Politica estera: memorie e documenti
Part 22
«Il consiglio dei ministri esprime la sua ammirazione per lo slancio generoso del cuore di V. M. Il Consiglio però fu unanime nell'avviso che politicamente non convenga che il Re d'Italia vada a Berlino, sopratutto perchè i funerali dell'imperatore Federico, per espressa volontà del defunto, saranno fatti in forma privata, senza l'intervento di principi esteri o di missioni speciali.
Una visita a Berlino sarà argomento da trattarsi a tempo debito e quando le convenienze delle due Corti e dei due paesi permetteranno».
— Telegrafo al principe di Bismarck:
«Le malheur qui frappe votre pays plonge aussi l'Italie dans le deuil.
Quoique prévue et redoutée depuis long temps, cette fin tragiquement simple et grandiose est un coup cruel pour nos souverains qui perdent un ami éprouvé, pour la nation italienne qui voyait en Frédéric III la personnification sympathique et vénérée de la glorieuse nation allemande, sa fidèle alliée. Le Gouvernement du Roi transmet, par mon entremise, à Votre Altesse et au Gouvernement Impérial et Royal les expressions d'une douleur profonde et les vœux les plus ardents pour la prospérité du nouveau Règne. Je prie Votre Altesse de recevoir personnellement l'assurance de la part très-sincère et très-large qui je prends à sa douleur. Il faut toute la force d'âme dont Votre Altesse a donné tant de preuves pour supporter avec fermeté des pertes si rapprochées et si douleureuses.»
_16 giugno._ — Ricevo questa risposta:
«En ces temps de douleureuses épreuves que traverse l'Allemagne, les paroles si sympathiques que Votre Excellence vient de me transmettre et que j'ai fait connaitre aux membres du gouvernement Impérial, ont apporté des consolations qui nous aident à supporter les grandes douleurs qui depuis trois mois se sont appesanti sur l'Allemagne. Les sentiments du noble peuple italien qui se confondent en ce moment avec les nôtres dans le mêmes regrets et les mêmes espérances, trouveront un écho reconnaissant dans tous les cœurs allemandes; les condoléances que votre Excellence m'adresse personnellement m'ont profondément touché. Elle voudra bien ne pas en douter et croire à la sincérité de ma gratitude et de mon affection.
DE BISMARCK.»
— Visita di Solms: Ringraziamenti per le parole pronunziate alla Camera e al Senato per la morte dell'Imperatore Federico. Il Solms fa gli elogi del nuovo Imperatore.
In conseguenza della rottura di relazioni dell'Italia col Sultano di Zanzibar, il conte di Bismarck ha sospeso l'invio a quel Sultano della decorazione decretatagli. Aspetterà l'accordo.
_17 giugno._ — L'ambasciatore Rascon mi partecipa la costituzione del nuovo ministero spagnuolo. Moret ha il portafoglio dell'interno, e il marchese de la Vega quello dell'estero. Il gabinetto ha un colore più democratico.
_24 giugno._ — Visita di de Moüy: mi parla delle tasse a Massaua, e gli rispondo sostenendo il nostro diritto, non vigendo più colà le Capitolazioni pel fatto della nostra conquista. Sostenni questa tesi col Gérard l'estate scorsa, a proposito del giudizio contro un greco.
CAPITOLO NONO.
Un altro incidente franco-italiano.
La questione con la Francia per le tasse di Massaua: tre Note diplomatiche di Crispi sui diritti dell'Italia e sulle vessazioni francesi. — Le Potenze danno causa vinta all'Italia. — Dal _Diario_ di Crispi: Spagna e Vaticano. — Un allarme del re Luigi di Portogallo pel viaggio dei Sovrani italiani in Romagna. — Seconda visita di Crispi al principe di Bismarck. — Il Gran Cancelliere austriaco incontra Crispi a Eger.
La questione accennata dal de Moüy e sollevata poi dal governo francese per l'applicazione a Massaua delle tasse municipali a tutti i suoi abitanti, italiani e stranieri, offrì un'altra prova della tendenza della Francia a cercare pretesti di litigi coll'Italia.
