Politica estera: memorie e documenti
Part 32
La Tunisia venendo sotto la piena sovranità della Francia, in caso di guerra assumerebbe contro di noi una grande importanza militare.
Biserta, al cui porto da qualche tempo si lavora, diverrebbe una formidabile piazza di guerra. Essa è a tre ore distante dalla Sicilia, contro la quale sarebbe una continua minaccia. L'Italia allora sarebbe costretta a tenere un forte esercito in Sicilia e non potrebbe, senza pericolo, allontanare da quelle acque la sua flotta.
Per evitare mali maggiori noi ci crediamo in dovere di prevenire il governo alleato, il quale non mancherà di associarsi a noi nelle pratiche necessarie a Londra e quando ne verrà il momento, anche a Parigi.
S'Ella non ha i documenti necessari, li chieda al conte di Launay.
Roma, 18 luglio 1890.
Ritorno sulla questione tunisina.
L'occupazione francese di Tunisi al 1881 produsse la caduta del Ministero. Il paese se ne addolorò, ma allora l'Italia era isolata.
Oggi esiste la triplice alleanza, ed il mutamento della sovranità in Tunisi produrrebbe in Italia due conseguenze: il ritiro del Ministero attuale, e la persuasione nel popolo nostro, che a nulla giovi la triplice alleanza.
Questa seconda conseguenza sarebbe fatale, e bisogna che il gabinetto di Berlino ci pensi.
Io son convinto che se la Germania farà comprendere a Parigi che l'esecuzione del trattato del 9 corrente potrebbe produrre la guerra, il governo della Repubblica cederà ad un accomodamento con l'Italia.
Comunichi queste mie considerazioni al Cancelliere dell'Impero.
Tunisi, 16 luglio.
_Signor Ministro_, In conferma ed aggiunta del telegramma in cifra da me diretto ieri l'altro all'E. V. ho l'onore di riferirle che la notizia in esso contenuta mi venne data in forma confidenziale dal Console inglese che l'aveva, così mi disse, ricevuta da un personaggio della Corte tunisina, famigliare del Bey.
Trovatisi riuniti presso S. A. mercoledì 9 corrente i principi Taib e Hussein, il signor Regnauld, ff. di Residente, il procuratore della Repubblica, signor Fabry, ed il comandante Catroux per le funzioni di interprete, si sarebbe convenuto che la famiglia beylicale cesserebbe di regnare dopo la morte del Bey attuale, e che la Francia garentirebbe la lista civile dei principi, fissandola a perpetuità a due milioni di franchi per quello di essi a cui, nell'ordine di successione, sarebbe spettato il trono senza la rinunzia fatta da Alì-Bey e dai due più prossimi eredi in nome della dinastia.
Il Console inglese ha soggiunto che la qualità del personaggio, il modo in cui fece le sue confidenze e qualche parola sfuggita ad un funzionario della Residenza, davano alla notizia tale un colore di verità che ei credevasi in obbligo di comunicarla sollecitamente al _Foreign Office_, anche in vista delle trattative pendenti sulle cose d'Africa, alle quali la questione tunisina non è forse estranea.
Dal modo con cui mi ha parlato il signor Drummond mi è nato qualche sospetto che la notizia venga dal Bey stesso o da altro principe tunisino, sapendo che se non hanno il coraggio di resistere apertamente, vedrebbero però con giubilo le Potenze europee intervenire per mettere argine all'azione sempre più invadente della Francia in Tunisia.
È stato notato che al colloquio tra il Bey e il signor Massicault, subito dopo il ritorno di quest'ultimo, non è intervenuto il solito interprete generale Valensi, sebbene persona devota alla Residenza sino alla servilità, ma ha fatto da traduttore lo stesso figlio secondogenito di Sua Altezza, e se ne arguisce che siansi trattati argomenti molto importanti e delicati.
G. B. MACHIAVELLI.
Tunisi, 18 luglio.
_Signor Ministro_, A parziale rettifica del mio rapporto in data 16 corrente devo informare l'E. V. che invece del principe Hussein, trattenuto a letto da una febbre tifoidea, è intervenuto al convegno della Marsa un altro Principe della famiglia beylicale.
