# Poesie e novelle in versi

## Part 7

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"Non un raggio di luce!--Un fetore di morte "Mi saliva alle nari.--Le catene eran corte. "Mi addormentai di nuovo.--E d'essere un mastino "Sognai.-- Fui risvegliato--sul fare del mattino "Da un uomo lungo e pallido.-- Io gli chiesi chi fosse. "Ei non rispose, côlto--da un accesso di tosse; "Il fetor della carcere--gli grattava la gola.

"Fui condotto all'aperto.-- Un frate colla stola "Negra mi passò accanto. Lo seguivan dei ceffi "Da ribaldi, che feano--orribili sberleffi "A un meschin che legato--ne veniva con loro.

"_Alla forca!... Alla forca!_"--gli gridavano in coro.

"Egli batteva i denti,--era tutto tremante; "E, non potendo piangere,--contorceva il sembiante.

"Allora l'uomo pallido,--che mi stava vicino, "Mi toccò sulla spalla,--e additando il meschino, "Miagulò:-- "_Il Serenissimo--Luca ti manda a dire "Se ti piace di vivere,--o ti piace morire. "Il carnefice è vecchio.--Se ti garba il mestiere "Comincia a strozzar questo.--Verrà il Duca a vedere. "Se il mestier non ti garba,--oppur non ci sei nato, "Invece d'appiccare--sarai tu l'appiccato. "Il Duca è giusto e buono;--a tanta sua clemenza "Mostrerai collo zelo--la tua riconoscenza. "Rispondi? Che vuoi essere:--Od appiccato, o boia?_

"--Il secondo! Il secondo!"--Io risposi con gioia!

IX.

Egli stringea le labbra--e aveva chiuso gli occhi, Chè il duolo ama le tenebre. Le mani sui ginocchi Tremavano, ed il mento--sul petto si appoggiava.

* * * * *

"Me due volte vigliacco!"--mastro Spaghi pensava. "Potevo una sol volta.--esserlo!... Avrei dovuto "Tenermi la mia sposa--e scordar l'accaduto! "L'oltraggio era comune--a mille! Sarei stato "Felice! Forse un figlio--Iddio m'avrebbe dato "O una figliola, bella--come sua madre! Oh! Rita.,. "Dove sei? Mi narrarono--che te ne sei fuggita "In paese lontano,--quando ti venne detto "Ch'io facevo il carnefice,--e che m'hai maledetto! "Un pastore stamane--m'asseriva che al seno, "Partendo, ella teneva--sospeso il frutto osceno "Di quella notte orrenda...--una bimba dormente! "Da allora in poi nessuno--la rivide... Clemente "Iddio, se rivedere--un dì potessi almeno "Questa bimba, che Rita--tenea sospesa al seno!"

X.

E alzò gli occhi. Miracolo!--Dinanzi a mastro Spaghi Una forma di donna,--ai raggi fiochi e vaghi Della lampada, spicca,--sul buio della stanza.

È una fanciulla pallida--e bella. Ella s'avanza, Tenendo sulle labbra--l'indice, a passi lievi. Le sue pupille intorno--schizzano lampi brevi E inquïeti, e, scorgendo--colà soltanto il boia, Si volgono all'usciuolo--scintillanti di gioia.

Ella s'appressa al tavolo--e, tremando, vi getta Una manata d'oro. --Poi si ferma ed aspetta.

* * * * *

"Chi sei?" chiede il carnefice, --Ella cade ai ginocchi Di mastro Spaghi e dice--piangendo e alzando gli occhi: --"Tutto quest'oro è tuo;--questo è quanto possiedo... Guarda!" L'altro rispose--balbettando: "Lo vedo!"

Ma sulla giovinetta--il suo sguardo cadea, E la sua mano secca--a un altr'oro correa! All'oro dei capelli,--che le scendean qual velo Sulla fronte; e che gli occhi,--d'un azzurro di cielo, Coprivan quasi. "Dimmi,--dimmi dunque il tuo nome?" Soggiunse mastro Spaghi,--ravviando le chiome Alla bella fanciulla.--"Dimmi dunque, chi sei?"

* * * * *

--"Son orfana. Bambina--padre e madre perdei. "Eppure per molt'anni--sono stata felice! "Son bella; ho il sangue ardente;--faccio la meretrice. "Gli uomini li sopporto--se son vecchi o cattivi; "Cerco i baci di quelli--che son belli e giulivi. "Non ho fatto mai male--a nessuno! Giammai "(Pria per nulla, per poco--poscia) il piacer negai. "Eppur tutti, cercando--i miei vezzi procaci, "M'insultano! Gli insulti--scordo coi nuovi baci! "Amo le feste, i campi,--l'aria aperta ed i fiori, "E il vin che rende immemori--e che infonde gli ardori! "Le donne m'abborriscono!--Io rubo lor gli amanti!... "E dovunque si balli,--e dovunque si canti, "Il mio piede non manca,--non manca la mia gola!"

