Politica estera: memorie e documenti

Part 18

Chapter 183,588 wordsPublic domain

Egli ignora che il Governo francese abbia banditi gli operai italiani dalle costruzioni di opere pubbliche e da altri servizi dipendenti da pubbliche amministrazioni e si riservò di prender notizie e darmi spiegazioni in proposito. Si mostrò però deciso sinceramente a fare quanto più gli è possibile per arrestare questa corrente di idee contrarie agli operai italiani che io gli dissi esser cagione di vivo e ragionevole risentimento nel nostro paese. L'eccitai a darci qualche solenne soddisfazione, manifestando in modo pubblico, p. es. con circolare ai Prefetti, il pensiero del Governo. Ma egli mi rispose che nei luoghi dove gli animi sono eccitati, l'intervento palese del Governo potrebbe rendere maggiore l'agitazione e che si potrà invece procedere più utilmente dando ai Prefetti istruzioni riservate. (Non prese però ancora positivo impegno).

Da alcuni giorni varii giornali autorevoli trattano la questione in un senso giusto e liberale; però io esortai il Sig. Rouvier a far sì che i giornali governativi più diffusi e popolari anche in provincia si adoperino a far argine alle idee ed alle passioni che accennano, checchè egli ne dica, a prendere larga estensione. Del resto il signor Rouvier ammette che il trattato nostro ancora in vigore e il trattato tra la Francia e la Spagna ci danno il diritto di reclamare contro ogni offesa alla libertà del lavoro dei nostri operai in Francia e dichiara che è deciso a far rispettare il nostro diritto. Questo argomento, tanto interessante, sarà ancora uno dei principali oggetti delle nostre successive conversazioni. Politicamente le franche parole d'una _voce amica_, trovarono eco nell'animo del Sig. Rouvier, ma mi rispose osservandomi come si debba constatare con reciproco rincrescimento che i fatti non si sono svolti sempre conformemente ai nostri comuni voti. Riservandomi di meglio riferire a voce la conversazione già avuta e quelle che avrò ancora al riguardo col Sig. Rouvier, mi limito qui a riassumere alcuni dei discorsi fatti oggi con lui.

Riconosce la verità dei concetti che gli ho esposti, seguendo le ispirazioni della S. V., ma afferma che l'accordo tra la Francia e la Russia, circa le questioni dell'Egitto, fecero credere che le relazioni fra i due paesi siano più intime di quanto effettivamente esse sono, poichè non havvi fra loro nulla di scritto, mentre qualche cosa di scritto esiste fra l'Italia e la Germania. Egli sa che i nostri impegni con la Germania riguardano il caso di una guerra _difensiva_ per la Germania, guerra, egli soggiunse, che non avrà luogo, perchè la _Francia non farà la guerra alla Germania_ (parole che vanno naturalmente intese come si devono intendere simili parole). Il partito, così detto, della _revanche_ e della guerra alla Germania è, secondo il Rouvier, una ristretta minoranza in Francia, e quanto all'Italia, egli dice che nessuno, o ben pochi in Francia desiderano o promuoverebbero una guerra col nostro paese. Egli non crede che il generale Boulanger possa esercitare influenza sui destini del suo paese; fu un fuoco d'artifizio che va estinguendosi; fu opera ardua e di molta energia l'averlo allontanato ora dal governo; il Presidente Grévy non consentirebbe al suo ritorno e non avendo egli qualità solide, nè mezzi proprii e permanenti d'influenza, non è a prevedersi possa ritornarvi.

Il Rouvier desidera schiettamente che fra l'Italia e la Francia si entri in un nuovo periodo di miglior _entente_, e da parte sua si adopererà all'uopo, con tutto l'animo e con larghi propositi.„

“Le lunghe e quotidiane conversazioni che io ho, in modo del tutto amichevole, col Sig. Rouvier valgono a darmi un concetto adeguato della situazione. Lo vidi oggi, dopo che egli aveva inteso dal cav. Ressman le comunicazioni concernenti i negoziati per i trattati di commercio. Egli ammette volentieri, riservandosi però di parlarne co' suoi colleghi, che precedano ai negoziati ufficiali negoziati preliminari ufficiosi e segreti; non crede però possibile che questi seguano in luogo intermedio fra i due paesi, anche perchè troverebbe difficoltà nello scegliere da parte sua persona cui affidarli e crede preferibile, per il buon successo della cosa, occuparsene egli stesso; e quanto alla sede dei negoziati ufficiali, contrappone alla nostra domanda le opposizioni che fa ad essa il suo ministro degli Affari esteri. Di tutto, però, conferirà co' suoi colleghi e si adopererà affinchè ogni cosa riesca con reciproca soddisfazione.