Il signor Drummond-Haig mi ha lasciato oggi comprendere che gli sono giunte dal _Foreign Office_ comunicazioni le quali escludono che l'Inghilterra sia disposta a rinunciare ai suoi diritti nella Reggenza ed a collegare la questione tunisina con quella dello Zanzibar, come le ne erano state fatte vivissime istanze dalla Francia; ha poi soggiunto, e credo di dovere ad ogni buon fine ripetere, che a parer suo, il governo della Regina non farà a quello della Repubblica concessioni a Tunisi senza ottenere un compenso in Egitto, quando sia giunto il momento opportuno.
G. B. MACHIAVELLI.
L'Incaricato d'Affari a Berlino telegrafava il 18 luglio di aver comunicato al cancelliere Caprivi i telegrammi inviatigli dall'on. Crispi e di avergli fatto considerare la viva emozione che la notizia della nuova convenzione tunisina avrebbe destato in Italia quando fosse conosciuta.
Il Cancelliere — diceva il Beccaria — mi parve compreso della gravità dell'argomento; dissemi però che appunto per questo non poteva pronunziarsi senza maturo e profondo esame. La mole degli affari che lo hanno assorbito dal giorno della sua venuta al potere non gli lasciò tempo di approfondire la questione tunisina, che non si aspettava di veder sorgere così presto, e che lo coglie quindi alla sprovvista. Egli ne farà subito oggetto di un attento esame.... Stando ai ragguagli recentemente inviati dal conte Hatzfeldt, lord Salisbury non avrebbe conoscenza del fatto.
Berlino, 23 luglio.
Esco da un colloquio col Cancelliere. S. E. crede utile per la riuscita della campagna diplomatica da condursi per l'affare tunisino, il concorso dell'Austria-Ungheria e di somma importanza quello dell'Inghilterra.... Subito dopo le mie prime comunicazioni, il gabinetto di Berlino intavolò attive pratiche a Londra e a Vienna. Benchè queste non abbiano ancora approdato, il Cancelliere spera di poter arrivare a presentare rimostranze collettive a Parigi.... Intanto egli mi pregava istantemente di assicurare V. E che questo governo è, come per lo passato, animato dalle migliori disposizioni e dal maggiore desiderio di rendere servizio all'Italia, e che egli poi, generale Caprivi, sarà personalmente ben lieto d'avere occasione di testimoniare a V. E. il suo buon volere e l'alto conto in cui tiene le di Lei vedute ed apprezzamenti, sapendo con qual uomo di Stato, esperimentato ed illuminato, egli ha da fare.... Da certi accenni fattimi dal Cancelliere e da ragguagli venutimi da altra sorgente, ho potuto indurre che, tastato il terreno a Londra, il Gabinetto di Berlino, pur non dubitando della possibilità di ottenere l'appoggio degli Inglesi, si è convinto della necessità di procedere verso essi con grande cautela, sopratutto in questo momento in cui lord Salisbury è impegnato con la Francia in negoziati difficili per gli affari di Zanzibar e di Terranova.
BECCARIA.
Roma, 24 luglio.
_Regia Ambasciata Italiana_,
Berlino.
Ieri sera è venuto il conte di Solms e mi ha a un dipresso detto ciò che è contenuto nel di Lei telegramma. Dissi all'ambasciatore di Germania quali siano i pericoli per la libertà del Mediterraneo e la pace Europea, se la Francia diverrà sovrana assoluta della Tunisia. Soggiunsi che ove ciò avvenisse senza alcuna opposizione da parte delle Potenze alleate, sarebbe indubitata la occupazione anche della Tripolitania. Bisogna quindi o trovar modo d'impedire la dominazione assoluta francese in Tunisia, o premunirsi perchè la Tripolitania sia data a noi, come sola possibile garanzia di fronte all'aumentarsi della potenza militare e marittima della Francia.... Noi vogliamo procedere d'accordo coi gabinetti amici, ma siamo risoluti ad usare tutti i mezzi perchè l'Italia non venga colpita da un fatto che sarebbe un disastro.
CRISPI.
Berlino, 25 luglio.
