Part 4
Bravi! bravi! E questo si chiama ragionare? Quattro soldi di pensione sarebbero toccati a vostra figlia.... Chi poteva mai immaginarsi che mi sarebbe venuta quest'eredità? Certo che se avessi potuto immaginarlo, avrei preteso che — non solo la vostra figliuola — ma qualunque altra ragazza che avesse voluto venir con me per assistermi e darmi onestamente un po' di conforto nella vecchiaja, aspettasse con un po' di pazienza la mia morte, per poi fare ciò che le sarebbe piaciuto. Ma se è venuta troppo tardi questa fortuna? Troppo tardi! Capite? Che potevo più fare?
CINQUEMANI.
Basta. Sa perchè siamo venuti noi, adesso? Siamo venuti perchè, con l'ajuto Dio, pare che ormai sia tutto finito....
TOTI.
Che? Che dite? Tutto finito? Come avete detto?
CINQUEMANI.
Tutto il paese lo dice!
TOTI.
Che dice? Finito? Dove? Quando? Chi l'ha detto a voi?
CINQUEMANI.
Ah, come? lei s'infuria, invece di ringraziar Dio?
MARIANNA.
Signori miei, se ne dispiace! In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo....
TOTI.
Ma che è? Che è accaduto insomma? Possibile che non debba saperne nulla io solo? Ditemi subito quello che sapete! Ah, per questo allora piange da tre giorni quella povera piccina? È una cosa seria! Che si dice in paese? È inutile che voi vi facciate la croce con la mano manca! Aspettate a farvela! Perchè ci sono io, qua, ancora! ci sono io!
MARIANNA.
Ma ci sono i santi sacerdoti, anche, per grazia di Dio!
TOTI.
I sacerdoti?
CINQUEMANI.
I sacerdoti, i santi sacerdoti, sissignore! Ah lei non lo sa che la sorella di lui....
TOTI.
Di Giacomino?
CINQUEMANI.
Sissignore, la signora Rosaria Delisi, ha messo sossopra tutta la gente di chiesa — sacerdote per sacerdote! — A proposito, veda che sarà qui tra poco Padre Landolina.
TOTI.
Padre Landolina? E chi è?
MARIANNA.
Un sant'uomo! Il beneficiale di San Michele! Ecco chi è!
CINQUEMANI.
Il padre spirituale della signorina Delisi! Ecco chi è!
TOTI.
E vuol venire.... vuol venire a parlare con me?
CINQUEMANI.
Credo. È venuto jersera da me, credendo che io fossi dalla parte sua! — Ma come? io? — gli ho detto....
TOTI.
E allora, verrà da me?
Si stropiccia le mani.
Sta bene! sta bene! Lasciatelo venire! Ah! Se mi vuol parlare, è segno che ancora han da vedersela con me! E ce la vedremo! — Intanto.... — no, aspettate....
Si rivolge a Marianna.
Voi, fatemi il piacere, entrate là da vostra figlia....
Indica l'uscio a sinistra.
MARIANNA.
Io? Io non voglio più vederla!
TOTI.
Non facciamo storie! Oh, non facciamo storie, chè qua la cosa è seria! Entrate là e cercate con le buone, con garbo, senza furie, di farvi dire che è stato, che cosa è accaduto tra loro....
MARIANNA.
Ma chi? io? È pazzo, lei, o che cos'è? Io mettermi a parlare di questo con mia figlia? Per chi m'ha preso?
TOTI.
Per una buona madre, v'ho preso! Ne avete, cuore, sì o no? Qui si tratta di cuore! Di che credete che si tratti? Entrate, vi dico!
MARIANNA.
Entro, ma non parlo, gliel'avverto! Se parla lei parlo io....
TOTI.
Va bene, sì! Forse, appena vi vede, vi butta le braccia al collo e vi dice tutto....
MARIANNA
al marito.
Puoi entrare!
CINQUEMANI
grave, dopo una pausa.
Entra!
TOTI.
Con garbo, mi raccomando....
