Politica estera: memorie e documenti

Part 20

Chapter 203,443 wordsPublic domain

Mi parla di un fatto avvenuto a Firenze a danno di quel Console francese. Il pretore si sarebbe recato al Consolato, avrebbe forzato le porte, violato gli archivi e messo i suggelli ad alcune carte degli archivi.

Rispondo che ignoravo il fatto, e che ne avrei preso conto.

_27 dicembre._ — Il conte Rascon viene a darmi l'avviso ufficiale del gradimento del governo spagnuolo per la nomina del conte Tornielli a Madrid.

_29 dicembre._ — Photiadès: Vernone, confine tripolino.

I francesi avendo proposto di delimitare il confine, hanno agito profittando del silenzio della Porta. Il Gran Visir, Said, diede al Vernone la dichiarazione di non aver ricevuto alcuna proposta. La Sublime Porta non fu mai consultata.

— Il Ministro di Olanda viene a dirmi che il suo Re manda al Papa un ciambellano pel giubileo, e che è incaricato di dirmi che a cotesta missione il governo olandese non dà alcun significato politico, essendo un atto di mera cortesia.

Sul reclamo per l'incidente di Firenze, al quale si accenna qui innanzi, l'on. Crispi ordinò immediatamente due inchieste, una giudiziaria, e l'altra amministrativa; quindi, prima di prendere una decisione, interpellò due volte il Consiglio del Contenzioso diplomatico.

Con un primo parere sull'operato del Pretore, il quale aveva, usando la forza, portato ad esecuzione nella residenza del Console di Francia, una sentenza del Tribunale, il Consiglio ritenne che esso “fu corretto dal punto di vista strettamente giuridico, ma troppo rigido, perchè, nell'applicazione della legge, non tenne conto di quei riguardi che la legge stessa gli consentiva, e che sarebbero stati tanto più desiderabili verso una nazione amica„.

Questo parere era fondato su l'ipotesi che alla successione del suddito tunisino in questione fossero applicabili le norme della Convenzione consolare in vigore tra l'Italia e la Francia; l'on. Crispi dubitò che quella Convenzione, trattandosi della eredità di un suddito non francese, fosse applicabile al caso, e provocò un nuovo parere del Consiglio sulla posizione giuridica dei tunisini in Italia, sulla validità del trattato italo-tunisino del 1868, e, nel caso speciale, sulla ingerenza avutavi dal Console di Francia.

Il responso del Consiglio non poteva esser dubbio: nonostante l'occupazione francese della Tunisia, la condizione giuridica dei tunisini in Italia non era cambiata, e il trattato del 1868 era in pieno vigore; l'azione spiegata dal Console di Francia a Firenze era quindi illegittima e illegale.

Sicuro di essere assistito dalla ragione, l'on. Crispi resistette alle domande di soddisfazione del Governo francese sinchè questo non volle riconoscere il torto del suo Console; e difese con fermezza in tale circostanza i superstiti diritti dell'Italia in Tunisia.

La discussione diplomatica alla quale questo incidente dette luogo, fu naturalmente giudicata in Francia con le consuete prevenzioni contro l'on. Crispi.

CAPITOLO OTTAVO.

Dal “Diario„ di Crispi: Ricevimenti diplomatici dal gennaio a tutto giugno 1888.

Germania e Russia in un colloquio del principe di Bismarck. — La pubblicazione del trattato austro-germanico del 1879. — Italia e Russia in un colloquio tra Crispi e l'ambasciatore Uxkull. — Flourens vuole evitare l'alleanza franco-russa. — Informazioni sulla situazione interna della Francia. — Preparativi militari in Francia. — Il principe imperiale di Germania in Liguria. — Morte di Guglielmo I. — Le squadre italiana e austriaca a Barcellona. — Cordialità tra Crispi e Bismarck. — Un aspro colloquio tra il conte Bismarck e l'ambasciatore Herbette. — Morte di Federico III. — Re Umberto esprime il desiderio di recarsi a Berlino.

_3 gennaio 1888._ — Il conte Rascon mi dà copia delle lettere credenziali che lo accreditano quale ambasciatore di Spagna presso il Re d'Italia.

