# Piccoli eroi: Libro per i ragazzi

## Part 1

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[Copertina]

CORDELIA

PICCOLI EROI LIBRO PER I RAGAZZI

MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO

ROMA Corso, N.^o 383

TRIESTE presso G. SCHUBART.

BOLOGNA Angolo Via Farini.

NAPOLI, Piazza Sette Settembre, 26 (Largo Spirito Santo).

LIPSIA, BERLINO, VIENNA, presso F. A. BROCKHAUS.

PARIGI, presso J. Boyveau. 22. rue de la Banque.

[Occhiello]

PICCOLI EROI.

[Verso]

DELLA MEDESIMA AUTRICE:

Il regno della donna. _Sesta edizione_ L. 2 -- Dopo le Nozze. _Terza edizione_ 3 -- Prime battaglie. _Terza edizione_ 2 -- Vita intima. _Sesta edizione_ 1 -- Racconti di Natale. _Seconda edizione_ 3 50 Casa altrui. _Quarta edizione_ 1 -- Catene. _Seconda edizione_ 3 50 Per la gloria. _Seconda edizione_ 3 50 Forza irresistibile. _Seconda edizione_ 3 50 Il mio delitto. _Seconda edizione_ 3 50 Mondo piccino. Con 15 incis. _Quarta edizione_ 2 -- Mentre nevica. Con 12 incisioni. _Quarta edizione_ 2 -- Nel regno delle Fate. Illustrazioni di Edoardo Dalbono. _Terza edizione_ 7 50 Il Castello di Barbanera. _Seconda edizione_ 4 -- ---- Edizione economica 2 -- I nipoti di Barbabianca. Illustrato da E. Matania. _Seconda edizione_ 4 -- Racconti di Natale. Edizione illustrata da Dalbono, Macchiati e Colantoni. _Seconda edizione_ 4 -- Casa altrui, racconti illustrati da E. Matania e da Vespasiano Bignami. _Seconda edizione_ 3 -- Alla ventura. Con 90 inc. di G. Amato. _Sec. ed_. 4 --

[Frontespizio]

CORDELIA

PICCOLI EROI

_LIBRO PER I RAGAZZI_

MILANO

FRATELLI TREVES, EDITORI

1892.

[Verso]

PROPRIETÀ LETTERARIA

_Riservati tutti i diritti._

Tip. Fratelli Treves.

Questo libro è la semplice storia di alcuni fanciulli che passano i mesi d'autunno in campagna assieme alla sorella maggiore, la quale insegna loro la scienza della vita, e coglie l'occasione degli avvenimenti che succedono tutti i giorni, per dar loro saggi consigli ed utili ammaestramenti.

Le allegre scampagnate, le visite agli stabilimenti industriali, i divertimenti all'aria aperta, vengono alternati colla lettura di racconti, nei quali si narra la storia di eroismi ignorati, di sacrifizî sconosciuti.

Questo libro è dedicato ai ragazzi dai nove ai quattordici anni. Spero anch'io, per servirmi delle espressioni di un illustre e caro maestro, che esso possa interessare i giovani lettori e far loro un po' di bene.

PICCOLI EROI

LA FAMIGLIA MORANDI.

Appena il signor Morandi potè riaversi dal colpo provato per la morte della moglie, sentì una stretta al cuore pensando al suo impiego, che lo teneva fuori di casa tutto il giorno, e ai suoi sei figliuoli ancora giovanetti, dei quali bisognava occuparsi.

--Come posso fare?--disse con accento straziante, tenendosi la fronte colle mani in atto disperato.--Non so più dove dare del capo!

Maria, una bella fanciulla di diciassette anni, colla faccia di madonnina e gli occhi espressivi, gli si avvicinò e mettendogli le braccia intorno al collo disse:

--Babbo, tu pensa al tuo ufficio; ai ragazzi penserò io.

Il signor Morandi la guardò in faccia per accertarsi se dicesse da vero, ed esclamò:

--Che cosa puoi far tu che sei quasi una bimba? Se almeno tutti i ragazzi fossero d'indole docile come Vittorio e Giannina, ma gli altri tre.... Oh la sarebbe una cosa superiore alle tue forze!

--Senti, babbo,--riprese Maria.--Lo so, di mamme non ce n'è che una, ed è impossibile poterla supplire, ma quello che potrebbe fare un'altra persona, ti prometto di farlo io; chè infine i miei fratelli li conosco da tanto tempo e gli voglio bene.

