Politica estera: memorie e documenti
Part 23
_28 luglio._ — Solms: esprime la speranza che la questione con lo Zanzibar sia risoluta amichevolmente. La Germania non fa obbiezioni che l'Italia acquisti colà dei terreni. Ricordo il contegno seguito dal Cecchi, le scuse del Sultano, e manifesto la speranza di un amichevole componimento.
Massaua. La Germania compromessa nella questione di diritto, avendo sostenuto la tesi contraria alla nostra. Pronta a rinunziare alle capitolazioni, finchè gl'italiani siano a Massaua.
_3 agosto._ — L'ambasciatore a Madrid, conte Tornielli, ha conferito col ministro de la Vega de Armijo sulla Circolare Rampolla relativa alla cosidetta Conciliazione tra l'Italia e il Vaticano. «Appena il Nunzio Mons. di Pietro entrò nell'argomento lo interruppi — gli ha riferito il Ministro — dicendogli:
«Non venga, M.gre, a parlarmi della necessità in cui si troverà il Papa di andar via da Roma. Vi sono due cose ugualmente impossibili, la partenza del Papa dal Vaticano e la sortita degli Italiani dalla loro Capitale. Gl'incidenti che possono creare qualche difficoltà, non renderanno mai possibili le cose impossibili. Miglior consiglio sarebbe acconciarsi in pace ai fatti compiuti.» Poi, soggiunsemi il M.se de la Vega de Armijo, la conversazione fu da lui portata sovra le provocazioni che negli ultimi tempi non erano mancate per parte della Santa Sede e che doveano necessariamente aver prodotto qualche risentimento nell'opinione pubblica in Italia. Prima di lagnarsi della sua situazione, la Santa Sede avrebbe dovuto evitarsi il rimprovero di aver eccitato il clero alla resistenza circa l'applicazione della legge sulle decime, e nella sua condotta politica il Vaticano avrebbe potuto evitare il dispetto provato dell'amicizia intima stabilitasi fra l'Italia e la Germania. Pare che il Nunzio, il quale in verità non suole mettere insistenza molta in siffatte comunicazioni, lasciasse tosto cadere il discorso e che più non abbia tentato di ripigliarlo in altro giorno.
_6 agosto._ — Solms mi comunica che il console tedesco a Zanzibar ha annunziato essere quel Sultano pronto a recarsi al Consolato italiano ed anche a bordo dell'_Archimede_ per offrire le sue scuse al governo italiano. Avverto il Conte che l'affare sta per essere composto.
_8 agosto._ — Solms mi legge un telegramma di ier sera del principe di Bismarck. Il Principe accoglierà con gioia una mia visita a Friedrichsruh. Egli non può muoversi da quella sua residenza, e quest'anno non potrebbe recarsi a Kissingen.
Mi legge un dispaccio della Cancelleria sulla visita dell'imperatore Guglielmo a Peterhof. La visita avrebbe tolto ogni dubbio e resa più cordiale ed intima l'amicizia dei due Sovrani. Non si sarebbe parlato di politica, ma confermata l'opinione che la pace sarà conservata. L'imperatore Guglielmo ritornò soddisfatto della visita.
Alla vigilia del viaggio dei Sovrani italiani in Romagna, dove non si erano mai recati pel pregiudizio che quella regione fosse pericolosa e inospitale per i principii repubblicani che vi erano largamente diffusi, l'on. Crispi, che quel viaggio aveva consigliato sfidando gli asseriti pericoli, ebbe dal re Luigi di Portogallo, padre dell'infelice re Carlo, l'avviso che un attentato anarchico minacciava la vita di Umberto:
«Berlino, 12/8/88.
