Politica estera: memorie e documenti

Part 19

Chapter 193,622 wordsPublic domain

De Bruck mi dà lettura di una Nota dell'ambasciatore austriaco a Parigi, nella quale riferisce una conversazione avuta col presidente della Repubblica, Grévy. Questi parlò delle cose di Bulgaria e dell'inchiesta parlamentare in Francia. Grévy avrebbe espresso l'opinione che l'elezione del Coburgo era legale e che la missione Ehrenroth non sarebbe riuscita più efficace di quella del Kaulbars; che in Bulgaria non vi sarebbe altro di meglio a fare che lasciar le cose come sono. Parlando dell'inchiesta disse che ne era addolorato. Egli però non si sarebbe dimesso; e tale sua risoluzione era presa per sentimento di patriottismo. La sua presenza al governo importava il mantenimento della pace e della tranquillità. La Francia andrebbe coinvolta in gravi disordini ov'egli non rimanesse al suo posto.

_14 novembre._ — Viene il conte Solms.

Finanze turche; mia proposta. Crede che ci distrarrebbe l'animo del Sultano. Rispondo che io non aveva fatto una proposta formale. L'idea, intanto, di un riordinamento delle finanze turche era venuta da Costantinopoli, in seguito a colloquî degli ambasciatori dei tre governi alleati.

Il Solms mi chiede se avessi avuto notizie delle pratiche della Francia presso il Vaticano. La Francia avrebbe promesso al Papa qualunque appoggio.

— L'Incaricato d'affari di Francia, signor Gérard, viene verso le 4 pom. al Palazzo Braschi.

Mi dice di essere stato incaricato dal suo Governo di comunicarmi il progetto di Convenzione pel Canale di Suez concordato con l'Inghilterra, insieme ad una lettera circolare del signor Flourens e ad un'altra lettera del Salisbury. A proposito del trattato di commercio, esprime la fiducia che lui ed il suo governo hanno in me per un buon risultato.

Espulsione del greco Nicopoulo; se ne dichiara dolente.

Rispondo che il Nicopoulo doveva essere soddisfatto di essere stato liberato dal carcere. Gli stranieri in genere — ciò avviene anche in Francia — vengono espulsi dopo avere espiato la pena.

_17 novembre._ — All'Incaricato di affari di Francia ho detto che l'Inghilterra mi aveva comunicata la Convenzione pel Canale di Suez. Aspettavo qualche altro documento prima di dare una risposta definitiva, ma in massima sono favorevole e mi adopererò presso i governi amici perchè accettino anch'essi.

— Il conte Solms mi legge una lettera del signor de Holstein, scritta a nome del principe di Bismarck, nella quale è detto che il Principe mi ringrazia delle comunicazioni a lui fatte e del contegno tenuto in tutti gli affari trattati fra i due governi. Prego il Solms di ricambiare i ringraziamenti al Principe, che mi troverà sempre benevolo e desideroso di essere sempre d'accordo con lui.

Una Nota da Berlino dell'11 novembre dà notizie della questione marocchina. È contrario il Bismarck ad una Conferenza europea pel solo argomento della protezione degl'indigeni. Parrebbe necessaria la neutralizzazione del Marocco. Féraud, ministro francese, è ritornato a Tangeri per agire nell'interesse francese. Moret resiste alle esigenze della Francia. Fu presentato un progetto di divisione del Marocco, ma la Regina Reggente è di opinione contraria, anzi manifestò le sue meraviglie.

_18 novembre._ — L'Incaricato d'affari di Francia si presenta per dirmi che ieri aveva telegrafato al suo governo la mia risposta favorevole per la Convenzione del Canale di Suez, e la mia promessa di adoperarmi presso i governi amici. Il signor Flourens mi ringrazia per esser stato il primo e per la promessa fatta. Avvertenza mia contro gl'intrighi dei monarchici. Consiglio a sorvegliarli per evitare sorprese. L'Italia è interessata al mantenimento della Repubblica, la quale è elemento di pace. Che il Grévy resti al suo posto.

