Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti
Part 12
“Che fra queste pratiche giudaico-talmudiche vi sia anche quella di _comunicarsi la Pasqua col cuore di un fanciullo cristiano assassinato_ questo noi nol crediamo: nè se ne trova a nostra notizia cenno nel Talmud e neanche sappiamo che mai sia stato formato sopra un tale misfatto un regolare autentico processo. Ma quanto alla legge ed alla pratica talmudica di assassinare dei cristiani fanciulli e non fanciulli per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi nelle feste pasquali, questa è legge fondata nel Talmud, e praticata più volte dai Giudei come consta da molti processi anche recenti (_ma, articolaio del mio cuore, se è fondata nel Talmud, non dovrebbe constare dal Talmud stesso, anzichè dai processi?_) secondo che fu già da molti e sarà anche da noi colla scorta dei processi ampiamente, chiaramente ed indubbiamente dimostrato”.
Che sorta di ciuco sia l'articolaio della _Civiltà_ dimostreremo a luce meridiana in una lettera indirizzata al chiarissimo direttore di quel periodico, lettera che i nostri lettori troveranno più innanzi; ma qui non si tratta di maggior o minor dottrina, ma bensì di spudorate calunnie, tanto più infami, in quanto che scritte su di una imputazione che costò già la vita a molti innocenti e scritte allorquando pendevano processi sull'argomento, coll'evidente intento di esercitare, mercè l'autorità del giornale che le accoglieva, una pressione sull'animo dei giudici (279).
Affermiamo dunque che nel brano succitato sono più le infamie, e le menzogne scientemente scritte, di quello che non siano le parole — e lo proviamo:
1. Che razza di papi, e che razza di uomini, sarebbero stati Gregorio IX ed Innocenzo IV se, sapendo che gli Ebrei avevan per obbligo di uccidere fanciulli cristiani per compiere tenebrosi riti, avessero impiegato la loro parola a scagionare gli Ebrei dall'accusa _di comunicarsi col cuore di un fanciullo cristiano_? Che la religione mosaica non abbia nulla di simile al Sacramento della Eucaristia sanno anche i bimbi; e quei papi sarebbero stati i peggiori fra i malfattori se, arzigogolando sulle parole, come un volgare scrittore della _Civiltà_, avessero detto ai Cristiani: _Non è vero che gli Ebrei ammazzino i fanciulli per comunicarsi col loro cuore_, sottointendendo, con strana restrizione mentale, _ma li ammazzano per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi_.
Ingiuria più atroce e più insana di questa, verso la memoria di due Sommi Pontefici, non poteva scagliarsi da nessun ebreo, da nessun ateo, da nessun nemico della Chiesa, ed è bello, è istruttivo sopratutto, che l'abbia scagliata un articolaio della _Civiltà Cattolica_.
2. _Assassinare dei cristiani fanciulli e non fanciulli per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi nelle feste pasquali, questa è_ LEGGE FONDATA SUL TALMUD.
Chi asserisce ha sempre avuto l'obbligo di provare. Noi, per esempio, affermiamo qui anche una volta che l'odio dell'articolaio e dei pari suoi contro il Talmud proviene da ciò: che, mentre essi desiderano la immediata conversione degli Ebrei (V. _Civiltà Catt._, Quaderno 814, p. 487), quel libro tanto esecrato giovò specialmente a confermare gli Ebrei nella loro fede, e, siccome lo affermiamo, lo proviamo subito, citando le parole di un autore ultra-cattolico, il Rohrbacher (280): “Questa raccolta di tradizioni farisaiche (il Talmud) chiosate, predicate dai rabbini, è appunto, siccome pare, il maggior impedimento alla conversione dei giudei”.
L'articolaio invece, asserendo che nel Talmud è fatta agli Ebrei prescrizione di celebrare l'orrendo rito, afferma, ma non prova, e sì che la prova qui era tanto facile e semplice, bastava citare il trattato ed il foglio del Talmud dove si trova imposto agli Ebrei il nefando rito.
Ma questo l'articolaio non potè fare per una ragione semplicissima; ed è che frammezzo alle bellissime cose ed alle matte stranezze di cui riboccano i dodici volumi in foglio del Talmud, non vi è una riga, neppur una, che possa, per quanto torta e ritorta, venire in appoggio alla bieca accusa.