_9 gennaio._ — Il conte Solms mi legge una Nota nella quale è detto che le solite influenze vogliono dare a credere al Sultano che l'Austria e l'Italia siano unite per togliergli la Macedonia e la Tripolitania. Mi parla altresì, sulla base di una lettera del console tedesco a Tripoli, delle minaccie alla frontiera tunisina.

Il Sultano, nello scopo di rendersi amici i Principi degli Stati balcanici, ha mandato al Re dei greci il gran cordone.

A Pietroburgo sono lietissimi del nuovo ambasciatore italiano Marocchetti.

Dalla Bulgaria buone notizie. Il Sultano sarebbe in buoni rapporti col governo bulgaro.

_18 gennaio._ — Solms ha ricevuto una Nota nella quale si parla della missione Portal.[21] Nulla di nuovo; le cose ivi dette ci sono note per i rapporti recentemente ricevuti. Il Negus non vuole che gli italiani restino negli attuali possedimenti; nè a Massaua, nè a Sahati. I missionari francesi si prestano come spie in favore degli abissini.

[21] Si accenna alla missione inviata nel novembre del 1887 dal Governo inglese al Negus Giovanni e affidata al signor Gérald Portal, segretario dell'Agente diplomatico della Gran Brettagna al Cairo, sir Evelyn Baring. _(N. d. C.)_

In Costantinopoli si lavora dall'ambasciatore italiano barone Blanc a patrocinare gl'interessi cattolici. Una Memoria ha dovuto essere spedita da lui al Ministero degli Affari esteri su cotesto argomento. La Francia resiste, e l'Austria anch'essa aspira al primato. L'unico rimedio sarebbe che il Papa inviasse un nunzio apostolico a Costantinopoli.

La questione del Marocco è risollevata. A Tangeri vi è eccitazione contro i francesi.

Il barone Calice, ambasciatore austriaco, ebbe una lunga conferenza con Said sulla banda di Lobanoff nella Bulgaria. Fu scoperto che il console russo a Burgas aveva quarantamila lire turche, e di queste spese una minima parte per sussidi alle chiese bulgare, e il rimanente per la tentata e non riuscita insurrezione.

_19 gennaio._ — Conte Solms: Churchill in Russia; l'Inghilterra non vuole la guerra contro la Russia.

In seguito ad una comunicazione ufficiale del governo spagnuolo, la Francia è ritornata di un tratto alla mia antica domanda che la conferenza di Madrid si limiti alla discussione della questione delle protezioni. Inoltre la Francia desidera un accordo preventivo con la Spagna sulla questione Schaar-al-Abel, che non conosciamo. Sembra quindi che la Francia voglia impedire la discussione sulla neutralità. E poichè questa ultima questione interessa meno la Germania che l'Inghilterra e l'Italia, il conte Solms mi chiede di conoscere il mio avviso circa l'esclusione del tema della neutralità dal programma della Conferenza.

_27 gennaio._ — Il sig. Stourdza, ministro dell'istruzione pubblica in Rumania, trovandosi a Berlino ha espresso il desiderio di abboccarsi col Gran Cancelliere, che l'ha invitato a Friedrichsruh il 22 corrente.

Il Principe gli ha fatto le seguenti dichiarazioni politiche:

«Io desidero il mantenimento della pace. Debbo ciò all'Imperatore, troppo anziano per lanciarsi in una grande impresa; lo debbo al Principe Imperiale, colpito da un male misterioso e più malato che non si creda generalmente; lo debbo al mio paese, che non avrebbe niente a guadagnare da una campagna vittoriosa contro la Russia.

In verità la Germania, le cui frontiere sono assai bene stabilite, non ha nulla da prendere a' suoi vicini dell'est. Qual territorio potrebbe ella annettersi? Essa ha di già una parte sufficiente della Polonia. Cercando nuove conquiste, l'Impero germanico si esporrebbe a guerre senza fine con la Russia e con la Francia, la quale non attende che una occasione per rivendicare l'Alsazia-Lorena. In queste condizioni, i progetti bellicosi, da qualunque parte vengano, non entrano nelle mie vedute».