MARIANNA.
Le ho detto che io non parlo! Se parla lei, parlo io.
Via per l'uscio a sinistra.
TOTI.
Oh! Voi mi farete, in questo mentre, un altro piacere, Cinquemani. Non dubitate che poi saprò come regolarmi con voi....
CINQUEMANI.
Oh, sa? da quest'orecchio io non ci sento. Io sono un pubblico funzionario, sa? umile, sì, ma pubblico funzionario, e non me ne sono dimenticato!
TOTI.
Lo so. Vi siete invece dimenticato di esser padre.
CINQUEMANI.
Vorrei sapere quanti siamo i padri qua!
TOTI.
Il meno di tutti, voi, con codesta aria di Carlomagno che vi date! Finiamola! Sentite ciò che vi debbo dire.
CINQUEMANI.
Lei parli.
TOTI
s'accosta prima all'uscio a sinistra per sentire se Lillina piange di là; poi, tornando a Cinquemani.
Dunque, presto, mi raccomando: scendete in piazza....
CINQUEMANI.
E poi?
TOTI.
Salite alla Banca Agricola....
CINQUEMANI.
E poi?
TOTI.
E poi il canchero che vi porti! Così volete farmi il favore?
CINQUEMANI.
Lei parli. Se non mi dice che cosa debbo fare alla Banca?
TOTI.
Non dovete far nulla. Dovete soltanto vedere se c'è Giacomino Delisi.
CINQUEMANI.
Io? Quel laccio di forca? Professore, dov'ha più la testa lei? Se io vedo quel laccio di forca, volto!
TOTI.
E va bene! Ma forse non lo vedrete neppure, perchè sono tre giorni che non va nemmeno lì. Col cassiere almeno siete disposto a parlare?
CINQUEMANI.
Non ho difficoltà. Ma non di quel signore là, badiamo!
TOTI.
Non ce ne sarà bisogno! Basterà che, a nome mio, gli domandiate se c'è novità. Dite soltanto così, che vi saprà intendere.
CINQUEMANI.
E se vedo quello?
TOTI.
Voltate.
Si sente sonare il campanello.
Oh Dio, fosse lui!
CINQUEMANI
cercando di scappare, di nascondersi, in gran confusione.
Chi lui? chi lui? Non voglio vederlo, sa? Badi che se lo vedo....
Si nasconde mezzo sì e mezzo no, in attesa, dietro l'uscio a sinistra.
ROSA
si fa all'uscio comune.
C'è Padre Landolina. Dice che vuol parlare con lei.
CINQUEMANI
rinfrancato venendo fuori.
Ah, non gliel'ho detto io? Eccolo qua.
TOTI.
Va bene. Fallo entrare.
Rosa, via.
CINQUEMANI.
Io vado.
Si avvia.
Meno male che finalmente cominciano a entrare persone per bene in questa casa.
S'inchina profondamente a Padre Landolina che entra.
Padre reverendo!
Via.
LANDOLINA.
Chiarissimo professore....
TOTI.
Reverendissimo.... Favorisca, s'accomodi, prego.
LANDOLINA.
Grazie mille....
TOTI.
S'accomodi.... No, qua, prego.
Gl'indica il canapè.
LANDOLINA.
Sto bene qua, grazie....
TOTI.
Ma che dice! Lei è persona di riguardo.
LANDOLINA.
Per carità... Obbligatissimo.... Obbedisco, grazie.
TOTI.
A che devo, reverendo, l'onore di questa sua visita?
LANDOLINA.
Ecco, professore. Se permette, io avrei bisogno di tutta la sua bontà, riconosciutissima, non tanto per quello che vengo a chiederle, quanto per me, per trovare io il coraggio di parlarle d'una cosa molto.... molto delicata, ecco....
TOTI.
E coraggio, allora! Le metto a disposizione — poichè lei me la riconosce — tutta quella bontà che le abbisogna, padre. Vedo che lei parla con.... con molto tatto, e sono sicuro che se ne prenderà quanta gliene può bastare, e non più!
