Piccoli eroi: Libro per i ragazzi
Part 12
Ma la Filomena dava ragione al figliuolo, diceva al marito che egli era pure diventato un buon operaio senza bisogno di tanti anni di scuola che era tempo che Gigi guadagnasse, e doveva assolutamente trovargli un posto nella tipografia, come l'avea trovato la Rosa per Pinella.
Una volta che le entrò in capo questa idea, tormentò tanto il marito, che questi per aver un po' di pace, fece accettare Gigi nella stessa tipografia dove egli era impiegato da tanti anni, e dove c'era Pinella, ma essendo occupati tutti i posti principali, nella tipografia tennero Gigi come galoppino.
Egli era incaricato di far le commissioni, di portare le bozze di stampa, spazzare la stamperia e far tanti altri piccoli servizi.
Si rassegnò a quegli umili uffici piuttosto che di tornare alla scuola, ma il suo sogno era di occupare il posto di Pinella, e dal momento che entrò in tipografia fece tutto il possibile per metterlo in cattiva vista dei compagni.
Pinella era contento, e non si curava della malevolenza di Gigi; egli era sempre là sulla sua macchina, attento a tutti i movimenti, guardandola come un essere soprannaturale, cercando d'indovinare il mistero di quelle ruote e di quei congegni, che funzionavano con tanta precisione, da continuare per delle giornate a dargli stampati, e tutti uguali, i fogli ch'egli le porgeva bianchi.
Quel fatto che pure vedeva ripetersi cento volte all'ora, lo sorprendeva sempre.
--È un mostro--pensava--ecco, io gli dò della carta bianca da mangiare, ed egli me la rende scritta, e con tante belle cose che poi si spargono per il mondo a seminare il sapere; è come una magìa;--e avrebbe voluto legger tutto quello che stava scritto su quelle pagine, e il suo sogno era di veder smontare una di quelle macchine, e di poter riuscire a combinarla colle sue mani.
Quando il macchinista la faceva fermare per accomodar qualche congegno o per ungerla con un po' d'olio, egli ne osservava tutti i movimenti, si chinava per vederne l'interno, e si arrischiava a domandare qualche spiegazione.
Quando era a casa, pensava sempre alla macchina, ed era felice la mattina di andare al suo posto; ci si divertiva e gli pareva quasi di trastullarsi con un balocco, e le voleva bene come se fosse una sua creatura.
Gigi soffriva nel vederlo lieto e contento sull'alto della macchina, che appena appena si degnava di guardarlo, e quando gli passava vicino gli faceva sempre delle boccacce, oppure cercava di sgualcire i fogli ch'egli teneva ammucchiati accanto a sè, pronti ad essere stampati.
Gigi aveva giurato in cuor suo di rubare il posto all'amico, e sperava di riuscirvi.
Il solo difetto di Pinella era di star qualche momento come incantato a guardare i movimenti della macchina, oppure di fermarsi a leggere qualche brano interessante sui fogli che uscivano stampati.
E Gigi non mancava di far osservare ai compagni quei momenti di distrazione.
--Guarda come è incantato,--diceva al padre accennando Pinella.--Se fossi io al suo posto!
E un giorno che Pinella rimase a casa ammalato, egli riuscì ad impadronirsi di quel posto e decise che non glielo avrebbe mai più lasciato.
Quando Pinella ritornò all'officina e trovò occupato il suo posto, sentì come un colpo al cuore, e soffocato dall'ira, avrebbe voluto salire sulla macchina e strappare di là il suo compagno, ma, di carattere dolce e non sentendosi forza di lottare con uno più forte di lui, si contentò di dire:
--È una cattiva azione.
E da quel giorno non parlò più a Gigi, e gli tolse il saluto; ma quando passava vicino alla sua macchina, si sentiva venir le lagrime agli occhi.
Eppure, quando non aveva altre faccende, era sempre là davanti alla sua macchina e sebbene vedesse Gigi tutto trionfante fargli gli sberleffi, egli restava là come affascinato, senza poter staccarsene.