Quanto all'avviare questi primi negoziati segreti pel tramite dell'Ambasciata, la cosa potrebbe riuscire opportuna, ove il Governo italiano non persista nel volere che si svolgano in altro luogo; ma quanto alla parte che mi riguarderebbe io gli risposi immediatamente come non mi sarebbe possibile assumerla, sia per i miei propositi già a lui noti, sia per riguardo ai nostri negoziatori, egregi colleghi ed amici miei. Ed anzi a prevenire che la mia prolungata permanenza in Parigi possa dare occasione a qualsiasi malinteso al riguardo e che essa finisca per far credere che in qualche modo si iniziino a Parigi quei negoziati preliminari che il Governo italiano desidera abbiano luogo altrove, io stimo conveniente di lasciare fra quattro o cinque giorni questa città.

Il Sig. Rouvier mi chiese se è intenzione del Governo italiano che il trattato di navigazione vada congiunto al trattato di commercio, dal quale egli per avventura inclinerebbe a tenerlo separato.

Rispetto ai nostri operai, il Sig. Rouvier mi ha ripetuto che è assoluto proposito suo di far rispettare i diritti che sono ad essi garentiti dai patti internazionali vigenti e che a lui non consta che, da parte di amministrazioni governative, siasi ordinata l'esclusione di operai italiani dall'esecuzione di pubblici lavori. Quanto alle amministrazioni comunali e dipartimentali non avere egli alcun mezzo legale contro le deliberazioni che per avventura abbiano emesso nel senso di obbligare gli intraprenditori a valersi unicamente di operai nazionali.

Insistendo io circa talune disposizioni che si affermano inserite nei _quaderni d'oneri_ formulati da amministrazioni governative per talune imprese, egli si riservò ancora di riesaminare la cosa e darmi ulteriore risposta. Ove si riesca a trovare il modo di darci qualche esplicita soddisfazione o guarentigia, il Governo italiano potrà reclamare in forma ufficiale, provocando quelle dichiarazioni che verranno preventivamente concordate. Ma intorno a ciò, nè il Sig. Rouvier ancora mi diede, nè io sono ancora in grado di scriverle alcuna positiva assicurazione. Il signor Rouvier però non tralascia di ripetermi che egli ritiene l'attuale movimento avverso gli operai stranieri essere un vero traviamento di idee contrario ai grandi principii della rivoluzione francese.

Passando ad altro argomento le dico che il Sig. Rouvier molto ragionevolmente si rende ragione delle difficoltà trovate pel concorso dell'Italia all'Esposizione del 1889, dopo che se ne fecero promotori taluni radicali italiani e che egli vagheggerebbe un'alleanza delle nazioni latine da sostituirsi ad altre combinazioni internazionali oggi inevitabili.

Poichè bisogna essere con _qualcuno_ ammette che alla Francia è mestieri essere in buon accordo colla Russia, ma non gli pare che nella questione bulgara sia realmente in causa il principio delle nazionalità, e quanto alla questione d'Egitto gli pare che uguale sia l'interesse della Francia e quello dell'Italia: che succeda cioè alla occupazione inglese il potere di un Vicerè indipendente che governi di concerto coi Consoli delle grandi Potenze, e che si dia a quel paese un carattere come a dire di neutralità. (Tali le idee del Rouvier, ma il vero concetto della politica francese, Ella lo conosce meglio di me, è quello di stabilire, esclusa l'Inghilterra, la preponderanza francese in Egitto: ma io _riferisco_ e per ora non commento.)„

“Ella riceverà, per mezzo dell'Ambasciata, le risposte del Sig. Rouvier alle tre comunicazioni.

Posso intanto dirle quali saranno.