Il Principe aggiunse che, d'altronde, la guerra non potrebbe avvenire per fatto delle Potenze alleate. Nè la Germania, nè l'Austria attaccheranno la Russia. L'aggressione non potrebbe venire che dai russi. Ed esaminando la questione, se la Russia possa passare all'offensiva, disse che fino a quando l'imperatore Alessandro e il signor de Giers domineranno la situazione, egli non credeva che avrebbero messo il fuoco alle polveri. Però esiste in cotesto paese un sordo malcontento, una agitazione panslavista che potrebbe esplodere e forzare la mano allo Czar. In vista di questa eventualità, gli alleati debbono proseguire i loro armamenti e tenersi pronti. Per ciò che concerne la Germania, essa è già in istato di difesa. «Io son pronto e non temo niente. In attesa, non posso far mia l'opinione di chi pretende che sarebbe preferibile sin da oggi prendere l'iniziativa della guerra, per il fatto che questa potrebbe esserci dichiarata domani».

Parlando con un uomo di Stato rumeno, si comprende come il principe di Bismarck abbia principalmente portata la sua attenzione sopra le relazioni con la Russia. Risulta dalle sue parole che se la guerra non sembra vicina, il mantenimento della pace esige una vigilanza continua.

_31 gennaio._ — Gli ambasciatori di Germania e d'Austria-Ungheria vengono a parteciparmi che i loro governi hanno riconosciuto l'opportunità di rendere pubblico il testo del trattato segreto austro-germanico del 7 ottobre 1879, come salutare avvertimento alla Russia a non turbare la pace. E chiedono il mio parere. Rispondo che i governi di Germania e d'Austria-Ungheria sono i migliori giudici in un affare che li riguarda direttamente, e ringrazio della cortese domanda.

Il trattato fu pubblicato il 3 febbraio contemporaneamente a Vienna (nella _Wiener Abendpost_) e a Berlino (nel _Reichsanzeiger_) insieme a questa nota:

“I governi della monarchia austro-ungarica e della Germania, hanno ritenuto conveniente di pubblicare il trattato di alleanza concluso tra loro il 7 ottobre 1879 per fare cessare i dubbi che da parti diverse si sollevavano sullo scopo assolutamente difensivo di cotesto accordo, dubbi che sono stati variamente sfruttati. I due governi alleati sono guidati nella loro politica dal desiderio del mantenimento della pace e lavorano quanto è in loro affinchè questa non sia turbata. Essi hanno la convinzione che la conoscenza del testo del loro trattato di alleanza farà scomparire tutti i dubbi esistenti a tale proposito, e per questo motivo si sono risoluti a pubblicarlo„.

Questa pubblicazione dimostrò — secondo il conte Nigra — “che la situazione era tutt'altro che rassicurante e che il principe di Bismarck, il quale ne aveva preso l'iniziativa, non era riuscito fino allora ad avere dalla Russia le guarentigie di pace cui aspirava„. E l'impressione che produsse fu grande; non sui governi, che non ignoravano l'esistenza di quel trattato — lo Czar ne conosceva da sei mesi anche il testo — ma nella stampa e quindi nell'opinione pubblica europea. Il _Times_ scrisse che era una grave offesa (_a slap in the face_) che le due potenze avevano dovuto infliggere alla Russia per non essere accusate di aver celato ciò che avrebbe potuto evitar la guerra. In Russia, il partito della guerra non fu lieto della diffida, e uno dei più autorevoli giornali, il _Novoie Wremia_, non potendo dire che non desiderava la pace, disse che non la desideravano i due alleati; un altro giornale, anch'esso importante, andò più in là, considerando l'alleanza austro-germanica come la pietra fondamentale dell'egemonia germanica, e la pubblicazione del trattato come un espediente per allontanare dalle due potenze alleate la responsabilità della guerra che avevano risoluto di fare. E concludeva che quella pubblicazione aveva sancito la tacita alleanza tra la Russia e la Francia.

_3 febbraio._ — Solms: circa le agitazioni dei partiti nella Rumania, le notizie ricevute da Solms sono identiche alle mie.

