Pompei e le sue rovine, Vol. 2 (of 3)
Part 23
CAPITOLO XIV. — =I Teatri= — =L’Anfiteatro= — Introduzione in Italia dei giuochi circensi — Giuochi trojani — _Panem et circenses_ — Un circo romano — Origine romana degli Anfiteatri — Cajo Curione fabbrica il primo in legno — Altro di Giulio Cesare — Statilio Tauro erige il primo di pietra — Il Colosseo — Data dell’Anfiteatro pompejano — Architettura sua — I Pansa — Criptoportico — Arena — Eco — Le iscrizioni del Podio — Prima Cavea — I _locarii_ — Seconda Cavea — Somma Cavea — Cattedre femminili — I Velarii — Porta Libitinense — Lo Spoliario — I cataboli — Il triclinio e il banchetto _libero_ — Corse di cocchi e di cavalli — Giuochi olimpici in Grecia — Quando introdotti in Roma — Le fazioni degli Auriganti — Giuochi Gladiatorj — Ludo Gladiatorio in Pompei — Ludi gladiatorj in Roma — Origine dei Gladiatori — Impiegati nei funerali — Estesi a divertimento — I Gladiatori al lago Fùcino — Gladiatori forzati — Gladiatori volontarj — Giuramento de’ gladiatori _auctorati_ — _Lorarii_ — Classi gladiatorie: _secutores, retiarii, myrmillones, thraces, samnites, hoplomachi, essedarii, andabati, dimachæri, laquearii, supposititii, pegmares, meridiani_ — Gladiatori Cavalieri e Senatori, nani e pigmei, donne e matrone — _Il Gladiatore di Ravenna_ di Halm — Il colpo e il diritto di grazia — _Deludiæ_ — Il Gladiatore morente di Ctesilao e Byron — Lo Spoliario e la Porta Libitinense — Premj ai Gladiatori — Le ambubaje — Le Ludie — I giuochi Floreali e Catone — Naumachie — Le _Venationes_ o caccie — Di quante sorta fossero — Caccia data da Pompeo — Caccie di leoni ed elefanti — Proteste degli elefanti contro la mancata fede — Caccia data da Giulio Cesare — Un elefante funambolo — L’Aquila e il fanciullo — I _Bestiarii_ e le donne _bestiariæ_ — La legge Petronia — Il supplizio di Laureolo — Prostituzione negli anfiteatri — Meretrici appaltatrici di spettacoli — Il Cristianesimo abolisce i ludi gladiatorj — Telemaco monaco — _Missilia_ e _Sparsiones_ » 103
CAPITOLO XV. — =Le Terme= — Etimologia — _Thermæ, Balineæ, Balineum, Lavatrinæ_ — Uso antico de’ Bagni — Ragioni — Abuso — Bagni pensili — _Balineæ_ più famose — Ricchezze profuse ne’ bagni publici — Estensione delle terme — Edificj contenuti in esse — Terme estive e jemali — Aperte anche di notte — Terme principali — Opere d’arte rinvenute in esse — Terme di Caracalla — Ninfei — Serbatoi e Acquedotti — Agrippa edile — Inservienti alle acque — Publici e privati — Terme in Pompei — Terme di M. Crasso Frugio — Terme publiche e private — Bagni rustici — Terme Stabiane — Palestra e Ginnasio — Ginnasio in Pompei — Bagno degli uomini — _Destrictorium_ — L’Imperatore Adriano nel bagno de’ poveri — Bagni delle donne — _Balineum_ di M. Arrio Diomede — Fontane publiche e private — Provenienza delle acque — Il Sarno e altre acque — Distribuzione per la città — Acquedotti » 183
CAPITOLO XVI. — =Le Scuole= — Etimologia — Scuola di Verna in Pompei — Scuola di Valentino — Orbilio e la ferula — Storia de’ primordj della coltura in Italia — Numa e Pitagora — Etruria, Magna Grecia e Grecia — Ennio e Andronico — Gioventù romana in Grecia — Orazio e Bruto — Secolo d’oro — Letteratura — Giurisprudenza — Matematiche — Storia naturale — Economia rurale — Geografia — Filosofia romana — Non è vero che fosse ucciditrice di libertà — Biblioteche — Cesare incarica Varrone di una biblioteca publica — Modo di scrivere, volumi, profumazione delle carte — Medicina empirica — Medici e chirurghi — La _Casa del Chirurgo_ in Pompei — Stromenti di chirurgia rinvenuti in essa — Prodotti chimici — _Pharmacopolæ, Seplasarii, Sagæ_ — Fabbrica di prodotti chimici in Pompei — Bottega di _Seplasarius_ — Scuole private » 231