Crispi fu accusato di essere un provocatore, di obbedire così agendo alla volontà del principe di Bismarck che voleva la guerra, di dare alla triplice alleanza un atteggiamento inquietante. Per molti anni la stampa francese e quella parte della stampa italiana che le faceva eco, hanno ricamato su cotesto tema, e si continua ancora in pubblicazioni recentissime a dipingere un Crispi di maniera, arrogante, dalle passioni autoritarie, precipitoso nei giudizi[22].
[22] Cfr. Comte CHARLES DE MOÜY, _Souvenirs et causeries d'un diplomate_. Paris, librairie Plon, 1909. Pag. 256.
Quanta giustizia contenessero tali accuse, può rilevarsi dall'incidente per le tasse di Massaua.
Il fatto che vi dette occasione e gli argomenti messi in campo dal ministro Goblet, succeduto al Flourens, per contrastare l'esercizio della sovranità dell'Italia su quella terra già bagnata da tanto sangue italiano, si desumono dai documenti che riferiamo.
In tre Note, due del 25 e una del 31 luglio, dirette agli ambasciatori per essere comunicate alle Cancellerie delle grandi Potenze, Crispi combatteva le obiezioni francesi. Le riassumiamo:
«Il generale comandante superiore a Massaua, per sopperire in parte alle spese d'igiene, illuminazione, ecc., ha imposto il 30 maggio scorso, a tutti i proprietari di immobili e a tutti i commercianti della città, nazionali e stranieri, una tassa variante da 2 a 7 lire al mese. Un'altra ordinanza, data con lo stesso scopo il 1 giugno, ha sottoposto ad una tassa di patente le rivendite di bibite, di commestibili, ecc. Ventitrè commercianti, tra i quali, oltre due francesi, uno svizzero e venti greci che nell'assenza di un console della loro nazione godono della protezione del vice-console di Francia, solo Agente straniero che vi sia a Massaua (tale è lo stato delle cose da noi trovato al momento della nostra occupazione), hanno rifiutato di pagare.
Il governo francese sostiene i loro reclami e ci contesta il diritto d'imporre tasse sui suoi nazionali e protetti, invocando le capitolazioni _esistenti a Massaua_.
Data e non concessa l'ipotesi dei nostri avversari, che a Massaua vigano le capitolazioni, saremmo obbligati a non sottoporre ad una tassa, di natura municipale, i soggetti e i protetti stranieri senza il consenso dei loro governi?
Vediamo quello che avviene a questo proposito nelle antiche provincie ottomane, sebbene esse si trovino giuridicamente in condizioni ben diverse da Massaua, e anche nei paesi di capitolazioni. Nella Bosnia-Erzegovina tutti i privilegi fiscali e comunali in favore degli stranieri sono scomparsi al momento dell'occupazione austro-ungarica. A Cipro la facoltà d'imporre tasse sugli stranieri è limitata dai trattati di commercio con la Turchia e non dalle capitolazioni. La Bulgaria, che ha ora creato i municipii, ha dovuto imporre tasse comunali, contro le quali le Potenze europee non hanno fatto obiezioni.
L'Egitto ha promulgato una legge che sottopone tutti gli stranieri ad una tassa di patente, e sinora nessun governo ha fatto rimostranze al Cairo. La Sublime Porta ha tentato di applicare cotesta tassa di patente nel territorio dell'impero; i rappresentanti delle grandi Potenze, pure riconoscendo la violazione delle capitolazioni, non hanno fatto opposizioni di principio e si sono limitati a volerne regolata l'applicazione. A Tunisi il Municipio, creazione francese, percepisce le tasse.