* * * * *

Mastro Spaghi esclamò:--"Povera figliuola!

* * * * *

--"Un dì venne a trovarmi--un bruno giovinetto, "Bello; parlava sempre--con dolcezza ed affetto... "Nicasio insomma! Tu--sai bene di chi parlo! "Del condannato.... "Ah!... Diamine!--Ch'egli abbia nome Carlo "O Nicasio," interruppe--mastro Spaghi, "giammai. "A color ch'ho appiccato--il nome domandai! "Che mi preme del nome--che porta un condannato!"

* * * * *

--"Anch'io feci lo stesso--con color che ho baciato!..... "Ma a Nicasio l'ho chiesto!--Mai non seppi spiegarmi: Il perchè glielo chiesi!--Ei diceva d'amarmi... Mi piaceva. Era bello! --Ma poi ne fui noiata.... "Era povero!... Eppure--egli non m'ha insultata "Quando gliel dissi! Pianse;--mi baciò il volto e il seno, "Quasi per ridestarvi--l'amore, e disse: _Almeno_ "_Non odiarmi!_..." Venia--ogni giorno, recando "Cibi e fiaschi di vino. --Io ridevo trincando; "Ed ei parea tornare--dalla morte alla vita "Vedendomi gioconda. --Un dì esclamai: "_Squisita_ "_Dev'essere una lepre--col vin di Mercatello!_"

Ei rispose: "_Domani--porterò questo e quello_."

"_Baje!_..." dissi ridendo,--"_Tu una lepre?... Non sai "Che soltanto d'Urbania--col Signor ne mangiai? "Tu portarmi una lepre?--Tu pezzente e meschino?_

--L'indomani egli venne--colla lepre e col vino!..

"Ah!... Io sono un'infame!--Egli aveva rubato!... "Gli intendenti del Duca--l'han preso e condannato!"

XI.

Ella si coprì il viso--con entrambe le mani.

* * * * *

La campagna avea un'eco--di gemiti lontani. Le foglie che stormivano--di fuori, nell'ortaglia, Parevano il fruscio--d'un abito a gramaglia. La lampada moriva. --Mastro Spaghi avea detto Ravvivandola: "È triste!--Povero giovanotto!"

E nell'olio una lagrima--al boia era caduta.

* * * * *

La fiamma scoppiettando--la stilla avea bevuta.

XII.

La fanciulla riprese: --"Io l'amo! Io l'amo! Io l'amo! "Io morrò s'egli muore!--Egli, povero e gramo, "Mi pagò più di tutti!--Ei d'amor mi ha arricchita! "Gli altri mi dan dell'oro!--Egli mi diè la vita! "Io lo voglio!... Dovessi--dar fuoco alla borgata! "Io pretendo di vivere--perchè mi sento amata! "Perchè voglio adorarlo,--e coprirlo di baci! "Lo comprendi, o carnefice?--Tu mi guardi? Tu taci?"

* * * * *

Ella facea paura. --Agitava le braccia, E diceva: "_Lo voglio!_"--con aria di minaccia. Correva per la stanza.--Abbrancava le grate Dell'usciuolo del carcere--con mani forsennate, Gridando: "Spingi! Aiutami!--Aiutami, amor mio!"

* * * * *

Ei mormorò di dentro:--"Lea, non perderti!... Addio!"

XIII.

Allora la fanciulla--divenne mansüeta Come un pazzo, cui nota--voce d'amico accheta. Il suo viso, che l'ira--aveva imporporato Tornò pallido. Il labbro,--qual ferro arroventato, Restò sol di carminio. --Ivi il sangue soltanto Afflüiva nei giorni--della gioia e del pianto; Ed un genio, guardando--quelle labbra procaci, Dovea dir: "Questa donna--è nata per i baci."

* * * * *

Mastro Spaghi, seduto--vicino alla lucerna, Somigliava alla statua--dell'attenzione eterna. Il morente lucignolo,--mobile e vaporoso, Fissava sul suo cranio--un punto luminoso.

* * * * *

Come un rettile, a terra--la fanciulla strisciando, A lui venne dinanzi;--e, gli stinchi abbracciando Del vegliardo, gli disse: --"Tu non l'ucciderai, "Non è vero?... Perdonami--s'io piansi e mi sdegnai... "Come sei bello!... Parla!--Io non credea davvero "Che gli uomini che fanno--un simile mestiero "Avessero una faccia--così buona, e che pare "Quella dipinta in chiesa--sul quadro dell'altare!"