LANDOLINA.
Ah, non dubiti! Nei limiti della discrezione, s'intende! È un caso di coscienza, professore.
TOTI.
Coscienza sua, o coscienza d'altri?
LANDOLINA.
Si tratta, professore, d'una povera anima cristiana — non so se a torto o a ragione (non voglio indagare) — addolorata, offesa di certe dicerie pregiudizievoli che corrono in paese a carico del proprio fratello.
TOTI.
Ho capito. Lei dunque viene a nome della sorella di Giacomino Delisi?
LANDOLINA.
Fa il nome lei, professore, non lo faccio io.
TOTI.
Senta, padre. Poichè si tratta di questo, glielo pongo per patto. Lei deve levarsi i guanti, se vuol parlare con me.
LANDOLINA
mostra le bianche mani ignude, con un sorriso fino sulle labbra.
Ma io.... veramente....
TOTI.
Non dico dalle mani. — Dalla lingua, dico. — Il discorso con me dev'essere senza guanti: chiaro, aperto. Glielo dico avanti! Io so sempre, padre, quello che dico e quello che faccio, e non mi son nascosto mai, perchè non ho nulla da nascondere! — Giuochi a carte scoperte, se vuol giocare con me!
LANDOLINA.
Ma non vorrebbe lei, scusi, rispettare il mio ufficio sacro, il mio ufficio, per esempio, di confessore?
TOTI.
Ah, scusi, scusi! C'è forse qualche segreto di confessione?
LANDOLINA.
No. C'è — come le ho detto — il dolore, l'offesa d'una povera anima che viene al fonte della pietà....
TOTI.
Che sarebbe il confessionile?
LANDOLINA.
Lei lo chiami come vuole — a sfogarsi, a chiedere ajuto e consiglio al suo padre spirituale.
TOTI.
E lei se ne viene da me?
LANDOLINA.
Sì, professore, perchè so che questo giovine, questo fratello, fu anche suo alunno e che perciò, se vogliamo, fu anche lei per lui, in un certo senso, padre spirituale....
TOTI.
Ma senza confessionile!
LANDOLINA.
Senza, s'intende! Lei sa che è orfano, il giovine, e che la sorella, di parecchi anni maggiore di lui, gli ha fatto da madre, quasi fin da bambino. Le è cresciuto sotto gli occhi, timorato, rispettoso, obbediente....
TOTI.
Ma sì, padre. Può abbreviare. Vuole che io non conosca Giacomino? Lo conosco meglio di lei e meglio anche di sua sorella, ne può star sicuro!
LANDOLINA.
Lo dicevo perchè tutte queste buone doti, professore, che lei conosce nel giovine, sono merito dell'amore e della buona educazione che ha saputo dargli la sorella.
TOTI.
E non dico di no!
LANDOLINA.
Benissimo. Ma come avviene che ora su questo giovine così bene educato, così esemplare sotto tutti i rispetti, sian potute sorgere in paese queste dicerie pregiudizievoli? Evidentemente, professore, sono sorte dal fatto che il giovine viene con una certa frequenza in casa sua. La malignità della gente.... essendo la sua riverita sposa anche lei molto giovine....
TOTI.
Veniamo, padre, allo scopo della sua visita. Se permette le parlo io, ora, senza ambagi, lesto lesto, alla spiccia. — Lei, mandato dalla sorella, vorrebbe che io, per troncare queste che lei chiama dicerie pregiudizievoli, dicessi a Giacomino di non mettere più piede a casa mia. È vero?
LANDOLINA.
No, professore, non questo, propriamente.
TOTI.
E che altro vorrebbe allora da me?
LANDOLINA.
Ecco. Io le ho parlato della sorella: del dolore della sorella per queste dicerie, che non fanno male soltanto al giovine, ma anche....
TOTI.
Non s'interessi, non s'interessi di me, la prego!
LANDOLINA.