Esco dal barone Holstein, il quale mi disse che i gabinetti di Berlino e di Londra sono venuti nella decisione di interpellare in forma cortese il governo francese circa affare tunisino.
Mentre conversavo col barone, giunse un telegramma dell'ambasciatore di Germania a Parigi così concepito: «Appena misi conversazione sulla Tunisia, il signor Ribot dichiarò assolutamente falsa la voce sparsa dall'Italia che un accordo sia stato concluso dalla Francia col Bey indennizzando i di lui eredi mediante due milioni di franchi. Il Ministro degli Affari esteri mi pregò di comunicare questo al Cancelliere imperiale onde evitare malinteso».
BECCARIA.
Roma, 27 luglio.
_Regia Ambasciata Italiana_,
Berlino,
La smentita data da Ribot sulla esistenza del trattato col quale era ceduta alla Francia la piena sovranità della Tunisia, ha una importanza relativa e non ci rassicura pensando alla condotta precedente del Governo della Repubblica.
Il 12 maggio 1881 fu occupata la Tunisia e fu firmato il trattato per il protettorato, mentre il 6 aprile dell'anno stesso, cioè pochi giorni innanzi, Barthélemy Saint-Hilaire aveva dichiarato a Cialdini che la Reggenza non sarebbe stata occupata.
CRISPI.
Berlino, 28 luglio.
V. E. sarà già informata da Londra, che lord Salisbury interpellò quell'ambasciatore di Francia circa l'esistenza della convenzione assicurante alla Repubblica francese la piena sovranità sulla Tunisia. Il signor Waddington, dopo riferito al suo governo, avrebbe fatto al ministro degli Affari esteri inglese una dichiarazione analoga a quella del signor Ribot al conte Münster. Quest'ultimo, dopo il telegramma di cui diedi contezza il 25 corrente, scrisse che le affermazioni del ministro degli Affari esteri francese erano state delle più formali, cosicchè devesi credere o che la convenzione realmente non esista, o che la Francia non si senta abbastanza forte per dar seguito alle sue mire di fronte alla resistenza intravveduta.
BECCARIA.
Contemporaneamente Crispi agiva a Londra. Lord Salisbury cominciò con esprimere incredulità circa l'esistenza della convenzione.
«Egli non vedeva — così riferiva il Tornielli — come si potrebbe conoscere la verità intorno all'esistenza della convenzione del 9 luglio, poichè la Francia certamente non la notificherebbe e il Bey neppure.»
Dopo qualche giorno, il Salisbury avvertiva di non aver potuto raccogliere le prove del preteso trattato di cessione della Tunisia alla Francia, però qualche indizio faceva credere che un atto fosse stato firmato fra il Bey regnante e il Governo francese per assicurare alla morte del Bey, la successione; e conveniva
«che se le notizie giunte a Roma fossero sufficientemente appoggiate da prove, il fatto sarebbe certamente di tale gravità da richiedere che i gabinetti amici dell'Italia s'intendessero per vedere quali pratiche dovessero farsi.»
Ma Crispi non contentandosi delle risposte date all'Ambasciatore, scrisse a lord Salisbury la seguente lettera:
Rome, le 23 juillet 1890.
_Mon cher lord Salisbury_,
Votre Excellence recevra cette lettre des mains du commandeur Catalani, qui vous ouvrira toute ma pensée au sujet de la question tunisienne, question dont la solution est d'un si grand intérêt pour l'Italie et pour la Grande Bretagne.
La France est depuis neuf ans en Tunisie. Il serait impossible de l'en déloger et sa ferme intention est manifestement d'y rester maîtresse et en toute sécurité.
Sans donner suite aux nouvelles contradictoires reçues de Tunis et voulant même prêter fois au démenti de M. Ribot, j'ai la conviction que, tôt ou tard, la France saura acquérir la plénitude de la souveraineté de ce pays.
En attendant il ne faut pas oublier, que jusqu'au 6 avril 1881, c'est-à-dire un mois environ avant le traité du Bardo, M. Barthélemy Saint-Hilaire déclarait au Général Cialdini que le gouvernement français ne pensait aucunement à une occupation militaire permanente et moins encore à l'annexion de la Tunisie.