— Il conte Rascon è venuto a dirmi che l'ambasciatore di Francia gli dette comunicazione della Convenzione per Suez. — Chiede se l'Italia accetta, e se consiglia la Spagna di accettarla. Rispondo che l'Italia in genere è favorevole. Però non avendo ricevuto tutti i documenti non ho dato la mia risposta definitiva. Prego di aspettare sino a martedì.

_19 novembre._ — L'ambasciatore d'Inghilterra mi porta a leggere la lettera del 4 novembre con la quale Salisbury lo incaricava di comunicarmi la Convenzione per Suez e i documenti che vi si riferiscono.

_20 novembre._ — Il conte Solms mi comunica il seguente telegramma del principe di Bismarck:

«Sua Maestà l'Imperatore Alessandro, trovandosi alla corte di Berlino, ha manifestato nella maniera più positiva a S. M. l'Imperatore e in una lunghissima udienza accordata a me, i suoi sentimenti pacifici e la sua risoluzione di non impegnarsi in alcuna coalizione aggressiva e di non attaccare mai la Germania. Vedremo se i sentimenti di S. M. avranno un'influenza calmante sull'attitudine della stampa russa, su quella degli impiegati e degli ambasciatori, e sopratutto dell'ambasciatore a Parigi.

Non abbiamo mai creduto che l'Imperatore personalmente avesse ora e per un certo tempo l'intenzione di assalirci.

Che un attacco della Russia contro l'Austria ci obbligherebbe, conformemente ai trattati, a prestare soccorso a questa ultima, è noto all'Imperatore Alessandro in seguito alle nostre comunicazioni ufficiali, e gli è stato ricordato nuovamente ieri nella nostra conversazione.

D'altro canto l'Imperatore è informato che l'avvenire della Bulgaria non sarebbe giammai per noi una ragione per uscire dalla neutralità, e che la nostra attitudine diplomatica relativamente alla questione bulgara sarà regolata come in passato dalle stipulazioni del trattato di Berlino.

I due monarchi non hanno preso impegni. L'avvenire dimostrerà se saremo liberati dalla preoccupazione che l'agitazione in Russia e in Francia aumenti ogni giorno per la passività del governo russo dinanzi alle provocazioni dei suoi organi e dei suoi impiegati, e se alla fine cotesta agitazione minaccerà la pace in un avvenire più o meno prossimo, ovvero se dopo il suo ritorno in Russia l'imperatore Alessandro vi porterà rimedio.»

_21 novembre._ — Visita del barone de Bruck.

Mi parla delle dichiarazioni pacifiche dello Czar a Bismarck. Esse collimano con quelle comunicatemi ieri da Solms.

Fa cenno al diritto dei Borboni alla restituzione dei beni di diritto privato, e vorrebbe una dichiarazione di principio come quella fatta da Lamarmora alla Spagna quando questa riconobbe il regno d'Italia. Rispondo che bisogna esaminare il caso speciale se esistano ancora beni privati dei Borboni nel regno. Prometto di studiare la questione, appena me ne saranno dati gli elementi.

— Visita dell'ambasciatore di Francia, conte di Moüy, di ritorno dalle vacanze.

Si parla della crisi francese; egli non ha una sicura opinione sul risultato della medesima. Mi narra che vide a Parigi l'on. Villa, Presidente del Comitato Italiano per la Esposizione universale del 1889, e che si adoperò per contentarlo; agli italiani fu concessa una speciale località che desideravano.

Il de Moüy mi ringrazia della mia adesione alla Convenzione pel canale di Suez. Rispondo che in massima accetto la Convenzione, ma che non potrò dare una risposta ufficiale finchè non avrò ricevuto e letto tutti i documenti che si riferiscono a codesto grave argomento. Negli articoli V e VIII della Convenzione trovo quello che l'Italia aveva domandato.

Il viaggio di Friedrichsruh è anch'esso tema della nostra conversazione. L'impressione in Francia non poteva essere gradita, ma fortunatamente si va dissipando. Alla mia osservazione che a Friedrichsruh nulla fu stabilito contro la Francia e che i discorsi furono tutti di pace, egli oppose che io non avrei avuto bisogno di fare un così lungo viaggio per così poco. Ricordai i propositi di Gambetta al 1877 e la necessità d'intendersi fra i due paesi. Secondo lui può combinarsi un _modus vivendi_ tra la Francia e la Germania; ma finchè esiste la questione dell'Alsazia e della Lorena non è possibile un accordo. La Francia vuole la pace — egli soggiunse — e ne ha bisogno; essa, quantunque abbia un esercito formidabile, non si lascia tentare a far la guerra. Crede quindi strano che le altre Potenze costituiscano delle alleanze per conservare una pace che la Francia non vorrà mai turbare.