--È vero, sei una donnina, ma tanto giovane che non puoi sapere quello che ci vuole a condurre una casa come la nostra.

--Mi farò vecchia, sono così seria che tutti mi danno molti anni di più; vedrai, babbo, che resterai contento.

--Non pensi che dovrai sacrificare la tua gioventù in un ufficio ingrato?

--Faccio qualunque sacrifizio piuttosto che veder un'altra persona far le veci della mamma, mi ci metto con tutta la buona volontà e ti prometto di fare il possibile affinchè tu possa stare tranquillo.

--E sia!--disse il signor Morandi dando un sospirone di sollievo e alzandosi per nascondere la sua commozione; poi prese fra le mani la testolina bruna della figlia e la baciò dicendole:

--Dio t'aiuti e faccia sì che non t'abbia mai a pentire dell'incarico che ti sei preso!--Poi chiamò gli altri figliuoli e disse loro accennando a Maria:--Questa sarà la vostra mammina, mi raccomando, siate buoni e non la fate troppo inquietare.

Ecco come Maria si trovò a diciassette anni al governo della casa, coll'obbligo di dover pensare a cinque figliuoli irrequieti.

Non era ancora uscito suo padre, che Maria ebbe timore d'aver presunto troppo delle sue forze; dei suoi fratelli, Carlo, il maggiore, era insubordinato, Elisa piena di pretensioni, come se fosse una principessa, Vittorio studioso ma disordinato, Mario vivace ed irrequieto e la sola Giannina docile e buona; e mentre si sentiva disposta a dar loro dei consigli e ad aiutarli negli studii, come avea sempre fatto, le dava pensiero il fare da massaia. Quell'ufficio non era il suo ideale, non sapeva nemmeno da che parte incominciare, specialmente con una famiglia tanto numerosa, colle poche rendite di cui poteva disporre e in una città dispendiosa come Milano.

Il padre era impiegato alla ferrovia, aveva un discreto impiego, ma per mantenere tutta la famiglia con un certo decoro bisognava fare miracoli di economia, come avea sempre fatto la signora Morandi.

Da principio Maria continuò collo stesso sistema della mamma, e si arrovellava il cervello a far conti per venirne a capo coi quattrini che le dava il babbo.

Il suo sogno era di poter a furia di abilità e di economia far godere alla famiglia una vita agiata, ed il suo scopo, veder bene avviati i ragazzi.

Essa avea fatto in cuor suo intera rinuncia dei suoi desiderii e delle sue aspirazioni, per consacrarsi interamente al benessere della famiglia.

La mattina s'alzava prima di tutti, e dopo aver dato ai fratelli una bella ciotola di latte, li mandava a scuola mettendo nel loro paniere qualche cosa per la merenda, affinchè potessero aspettare tranquillamente l'ora del pranzo.

Eppure per quel po' di merenda bisognava vedere come la facevano stizzire!

Elisa era spesso imbronciata di dover portare soltanto pane e burro o un po' di cacio, mentre molte compagne avevano nel paniere prosciutto, arrosto, biscotto ed altre leccornie; a Carlo non bastava mai nulla, avrebbe voluto una porzione da lupo. Mario invece, nella sua sbadataggine, era capace di dimenticare a casa la merenda; meno male che Vittorio era sempre contento e Giannina divideva spesso il suo companatico colle compagne che portavano alla scuola pane solo.

Spesso a Maria venivano le lagrime agli occhi per la sua impotenza a tener tranquilli i ragazzi, per l'impossibilità di vederli contenti; però al babbo non diceva nulla per non tormentarlo, egli avea già abbastanza pensieri pel capo; ed essa tenea tutto dentro di sè, ma qualche volta non ne poteva più e si sentiva affranta e scoraggiata.

Godeva un po' di tranquillità sol quando i fratellini erano alla scuola; allora si sedeva a rattoppare i loro vestiti, a rammendare la biancheria, faceva calcoli colla sua testolina per vedere di fare delle economie, sempre preoccupata del loro benessere.

Uno dei pensieri che rallegrava le sue ore di solitudine era di poter condurre in campagna i fratelli a passar le vacanze. Era una sorpresa che preparava loro fra pochi giorni, un sogno che stava sul punto di realizzare.