Ho visto or ora il Re di Portogallo che aveva premura incontrarsi con me, per dirmi sapere egli da «fonte certa che in occasione del prossimo viaggio del nostro augusto sovrano nelle Romagne si stava preparando un attentato a Bologna o altrove.» Profittando del momento in cui la folla circonderebbe gli equipaggi reali, i congiurati farebbero risuonare in mezzo alle acclamazioni il «viva la repubblica, abbasso il Re» e farebbero uso del revolver contro S. M. Sarebbe in qualche modo un'edizione riveduta e corretta, e meglio calcolata dell'attentato di Passanante a Napoli. Chiesi al Re di Portogallo se era in grado di fornirmi particolari ancora più precisi e sopratutto di dirmi onde gli era venuto un simile avviso. S. M., senza spiegarsi altrimenti, ripetevami tenere la cosa da «fonte certa», aggiungendo che si doveva comprendere il suo vivo desiderio che l'avvertimento ne fosse dato a chi di ragione. Il Re era assai commosso nel parlarmi. Io non lo sono meno nel comunicare quanto precede a V. E. come ho promesso di farlo, affinchè tutte le precauzioni siano prese a tempo per scongiurare il complotto e preservare una esistenza altrettanto preziosa quanto necessaria per l'Italia.
LAUNAY».
«13/8/88.
_Launay, ambasciatore d'Italia_,
Berlino.
Re Luigi avrebbe fatto cosa utile se invece di parlare dei modi con cui il complotto dovrebbe effettuarsi, avesse rivelato la «fonte certa» donde gli venne la notizia. Il mistero nel quale si è avvolto mette il dubbio negli animi, ma non dà le fila per giungere alla scoperta del supposto reato.
Il governo ha già preso tutte le precauzioni perchè tutto proceda regolarmente.
CRISPI.»
«Berlino, 13/8/88.
Re di Portogallo, cui feci oggi di nuovo visita per ottenere maggiori schiarimenti, mi disse di non poterne dare essendo legato dal vincolo del secreto da chi teneva le notizie del complotto; ma che nel nostro primo incontro aveva già dato tutti i ragguagli, tali quali li aveva saputi da persona meritevole di ogni fede.
Quella persona gli riferì quanto venne a sua conoscenza dopo aver preso lettura di lettere indirizzate forse da Parigi da capi socialisti a comitati rivoluzionari delle Romagne. S. M. ebbe in altre circostanze e dalla stessa persona avvisi preventivi sopra movimenti che si preparavano in Spagna e che si verificarono esattamente. Il Re Don Luigi ha aggiunto che la fonte può dunque dirsi sicura e che egli adempiva affettuoso dovere nel dare quell'avvertimento.
LAUNAY.»
«13/8/88.
_Conte Nigra ambasciatore d'Italia_,
Vienna.
_(Personale riservato)._ — Il Re di Portogallo parlò misteriosamente a Launay a Berlino di una cospirazione contro la vita del nostro augusto sovrano che si spiegherebbe in Bologna od in altra città in occasione delle prossime manovre militari nelle Romagne.
Ho ragione di credere e i miei agenti me lo confermano, che nulla abbia a temersi per la nostra gloriosa e patriottica dinastia.
Prego in ogni modo V. E. voler avvicinare Re Luigi e stringerlo a rivelarci la fonte dalla quale ebbe la notizia, cosicchè io possa giudicare della sua attendibilità, e fare le necessarie indagini per giungere anche, ove ne sia il caso, a scoprirne gli autori.
Il silenzio da parte di S. M. Portoghese non sarebbe scusabile. Poichè ha gettato il dubbio nell'anima nostra, ci apra la porta alla scoperta della verità.
CRISPI.»
«Vienna, 13/8/88.
_(Confidenziale-riservatissimo)._ — Il Re di Portogallo deve essere in Vienna soltanto il 18 corrente. Mi troverò alla stazione, domanderò udienza e farò a Sua Maestà Fedelissima la commissione di cui V. E. mi ha incaricato. Intanto V. E. prenderà senza fallo ogni debita precauzione, ma deve sapere che il Re Luigi è pieno di misteri che spesso non esistono.
NIGRA.»