CAPITOLO XVII. — =Le Tabernæ= — Istinti dei Romani — Soldati per forza — Agricoltori — Poca importanza del commercio coll’estero — Commercio marittimo di Pompei — Commercio marittimo di Roma — Ignoranza della nautica — Commercio d’importazione — Modo di bilancio — Ragioni di decadimento della grandezza romana — Industria — Da chi esercitata — _Mensarii_ ed _Argentarii_ — Usura — Artigiani distinti in categorie — Commercio al minuto — Commercio delle botteghe — Commercio della strada — Fori _nundinari_ o venali — Il _Portorium_ o tassa delle derrate portate al mercato — Le _tabernæ_ e loro costruzione — _Institores_ — Mostre o insegne — _Popinæ, thermopolia, cauponæ, œnopolia_ — Mercanti ambulanti — Cerretani — Grande e piccolo commercio in Pompei — Foro nundinario di Pompei — _Tabernæ_ — Le insegne delle botteghe — Alberghi dì Albino, di Giulio Polibio e Agato Vajo, dell’_Elefante_ o di Sittio e della Via delle Tombe — _Thermopolia_ — _Pistrini, Pistores, Siliginari_ — Plauto, Terenzio, Cleante e Pittaco Re, mugnai — Le mole di Pompei — Pistrini diversi — Paquio Proculo, fornaio, duumviro di giustizia — Ritratto di lui e di sua moglie — Venditorio d’olio — _Ganeum_ — Lattivendolo — Fruttajuolo — Macellai — _Myropolium_, profumi e profumieri — _Tonstrina_, o barbieria — Sarti — Magazzeno di tele e di stofe — Lavanderie — La Ninfa Eco — Il Conciapelli — Calzoleria e Selleria — Tintori — Arte Fullonica — Fulloniche di Pompei — Fabbriche di Sapone — Orefici — Fabbri e falegnami — _Præfectus fabrorum_ — Vasaj e vetrai — Vasi vinarj — =Salve Lucru= » 271
CAPITOLO XVIII. — =Belle Arti= — Opere sulle Arti in Pompei — Contraffazioni — Aneddoto — Primordj delle Arti in Italia — Architettura etrusca — Architetti romani — Scrittori — Templi — Architettura pompejana — Angustia delle case — Monumenti grandiosi in Roma — Archi — Magnificenza nelle architetture private — Prezzo delle case di Cicerone e di Clodio — Discipline edilizie — Pittura — Pittura architettonica — Taberna o venditorio di colori in Pompei — Discredito delle arti in Roma — Pittura parietaria — A fresco — All’acquarello — All’encausto — Encaustica — Dipinti su tavole, su tela e sul marmo — Pittori romani — Arellio — Accio Prisco — Figure isolate — Ritratti — Pittura di genere: Origine — Dipinti bottegai — Pittura di fiori — Scultura — Prima e seconda maniera di statuaria in Etruria — Maniera greca — Prima scultura romana — Esposizione d’oggetti d’arte — Colonne — Statue, _tripodaneæ, sigillæ_ — Immagini de’ maggiori — Artisti greci in Roma — Cajo Verre — Sue rapine — La Glittica — La scultura al tempo dell’Impero — In Ercolano e Pompei — Opere principali — I Busti — Gemme pompejane — Del Musaico — Sua origine e progresso — _Pavimentum barbaricum, tesselatum, vermiculatum_ — _Opus signinum_ — _Musivum opus_ — _Asarota_ — Introduzione del musaico in Roma — Principali musaici pompejani — I Musaici della Casa del Fauno — Il Leone — La Battaglia di Isso — Ragioni perchè si dichiari così il soggetto — A chi appartenga la composizione — Studj di scultura in Pompei » 345
NOTE:
[1] Lib. VII c. 2.