Il Sig. Rouvier consultati i suoi colleghi, risponde:

Nulla in contrario a che precedano negoziati ufficiosi e segreti, ma questi abbiano luogo a Parigi. Non ha persona da inviare all'uopo altrove; inviando a ciò una persona apposita e nota cesserebbero di esser segreti; desidera farli egli stesso personalmente nell'utilità stessa della cosa.

Circa alla sede dei negoziati definitivi, non ha potuto persuadere il ministro degli Affari esteri e non può prendere alcun impegno che si facciano a Roma. Si vedrà in seguito. O i negoziati preliminari a nulla conducono, ed è una questione inutile. O nei negoziati preliminari si va d'accordo sopra i punti sostanziali e così che non rimangano a definirsi che dei particolari e non vi sarà nessuna difficoltà a che l'ambasciata francese a Roma, insieme p. e. coi due Direttori Generali delle Dogane e del Commercio estero inviati appositamente nella nostra capitale, sia incaricata dei negoziati ufficiali e li porti a termine. O sarà mestieri anche nei negoziati ufficiali dibattere punti importanti ed allora tornano in campo le prime obbiezioni: il Rouvier non saprebbe chi mandare all'uopo in Italia, e dovrebbero anche tali negoziati aver luogo in Parigi.

Intanto egli crede che nei negoziati ufficiosi preliminari apparirà la necessità di una proroga.

Io gli osservai che tali risposte saranno di troppo poca soddisfazione in Italia; che ammessa pure l'opportunità che i negoziati ufficiosi siano fatti direttamente con lui, dovrebbesi ad un tempo e subito stabilire che i negoziati ufficiali abbiano luogo a Roma, ed ho soggiunto, sorridendo, che se io fossi incaricato di trattare con lui sopra questo punto non cederei quanto alla sede dei negoziati ufficiosi, condotti nel modo da lui divisato, se non a condizione di fissare contemporaneamente la sede a Roma dei negoziati definitivi.

Ma egli ha persistito nelle sue dichiarazioni, che allo stato delle cose non gli è possibile prendere impegno; e che la questione della sede dipenderà da quella della sostanza, cioè da ciò che resterà a fare nei negoziati ufficiali — perchè s'egli fa obbiezioni e per gli uni e per gli altri a Roma, non è per alcuna ragione politica o di Stato, ma unicamente perchè non sa chi mandare a Roma, attese le difficoltà della cosa e la condizione degli animi in Francia: un protezionista rovinerebbe tutto, un libero-cambista _pregiudicherebbe_ il risultato di fronte alla corrente contraria — perciò è mestieri ch'egli personalmente intervenga e del resto egli solo può fare i presagi desiderati.

Il Sig. Rouvier mi diceva tutto ciò ieri. Oggi egli lascia Parigi per una breve gita in campagna ed oggi io prenderò da lui commiato, e partirò doman l'altro, 12, da Parigi tornando per la via della Svizzera a Cumiana, donde verrò sollecitamente a Roma.

L'impressione ch'io reco dal mio soggiorno in Parigi è conforme alle dichiarazioni del Rouvier:

La Francia, nella sua grandissima maggioranza, non vuole la guerra, non ha la febbre della _revanche_, e non è a prevedere ch'essa sia per attaccare la Germania: al contrario essa resisterà, finchè le sarà possibile, a tutti gli eccitamenti ad attaccarla;

rispetto all'Italia, ben pochi vagheggiano di farci guerra; i più temono che noi siamo per cader addosso alla Francia insieme colla Germania e ci ammoniscono intorno ai pericoli che a noi pure deriverebbero dalla _distruzione_ della Francia;

il prestigio del regno d'Italia e del suo governo è qui grande;

la stessa _questione cattolica_ è qui molto _attenuata_ e non vi sarebbe che un piccolo numero di persone desideroso d'ingerirsi in difesa del potere temporale;

il Rouvier, che è certo che la politica italiana sotto la di lei mano energica e mossa dal di lei pensiero prenderà una parte più viva nelle questioni internazionali, fu lietissimo di apprendere dalle mie amichevoli assicurazioni quali sono i di lei sentimenti, nei quali confida pei _migliori rapporti_ dei due paesi;

fra le altre cose il Rouvier mi assicurò che rispetto all'Italia tutti i _piani di battaglia_ preparati in Francia sono tutti sulla base di una guerra difensiva;

la questione operaia, egli afferma essere questione di _concorrenza nel salario_, non di _antipatia nazionale anti-italiana_.