Parecchi anni prima, un vecchio zio avea lasciato loro in eredità un casolare di campagna presso il villaggio di M....

Era modestissimo e composto in tutto di sette stanze con davanti un pezzo di terra circondato da un muricciuolo. Non vi avevano mai abitato, perchè colla mamma, spesso ammalata, quella casa mancava di comodità ed era tanto lontana dal villaggio, che prima di poter aver medico e medicine c'era tempo di morire.

Il signor Morandi non avea potuto trovare nè da venderla nè d'affittarla, e la teneva come una cosa inutile, finchè fossero venuti tempi migliori da poterla riattare, oppure da trovare un compratore.

Maria sapeva di quella casetta, e dandole pensiero avere in città, nel tempo delle vacanze, quei cinque diavoletti, volle andare a vedere se c'era la possibilità di poterla abitare, e parlò di questo suo disegno al babbo.

--Chissà quante spese bisognerà fare per abitarla!--egli rispose.--Credo che sia un sogno.

Maria fece una corsa fuori di città un giorno che i ragazzi erano a scuola, e trovò che la casetta era abitabile: semplice, con pochi mobili, di forme antiquate, non eleganti, ma non vi mancava nulla di quello che era strettamente necessario; la sola spesa sarebbe stata di dare una mano di bianco alla cucina. Appena ritornata, disse al padre:

--Il letto dello zio, che è il migliore, va bene per te, gli altri, se non sono molto soffici, non importa, noi siamo giovani e non abbiamo bisogno di tante ricercatezze.

E il padre acconsentì, contento di farsi dare i suoi giorni di permesso durante l'autunno, per fare un po' di campagna.

Maria, nei momenti di calma, pensava a quei due mesi d'autunno, come ad una festa.

I ragazzi, stando all'aria aperta in libertà, avrebbero acquistata tanta salute; intanto essa avrebbe anche fatto delle economie. In quel pezzo di terra davanti alla casa dove lo zio coltivava i suoi fiori, essa s'era contentata di conservare qualche rosaio presso la porta d'ingresso, ma avea fatto piantare, nel resto del campo, cavoli, fagiuoli, piselli, patate, pomidoro, prezzemolo, insalatina e tutta la verdura che sarebbe bisognata per la casa, e quella verdura s'era offerto a coltivargliela un vicino; così non avea spese: poi al villaggio tutto era più a buon mercato che in città; insomma essa era felice di questo suo disegno. Era soltanto preoccupata degli studii dei suoi fratelli, perchè, se dovevano ripetere gli esami, allora addio campagna! avrebbe forse dovuto rinunciarvi, e a quel pensiero si sentiva stringere il cuore.

GLI ESAMI.

Era una giornata calda nel cuor dell'estate. Elisa e Giannina che frequentavano le scuole elementari, e Carlo che andava al ginnasio, dovevano far l'esame appunto in quel giorno, e Maria, ansiosa di saperne l'esito, andava ogni tanto alla finestra per vederli spuntare di lontano.

Vennero prima le bambine contente, avevano risposto bene ed erano certo passate. Carlo invece entrò di cattivo umore, e tutto furioso gettò il cappello da una parte e i libri dall'altra. Maria si sentì dare un colpo al cuore, e capì subito che cosa significasse quella furia.

--Gli esami non sono andati bene?--chiese con un sospiro.

--Il professore è un asino,--disse Carlo irritato.

--Sarai tu un asino, che non avrai saputo rispondere; almeno lo confessassi, e non fossi tanto presuntuoso. Dunque non sei passato? Me l'aspettavo.

--Mi domandò certe cose difficili; poi i compagni mi facevano ridere, mi sono confuso, ecco.

--Mi dispiace,--disse Maria con amarezza,--così tutti per colpa tua dovranno rinunciare alla campagna.

--Non dir questo, Maria, posso studiare anche là, anzi studierò meglio in mezzo alla quiete campestre.

--Gli è che forse non avrai più bisogno di studiare. Sai che cosa ha detto il babbo? Se non passi ti metterà ad un mestiere, almeno ti guadagnerai il pane.

--Siete matti,--disse Carlo,--io far l'operaio? Mai più. Lo sai, io voglio diventare un personaggio celebre, un eroe.

Le sorelline si misero a ridere.

Maria gli disse che principiava molto bene; del resto sarebbe meglio diventare un buon operaio, che un cattivo dottore.