[2] Cajo Quinzio Valgo, figlio di Cajo, e Marco Porcio, figlio di Marco, duumviri, hanno, per decreto dei duumviri, fatto fare il teatro coperto e i medesimi lo hanno collaudato.
[3] «L’Odeo che s’incontra a sinistra nell’uscire dal teatro.»
[4] _Apologia_ c. VI. _Ne hieme voluptas impudica frigeret._
[5] Cap. XLIV.
[6] Trad. di Vincenzo Lancetti.
[7] Marco Oculazio Vero, figlio di Marco, duumviro sopra i giuochi — Bréton, pel contrario, constatando essersi qui scritto _Olconius_ e non _Holconius_, come più spesso altrove, ne fa maraviglia; ma maggiore in me avrebbe a fare vedendo che, ammonito pure da ciò, non volle leggere, come altri lessero, invece di _Olconius, Oculatius_.
[8] Svet. _Nero_, c. 12; Juven. _Sat._, II. v. 147.
[9] Lib. V. c. 7.
[10]
Tal se ’l teatro il ricco arazzo adorna, Mentre s’innalza al ciel la seta e l’opra, Delle varie figure, ond’ella è adorna, Prima lascia apparir la testa sopra; Poi, secondo che al panno alzan le corna Le corde, fa che il busto si discopra: Come poi giugne al segno, ivi si vede D’ogni effigie ogni membro insino al piede.
Trad. di Gio. Andrea Dell’Anguillara, Lib. X, ott. 37.
[11] _Diz. delle Antich._ alla voce _Aulæa_.
[12] _Epist._ II. I. 189.
[13] _Metam._ lib. III.
[14] «Calato sotto l’auleo, e ripiegati i siparii, si disporrà la scena.» Lib. X. Discorre Apulejo di ciò, come se avesse luogo nella rappresentazione d’un balletto pantomimico, il cui soggetto era il Giudizio di Paride.
[15] _Georgica_ 3. 24:
Come volte le fronti a un tratto muti Nel teatro la scena ed i Britanni Tolgan gli auléi purpurei, in cui ritratti Appajon essi.
Lo che significa che sui scenarj fossero tessute le vittorie, tra cui quelle singolarmente di Giulio Cesare nella Britannia, da cui i diversi schiavi o mancipi venuti di colà erano stati applicati a’ teatrali uffici.
[16] C. IV. v. 1186.
[17] Lib. V. c. 3 e 5. _De Theatri vasis_.
[18] «Turbato dallo schiamazzo che nel mezzo della notte facevano coloro che avevano ad occupare nel Circo i posti gratuiti.»
[19]
Non assediin gli schiavi i posti ond’essi Per i liberi sien, a men che ognuno Paghi un asse per testa e, ove non l’abbia, Ritorni a casa.
Così nel prologo della commedia.
[20] «Sorgon in luogo eletto i tre teatri.»
[21]
Sovente assisi sulla molle erbetta, Lungo il margin d’un rivo e al rezzo amico D’un’arbore frondosa, allegramente Senza dispendi avean essi riposo, Gli scherzi allora, il conversar, le risa Scoppiettavan graditi in mezzo a loro; Però che onor l’agreste musa avesse.