Si ce changement de domination en Tunisie venait d'avoir lieu sans opposition et à notre insu, la Tripolitaine ne tarderait pas à avoir son tour. Le Gouvernement de la République tend à occuper cette région, comme le prouvent surabondamment ses empiétements continuels sur la frontière.
Il arriverait alors que du Maroc à l'Egypte une seule puissance dominerait l'Afrique du nord, et que de cette puissance dépendrait la liberté de la Méditerranée. L'Italie, pour ce qui la concerne, serait sous la menace incessante de la France; Malte et l'Egypte ne seraient pour la Grande Bretagne une garantie suffisante.
En présence de tels dangers, il faut se préparer et prévenir l'exécution des desseins de la France.
La Tunisie ne pouvant être rendue à elle même, et puisque on ne peut empêcher le Protectorat de devenir un jour ou l'autre une souveraineté, il serait nécessaire de se premunir contre une occupation possible de la Tripolitaine de la part de la France en l'occupant avant elle.
Si nous avions la Tripolitaine, Biserta ne serait plus une menace pour l'Italie, ni pour la Grande Bretagne.
Nous sommes vos alliés nécessaires; et notre union vous garantirait la domination de Malte et de l'Egypte. Grâce à elle, l'Italie n'aurait plus à craindre qu'une double expédition militaire pût simultanément être dirigée contre elle de Biserta et de Toulon.
Je prie Votre Excellence de peser ces considérations et d'agir de concert avec le Gouvernement que j'ai l'honneur de présider. Il s'agit de notre salut et de votre grandeur dans la Mediterranée.
Je saisis cette occasion pour offrir à Votre Excellence les assurances de ma très haute considération.
F. CRISPI.
Da Londra il 31 luglio, l'Incaricato d'affari, Catalani, informava l'on. Crispi:
La lettera di V. E. ha prodotto profonda impressione su Salisbury. — Sua Signoria risponderà per iscritto fra breve. — Per il momento mi ha incaricato di telegrafare a V. E. «che egli è convinto che _il giorno in cui lo_ statu-quo _nel Mediterraneo sarà menomamente alterato è indispensabile che la Tripolitania sia occupata dall'Italia._ Rammentò spontaneamente avermi manifestato altra volta tale opinione, punto importante della sua politica. Soggiunse: _L'occupazione italiana di Tripoli dovrà effettuarsi indipendentemente dagli avvenimenti in Egitto, cioè a dire, sia che l'Egitto resti in mani britanniche o del Sultano. Tale occupazione è richiesta dall'interesse Europeo per impedire che il Mediterraneo diventi un lago francese. La sola questione da esaminare è l'opportunità del momento presente all'Impresa._ Su questo punto Salisbury differisce da V. E. Egli crede che il momento dell'occupazione non è ancora giunto. Quindi la preghiera che Sua Signoria rivolge a V. E. per mezzo mio, si contiene in una sola parola: _aspettare_. Tale parola sarebbe già stata o sarà mandata a Roma da Berlino. Tutto porta a credere, secondo Salisbury, che nonostante la poca fede da darsi alle smentite francesi, il Governo francese fu sincero nell'affermare non aver concluso nuovi accordi col Bey. All'osservazione che l'accordo potrebbe essere stato concluso da un precedente Gabinetto, Salisbury rispose che non si era potuto ottenere alcuna prova. «L'ostacolo principale ad una occupazione immediata di Tripoli, si troverebbe nella resistenza del Sultano, che dichiarerà guerra all'Italia. Le condizioni della Turchia sono diverse da quelle all'epoca della cessione di Cipro. La Turchia da sè sola non è da temersi, ma sarà appoggiata dalla Russia, che coglierà l'occasione di rendersi vassallo il Sultano, difendendone il territorio. Una mossa italiana contro Tripoli sarebbe il segnale dello smembramento della Turchia, sorte alla quale essa non può sfuggire, ma alla quale in questo momento nè le Potenze, nè l'opinione pubblica inglese, sono preparate. L'Italia non perderà nulla coll'aspettare, se si terrà pronta ad agire al momento in cui la Francia desse segno di attivare i suoi disegni.»