«13/8/88.
_R. Ambasciata Italiana_,
Parigi.
Per rivelazioni di un alto personaggio sappiamo essersi combinato da alcuni socialisti francesi, d'accordo con quelli delle Romagne, un complotto contro la vita del Re in occasione delle prossime manovre militari e della visita reale in alcune città di quelle provincie.
Siccome le cose inverosimili sono anch'esse possibili, la incarico a fare per mezzo dei nostri agenti le indagini opportune per scoprire l'attendibilità di tale notizia.
Le nostre relazioni colla Francia non permettendoci di ricorrere a cotesta polizia, anzi potendo questa esserci nemica, voglia Ella servirsi di mezzi interamente italiani nella delicata missione.
M'informi di tutto.
CRISPI.»
«Vienna, 21/8/88.
Ho chiesto al Re di Portogallo d'indicarmi le fonti e i particolari della cospirazione di cui parlò a Launay. S. M. mi disse che non poteva svelare quella sorgente che al nostro Re in persona e che S. M. la Regina Maria Pia aveva scritto tutto al suo augusto fratello.
Benchè io abbia vivamente insistito, non ho potuto ottenere dal Re Luigi altra notizia che quella che la sorgente procede dai socialisti di Ginevra e Zurigo.
NIGRA.»
_14 agosto._ — Solms mi dà notizia di un colloquio che il signor Raindre, Incaricato d'affari di Francia a Berlino, ha avuto col conte di Bismarck.
Il signor Raindre si è lagnato della diffidenza mostrata dal signor Crispi verso la Francia pei suoi reclami contro le tasse municipali in Massaua. La Francia non vuole suscitare ostacoli, ma desidera soltanto di veder sciogliere una questione di principii.
Il Bismarck difese la condotta del governo italiano e diede ragione della sua diffidenza. Invocò la calma e pregò il governo francese di non ingrossare una questione che per sè stessa era piccola e di poca importanza. Soggiunse che aveva raccomandato la calma anche a Roma.
Il signor Raindre soggiunse che il governo francese era pronto a riconoscere le pretese dell'Italia su Massaua; chiedeva, però, che in corrispettivo l'Italia cedesse i suoi diritti su Tunisi.
Il Conte rispose che non potevano confondersi le due questioni, non essendo identiche le posizioni dei due governi a Tunisi ed a Massaua. Non identiche perchè a Tunisi v'è ancora un Sovrano musulmano, e perchè la Tunisia è un gran territorio, mentre Massaua è una piccola terra. Concluse, rinnovando consigli di prudenza e avvertendo che se sorgesse un vero dissidio la Germania sarebbe costretta a mettersi dal lato dell'Italia.
Il Raindre ricordò che le piccole questioni surte sulla frontiera tedesca furono facilmente risolute dalle due Potenze. Se l'Italia usasse la stessa condiscendenza della Germania, potrebbero amichevolmente risolversi le questioni tra essa e la Francia. Al che il Bismarck obbiettò che la questione di Firenze e altre di minore importanza erano state composte.
Il conte Solms mi conferma che Kálnoky accetta il principio che le Capitolazioni non possono essere applicate a Massaua e che gl'italiani hanno diritto ad esercitarvi la loro giurisdizione.
Salisbury avrebbe scritto all'Incaricato d'Affari della Gran Brettagna in Atene che consigli il gabinetto greco a non insistere nella sua attitudine e ad accettare per le Capitolazioni a Massaua il parere del gabinetto britannico.
Il direttore del Ministero degli affari esteri di Francia, signor Charmes, avrebbe detto a Münster che la Francia vedrebbe di buon occhio che l'Italia occupi Tripoli. L'ambasciatore di Germania avrebbe risposto che la Francia dà quello che non è suo e permette agli italiani ciò che non può proibire.
_16 agosto._ — Il signor de Meyendorf mi legge una Nota del signor Giers in data del 9 agosto (28 luglio, stile russo).