Il signor de Moüy mi parla del trattato di commercio. Ho osservato che il governo francese non ha mandato che due sole note e con quella in risposta alle nostre domande ha chiesto cose impossibili; ed ho soggiunto che cotesta è una prova di non voler stipulare trattato alcuno. Egli si difese attaccandoci. Per lui il trattato è più utile a noi che alla Francia. A questa gioverebbe il regime comune delle tariffe. Gli ricordai che dopo il 1878 siamo rimasti sette od otto mesi sotto il regime delle tariffe. Egli riprese ricordandomi che noi diamo alla Francia meno di quello che prendiamo, e che le esportazioni e le importazioni si bilanciano con moneta a favor nostro. Concluse per una proroga del trattato attuale.

_22 novembre._ — Il conte Solms mi parla degli intrighi presso il Sultano. La Russia vi lavora più di tutti e incute paura a quel principe. Pericoli corsi dal gran visir Kiamil-pascià di essere supplantato da un partigiano della Russia.

Marocco: quell'Imperatore invitò i notabili a deliberare circa le concessioni che potrebbero esser fatte alle Potenze straniere. Cotesto sarebbe un preliminare della Conferenza.

_25 novembre._ — Visita del conte Rascon.

Convenzione pel canale di Suez.

Elevazione della Legazione ad Ambasciata. La Spagna, avendo una Ambasciata presso il Vaticano, la vorrebbe anche presso il Quirinale; naturalmente l'Italia dovrebbe far lo stesso. Il governo spagnuolo avrebbe fatto l'identica proposta a Berlino e a Vienna. Rispondo che consento in massima e che ne parlerò coi miei colleghi e prenderò gli ordini di S. M.

_27 novembre._ — Il conte Solms viene ad annunziarmi che l'Inghilterra accetta che la Conferenza pel Marocco avvenga sull'argomento della protezione. I rappresentanti delle Potenze a Tangeri dovrebbero riunirsi per intendersi sulle altre questioni. La Francia accetta che la Conferenza si occupi di tutte le questioni che possano interessare il Marocco. Il Moret vorrebbe spedire subito le lettere d'invito.

Da Berlino si scrive che dopo i colloqui di Friedrichsruh, nella Tripolitania si sarebbero prese delle precauzioni. Adombra il Sultano anche il riordinamento delle scuole italiane in Tripoli. Pure a Tunisi s'intriga contro di noi.

Il Solms chiede se io abbia notizia dei documenti che diconsi falsificati e dei quali parla la _Kölnische Zeitung_. Egli dà importanza a quel giornale per le sue relazioni col Gran Cancelliere. Rispondo non avere altre notizie che quelle dei giornali; anche S. M. me ne aveva domandato. Quei documenti, rimasti in potere dello Czar, non furono veduti da alcuno. Il principe di Reuss, del quale si era detto che avesse scritto una delle lettere, si rivolse al principe Ferdinando per avere una spiegazione. Il suo cugino gli rispose non aver ricevuto mai alcuna lettera da lui, e di ignorare l'esistenza di quella che gli si attribuiva.

L'ambasciatore mi parla dell'alta posizione raggiunta a Costantinopoli dal barone Blanc, secondo le informazioni della Cancelleria germanica.

Circa i documenti ai quali accennava il conte Solms, l'on. Crispi ricevette in dicembre le informazioni seguenti:

«Vienna 18 dicembre 1887.

I documenti falsificati di cui parlò la _Gazzetta di Colonia_, e che furono mandati a Copenaga a S. M. l'imperatore di Russia poco prima della sua partenza dalla Danimarca, sono in numero di quattro.

