Politica estera: memorie e documenti

Part 26

Chapter 263,084 wordsPublic domain

Crispi, a Tunisi. — «Gli argomenti contenuti nella nota di Massicault (comunicata da Berio) sono senza valore. Tunisi è per noi paese a Capitolazioni, perchè sottoposto a Potenza musulmana e in virtù del diritto incontestato di cui l'Italia godette da tempo immemorabile. Questo diritto è ricordato dall'art. 1 del Trattato in vigore col Bey e fu riconosciuto dalla Francia nel protocollo del 25 gennaio 1884. Secondo le Capitolazioni tutto quanto concerne la vita intellettuale, morale, giuridica della colonia italiana è sottratto all'autorità del governo beylicale. Gli articoli 15 e 18 sono erroneamente invocati, perchè relativi alla vita materiale ed economica, e non potrebbero essere applicati alle scuole ed alle associazioni non industriali: di più, costituiscono una eccezione, e in diritto l'eccezione non ammette interpretazione estensiva. Quanto alla convenzione dell'8 giugno 1883 fra Tunisi e la Francia, non potrebbe evidentemente alterare le stipulazioni fra il Bey e le terze Potenze. È inoltre anteriore al protocollo del 25 gennaio 1884 fra noi e la Francia, dove è espressamente stipulato che ogni immunità e vantaggio accordati dalle Capitolazioni, dagli usi, dai trattati, resterebbe in vigore. In altre parole il Bey, prima del protettorato non avrebbe avuto il diritto di emettere tali decreti non più della Turchia per quanto concerne l'impero ottomano, e se la Turchia ne emanasse, la Francia si opporrebbe. Ora il protettorato non saprebbe modificare lo stato giuridico esistente di faccia ai terzi: 1.º) perchè stabilito senza il loro consenso; 2.º) perchè pel trattato del Bardo i diritti delle terze Potenze furono dichiarati inalterabili; 3.º) perchè i nostri diritti, immunità, privilegi ci furono riconosciuti e garantiti dalla stessa Potenza protettrice. Il Bey si trova di fronte alla Francia in condizioni di vassallaggio tali che noi non potremmo impiegare contro di lui i mezzi che impiegheremmo verso un sovrano indipendente. Oltrecciò i decreti, essendo stati redatti a Parigi e solamente _pro-forma_ rivestiti della firma del Bey, è a Parigi che la soluzione dev'essere concordata. Limitatevi quindi a dichiarare che, secondo il governo italiano e per le ragioni suddette, i decreti non sono applicabili e non dovranno essere applicati ai nostri istituti ed alle nostre associazioni presenti o future, e domandate che di queste dichiarazioni vi sia dato atto formale. Se il ministro residente si rifiuta, voi potete dichiarare che vi è interdetta ogni discussione ulteriore.»

27 ottobre.

Da Parigi (Menabrea) — Partecipò a Goblet il telegramma mandato da Crispi a Berio (v. doc. 26 ott.), dichiarando i decreti non applicabili e non da applicarsi mai ai nostri istituti (scuole ed associazioni) presenti e future in Tunisia.

Pregò Goblet di prendere atto della dichiarazione. Goblet ne prese atto, dichiarando alla sua volta che manteneva la precedente interpretazione.

24 ottobre, 2, 7 e 14 novembre.

Da Tunisi. — (_Rapporti_). — Berio (contrariamente alle istruzioni ministeriali) entrò in discussione con Massicault. Ne' suoi rapporti si diffonde in particolari, riferendo i colloqui avuti col Residente francese. Da segnalarsi il solo rapporto in cui Berio dà conto delle probabilità che avrebbero le pratiche, suggeritegli dal Ministero, per trarre nella discussione il Console britannico e per mezzo suo il direttore del Collegio inglese della società per gli ebrei in Tunisi. Questo direttore, certo Perpetuo di Livorno, uomo ambizioso e senza carattere, benchè d'ingegno e di studi, erasi accostato alla Residenza francese: era quindi difficile di giovarsene.

4 novembre.

