Politica estera: memorie e documenti

Part 6

Chapter 63,546 wordsPublic domain

Telegrafo a Depretis: «Derby verrà domattina dalla campagna apposta per ricevermi. Sabato vedrò Gladstone. Domenica partirò pel Continente. Alla City ritengono sicuro il successo del partito repubblicano nelle elezioni generali francesi; all'Ambasciata francese non lo contrastano, ma credono che Mac-Mahon guadagnerà voti e governerà col Centro Sinistro».

[Illustrazione: Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Gladstone a Crispi.]

Howarden Castle Chester

Oct 2. 77.

Dear Sir

I am truly sorry that a short visit paid by me to London last week should have failed by a day or two to coincide with your stay there.

Sir James Lacaita assures me that you might not be indisposed to take the trouble of visiting me here.

This I could hardly have been bold enough to ask; but if he is right I shall deem it an honour and pleasure to see you on any day this week. Our stations are Chester 7 miles off, Brompton Hall & Queensferry each 2 ½ but with fewer opportunities. We dine at 8. You would I hope be able to stay at least for a night or two if you cannot be more liberal,

I remain dear Sir, with high consideration Faithfully yours W Gladstone

S. E. Il Cavaliere Crispi

I regret to have no company to offer you beyond members of my own family during this week.

_5 ottobre._ — All'una colloquio con lord Derby. Il mio viaggio in Germania — Convenzione per la reciprocità dei diritti civili — Mutue simpatie — Francia e Germania: mutua diffidenza. Mi chiede l'opinione di Bismarck: dico che non farà la guerra se non trascinatovi — La Francia: alleati — Statu-quo territoriale — Mutamenti nell'Oriente: appello alla giustizia delle Potenze. Derby: «prendete l'Albania». — Nostra condizione rispetto all'Austria, potenza finitima.

Telegrafo al re: «J'ai été avec le ministre des affaires étrangères. Il a trouvé justes nos observations contre la occupation de la part de l'Autriche d'une province ottomane et le cas échéant il en tiendra compte. Il n'a pas fait aucune objection lorsque je lui ai dit que dans ce cas nous aurions droit à prétendre une compensation aux Alpes».

Telegrafo a Depretis: «Fui con Derby, soddisfatto della conversazione con lui. Accetta trattare per articolo 3 Codice Civile e terrà presenti nostre obiezioni circa evenienza ingrandimento Austria nello Adriatico».

Alle 8 partenza per Chester.

_6 ottobre._ — Parto da Chester alle 9 ¾ e giungo ad Howarden-Castle alle 10 ½. Coloro che non conoscono la Gran Brettagna restano meravigliati vedendo queste campagne tutte popolate e tutte coltivate.

Howarden-Castle è nella contea di Flint, nel paese di Galles, quasi alla frontiera dell'Inghilterra, alla quale fu annessa sotto Arrigo VIII.

La proprietà di Gladstone è proprio nel luogo in cui era il castello di Eduardo I.

Il castello è su di una collina e domina tutta la pianura. In cima al medesimo è issata la bandiera britannica a indicare la presenza di Gladstone.

La casa, in cui questi abita, è a pochi passi dal parco. È di stile gotico; fu costruita 60 anni addietro. Entrandovi si vedono libri da per tutto.

Il signor Gladstone mi ricevette come un amico di antica data. Mi espresse la contentezza di avermi con lui ed io gli manifestai la soddisfazione di stringere la mano ad un fedele amico d'Italia. Mi presentò la sua signora, gentilissima e cordiale donna, la quale, sentendo che io aveva interesse a ripartire subito per Londra, ebbe la cortesia di mostrarsene contrariata.

Il signore e la signora Gladstone desideravano che io rimanessi un paio di giorni con loro.

Il signor Gladstone, cui pel primo dichiarai che non potevo restare al di là di una giornata, esclamò: _ma io vedo un baule con voi_, quasi per dirmi: «_non siete certo venuto per restare poche ore con me_».

Cominciò subito la conversazione sulle cose del giorno e specialmente sulla guerra d'Oriente e sulle sue conseguenze.

Il signor Gladstone fu d'avviso che i russi finiranno per vincere. Egli dubita che vi possa essere una campagna d'inverno; ma non crede che i turchi ne usciranno vincitori.

