, e fece costruire in tutta fretta una strada fra Versailles e Saint Denis in modo da potersi recare al suo destino senza dover attraversare Parigi. È questa la strada che dicesi _le chemin de la Révolte_.”
Come si vede dalle, forse troppo numerose, citazioni che siamo venuti facendo, basta che un bambino sparisca, perchè subito il popolo farnetichi di bagni di sangue umano, di atroci riti religiosi, e si ricusi, sino a che l'evidenza non venga a convincerlo, a cercarne la spiegazione in qualche volgare delitto. Ci si consenta un'ultima citazione per provare la strana vitalità di tale superstizione che il volgo degli indotti e dei semi dotti, accoglie e ripete, per poco che gli accusati, o si elevino come i Papi ed i Re che abbiamo citato, al dissopra del comune per la loro posizione, o si circondino come i primi Cristiani, i Luciferiani, i Templarii di quel mistero che colpisce sempre le immaginazioni popolari.
Una rivista mensile che si pubblica a Mosca, il _Messager russe_, in un articolo riprodotto in giugno 1819 da diversi giornali francesi (305) ci ha fatto conoscere gli usi di due sêtte ancora esistenti in Russia, i _Khlysty_ e gli _Skoptsi_ (306) (_mutilati_).
Riti sanguinari, o pretesi tali, furono denunziati allo imperatore Alessandro in una memoria del metropolitano di Mosca. Secondo questa memoria, di cui un giornale di Pietroburgo pubblicò dei frammenti, quando una ragazza incompletamente mutilata concepisce, per opera di un uomo estraneo alla setta, e mette al mondo un ragazzo di sesso mascolino, gli _Skoptsi_, considerando questa nascita come un avvenimento miracoloso e come una benedizione del cielo, immolano il neonato alla mezzanotte del settimo giorno dopo la sua nascita; lo lavano in seguito nell'acqua tiepida, avendo cura di spremere dalla sua ferita la maggior quantità di sangue possibile. L'acqua in cui il fanciullo è stato immerso si conserva come cosa sacra. Quanto al corpo è deposto in un vaso pieno di zucchero polverizzato dove si giunge a disseccarlo. È in seguito ridotto in polvere, e questa polvere entra nella confezione dei pani consacrati che i settari tagliano a pezzi e distribuiscono agli assistenti alla fine delle loro riunioni. È questo ciò che essi nominano la grande comunione della carne dell'agnello, in opposizione a quella di sangue che si fa con quella con cui la vittima venne purificata. I giornali russi assicurano che questi fatti, denunciati dal metropolitano di Mosca, Mgr. Platone, vennero constatati da una inchiesta ufficiale.
Potremmo citare altri fatti a dozzine per provare che questa accusa di giovarsi del sangue umano pei riti tenebrosi è vecchia quanto il mondo, ma ogni cosa ha un limite e temiamo ne abbia uno anche la pazienza dei lettori che consentirono a seguirci sin qui, sicchè ci limiteremo a citare un ultimo fatto quasi incredibile. Chi vorrebbe credere infatti che un dotto letterato francese, e cattolico di nascita, se non di convinzione, Arsène Houssaye potè, non sono ancora cinque anni, calunniare i cattolici, di epoche a noi vicine, asserendo che sino al XV ed al XVI secolo si massacravano dai cattolici dei bambini per convertire in reliquie i loro ossami?
Traduco letteralmente un brano di un articolo dell'Houssaye, sul museo Basilewski, pubblicato nel _Gaulois_ del 24 dicembre 1879:
“Ecco per esempio uno smalto che rappresenta il Massacro degli Innocenti. Cosa pensereste se io vi dicessi che più di una chiesa in Francia contiene ancora delle cripte in cui si trova il pozzo dei sacrifizi? Si conosce così male la storia che non mi si crederà quando affermerò che, sino al quindicesimo secolo, e fors'anche fino al sedicesimo, vi furono il venerdì santo dei fanciulli immolati. A Caen e a Tournus si trovarono degli ossami che fanno fede ancora di questi sacrifizi umani — perdonatemi il sacrilegio — volevo dire inumani”.
Provata dunque la facilità con cui simili accuse calunniose si riprodussero sempre, e trovarono sempre credenza, qual meraviglia se bastò qualche assassinio isolato e non ispirato certamente a scopo religioso, perchè se ne accusassero gli Ebrei, quegli Ebrei che a Strasburgo, nel Delfinato ed altrove, si erano, ben inteso sotto la tortura, confessati autori della peste, sicchè fu necessaria una bolla del papa che li scagionasse dalla strana accusa (307), quegli Ebrei che dovevano ritenersi capaci di ogni scelleraggine (308) dacchè San Giovanni Grisostomo (309) aveva potuto dire che “le sinagoghe erano case di prostituzione, covili di bestie feroci, domicilio dei Demoni e che non vi si adorava Dio, perchè non vi si adorava il figlio, e che colui che conosce il padre conosce il figlio e che il culto che vi si rende si termina al Demonio perchè Dio l'ha abbandonato.”