Crispi, al Console a Tunisi. — «Non vi siete conformato alle mie istruzioni del 26 ottobre. Dovevate chiedere che il governo del Bey prendesse formalmente atto delle nostre dichiarazioni, che i decreti tunisini non sono applicabili e non saranno applicati alle nostre istituzioni e associazioni presenti e future. Se il governo del Bey rifiutavasi a prendere atto di ciò, dovevate dichiarare che ogni ulteriore discussione vi era interdetta. Voi dovevate quindi ricusare di ricevere anche _ad referendum_ le nuove proposte di Massicault. Il governo del Re ha una posizione inespugnabile in diritto e vuol mantenervisi. Dite al signor Massicault che voi avete sorpassato i vostri poteri accettando _ad referendum_ le proposte ch'egli vi ha fatto e che il governo del Re si rifiuta d'esaminare. Il governo del Bey non deve che dare atto della vostra dichiarazione. Se lo nega, è a Parigi che intendiamo portare il dibattito.»

11 novembre.

Da Tunisi (Berio). — Riferisce di avere nel corso di una conversazione con Massicault parlato del mezzo di giungere ad un accordo; non ha però presi impegni.

31 dicembre.

Da Parigi (Menabrea). — Goblet intrattenne Menabrea di un equivoco nato tra Massicault e Berio, sulla facoltà di trattare, fra essi e sul luogo, la questione dei decreti. Menabrea aveva ricevuto istruzioni perchè fosse discussa esclusivamente a Parigi. Goblet vorrebbe trattarla a Tunisi.

1 gennaio 1889.

Crispi all'ambasciatore a Parigi. — Sin dal principio eransi date istruzioni a Berio di astenersi da qualsiasi trattativa sulla questione delle scuole. Intanto il signor Massicault, sia direttamente, sia per mezzo del signor Benoit segretario della Residenza, tentò indurre Berio ad accettare alcune condizioni che avrebbero potuto compromettere le ragioni di diritto da noi sostenute presso il governo della Repubblica, che cioè i decreti beylicali non erano applicabili nè pel presente, nè pel futuro alle nostre scuole ed associazioni. Berio avendoci riferito delle proposte di Massicault, gli fu proibito recisamente di accogliere quelle pregiudicanti i nostri diritti e di limitarsi a redigere da lui solo e mandare a Roma un progetto d'accordo perchè si potesse studiarlo e deliberare sul medesimo interdicendogli, in ogni caso, qualunque negoziazione colla Residenza. Crispi non può quindi che confermare a Menabrea le precedenti istruzioni perchè la questione si tratti a Parigi e non altrove.

18 gennaio.

Da Tunisi (Berio). — Massicault gli ha detto che la questione delle scuole si è composta a Roma e a Parigi. Le basi sarebbero queste: le scuole esistenti rimarrebbero sotto il regime dello _statu-quo_; le scuole future verrebbero sottoposte al decreto beylicale.

19 gennaio.

Crispi, a Tunisi. — La notizia data da Massicault a Berio è inesatta. Nessun accordo avvenne. Il governo italiano si rifiuterà sempre a riconoscere validi i decreti beylicali, anche per le scuole future.

16 gennaio.

Da Tunisi (Berio). — Trasmette copia di una Nota da lui diretta a Massicault per stabilire: 1.º che le trattative erano state iniziate non da lui (Berio) ma dal Residente; 2.º che Berio ha fatto proposizioni _ad referendum_ e come sue emanazioni personali.

30 ottobre 1890.

Da Parigi (Menabrea). — Nel convegno ebdomadario Ribot ricordò incidentalmente a Menabrea le discussioni che ebbero luogo con Goblet relativamente alla creazione in Tunisia di nuove scuole italiane che si volevano sottoporre ad una preventiva autorizzazione. La questione rimase sospesa perchè il governo italiano aveva finito col dichiarare che in quel momento non si trattava di istituire nuove scuole, ma solo di mantenere le esistenti come erano. Ora, vista la creazione iniziata di nuovi istituti, Ribot domanda se il R. Governo è sempre della stessa opinione intorno ai propri diritti, e se non avrebbe, non volendo chiedere qualche autorizzazione, almeno informato l'autorità beylicale delle sue intenzioni in proposito. Menabrea rispose di non aver pel momento incarico di trattare siffatto argomento, ma che teneva per fermo che il governo del Re non avrebbe receduto da ciò ch'egli crede suo diritto, poichè nello stesso modo che nel rimanente dell'Impero turco si riconosceva all'Italia la facoltà di stabilire le sue scuole come le convenisse meglio, essa manteneva i suoi diritti nella Reggenza, la quale, malgrado il protettorato francese, non cessa di essere considerata come facente parte dell'Impero ottomano, per cui manteniamo tuttora i diritti derivanti dalle Capitolazioni, eccetto in quelle parti alle quali abbiamo subordinatamente e provvisoriamente rinunciato e che si riferiscono all'impianto de' tribunali. Ribot non insistette, esprimendo solo la speranza che il governo italiano l'avrebbe informato della creazione di nuove scuole e pregò Menabrea d'interpellare su ciò il Ministero.