Capisco che lei è superiore a queste miserie.... Ma una povera donna, no, una povera sorella, che dobbiamo piuttosto considerare come madre, no; ne soffre, ne piange, domanda conforto e ajuto — (è donna) — e perciò ha mandato me a supplicarla, professore, d'esser cortese d'un piccolo attestato, proprio per suo conforto e nient'altro: come qualmente queste dicerie non hanno, nè certo possono avere, il minimo fondamento nella realtà....
TOTI.
E nient'altro vorrebbe?
LANDOLINA.
Nient'altro, oh, nient'altro!...
TOTI.
Perchè, quanto a ritornare qua Giacomino, la sorella crede di poter essere sicura che questo non accadrà mai più, è vero? poichè lei, da buona madre, lo ha persuaso e convinto che non deve più venire. È vero?
LANDOLINA.
Sì, ecco, professore, questo crede proprio d'esser riuscita a ottenerlo.
TOTI.
E ora vuole l'attestato da me?
LANDOLINA.
Se lei vuol esser tanto buono....
TOTI.
Io? Altro che! Come no? Vedo che lei è un sacerdote di coscienza, di coscienza come la sorella, e sono pronto, come no? — prontissimo a farglielo. Che vuole che mi costi? Due righe, è vero? come qualmente, avendo saputo tutto il dolore onde è stato afflitto il suo cuore di sorella e offesa la sua coscienza di buona cristiana per queste dicerie, eccetera, eccetera, attesto e certifico, eccetera, eccetera.... Può andare. Glielo faccio! Glielo faccio, e glielo mando!
LANDOLINA
alzandosi.
Io la ringrazio tanto, tanto, professore! Ma non potrebbe darlo a me?
TOTI.
Ah, no. Ora non ho tempo, padre. Glielo faccio e glielo mando.
LANDOLINA.
Bene, bene.... Lo manderà a me?
TOTI.
No. Direttamente a lei. Se ne vada tranquillo. — Ma mi dica una cosa, padre. Lo sa lei che Giacomino — buon giovine, ottimo, ottimo giovine timorato, rispettoso, ma.... un po', via, perdigiorno — trovò posto alla Banca per me?
LANDOLINA.
Oh, ma come vuole che non lo sappia, professore! Lo so bene, e voglio che lei mi creda, è gratissima, riconoscentissima la sorella di questo bene che lei ha fatto al fratello.
TOTI.
Ah, meno male. Sono contento.
LANDOLINA.
A rivederla, dunque, professore. E tante grazie, di nuovo.
S'inchina, e si avvia per uscire.
TOTI.
A rivederla, reverendo.
Lo richiama.
Padre!... Oh oh.... padre, scusi, le volevo domandare una cosa che.... così, mi passa ora per la mente.... Mi chiarisca un dubbio.... Crede lei che un giovanotto — un giovanotto qualunque, badiamo! — possa non farsi più nessuno scrupolo, nessun rimorso.... se per caso.... per puro caso, veh!... una ragazza da lui sedotta e resa madre.... avesse poi trovato in tempo.... un uomo.... un povero vecchio....
Padre Landolina, avendo compreso fin dalle prime parole l'allusione del professor Toti, s'è messo a tossicchiare, nell'imbarazzo.
Ma sa che lei ha una bella tosse, padre? Si curi, si curi. A rivederla....
Padre Landolina via a precipizio. Il professor Toti facendosi all'uscio di sinistra.
Signora Marianna! Signora Marianna!
MARIANNA
accorrendo
È inutile, sa? Non parla. Non vuol parlare!
TOTI.
Non importa. Fatemi piuttosto il piacere di vestirmi il bambino.
MARIANNA.
Il bambino? Ma che so io dove sono i vestitini del bambino?
TOTI.
Sta bene. Grazie. Faccio da me, faccio da me....
Via per l'uscio a sinistra. Cinquemani entra dall'uscio comune.
CINQUEMANI.
Oh! Professore!...
Il professor Toti non gli dà ascolto.
E che succede ora?
MARIANNA.
Che succede? Lo domandi a me? Mi sembra la casa dei pazzi.... Di dove vieni tu?
