Pataffio - Tesoretto

Part 7

Chapter 73,743 wordsPublic domain

=Ricordossi ec.= allora si mise egli in punto di farsi render conto di tutto da capo a fondo. Ridolf. Così si dice =averci messo il mosto e l'acquerello= per averci perduto tutto; essendo il mosto il primo sugo, e l'acquerello l'ultimo della vinaccia, estratto da lei a forza d'acqua.

Il tempo si comincia a rabbuffare; Ed ha un pelo al cui detto struffaldo: La cubattola non racciabattare.

=Il tempo ec.= minaccia tempesta; detto metaforicamente di uno, che comincia a far temere della sua collera. Molto più in là va il Salvini, e spiega che comincia a crescer la barba.

=Ha un pelo:= usasi =pigliar pelo= in significato d'adombrarsi e insospettirsi. =Detto struffaldo:= tale da potersi dire uno =struffolo=, cioè un ispido mazzo di paglia o di capecchio. Vuol dire che l'avea preso un diabolico umore il più tristo e bisbetico.

=Cubattola:= stromento da caccia tessuto di verghe. =Racciabattare:= rattoppare. Non ti fidare in sì torbido tempo a metter pezze, e ordir nuove trappole,

In cottardita sta, perch'egli è baldo; E havvi meno a far, che 'n paradiso Non ha San Marcellino, e Santo Baldo.

=Cottardita:= veste di carattere, conceduta già da' Sovrani a persone di rango o di merito. Encicl. e Du Fresn. Quindi =stare in cottardita= è mettersi in aria autentica per farsela valere. =Baldo:= baldanzoso.

=Havvi meno a far=; eppure non è cosa per lui lo spiegar quest'aria. Non si sa poi l'origine del proverbio per rapporto a Baldo e Marcellino. Forse potrebbe alludere alla supposta storia d'aver S. Marcellino offerto incenso ag'idoli.

E chi paura avesse del mal viso, Non vadi a San Giovanni sciobrigato; Nè guardi 'l pel nell'uovo troppo fiso.

=S. Giovanni:= festa con fiera in Firenze, ove concorreano tutti i bravi della Toscana. =Sciobrigato:= senza brighe, senz'affari. Chi teme un brutto ceffo com'ha costui, e non ha affari per quella fiera, non vi vada; perchè dovendovi star ozioso, se la farebbe colle persone, e incontrerebbe mostacci da farlo tremar di spavento. =Son passato ancor io da S. Giovanni=; è un detto Fiorentino per far capire di non aver paura. Paoli.

=Nè guardi ec.= nè la consideri troppo per la minuta, faccia occhio grosso, affinchè non abbia a procacciarsi affanni.

I stambernicchi! e' nel vaglio ha pisciato; E 'l diavol no 'l baciò avale in bocca: Bench'e' sia scalterito e' fu arcato.

=I stambernicchi:= pensa il Ridolfi esser voce enfatica, come =cappita! oh la gran cosa=! Dante Inf. 32. disse parimente =Tabernicch= per cosa grande e smisurata ; essendo =Tabernicch= un altissimo monte della Dalmazia. =Nel vaglio ec.= ha perduto invano il tempo e la fatica.

=E 'l diavol ec.= col diavolo non se la potè tenere; il diavolo ne sa più di lui, e lo cuccò. Quindi a =bocca baciata=, di buon accordo. =Avale:= poco fa.

=Scalterito:= benchè egli fosse astuto e scaltrito, fu colto all'arco. =Arcato:= preso con inganno.

È sopra il cane, e presta ha la bicocca: A veder par l'Abbate da Pacciano; E per darli alla spalla se ne scocca:

=È sopra il cane:= ha avuto de' brutti cani alla vita: cioè gli sono state addosso persone da non uscirsene coll'ossa sane. Metafora tolta da' cani che gli sbirri lascian dietro a coloro, cui vogliono arrestare. =Bicocca:= castelluccio di rifugio. E la sua astutezza gli trovò sempre una sicura ritirata. Rid.