1. Una lettera del principe Ferdinando di Coburgo a S. A. R. la Contessa di Fiandra in data del 27 agosto 1887;

2. Una nota che il principe di Reuss, ambasciatore germanico in Vienna, avrebbe rimesso al principe Ferdinando di Coburgo e che è annessa alla lettera precedente.

3. Una seconda lettera del principe Ferdinando alla Contessa di Fiandra in data del 16 settembre 1887.

4. Una nota riassuntiva che da Brusselle sarebbe stata mandata al principe Ferdinando e che porta la data del 28 ottobre 1887.

Questi documenti furono fatti pervenire (credesi per mezzo di un certo signor Hansen) da Parigi a Copenaga, dove furono messi sotto gli occhi dell'imperatore Alessandro; una copia di essi fu inviata contemporaneamente a Pietroburgo al signor de Giers. Questi, scrivendone all'imperatore Alessandro, espresse l'avviso che i documenti non fossero autentici. Ma la loro falsità non diventò evidente agli occhi dello Czar se non dopo il colloquio che S. M. I.le ebbe a Berlino col principe di Bismarck e dopochè lo stesso principe di Reuss li smentì con una lettera che fu messa sotto gli occhi della predetta S. M. I.le mentre d'altra parte S. A. R. la contessa di Fiandra faceva dichiarare che non aveva mai ricevuto le lettere attribuite al principe Ferdinando. I quattro documenti furono compilati nell'unico intento di dimostrare all'imperatore Alessandro come il principe di Bismarck, mentre pubblicamente e ufficialmente si disinteressava degli affari di Bulgaria e anzi favoriva la politica russa in questa questione, sotto mano invece appoggiava la candidatura e poi la consolidazione del principe Ferdinando sul trono di Bulgaria.

Chi sia l'autore del falso non è ancora noto.

Si sospetta però che sia di origine russa e che dimori o almeno dimorasse in Francia. La falsità dei documenti risulta abbastanza chiara da tutto il loro contenuto e anche dalla loro forma. I documenti sono dichiarati traduzioni (in francese) dal tedesco. Ma sembra evidente che furono redatti in francese. Essi tradiscono nell'autore una persona accostumata a leggere documenti diplomatici e una penna solita a scriverne. Ma in pari tempo vi si incontrano apprezzamenti molto inesatti su uomini e cose e anche errori di fatto. Così per esempio nella prima lettera il principe Ferdinando farebbe allusione al suo incontro colla contessa di Fiandra a Ischl, nel quale luogo quella principessa non pose mai il piede.

Nell'ultimo degli accennati documenti è detto, fra altre cose, che nel colloquio tra Vostra Eccellenza ed il principe di Bismarck fu discussa e regolata la quistione bulgara in un senso favorevole al mantenimento del principe Ferdinando sul trono di Sofia.

Pare che il principe di Bismarck desideri che oramai quest'affare non abbia seguito ulteriore. Tuttavia si crede che continueranno le ricerche per lo scoprimento dell'autore.„

_28 novembre._ — Il conte de Moüy mi rimette una Nota del 25 corrente che contiene le proposte della Francia circa le seterie, in previsione della stipulazione del nuovo trattato. Egli desidera un accordo, affinchè tra i due paesi non si innalzi la muraglia chinese delle tariffe. Anch'io desidero un accordo; bisogna che si trovino i termini di una transazione.

Notizie di Francia: il de Moüy crede probabile l'elezione di Freycinet a presidente della Repubblica. Ne sarebbe contento perchè da lui ebbe il posto di ambasciatore. Rispondo che anch'io riterrei quella elezione come un gran bene per la Francia, della quale lodo la calma. Se i radicali non commetteranno degli eccessi e avranno patriottismo, le sorti della Francia saranno assicurate. Il de Moüy è dolente degli indugi, e spera in una buona soluzione.

_29 novembre._ — I due governi di Berlino e di Vienna stabilirono di accordo di comunicarmi il trattato segreto del 1879 tra l'Austria e la Germania. Essi sono d'avviso che nulla debba esser nascosto all'Italia. Con lettera di Bismarck del 20 volgente e con altra di Kálnoky del 24, i due ambasciatori sono stati incaricati di recarsi da me, per darmi copia del trattato. Il primo a giungere fu de Bruck; dopo venne de Solms. I due ambasciatori fecero rilevare l'importanza dell'atto, come dimostrazione di grande fiducia in me dei due gabinetti. Ringraziando, dissi di meritarla.