Sa invece l'articolaio cosa c'è nel Talmud?
Legga l'articolaio, se li sa leggere, per tacer d'altri, i trattati _Choiln_, _Keridut_, _Pesachim_, _Jebamoth_, _Zevachim_ e vi troverà ad ogni pie' sospinto rinnovato il divieto fatto agli Ebrei dalla Bibbia (281) di cibarsi di sangue, e non solo lo troverà rinnovato, ma lo troverà aggravato da tutte quelle _siepi_ che, secondo il detto talmudico, i Rabbini si sono piaciuti a porre attorno alla legge di Dio per renderne più sicura la osservanza. E perciò non soltanto troverà vietato l'uso del sangue di animali, ma troverà minuziose, ridicole prescrizioni perchè i cibi sieno preparati in modo che non vi rimanga la più piccola traccia di sangue, troverà persino fatto divieto all'ebreo di inghiottire il boccone che ha in bocca, se per caso venisse, mentre lo sta masticando, ad uscirgli una goccia di sangue dalle gengive, o di sorbire un uovo nel quale si trovi una goccia di sangue.
Rida finchè vuole l'articolaio di queste minuzie e noi rideremo con lui, e di buon cuore; ma, vivaddio, non accusi coloro che le osservano di pasti da antropofaghi.
Che se poi l'articolaio fosse vago di sapere cosa pensano i padri del Talmud dello omicidio, gli diremo che al tempo delle persecuzioni di Trajano, raccoltisi i maestri del Giudaismo in segreto consiglio, stabilirono: che qualunque ebreo potesse tenersi sciolto dall'obbligo di adempiere i riti religiosi, ognora che ne potesse seguire pericolo di morte; e che solo per sottrarsi a un atto di idolatria, all'OMICIDIO e all'adulterio fosse cosa onorevole e giusta, spendere la propria vita (282).
E questa opinione è cento volte ripetuta nel Talmud dove a tacere d'altri mille passi si legge anche il seguente:
“Chi versa il sangue dell'uomo sarà versato il suo sangue.
“Molti è vero, hanno le mani lorde di sangue umano, eppure muoiono tranquillamente nel letto loro. Ma il loro sangue sarà versato nel giorno del giudizio (283)”.
E se ciò non basta all'articolaio, se non gli basta la dichiarazione dell'_Unità Cattolica_ di non aver trovato nel Talmud nessun precetto che comandi o consigli il nefando rito, ci stia a sentire; non potremo esser brevi, e ne chiediam venia ai lettori, ma vorremmo farla finita una buona volta con questa stolida calunnia.
Vi è all'Università di Praga, un I. R. professore di antichità giudaiche, che dopo essersi fatto una bella fama di cretino sostenendo i pretesi miracoli della stigmatizzata Lateau (284), e coprendo di contumelie i protestanti, ha pensato in occasione del processo di Tisza-Eszlar di riconfermarla, mandando fuori parecchie sue cicalate, intese a dimostrare come gli Ebrei facciano uso pei loro riti di sangue cristiano.
Queste cicalate provocarono le risa di tutti i dotti di Europa, senza distinzione di culto; fu provato che il Rohling è un vigliacco calunniatore, un ignorante di tre cotte, nella migliore ipotesi, un mattoide della più bell'acqua.
Ma tutte queste qualità che rendono il Rohling indegno di esser citato a qualsivoglia persona seria, lo costituiscono invece la più bella, la più luminosa autorità che possa opporsi all'articolaio della _Civiltà_. _Similia similibus._
Ora questo Rohling, in una lettera, scritta il 19 giugno 1883, al famoso deputato antisemita ungherese Geza di Onody, lettera che venne riprodotta il 24 giugno nell'_Ungarischer Grenzbotes_ di Presburgo scrive queste precise parole: “Avevo detto nella mia _Antwort an die Rabbinen_ che io non avevo trovato nel Talmud — per quanto ne conosciamo delle edizioni stampate — nessuna prova dell'assassinio ritualmente ordinato agli Ebrei”.