A casa era sempre triste e avvilito, e la sua mamma quando seppe il tradimento di cui egli era stato vittima, giurò una guerra implacabile ai suoi vicini. Da quel giorno le due donne si fecero tutti i dispetti possibili; non parlarono più, si chiusero la porta in faccia, sparlarono l'una dell'altra, si gettarono addosso mucchi d'immondizie, e se non si presero per i capelli, fu perchè si sfuggivano per non farne qualcuna troppo grossa.
Era la vigilia di Natale, e nella stamperia dove si trovavano Gigi e Pinella, ferveva il lavoro; tutte le macchine erano in moto; si dovea far molto e presto, perchè c'era una quantità di lavori, che dovevano esser terminati prima di sera.
S'era aumentata la pressione al vapore, e le macchine andavano con una celerità vorticosa.
Tutti gli operai della tipografia erano allegri e loquaci, parlavano della festa che avrebbero passato in famiglia, il giorno dopo; dei cibi che avrebbero mangiati, dei divertimenti che avrebbero goduti; poi quella rapidità di lavoro, quel rumore delle macchine, dava a tutti un eccitamento febbrile, che si diffondeva per lo stabilimento, e gli animava, come se fossero tutti scossi da una corrente elettrica.
Gigi era al suo posto, ma distratto, pensando alle feste, ai dolci, ai giuochi, alle battaglie colle palle di neve cogli amici; si affrettava a mettere i fogli sotto la macchina sembrandogli colla fretta di terminar più presto la sua giornata di lavoro.
Pinella era come al solito intento ad osservare la sua macchina prediletta e Gigi, che pareva esaltato e non sapesse quello che faceva.
E il lavoro continuava sempre, colla rapidità e la forza delle ultime ore.
Ad un tratto, Gigi lasciò cadere un foglio, e si chinò distratto fin sotto alla macchina per raccoglierlo, frettoloso, non sapendo quello che facesse, ma non fu più visto alzar la testa, e un grido straziante s'udì uscire di sotto alla macchina, al quale rispose un grido di tutti i presenti, che avevano capito che un loro compagno s'era impigliato fra le ruote d'una delle macchine.
Pinella non gridò, ma svelto come uno scoiattolo saltò sulla sua macchina e strinse il freno con tanta forza, che la fece fermare all'istante, poi si chinò e trasse fuori Gigi, col braccio sanguinante.
Tutto questo fu fatto in un secondo, mentre gli operai spaventati dal grido non s'erano mossi.
--Bravo,--gridarono.
--Evviva Pinella.
Intanto il padre di Gigi che aveva assistito alla scena, s'era avvicinato tutto ansioso al figlio che aveva le carni del braccio un po' strappate, ma era vivo, e si capiva che la ferita non era pericolosa.
--Ringrazia Pinella--gli disse--se non sei tutto stritolato e ridotto una massa senza forma; che cosa hai fatto? Dove avevi la testa per metterti a quel rischio?
Egli non rispondeva; confuso, avvilito, si lagnava del suo braccio, quantunque il medico chiamato in fretta avesse dichiarato che la ferita non era pericolosa.
Passato quel primo momento di confusione, tutti ammirarono la prontezza e la bravura di Pinella, e prima di uscir dallo stabilimento gli fecero una ovazione, e quasi lo portarono in trionfo.
Egli si schermì; era timido e tutto quel chiasso gli dava noia; chiese solo di ritornare a riprendere il suo posto preferito accanto alla macchina.
--Ti daremo un posto migliore,--gli disse il capo-macchinista.--Ti prendo sotto la mia protezione, e guai chi oserà farti del male!
Quando andò a casa e raccontò alla mamma il fatto, essa disse:
--Quella gente proprio non meritava che tu lo salvassi; ti vogliono tanto male!
Più tardi terminata la cena sentì picchiare timidamente all'uscio, entrò la Filomena conducendo Gigi col braccio al collo.
--Rosa, permettete,--disse tutta confusa,--voglio dare un bacio al vostro figliuolo, sono stata ingiusta, lo riconosco.
--Fate pure,--rispose la Rosa voltandosi dall'altra parte e sentendosi commossa.