— Ai turchi toccherà come ai sudisti d'America — egli disse. — Fin oggi hanno potuto resistere ed avere anche dei successi, perchè meglio armati dei russi, ma il numero trionferà, un impero di 80 milioni avendo maggiori mezzi d'un impero di 26. È una disgrazia che la questione orientale debba sciogliersi colle armi, ma non avvi altro mezzo. Per la Russia oggi trattasi di vita o di morte.

Richiamai l'attenzione del signor Gladstone sul malumore, e direi sulla malevolenza della stampa inglese per l'Italia.

— È difficile trovarne il motivo, perchè realmente non ce n'è. Bisogna cercarlo nella russofobia, la quale è giunta a tal punto che è proprio ridicola. Siccome l'Italia è amica della Germania e questa è amica della Russia, si suppone che voi partecipiate alla stessa amicizia. Ma anche questo sentimento non è nel popolo, è nella classe alta. Ora la classe alta fra noi è alla coda ed il popolo è alla testa. Fortunatamente non havvi più una questione italiana, nè ce ne può essere; ma se sorgesse, voi vedreste tutto il paese sollevarsi per voi.

— Io godo di quello che mi dite e non lo dimenticherò. Noi siamo amici della Germania, perchè abbiamo interessi identici ed abbiamo gli stessi nemici, ma non per questo abbiamo le relazioni politiche e le amicizie della Germania. Anche con voi siamo amici per motivi quasi identici.

Il colloquio si estese sul papato e sulla questione orientale, su l'Austria e su la Francia.

— L'Italia è in condizioni tali da potere essere per voi un buon alleato alla vece dell'Austria e della Francia, a cui non potete ricorrere.

— Avete ragione, ma vi assicuro che nel popolo inglese tutte le simpatie sono per voi e non dovete dare importanza a qualche articolo di giornale, che è l'effetto della russofobia, e non esprime il sentimento nazionale.

Viene la signora — Passeggiata al Castello — Camera — Merenda — Passeggiata nel parco — La parrocchia.

Lord Derby debole, ma senza pregiudizii per lo straniero. In fondo è liberale.

L'elezione dei parroci — Il papato — Il nuovo Papa — i candidati — Il cardinale Simeoni — il cardinale Antonelli — Le sue figlie — Il processo.

Il castello di Howarden fu assediato e distrutto dai parlamentarli ai tempi di Carlo I.

La parrocchia di Howarden conta seimila abitanti — è del secolo XVI — fu bruciata alcuni anni fa e non ne rimasero che le mura.

Il parroco vive con le decime.

Il pranzo — La partenza.

_7 ottobre._ — Ricevo il seguente telegramma dal Re: «Je vous remercie de votre dépêche. Je vous souhaite que les espérances ministerielles se réalisent. Je vous prie de me dire quand vous serez de retour.

VITTORIO EMANUELE».

Rispondo: «Je serai de retour le 22 ou 24 courant. Je vais partir pour Vienne où j'attends les ordres de V. M.».

_8 ottobre._ — Partenza da Londra alle 8 ½ pom.

_9 ottobre._ — Arrivo a Parigi alle 6 ½ del mattino — Gambetta.

_11 ottobre._ — Partenza da Parigi alle 9,20 del mattino.

_12 ottobre._ — Arrivo a Vienna alle 9 ½ di sera.

_13 ottobre._ — L'ambasciatore, generale Robilant, mi scrive di mettersi a mia disposizione; alle 12.30 vado a visitarlo — M'informa — Telegrafo a Depretis: «Ho tua lettera. Andrássy è in campagna. Sarà a Pesth il 20. Qui posizione molto difficile. Scriverò domattina. Fa' smentire notizia che io fui al discorso elettorale di Gambetta».

_14 ottobre._ — Ricevo da Depretis il seguente telegramma: «Attendo tua lettera. Intanto è necessario ti faccia conoscere che qui è giunta raccomandazione vivissima del di Launay, affinchè a Vienna si usi la più grande circospezione. Se ti riesce parlare con Andrássy, procura di stare sulle generalità esprimendo la nostra simpatia, ma restando nella maggiore riserva in ogni quistione che possa sorgere fra i due Stati. Noi desideriamo nella questione orientale poter procedere di accordo. Procura a questo titolo di affrettare tuo ritorno qui. Le cose si fanno gravi e la tua presenza qui è assolutamente necessaria».