[22]
Non per colpa s’immola a Bacco il capro Sovra l’are dovunque e i ludi antichi Sulle scene compajono, solenni Della Tesea città[23] gli abitatori Immaginaron premj intorno ai grandi Popolosi villaggi e nelle vie, E fra le colme coppe in su gli erbosi Prati danzâr fra l’untüose pelli Degli immolati capri. Istessamente Gli Ausonj pur dalla trojana gente Qui derivati con incolto verso E irrefrenato riso han passatempo E di cave corteccie orrendi visi Assumono, e ne’ loro allegri carmi Te invocan, Bacco, e sul gigante pino Ti sospendon votive immaginette. Mia traduzione.
[23] Gli Ateniesi sono così dal Poeta chiamati _Thesidæ_ da Teseo re, che primo ridusse dagli sparsi villaggi entro la città che circondò di mura.
[24] «I primi ludi teatrali nacquero dalle feste di Bacco.»
[25]
Grecia già doma il vincitor feroce Giunse a domar, e nell’agreste Lazio L’arti guidò per man; indi quell’irto Cadde saturnio ritmo, e fu respinto Dal fior d’ogni eleganza il grave lezzo. Ma rimasero ancor lungh’anni, e ancora Rimangon oggi le salvatich’orme Chè tardo acuti su le greche carte Sguardi volse il Roman, e alfin deposte Le punich’arme, cominciò tranquillo Quella ad investigar, ch’Eschilo e Tespi E Sofocle apprestava util dottrina. Trad. Gargallo.
[26] _Storia degli Italiani_, Vol. I, cap. XXXI.
[27]
Ma però se grecizza il mio subbietto, Non atticizza, ma piuttosto in vero Sicilizza.
[28]
Che d’altri personaggi ora non lice Valersi, e ch’altro scriver si costuma Che di schiavi correnti e di pietose Matrone o di malvagie cortigiane, Di parassito crapulon, ovvero Di spavaldo soldato e di supposto Fanciullo; o pur da vecchio servitore Venir tradito; amare, odiar, gelosi Restar in scena? Oh! nulla cosa insomma Scriver si può che non sia stato scritto. Mia trad.
[29]
Molti incerti restar abbiam veduto Cui conceder di comico poeta La palma; a te, col mio giudizio adesso Il dubbio solverò, sì che tu possa Altra sentenza rigettar contraria. Prima a Cecilio Stazio io la concedo, Plauto di poi ogn’altro certo avvanza; Quindi l’ardito Nevio ha il terzo posto; E se il quarto, ad alcun dar lo si deve, A Licinio è dovuto, ed a lui presso Attilio viene; il sesto loco ottiene Publio Terenzio, e il settimo Turpilio; Ha Trabëa l’ottavo e il nono a Luscio Giustamente si dee; Ennio, in ragione Solo di vetustà, decimo venga. Tr. _id._
[30] Traduco:
Vi avran di quei che mi diran: che è questo Matrimonio di schiavi? E quando mai Torran moglie gli schiavi? Ecco una cosa Strana così che in nessun luogo è vista. Ma io v’accerto che ciò s’usa in Grecia, A Cartagin, qui nella terra nostra, In Apulia, ove più che i cittadini Soglion gli schiavi andar tra loro a nozze.
[31]
Tutto ciò che piace Potè ai mimi concedere la scena. Lib. 2.
[32] _Apologia_. XV.
[33] «Il capo e la faccia coperti colla maschera.»
[34] _Le Maschere Sceniche e le Figure Comiche d’antichi Romani descritte brevemente da Francesco De Ficoroni._ — Roma. _Nella stamperia dei Bernabò e Lazzarini MDCCXLVIII._ I versi di Fedro così tradurrei:
Gli occhi in maschera tragica Un dì la volpe affisse; Oh quanto è bella, disse, Ma ahimè! cervel non ha.
