Politica estera: memorie e documenti

Part 25

Chapter 253,402 wordsPublic domain

— Comprendo. È storia passata, e non la ricorderemo che per trarne insegnamento per l'avvenire. Il certo si è che l'Italia non ha frontiere sicure, e che alla prima occasione bisognerà che la Germania ci aiuti a ricuperarle. Per ora teniamoci uniti; teniamo per quanto è possibile stretta l'alleanza delle tre monarchie e non avremo nulla a temere.

— Le tre monarchie unite basteranno a mantenere la pace. Bisognerà però non distrarci l'amicizia del governo inglese, le cui forze sono tanto necessarie a voi nel Mediterraneo.

— Per parte mia ho fatto quanto potevo per coltivare l'amicizia di lord Salisbury.

— E vi siete riuscito. Non sarò indiscreto rivelandovi le cose dette da lord Salisbury all'Imperatore nell'ultimo viaggio di questi in Inghilterra. Salisbury dichiarò che nel Mediterraneo egli agirà d'accordo col governo italiano. Soggiunse che in conseguenza Sua Signoria aveva dato speciali istruzioni al comandante della flotta inglese nelle vostre acque.

A questo punto il colloquio è interrotto dall'arrivo del Re e dell'Imperatore.

Le leggi sull'insegnamento e sulle associazioni in Tunisia promulgate il 15 settembre 1888 da Alì Bey, “possessore del reame di Tunisi,„ furono un tentativo di rivincita del Goblet per lo scacco subito nella questione delle tasse a Massaua. Quelle leggi, sebbene sotto una forma generale, non riguardavano che le associazioni e le scuole italiane. Un giornale ufficioso della Residenza francese, il _Petit Tunisien_, lo diceva esplicitamente.

Allorchè la Francia impose il suo protettorato al Bey di Tunisi, nel trattato di Casr-el-Saïd si dichiarò che il governo della Repubblica francese garentiva l'esecuzione dei trattati esistenti tra il governo della Reggenza e i diversi Stati europei. Il trattato dell'8 settembre 1868 tra l'Italia e la Tunisia stabiliva all'art. 1 che “tutti i diritti, privilegi e immunità„ conferiti agli italiani nella Reggenza dagli usi e dai trattati erano confermati. Il governo della Repubblica, quindi, si rendeva garante dei diritti derivanti dalle Capitolazioni e acquisiti in favore degli italiani.

È ben vero che nel 1884 i gabinetti di Parigi e di Roma presero degli accordi per regolare l'esercizio della giurisdizione a Tunisi, e il gabinetto di Roma consentì la _sospensione_ della giurisdizione consolare italiana, ma fu espressamente convenuto nel protocollo relativo (25 gennaio 1884) che tutte le altre immunità, vantaggi e garenzie assicurate dalle Capitolazioni, dagli usi e dai trattati rimanessero in vigore.

Data cotesta situazione di diritto non poteva non sembrare strano all'on. Crispi che il Bey avesse promulgato le suddette leggi, e che esse portassero anche la firma del rappresentante del governo della Repubblica.

La legge, la quale voleva: sottoporre le scuole italiane all'ispezione del direttore dell'insegnamento pubblico nella Reggenza o dei suoi delegati, — fare di costui il giudice della validità dei diplomi, — rendere obbligatorio l'insegnamento della lingua francese, — imporre condizioni arbitrarie all'istitutore italiano che volesse aprire una scuola privata, — proporre pene ed ammende, — era evidentemente un attentato alle nostre prerogative e ledeva i nostri diritti. Altrettanto deve dirsi dell'altra legge che pretendeva imporre condizioni agl'italiani che volessero riunirsi in associazione, sciogliere le associazioni esistenti, ecc. Infatti nelle “immunità vantaggi e garenzie„ che ci erano assicurati dalle Capitolazioni, dagli usi e dai trattati con la Reggenza, erano: 1.º l'immunità delle associazioni e delle scuole italiane in Tunisia di non dipendere che dal diritto italiano; 2.º il vantaggio per i nostri connazionali di fare educare ed istruire i loro figli nelle istituzioni italiane o regolate dalle nostre leggi, — quello di associarsi, come si erano sempre associati, con fini di solidarietà, di beneficenza, di mutuo soccorso, ecc.; 3.º la garanzia che lo _statu-quo_ non sarebbe stato turbato durante i trattati esistenti.