_1 dicembre._ — Armamenti nella Tripolitania. Ho dato a Solms due mie Note di reclami contro gl'intrighi francesi in quella regione.

L'ambasciatore di Russia, barone di Uxkull, mi afferma che lo Czar fu contentissimo della sua gita a Berlino; ma non muta parere sulla questione bulgara, quantunque oggi essa sia posta a tacere. Mi chiede se il conte Greppi, già ambasciatore a Pietroburgo, sarebbe tornato al suo posto. Rispondo che non vi sarebbe tornato, ma che il suo successore era un personaggio che gode le simpatie dello Czar.

— Il ministro di Spagna mi riparla della progettata Conferenza pel Marocco. Gli Agenti locali si metteranno d'accordo. Si aspetta una risposta della Francia ad una Nota spagnuola. La Russia non ha interesse diretto, ma è pronta a partecipare alla Conferenza se le altre Potenze vi parteciperanno.

— Visita del conte de Moüy. Mi parla di varie cose e anche di una «Société d'histoire diplomatique», della quale fanno parte varii diplomatici. Chiede la mia adesione. Avevano pregato la Regina che consentisse ad essere inscritta fra i soci, ma poi per un articolo poco conveniente contro l'Italia, dovettero rinunziarvi.

Fa pure qualche osservazione sulla circolare con la quale ho ordinato che da ora innanzi si corrisponda in lingua italiana con quelle Potenze che scriveranno nella loro lingua. Crede che questa innovazione sia fatta per la Francia; di che lo dissuado.

_12 dicembre._ — Visita dell'ambasciatore Solms.

Atkinoff, capo dei Cosacchi, a Parigi; non volle andare all'Ambasciata russa. Armamenti russi; pericoli.

Il Re: Bismarck crede che il Re si occupi poco dell'esercito. Disinganno il Solms. Il Re oggi prende parte principale agli interessi dell'esercito ed ai nostri rapporti internazionali.

— Viene Bavier, ministro della Svizzera. Si discorre del trattato di commercio. Gli dico che non posso accettare una proroga pura e semplice del trattato che sta per scadere; mi indichi gli articoli sui quali bisogna discutere, e son pronto a negoziare. Ho domandato al Parlamento le facoltà per concludere e mettere in esecuzione anche il trattato italo-svizzero. Bavier risponde che chiederà al Consiglio Federale che indichi codesti articoli. Mi dice che l'opinione pubblica in Svizzera è commossa per le nostre tariffe. Ragione di più — rispondo — per fare il trattato. Se lo volete provvisorio, teniamoci a poche voci; se lo volete definitivo, discutiamo e trattiamo su tutte le voci che il Consiglio Federale crederà doverci indicare. Si conclude che il Bavier telegraferà a Berna per l'invio dei delegati tecnici.

— Il conte Rascon viene a domandarmi se può annunziare come conclusa la Convenzione per la cessione alla Spagna di un terreno in Assab per deposito di carboni, dovendo il ministro Moret parlarne in Parlamento. Rispondo che può telegrafare a Madrid che ritengano la Convenzione come firmata.

— Con l'ambasciatore d'Austria-Ungheria parliamo degli armamenti russi. Notizie non allarmanti. L'Austria ha 150 a 200 mila uomini in Gallizia, le ferrovie sono in condizione di poter trasportare subito altre truppe nei luoghi minacciati.

Mi lascia una Memoria circa i beni dei Borboni.

— Anche col ministro di Rumania parliamo degli armamenti russi. Notizie di pace, ma non conviene fidarsene troppo.

_16 dicembre._ — Photiadès-pascià, ambasciatore di Turchia, mi dà lettura di una Nota di Said, nella quale si parla della rettificazione della frontiera tripolina. Il Ministro turco assicura che nulla fu innovato e che è inesatto quanto fu scritto nel «Bulletin de la Société de Géographie».

M'informa pure del pranzo dato dal Sultano all'ambasciatore d'Italia, barone Blanc e alla di lui signora, e degli onori resi loro.