Ma di tutto ciò meglio a voce. Solo le dirò ancora che in complesso le mie conversazioni col Rouvier furono _opportune_; e che avranno seguito in _ulteriori corrispondenze_ delle quali egli stesso mi dimostrò il desiderio.„

Convenuto per l'insistenza di Crispi che le preliminari ed officiose trattative avessero luogo a Parigi e le ufficiali a Roma, i delegati italiani, on. Luzzatti, Ellena e Branca, giunsero nella capitale francese il 28 settembre. Però sin dal primo momento il Governo francese pretese che base dei negoziati fosse non la nostra tariffa generale, come era ovvio, ma il trattato denunciato. Il 6 di ottobre i delegati italiani, prima di ripartire per Roma, telegrafavano all'on. Crispi che i delegati tecnici francesi non erano preparati sui punti più importanti del negoziato, che le disposizioni del Governo francese erano meno buone che nei primi giorni. Il 2 novembre l'ambasciatore Menabrea scriveva: “Mi sono intrattenuto ieri sera col signor Rouvier a proposito del nostro trattato di commercio. Egli non si dissimula le difficoltà che esso sarà per incontrare nel Parlamento„.

Ai primi di dicembre l'ambasciatore de Moüy chiese all'on. Crispi una proroga del trattato che spirava alla fine di quel mese: l'on. Crispi rispose che non avrebbe potuto consentire a questa domanda se non vi fosse stata fondata speranza di giungere ad un accordo, e se i delegati francesi non venissero a Roma. Alla fine del mese i negoziatori Teisserenc de Bort e Marie arrivarono, e la scadenza del trattato fu prorogata di due mesi; ma le disposizioni ostili della Camera francese erano rese evidenti dalla legge votata, su proposta della Commissione delle dogane, il 15 dicembre, secondo la quale il Governo era autorizzato ad applicare ai prodotti italiani la tariffa generale, con un aumento che poteva elevarsi al cento per cento.

Le conferenze tra i negoziatori italiani e francesi furono subito interrotte dopo la prima, e il 5 gennaio, annunziando questa interruzione che gli era di cattivo augurio, l'on. Crispi telegrafava all'ambasciatore a Parigi:

«Rimpiango tanto più vivamente questo indugio che eravamo e siamo tuttora animati dalle migliori intenzioni di condurre presto a termine il negoziato in uno spirito di conciliazione. Non voglio poi neppure supporre che la Francia abbia voluto ottenere una proroga dell'antico trattato, e nient'altro.»

Riprese dopo qualche giorno, le sedute furono nuovamente interrotte sulla domanda dei delegati francesi, i quali lasciarono Roma, promettendo di ritornare presto. Il 24 gennaio l'ambasciatore Menabrea telegrafava:

“In una lettera direttami dal signor Flourens su altro argomento, rilevo questa frase: “Mi sono reso esatto conto dello stato degli animi in entrambe le nostre Camere. Se l'Italia non crede poterci fare nuove concessioni, considero lo scacco dei nostri negoziati commerciali come certo„.„

Tutti i tentativi fatti dall'on. Crispi per indurre il Governo francese a condurre le trattative con propositi concilianti, fallirono. Il 6 febbraio il senatore Teisserenc de Bort, commissario francese, congedandosi dall'on. Ellena gli disse: “Finchè sarete nella Triplice non sarà possibile un accordo commerciale tra l'Italia e la Francia„. E il ministro Flourens oppose che il massimo che avrebbe potuto ottenere dallo spirito di protezione che regnava nelle Camere francesi, era la rinnovazione del trattato del 1881. Questo l'on. Crispi non poteva concedere, senza andar contro alla volontà del Parlamento, che quel trattato aveva voluto denunciato. E del resto, il Flourens forse s'ingannava e ci avrebbe esposto ad un nuovo rigetto del Parlamento francese. L'eminente economista Léon Say, scrivendo ad un amico italiano in una lettera privata del 21 gennaio 1888, ammetteva che la Camera francese avrebbe appena potuto accettare una proroga: “La Chambre française avait pris le parti de dénoncer l'ancien traité avec l'Italie avant votre denonciation à vous. Elle a indiqué formellement son opinion dans la discussion et a sursis à voter sur la demande du ministre des affaires étrangères. Le lendemain votre denonciation était connue.