Quando personaggi, come San Giovanni Grisostomo, coi loro scritti, rendono siffattamente odiosa una parte della popolazione, non deve recar meraviglia che ogni più strana accusa contro di questa trovi credenza.
Data la facilità con cui il volgo crede sempre ad accuse di questa natura, data l'ignoranza dei tempi, dato il fanatismo contro gli Ebrei, eccitato dal Grisostomo, e dai troppo numerosi suoi seguaci, dobbiamo anzi meravigliarci assaissimo se tutte le volte che furono accusati di aver assassinato un cristiano non furono condannati, ed invece abbiamo già veduto come, in tutti i tempi, uomini imparziali ed onesti, di tutte le credenze, abbiano protestato contro la calunnia di cui eran vittima gli Ebrei.
Ma se è agevol cosa il dimostrare l'assoluta falsità della accusa mossa agli Ebrei di giovarsi di sangue umano per scopi rituali, o magici (310), sarebbe impossibile il dimostrare che qualche bambino cristiano non sia caduto talvolta vittima di un assassino ebreo.
Gli Ebrei erano nei secoli passati universalmente odiati. Quando la Chiesa Cristiana aveva raggiunto nel mondo civile il suo ideale, l'unità della Fede, gli Ebrei soli, razza maledetta e dispersa, restarono a guastare la simmetria ammirabile di questa unità.
In mezzo a popoli che, concordi, piegavano le ginocchia dinanzi al Redentore del Mondo, restavano soli a negarlo i pochi ed avviliti discendenti di coloro che lo avevano trascinato al disonor del Golgota.
Qual meraviglia che perciò soltanto essi fossero oggetto della universale esecrazione? (311) Oppressi, umiliati, fatti segno ad ogni più orrenda persecuzione, gli Ebrei reagivano colle armi dei deboli, e le armi dei deboli non furono mai generose.
Da qui recrudescenza d'odio nei persecutori, e l'odio non partorì mai amore, che si sappia.
Chi potrebbe negare che qualche Ebreo, cacciato dalla patria, insidiato nella sua fede, nei suoi averi, diseredato persino del culto dei propri morti, come troppo spesso avveniva nei tempi più caliginosi del medio evo, imbattendosi un giorno nel figlio di uno dei suoi oppressori, lo abbia sgozzato?
Chi rivangasse gli annali del delitto, in tutti i paesi, vi troverebbe registrate a centinaia storie di innocenti fanciulli uccisi da vigliacchi assassini per vendicarsi dei loro parenti.
E quantunque le statistiche criminali di tutti i tempi e di tutti i paesi ci provino come l'Ebreo rifugga dal sangue, vorremmo, potremmo noi negare, che mai uno di questi assassini sia stato ebreo, una di queste vittime cristiana?
Certamente no; ma la stessa franchezza con cui noi, senza averne le prove — perchè, ripetiamolo, non son prove per noi quelle estorte dalla tortura — pure riconosciamo non impossibile che qualche fatto di questo genere abbia potuto accadere per opera di un individuo ebreo, spinto da un sentimento di vendetta, questa stessa nostra franchezza ci dà diritto ad esser pienamente creduti allorquando recisamente neghiamo che gli Ebrei abbiano per precetto religioso di valersi in certe cerimonie del sangue di un fanciullo cristiano.
Ammettiamo pure una di queste isolate vendette. Nessun processo ne fa fede, perocchè agli occhi dell'odierna critica non hanno valore i processi istituiti sotto il regime della tortura; ammettiamo pure questo caso isolato, che ci gioverà a comprendere, a spiegarci come l'orribile calunnia abbia potuto esser messa in giro la prima volta, ma respingiamo, fino a che non saranno addotte prove categoriche in argomento — e sarà impossibile addurle, perchè non esiste il fatto — ogni accusa generica che si volesse formulare contro gli Ebrei a tale proposito.
Tanto varrebbe, perchè un Umiliato attentò alla vita di San Carlo Borromeo, perchè un prete assassinò un Arcivescovo di Parigi, dire che i frati e i preti cattolici hanno per dovere religioso di ammazzare Santi ed Arcivescovi!
È certo che dacchè esistono Cristiani ed Ebrei qualche ebreo avrà ammazzato un cristiano; è probabile, probabilissimo anzi, che qualche fanciullo cristiano sia caduto vittima di un assassino ebreo, ma non è nè certo, nè probabile, nè possibile che l'assassino sia stato mosso da scopo religioso a compiere il suo misfatto.
Ciò invece che, se non è certo, è però assai possibile ed assai probabile è che, accaduto, per chi sa qual motivo, l'eccidio di un fanciullo cristiano ad opera di un ebreo, i nemici degli Ebrei — quelli stessi che andavano diffondendo contro di loro le più strane ed inverosimili accuse — si siano fatta un'arma di questo fatto isolato per coinvolgere tutti gli Ebrei nella stessa accusa, accusa che, già lo vedemmo, deve essere facilmente accolta dai volghi come quella che fu spesso lanciata or contro l'uno or contro l'altro.
Abbiamo detto però e ripetiamo che se vi era un popolo che dovesse andar immune da questa orribile accusa era certamente il popolo ebreo.