--Non lo dire al babbo che l'esame è andato male.--disse Carlo,--studierò e ti prometto di non ripetere l'anno; non lo dire al babbo, ti prego.

--Non lo dirò, ma lo verrà a sapere, lo domanderà ai professori.

--Spero che non avrà tempo.

--Però in villa ci andiamo, non è vero, Maria? chiese colla sua --grazietta Giannina, la bimba più piccola.

--In villa?--disse Maria.--Non è una villa la nostra, ma una povera casetta di campagna.

--Se Elisa raccontò ad Angiolina Merli che avevamo una bella villa, con un bel giardino!...

--Sempre le tue solite fanfaronate,--disse Maria rivolgendosi con accento severo ad Elisa.--Possibile che non ti corregga mai di questo vizio?

--Tutte raccontano che vanno in villa e parlano di viali ombrosi, di giardini fioriti, e l'ho raccontato anch'io, per non essere da meno dello altre.

--Lo sai che non voglio che tu dica quello che non è vero.

--L'Angiolina non può mica vedere.

--È forse la figlia della cucitrice? È una buona ragazza.

--Sì,--disse Giannina,--è la più attenta di tutta la scuola, e quando Elisa raccontava della villa avea le lagrime agli occhi pensando che i suoi genitori erano tanto poveri e non potevano andare nemmeno a respirare un po' d'aria buona; essa diceva: «Invece di una villa mi contenterei di andare in una capanna, pur di essere all'aria aperta e vedere un po' di verde.»

--Ebbene, la inviteremo a venire con noi,--disse Maria,--è una brava ragazza, conosco sua madre e si fa un'opera buona, così anche vedrà la differenza che passa fra la villa fantastica che le ha descritta Elisa e la casa modesta dove andiamo ad abitare.

Elisa s'era fatta tutta rossa e diceva:

--Maria, ti prego, non farlo, lo racconterà alle compagne e rideranno di me.

--Sarà il tuo castigo, così imparerai a non esagerare le cose e a non farti credere più di quello che sei.

--Piuttosto invita l'Evelina,--disse Elisa.

--Ti pare? Essa è abituata a viver più riccamente di noi, ci dovremmo mettere in impegno e far delle spese, e poi non si troverebbe bene; invece per Angiolina non cambiamo nulla delle nostre abitudini e si troverà bene come una regina. Evelina sarebbe un disturbo inutile perchè non ho nessuna intenzione di fare degli inviti; riguardo ad Angiolina si fa una buona azione. Così uno di questi giorni andremo dalla signora Merli per invitarla.

--Chissà se sua madre la lascerà venire!--disse Elisa.--Sarei proprio contenta che non le desse il permesso.

In questa speranza si calmò, ma era sempre preoccupata dal dubbio che Angiolina accettasse, e quel pensiero le turbò la gioia d'aver terminati gli esami.

MARIO E VITTORIO.

Vittorio faceva la seconda e Mario la prima classe delle scuole tecniche. Erano tutt'e due intelligenti, ma Vittorio tranquillo, studioso, diligente, e Mario invece irrequieto, non avea voglia di studiare e non stava mai attento. Avea dovuto perdere un anno per la sua condotta, e perchè in scuola si burlava non solo dei compagni, ma dei professori.

Maria era impaziente d'aver notizie dei suoi fratelli, e ad una cert'ora s'avviò colle ragazze alla scuola, ma quando entrò nell'atrio, s'accorse che gli esami non erano ancora terminati. Vi trovò molti babbi e molte mamme, anch'essi impazienti di aver notizie dei loro figli, e alcuni ragazzi che uscivano a due a due, a gruppi, chiacchierando assieme e gesticolando, alcuni saltando dalla gioia, altri, incerti, fermati ad attendere che uscissero i professori, nella speranza di saper qualche cosa sull'esito dei loro esami.

Quelli che vedevano da lungi i genitori si univano a loro e quasi tutti erano contenti d'aver terminato le scuole per quell'anno, e della prospettiva di due o tre mesi di vacanza.

Finalmente uscì Vittorio e s'avvicinò alle sorelle colla faccia contenta, sicuro dell'esame che avea fatto.

--È andato bene?--disse Maria.

--Il professore m'ha domandato una cosa facile e m'ha detto: bravo! Come sono contento!--S'alzò in punta dei piedi e diede un bacio a Maria.