Visita al ministro Glaser — Articolo 3.º del Codice Civile. — Procedura — Questioni che vi si rannodano. Accordo per una convenzione internazionale.

Visita al signor Or['c]zy — Articolo 3 — Trattato di commercio.

Visita a Schönbrunn.

«_Caro Crispi_,

Ti scrivo da Stradella ove ho potuto arrestarmi per alcune ore: non ebbi in questi tre giorni un minuto di libertà. Dopo aver assistito all'inaugurazione delle nuove ferrovie venete mi recai a Brescia, o per dir meglio in una campagna nelle vicinanze di Brescia, per veder Zanardelli: ebbi con lui un lungo colloquio, si mostrò decisamente avverso all'esercizio governativo e parvemi disposto ad assecondarmi. Io non gli tacqui la mia determinazione di non presentarmi alla Camera che con le convenzioni stipulate: fra pochi giorni Zanardelli, oramai guarito, verrà a Roma ed ivi la questione sarà risolta, essendo io in grado di conchiudere da un giorno all'altro. Bisognerà però che tu pure ti trovi a Roma giacchè se mai nascesse dissenso fra me e Zanardelli la posizione diventerebbe gravissima.

Venendo allo speciale argomento di questa mia lettera che ti ho annunciata nel telegramma che ti ho inviato da Padova, non occorre che ti preghi che a [Vienna] non bisogna parlare delle tue [conferenze] con [Bismarck] ed usare la più grande [riserva]. Il [partito] [cattolico] è a [Vienna] numeroso e potente e non mancherà di stare attento ad ogni tuo passo e di pesare e raccogliere ogni tua [parola] per divulgarla. La stampa dei nostri [avversarii] cerca di spargere tutte le più [maligne] [supposizioni] e sarebbe felice di trovare [nuovi] [pretesti].

Riguardo alla [conferenza] che avrai con [Andrássy] oltre l'art. 3 verrà certamente in discussione il [trattato] di [commercio] ed il possibile [ingrandimento] dell'[Austria] coll'[annessione] della [Bosnia].

Sul [trattato] di [commercio] basterà esprimere il nostro [desiderio] di riprendere e [condurre] a [termine] i [negoziati]; se non si può conchiudere con un [trattato] a lunga [durata] si veda almeno di mettersi d'accordo sopra un modus vivendi o [trattato] a breve [scadenza] ed in via di esperimento. Le basi del [trattato] definitivo furono da noi indicate ad [Haymerle] in un memoriale consegnatogli, nel quale abbiamo esposto che ad alcune dimande fatteci nei precedenti [negoziati] per esempio l'abolizione del dazio d'entrata in Italia sui [cereali] noi non possiamo consentire per gravi ragioni di [finanza]. Procura però di persuadere [Andrássy] che noi desideriamo vivamente di metterci d'accordo su altri [punti] che interessano il [governo] d['Austria.]

Vedi poi di spiegare la [posizione] del nostro [governo] nella questione della 9145 [?]

L'[Italia] ha bisogno di [pace] desidera conservare relazioni [amichevoli] coi paesi vicini; le nostre [simpatie] sono per [Andrássy] e pel suo [ministero] e pel [partito] liberale che lo sostiene, siamo disposti a fare ogni [sforzo] per mantenere le [buone relazioni] con lui, ma che non saremmo [capaci] di [dominare] la [opinione] in [Italia] in faccia ad un [ingrandimento] dell'[Austria] senza [compenso]. Questa è la verità. Quello poi che avverrà in [Italia] è difficile prevedere, ma è evidente che il [ministero] attuale non potrebbe restare al suo posto.

Converrà, mio caro Crispi, che tu usi molta [moderazione] di linguaggio sia per un riguardo alla grande [suscettibilità] di [Robilant] sia per non dar ragione al [partito] [cattolico e militare] di destare [apprensione] che importa assaissimo di evitare: le tue parole siano la [espressione] della franca tua [opinione personale]. Quello che ti dirà [Andrássy] ci servirà di norma.