Da parte sua, Salisbury avvertirà energicamente la Francia di astenersi dal fare qualsiasi mutazione politica in Tunisia. Sulla mia domanda di dichiarare risolutamente al Governo francese che la flotta inglese si unirà alla italiana per mantenere lo _statu-quo_ nella Tunisia, Salisbury rispose che una tale dichiarazione avrebbe per effetto di suscitare un incidente parlamentare poichè Waddington ne informerebbe.......... Salisbury conchiuse: «Il Governo italiano avrà la Tripolitania, ma il cacciatore per tirare sul cervo, deve aspettare che passi a portata del suo fucile affinchè, anche ferito, non gli sfugga».
Le mie impressioni sono le seguenti:
1.) Le relazioni fra l'Inghilterra e la Francia sono assai più tese dell'anno passato; 2.) Salisbury è più deciso dell'anno passato a non lasciarsi sfuggire l'Egitto, ed una mossa italiana contro Tripoli sarebbe seguita dal protettorato inglese al Cairo.
La chiave di Tripoli è in questo momento a Berlino. Una parola risoluta da Berlino infonderebbe a Salisbury l'ardire che gli manca. Sua Signoria desidera tre o quattro giorni per farmi pervenire risposta alla lettera di V. E. Ritengo che l'indugio fu chiesto per mettersi in comunicazione con Berlino.»
Seguì il 5 agosto quest'altro telegramma del Catalani:
Ho ricevuto lettera di Salisbury diretta a V. E., che consegnerò domani dentro un piego al regio Ambasciatore, affinchè sia spedito con il corriere di Gabinetto.
Prego V. E. di dar ordine a Tornielli di far ripartire immediatamente il corriere di Gabinetto per Roma.
Se, come devo credere, la comunicazione scritta di Salisbury è conforme alle dichiarazioni verbali fatte a me, lo scambio delle lettere autografe fra i primi ministri Italia ed Inghilterra costituisce accordo completo nella questione di Tripoli. È probabile che Imperatore di Germania abbia avuto contezza della corrispondenza.
La risposta di lord Salisbury fu la seguente:
Londres, 4 août 1890.
_Mon cher Signor Crispi_,
J'ai l'honneur d'accuser réception de la lettre dont Votre Excellence a bien voulu m'honorer. Je l'ai lue avec le plus grand intérêt.
Je suis d'accord avec Votre Excellence sur l'avenir probable de la Tunisie. Elle deviendra fatalement Française un jour ou l'autre: mais je crois cette issue assez loin. Aussi, je me trouve en parfaite harmonie avec vos idées sur le danger d'une avance ultérieure de la part de la France. Les intérêts politiques de la Grande Bretagne aussi bien que ceux de l'Italie ne comportent pas que la Tripolitaine ait une destinée semblable à la Tunisie. Il faut absolument parer à une telle éventualité, quand elle nous menacera. Mais je ne la crois pas proche. La France a beaucoup de chemin à faire avant de se trouver à ce point là.
Or, dans une telle affaire, les précautions prématurées sont pleines de danger.
Si l'Italie venait à occuper Tripoli en temps de paix sans que la France ait pris aucune mesure aggressive, elle s'exposerait au reproche d'avoir réveillée la question d'Orient dans des conditions fort désavantageuses. Le Sultan ne supportera pas la perte d'une autre province sans pousser des hauts cris. Pour garder son territoire il fera sacrifice de son indépendance, et il acceptera le protectorat et le soutien de la Russie.
Ainsi, si j'osais offrir une conseil à Votre Excellence, je la prierais vivement d'agir avec beaucoup de circonspection et de patience dans cette affaire; et, tant que les desseins de la France n'ont pas pris corps, d'éviter toute action qui pourrait nous compromettre irrévocablement avec le Sultan.
Je prie Votre Excellence de croire toujours à la sympathie vive que le peuple et le gouvernement Anglais ressentent pour l'Italie: et d'agréer l'assurance de ma considération et mon respect.
SALISBURY.
[Illustrazione: Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di Salisbury a Crispi.]
La replica dell'on. Crispi a questa lettera non poteva mancare, ed egli l'affidò ad uno de' suoi segretarii, Edmondo Mayor des Planches; il quale della missione affidatagli rese conto con questo rapporto:
La Bomboule, 26 agosto 1890.