CINQUEMANI.
Ho incontrato per le scale Padre Landolina che scendeva mogio mogio, con gli occhi stralunati.... — Che fa lei? Piange? Che t'ha detto?
MARIANNA.
Niente. Non m'ha voluto dir niente.
CINQUEMANI.
Oh sai che ti dico io? Andiamocene!
MARIANNA
Aspetta.... aspetta.... Forse non è prudente.... in questo momento....
Rientra dall'uscio a sinistra il professor Toti col cappello in capo, recando per mano Ninì. Ha nell'altra mano le scarpette del bimbo e sotto il braccio il berrettino da marinajo.
TOTI
ponendo a sedere sul tavolino Ninì per infilargli le scarpette nuove.
Ora il cocchetto, piano piano, se ne viene a spassino con papà.
Voltandosi appena verso Marianna.
Ah quanto mi piacerebbe che mi chiamasse nonno.... — Con papà, eh, Ninì!... a spassino, è vero? Andremo a trovare _Giamì_.... tutt'e due.... Come lo chiami tu Giacomino? _Giamì_, è vero?
Posa il bambino in terra, gli mette il berrettino in capo e s'avvia con lui.
CINQUEMANI
parandoglisi davanti.
Professore, che dice? Dove vuole andare?
TOTI
scostandolo con la mano.
Levatevi voi! Lasciatemi passare!
CINQUEMANI
parandoglisi davanti
Professore, santo Dio, pensi a quello che fa! Io gliel'impedisco!
MARIANNA
parandosi anche lei.
Non si metta codesta maschera di vergogna davanti a tutto il paese!
TOTI
scostandoli con la mano.
Levatevi, vi dico! Maschera! Maschera! Lasciatemi passare!
MARIANNA
trasecolata.
Dio, che uomo! Dio, che uomo! Dio, che uomo!
_Cala la tela._
ATTO TERZO.
Salottino in casa Delisi. Vecchio arredo modestissimo. Su una mensola nella parete di fondo, tra due usci con tende, un grande quadro della Madonna del Rosario col lampadino appeso davanti, bene in vista. Lateralmente a destra e a sinistra, altri due usci, anch'essi con tende.
Sono in iscena Padre Landolina e Rosaria Delisi, quello seduto sul vecchio canapè, questa sulla poltroncina accanto. Padre Landolina sorseggia una tazza di caffè.
LANDOLINA.
Sì, sì, creda, è andata bene, proprio bene, perchè lui credette d'aver indovinato lo scopo della mia visita.... (Com'è buono questo caffè!)
ROSARIA.
Va bene, di zucchero?
LANDOLINA.
Benissimo, ottimo!
Riprendendo il discorso.
E a un certo punto m'interruppe: “Padre, glielo dico io, lesto lesto, alla spiccia: Lei viene a pregarmi a nome della sorella, perchè Giacomino non metta più piede in casa mia. Non è questo?„
Imitando il suo fare, con mansuetudine dispettosa.
“No, professore, non è questo....„
E si mette a ridere.
Ah ah ah, le dico che è andata bene, proprio bene! come meglio non poteva andare!
ROSARIA.
M'immagino lui, allora!
LANDOLINA.
Restò. Non se l'aspettava....
Accenna d'alzarsi per posare la tazza vuota.
ROSARIA
pronta, prevenendolo.
No, no, dia qua, dia a me!
LANDOLINA.
No.... prego....
Le cede la tazza, che Rosaria va a posare su la mensola.
Grazie.
Appena risiede Rosaria, riprende il discorso.
Restò, perchè gli sembrava che il più fosse questo, capisce? impedire l'andata di Giacomino in casa sua. Come seppe che questo invece per noi era oramai pacifico, e che non doveva più mettersi in discussione.... — “Ma come?„ dice.... “E allora?„
ROSARIA.
Già.... già.... m'immagino.... Ma forse sarebbe stato meglio, padre, se lei se la fosse fatta scrivere subito, sotto gli occhi, l'assicurazione per me, che io potevo star tranquilla....