Una lettera fu trovata sul cadavere di Nabukoff, stata indirizzata a costui da Ignatieff, fratello del ministro. In essa è pur compromesso il ministro di Russia a Bukarest (Hitrovo). In Rumania è lui, Hitrovo, che alimenta le cospirazioni contro la Bulgaria. È con la Russia il partito locale d'opposizione, il quale tiene pronto un pretendente al trono, che sarebbe il principe Bibesco, cui Hitrovo rende gli onori reali quando va alla Legazione russa. Il Bibesco ha fatto educare i suoi figli a Parigi.

Continuano le trattative per il canale di Suez. Il Sultano vorrebbe anche per questa via riprendere almeno moralmente il suo alto dominio in Egitto.

Ismail-pascià è andato a Costantinopoli allo scopo di agire per poter ritornare in Egitto. Egli mandò dieci cavalli inglesi al Sultano, che li rifiutò. Il Sultano è esitante, però non vuole mettersi contro la Francia, della quale rispetta la suscettibilità.

Il ministro Moret si trova imbarazzato per la Conferenza relativa al Marocco. È interessato perchè sia tenuta, anche per scopi parlamentari.

_5 febbraio._ — Visita di Bavier, ministro di Svizzera.

Trattato di commercio. Nego ogni proroga del precedente. Siamo pronti a negoziare il nuovo e vi metteremo tutta la buona volontà. Il Bavier dice che sarebbe dolente di una guerra di tariffe, anche nell'interesse morale dei due paesi. Rispondo che siamo amici della Svizzera nostra vicina, e vogliamo continuare ad esserlo. Faremo tutte le concessioni possibili, ma vogliamo un trattato. Nel caso contrario, il primo marzo avremo la tariffa generale.

— Solms: Flourens irritato per la pubblicazione del trattato.

Pel Marocco gli Agenti di Francia e di Spagna a Tangeri avevano combinato il programma della Conferenza. Flourens sconfessò il suo Agente.

— Uxkull: quale l'impressione della pubblicazione del trattato austro-germanico? Dico che essa non ha potuto avere altro scopo che quello di togliere il dubbio sulla sua portata. La nota che accompagna la pubblicazione spiega che le due Potenze alleate non hanno alcuna tendenza aggressiva, e questo deve far piacere alla Russia. «Non ne avevamo bisogno, mi risponde. Noi conoscevamo da sei anni addietro il trattato. E il vostro? Voi avete fatto adesione a codesto trattato». — «Noi non abbiamo che vedervi. L'Italia e la Russia sono lontane l'una dall'altra, e tra loro non può esservi alcun conflitto d'interessi». — «Benissimo. Ma allora perchè vi siete alleati?» — «Il nostro trattato nulla ha da fare con quello pubblicato. Del resto, anche il nostro è un trattato difensivo». — «Ma noi non attaccheremo, e se dovessimo fare la guerra, manderemmo altrove le nostre truppe. Noi ci difenderemo se saremo attaccati». — «Ma chi volete che vi attacchi? La Russia non può temere una guerra aggressiva. È difesa dal suo clima e da' suoi soldati. Napoleone I, che volle invadere il vostro paese, dovette pentirsene. E se la Russia non vuole la guerra, perchè non si accorda con l'Europa per sciogliere la questione orientale?» — «Credete anche voi nella favola del testamento di Pietro il Grande? Noi non vogliamo che la libertà degli Stretti». — «E allora perchè non proporre un accomodamento?» — «E a chi dareste Costantinopoli?» — «Si determinerebbe». — «Noi sosteniamo la Turchia e la sostenete anche voi». — «Non se ne può fare a meno. Però voi l'avete assalita più volte, e avete dichiarato che non può reggersi e deve finire». — «Ebbene, lasciamola vivere».