Le proteste di Crispi e la questione che ne seguì sono chiarite dai documenti che qui sotto riassumiamo:[25]

[25] Il conte de Moüy nei suoi _Souvenirs_ (pagg. 264-266) riconosce che il Goblet cercò, col creare la questione della quale ci occupiamo, una rivincita dello scacco subito per le tasse di Massaua, ma riferisce molto inesattamente lo svolgimento di essa. Egli afferma che l'on. Crispi «avait un esprit trop fin et trop pratique pour soulever la moindre objection(!)». I documenti che pubblichiamo dimostrano quante e quali obiezioni sollevasse l'on. Crispi, e come riuscisse a vincere il punto. Deve avvertirsi, a spiegazione dell'errore del de Moüy, che egli non era più a Roma quando l'incidente delle scuole della Tunisia si svolse. _(N. d. C.)_

22 settembre 1888.

Da Tunisi (Berio, Console generale d'Italia). — Avverte che una legge del Bey, ispirata a concetti annessionisti, sottomette tutte le scuole all'ispezione francese. Un'altra legge proibisce le associazioni non autorizzate. Entrambe le leggi sono evidentemente fatte contro i soli istituti italiani.

23 settembre.

Crispi, a Berlino, Vienna, Londra. — Segnala il fatto; ritiene le nuove leggi del Bey non applicabili agli italiani, 1.) per il diritto che viene loro dalle Capitolazioni (art. 2 del Prot. 25 gennaio 1884); 2.) per l'art. 14 del Trattato colla Tunisia dell'8 sett. 1868. Si prega avvertirne il governo locale, osservando che dette leggi sono un avviamento ad una celata annessione ed una risposta agli ultimi eventi di Massaua.

24 settembre.

Da Parigi (Ressman). — L'_Havas_ pubblica che i decreti sulle scuole e sulle associazioni hanno un carattere permanente e furono resi dal Bey nei limiti de' suoi diritti alto-sovrani. Goblet fece dire indirettamente a Ressman che nell'applicazione di quei decreti sarà usata la massima arrendevolezza e prudenza a nostro riguardo.

28 settembre.

Crispi, a Parigi. — Ripete che i decreti tunisini violano le Capitolazioni riconosciute dal Bey e dalla Francia. «Se il Bey di Tunisi fosse indipendente — telegrafa Crispi — saprei come provvedere. Ma essendo sotto la protezione francese, quasi pupillo sotto tutela, sono costretto a rivolgermi alla Potenza protettrice affinchè voglia spiegarsi in così grave questione. Abbiamo in Tunisi 28 mila italiani.... Non possiamo rinunciare alle nostre prerogative.... Non bisogna dimenticare che la giurisdizione consolare in Tunisi è sospesa, non soppressa....»

29 settembre.

Crispi, al Console italiano a Tunisi. — Ebbe per le vie di Parigi il testo delle leggi tunisine. Il governo beylicale ha il diritto di riordinare le scuole pubbliche, ma i suoi poteri si fermano alla soglia delle scuole istituite da privati o da società straniere. Spera che le leggi in questione rispetteranno i diritti acquisiti e riconosciutici esplicitamente. Osserva che esse definiscono come delitti certi atti i cui autori dovrebbero essere tradotti innanzi ai tribunali. La giurisdizione consolare non è soppressa, ma solamente sospesa. Incarica Berio di presentare queste osservazioni al ministro residente di Francia, affinchè il nostro silenzio non s'interpreti come acquiescenza.

29 settembre.