=Par l'Abbate ec.= sta con una cera di pasqua, e par che non sian fatti suoi. Il Salvini ci fa sapere che quest'=Abbate da Pacciano= sottoscrisse il Concilio Fiorentino; notizia poco interessante per l'intelligenza di Ser Brunetto.

=Darli alla spalla:= ma per quanto se gli stringano alle spalle persone di vaglia, ei =se ne scocca=, cioè se ne libera con tal disinvoltura, che più spedito non si scioglierebbe strale da arco scoccato.

E pur chiccheri ciaccheri ciciano. E 'l majo è frasca a fidarsi in ghiandaja; Ma 'n gola gli pisciò, com'a friano.

=Chiccheri ec.= parole per se stesse insignificanti, usate per esprimer l'inconcludenti chiacchiere di taluno. Eppur sembra che non sappia accozzar due parole, nè altro sia il suo parlare ch'un perpetuo =chicchi bichicchi=.

=Majo:= ramo fronzuto, ch'i contadini Toscani innalberano il primo di maggio avanti le case delle loro innamorate, cantando canzoni coll'intercalare: =Bene venga maggio, ben venuto maggio=. Vuol dire che siccome cotesto ramo sarebbe =(frasca)= sciocco se si lusingasse che l'astute ghiandaje si fidasser di lui come di vero albero, così sciocco è chi si fida d'un più astuto di se.

=Ma 'n gola ec.= lo minchionò nella più solenne maniera. =Friano:= gergo allusivo in qualche modo alla famosa =Frine=, meretrice d'Atene.

Le natiche, e 'l lecchetto, e la corlaja, E la versiera, e 'l diavol saccolone. E che diascane? dice la massaja.

=Lecchetto:= è propriamente una picciola colonnetta o palo, che serve per meta; ma qui è uno sporco gergo Toscano.

=Versiera ec.= cioè mise in opera i già detti mezzi bricconi, =e il diavolo e la versiera=; colle quali ultime parole intendesi comprender le molte altre baronate, che nominar non si vogliono.

=Che diascane:= al sentir tante bricconate riprende sorpresa la =(massaja)= serva: E che diascane, che è mai cotesto? =Diascane= si dice da chi ha scrupolo di dir =diavolo=, a cui equivale.

Comanda a Monterappoli il lancione; E stringo 'n su le secche in Barberia: E 'l picchinaccio mi colse al cantone;

=Monterappoli:= castello 18. miglia lontan da Firenze, famoso per l'uve celebrate dal Redi. =Lancione:= famiglio di corte; detto dal portare una specie di lancia. Veramente, ripiglia il Poeta, si può far d'ogni erba fascio; non essendovi più giustizia.

=Stringo ec.= ed io lo provo che trovo mille intoppi nel più bel de' miei affari; che tale appunto è il significato di =stringere o restar sulle secche di Barberia=.

=Picchinaccio:= in vece di =piccinaccio=, dicesi d'uomo di bassa statura ma furbo e facinoroso. Oggi: =Piccino, ma tutto pepe=. =Al cantone:= al voltar d'un canto, come fa chi apposta taluno. Rid.

Ed aspetta il fagiuolo in druderia, Ed alla fossa ciaschedun si peli: Il guidalesco ha marcio in giulleria.

=Aspetta ec.= attende il minchione al passo. =E io rimanga in asso un bel fagiuolo=. Buon. Tanc. =In druderia:= alle tresche e a' bagordi.

=Alla fossa ec.= e sta aspettando chi venga a lasciarvi il pelo; tolto dall'uso di ripulire e pelar gli uccisi animali ad una fossa d'acqua corrente. Rid.

=Guidalesco:= lesione fatta sul dosso delle bestie dal lungo portar la soma. =Giulleria:= scurrilità. È sì vecchio fralle tresche scurrili, che v'ha fatto il callo.