Il sig. Giers ha ricevuto le due Note italiane del 25 luglio. Sulla questione delle Capitolazioni non ha da pronunziarsi. Egli non contrasta che l'amministrazione italiana sia migliore della musulmana. Non crede però che le Capitolazioni siano venute meno pel fatto solo della occupazione italiana in Massaua. Il signor Giers ricorda che al 1885 Mancini dichiarò alle Potenze che l'Italia era andata in quel territorio a scopo d'ordine e di sicurezza e per salvarlo dai mahdisti.
_17 agosto 1888._ — Alle 9,45 partenza da Roma.
_18 agosto._ — Arrivo alle 7,40 pom. a Sant'Anna di Valdieri per conferire col Re che mi attende sulla terrazza della Casina Reale. Si va a pranzo, quindi dalle 9,40 alle 11 e un quarto il Re mi dà udienza.
_19 agosto._ — Mi alzo alle 4,30; non è ancora l'alba. Fo toletta, esco e non trovo anima viva. Il cielo è di un puro azzurro. Alle 7 il Re scende sulla terrazza; alle 7,15 ant. riparto. Giungo alle 8,40 a Cuneo. La città è migliorata di molto dal 1849, l'ultima volta che la visitai.
Giungo a mezzogiorno a Torino; alle 5,30 a Milano; alle 8,15 partenza pel Gottardo.
_20 agosto._ — Alle 8,30 del mattino a Basilea; alle 4 pom. a Francoforte sul Meno.
_21 agosto._ — Alle 9,5 ant. da Francoforte, per Hannover a Friedrichsruh. A Büchen si trova l'espresso, al quale viene attaccato il mio vagone.
Alle 9,30 si giunge a Friedrichsruh. Gli urrah annunziano che il Principe è alla stazione ad attendermi. Scendo, gli dò il braccio e saliamo nella vettura che ci trasporta in pochi momenti all'abitazione del Principe. La molta gente raccolta ci accompagna con applausi e grida «Viva l'Italia».
La principessa è ai bagni di Homburg. Fa gli onori di casa la contessa di Rantzau, figlia del Principe, insieme al marito. I tre bambini Rantzau ci danno il benvenuto in italiano.
Si prende il thè, quindi si vanno a vedere i fuochi d'artifizio preparati in mio onore[24]. Si ritorna in salotto a conversare. Si parla della guerra del 1870, del trattato di pace, di Nizza, di Garibaldi, dell'imperatrice Eugenia. Il pericolo della restaurazione dell'Impero affrettò la firma del trattato. Thiers fu minacciato e il piccolo Lulù sarebbe rientrato a Parigi alla testa dei duecentomila uomini prigionieri della Germania.
[24] I fuochi erano preparati al di là del cancello che chiudeva la proprietà Bismarck. Il Principe, recandosi in mezzo alla folla plaudente venuta in gran parte da Amburgo, la invitò a gridare «Viva Crispi». La folla ripetè tre volte l'acclamazione, stando il Principe a capo scoperto. _(N. d. C.)_
Alle 11 e un quarto andiamo a coricarci.
_22 agosto._ — Sono in piedi alle 6 e mezza. Alle 11 e un quarto il Principe viene nella mia camera. Ha con sè parecchi documenti.
Impegna subito il discorso su Massaua, e spiegando una carta chiede di conoscere il luogo dove avvenne l'ultimo fatto d'armi. Egli desidererebbe che l'Italia non s'impegnasse molto in quelle località, ma si limitasse ai punti fortificati. Dò notizie del fatto di Saganeiti, ed egli conviene che non sia stato menomato il prestigio delle nostre armi. Dice che anche l'Austria teme che ci compromettiamo in Africa.
Inghilterra: necessità di tenercela amica. Anch'essa però ha bisogno di migliorare i suoi armamenti per terra e per mare.
Per lo Zanzibar si conchiude che scriverà a Londra perchè Salisbury sciolga lui la questione, o ci lasci le mani libere.