Da Parigi (Ressman). — Ebbe un colloquio con Goblet che rimproverò di essersi deciso a simili atti senza previa amichevole intelligenza col governo italiano. Goblet rispose che l'affare di Massaua avevalo scoraggito: sostenne che i decreti beylicali non potevano dirsi lesivi nè delle Capitolazioni nè di alcun diritto acquisito, tutto dipendendo dalla loro applicazione. Goblet aveva dato istruzioni a Massicault perchè nulla facesse per la esecuzione dei decreti senza chiedere il consenso e il concorso del R. Console. Non pare a Goblet che si possa da noi contestare la legittimità di un ispettorato delle scuole, puramente igienico, ch'egli del resto ammetterebbe che fosse esercitato anche da noi, in Italia, sovra istituti francesi. Protesta di voler evitare ogni questione e rispettare le Capitolazioni e i nostri diritti; esige però che dal nostro canto si riconosca alla Potenza protettrice il dovere e il diritto di guidare nelle vie della civiltà il popolo protetto. Goblet trovò strano la nostra suscettibilità, mentre annunciamo di voler creare in Tunisia un ispettorato nostro e una direzione delle scuole. In conclusione dice «aspettate l'applicazione de' decreti: o non saranno applicati o lo saranno nella misura conveniente d'accordo tra noi e il vostro console.» Ressman avverte che si prevede la caduta del Ministero e che forse sarà più facile intendersi col successore, il quale sentirà meno dolorosamente le ferite di Massaua e Zula.

30 settembre.

Da Parigi (Ressman). — L'_Havas_ pubblicò il sunto del colloquio fra Ressman e Goblet. Le polemiche si riaccesero. Ci accusano di voler dare il fuoco alle polveri. Goblet è assente. Ressman chiede istruzioni pel prossimo colloquio che dovrà avere con lui.

1 ottobre.

Crispi, a Parigi. — «Un governo serio quando tratta con altro governo si astiene dal dare pubblicità ai colloquii che avvengono tra esso e i ministri stranieri. Di simile pubblicità si fa uso soltanto quando non si vuole comporre amichevolmente un dissidio. Noi non possiamo nè direttamente nè indirettamente ammettere il diritto nel Bey di decretare discipline per l'esercizio dell'insegnamento privato de' nostri concittadini in istituti italiani in Tunisia. Ripeto quanto già dissi. Se siffatto diritto fosse ammesso e l'Europa lo acconsentisse, noi ci sentiremmo in dovere di applicare analoghi decreti qui in Roma a tutti gli istituti e corporazioni straniere, la maggior parte de' quali è francese. Se avessimo voluto sollevare una questione internazionale col nostro reclamo, non vi avremmo telegrafato come già fecimo. Senonchè il signor Goblet pare animato da ben altri sentimenti. In conclusione noi non possiamo accontentarci delle assicurazioni dateci circa il modo di applicazione dei decreti ai nostri istituti. Sono i decreti stessi che respingiamo in principio come illegali, violatori de' nostri diritti, contrari alle Capitolazioni e ai trattati vigenti....»

1 ottobre.

Da Parigi (Ressman). — Tornerà nel prossimo colloquio con Goblet a parlare dei decreti tunisini. Goblet per dimostrare i riguardi che ci voleva usare, disse di aver prescritto a Massicault di nominare membro del Consiglio d'istruzione pubblica da istituirsi nella Reggenza anche un direttore delle scuole italiane.

3 ottobre.

Da Parigi (Ressman). — Ha una intervista con Goblet che gli ripete tutti gli argomenti delle antecedenti interviste. Ressman gli dichiara che noi respingiamo i decreti. Goblet risponde che non ci ha mai domandato di accettarli: da parte sua, egli mantiene che il Bey o il protettorato avevano il diritto di emanarli, perchè fatti a scopo di buona amministrazione e di civiltà. Goblet non ci chiede che di riservare il nostro giudizio per il caso in cui si venisse ad una applicazione che senza il concorso del Console italiano a Tunisi non sarà tentata.

7 ottobre.

Da Tunisi (Berio). — Conferì con Massicault: questi propone di escludere l'autorizzazione obbligatoria per le scuole già esistenti e di mettere la più gran cortesia nelle ispezioni che avverranno, prevenutone il Console del Re ed in presenza del Console. Esige però autorizzazione per le scuole da creare e diritto di sorveglianza. Massicault non crede che le Capitolazioni ci diano diritto a tale riguardo. Berio propone a Massicault (_ad referendum_) di comunicargli una o due volte all'anno la statistica particolareggiata delle nostre scuole con la situazione materiale e morale di esse. Massicault accetta la proposta e ne informerà Goblet.