Dà dà, che non l'accerti; che pur beli? La gatta in sacco abbia Nalda massiccia, La cerbola novella, ed i micheli;

=Dà dà:= risposta al sozzo invito di quel fetido =picchinaccio=. Fa pur tutti i tuoi sforzi, che con me =non l'accerti=, non ti vìen fatto il colpo; tu la sbagli con me. =Che pur beli:= che concludi a far il bambin piangente? Io non mi muovo.

=La gatta ec.= io voglio vedermi il fatto mio; tal sia di Nalda se lasciasi da te ingarbugliare. =Vender la gatta nel sacco= è aggirare alcuno senza dargli tempo di vedersi i fatti suoi.

=La cerbola novella:= la cervetta. Salv. Nuova espressione ch'accresce forza al proverbio della =gatta in sacco=, e che suppone il Ridolfi indicare altra tresca ingannevole. =I micheli:= forse dal Franc. =michè=, beffato; nè lungi sarebbe dall'interpretazion del Ridolfi, il quale pensa corrispondere a =bernardi=, di cui in Cola di Rienzo: =Chi gli toccava la coda, e chi i bernardi=.

E asso in cul a Ghita, e molta ciccia. E se tu l'hai per mal, sì te ne scigni; E 'l diavol tentennino al bujo arriccia.

=Asso:= detto copertamente sotto figura, come direbbesi un fusto un cero. =Ghita:= accorciativo di Margherita.

=Se tu ec.= se tal mia ritenutezza dispiaceti, e tu crepa. Proverbio derivato forse dall'uso di slacciarsi la veste per men sentire un dolore; E s'usa ad esprimer quel non curarsi ch'alcuno s'abbia a mal d'una cosa.

=Diavol tentennino:= diavol tentatore; da =tentennare=, agitare, commuovere. =Arriccia:= arricciare è rizzar irto il pelo, come gatto stizzito. Lo so ch'una furia divien quel diavolo ch'hai sempre a lato, invisibil =(al bujo)= ministro del tuo furore.

L'anima vienti a gola, e più non ghigni, E non remoli cica d'impazzare; E gl'incruscati tozzi son ferigni.

=L'anima ec.= lo so che poco ci vuole, e l'anima spinta dalla fame da te se ne vola; e che perciò vorresti incappare un qualche merlotto per mangiare alle sue spalle. =Più non ghigni:= la stessa fame t'ha fatto dimenticare il solito riso.

=Non remoli cica:= e punto dalla tua rabbia canina non sei molto lontano dall'andar in pazzia.

=Tozzi:= duri avanzi di pane. =Incruscati:= carichi di grossa crusca. =Ferigni:= impastati di più sottil cruschello. I tozzi del più nero pane ti sembran belli e buoni; cioè a tutto attaccheresti i denti, tutto ti parrebbe un zucchero.

Più presto se', che non è al cacare La mogliera di zaffo zaffardoso: Le calze ho poste a leggere imparare.

=Più presto se' ec.= la fame ti fa essere assai sollecito, vorresti subito avermi nella rete. Modo basso allusivo alla fretta, con cui si corre, quando le bisogne non ammetton punto di dilazione.

=Zaffo zaffardoso:= tappo lordo; vil gergo di stronzo, di cui è moglie la natica. Salv.

=Calze:= per calzoni. Io per me non ti posso troppo aiutare, perchè ho impegnati fino i calzoni. =Mandar a imparare a leggere= è frequentatissimo dalla plebe per mandar a pegno; forse derivato, dice il Ridolfi, dal polizzino che se ne ha, su cui consolarsi leggendo.

Tu non riguardi mai raso nè toso, Ma sempre a mosca cieca mugiolando; E fassi allo 'nfornare il pan goloso.

=Non riguardi ec.= tu non sai far distinzione tra persona e persona, ti meni alla disperata addosso ad ognuno. =Raso= è più che =toso=.