_7 febbraio._ — Solms, incaricato dal principe di Bismarck, viene a domandarmi scusa per aver egli nel suo discorso di ieri commesso una _étourderie_, col parlare del trattato di alleanza con l'Italia senza avermene chiesto il permesso. Il Principe si dichiara dolentissimo di ciò. Rispondo che dò al principe l'assoluzione papale. Del resto, il silenzio non avrebbe giovato a nulla: tutti sanno dell'esistenza del trattato italo-tedesco. Lo informo del colloquio avuto il 5 corrente coll'ambasciatore di Russia.

— Il ministro della marina mi avverte che due ufficiali francesi, sotto la veste di pittori, furono in questi giorni alla Spezia, e che abbiamo quest'anno in Italia molti sedicenti artisti francesi. Anche il giubileo ha facilitato questa calata di ufficiali.

_10 febbraio._ — Ressman, Incaricato d'affari a Parigi, mi fa sapere che il signor Flourens ha compreso la necessità di dare un successore al signor de Moüy e fatto analoga promessa; ma che gli sembra di non poter fare immediatamente tale richiamo, perchè molto lo imbarazza la scelta di un nuovo ambasciatore. Anche l'ambasciatore Menabrea aveva insistito presso il Flourens perchè fosse dato, sino al suo definitivo richiamo, almeno un pronto congedo a quel diplomatico, senza aspettare un nuovo incidente di Firenze.

Il ministro francese desidera un accordo sulla situazione dei sudditi tunisini dimoranti in Italia, rispetto agli Agenti del governo francese, e sull'interpretazione del trattato italo-tunisino del 1868. Il Flourens accolse con premura la proposta di uno scambio di note o dichiarazioni per definire l'inviolabilità degli archivi consolari.

Alle osservazioni sul contegno di una parte dei giornali francesi, fatte al signor Flourens e al signor Tirard, i due ministri risposero di esservi estranei; il Tirard si dichiarò pronto a pubblicare qualunque dichiarazione che ci potesse convenire per ripudiare gli attacchi mossi contro il governo italiano e il suo capo.

Sembra che gli attacchi perfidi del _Figaro_ contro di me siano inspirati dal Vaticano, del quale sarebbe portavoce Mgr. Galimberti.

_11 febbraio._ — Solms: l'arrivo della flotta inglese della Manica nel Mediterraneo ha suscitato i sospetti della Francia.

Si è detto da alcuni giornali che l'imperatore di Germania avrebbe scritto al Negus. Cotesta notizia è falsa.

La restituzione di Zeila al Sultano non si farà più. I colleghi di Salisbury furono anche contrari che fosse data all'Italia per timore di complicazioni con la Francia. Said-pascià è favorevole che Zeila resti agli inglesi per timore che vi vadano i francesi.

Prestiti russi: all'Aja, di 300 milioni col _Comptoir d'escompte_, Banca di Parigi, Banca dei Paesi Bassi.

_12 febbraio._ — Visita dell'ambasciatore turco: mi parla dei conflitto di Beyrouth tra cristiani e mussulmani.

Presenta una protesta per la cessione di Assab. Rispondo che non ne prendo atto; l'acquisto nostro fu legittimo.

— Rascon, ministro di Spagna:

Mi annunzia che sono giunti i delegati spagnuoli per il trattato di commercio. Li vedrò domani al palazzo Braschi.

Voci di guerra. Pessime impressioni a Madrid. La guerra sarebbe minacciata dalla Francia. Gli spagnuoli metterebbero un corpo di truppe dinanzi Perpignano, ed un altro dinanzi Baiona.

_14 febbraio._ — Apprendo che il ministro Flourens ha detto all'ambasciatore britannico a Parigi, lord Lytton, che il trattato di alleanza tra la Germania, l'Austria e l'Italia metteva la Francia in una situazione penosa. Cotesto trattato forzerebbe la Francia a gettarsi nelle braccia della Russia. Per evitar ciò Flourens ha proposto un trattato segreto tra la Francia, l'Inghilterra e le altre Potenze interessate al mantenimento dello _statu-quo_ nel Mediterraneo.