9 ottobre.

Da Berlino (Riva, Incaricato d'Affari d'Italia). — L'Ambasciatore di Germania a Parigi informò il governo della Repubblica essere desiderio del Gabinetto di Berlino che la questione si mettesse in via diplomatica e non in via amministrativa. Fece insieme comprendere che il testo delle Capitolazioni non era in favore de' nuovi decreti tunisini. Ciò parrebbe sufficiente per far capire al governo francese che, come avvenne per la questione di Massaua, la Francia, qualora persistesse nell'atteggiamento assunto, si troverebbe di fronte anche la Germania.

11 ottobre.

Da Parigi (Ressman). — Münster (ambasciatore germanico) gli lesse una nota di Bismarck in cui sono date istruzioni all'ambasciatore di Germania a Parigi analoghe a quanto è contenuto nel documento precedente.

12 ottobre.

Da Parigi (Ressman). — Le dichiarazioni di Goblet a Münster furono estremamente concilianti e pacifiche. La Francia trovarsi nella necessità di evitare complicazioni: volersi rispettare assolutamente le nostre scuole esistenti: neppure l'ispezione si farebbe senza l'intervento del Console italiano. Lord Salisbury aveva dal canto suo dichiarato che non vedeva obbiezioni contro l'applicazione dei decreti beylicali alle scuole inglesi di Tunisia. Goblet soggiunse che le minaccie di una nostra rappresaglia rispetto le scuole francesi a Roma, non tornerebbe sgradita ai radicali francesi, essendo quelle scuole, in generale, clericali. Goblet ripetè più volte a Münster che intendeva rispettare integralmente i nostri diritti e le Capitolazioni.

16 ottobre.

Crispi, a Parigi. — Ressman dovrà dichiarare a Goblet che i due decreti beylicali sulle scuole e sulle associazioni non sono applicabili ai cittadini italiani residenti nella Reggenza. Münster parlerà nello stesso senso. Crispi desidera comporre amichevolmente la vertenza.

19 ottobre.

Crispi, a Berlino, Vienna, Londra. — Di fronte ai decreti beylicali, l'Italia trovasi in una posizione diversa da quella in cui si trovano le altre Potenze le quali non hanno scuole od associazioni a Tunisi. Per essi è questione di solo principio: per noi di principio e di fatto. È probabile che alla ripresa dei lavori parlamentari, si facciano interpellanze su ciò. Occorre quindi di sistemare la questione.

19 ottobre.

Crispi, a Parigi. — A Berlino fu risposto all'ambasciatore francese, Herbette, che la Germania ci appoggerà essendosi i giureconsulti dell'Impero dichiarati favorevoli alla nostra tesi, nella questione di diritto. A noi può bastare che Goblet faccia dichiarare da Massicault a Berio che i decreti non saranno applicati ai nostri istituti.

21 ottobre.