Mentre quindi l'articolaio, poco _civile_ e meno _cattolico_, con quella sicumera che si addice alla sua ignoranza, afferma nel 1881 questa legge di sangue fondata nel Talmud, due anni dopo, il suo degnissimo Rohling, professore di antichità giudaiche, è costretto ad affermare che non seppe trovare nel Talmud una riga che facesse al caso suo.
Prevediamo però l'obbiezione che si potrebbe farci. Si potrebbe dirci che la malafede del Rohling è uguagliata soltanto dalla sua crassa ignoranza, sicchè nessun uomo, per poco che si rispetti, è obbligato a prestar fede alle sue parole.
E rispondendo così anche l'articolaio sarebbe perfettamente nel suo diritto e nessuno saprebbe dargli torto.
Ma cosa, risponderebbe, di grazia, alla testimonianza di due principi della Chiesa, emessa in occasione di un recente processo e citata da un giornale non sospetto: la _Gazzette de France_ del 2 luglio 1883? Stia a sentire, l'articolaio:
“In occasione del processo di Tisza-Eszlar il dottor Samassa, arcivescovo d'Erlau, ed il cardinale Luigi Haynald, arcivescovo di Kalocza, non esitarono a dichiarare che in NESSUNO dei libri religiosi degli Ebrei si contenevano simili prescrizioni.”
Ma taluno a corto di migliori argomenti, ci dirà che se non è nel Talmud stampato, può essere in qualcuno dei manoscritti antichi.
Rispondiamo che cataste di quei manoscritti furono sequestrate in _illo tempore_, da preti e da frati, in tanta copia che oggi riescono rarissimi, sicchè il solo completo che si conosca è quello della Biblioteca Reale di Monaco. Ora questi preti e questi frati, se vi avessero trovato la nefanda legge, avrebbero avuto l'obbligo sacrosanto di renderla pubblica.
Non l'hanno fatto? segno evidente che non hanno trovato niente.
E siccome conosciamo e disprezziamo il modo di polemizzare dei nostri avversari e non vogliamo servirci dell'arte loro di citar una riga di uno scritto per snaturarne il concetto, così confesseremo francamente che il Rohling, nella lettera citata, prosegue affermando di aver trovato l'obbligo imposto agli Ebrei di far uso di sangue, in un libro stampato nel 1868 a Gerusalemme.
Ma, il degnissimo compare, non sa e non può citare il titolo del libro, perchè egli non ha fatto che copiare una calunnia messa in giro da un immondo libello antisemitico, il _Paderboner Judenspiegel_, siccome luminosamente dimostra l'illustre Delistsch, un cristiano, professore della facoltà di Teologia di Lipsia, nel _Pester Lloyd_ del 16 marzo 1883.
3. L'ultima infamia che leggesi nelle poche righe dello sconcio articolo, che ci piacque riferire, è nelle parole: _che fu già da molti e sarà anche da noi, colla scorta dei processi, ampiamente, chiaramente ed indubbiamente dimostrato._
Siccome _infinitus est numerus stultorum_, non abbiamo difficoltà ad ammettere che molti abbiano voluto trarre da quei processi una illazione qualsiasi.
I processi in proposito furono molti, moltissimi anzi, e noi ne abbiamo ricordati una buona serqua.
Ma chiediamo, non all'articolaio, evidentemente convinto essere il medio evo il periodo più splendido della storia dell'umanità, ma a qualunque uomo non sia del tutto cretinizzato dal fanatismo, che valore abbiano tutti i processi nei quali gli imputati, ed anco i testimoni se occorre, sono assoggettati alle torture.
Ce lo dica il Fleury, quando narra che ai servi dei primi cristiani si estorceva coi tormenti la confessione dei pretesi infanticidii commessi dai loro padroni.
E se l'autorità del Fleury non basta, adduciamo quella di tale che fu ad un tempo un Santo, ed un Pontefice, San Nicola I (858–867), e perchè non ci si accusi di falsare le citazioni, riferiamo l'opinione di questo Santo Pontefice tal quale come la riferisce uno scrittore, cui, è a sperare, non si negherà fede (285):
“Il papa S. Nicolò I, rispetto all'usanza che avevano i giudici di porre alla tortura i sospetti di alcun delitto, dichiara non ammessa nè dalla divina nè dalla umana legge, vale a dire dalla romana; volontaria, dice, dovendo esser la confessione e non forzata. Per la tortura può un innocente patir eccessivamente senza nulla confessare; e in tal caso la è un'empietà da parte del giudice: o, vinto dal dolore, dirsi reo, quand'anche non sia; empietà, anche allora non minore da parte del giudice.”