[35] Se taluno avrà cantato innanzi al popolo, o avrà fatto carme che rechi infamia o offesa altrui, venga punito di bastone.
[36]
Fescennina licenza, a cui ben questo Costume aprì la via, con versi alterni Rustici prese a dardeggiar motteggi, E omai l’ammessa libertà, cogli anni Rinnovandosi ognor, piacevolmente Folleggiò, sinchè poi l’inferocito Scherzo scosso ogni fren, cangiato in rabbia, Già minaccioso gli onorati Lari Impunemente penetrare ardio. Quei che sentiro i sanguinosi morsi, Muggir di duolo, e quegli ancor non tocchi Su la sorte comun stetter pensosi: Ch’anzi legge e castigo allor fu imposto, Perchè descritto in petulanti versi Alcun non fosse. Ecco littor temuto Cangiar fe’ metro, e sol diletto e lode Ormai risuona su le aonie corde. Trad. Gargallo.
[37]
Magno tu sei per la miseria nostra.... E di codesta tua virtute alfine Giorno verrà che te’ n dorrai tu forte, Se legge non l’infrena, oppur costume.
[38] _Ad Atticum_, II, 19.
[39]
Quiriti, ahimè, la libertà perdemmo.
[40]
È da fatal necessità voluto Che i molti tema chi è da lor temuto.
[41] «E che? colui che soccorse la Republica, la sostenne e rassodò tra gli Argivi.... dubbia l’impresa, non dubitò però espor la sua vita, nè curarsi del capo suo.... d’animo sommo in somma guerra e di sommo ingegno adornato.... o Padre! queste cose vidi io ardere. O ingrati Argivi, o Greci inconseguenti, immemori del beneficio!... Lo lasciate esulare, lo lasciate espellere, ed espulso, il sopportate.»
[42]
Io son Talia, che a’ comici presiede Poemi e il vizio sferza Per genial via di teatrali scede.
[43]
Nè la nostra Talia dentro le selve Vergognò soggiornar.
[44] Tom. II. pl. 3 nella nota 7. Vedi anche Plutarco _Simp._ IX 14.
[45]
Di Melpomene aver l’ignoto carme Tespi inventato, è fama, e aver su plaustri Tratti gli attor, di feccia il volto intrisi, Che adattassero al carme il gesto e il canto. Trad. Gargallo.
[46] Costui è quell’Eraclide, che Diogene Laerzio e Suida dicono essere stato uomo grave, cantore di opere ottime ed elegantissime, e liberatore della sua patria oppressa, emulo di Platone, che nel partire per la Sicilia lo incaricò di presiedere alla sua scuola. Egli ne’ frammenti dell’opera _Delle Republiche_, ci lasciò testimonianza che Omero sè dicesse, in un componimento andato perduto, di patria toscano: _Omero attesta dalla Tirrenia esser egli venuto in Cefallenia ed Itaca, ove per malattia perdè la vista_, onde il nostro Manzoni il chiamasse:
«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»
[47]
Chi per vil capro in tragico certame Pria gareggiò. Trad. Gargallo.
[48]
Vien la truce Tragedia a grande passo, Torva la fronte d’arruffata chioma E il lungo peplo che le casca in basso. Ovid., 3. _Amor._ I. II. Mia trad.
[49]
De la maschera autor, e del decente Sirma, appo lui Eschilo il palco stese Su poche travi, e ad innalzar lo stile, E a poggiar sul coturno ei fu maestro. Trad. Gargallo.
[50] Chi poi abbia introdotto le maschere, i prologhi, la moltitudine degli attori ed altrettali cose, si ignora. — _Della Poetica_, cap. V.
[51]
Se dì solenne a festeggiar talvolta, D’erbe un teatro si compone e nota Una commedia[52] recitar si ascolta, In cui l’attor pallida al volto e immota Maschera tien dalla beante bocca, Il bimbo, di terror pinta la gota, Nel sen materno si nasconde.