Mario uscì correndo e saltando, si mise a giocare alla palla coi libri, e fermatosi davanti alla turba dei suoi fratelli disse:

--Non mi chiedete nulla?

--Dalla tua allegria si direbbe che è andato bene.

--Credo di sì, io non sapevo molto di quello che m'hanno domandato, sono andato avanti diritto senza interrompermi, e pare siano rimasti contenti.

Intanto Maria vide uscire il professore di Mario che conosceva bene, per avergli raccomandato spesso il fratello, gli si avvicinò e gli chiese notizie dell'esame.

--Può dire d'esserne uscito per miracolo, e se non lo salvavo io....

--Ne fece qualcuna delle sue?--chiese Maria.

--Guardi!--rispose il professore, e levò di tasca un pezzo di carta che mostrò a Maria, dicendo:--Questo è il professore che assisteva all'esame, se l'avesse veduto, pensi che classificazione gli avrebbe data!

Era una buffa caricatura che faceva ridere anche non avendone voglia.

Mario rideva e diceva:

--Era troppo bello con quel naso a punta e con quella barbetta; non ho saputo resistere alla tentazione di disegnarlo.

--Pensi,--soggiunse il professore,--che egli m'ha chiesto che cosa facesse colla matita il signorino. Io m'avvicinai, vidi di che si trattava e prendendogli la carta risposi: È uno sgorbio, e dissi a Mario che quella non era l'ora di disegnare; l'ho salvato per miracolo.

--Grazie,--disse Maria al professore, poi rivoltasi a Mario lo rimproverò.

Non poteva perderlo quel brutto vizio di mettere tutti in caricatura?

E Mario rideva e diceva:

--Era troppo bello; era troppo bello.

E il professore salutando Maria, le susurrò a bassa voce:

--Che cosa vuole! è un capo ameno che mi diverte, non sono capace d'essere severo con quel ragazzo, però ha troppa smania di burlarsi di tutti, o finirà coll'aver qualche dispiacere.

Ma Mario non sentiva nulla e tutto felice di aver terminato per quell'anno la scuola, diceva ai suoi libri: Miei cari amici, ora vi vado a mettere al sicuro, e finchè durano le vacanze non turberò il vostro riposo. E andava avanti correndo, urtando la gente come se fosse il padrone della città.

LA CUCITRICE DI BIANCHERIA.

Anna Merli abita, per spender poco, un piccolo quartiere al terzo piano d'una gran casa un po' fuori del centro. Ha una bella cucina chiara e spaziosa, una camera grande dove dorme col marito, e nello stesso tempo sta tutto il giorno a lavorare. Vicino c'è un camerino, o a dir meglio un bugigattolo, dove dorme Angiolina. Il marito è operaio meccanico, essa cucitrice di biancheria, e fra tutt'e due guadagnano appena tanto da poter vivere colla figliuola.

Un giorno Angiolina, mentre la mamma faceva andare il pedale della macchina da cucire, stava mettendo in assetto la cucina e lavando le stoviglie che avevano servito pel pranzo, quando sentì bussare all'uscio e fu tutta sorpresa di trovarsi in faccia alla Maria e all'Elisa Morandi.

--Mamma,--disse,--c'è qui l'Elisa Morandi colla signorina Maria.

La Merli sospese il lavoro e andando incontro a Maria e ad Elisa esclamò un po' confusa:

--Che bella sorpresa!

Fece sedere Maria davanti alla macchina, mentre Angiolina conduceva Elisa dal lato opposto della camera.

Maria disse subito lo scopo della sua visita: desiderava che la signora Merli le facesse il favore di lasciar andare l'Angiolina in campagna con loro.

--Quanto sono buoni,--esclamò la cucitrice,--di pensare alla mia figliuola! Poverina, è così palliduccia e ne avrebbe tanto bisogno di un po' di campagna; ma non sarà troppo incomodo per loro? e poi noi siamo povera gente, e temo che mia figlia faccia cattiva figura coi suoi vestiti modesti.

--Non si dia pensiero di questo,--disse Maria,--abbiamo non poco da fare a tirare innanzi anche noi colla massima economia e non nuotiamo nel lusso, ma già che nostro zio ci ha lasciato una casetta in campagna, e c'è un letto di più, ho pensato d'invitar l'Angiolina che è una brava ragazza, ed è stata delle prime della scuola; così sarà una compagnia e un buon esempio per le mie sorelle.