=A mosca cieca:= operi sempre alla cieca, non badi se è o non è boccone da farti pro. =Mosca cieca= giuoco fanciullesco, detto dal bendarsi gli occhi di uno. =Mugiolando:= come cane affamato, che freme tra' denti.

=Fassi ec.= come l'odor del pane infornato eccita l'appetito, così stuzzica la tua avida gola ogni occasion che ti capita!; e subito ti ci lanci.

E' vanno a saccomanno pedovando: E chi ha li gattoni è uccellato. Un frusino! deh vienlo mazzicando.

=E' vanno ec.= volgesi a parlar per le generali di cotesti puzzolenti mezzani, e dice che comm'assassini di strada s'avventano a tutti. =Pedovando:= pedovare è scorrer saccheggiando a piedi, come =cavalcare= è scorrervi a cavallo.

=Gattoni:= malore che carica l'articolazione delle mascelle, e rende l'uomo inetto alle consuete operazioni. =È uccellato:= è burlato. E chi non è piucchè spedito a salvarsi in cotesto assassinio, ci resta com'un messere.

=Frusino:= crede il Ridolfi esser lo stesso che =fruscolo=, bastone. Oh un buon randello per rompergli =(mazzicando)= l'ossa!

E chi è nella malta non trottato, L'asino fatto par del pentolajo; E respice non ha il frugolato.

=Malta:= quel fango che depositò l'acqua torbida ristagnata; oggi =memma=. Onde =affogar nella memma= non sapere uscir d'un intrigo. Quanto a proposito il Salvini! =Lat. maltha=, et nota, =materia quadam durissima ex calce viva, come dice Plinio; onde smalto=.

=Non trottato:= non esperto; traslato da' cavalli, che si dicon =trottati=, quand'ebbero scuola di cavallerizza. Rid.

=L'asino ec.= chi non sa l'arte di disbrigarsi da un imbarazzo, resterà al laccio dì questi mezzani; e quanti son gli usci tante saran le donne che lo peleranno. =Far come l'asino del pentolajo= è fermarsi a cicalare ad ogni uscio, com'il pentolajo per vendere ferma il suo asino ad ogni porta.

=Respice:= cioè res; secondo lo stil furbesco, ch'aggiunge alla vera voce sillabe inutili per ricoprirla. =Non averne respice= è non aver più niente d'alcuna cosa. Salv. =Frugolato:= frequentativo di frugato, tentato. Rid. E chi è preso di mira dagl'importuni assalti di costoro, vede il fondo d'ogni suo avere.

E tutto in somma della lingua l'hajo; E ben si sanno le sue maccatelle; E par pur ch'abbia cacato l'acciajo.

=In somma ec.= l'ho tutto sulla punta della lingua; un poco che venga stuzzicato, so che debbo dire.

=Maccatelle:= que' peccati, che da chi li commise s'hanno per non saputi. Quindi =scoprir le maccatelle=.

=E par ec.= tolto da chi ha fatta la cura dell'acciajo. Come dicesse: Ben si sa qual sordido commercio ha fatto d'umana carne cotesto mezzano; eppure è sì affamato come se uscito fosse fresco fresco dalla cura dell'acciajo.

Che Dio non disse! Egli ha pur zaccherelle: E tutto è del papavero cotesto: La forza pasce 'l prato, e tonda l'erbe.

=Che non disse:= quante scuse quel mezzan maledetto non trovò egli per iscolparsi d'aver altrui impoverito! Disse che quegli avea mille =(zaccherelle)= taccoli; e questi furon che gli asciugaron la borsa.

=Del papavero ec.= e che tutto era effetto della sua pigrizia, e del suo letargo nel maneggio de proprj affari. = La forza ec.= ci vuol industria e fatica per cavar frutto dal suo terreno; nè bisogna dormire come fa egli. Questo verso o è scorretto, o contiene una gran licenza di rima.