_Eccellentissimo Signor Ministro_,
Ho rimesso oggi a lord Salisbury la lettera che Vostra Eccellenza mi aveva affidato per lui.
Ho trovato Sua Signoria in un modesto alloggio, al primo piano di una _maison meublée_ chiamata la _Villa Medicis_. È la prima volta che il nobile Lord fa la cura di queste acque arsenicali; precedentemente andava a Royat, località, poco distante, di questa stessa regione d'Alvernia.
Lord Salisbury, cui aveva domandato udienza con un biglietto, subito dopo il mio arrivo, mi aveva risposto con un cortesissimo invito. Mi ricevette in un piccolo studio, stamane, alle dieci e mezzo.
Appena seduti, gli rimisi la lettera. Questa essendo un po' sgualcita, dissi, pregandolo di scusarmi:
— Je ne sais si je fais un bon diplomate, mais je suis, à coup sûr, un mauvais courrier de Cabinet.
Sua Signoria si mise a ridere e fece per aprire, dinanzi a me, la lettera; ma si fermò.
— Dois-je la lire maintenant?
Risposi:
— Je crois que Votre Excellence en peut prende connaissance à son aise. C'est une réponse à la lettre du 4.
— Ah, bien!... — E la mise in disparte.
— Et vous êtes venu expressément?! Je regrette d'avoir été pour vous cause da tante de trouble. Au moins voyez-vous un beau pays. Vous le connaissiez?
— Nullement.
Vantò le bellezze dell'Alvernia. Poi:
— Vous avez quitté M. Crispi depuis peu?
— Depuis cinq jours.
— Comment se portait-il?
— Il était en parfaite santé.
— Et politiquement aussi, disse ridendo, il se porte très bien.
— Je crois qu'il se sent très fort sous tous les rapports.
— C'est un homme bien étonnant. Il nous veut toujours du bien, n'est-ce-pas?
— Il a pour l'Angleterre comme nation l'admiration la plus vive, et de Votre Excellence une très haute estime.
— Il est bien indulgent pour moi. Quel âge a-t-il?
— Soixante et onze ans.
— Et il soutient le poids de trois porte-feuilles?!
— De trois, en effet, car la Présidence du Conseil en est un et qui implique de très graves responsabilités.
— Vous ne manquerez pas de le saluer chaleureusement de ma part et de lui dire combien je désire que nous restions toujours bons amis. Vous retournerez directement à Rome?
— Directement.... par Paris.
Rise ancora, e poichè non soggiungeva altro, mi alzai per prendere commiato.
— Je vous souhaite bon voyage et meilleur temps qu'ici.
— Je souhaite à Votre Excellence une heureuse cure.
Queste ultime parole furono dette in piedi. Sua Signoria mi strinse la mano e mi accompagnò alla porta che aperse e richiuse.
Lord Salisbury è alto, di forte complessione, un po' obeso. Si tiene alquanto curvo. È un po' ansante, di soffio affannoso e corto. Prima che entrasse nella camera avevo sentito il suo respiro penoso. Appartiene alla specie degli inglesi timidi. Ascolta attentamente, con la testa china in avanti verso l'interlocutore, che guarda ogni tanto con occhio fisso e penetrante. Ride facilmente e brevemente in modo sempre uniforme.
Ciò è quanto ritenni da un colloquio che potè durare dieci o dodici minuti.
Sono, di Vostra Eccellenza, etc.
La lettera consegnata dal Mayor era questa:
Rome, le 16 août 1890.
_Mon cher lord Salisbury_,
Votre Excellence me permettra de répliquer brièvement à Sa lettre du 4 courant qui m'est arrivée par le dernier courrier.
En vous écrivant, le 23 juillet, j'avais pour but de dénoncer à Votre Excellence les dangers qui nous menacent en Tunisie, et de vous signaler la nécessité d'un accord entre l'Italie et la Grande Bretagne pour les éventualités que je prévoyais. Ce but ayant été atteint grâce à l'échange de nos deux lettres et aux colloques qui ont eu lieu entre Votre Excellence et le commandeur Catalani, il ne me reste à ce sujet rien à demander, ni à désirer.