--Oh per questo, della mia Angiolina non posso lagnarmi; se avesse veduto come mi ha assistito poco tempo fa quando fui ammalata, e non per questo trascurava la scuola, e poi....--qui si avvicinò per dire qualche cosa all'orecchio di Maria e non farsi sentire da Angiolina che si era avvicinata a loro.

--Povera Angiolina,--esclamò Maria,--sono proprio contenta di poterle procurare un po' di distrazione.

Intanto la signora Merli chiamò a sè la figlia, e le disse dandole un bacio:

--Sai, figliuola mia, la ragione per cui la signorina Maria si è incomodata a venir fin quassù? È stato per invitarti ad andare in campagna con loro.

--Io in campagna! lo dici per celia,--rispose la fanciulla facendosi rossa.

--Proprio sul serio,--disse Maria,--so che sei amica dell'Elisa, e ho pensato che avrà piacere di averti insieme almeno per quindici giorni.

--È vero?--chiese Angiolina rivolta ad Elisa che se ne stava in un angolo tutta confusa.--Non lo merito, sai; vedi, quando mi raccontavi della tua bella villa credevo che tu lo facessi per farmi dispetto, perchè ero povera e non potevo andare anch'io in campagna, e ho pensato male di te, sono stata ingiusta, perdonami.

--Anch'io mi sono ingannata,--disse Elisa,--non è una villa la nostra, ma una casa, lo ha detto Maria, poi vedrai, ma non aspettarti grandi cose,--e diede un sospirone, contenta d'aver rimediato alle esagerazioni dei giorni passati.

--Sarà sempre troppo per me; mi basta un po' di aria libera e vedere degli alberi verdi. Che gioia, che felicità!--e si mise a saltare e a battere le mani.

Ad un tratto si fece seria e disse:

--Ma e tu mamma resterai sola! non ho cuore di lasciarti.

--Ora sto bene, e sono contenta che tu vada a divertirti; non pensare a me, la sera ho il babbo e di giorno ho la mia macchina che mi tiene compagnia; piuttosto ringrazia queste signore che hanno voluto farti questa sorpresa.

Angiolina si avvicinò a Maria e,--Grazie! le disse volendo baciarle le mani, ma essa la baciò in volto, poi volle che la signora Merli riprendesse il lavoro interrotto, anzi la pregò che le mostrasse come poteva lavorare così speditamente e tanto bene.

--Ci vuole un po' d'abitudine e d'attenzione,--disse, e le mostrò come si dovea infilar l'ago in modo che il filo avesse una tensione uguale, e dove si dovea mettere il lavoro e come bisognasse sempre condurlo colle mani, affinchè l'impuntura venisse diritta.

--Appena avrò fatta qualche economia, voglio prendermi anch'io una macchinetta da cucire,--disse Maria,--è un gran risparmio di tempo.

--Può comperare una macchinetta a mano; costa meno, e per una famiglia basta,--disse la Merli;--ma se mi vuol far proprio un piacere quando ha qualche lavoro lungo venga da me, io metto la macchina a sua disposizione. Me lo promette, non è vero? magari le fossi utile a qualche cosa! Sarei felice di mostrarle la mia riconoscenza; è proprio un'opera buona quella che fa per la mia figliuola.

--Sono ben contenta,--disse Maria congedandosi.--Dunque siamo intese; dopodomani alla stazione,--e uscì tutta lieta d'aver avuta quella buona idea.

Elisa si sentiva felice d'aver cancellata l'impressione del suo racconto esagerato, e diceva:

--Per gente che vive in due camerette, la nostra casa farà l'effetto di una villa; io però sarei stata più contenta d'avere l'Evelina.

--E non ti fece piacere la gioia di quella povera gente!--disse Maria.--Sei proprio senza cuore. Dà retta a me; se avessi invitato Evelina, o avrebbe rifiutato, essa che ha tante ville, migliori della nostra catapecchia, o avrebbe accettato con mal garbo e credendo di farci un onore, si sarebbe trovata male, e per giunta ci avrebbe sprezzati e criticati, mentre invece possiamo esser contenti d'aver fatto una buona azione e d'aver reso un servizio a persone che lo meritano e ci serberanno un po' di gratitudine.

IN CAMPAGNA.

Il treno rallentava, ed i ragazzi volevano slanciarsi fuori, impazienti di correre per l'aperta campagna.