[52] Ho tradotto la parola _exodium_ per _Commedia_; ma l’_exodium_ era propriamente una farsa licenziosa che d’ordinario si rappresentava in seguito ad una tragedia e più spesso ancora in seguito ad un’atellana, qualche volta pure tra un atto e l’altro di quest’ultima. Il più delle volte l’esodio non aveva che un solo attore, chiamato per ciò _exodiarus_.
[53] «Laddove un oratore convien che abbia l’acutezza de’ dialetti e i sentimenti de’ filosofi e quasi il parlar de’ poeti, e la memoria de’ giuristi e la voce de’ tragici e poco meno che il gesto de’ più applauditi attori di teatro.» — Cicerone, _De Oratore_, lib. I, c. XXVIII, Trad. di Gius. Ant. Cantova.
[54]
Queste son l’opre e queste l’arti invero Del generoso prence: ei s’abbandona A oscene danze su palco straniero; Beato allor che la nemea corona D’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonante Alle immagin’ degli avi i trofei dona; E di Domizio al più la trascinante Sirma di Tieste o Antigone e la cetra A quel gran marmo tu deponi innante. Mia trad.
[55] Plinio, _Nat. Hist._ lib. 19. 5. 46, fa sapere che ne’ grandi spettacoli della Grecia Nemea venisse data al vincitore una corona di appio, erba palustre, detta anche, _helioselinum_.
[56] _Egloga_ VIII. 10.
Che sol del sofocleo coturno degni Sono i tuoi carmi.
[57] Lib. VII. 2.
[58] _Hist. Nat._ 35. 12. 46.
[59] Id. 57. 2. 6.
[60] _Saturnaliorum._ Lib. III. C. XIV.
[61]
Mentre il tosco tibicine strimpella Muove il ludio il suo piè a grottesca danza. V. 112. Mia trad.
[62]
Non grave d’oricalco e de la tromba Qual oggi è omai, la tibia emulatrice, Ma semplice e sottil per pochi fori Spirando, al coro utile accordo univa, E del suo fiato empiea gli ancor non troppo Spesso sedili. Tr. Gargallo.
[63] Flacco di Claudio suonò colle tibie pari.
[64] «Il Tibicine intanto or vi diverta.»
[65] «Non comprendo di che abbia egli a temere, da che sì bei settenari egli reciti al suono della tibia.»
[66] Lo Scoliaste d’Apollonio, _Argonaut._ III V. I., e lo Scoliaste dell’Antologia, lib. I. cap. 57.
[67]
Co’ suoi tragici giambi reboante S’accalora Melpomene.
[68] Martorio Primo, liberto di Marco, architetto.
[69]
E del nudo teatro e del coperto Il gemino edificio.
[70] Lib. II. c. 45. 6. «Quinto Catulo, imitando l’effeminatezza della Campania, primo coprì dell’ombra del velario gli spettatori.»
[71] Cap. XXVI.
[72]
«Sederò teco al pompejan teatro, Quando il vento contende Di spiegar sovra al popolo le tende.» Lib. XVI. 29. Trad. di Magenta.
[73]
Sovente ancora Il medesmo color diffuso intorno È dal sommo de’ corpi; e l’aureo velo, E le purpuree e le sanguigne spesso Ciò fanno, allor che ne’ teatri augusti Son tese, o sventolando in su l’antenne Ondeggian fra le travi: ivi il consesso Degli ascoltanti; ivi la scena e tutte Le immagini de’ padri e delle madri E degli dei di color vario ornate Veggonsi fluttuare, e quanto più Han d’ogni intorno le muraglie chiuse, Sicchè da’ lati del teatro alcuna Luce non passi, tanto più cosperse Di grazia e di lepor ridon le cose Di dentro, ecc. Trad. Marchetti.