Turchia. Convenienza di non distrarre da noi il Sultano e di trattarlo benevolmente.
Ritorna al suo antico concetto che la Russia in Costantinopoli sarebbe più debole. Nei Balcani sarebbe attaccabile e potrebbe esservi schiacciata. Non sarebbe lo stesso entro le attuali frontiere.
Francia. Boulanger. Non teme la guerra, ma preferisce la pace.
Papa. Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. La guerra all'Italia gioverebbe a quest'ultima. Partenza del Papa da Roma: andrebbe temporaneamente in un convento della Svizzera. Cardinale Schiaffini.
Agenzie telegrafiche.
Gli ultimi giorni dell'imperatore Federico — uomo debole — si lasciava dominare dalla moglie, la quale subiva alla sua volta il dominio della madre: voleva britannizzare tutto. Un giorno ragionava coll'Imperatore; eran d'accordo. Giunge la moglie; si manifesta di contrario avviso; S. M. volta la testa.
Alle 9 di sera, dopo pranzo, circolo. Vari aneddoti: la guerra del '66 — l'Italia debole — il Re vuole andare a Vienna, poscia in Ungheria: Bismarck si oppone. Questioni e rimproveri. Egli non volle prendere provincie all'Austria, perchè non volle umiliarla. Nè umiliata in Italia, grazie a Napoleone III, nè umiliata in Germania, grazie a Bismarck.
_23 agosto._ — Alle 8,30 il Principe viene a visitarmi. Mi annunzia di aver telegrafato a Londra; teme che lord Salisbury non vi sia. Parliamo nuovamente dello Zanzibar. Gli manifesto che farebbe buona impressione in Italia se egli accompagnasse a Roma l'Imperatore. Risponde esponendomi le ragioni che si opponevano al suo viaggio. «Se l'Imperatore mi volesse, andrei con lui; ma bisogna che lui mi domandi. Sarei andato in Russia; egli non lo chiese. In verità, il giovane Imperatore se la fa meglio con Herbert».
Alle 9,15 il colloquio ha termine.
Ci disponiamo alla partenza. Commiato cordialissimo. Il Principe, la figlia, il genero, i bimbi, sono tutti dinanzi alla casa, dove mi attende la vettura. «Arrivederci l'anno venturo». Si parte alle 9,30.
Alle 5,40 pom. siamo a Lipsia.
_24 agosto._ — Da Lipsia alle 8,40 per Dresda a Karlsbad.
«Vienna, 21 agosto 1888.
Kálnoky ha espresso più di una volta il desiderio di incontrarsi con V. E. Declinare questo desiderio non mi sembra conveniente. Ad ogni modo se Ella non crede utile il convegno, voglia incaricarmi di dirne qualche motivo a Kálnoky.
NIGRA.»
«Vienna, 23 agosto 1888.
Kálnoky crede Karlsbad pericoloso perchè vi sono troppe conoscenze. Propone a V. E. convegno a Eger, che è vicino e là attenderebbe sabato 25 dalle 7 del mattino per tutta la giornata all'albergo Wenzel. È urgente che V. E. mandi risposta subito.
NIGRA.»
«Lipsia, 23 agosto.
_Conte Nigra, Ambasciatore d'Italia_,
Vienna.
Karlsbad vale Eger. Dovunque avvenga il convegno sarà certamente subito conosciuto. Comunque sia, accetto proposta. Mi fermerò sabato 25 a Eger e scenderò albergo Wenzel.
CRISPI.»
«Wittenberga, 23 agosto,
_A Sua Maestà il Re_,
Milano.
Ritorno da Friedrichsruh dove sono rimasto dalla sera del 21 sino alle 9 di stamane. Il Principe mi ha incaricato dei suoi omaggi per V. M. Bismarck ed io siamo stati d'accordo in tutte le questioni. Ho trovato in lui non solo il primo ministro di un potente e sicuro alleato di V. M., ma un amico nostro fedele e devoto. Sempre agli ordini di V. M.