Ma l'ipotesi che a Massaua vigano le capitolazioni non regge. Innanzi tutto la Turchia non ha mai esercitato a Massaua un'autorità incontestata, e i tribunali ottomani non vi hanno mai funzionato; ma se pure vi fossero esistite, esse sono venute meno dopo l'occupazione italiana. Allorquando una nazione cristiana amministra un paese musulmano, le capitolazioni non hanno più ragion d'essere. Le capitolazioni sono possibili quando tra due popoli, dei quali l'uno si è stabilito nel territorio dell'altro per esercitarvi la sua attività commerciale, esiste una grande differenza di religione, di costumi, di leggi e di consuetudini. Senza garenzie eccezionali, a cominciare dall'introduzione della giustizia nazionale, non vi sarebbe per gli stranieri alcuna sicurezza nè per le persone, nè per i beni. Or questa non è certamente la condizione delle cose a Massaua dove un'amministrazione regolare, la quale presenta tutte le desiderabili garenzie d'ordine e d'imparzialità, funziona da quasi tre anni. Inoltre a Massaua abbiamo stabilito tasse di natura fiscale, come quelle marittime, di porto, di dogana, che sono state pagate da tutti indistintamente e senza reclami. Ed è avvenuto questo fatto singolare, che i greci i quali ora, per pressioni e istigazioni che non vogliamo qualificare, si rifiutano di pagare tasse d'interesse locale, hanno tutti ricorso in questi ultimi tempi alla giustizia italiana, ovvero ne hanno, senza obiezioni, accettato le sentenze.
Non è, infine, inutile rilevare che il governo ellenico, prima di essere stato dalla Francia attirato alla sua tesi, non aveva invocato le capitolazioni, ma l'art. 2 del trattato di commercio del 1877 tra l'Italia e la Grecia, dove è stabilito che «i cittadini dei due Stati saranno perfettamente assimilati ai nazionali nel pagamento delle imposte». Le tasse in questione, colpendo egualmente gl'italiani e i greci residenti in Massaua, la Grecia ha dovuto ammettere il nostro diritto.
Abbiamo seguito i nostri avversarii sul terreno da loro stessi scelto, e confutato i loro argomenti; ma la discussione è ormai inutile per noi, giacchè la sovranità dell'Italia su Massaua è effettiva e incontestabile.
L'Italia occupò Massaua il 5 febbraio 1885 in circostanze che meritano di essere ricordate.
Dinanzi ai progressi minacciosi dell'insurrezione mahdista, l'Egitto concentrava le sue forze e richiamava le guarnigioni lontane. Massaua posta al di là della linea di difesa adottata dal governo Kediviale, doveva essere evacuata. Invitata ad occuparla, la Turchia si rifiutò, e con tale rifiuto rinunciava implicitamente ai diritti, molto incerti del resto, che si era attribuiti su quel punto importante del mar Rosso.
Massaua, così abbandonata, stava per essere esposta al doppio pericolo di cadere in balìa dell'insurrezione mahdista o nell'anarchia. Nell'interesse generale bisognava che una Potenza occupasse quella città e la difendesse, occorrendo. L'Italia era pronta; ella possedeva uno stabilimento coloniale non lontano di là, che poteva essere a sua volta minacciato. Gli Stati amici vedevano senza dispiacere e gelosia, anzi forse con soddisfazione, estendersi la sua autorità sulle rive del mar Rosso. L'occupazione di Massaua fu decisa....
L'Italia non solamente occupò Massaua quando, pel ritiro degli egiziani e per l'abbandono della Porta, ogni autorità vi cessava, ma cominciò subito a esercitarvi i diritti afferenti alla sovranità. Dieci mesi non erano trascorsi che tutti i servizi pubblici si trovavano nelle nostre mani e scomparivano le ultime tracce dell'occupazione precedente.... L'occupazione di Massaua fu portata alla conoscenza delle grandi Potenze da due telegrammi del 9 e del 13 febbraio 1885....
D'altronde i reclami non ci vengono dalla Turchia, la quale, dopo aver fatto per un momento delle riserve, si adattò al fatto compiuto. Non vogliamo citare di questo altra prova che il testo, emendato dalla Porta, della Convenzione pel Canale di Suez dove, all'art. 10, è riconosciuto che la Turchia non ha nel mar Rosso altre possessioni che sulla costa orientale.
Le obiezioni, ci vengono, come sempre, dalla Francia, che ha saputo attrarre la Grecia nell'orbita dei suoi reclami, dalla Francia, alla quale i progressi pacifici della nazione italiana sembrano una diminuzione della sua propria potenza ed autorità, come se il continente africano non offrisse sufficiente posto all'attività e alla legittima ambizione civilizzatrice di tutte le Potenze che ne occupano i confini.