--Hai un bel cuore;--disse Filomena a Pinella, e lo gettò nelle braccia di Gigi dicendo:
--Dovete essere amici, e anche noi, non è vero, Rosa? dobbiamo dimenticar il passato, e se non vi rincresce domani che è Natale si potrebbe suggellare la pace pranzando assieme.
Rosa non poteva rispondere, aveva le lagrime agli occhi, e quando potè parlare disse:
--Io non ho mai avuto nulla con voi, era tutto per amore del mio figliuolo.
--E lo merita, è proprio un buon figliolo, potete andarne superba. E tu devi chiedergli scusa d'avergli preso il posto--disse rivolta al figlio.
I ragazzi erano confusi di trovarsi ancora amici, ma erano contenti, si guardavano in faccia e sorridevano.
Un applauso salutò la fine di questo racconto.
Era venuta a proposito la descrizione di un'officina; e quell'aver tutta la settimana pensato e discorso di lavori e di operai l'aveva reso più interessante.
--È proprio bello,--disse il signor Guerini,--e ve ne faccio i miei complimenti.
--Lo lessi, perchè in questo momento mi parve fosse opportuno;--disse Maria;--vi ringrazio d'avermi prestata attenzione.
Mario, come al solito, si era sfogato a far disegni uno più buffo dell'altro, che tutti si passarono di mano in mano.
Rappresentavano nientemeno che un ragazzo che usciva dalla macchina tipografica colla faccia stampata, poi Gigi che faceva le boccacce a Pinella, e questi che dava un abbraccio alla macchina, ed altre simili stramberie.
ULTIMI GIORNI.
Maria si sentiva stringere il cuore al pensiero di lasciare quel casolare di campagna dove avea passato due mesi deliziosi e dove s'era trovata tanto bene: ai ragazzi pareva addirittura di andare in prigione ed erano tutti imbronciati all'idea di lasciare quella vita all'aria aperta, allegra e spensierata per riprendere la via della scuola ed essere obbligati a stare delle lunghe ore immersi nello studio.
Maria avea detto che anche le cose migliori devono finire, che quella vita era bella perchè diversa da quella di tutti i giorni, ma che bisognava decidersi a ritornare in città.
Incominciò ad occuparsi con ardore dei preparativi della partenza, tanto per stordirsi e sentir meno il distacco da quei luoghi piacevoli e da tante persone simpatiche, alle quali avea posto affezione.
Era verso l'ora del tramonto dell'ultima giornata di villeggiatura e un'ombra di tristezza passava sulla fronte serena della fanciulla all'idea delle lotte quotidiane che l'aspettavano in città per far studiare i suoi fratelli e tener disciplinata quella schiera irrequieta.
Quando vennero don Vincenzo e il professor Damiati per passare quelle ultime ore nella sua compagnia, erano dispiacenti anch'essi di dover interrompere la piacevole consuetudine di vedersi tutti i giorni, e di veder partire i loro amici.
La sera era bella e piena di profumi, e stettero fuori per un po' di tempo, girando per il giardino e contemplando la luna che sorgeva sull'orizzonte come un disco infocato.
I ragazzi presero in mezzo a loro don Vincenzo, e gli fecero raccontare un episodio del quarant'otto.
Maria e il professore passeggiavano lentamente rimpiangendo i bei giorni passati, e formando progetti per l'anno venturo, quando si sarebbero ritrovati insieme, in mezzo a quelle colline.
--Verrà a vederci qualche volta anche in città?--disse Maria.--Se sapesse il bene che mi ha fatto coi suoi consigli e il suo aiuto!--soggiunse.--Anche Carlo dopo le sue lezioni è un altro ragazzo, ha preso amore allo studio, e credo che passerà l'esame; non so in qual modo esprimerle la mia riconoscenza, per quello che ha fatto per noi.
--Non mi faccia andare in collera,--rispose il professore.--Che cosa dovrei dire io, che dopo averla conosciuta, dopo essere stato ammesso come amico nella sua famiglia, mi sono riconciliato col mondo? Vede, avevo avuto dei dispiaceri, ero disilluso; certe virtù credevo che non esistessero che nei romanzi, e lei mi ha fatto ricredere; poi sa, che la storia dei suoi piccoli eroi m'ha interessato molto? sa, che ha una grande facilità di raccontare e tener desta l'attenzione cogli scritti, e mi sorprende come non abbia mai pensato di pubblicare i suoi racconti, che mi piacerebbero tanto?