_Crispi._»
_24 agosto._ — Rispondendo ai miei ringraziamenti per l'accoglienza fattami, il principe di Bismarck mi telegrafa per confermarmi «les sentiments d'amitié personnelle et politique pour vous et pour la grande nation dont le gouvernement vous est confié par la haute sagesse de votre souverain et dont l'alliance avec nous donne une des garanties les plus solides de la paix de l'Europe».
_25 agosto._ — Partenza da Karlsbad alle 8,30 ant. Arrivo ad Eger alle 10,10. Alla stazione il Cancelliere austro-ungarico conte Kálnoky cortesemente mi attende. Andiamo all'hôtel Wenzel dove ci tratteniamo a conferire su tutte le questioni del giorno. Bulgaria, Tunisia. Turchia; situazione finanziaria di essa, che la tiene sotto tutela. Il Sultano, fra i due gruppi se la cava; sua abilità.
Russia: ha la stessa opinione di Bismarck che s'indebolirebbe se andasse a Costantinopoli. Al 1877 non poteva più continuare la guerra. Difficile ricostruire la flotta nel mar Nero; deficienza di personale. Condizioni interne deplorevoli: in Russia tutti rubano. Il re di Grecia si dichiarò anti-russo; è il suo interesse, non è la politica del suo governo. Tricupis liberale; educato alle idee inglesi.
Germania: l'Alsazia si germanizzerà; non così la Lorena; gli alsaziani in Francia. Danni alle fabbriche ed ai commerci. L'ultima legge draconiana, ma necessaria. Manteuffel li trattava bene, ma in 18 anni non si è riusciti a germanizzarli, e si è dovuto cangiar metodo — L'imperatore Federico debole di carattere.
Difficoltà di governo in Austria in conseguenza delle diverse nazionalità. Confederazione. Due milioni di rumeni — La Rumania non russa; il partito d'opposizione si atteggia a russofilo, ma giungendo al potere opererebbe con spirito nazionale — Re Milano intelligente. Kálnoky gli ha consigliato di pacificarsi con la moglie. Forse il Concistoro non ammetterà il divorzio; se l'ammettesse, molte le questioni. Natalia dovrebbe prendere l'iniziativa.
Necessità della nostra unione. Beneficio di essa nelle quistioni europee — Il Papa: querimonie; Galimberti — Nel 1849 l'Austria era disposta a cedere la Lombardia a Carlo Alberto, prima della battaglia di Custoza, ma non la Venezia, perchè riteneva che essa avrebbe trascinata la Dalmazia, dove lingua e tradizioni sono italiane.
Alle 2,45 pom. dopo cordiale commiato da Kálnoky, riparto per l'Italia.
Lungo la via, da Ratisbona, spedisco il seguente telegramma al Re:
«Ho passato quattro ore ad Eger col conte Kálnoky venuto appositamente da Vienna, e sono assai soddisfatto del colloquio avuto. Sempre agli ordini, ecc.
CRISPI».
_26 agosto._ — Alle 3,45 pom. a Milano; alle 6,30 a Monza dal Re, cui fo relazione dei colloqui con Bismarck e Kálnoky; quindi di nuovo a Milano.
_28 agosto._ — Telegrafo all'ambasciatore a Berlino:
«Parlai col Principe della necessità di associare le Agenzie telegrafiche italiana, germanica ed austriaca allo scopo di stabilire un servizio in tutta Europa. Il Principe accolse l'idea con entusiasmo. Ho parlato oggi a Nigra perchè si adoperi in Vienna a fare riuscire tale associazione. Egli pure riguarda l'attuazione del progetto come altamente desiderabile e non mancherà di fare quanto occorre. Sarà però bene che il Principe avvisi il principe di Reuss acciocchè questi cooperi con Nigra al successo di questo affare».