_31 luglio._ — Col dispaccio che ho indirizzato a V. E. il 13 corrente, e cogli altri due successivi del giorno 25, dei quali l'ho autorizzata a dar lettura e lasciar copia a codesto ministro degli affari esteri, parmi aver dimostrato all'evidenza il buon diritto dell'Italia su Massaua, e come la Francia, senza alcun plausibile motivo, avesse tentato di sollevare contro noi la questione delle capitolazioni, le quali in quel territorio posseduto da Potenza cristiana e civile non possono essere invocate.
Rimane ora a far conoscere quale sia stato costantemente il contegno degli agenti francesi a Massaua fino dai primi giorni della nostra occupazione, poichè è da quel contegno che si originarono le presenti difficoltà.
Gioverà premettere che la Francia è la sola Potenza che mantenga una rappresentanza a Massaua, benchè non abbia colà interessi commerciali, e solo due sudditi francesi vi si trovino da pochi mesi esercitandovi il piccolo commercio.
La sua rappresentanza non ha dunque evidentemente che uno scopo politico. Vuolsi che essa si colleghi ad una missione di lazzaristi residenti in Abissinia, ma il contegno dei suoi agenti lascia pur troppo supporre che ben diverso e più vasto ne sia l'obbiettivo.
Al momento della nostra occupazione noi non abbiamo trovato a Massaua alcun agente consolare francese, e solo otto mesi dopo, e propriamente il 20 ottobre 1885, quando gli egiziani, abbandonando quella località, ce ne lasciavano il pieno dominio, giunse colà un signor Soumagne, il quale si disse vice-console di Francia.
Scambiate le visite colle nostre autorità, più che di mantenere con esse quei rapporti di cordiale amicizia che avrebbero dovuto essere scopo precipuo della sua presenza a Massaua, pare egli si preoccupasse di stringere legami coll'Abissinia. Lo vediamo infatti recarsi nella primavera seguente ad Adigrat, dove si incontra con Ras Alula, e pochi mesi dopo, nell'agosto del 1886, ad Adua per ossequiarvi il re Giovanni.
E de' suoi intimi rapporti col Negus egli stesso teneva discorso col Comandante superiore delle nostre truppe, al quale confessava di aver proposto al Re di stringere colla Francia formale trattato; del quale trattato la clausola più importante, come si venne poi a conoscere da altra fonte, sarebbe stata la protezione della Francia, accordata all'Abissinia contro qualsiasi Potenza.
Questi segreti rapporti e maneggi del rappresentante di Francia col Negus e con Ras Alula autorizzarono il sospetto che egli intrigasse contro di noi, sicchè quando per motivi di salute, ottenuto un congedo, lasciava Massaua, nel marzo del 1887, quelle autorità ebbero a rallegrarsene come dell'allontanamento di persona non amica.
Ma pur troppo dalla sua non dissimile doveva essere la condotta del suo successore, certo signor Mercinier, commesso del consolato francese in Alessandria, che il signor Soumagne prima di partire presentava al Comandante in capo come incaricato di reggere provvisoriamente il vice-consolato di Francia.
Anzi da quell'epoca ebbe principio una serie non interrotta di reclami e di difficoltà sollevate dal nuovo rappresentante francese, il quale non perdeva occasione di ingerirsi inconsultamente anche negli affari che non lo riguardavano. Così egli teneva nel suo ufficio un registro aperto a tutti coloro che volevano farsi inscrivere tra i protetti, ed aveva rilasciato patenti di protezione, non solo a Greci, ma anche a Persiani, Turchi, Svizzeri e perfino ad un cittadino nord-americano, e quella protezione pareva accordasse più segnatamente a tutti coloro che avevano relazioni coi nostri nemici.