1 novembre.

Crispi, a Parigi. — Si approva il linguaggio di Menabrea. Non si crede però di acconsentire a promettere al governo della Reggenza anche la semplice partecipazione dell'apertura di nuove scuole in Tunisia. Del resto è questione oggi oziosa, non essendosi aperta colà alcuna nuova scuola, nè intendendosi aprirne.

Come è manifesto, i diritti dell'Italia rimasero impregiudicati. Il governo francese era dalla parte del torto, e tacitamente lo riconobbe.

Crispi avrebbe potuto denunziare il protocollo del 1884 e riattivare la giurisdizione consolare italiana a Tunisi, ch'era stata solamente sospesa; ma non volle. Della sua moderazione, però, nessuno in Francia gli tenne conto.

Dal _Diario_:

_22 ottobre._ — Solms mi legge una Nota nella quale si raccomanda al governo italiano il Sultano dello Zanzibar. La posizione di costui è abbastanza scossa e bisogna aiutarlo a consolidarsi.

Mi ricorda quanto fu convenuto col conte Erberto Bismarck circa un'azione comune per impedire la tratta degli schiavi.

Il Sultano del Marocco non va più a Tangeri; egli avrebbe paura della Spagna. La conferenza per gli affari di quel paese dovrebbe occuparsi a render possibile la stipulazione di un trattato di commercio per rendere facili le relazioni coi vari Stati di Europa. Dovrebbe inoltre determinare le norme per i tribunali misti, e definire la sorte dei protetti e i limiti dell'autorità consolare verso i medesimi, e infine assicurare la tutela degli stranieri.

Il viaggio dei gran duchi Sergio e Paolo di Russia a Costantinopoli non ebbe intenti politici. Essi furono a visitare il patriarca di Costantinopoli, il quale parlò loro della grande Chiesa ortodossa, e domandò il patrocinio dello Czar. Il lavoro e l'influenza della Chiesa ortodossa sembrano divenire importanti ed estendersi in Oriente a danno della Chiesa latina.

«25 ottobre.

_Son Excellence Monsieur de Giers_,

Ministre des affaires etrangères. S. Pétersbourg.

Ce jour marque un jalon mémorable dans la carrière si meritante de V. E. à qui cinquante ans de services fìdèles et dévoués constituent le titre le plus enviable à la reconnaissance de Son Auguste Souverain et à l'admiration des gens de bien.

Permettez-moi de Vous féliciter au nom du Gouvernement du Roi d'Italie et en mon nom personnel. Nous poursuivons avec le même zèle un but identique; le maintien de l'ordre. C'est donc aussi comme collaborateur que j'exprime à V. E. le souhait le plus sincère que ses sages conseils soient longtemps conservés à la Russie et à l'Europe, comme un gage précieux de conservation et de paix.

CRISPI.»

_A Monsieur Crispi_,

Ministre des affaires étrangères d'Italie.

Je prie Votre Excellence d'agréer mes très sincères remercîments pour les félicitations et les sentiments qu'elle à bien voulu m'exprimer à l'occasion de mon jubilé. Veuillez croire que j'y attache beaucoup de prix.

GIERS.»

_27 ottobre._ — Il conte Solms mi parla del nuovo ambasciatore di Francia signor Mariani, conciliante, _souple_, autorevole in materia di commercio.[26]

[26] Il signor Mariani, durante la sua breve missione (morì in Roma nel gennaio 1890) non modificò, naturalmente, la politica francese verso l'Italia, ma si fece apprezzare per l'animo sereno e la leale condotta.

China — passaporti — non sono vistati quelli dei sudditi tedeschi non provenienti dalla Germania. Ringraziamenti alla Francia per la protezione sinora prestata. L'Italia farà lo stesso. Solms mi chiede copia della nota che invieremo alla Francia su questo argomento.

_9 novembre._ — Solms: mi dà un lavoro su Biserta.