Eccoti, mio caro Crispi, riassunta la mia maniera di vedere che ti espongo per debito di coscienza e che forse reputerai [superflua] ma tu devi essermi [indulgente] perchè sono ispirato dalla gravità della situazione attuale e dal desiderio di nulla trascurare che possa riuscire utile al nostro paese.

Credimi sempre

Tuo aff.mo

DEPRETIS.

Stradella 10 8bre 1877.»

«Vienna, 15 ottobre 1877.

_Caro Depretis,_

Siccome ti telegrafai la sera del 13, qui la posizione è molto difficile. La stampa, gli uomini politici, il Ministero, la Corte, tutti ci sono avversarii. Chi ci abbia creato queste antipatie non te lo saprei dire: constato un fatto, il quale è della massima importanza.

Robilant, il quale me ne ha fatto il ritratto, mi diceva che gli austriaci ritengono noi causa di tutte le loro sventure. Noi destammo lo spirito di nazionalità in queste contrade, e noi lo teniam desto con le nostre pretese sull'Illiria e sul Trentino. Senza di noi non sarebbe avvenuta la guerra del 1866, il cui risultato fu di escludere l'Austria dalla Confederazione germanica. Noi potremmo esser causa e dar principio allo sfasciamento dell'Impero se insistiamo nel volere il territorio italiano che l'impero possiede al di là delle Alpi.

Io non ho bisogno di rivelarti l'ingiustizia di cotesta accusa. Quando si dà corso al sentimento d'interessi inopportuni, i giudizii non possono esser sani.

Così stando le cose, il mio primo ufficio ha dovuto essere di calmare le ire e di riconquistare all'Italia le simpatie dei liberali austriaci.

Son venuti a visitarmi i redattori di vari giornali, tra cui il proprietario della _Neue freie Presse_ e quello del _Tagblatt_, che hanno la più estesa pubblicità qui e fuori. A tutti chiesi il motivo pel quale han fatto da due anni la guerra al nostro Ministero. Quello della _Presse_ mi rispose che il motivo era perchè il Melegari non ha una politica chiara nella questione d'Oriente, anzi dal suo contegno appare che noi parteggiamo per la Russia. Tutti poi, dicendosi amici d'Italia e desiderosi di mantenere con noi buoni ed amichevoli rapporti, han fatto comprendere che diffidano di noi.

Per la questione orientale ho detto che noi siamo stati e siamo in una perfetta neutralità, che non parteggiamo per alcuno dei belligeranti, ma siamo dolenti della peggiorata condizione delle popolazioni che si vorrebbero redimere. In quanto all'Austria ho soggiunto che siamo suoi amici e che vogliamo mantenerci con essa d'accordo in tutto ciò che possa giovare ai comuni interessi. Su cotesto argomento ho voluto estendermi un poco, ed ho sostenuto la tesi del necessario mantenimento e del consolidamento dell'Impero dell'Austria, la quale noi riteniamo esser elemento di civiltà verso l'Oriente.

Il proprietario della _Neue freie Presse_ mi promise che ci ritornerebbe amico. Con quello del _Tagblatt_ ebbi poco da fare, perchè venendo a trovarmi portò con sè un numero del suo giornale con un articolo lusinghiero sul conto mio, quantunque storicamente non sempre esatto.

Quando ieri sera mi giunse il tuo telegramma, io era stato dal ministro di Giustizia e dal barone Or['c]zy, quest'ultimo il braccio destro del conte Andrássy ed il suo rappresentante al Ministero degli Affari esteri. Quasi indovinando il tuo pensiero mi ero condotto con loro siccome desideravi. Il Robilant, che fu presente alla mia conversazione col sig. Or['c]zy, non potè fare a meno di esprimermi la sua completa approvazione.

Il conte Andrássy è nelle sue terre di Ungheria. Alcuni dicono che aveva prorogato di 24 ore la sua partenza, aspettando il mio arrivo; altri, al contrario, che aveva anticipato la partenza per evitarmi. Il conte Robilant è di avviso che nessuna delle due versioni sia esatta.