_18 dicembre._ — Il conte Rascon viene ad informarmi avere il suo ministro, Moret, scritto al rappresentante della Spagna a Tangeri di fare un rapporto che serva di base per la Conferenza marocchina. Rascon chiede che sia dato lo stesso incarico al Console italiano; il rapporto dovrebbe trattare della questione delle protezioni e di quanto ad essa si rannoda.

Tra giorni verranno i poteri per la proroga del trattato di commercio.

— De Moüy viene a parlarmi ancora del trattato, chiedendomi una proroga di quello vigente. Mi rifiuto. La proroga oggi, dopo il voto del Parlamento francese (che autorizza l'applicazione alle merci italiane della tariffa generale aggravata di tariffe differenziali del 100 per 100) sarebbe per l'Italia una viltà.

Voi — dissi — ci mettete un dilemma nel quale, per un governo che sente la sua dignità, non vi può esser scelta. Ci minacciate la guerra nel caso che non accettiamo la proroga pura e semplice del trattato attuale. Del resto, io non ho la facoltà di prorogare puramente e semplicemente il trattato. La legge mi autorizza soltanto a stipulare un trattato provvisorio.

Il de Moüy mi chiede una proroga che ci dia il tempo per intenderci. Il governo francese, col protezionismo che spira, stentò ad aver la legge com'è; difficilmente potrebbe aver altro. Rispondo che non è colpa mia. Dissi già parecchi mesi or sono che avrei accordata una proroga durante le negoziazioni, ma senza speranza di un nuovo trattato è impossibile. Il governo francese mandi uno o più delegati a trattare; provatemi che volete negoziare per raggiungere lo scopo, ed allora accorderò la proroga. Il de Moüy osserva che il tempo stringe e che difficilmente potremo in questo mese combinare qualche cosa. Replico che vi è ancora tempo per una dimostrazione di buon volere. Son pronto anche a prorogare il trattato con un decreto reale, ma ho bisogno che i vostri delegati siano qui e mi offrano con la loro presenza un motivo legittimo per giustificarmi dinanzi al Parlamento.

Il de Moüy promette di scriver subito a Parigi affinchè mandino i delegati. Raccomando che si tenga il segreto su quanto gli ho detto. Se i giornali parleranno, rompo i miei impegni e non accorderò la proroga. Così si resta intesi.

Mentre era per andarsene mi chiede se della nostra conversazione avrebbe dovuto parlarne col Re: rispondo negativamente.

_21 dicembre._ — Il conte Solms mi ha dato a leggere una Nota del 15 corrente del conte di Bismarck. Il Conte aveva fatto rimostranze a Vienna contro le dimostrazioni clericali. Il Kálnoky faceva promessa che avrebbe invigilato affinchè in altre occasioni i funzionarii pubblici non vi prendano parte. Nella lettera è detto che nella riunione di Linz il governatore, barone Weber, vi si trovò per caso. Egli sarebbe un liberale.

Un'altra Nota si occupa dell'affare di Tripoli. Radovitz ne avrebbe parlato col Gran Visir, il quale avrebbe smentito che siasi pattuita alcuna convenzione con la Francia per la rettificazione della frontiera tunisina. Il Gran Visir avrebbe inoltre ordinato al governatore di Tripoli di non aver contatto coi francesi.

Il Solms mi chiede in qual modo siasi fatta alla Spagna la cessione di un terreno in Assab. Rispondo essersi seguite le stesse forme del contratto per Fernando Po.

Mi legge una Nota nella quale si dice che in Francia si dà grande importanza alla marina italiana.

A Costantinopoli la Russia ha ripreso le domande pel pagamento della indennità di guerra. La Porta avendo obbiettato di non poter pagare per le condizioni cattive delle sue finanze, la Russia ha risposto che il Sultano aveva speso molti milioni per la compera dei nuovi fucili, e che avrebbe fatto meglio a pagare i suoi debiti.

_24 dicembre._ — De Moüy viene ad informarmi del prossimo arrivo del negoziatore francese pel nuovo trattato di commercio, e dell'invio dei pieni poteri per la proroga del trattato vigente.