_20 febbraio._ — Il conte Solms è venuto ad informarmi delle comunicazioni fatte dall'ambasciatore russo a Berlino al Gran Cancelliere per la questione bulgara. Il conte Schouvalow con sua lettera del 13 corrente chiedeva al principe di Bismarck di associarsi alla Russia allo scopo di persuadere la Turchia a voler dichiarare la illegalità del soggiorno del principe Ferdinando in Bulgaria. A questa lettera erano aggiunti due documenti, uno senza data e senza firma, nel quale si spiegavano le intenzioni del Gran Cancelliere, ed un altro del 31 dicembre 1887, firmato Giers, nel quale si spiegavano gli scopi del gabinetto di Pietroburgo. Bismarck crede che quella dichiarazione soddisferebbe l'amor proprio dello Czar e che noi dovremmo adoperarci a farla ottenere. Rispondo quello che ho già detto ad Uxkull; dubito delle conseguenze di quella dichiarazione, le quali non potrebbero essere benigne.

Il Solms mi parla della impressione fatta sull'animo del Sultano dalla pubblicazione di sir Elliot. Il Sultano sarebbe inquieto contro Kiamil pascià, Gran Visir, che ritiene partigiano della Gran Brettagna; egli teme altresì che si attenti alla sua vita. Si è stentato molto a fargli riacquistare la calma.

L'affare di Damasco non suscita più i malumori della Francia, la quale, considerata la loro poca importanza, non pensa più ad agire.

La Francia si oppone all'intervento della Turchia alla Conferenza pel Marocco. La Turchia non prese parte al trattato del 1880 e non ha interesse nel territorio marocchino. Il signor Moret, invece, sarebbe favorevole a cotesto intervento.

_23 febbraio._ — Il signor Flourens si è lagnato con l'ambasciatore d'Inghilterra a Parigi dell'Italia e di me, che accusa di un contegno ostile e provocatore. Cotesta imputazione è formulata troppo vagamente per avere un valore. La tendenza del governo francese è di posare a vittima. Se si esamineranno i miei atti uno ad uno, si troverà che in ogni occasione ho spinto la condiscendenza sino agli estremi limiti.

Sulla situazione politica della Francia l'on. Crispi ricevette nei primi giorni di febbraio le seguenti informazioni:

«Il governo appare ogni giorno più debole di fronte alle esigenze che intorno a lui si accampano. Una minoranza audace e irresponsabile gli forza continuamente la mano, senza che gli elementi d'ordine ancora numerosi, nella provincia specialmente, valgano a controbilanciare tale azione. Speculatori intelligenti e spregiudicati, molti dei quali forestieri, che al primo pericolo scomparirebbero, prezzolano una stampa senza convinzioni che crea tali correnti di opinione nel pubblico, le quali porranno il governo in balìa della piazza.

Sullo scorcio del 1887 il governo non era fortissimo, ma resisteva. Il vecchio presidente Grévy era un elemento pacifico e moderatore, e il Ministero abbastanza buono, sbarazzato di persone compromettenti come il generale Boulanger e l'ammiraglio Aube. Ma appunto per questo era inviso alla piazza, la quale andava lagnandosi che il presidente parteggiasse per l'opportunismo. I radicali decisero perciò di muovergli guerra, e profittarono della condotta scorretta del genero del presidente, il deputato Wilson, affarista noto già da anni nei circoli parlamentari. Lo scandalo appassionò l'opinione pubblica, e il presidente Grévy fu costretto a dimettersi.

Nella confusione, che regnò durante i giorni della crisi presidenziale, i radicali cambiarono parte. Spaventati dalla possibilità di cadere da Grévy a Ferry, si provarono a rimontare l'opinione pubblica per la rielezione di Grévy e ad ogni modo minacciavano le barricate a Parigi se Ferry fosse stato eletto presidente. Una forte corrente moveva l'assemblea di Versailles a dare il voto a Giulio Ferry, ritenuto come l'uomo di Stato più energico e di maggior valore dei concorrenti; ma, in verità, la Francia e Parigi stessa assistevano indifferenti alla soluzione di quella crisi strana e improvvisa. I radicali soli si agitavano, i parigini sopra tutti, e nell'assemblea trovarono alleata una frazione della destra, la quale, odiando la repubblica, la desidera debole e perfino comunarda, per potersene sbarazzare più presto.