A bocca secca sta, ch'è un bisesto; E si prostende a barba spimacciata; Per non stuccar di cammellin mi vesto.

=A bocca secca:= sta a denti asciutti, fa le fette magre; ma non è cosa nuova, che possa a me darsene colpa: =è un bisesto=, son già quattro anni.

=Si prostende ec.= modo esprimente un'agiata poltroneria. =So che tu stavi a barba spimacciata=. Sacch. 106.

=Cammellin:= oggi =ciambellotto=, saja di pel di cammello per far vesti da mezza stagione. Per non annojare con sì lungo discorso, muto abito.

E grossa e mazzocchiuta e sfolgorata, Ghibellin marcio, e coglion di sambuco: E qui non mi ripigli la brigata.

=Mazzocchiuta:= che finisce in grosso, come terminasse in pannocchia. =E 'l baston grave e mazzocchiuto e grosso=. Morg. 26. 73. Qui pure parla d'una mazza, che ci vorrebbe a usi tal Ghibellino. =Sfolgorata:= magnifica.

Perchè 'l cervello a galla mi conduco Ad ogni piè sospinto con baggiane; E come favilesche poi traluco.

=Cervello a galla:= perchè i fumi mi vanno al capo, e mi salta il cervello sopra la berretta; come suol dirsi d'un che va in collera.

=Ad ogni piè sospinto:= avverbialmente, e vale spessissimo. =Baggiane:= parole lusinghevoli per condur taluno al proprio volere.

=Favilesche:= per faville. Con tutta la dolcezza di mie parole prendo poi subito fuoco, se trovo ostacolo a' miei voleri.

Carne di lupo, la zanna del cane: E' staberla susine con ganasce; Un cardelletto egli è, ch'appicca zane.

=Carne ec.= con chi è carne di lupo, cioè con chi è tristo e maligno bisogna usar zanna di cane; cioè bisogna mostrar i denti, e non farsela fare. Similmente: =Chi ha il lupo per compare, porti il can sotto il mantello=.

=Staberla:= l'intende il Ridolfi per =mastica, stritola=; e la crede una caricata espressione nata nella stessa enfasi del parlare. =Susine:= è molto comune a questo frutto l'esser agro e maligno. Vuol dir che costui a piena gargozza pascesi di malignità.

=Un cardelletto:= egli è uno spiritello inquieto. =Appicca zane:= ti spaccia per reo di cose, delle quali sei affatto innocente. Lo stesso =appiccar sonagli=.

Ed arbor sotterrato non ha grasce: Cianciafruscole sono a dare il gaggio, Perch'a cul erto del mondo si pasce.

=Arbor ec.= finchè sta sotto terra non se ne trae =(grasce)= alcun frutto; così costui mentre mormora di nascosto, non merita che disprezzo.

=Cianciafruscole:= composto di =ciancia e fruscola=. Son ciarle inutili, nemmen meritan la spesa che vi si badi. =Gaggio:= ricompensa, mercede; onde =ingaggiare=.

=Perchè ec.= perchè è una bestia del campo; perchè campa in questo mondo colla faccia sul terreno e il culo all'aria all'uso delle bestie.

Più che sabato santo tu se' maggio, E vienti il capogirlo per trincare: Ed ha più tempo, che non ha scheraggio.

=Più che ec.= tu sei più lungo =(maggio)= del sabato santo, che non finisce mai a chi aspetta la pasqua; quando cominci una canzone non la finisci mai più. Sembra risposta di uno, che lo riprendi del troppo andar in lungo col suo mordace discorso.

=Capogirlo:= capogiro, effetto d'esaltazion di vapori dallo stomaco alla testa. =Trincare:= bere smoderatamente. Il soverchio vino è quello che ti fa passar pel capo coteste torbide fantasie.

=Ed ha ec.= le magagne di colui son cose vecchie più della vecchia chiesa di S. Pietro Scheraggio; nè è più da farne tanti schiamazzi come tu fai. Cotesta chiesa è antichissima in Firenze, così nominata da un vicino scolatojo d'acque e di lordure della città.