Ora, dopo avere dimostrato come un Papa del IX secolo la pensasse, in materia di processi istruiti col mezzo della tortura, invitiamo l'articolaio a por mente che tutti i processi, che ebbero esito fatale per gli Ebrei, furono istruiti mercè quel mezzo, che egli probabilmente deplora in cuor suo di non poter applicare all'autore di queste pagine. E quasi questa infamia della tortura non bastasse a togliere ogni valore a questi processi, è opportuno ricordare che in molti fra essi, e specialmente nei primi, cioè in quelli che più degli altri giovarono ad accreditare lo stolto pregiudizio contro gli Ebrei, la prova della loro pretesa colpabilità fu ottenuta mercè il giudizio di Dio. Così avvenne, per esempio, a Blois nel 1171. L'unico testimonio che accusava gli Ebrei fu posto sul fiume dentro una barca ed essendo egli riescito a salvarsi, la sua accusa venne tenuta per vera.
Ed è sulla base di tali processi che l'articolaio vuole _ampiamente, chiaramente, indubbiamente_ dimostrare?
Non è difficile che, in mancanza di altri argomenti, ci si opponga l'antichità della accusa, il numero grande delle vittime, e dei relativi processi, l'universale diffusione della accusa; i soliti argomenti, insomma, di tutti quelli che non ne hanno di migliori.
Rispondiamo:
Quale colta persona crede oggi giorno che vi sieno mai state persone capaci di diffondere ad arte pestilenze e morbi?
Eppure le storie riboccano di processi contro i pretesi untori; ed oggi ancora una grave epidemia non si manifesta in un paese, senza che la plebe non accusi questo o quello di diffondere il morbo, e nella prima metà del nostro secolo ancora, Parigi, il cervello d'Europa, vide dei pretesi avvelenatori uccisi a furor di plebe (286).
Chi crede oggi alle streghe, ai commerci col demonio, a tutto quanto farneticavano, su questi argomenti, i nostri buoni nonni?
Eppure le storie abbondano di processi contro streghe, le quali furono, non soltanto convinte di reati impossibili, ma persino confesse; eppure le vecchie biblioteche sono ingombre di volumi in cui si tracciano ai giudici le vie da seguire per giungere alla scoperta di delitti che il progresso della umana ragione dimostrò non poter accadere; eppure non sono tanto remoti i tempi obbrobriosi nei quali un sacerdote cattolico, Urbano Grandier, veniva accusato di aver stregato diciassette monache di Loudun, in cui si costringeva un'altro curato, il Gianfredi, a confessare che aveva soffiato il diavolo nel corpo di Maddalena Lapallu ed in cui si vide il gesuita Girard sul punto di essere condannato al rogo, per aver gittato un sortilegio sulla Cadière.
Se i processi contro gli untori, se quelli contro le streghe, non bastano a farci persuasi che un uomo possa diffondere una pestilenza senza esserne la prima vittima, che una donna possa attraversare dozzine di leghe, a cavallo di una scopa, perchè i processi contro gli Ebrei avranno, soli, virtù di persuaderci che essi facciano uso di sangue cristiano nei loro riti?
Nè maggior autorità dei processi, ha la antichità della accusa. Ciò che forma il principale pericolo di ogni calunnia è questo appunto: che per quanto luminosamente smentita dai fatti, e dalla ragione, essa persiste sempre in talune menti più ottuse, sicchè, quando sembra completamente vinta e debellata, la si vede poi ogni qual tratto rinascere più viva e rigogliosa che mai.
Circa all'esser stata questa accusa mossa agli Ebrei in tempi e luoghi diversissimi, locchè può parer prova della sua veridicità, rispondiamo subito che, in tempi ed in paesi diversissimi, si credette agli untori ed alle streghe; che la chiromanzia ebbe seguaci fra i greci antichi e fra i moderni francesi; che all'astrologia credettero, per tacer d'altri, gli antichi Caldei, gli Arabi del medio evo, e gli uomini più colti di tutti i paesi sino a pochi secoli or sono; e che oggi noi ridiamo di tutte queste cose, e ci faremmo beffe di chiunque invocasse, sul serio, l'argomento dell'universale diffusione che ebbero in passato queste credenze per persuaderci della loro verità.