LANDOLINA.
Gliel'ho chiesto, sa? Come no? Gliel'ho chiesto. Ma mi rispose che non aveva tempo. Insistere, per il momento, non sarebbe stato prudente. Bisognava dir la cosa — e saperla dire — ponendola come base della mia visita; ma poi lasciarla lì, fingendo che per me quest'assicurazione non aveva nessun valore pratico, mi spiego? ma che era soltanto come un'opera di carità, vede? che io gli chiedevo per lei, per dare a lei un semplice conforto e nient'altro, mi spiego?
ROSARIA.
Sì, capisco, capisco.... Ma sa che cosa io temo adesso? Che ci ripensi e non me la faccia più! Le disse proprio che me l'avrebbe fatta?
LANDOLINA.
Sì, sì. Mi disse che potevo andarmene tranquillo. — “Gliela faccio e gliela mando! — mi disse. — A lei direttamente.„ — Lei sa, del resto, signorina, che quest'assicurazione per me è indispensabile. Bisogna averla assolutamente, perchè il padre della ragazza lo mette come _conditio sine qua non_. L'ha detto a me. Non perchè tema, non perchè diffidi di Giacomino, ma perchè teme e diffida di loro, tanto della moglie quanto del marito. E ha ragione, siamo giusti!
ROSARIA.
Ragione! Come no? Di lei, della moglie specialmente, bisogna temere, padre! di codesta donnaccia, figlia d'un bidello, che ha potuto ardire....
Si copre la faccia con le mani.
Ah, io non so.... io non so come si possa aver l'ardire.... Dio! Dio! Dio!
LANDOLINA.
Mah! La corruzione del popolo adesso è tanta, signorina Rosaria!
ROSARIA.
Mettersi con un giovinotto, povero, sì, ma di buona famiglia, educato come ho potuto educarlo io, padre, lei lo sa! E indurlo in peccato mortale! Figuriamoci se vorrà lasciarlo in pace! Perciò era necessario, le ripeto, averla subito quest'assicurazione!
LANDOLINA.
L'avremo, l'avremo, non dubiti. L'otterremo a ogni costo. Il fidanzamento, altrimenti, non potrebbe aver luogo. Intanto, con la mia visita abbiamo ottenuto già questo: che il professore non mette più neppur lui in discussione che Giacomino possa andare in casa sua....
Non ha finito di dir questo che la vecchia serva Filomena, tutta spaventata, si precipita in iscena per l'uscio comune, annunziando:
FILOMENA.
Il professore, signorina! Il professore! il professore!
LANDOLINA.
Oh!
ROSARIA.
Ah!
LANDOLINA.
Ma come?
ROSARIA.
Qua?
FILOMENA.
Davanti la porta! Ho sentito il campanello; ho aperto la spia: lui! lui, e col bambino!
ROSARIA.
Ah! Col bambino anche?
LANDOLINA.
Oh! Ma questa è una tracotanza che sorpassa ogni limite!
ROSARIA.
Sta vedendo, padre? Sta vedendo? Non può metter più neppure lui in discussione che Giacomino vada in casa sua, ed eccolo qua che viene lui invece in casa di Giacomino!
FILOMENA.
Che debbo fare, intanto? che debbo dirgli? Oh Signor Iddio!
LANDOLINA.
Non bisogna assolutamente farlo entrare!
ROSARIA
a Filomena.
Ditegli che Giacomino non c'è! non c'è!
LANDOLINA.
Non c'è! Assolutamente!
ROSARIA.
Non aprite! Senza aprire! Dalla spia! Glielo dite dalla spia!
FILOMENA.
Non dubiti, non dubiti! Gli dico che non c'è!
S'avvia.
LANDOLINA
richiamandola.
Pss! Pss! E che non sapete dove sia, chi sa ve lo domanda!
FILOMENA.
Sì, sì, va bene....
Via per l'uscio donde è entrata.
ROSARIA.