Mi parla del nuovo ambasciatore che il ministro Vega de Armijo vuol mandare a Roma. Il Vega è puro cattolico e sarebbe lieto di poter rendere qualche servizio al Papa. Si conserverà amico delle tre Potenze, senza mostrarsi ostile alla Francia.

I francesi studiano una ferrovia da Oran a Figuig. Sarebbe una ferrovia militare.

Da una Nota del 19 risulta che il Sultano fa l'amore ora col gruppo franco-russo, ora con la triplice. Al Sultano non converrebbe allearsi con le tre Potenze. Vorrebbe conoscere l'autore della celebre lettera della _Correspondance de l'Est_.

_20 novembre._ — Il conte Kálnoky, al quale Sua Maestà ha conferito l'Ordine supremo della Ss. Annunziata, mi scrive dicendosi vivamente commosso di cotesta manifestazione di alto favore e dell'approvazione che il Re accorda alla linea politica che seguiamo, e mi esprime sentimenti di sincera cordialità.

L'alta onorificenza conferita al conte Kálnoky attestò i buoni rapporti stabiliti fra l'Italia e l'Austria. L'imperatore Francesco Giuseppe aveva sin dal giugno manifestato la sua soddisfazione per i buoni risultati ottenuti dalla politica di Crispi. In una lettera privata del 2 giugno il conte Nigra scriveva:

«Il conte Kálnoky mi disse confidenzialmente che S. M. l'Imperatore desiderava testimoniare a V. E. la sua particolare stima e benevolenza, conferendole il Gran Cordone di Santo Stefano, che è l'Ordine più elevato che si conferisca qui ai non-sudditi austriaci (il Toson d'Oro essendo riservato ai nazionali e ai principi e sovrani esteri.)»

_27 novembre._ — De Bruck. È venuto a manifestarmi i timori di Kálnoky sulle cose tunisine. Gli sarebbe stato scritto che i rapporti tra Berio e Massicault sono tesi e che da un momento all'altro potrebbe esservi rottura. Il Kálnoky non vorrebbe che la guerra scoppiasse in Africa.

Ho risposto che nulla v'è da temere. Berio ebbe ordine di non trattare la questione delle Scuole, dovendo di essa occuparsi il nostro Ambasciatore a Parigi, dove la questione dev'essere risoluta.

A Bukarest le tre Potenze sono d'accordo.

_3 dicembre._ — Visita di de Bruck. Boulanger dichiara di volere una repubblica tollerante, aperta a tutti. Qualcuno crede che egli sarà un secondo Monk. Audiffret-Pasquier in Senato ha dichiarato che si emancipa da' suoi amici della Camera. Alle prossime elezioni generali i conservatori voteranno per i loro e faranno tutto il possibile per vincere. Non potendolo, voteranno per Boulanger.

Il Boulanger lavora con fortuna a preparare le elezioni. I radicali contano sugli opportunisti per combattere i boulangisti e la destra. Il presidente Carnot non darà a Floquet il diritto di sciogliere la Camera, riserbandolo ad un nuovo ministero Freycinet.

Nei primi di dicembre l'on. Crispi riceveva sulla situazione interna della Francia le seguenti informazioni:

«Attraversiamo una quindicina che non fu priva di incidenti ed emozioni; essa principiò con l'annunzio fatto da parecchi giornali di un _colpo di Stato_, ordito dal ministero Floquet contro il generale Boulanger ed i suoi aderenti, e si entrava in alcuni particolari circa le misure prese per compierlo, che al primo momento davano un'apparenza di verità a quella notizia; ma tosto si vide che essa non era che una finzione per dare luogo ad una interpellanza alla Camera e costringere il Ministero a spiegarsi sui progetti che gli erano attribuiti e smentire, in conseguenza, le supposte misure dichiarandole contrarie alle leggi e legandosi con ciò stesso in un certo modo. Benchè l'annunziato colpo di Stato sia stato una finzione, tuttavia non vi ha dubbio che si sia studiato e si pensi tuttora al modo di liberarsi dal generale Boulanger, la cui influenza, anzichè diminuire, tende ad aumentare e che si teme di più in più, a misura dell'approssimarsi delle nuove elezioni, che debbono aver luogo nel venturo anno.