La progredita civiltà dell'epoca nostra non impedisce poi che anche oggi perdurino talune incredibili superstizioni. I montanari di Scozia credono ancora che un tale e tal lago abbia il suo _kelpie_ e il suo _caval d'acqua_; nel fondo di certe provincie di Francia i contadini son lungi dal negar fede al lupo mannaro; e qui, nella nostra Italia, il romano, per non dir d'altri, crede ancora al cattivo occhio e gli ospedali di Napoli ricevono, ogni anno, qualche infelice martoriato da malvagi superstiziosi, che pretendono ottenere in tal guisa i numeri del lotto.
Un'ultima osservazione ci rimane poi a fare circa il preteso valore dei numerosi processi che si fecero, con esito diverso, contro gli Ebrei.
L'articolaio stesso osserva, che man mano che un paese va incivilendosi, i processi di questo genere divengono più rari, mentre sono tanto più frequenti, e hanno esito peggiore per gli Ebrei, quanto più avvengono in epoche remote ed in paesi meno civili.
In Inghilterra, dacchè gli ebrei vi furono richiamati dal protettore Cromwell, non ebbe più luogo nessun processo di tale natura. In Francia non se ne ebbe nessuno, dopo la sentenza del parlamento di Metz che dannò a morte Raphael Levi (16 giugno 1670), sentenza che è riconosciuta da tutti come un errore giudiziario e contro cui si scagliò un venerando ed illustre sacerdote cattolico, il padre Simon dell'Oratorio.
In Italia l'ultimo processo, che terminasse con una condanna, risale al 1480. Vi furono bensì, varie volte dopo, dei tentati ammutinamenti contro gli Ebrei, come a Casale Monferrato nel 1611, a Mantova nel 1824, per pretese sparizioni di fanciulli che poi vennero trovati vivi e sani.
Un immondo libello pubblicato l'anno scorso a Prato, libello al quale non è certamente estranea la mano dello articolaio della _Civiltà_, col titolo _Il sangue cristiano nei riti ebraici della moderna sinagoga_ reca un lungo elenco di pretesi assassinii rituali commessi dagli Ebrei; ora da quell'elenco stesso desumiamo che nel corso di questi due ultimi secoli nessuno di questi assassinii fu commesso in Francia, Inghilterra, Italia o Germania; tutti i segnalati hanno per teatro la Polonia, l'Ungheria, la Russia e l'Oriente.
Abbiamo già dimostrato che una è la religione mosaica in tutti i tempi ed in tutti i paesi, sicchè dal fatto che simili processi divengono impossibili nei paesi civili, non è lecito dedurre la conseguenza che gli Ebrei di questi paesi si astengano dal compiere quello che, secondo i loro nemici, sarebbe per essi un dovere di coscienza; ma ben piuttosto è logico l'argomentare che il progredire della civiltà renda impossibile nonchè il condannare neppure l'iniziare processi sopra una così stolida accusa. E persino in Germania, la terra classica dell'antisemitismo e dei processi inverosimili, se crediamo al seguente fatto narrato mesi sono dai giornali, pare, o articolaio diletto, che il tempo cessi d'esser propizio agli arrosti.
“Sino dal 22 gennaio 1883, a Skurz, paese di due mila abitanti, nella Prussia occidentale, presso Danzica, fu rinvenuto il cadavere mutilato di un ragazzo di 15 anni. La voce popolare accusò del misfatto gli Ebrei, asserendo che essi avevano assassinato il ragazzo per servirsi del suo sangue ne' loro riti religiosi. Un ebreo, certo Josephsohn, come sospetto dell'orribile delitto, fu subito arrestato. Malgrado _precise deposizioni di testimoni, che dichiaravano di aver veduto ed udito tutto_, non si poterono ottenere prove sicure contro di lui. Adesso la direzione della polizia di Berlino ha spedito a Skurz un valente commissario di polizia, il quale ha potuto fare la luce su lo strano avvenimento e scoprire il vero autore dell'assassinio nella persona del macellaio cattolico Giuseppe Behrendt. Costui, più di tutti, aveva gridato contro gli Ebrei e con minaccie era riuscito a indurre uno de' principali testimoni del misfatto a deporre di aver veduto sul luogo l'ebreo Josephsohn. Il Behrendt è stato, sul momento, tratto in arresto” (287).