--Senta, professore,--disse la fanciulla,--è poco tempo che ci conosciamo, ma mi pare di parlare ad un vecchio amico, e voglio aprirle intero il mio cuore. Quando viveva la mamma, ed io ero una ragazza spensierata, non avendo altre occupazioni che i miei studi e i miei giuochi, avevo fatto anch'io un bel sogno; ed era di poter un giorno mettere sulla carta tutte le fantasie che mi passavano pel cervello, i sentimenti che traboccavano dal mio cuore, e poi di poter spargere quelle fantasie per il mondo, in modo che capitassero nelle mani di altre fanciulle, a portar loro qualche ora di distrazione o d'obblio, e così, avere in qualche angolo del mio paese delle amiche sconosciute che mi volessero bene, e che pensassero a me con simpatia, oppure aver la speranza di confortare un dolore, di far vibrare un cuore assopito, e dopo morta, lasciar ancora qualche cosa di me, e forse la parte migliore del mio pensiero.--Ero troppo orgogliosa, e sono stata punita,--soggiunse con un sospiro.--Non è stato che un bel sogno.
--Che potrebbe però realizzarsi,--disse il professore.
--I sogni rimangono sogni, e forse è meglio così,--rispose Maria.--Ed ecco la realtà,--soggiunse, accennando ai fratelli, che s'avvicinavano, per rientrare in casa.--Ora,--riprese avviandosi dietro a loro,--tutti i miei sforzi devono mirare soltanto al loro benessere, ogni individuo è un mondo da studiare, ogni mente un campo da coltivare, e quando si hanno i figliuoli, dobbiamo dedicarci interamente a loro, nè è possibile che ci sia tempo da pensare ad altro.
--E a sè non penserà mai? nemmeno se un giorno un onest'uomo che le piacesse, la supplicasse d'essergli compagna per tutta la vita; se le balenasse la prospettiva d'avere i suoi proprii figli da educare, rifiuterebbe l'amore e la felicità?
--Certo, finchè i miei fratelli avranno bisogno di me.
--Cioè, finchè le sue sorelle avranno trovato marito, e i suoi fratelli una occupazione.
--Naturalmente.
--Ma sarà vecchia allora?
--Pazienza, sarò contenta d'aver compiuta la mia missione.
--Lei è una santa che vorrei adorare in ginocchio,--disse il professore.
Intanto erano tutti rientrati, e quando furono seduti intorno alla tavola, la conversazione si fece generale.
I ragazzi volevano che Maria raccontasse la storia d'un altro piccolo eroe, ma le era impossibile: non ne avea voglia; poi la sua collezione era esaurita.
Allora il professore disse ch'egli sapeva la storia d'un eroe che valeva più di tutti quelli di Maria.
--Ce la racconti,--disse Giannina.
--Andiamo, incominci, ch'io farò le illustrazioni,--saltò su Mario.
--La storia del mio eroe, o meglio della mia eroina, si racconta in poche parole,--disse il Damiati.
--Si tratta d'una fanciulla, che godeva la vita spensieratamente come voi, aveva un bel sogno che la riempiva di gioia, dei pensieri che le illuminavano la fantasia e che un giorno spontaneamente rinunciò alle aspirazioni di gloria, ai sogni di felicità, ai suoi piaceri, alla sua giovinezza, per dedicarsi interamente a dei fanciulli che non erano suoi, e così condusse una vita di sacrificio e d'abnegazione, sempre serena, sempre sorridente, senza lagnarsi mai, contenta della sua sorte.
Eppure ne aveva delle noie per la sua giovane età! pensate: un ragazzo non voleva studiare, una ragazza egoista e vanerella, un terzo studioso, ma disordinato, poi una bimba da educare, un birichino da dover frenare, e le toccò questa fatica, mentre era ancora nel fior degli anni. Forse col tempo quei ragazzi comprenderanno il suo immenso sacrificio e l'apprezzeranno, e forse invece la ricompenseranno coll'ingratitudine.