Inutile qui far menzione dei reclami e delle proteste elevate sistematicamente dal signor Mercinier contro pressochè tutti i provvedimenti adottati dalle autorità italiane di Massaua, fino a minacciare che userebbe la forza contro le nostre autorità e ad istigare alla resistenza ed all'aperta ribellione, come ha fatto ultimamente in occasione delle tasse municipali alle quali erano stati sottoposti tutti, senza distinzione di nazionalità, gli abitanti del paese. Inutile pure far parole degli abusi di autorità da lui commessi, abusi che giunsero fino a minacciare d'infliggere multe ed anche di espellere da Massaua coloro fra i protetti che non avessero obbedito ai suoi ordini ed avessero pagate le tasse suddette.
Questo contegno continuamente ed apertamente ostile degli agenti francesi, e la necessità di mantenere l'ordine in una piazza forte ed in un territorio dove vige tuttora lo stato di guerra, in faccia ad indigeni che dobbiamo amministrare ed a stranieri che vi frequentano, ci hanno costretti a non tollerare più oltre il signor Mercinier nella assunta sua qualità di reggente il vice-consolato di Francia. Non potendo esser questione di ritirare l'_exequatur_ a un funzionario il quale provvisoriamente suppliva ad un vice-console che non ne era munito dal regio governo, il generale Baldissera dovette naturalmente limitarsi a fargli noto (il 23 luglio) che non avrebbe più avuto relazioni con lui.
Appena occorre, poi, avvertire che al signor Mercinier, tornato così privato cittadino, non poteva essere consentito di corrispondere in cifra col suo governo, questo metodo di corrispondenza essendo vietato a Massaua a qualsiasi privato.
Ho stimato opportuno d'informare di questi fatti V. E., affinchè ne possa trarre norma di linguaggio nelle sue eventuali conversazioni, su tale argomento, con codesto ministro degli Affari esteri.»
È naturale che il ministro Goblet[23] non si arrendesse alle argomentazioni del governo italiano e che sull'on. Crispi si rovesciasse l'ira della stampa francese. Ma Crispi fu inflessibile. Aggredito, difese la posizione senza eccessi verbali, ma energicamente. Portò la contesa dinanzi alle Cancellerie europee; dimostrò che la Francia sosteneva una tesi sbagliata e che, non questioni di principio o di dignità la movevano, ma bensì il dispetto per lo spirito d'indipendenza che animava la politica italiana.
[23] Nel citato volume, a pagg. 257-258, il conte de Moüy fa questo ritratto del Goblet: «L'accession de M. Goblet au Ministère des Affaires étrangères avait soulevé dans les journaux français des objections sérieuses: on disait avec raison que cet homme politique, estimé d'ailleurs, orateur disert, logicien exercé, était mal préparé, par son caractère raide et irascible, au maniement des choses diplomatiques qu'il traitait pour la première fois: on lui reprochait ses opinions anguleuses et son style peu engageant. Je n'étais pas, à cet égard, sans quelque souci, et je regrettais l'éloignement de M. Flourens dont j'appréciais vivement la connaissance parfaite de notre situation délicate à Rome, la douceur et l'abile sagesse.» _(N. d. C.)_
Come risulta dai documenti che seguono, l'Europa dette ragione a Crispi, il quale, dopo ottenuto tale consenso, chiuse la vertenza dichiarando che non avrebbe più risposto al signor Goblet.
«Parigi, 25 luglio 88.
Oggi Goblet si lamentò con me perchè V. E. non aveva potuto ricevere ancora il signor Gérard e perchè il comandante militare di Massaua aveva dichiarato al signor Mercinier di cessare di considerarlo come rappresentante della Francia, non essendo egli provveduto d'alcun _exequatur_ regolare. Mi parve venuto il momento di dare al signor Goblet conoscenza della sostanza dei due ultimi telegrammi di V. E. relativi all'incidente di Massaua, ma le buone ragioni svolte dall'E. V. non valsero a rimuovere Goblet dalle sue prime idee. Egli persiste ad invocare le capitolazioni che noi non riconosciamo, ed a pretendere che ogni atto coattivo per far pagare la tassa doveva cessare dopo la protesta inoltrata contro la medesima; mentre noi riteniamo che anzitutto si doveva obbedire alle autorità governative, salvo ad esaminare dopo le proteste. Goblet si animava sempre più, mentre io prontamente dichiarava che, visto assoluta divergenza sui due punti capitali anzi accennati, io non poteva continuare la discussione, che avrebbe finito per sviare. Goblet fra altre cose mi disse che la Francia era disposta condiscendere ai nostri desideri in cambio di qualche concessione per parte nostra. Non mi disse quale, ma suppongo che alludesse alla Tunisia, giacchè questo ambasciatore d'Austria-Ungheria che aveva avuto una conversazione in proposito, mi disse riservatamente che Goblet aveva nel suo discorso, parlando di Massaua, fatto anche allusione alla Tunisia.