La Chambre française est donc autorisée à considerer qu'elle a emis préalablement à tout le reste, l'avis qu'elle ne voulait plus du dernier traité, parcequ'elle le trouvait défavorable.

C'eût été se casser la tête contre un mur, que de lui demander d'accepter autre chose qu'une prorogation pure et simple„.

Quel che avvenne dipoi, l'applicazione delle tariffe generali e differenziali e perciò la guerra economica, fu posto a carico dell'on. Crispi. Si affermò che il di lui viaggio in Germania avesse determinato in Francia le correnti ostili che si concretarono nella rottura delle relazioni commerciali. Quanto quei giudizii fossero arbitrarli, si desume dalla narrazione documentata che precede. I negoziati e le domande di concessioni furono posteriori al viaggio, e nonostante questo la Francia avrebbe fatto il trattato se avesse potuto ottenere i vantaggi che pretendeva.

La politica certamente rese più facile la vittoria dei protezionisti. Ma quei deputati francesi che si dichiararono contrarii ad un accordo commerciale con l'alleata della Germania, erano avversi all'Italia non per il viaggio a Friedrichsruh, che non mutò e non poteva mutare la situazione, ma per l'alleanza stessa, e questa non era opera dell'on. Crispi.

Fu merito, invece, dell'on. Crispi l'avere reso più intima quella alleanza e più utile all'Italia, così che, quando la Francia ci chiuse le sue frontiere, noi trovammo nella coscienza di non esser isolati i conforti necessarii e la forza per superare la crisi, la quale non fu priva di vantaggi se temprò alla lotta il commercio italiano e gli fece trovare nuovi mercati.

DAL “DIARIO„ DI FRANCESCO CRISPI.

_6 ottobre 1887._ — Questione balcanica; in seguito alla Nota del segretario di Stato da Berlino, Kálnoky, ch'era favorevole alla istituzione degli Stati balcanici autonomi, consente a stabilire le basi di un accordo con l'Italia.

— Bulgaria: la Russia insiste sulla missione di Ehrenroth, cui vorrebbe dare la durata di sei mesi, ed esige che sia la Turchia a proporla. È però contraria a misure coercitive.

_16 ottobre._ — I francesi si agitano e vorrebbero suscitare disordini nel Marocco. Il ministro degli Affari esteri di Spagna, Moret, vorrebbe una Conferenza europea pel Marocco.

— Notizie da Londra: Francia e Inghilterra trattano per una Convenzione internazionale circa la libertà del canale di Suez.

_22 ottobre._ — Il ministro di Spagna viene a parlarmi delle idee del suo governo e dei propositi di esso per le cose del Marocco. È una conferma di quello che ci fu telegrafato dal nostro ministro Maffei. Il ministro spagnuolo degli Affari esteri, Moret, ha comunicato a Parigi una Nota del Sultano, dell'agosto, per una Conferenza.

_23 ottobre._ — L'ambasciatore d'Austria è venuto a parlarmi di un colloquio del ministro di Spagna a Vienna col conte Kálnoky sulle cose del Marocco. Kálnoky avrebbe consigliato un accordo tra la Spagna e la Francia.

_28 ottobre._ — L'incaricato di affari di Francia, Gérard, mi felicita pel discorso di Torino e mi ringrazia per le mie parole benevole verso la Francia. Parliamo del passato.

_31 ottobre._ — Visita del conte Solms, ambasciatore di Germania. Convenzione militare: l'Imperatore accolse la mia idea; Moltke lavora.

Gli otto punti dell'accordo per gli affari d'Oriente, come redatti — comunicati a me ed a Salisbury da Kálnoky. — Salisbury li accettò in massima, salvo il Consiglio dei ministri di giovedì. Io ne detti conoscenza all'Ambasciata a Londra per cooperarci presso Salisbury, dopo aver conosciuto la parte presa da Bismarck. Solms crede che Bismarck presso Salisbury abbia minore influenza di me.