XIV.

Mastro Spaghi taceva--fissandola nel viso; E nei suoi occhi azzurri--vedeva un paradiso. Un'iride ideale--di memorie e d'amore, Di dolci desiderii--soffocati nel cuore.

Come in mezzo alla nebbia--gli passava davante Della perduta sposa--il leggiadro sembiante, Che gli dicea: "_Coraggio!--Se tu cedi, io perdono!_"

Poi gli giungea all'orecchio--con argentino suona Una voce infantile;--quella d'una bambina; Che vinceva gli accordi--d'un'armonia divina.

* * * * *

Sovra la rozza panca--il vegliardo si scosse. Avea il pianto negli occhi--e mormorò: "Se fosse "Viva, avrebbe vent'anni--la povera piccina! "Vorrei diventar cieco--per averla vicina! "Che sarà divenuta?--Sarà dessa felice? "Forse è una gran signora...--Forse una meretrice!

* * * * *

Così parlava. Intanto--la dolente fanciulla Gli abbracciava gli stinchi,--senza comprender nulla.

Alfin surse da terra,--chè volavano l'ore. Avea l'occhio velato--da un osceno languore, Ed additando l'oro--mormorò al vecchio:

"Senti: "Questi sono testoni--tutti nuovi e lucenti... "Son dieci!... Sono pochi!--Ma se tu mi concedi "La sua vita, oltre l'oro--che scintillar qui vedi. "Io ti darò... me stessa!...--E sono bella!... Guarda!..." E si slacciò le vesti. --Ei con mano gagliarda, "Quasi sdegnato, e altrove--guardando, ricompose Le vesti. Ella la destra--gli strinse. Vi depose Un bacio e disse: "Grazie!--Oh!... Grazie, padre!

* * * * *

Allora, Nelle braccia serrandola:--"Lontana è ancor l'aurora!" Esclamò il vecchio. "Insieme--con voi verrò!.. Mia figlia, "Sì, mia figlia sarai!"

XV.

--E dalla ferrea griglia Del carcer, pochi istanti--dopo, uscivan tre ombre.

Le vie del firmamento--eran di nubi sgombre; La luna era abbagliante--d'ineffabil splendore; Nicasio e Lea correano--parlandosi d'amore.

Quella luna invitava--a amar, solo a vederla. La terra era d'argento,--il ciel di madreperla. E in quell'onda di luce--il triste gruppo avvolto Pareva un gruppo d'angioli--dal Signore raccolto, Perchè nel santo affetto,--che purifica tutto, Oblïasse ogni colpa,--oblïasse ogni lutto.

Di mastro Spaghi il cranio--fulgeva in modo strano; Lo si saria veduto--a tre miglia lontano.

Ei non se ne accorgeva. --Celiando, il giovinetto Quel cranio traditore--copri col suo berretto, E disse: "Affeddidio!--Questo tuo cranio vuole "Col suo sfarzo di luce--comprometter tre gole!"

* * * * *

Così senza spettacolo--rimaser l'indomani Di Sant'Angelo in Vado--i buoni borghigiani: E così, nella corsa--facendo invidia al vento, Sullo scorcio d'aprile,--l'anno milletrecento, Giungean, per imbarcarsi,--all'adriaca marina Un carnefice, un ladro--e una bella sgualdrina.

FINE.

INDICE

Scuola moderna

LIRICHE.

Prefazione ai miei versi La Forma e l'Idea Noia letteraria Letteratura disonesta Veritas, Vanitas! Le demolizioni In morte di Emilio Praga Anacreonte Evo Medio Il secolo di Pericle A Taide La notte di san Silvestro La Senavra In alto Circolo A Fulvio Fulgonio La chiesetta dei morti A una donna intelligente Il dì dei morti Per il santo Natale Coraggio! Ditirambo Per una suicida Quando? Ars, alma mater

DE MINIMIS.

Mors tua, vita mea Flectar, non frangar Melodia Seminare e raccogliere Il mare canta En attendant A un calendario americano Acqua dei monti In corpo di guardia Ultima ratio

DIES.

Alba Meriggio Sera Notte

CITTÀ ITALIANE.

Napoli Cagliari

EPISTOLA AD E. BIGNAMI.

Socialismo

NOVELLE IN VERSI. Acqua Fuoco Mastro Spaghi

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End of Project Gutenberg's Poesie e novelle in versi, by Ferdinando Fontana