Mi si assicura che a questo Ministero degli Affari esteri si è alquanto preoccupati del contegno della Grecia, dalla quale da più giorni non si hanno comunicazioni....
MENABREA.»
«Londra, 26 luglio.
Salisbury m'ha detto aver già dichiarato all'ambasciatore di Francia e quindi all'ambasciatore di Germania, che, secondo il governo inglese, allorquando un paese musulmano è amministrato da una nazione cristiana civile, le capitolazioni non hanno più ragione d'essere. Avendo proposto a Salisbury di firmare sul momento un documento analogo a quello tra l'Inghilterra e l'Austria-Ungheria, Sua Signoria mi manifestò la fiducia che l'E. V. sarebbe senz'altro soddisfatta della dichiarazione chiara ed esplicita che mi aveva fatto.
CATALANI.»
_Lettera di lord Salisbury al comm. Catalani, del 29 luglio 1883:_
«Ella mi chiese l'opinione del governo della Regina rispetto l'obbligo delle capitolazioni nei territori i quali, come Massaua, sono stati sotto un'amministrazione musulmana, ma che più non vi sono sottoposti. La mia risposta è la seguente. L'opinione del governo della Regina è contraria alla validità delle capitolazioni in tal caso. Le capitolazioni debbono la loro origine alla difficoltà di adattare le singolarità della legge e dell'amministrazione musulmana ai negozianti che fanno il commercio coi paesi cristiani; quindi nei territori che sono giunti ad esser sottoposti all'amministrazione di un governo cristiano, come quello d'Italia, le capitolazioni cessano d'essere applicabili e perdono la ragione d'essere.»
«Roma, 1 agosto.
_A S. E. il Cav. Nigra_,
Signor Ambasciatore, V. E. mi ha fatto conoscere che S. E. il conte Kálnoky, in risposta alla domanda che gli ha indirizzata in nome del governo del Re, ha dichiarato che il governo I. e R. Austro-Ungarico ritiene le capitolazioni inapplicabili a Massaua e che per conseguenza i sudditi austro-ungarici dovranno sottomettersi alla legislazione ivi vigente.
Invito V. E. a informare il governo I. e R. Austro-Ungarico che il governo del Re prende atto di codesta dichiarazione, e la prego di volerne ringraziare S. E. il conte Kálnoky.
CRISPI.»
Infine, i tentativi fatti dalla Francia per indurre la Turchia a protestare contro l'Italia, fallirono. Il signor di Radowitz telegrafava il 6 agosto aver l'impressione che la Porta non si sarebbe fatta influenzare dalla Francia, e che egli aveva dichiarato al Sultano che se avesse servito la politica della Francia e della Russia, non poteva nello stesso tempo rimanere amico dalla Triplice.
Dal _Diario_:
_11 luglio._ — Visita del conte Solms: questione dei passaporti per i missionari in Cina. La Germania segue la nostra politica. Ha prevenuto il governo del Celeste Impero affinchè non permetta che i cattolici tedeschi vi siano ricevuti con passaporti non tedeschi.
Durante la visita delle squadre a Barcellona, fu tenuto un banchetto, al quale intervennero l'ambasciatore d'Italia, Tornielli, e l'ambasciatore di Francia, Cambon. Facendo un brindisi, il ministro spagnuolo non ricordò la Francia. Si alzò il Tornielli e riparò all'omissione. Dopo questo brindisi avvenne il riavvicinamento delle squadre italiana e francese.