Marocco: La Conferenza accettata da noi a condizione che tratti e risolva tutte le questioni. Sui tre punti comunicati dalla Francia sono favorevole.

Convenzione pel canale di Suez: non ancora firmata; scambio d'idee fra le tre Potenze.

_1 novembre._ — Visita dell'ambasciatore d'Austria, de Bruck-Pellegrini: dimostrazioni cattoliche — Notizie di Costantinopoli e della Bulgaria — Maggiorati napoletani, per la contessa di Trani, sorella dell'Imperatrice — Convenzione per Suez.

_2 novembre._ — Visita dell'Incaricato di Francia — Trattato di commercio — Capitolazioni a Massaua; il greco condannato; protezione greca; ordinanza del generale Saletta per la liberazione del greco, suo significato. Mie riserve: non capitolazioni, ma stato di guerra. I francesi stanno alla tesi delle capitolazioni; io no. Il trattato pel Canale di Suez firmato il 24 ottobre; comunicazione alla Turchia.

_3 novembre._ — Visita del ministro di Spagna, conte Rascon.

Marocco: proposta di riparto con la Francia; sospetti dell'Inghilterra, che sta per la neutralizzazione. Il ministro degli Affari esteri di Francia, Flourens, accetta la Conferenza a condizione che tra Spagna e Francia se ne fissi prima il programma.

Pellegrini spagnuoli — Toson d'oro pel principe Amedeo. — Canovas del Castillo: suo discorso nel Club conservatore contro il governo; non occuparsene.

— Visita del ministro di Grecia. Mi lagno dell'affare delle protezioni francesi, e minaccio rigori contro gli stranieri.

_6 novembre._ — Nuova visita del ministro di Spagna. Giunse a Madrid il 4 un dispaccio del ministro spagnuolo a Pietroburgo. Il gabinetto russo con molta cortesia consiglia il governo madrileno di mettersi d'accordo con la Francia nelle cose del Marocco. Questa dichiarazione ha grave importanza. Conviene attendere il risultato delle pratiche con la Francia. È chiaro un accordo franco-russo nella questione marocchina, che potrebbe mandare a monte la progettata Conferenza.

_10 novembre._ — Visita del conte Solms. Mi parla della malattia del principe di Bismarck, del viaggio dello Czar; dell'irritazione dell'Imperatore. Condotta dei russi contro i tedeschi. Eccitazione di animi.

— Ministro di Spagna. Mi porta notizie della visita dei giornalisti italiani. Desiderio di una dimostrazione — Gran Croce d'Isabella all'on. Bonghi; in corrispettivo quella della Corona d'Italia al signor Caspar Mugnoz de Arce. Convenzione pel Canale di Suez; la Spagna attende la nostra risoluzione.

— Visita dell'ambasciatore d'Inghilterra. Dolorose notizie del Principe imperiale — Convenzione di Suez; mutamenti; contemporanea presentazione della Francia e dell'Inghilterra. Per incarico della Regina il duca di Norfolk verrà a Roma, per ringraziare il Papa di aver mandato Ruffo-Scilla pel suo giubileo, e per congratularsi pel giubileo di Sua Santità. Verranno altri lords e deputati cattolici verso il 10 gennaio prossimo.

_11 novembre._ — Il conte Solms viene a informarmi della missione di Radovitz presso il Sultano allo scopo di dissuaderlo della pessima opinione che aveva di me. Gli avevano fatto credere che io volessi la costituzione di uno Stato albano-macedone. La missione del Radovitz è riuscita.

Francesi contro italiani in Tunisia. Il Cardinale Lavigerie, con l'ausilio del suo Governo, è divenuto prepotente ed ha attirato a sè anche i maltesi.

Egitto: tribunali della Riforma.

Mi annunzia che il Consiglio di guerra in Francia ha respinto il progetto di costituzione delle truppe alpine.

Marocco: minacce della Francia al Sultano, che avrebbe rifiutato una indennità richiesta per la morte del Capitano Smith — Mi parla della necessità della neutralizzazione del Marocco: questo argomento dovrebbe essere l'oggetto della Conferenza di Madrid.

_13 novembre._ — Visita all'ambasciatore d'Austria e alla baronessa sua consorte. La Baronessa è assente.