La finattola pigli a strugolare Con una fava bugia: vuo' tu nulla? Ed alle Smirne è ito per corbare.

=Finattola:= crede il Ridolfi esser diminutivo di fine. Io credo esser l'ultima posatura d'un fluido da qualche tempo stagnante. =Strugolare:= forse da =truogolo=, vaso del beverone de' porci; perciò =strugolare= per rimestare, intorbidare.

=Fava:= figur. per alterigia stolta. =Chi domin è costui, ch'ha sì gran fava?= Sold. 5. Bugia: bucata, vuota. =E' debba avere un poco il cervel bugio=. Morg. 15. 43. Con una vana prosopopeja troppo vai tu rimestando un fango già vecchio e posato.

=Alle Smirne:= il Ridolfi crede esser lo stesso che =andato in Calicut, in Og Magog=, cioè in brutti e lontani paesi. =Corbare:= gracchiar come corvo. Ora vedi dove è andato a sbattere per attaccar una briga; è andato lontan mille miglia, s'è attaccato a cose vecchie e rancide.

Le corna ha la giraffa, e 'l cul le trulla; Per befania smascellai di risa, Perchè la trentavecchia parve ciulla;

=Le corna:= que' guidaleschi che son sulla schiena delle bestie da cavalcare (come son le giraffe) invecchiate sotto il pestio del lor cavaliere. Può intendersi di donna già logora e consumata. =Trulla:= non fa altro che spetezzare pel rilassamento de' fianchi.

=Befania:= il giorno dell'Epifania. Similmente il Berni d'una vecchia squarquoia: =Il dì di befania Vo porla per befana alla finestra=. Allude all'opinion de' Toscani fanciulli, i quali credon che la notte dell'Epifania giri la befana per le strade e per le case.

=Trentavecchia:= spauracchio de' ragazzi, come la befana; ch'appunto suol dirsi d'una vecchia brutta e scontrafatta. =Ciulla:= fanciulla.

E per la vena pazza s'è ancisa. Addio ser Ugo, che la paglia è data; A cesta fu per ribobol divisa.

=Per la vena ec.= per quel suo ramo di pazzia di voler far la bella e la giovine s'è rovinata, s'è ammazzata.

=Ser Ugo:= presso il Davanzati così: =Ugo Latimero, che dicemmo predicator di riboboli=. Scism. 77. =La paglia è data:= è finito per te, hai perduto in questa vecchia il più bel soggetto de' tuoi riboboli.

=A cesta ec.= paglia, cioè materia di riboboli ve ne fu da potersene dare a piene ceste; ma ora è finita.

Adesa in letto, e sta raggruzzolata: Che l'arco, com'a' ceci, la sparnacci, Che m'ha furata mezza la curata.

=Raggruzzolata:= raggruppata al genial caldo del suo covacciolo.

=Arco:= usato per bastoncello corto e curvo. =Sparnacci:= da =sparnicciare:= Lat. =excutere=. Com'il coreggiato fa saltar i ceci per l'aja, così un buon randello faccia guizzar costei pel letto.

E' stanno come capre, e coltellacci; Non va dal gozzo 'n giù la sorba lazza; E 'l cavriol pon porri, stu avacci.

=E' stanno:= cioè la detta Adesa, e altra persona ch'avea a far con costei. =Come capre ec.= son in discordia, si posson tanto vedere, quanto le capre posson vedere i coltellacci, da cui sono scannate.

=Lazza:= aspra immatura. Si son dati scambievolmente certi bocconi da non potersi inghiottire, sebben si faccia forza e si finga.

=Cavriol:= animale velocissimo. =Pon porri:= balocca com'un perditempo. =Stu avacci:= se tu sei destro in approfittarti dell'occasione. Vuol dire che chi sa con costei trar profitto di lor discordie, farà restar com'un balocco ogni più lesto rivale.