--Questo no!--proruppe Vittorio avvicinandosi a Maria, e saltandole al collo per abbracciarla.
--Cattivo professore!--esclamò Giannina, seguendo l'esempio del fratello.
--È la storia di Maria,--dissero Carlo ed Elisa, raggruppandosi tutti intorno alla sorella.
--Ha ragione, signor professore, è una vera eroina.
--Vediamo come la pensa Mario,--disse Damiati, strappandogli la carta che stava scarabocchiando.
--Bravo Mario!--esclamò mostrando il disegno.--È la prima volta che ha fatto qualche cosa di buono.
Non era una delle solite caricature, ma il disegno rappresentava Maria colla sua faccia dolce da madonnina, ed un'aureola intorno al capo come una santa, e ai suoi piedi i suoi fratelli in atto di adorarla, promettendo d'esser buoni per far contenta la loro mammina.
--Bravo!--gridarono tutti in coro.
--Benissimo,--disse don Vincenzo,--Mario diventerà un buon artista, perchè ha del cuore,--e rivoltosi a Maria, soggiunse:--Se poi con una sorella come voi, non facessero tutti il loro dovere, sarebbero davvero ingrati.
Maria era confusa, non trovava parole per rispondere, e sentiva una dolcezza che le veniva dal cuore, e le faceva venir le lagrime agli occhi; teneva la testa bassa, baciando Mario e Giannina per non far vedere la propria commozione, e balbettava:
--È un tradimento, è un vero tradimento.
Ma quando più tardi salutò il professore e don Vincenzo, si sentì prendere da una malinconia dolce e tranquilla, e le pareva che il suo cómpito fosse più facile, dopo che aveva avuto l'approvazione dei suoi amici, e quella prova di affetto dai fratelli, e si sentiva d'essere più agguerrita nel rientrare in città a ricominciare la vita di tutti i giorni; e salutandoli disse loro con un sorriso:
--Non compiangetemi, sono tanto felice!
FINE.
INDICE.
Pag. La famiglia Morandi 1 Gli esami 8 Mario e Vittorio 12 La cucitrice di biancheria 16 In campagna 22 L'ideale di Carlo 31 I racconti di Maria 35 LA FIGLIA DEL CANTONIERE 36 Una passeggiata 62 Serate in famiglia 78 IL PROCACCIA 83 La fiera 104 _Lettera di Angiola alla signora Merli_ 110 Ricordi della fiera 118 TOM E FRIDA 124 Le ricette di Maria 146 Eroismo di Vittorio 154 La famiglia Guerini 160 UNA PICCOLA FATA 165 La festa campestre 175 Dopo la festa 184 CARMELA 186 Visita allo stabilimento Guerini 208 La macchina fotografica 217 Partenza di Angiolina 225 L'EROE DELLA MONTAGNA 230 Sciopero allo stabilimento Guerini 240 Don Vincenzo 249 Dopo la burrasca 251 L'EROE DELL'OFFICINA 265 Ultimi giorni 280
MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO
CASA ALTRUI RACCONTO DI CORDELIA
È un vero romanzo dedicato alla gioventù, morale senza pedanteria, istruttivo ed interessante ad un tempo. È la storia semplice e commovente d'un ragazzo povero accolto in una casa di ricchi ed è svolta in modo da parlare al cuore dei giovani e da educarne la mente.
L'esito avuto dall'edizione di lusso di questo romanzo e la costante domanda di libri di lettura per la gioventù, ci hanno consigliato di farne un'edizione economica alla portata di tutte le borse che sarà certo bene accolta nelle famiglie e nelle scuole e formerà la gioia dei giovani avidi di letture buone ed interessanti.
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MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO
CUORE DI EDMONDO DE AMICIS
119.^a EDIZIONE.
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LIRE DUE.--In tela e oro, Lire 3.
(Per gli Stati dell'Unione Postale: L. 2,50; in tela e oro, L. 3,60).
Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano
MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO
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TESTA
DI PAOLO MANTEGAZZA