Il conte Andrássy sarà a Pesth dopo il 17, ed io andando in quella città facilmente potrò vederlo. Avendo annunziato il mio divisamento di fare cotesto viaggio ed avendone scritto ad amici di colà, i quali me ne avevan domandato, non posso cangiar di proposito senza suscitar sospetti e dar pretesto a malevoli congetture. Ti assicuro però che il mio contegno sarà riservato e che non comprometterò punto la nostra politica.

Immediatamente dopo la gita a Pesth ritornerò in Italia.

Niente altro che stringerti la mano.

Il tuo aff.mo

F. CRISPI.»

_15 ottobre._ — Visita del ministro Glaser. Si ritorna a discorrere lungamente della convenzione pel godimento dei diritti civili nei due Stati. Esecuzione dei giudicati. — Sequestro e questioni di merito — Limiti — La deliberazione senza il contraddittorio.

Carta da visita al Presidente della Camera.

Alle 7 pom. all'_Opera_ con Robilant.

_16 ottobre._ — Il Presidente della Camera viene a visitarmi — Si discorre della procedura parlamentare.

A mezzogiorno vado alla Camera. Il vice-presidente Vidulich, istriano, m'accompagna. Sopraggiunge il Presidente.

Visita alle prigioni, alla Corte d'Assise e al Tribunale.

Alle 4 ½ pom. visita al ministro del Commercio.

_17 ottobre._ — Viene il vice-presidente Vidulich — I comuni in Austria — Sistema elettivo — Il Consiglio comunale — La deputazione comunale e il podestà elettivo. Tre ordini di elettori secondo il censo. Nei comuni con statuti proprii il podestà o borgomastro proposto dal Consiglio Comunale ed approvato dall'Imperatore. Le Diete provinciali — Potestà legislativa per l'amministrazione locale — da essa dipende la circoscrizione territoriale.

_18 ottobre._ — Parto da Vienna alle 8 ½ ant. Arrivo a Pesth alle 5 ½ pom.

_19 ottobre._ — Visita alle due Camere ungheresi e al Museo.

_20 ottobre._ — Alle 4.30 pom. visita a Buda al Presidente del Consiglio ungherese, signor Tisza.

— V. E. ha fatto un lungo viaggio. Andrà in Oriente?

— No, non ho motivo di andarvi. Vienna e Pesth sono le ultime tappe del mio viaggio. Avevo così stabilito partendo dal mio paese.

Prima tesi: Convenzione internazionale pel godimento dei diritti civili degli austro-ungheresi in Italia, e degli italiani in Austria-Ungheria. In principio non rifiuta, ma senza affermarsi su alcuna delle questioni che vi si riferiscono.

Seconda tesi: Trattato di commercio. Prorogando l'attuale si vorrebbero delle facilitazioni per i vini ungheresi. Avendo io osservato che iniziandosi una discussione, la proroga potrebbe non approdare, Tisza dichiara di voler questa brevissima.

Terza tesi: Accordo tra i due paesi. Risposta: non tutti la pensano come voi nel vostro paese. Osservo che il paese è rappresentato dal Parlamento e dal Governo. Il Parlamento è interprete legale della pubblica opinione. Serietà del regime costituzionale. Tutto in Italia si tratta alla luce del sole: questioni militari e internazionali. Potremo essere attaccati, non attaccheremo mai — I tre imperatori — Questione Orientale — Al 1854 il Piemonte profuse sangue e danari.

— Non fu una cattiva politica.

— Poichè lo riconoscete, dovete comprendere che non ce ne allontaneremo. Del resto, non fu tale quella dell'Austria.

Dichiarazioni di simpatia per l'Italia.

Mi congedo alle 5 meno un quarto.

Il Tisza sembra un presbiteriano. Ha un viso impassibile. Grandi lenti gli nascondono gli occhi. Non discute, sentenzia. Delle questioni di diritto civile si comprende che capisce poco o nulla. Vorrebbe un trattato internazionale europeo. Buono, se fosse possibile; ma è posto innanzi perchè non si concluda nulla.

Alle 5 ricevo la visita del ministro di Giustizia e del suo sottosegretario di Stato. Il Ministro mi dice:

«Nous ne voulions pas que vous quittiez Pesth sans que vous reste une bonne impression de nous».