Non ha ramo nè razza chi biscazza; E or ben piove nell'orto del Prete: La gatta fagna talora stramazza.

=Non ha ec.= al contrario rimarrà un troncone =chi biscazza=; cioè chi sta cogli oziosi ne' ridotti di giuoco, lasciando passar il momento di sì propizia fortuna. =Non aver nè ramo nè razza= è non aver discendenza, esser com'uno scioperato vagabondo che non si sa chi si sia.

=Or ben piove ec.= ora il vento spira propizio. Que' tanti mortorj che fan pianger le case, fanno ingrassar il prete; il qual si rifà, come orto alle frequenti piogge. Quindi il proverbio. Rid.

=Fagna:= l'astuta gatta per voler far la morta, talvolta poi tombola davvero; così chi fa il minchione, restaci talora minchionato veramente.

Quot vis, & ego dabo tibi, pete: Disse fratelmo, e poi non me l'attenne; Perch'i' son nella falta con gran sete.

=Fratelmo:= mio fratello.

=Perch'i' ec.= perlochè io mi trovo in angustie, molto asciutto e consumato, non avendomi mantenuta la parola. =Falta:= mancanza d'averi, necessità.

Con le tanaglie di Cerracchio venne, E de' zoccoli trasse le bullette: Nè piuma mai rimessi, nè penne.

=Cerracchio:= crede il Salvini che sia da cerre, ch'in furbesco val mani. Il Ridolfi pensa esser lo stesso che =tenaglie di Nicodemo=, cioè attrezzo o preparativo di gran forza. Quindi dicesi: =Ci vorrebber le tenaglie di Nicodemo=. Il senso è qui che costui venne ben risoluto e ben preparato.

=Bullette:= chiodetti di largo cappello. Suol dirsi: =Ei s'attaccò fino a' chiodi=, cioè spogliò affatto la casa.

=Nè piuma ec.= non mi rifeci mai più; sempre miserabile mi son restato.

Ma quello Dio che morte ricevette, Gl'Ipocriti sconfonda, e i traditori E li bugiardi falsi in parolette.

E a me dia grazia, ch'io passi i furori Per peggio non sentir, che nuove tresche. Ed il Caca da Reggio è de' Priori;

=Il Caca:= famoso assassino, quasi altro Caco. Salv. Privo il Ridolfi di tanta erudizione dice che questo verso vuol deridere le millantarie d'un vile, che di se spacciasse gran cose; e andasse, come suol dirsi, =facendo il Potta da Modena=. Tasson. Secch. 1. 12. =I Priori= erano sei eletti dell'arti che vigilavano al buon governo della città di Firenze. Quest'uffizio fu stabilito nel 1282. Ne segue che Brunetto scrisse il Pataffio in età molto avanzata.

Ma lodo Cristo, che non furon pesche.

=Ma lodo ec.= contuttociò sia lodato Dio, perchè potea peggio avvenire. Allude alla volgar novella d'un Comune, che consultando sul regalo da farsi al nuovo Potestà; chi opinò per le pera, chi per le pesche, e chi pe' fichi. Prevalse il partito degli ultimi, e con tal presente si spedirono i Deputati. Nell'atto d'aprirsi le ceste e porgersi al Potestà, i fichi eran già marci. S'ordinò ch'i preziosi frutti si tirassero in faccia a' Deputati medesimi. Costoro considerando il rischio di tornarsene col volto fracassato: =Fortuna=, dicean consolandosi del minor male, =fortuna che non furon pesche=.

CAPITOLO SETTIMO.

Più non soffiar, che ti convien più bella; E 'n su la bica non saltar sì tosto, Che non se' come l'asino di sella.

=Soffiar:= sbuffar per la stizza. Finiscila una volta col tuo rabbioso sbuffare; peggio ti toccherà.

=Su la bica:= saltar sulla bica vale montar in collera. =Bica= è propriamente una massa circolare di grano in paglia.