Crispi, a Parigi. — «In verità il signor Goblet vuol ripetere la favola del lupo e dell'agnello, ed io non intendo prestarmi a far la parte dell'agnello. Noi reclamiamo contro i decreti beylicali del 15 settembre dai quali siamo stati offesi e si vorrebbe dare a credere che il nostro reclamo sia una provocazione. Il provocatore è colui che ci ha offesi, e noi siamo i provocati. La posizione nostra in Tunisia è singolare, e nessuna Potenza d'Europa si trova colà nelle nostre condizioni. Nessuna Potenza vi ha scuole e nessuna Potenza ha nella Reggenza una colonia popolare come la nostra ed alla cui educazione ed al cui insegnamento bisogna provvedere. Se le altre Potenze accettano i decreti beylicali e non reclamano, nulla danno alla Francia perchè non è leso alcun loro diritto. Per esse non sarebbe che una questione di principio. Volendo dar prova di moderazione, dissi al conte di Bismarck che non tenevo si pubblicasse un nuovo decreto che revocasse quello del 15 settembre. A me bastava che il sig. Massicault dichiarasse al console Berio che le nuove disposizioni legislative non sono applicabili alle nostre scuole ed alle nostre associazioni in Tunisi e che nel fatto non venissero applicate. Il conte di Bismarck deve avere telegrafato in questo senso al conte Münster e ve ne informo acciocchè sappiate essere nostre e non di Berlino le proposte concilianti per la soluzione della questione. Sappiate ancora, e ciò confidenzialmente, che cinque giorni addietro fu telegrafato da codesta Nunziatura al Vaticano che Goblet era perplesso sul partito a prendere e che era disposto a dar ragione all'Italia: vorrebbe però salva la sua dignità. Ora io non tengo alla forma, ma alla sostanza, e la soluzione da me proposta, appoggiata dalla Germania, converrebbe alle due parti. In tale stato di cose, dipende dal contegno di codesta Ambasciata ottenere giustizia.»

21 ottobre.

Da Vienna (Avarna, Incaricato d'Affari d'Italia). — Kálnoky riconosce il buon diritto dell'Italia nella quistione. L'Austria-Ungheria non ha però negli affari tunisini, come in quelli egiziani, alcun interesse speciale.

21 ottobre.

Da Londra (Catalani, Incaricato d'Affari d'Italia). — _Il Foreign Office_ domandò il parere dei consulenti legali della Corona esprimendo intanto l'opinione 1.º) che la Francia non aveva diritto a far emanare dal Bey un decreto che quest'ultimo non avrebbe avuto diritto di emanare prima dell'occupazione francese; 2.º) che l'Inghilterra, consentendo all'abolizione delle Capitolazioni per ciò che concerne l'amministrazione della giustizia, non concesse alla Francia alcun potere su ciò che riguarda le scuole inglesi.

22 ottobre.

Da Parigi (Menabrea). — Münster informò Menabrea delle conversazioni di Crispi con Erberto Bismarck, relativamente ai decreti beylicali sulle scuole ed associazioni. Menabrea si recò da Goblet a presentargli la proposta conciliante di Crispi. Goblet rispose aver dato istruzioni a Massicault di trattare la questione con Berio e quindi non volerne discutere con Menabrea. Questi chiese quali istruzioni erano state date al Residente francese. Goblet rispose che «nulla sarebbe mutato alle cose esistenti e che il decreto non verrebbe applicato alle nostre scuole ed associazioni esistenti se non col consenso del nostro Console», al che Menabrea replicò che non si trattava soltanto del presente e che il governo del Re non acconsentirebbe a che il decreto minacciasse le istituzioni future. «Pregai Goblet — scrive Menabrea — di ben considerare le conseguenze di un conflitto qualora il R. Governo rifiutasse, in tal caso, di permettere l'ispezione. Goblet si mantenne ostinato nella sua prima risposta senza accettare alcuna osservazione, interpretando a suo modo e il nostro trattato e il protocollo del 25 gennaio 1884, il cui secondo articolo è abbastanza esplicito. Non potei trattenermi dal dirgli che trattandosi di un decreto che muta sostanzialmente le condizioni di istituzioni della colonia europea più antica e più numerosa di Tunisi, mentre i francesi non sono che 3000, sarebbe stato opportuno di presentire l'opinione dell'Italia. Al che Goblet rispose: «Noi abbiamo le nostre truppe che proteggono i vostri interessi italiani.» — Allora andai sulle furie dicendogli che sapevo come le truppe francesi erano entrate in Tunisia e che l'Italia non aveva bisogno della protezione francese: era buona a proteggersi da sè, come si era protetta prima dell'entrata de' francesi in Tunisia, della quale non avemmo mai a lagnarci. L'Italia, d'altronde, ha diritto di essere rispettata, il che non si sente abbastanza in Francia. Nel mettere fine a questa spiacevole conversazione con un uomo impetuoso e cavilloso, io gli posi l'_ultimatum_ conciliativo indicato da V. E. Egli non l'accettò e mi ritirai lasciandogli la responsabilità di tutte le conseguenze del suo rifiuto. Si vede ch'egli vuole lasciare la porta aperta a nuove gherminelle, quando verrà il momento di creare nuove istituzioni italiane in Tunisia. Mi pare che a Berio si potrebbe dare il mandato di mantenere fermo presso Massicault la proposta di V. E. Prima di recarmi da Goblet presi conoscenza de' suoi precedenti colloquii con Ressman, di cui ammiro la fermezza e la prudenza per aver potuto per tanto tempo sopportare i ragionamenti del suo interlocutore.»