Pranzo dal Presidente Ghyczy; v'intervengono deputati dei varii partiti e varii ex-ministri: Szlávy (Jórsef) già ministro-presidente — Gorosc, già ministro del Commercio, ora presidente del Club della Destra — Simonyi, già ministro del Commercio — Szapáry, già ministro dell'Interno — Bittò (István), già ministro-presidente — Eber, deputato — Wahermann Mór, deputato — Csernátory, deputato e direttore dell'_Ellenor_ — Falk, deputato e direttore del _Pester Lloyd_ — Zsedénzi, presidente della Commissione di Finanza — Pulszky, direttore del Museo — Kállay Beni, deputato di estrema destra — Hélfy Ignáez, deputato di estrema sinistra, ecc.

Telegrafo al Re: «Conto essere a Torino il 24. Prego V. M. di volermi telegrafare il giorno e il luogo dove potrò vederla. Agli ordini di V. M., ecc.».

Visita ad Andrássy alle 12 e mezza.

Questione dei diritti civili — Trattato di commercio.

— Non mi sono allarmato del vostro viaggio a Gastein ed ho lasciato dire ai giornali.

— Non avreste avuto ragione di allarmarvene perchè il principe di Bismarck ve ne parlò e vi disse quali erano le mie idee. Nulla dissi di cui potreste lagnarvi.

Mi parla della sua politica con l'Italia — Ultramontanismo — vecchie opinioni — non sono nell'interesse dell'Austria-Ungheria. Se fosse stato italiano, avrebbe fatto lo stesso. Necessità ora di tenersi amici e di non turbare l'accordo con esigenze praticamente non attuabili. Non crede ai giornali, convinto della nostra buona volontà. Soggiunge:

— Non sempre il principio di nazionalità è applicabile in tutti i luoghi, nè è norma la lingua a stabilire la nazionalità; non si fa la politica con la grammatica. La nazionalità è stabilita da varii elementi: precede innanzi tutto la topografia, e seguono le condizioni economiche che valgono ad alimentare la vita delle popolazioni. Prendetevi Trieste, se pur noi ve la dessimo, e voi non potreste starvi un giorno: sareste maledetti. Ho una nota su tale argomento, che vi farei leggere se avessi qui, nella quale svolgo questi concetti. E poi, bisogna parlar franco: volete altre terre? Ditelo; è una politica che comprendo. È questione....

— Accordo nei principî. La lingua non è da sola argomento di nazionalità, e se noi la prendessimo a norma dovremmo inimicarci molti Stati e far la guerra. Ora, la nostra è politica di pace. Vogliamo star bene coi vicini, stabilire accordi sulla base degl'interessi e rispettare i trattati. — Non attaccheremo; ci difenderemmo se fossimo attaccati. Fummo rivoluzionarli per fare l'Italia; siamo conservatori per mantenerla. Voi solo potete comprenderci, perchè anche voi foste rivoluzionario.

— Fui impiccato in effigie.[11]

[11] Il conte Giulio Andrássy per avere negli anni 1848-49 preso parte alla rivoluzione dell'Ungheria, sua patria, fu condannato a morte dai tribunali di guerra austriaci ed impiccato in effigie il 22 settembre 1851. _(N. d. C.)_

— Orbene, voi sapete che quando l'indipendenza e la libertà di un paese furono acquistate con sacrificii, chi li ha fatti cotesti sacrificii non può con audaci avventure mettere in pericolo i beni raggiunti. — Fiume — ridicola imputazione; i porti sono sbocchi necessarii al commercio; chi li ha, deve possedere il territorio donde vengono i prodotti. Di Fiume che potremmo farcene?

L'opinione pubblica è interpretata dal Parlamento e dal Governo. Avete da lagnarvi del loro contegno? È necessario che i due Stati siano amici, e i governi d'accordo.

— Ho fatto sempre cotesta politica e nei sei anni che fui ministro, e nei cinque dacchè son Cancelliere — Non mi curo dei giornali, nè dei parlamenti — Sfido l'impopolarità, so quello che è necessario nell'interesse dell'impero. Una politica di ostilità con voi è contraria agl'interessi dell'Austria-Ungheria — Finchè sarò ministro non me ne distaccherò.

— Concludiamo da tutto questo. Trattato di commercio, relazioni civili.

— Adagio. La politica ha poco da fare con le relazioni commerciali. Sviluppo di questa tesi — Esempio con la Germania.