Dopo ciò, — con buona venia dell'articolaio, passiamo ad occuparci di altro, lieti di avergli dimostrato:
1. Che ha calunniato due papi.
2. Che ha mentito, tirando pei piedi quel povero Talmud, che probabilmente non conosce neppur di vista, e che c'entra in tutto ciò quanto la _Civiltà_ ed il _Cattolicismo_ nei suoi articoli.
3. Che i processi su cui si appoggia contano giusto altrettanto quanto la sua scienza talmudica, e la sua critica, perocchè nessun uomo di senno presta fede ai processi nei quali, come ebbe a dire il poeta:
La torture interroge et la douleur répond
a processi che giustificherebbero quasi il detto di Voltaire: “Giudizio tanto più cristiano, quanto più sprovvisto di prove”.
Giunti a questo punto potremmo credere di averla finita coll'increscioso argomento, se non ci rimanesse ad indagare quali sieno le origini di questa abbominevole calunnia, quali le ragioni per le quali potè diffondersi ed acquistar credenza, a carico specialmente di un popolo che avrebbe dovuto esser l'ultimo a venir fatto segno a così stolida accusa.
L'ingegno umano non è tanto ferace in maligne invenzioni quanto comunemente si crede, e questa, del servirsi del sangue umano per riti tenebrosi, non è stata rivolta contro gli Ebrei soltanto, ma contro molte altre sette, molte altre persone.
Ed è naturale; perocchè l'identità del sangue e della vita fu per tutta l'antichità assioma quasi indiscusso; da cui derivò per processo naturale l'idea che il cielo irritato contro gli uomini non potesse placarsi che col sangue. L'ostia sanguinosa domina la religione, come la storia, della antichità. Nella storia di Roma il sangue di Lucrezia caccia i Tarquinii e quello di Virginia i decemviri (288).
Siffatte idee che dominarono intiera l'antichità non poterono non lasciar traccia nello spirito dei popoli, sicchè la superstizione che il sangue giovi a forzare la volontà divina fu attribuita ora a questi ed ora a quelli.
I primi Cristiani, per non risalire ad epoche più remote, erano già stati, con egual verità, accusati della orribile pratica. Ecco cosa dice a questo proposito il Fleury (289); di cui ci piace riferire un lungo brano, perchè si veda, colla scorta di un autore non sospetto, come tutte le accuse che oggi si muovono contro gli Ebrei erano pure rivolte contro i primi Cristiani.
“Questo segreto dei misteri non cessava di essere un grande argomento di calunnie contro i Cristiani (290), perchè si suole più sovente nascondersi per fare il male che per fare il bene..... I cattolici poi avevano degli schiavi pagani, ai quali la paura dei tormenti faceva dire contro i loro padroni tutto ciò che volevano i loro nemici. (_Oh! Cosa diventano dopo ciò i processi coi quali l'articolaio voleva_ ampiamente, chiaramente, indubbiamente _dimostrare ciò che non ha mai esistito?_) Così si diffuse la favola che i Cristiani nelle loro assemblee notturne uccidessero un fanciullo per mangiarlo, dopo di averlo fatto arrostire, copertolo di farina, ed aver immerso il loro pane nel suo sangue; ciò che manifestamente traeva origine da una mala interpretazione del mistero dell'Eucaristia. Si diceva anche che dopo il loro pasto in comune, in cui mangiavano e bevevano con eccesso, gittavano un'offa ad un cane che era legato al candeliere, in guisa che il cane saltellando rovesciava il solo lume che li rischiarava, sicchè dopo col favore delle tenebre quanti erano uomini e donne si mescolavano assieme indifferentemente come sogliono le bestie.
Gli Ebrei furono i principali autori di queste calunnie (291), e per quanto assurde esse fossero, il popolo vi credeva, sicchè si era pur costretti a giustificarsene seriamente (292).