La grande dimostrazione del 2 dicembre ultimo, sulla quale si faceva assegnamento, da una parte, per provocare manifestazioni contro Boulanger, mentre dall'altra il municipio, che gli è ostile, sperava crearsi un piedistallo per coronare i suoi tentativi di assumere la suprema autorità sulla città di Parigi, quella dimostrazione, dico, andò fallita. Al contrario, in quella simultanea di Nevers il generale Boulanger ebbe occasione di raccogliere intorno a sè le opinioni diverse, ma tutte concordi per mettere fine al sistema attuale di governo, per il quale la considerazione pubblica va ogni giorno maggiormente scemando, in seguito agli scandali che succedono fra i membri del Parlamento, i quali si accusano a vicenda di corruzione pecuniaria e si abbandonano, nelle sedute pubbliche, ad eccessi contrari ad ogni principio di vivere civile. Così il Boulanger ha bel giuoco e benchè non si veda quale sia il suo scopo finale, se però ne ha uno, egli evita intanto di compromettere la sua posizione rispetto all'opinione pubblica, dichiarando che tutta la sua operosità ha per oggetto di conservare la Repubblica, minacciata e compromessa dai disordini di ogni specie che si rimproverano al sistema attuale.

Quale sarà la repubblica di Boulanger se egli giunge ad esserne il capo? I due partiti orleanista e bonapartista sperano ognuno di usufruttarlo per proprio conto; ma non è improbabile che fra i due litiganti, il popolo esitando sulla scelta da fare, il generale Boulanger prenda il partito di mezzo e rimanga lui stesso capo della Repubblica che avrà ricostruito, la quale può, sotto lo stesso nome, prendere varie forme, anche quella di un impero, come accadde con Napoleone I, sulle cui prime monete si legge ancora, da una parte, _République française_, e dall'altra _Napoléon empereur_. È dubbio assai che il Boulanger possa giungere sino a questo punto; ma è pure inutile di pronosticare sull'avvenire, imperocchè in questo paese, più che in ogni altro, dell'indomani si è sempre incerti.

Di questo stato di confusione d'idee in cui si trova attualmente la Francia si accagiona la libertà illimitata di cui abusa la stampa; i primi a protestare contro di essa sono quelli stessi che, altre volte, la propugnarono con convinzione, ed uno di questi è l'ex-presidente Giulio Grévy, che si confessava una volta di avere errato nel sostenere nel Parlamento la legge sulla stampa. Fra i punti che dànno luogo ad attacchi contro il governo, uno dei principali è il disordine finanziario dello Stato che trascina dietro sè, da un esercizio a un altro, un disavanzo che cresce sempre e che tosto raggiungerà il _miliardo_, senza che si veda ancora il modo di coprirlo. Si è proposto a tale effetto una tassa sulla rendita, ma questa venne or ora respinta quasi all'unanimità dalla Commissione della Camera; per cui, a meno che il Ministero ritiri il disegno di legge, questo provocherà, di certo, una discussione vivissima in cui esso avrà probabilmente la peggio. Ad ogni modo la questione finanziaria sarà quella che darà luogo alla battaglia dei partiti contro il Ministero, gli uni per rovesciarlo, gli altri per trasformarlo in senso ancora più radicale.

In mezzo a questi intrighi ed agitazioni parlamentari il ministro che sembra avere preso la posizione la più solida e più rispettata è quello della guerra, il signor di Freycinet, che, nel disimpegno delle sue importanti funzioni, dimostra attitudini veramente speciali, per cui benchè non sia militare, egli ha saputo guadagnarsi la fiducia dell'esercito, rimanendo nei limiti delle sue specialità ed occupandosi di perfezionare, sotto il doppio riguardo morale e materiale, il potente strumento che gli uomini di guerra dovranno maneggiare. Egli si studia di migliorare la condizione dei soldati e degli ufficiali; cerca di fare sparire quelle rivalità che furono così funeste alla Francia; attende a specializzare le attribuzioni dei vari elementi che costituiscono l'esercito, fa in modo di porre un freno a quelle supremazie colle quali alcune armi, alcuni corpi tentano sempre d'imporsi; epperciò stabilisce che tutte le armi siano ugualmente trattate e fa in modo che le attribuzioni dei singoli elementi dell'esercito siano ben definite, affinchè ognuno concorra con tutta la propria energia, allo scopo comune. Nella sua qualità di distintissimo ingegnere egli si preoccupa dell'ordinamento delle ferrovie, affinchè la mobilitazione, i concentramenti si effettuino colla massima rapidità, e per secondare i movimenti che possano accadere nello attacco come nella difesa.