23 ottobre.

Da Berlino (Riva). — Conferì con Holstein rimettendogli un promemoria. Holstein riconosce il favorevole cangiamento del Gabinetto inglese, dovuto agli ufficii della Germania; buon sintomo la preoccupazione dell'Inghilterra per le scuole maltesi in Tunisia. Nell'interesse della pace, è d'avviso di evitare tutto ciò che possa rappresentare pel governo francese una umiliazione esplicita. L'Italia potrebbe acconciarsi ad una soluzione meramente pratica della vertenza, limitarsi, cioè, a conseguire una tacita rinunzia all'applicazione dei decreti, riservandosi a segnalare e contestare gli atti che implicassero violazione di quella rinunzia.

23 ottobre.

Crispi, a Tunisi. — Si limiti il Console a dichiarare l'inapplicabilità de' decreti. Il Ministero ha deciso di trattare la questione esclusivamente a Parigi. Non si comprometta il Console col Residente francese.

20 ottobre.

Crispi, a Parigi. — Si approva la condotta di Menabrea. La questione non può essere trattata che a Parigi. Berio ebbe solo istruzione di dichiarare che i decreti sono nulli ai nostri occhi. Goblet ha dato prova di non apprezzare la moderazione con cui ci siamo condotti. Menabrea può fare un ultimo tentativo con Goblet dopo di essersi inteso con Münster. Se fallirà, provvederassi al da fare. Si loda il contegno di Ressman.

24 ottobre.

Da Parigi (Menabrea). — Conferì con Goblet. La conversazione fu meno tempestosa della precedente. Si ripeterono da una parte e dall'altra le argomentazioni dell'antecedente colloquio. Menabrea notò che il Bey con quei decreti aveva proceduto ad un atto che il Sultano, suo alto sovrano, non avrebbe osato di fare nell'impero ottomano ed al quale i francesi stessi si sarebbero opposti. I tre ambasciatori di Germania, Italia e Inghilterra si trovarono in quel dì (24) riuniti al Ministero degli Affari esteri. Münster aveva già esortato Goblet ad una attitudine conciliante. Lord Lytton dividendo perfettamente la nostra opinione, aveva detto a Menabrea non essere esatto — come asseriva Goblet — che Salisbury accettasse i decreti, ma che la questione era stata sottoposta ai giureconsulti della Corona. Benchè Goblet non abbia accettato per ora la proposta di Crispi, parve alquanto scosso e si sarà forse convinto che il meglio a fare per lui sarà di arrendersi quando Berio avrà fatto le note dichiarazioni.

26 ottobre.

Da Vienna (Avarna). — Ebbe udienza da Kálnoky. Questi è lieto di riconoscere la moderazione mostrata da Crispi nella questione. L'Austria, quantunque non abbia diretto interesse nella questione stessa, ne aveva degli indiretti e principalissimo quello che la pace non fosse turbata, e l'Italia sua alleata non si trovasse complicata in un conflitto. Kálnoky sa dei consigli pervenuti a Parigi da Londra e da Berlino: tenere quindi fiducia che la Francia avrebbe cercato di evitare qualsiasi conflitto.

26 ottobre.

Crispi, a Parigi, Vienna, Berlino. — (_Confidenziale_). — Avverte come sia informato che lord Salisbury discorrendo col R. Incaricato d'affari a Londra circa i decreti beylicali abbia detto di essersi già pronunziato sui medesimi dal punto di vista politico, facendo sapere a Goblet che li riteneva come un atto insensato ed inopportuno.

26 ottobre.