Lo vede, padre? E lei che diceva....
LANDOLINA.
Ma io sono trasecolato, creda, signorina! L'improntitudine di quest'uomo vuol dire che proprio.... oh Dio mio! Dio mio!
ROSARIA.
E come si fa ora? come s'ha da fare?
LANDOLINA.
Ma tener duro! Non transigere! Non transigere! Dio mio, pareva rassegnato.... Io non so! Pretese lui stesso che io gli parlassi chiaro, aperto.... E io, con tutti i debiti riguardi.... Non m'oppose nessuna difficoltà! Torno a dirle che mi licenziò assicurandomi che me ne potevo andar tranquillo....
ROSARIA.
Tranquillo, sì.... ecco qua....
LANDOLINA.
Meditava questo, dunque! La sfrontatezza di quest'uomo è inarrivabile! inimmaginabile! Venire qua! Lui! Lui!
ROSARIA.
E condurre con sè il bambino! Portargli il bambino qua, in casa!
LANDOLINA.
È dunque capace di tutto! di tutto!
ROSARIA.
E non gliel'ho detto io? Di tutto! Ed è certo la moglie che lo manda....
LANDOLINA.
Ma in questo caso, allora, io mi domando se non ci convenga piuttosto — un uomo così — affrontarlo risolutamente, signorina! anzichè nasconderci come stiamo facendo!
ROSARIA.
E chi l'affronta? Lei?
LANDOLINA.
Io, no!... non credo che gioverebbe.... Non per tirarmi indietro; ma qua ci vuole una persona interessata.... Lei, signorina Rosaria, perchè no? la sorella.... O se no, lo stesso Giacomino!
ROSARIA.
No! Giacomino, no! No!
LANDOLINA.
Dia ascolto a me! Non dico ora, perchè non è prevenuto. Ma se Giacomino ha il coraggio di dirgli in faccia lui stesso che tutto è finito e che non s'arrischi più di venire qua.... — Ah, ecco qua la nostra buona Filomena!
Rientra in iscena Filomena.
ROSARIA
subito.
Che v'ha detto? che v'ha detto? Se n'è andato?
FILOMENA.
Ma che andarsene! Non vuol sentire niente!
ROSARIA.
Ma gli avete detto che Giacomino non c'è?
FILOMENA.
Come non gliel'ho detto? Cento volte gliel'ho detto! Non vuol sentire niente! Ride.
LANDOLINA.
Ride?
FILOMENA.
E dice: — “Va bene.... Va bene....„ — Che vuol parlare con lei, dice.
ROSARIA.
Con me?
FILOMENA.
La sorella — dice. Gli ho detto allora che non era in casa neanche lei.
ROSARIA.
E lui?
FILOMENA.
Niente. Ride e dice: “Apritemi: l'aspetto„. — E io: “La porta è fermata, e non ho la chiave!„ — Ci crede? S'è seduto sullo scalino, dicendomi: “E allora la aspetto qua!„ Come s'ha da fare? Non se n'andrà, nemmeno a legnate!
LANDOLINA
risolutamente.
Orsù, coraggio, signorina Rosaria: lo riceva! lo riceva, ma senza comprometter nulla! La parte la farà poi lui, Giacomino! Bisogna assolutamente che la faccia Giacomino! Finchè non la farà lui, saremo sempre punto e daccapo! Lei procuri di frenarsi quanto più può. Gli dica che Giacomino non c'è, ma che si farà un dovere di andarlo a trovare domani alla scuola per parlargli seriamente.... Ecco, gli dica così e basta!
ROSARIA.
Ma come farò a frenarmi? come farò?
LANDOLINA.
Fermezza! pazienza! Lei ne ha tanta! Dia ascolto a me. — Voi andate ad aprire, Filomena. — Io mi ritiro, qua, col suo permesso....
Indica l'uscio laterale a destra.
ROSARIA.
Sì, sì.... Può girare e andar da Giacomino, in camera sua.
LANDOLINA.
Sta bene.
A Filomena.
Andate, andate....