[74] «Avanti tutti, Gneo Pompeo col far iscorrere le acque per le vie, temperò l’ardore estivo.» Lib. II. c. 496.
[75] «Oggi per avventura credi più sapiente quegli che trovò come con latenti condotti si porti a immensa altezza e si sprizzi acqua profumata di zafferano.»
[76]
Non ondeggiava sulla curva arena Pompa di veli, nè odoroso croco Spirava intorno ognor la molle scena. Lib. IV, el. I Trad. di M. Vismara.
[77]
Non si stendean sulla marmorea arena Le vele allor, nè s’era vista ancora D’acqua di croco rosseggiar la scena. Lib. I. v. 103-104. Mia versione.
[78]
Testè, solo fra tutti, Orazio in bruno Mantello agli spettacoli assistea, Mentre la plebe, il maggior duce, e l’uno Ordine e l’altro in bianco vi sedea. Spessa neve dal ciel cadde repente: In mantel bianco Orazio ecco sedente. Lib. IV. 2. Trad. Magenta.
[79] «Un giorno (Augusto) avendo in un’assemblea di popolo veduto una gran turba in mantelli neri, pieno di corruccio si diè a gridare: Ecco son questi
I togati Romani arbitri in tutto?
e commise agli edili che quind’innanzi più alcun cittadino non comparisse nel foro o nel circo, se non deposto prima il mantello.» C. XL.
[80] «A Marco Olconio Rufo, figlio di Marco, duumviro incaricato per la quinta volta dell’amministrazione della giustizia, quinqueviro per la seconda volta, tribuno dei soldati eletto dal popolo, flamine d’Augusto, patrono della colonia, per decreto de’ decurioni.»
[81] «Marco Olconio Rufo e Marco Olconio Celere a propria spesa eressero una cripta, un tribunale, un teatro a lustro della Colonia.»
[82] «A Marco Olconio Celere duumviro di giustizia, cinque volte designato sacerdote d’Augusto.»
[83] De Rich, _Diz. d’Antichità_, voce _Thymele_.
[84] Parte I, cap. I, p. 6.
[85] Lib. cap. 13. 2.
[86] _Epist. Ex Ponto._ Epist XVI.
[87]
Indi fidai con gravi accenti al tragico Coturno, qual dovea, regal subbietto. Trad. dell’ab. Paolo Mistrorigo.
[88]
Io salvarti potei e mi domandi Se struggerti non possa?... _Instit. Orat._ VIII. 5.
[89]
Quasi invasa da un Dio, qua e là son tratta.
[90]
Le pugne de’ centimani Sacrileghi giganti Cantar tentai: ho cetera Pe’ carmi altisonanti.
[91] _Tristium_, lib. II. 519.
[92] Id. lib. V. 7. 25.
[93] _Inst. Orat._ X. I. «che può essere paragonata a qualunque tragedia greca.»
[94]
LA NUTRICE. Partiro i Colchi; nulla fu la fede Del tuo consorte e di dovizie tante Più nulla resta a te. MEDEA. Resta Medea. _Atto_ II. _Sc._ I.
[95]
TESEO. Di’, qual delitto colla morte intendi D’espiar? FEDRA. Quello ch’io vivo.
[96]
Tempo vegg’io propizio In avvenir lontano, In cui torrà gli ostacoli Fremente l’oceano, Ed ingente una terra apparirà; Nè Tile fia più l’ultima; Ma nuovi mondi Teti scoprirà. Mia trad.
[97] Lipsia, 1822.
[98] Lipsia, 1852.
[99] _Antichità di Pompei._ Vol. IV.
[100]
Ecco d’eroici sensi menar vampo Cianciator grecizzante. _Sat._ I. v. 69. Trad. V. Monti.
[101] Le publicai tradotte in un volume: _Publio Siro — I Mimiambi._ — Pagnoni, 1871.
[102] _Nat. Hist._, IX. 59.
[103]