Pataffio - Tesoretto

Part 6

Chapter 63,717 wordsPublic domain

=Serpillo ec.= erbe che s'adoprano per rendere appetitose le vivande. In sostanza vuol dire: Fa quanto puoi per istuzzicarci l'appetito. Il Salvini dice che scherza sul =Ser=, titolo de' Notari.

=L'uvola ec.= l'ugola nell'appetirsi il cibo s'allunga e s'alza. Per quanto dunque tu sappia fare, mai non ti riuscì di tirarci al boccone, com'i pesci all'amo.

=Otta per vicenda:= è un modo di dire che vale ad ora ad ora. =M'abbarbaglio:= eppure me lo mostri talora in sì dilettevole aspetto alla fantasia, che par che m'allucini. =E quanto volgo più la fantasia, Più m'abbarbaglio, nè me ne correggio.= Dondi al Petr.

Cacajuola non ebbi, e meriggiai: E il letame porta l'asinello, E spesso è ricoperto per li vai.

=Cacajuola ec.= non mi mosse stimolo d'alcuna voglia, come chi è sollecitato da inquieto ventre. =Perciò meriggiai=; mi stetti com'un papa, sedendomi tranquillo all'ombra di state.

=Il letame ec.= questi due verbi proverbian la stoltezza di coloro, che si compiacciono di cose superiori al proprio stato. Rid. Niuna stolta brama giunse a strascinarmi; mentre ben so che l'asinello è destinato a portar letame, sebben per accidente sia talora rivestito di =(vai)= preziose pelli.

E dommi in testa di monte morello; La lingua va dove gli duole il dente. Che muggioli per uno scontrinello?

=Dommi ec.= dar per la testa di monte morello è star fra se medesimo fantasticando, malinconico e pensieroso. Ridolfi.

=La lingua ec.= detto proverbiale, esprimente ch'il discorso o il pensiero torna sempre ad aggirarsi su quelle cose, da cui l'animo è tocco altamente.

=Che muggioli:= com'un altro, o egli medesimo riprendesse a se stesso: A che mai cotesto lamento e piagnistero =per uno scontrinello?= per uno sciauratello? Diminutivo di =scontrino=, impertinentello che sempre insolente ti si fa incontro.

E di mala bozzina son le lente; E in galea ti mise co' suoi motti: E perch'egli ha ritidio è feghinente.

=Di mala ec.= lenticchie di cattiva cottura, perciò di cattiva qualità. Metaforicamente per gente d'iniqua razza, e da non isperarne mai bene.

=In galea ec.= mettere o vendere alcuno in galea vale raggirarlo furbescamente finchè si tragga nella frode.

=Ritidio:= crede il Ridolfi che debba leggersi =mitidio=, termine popolare significante accortezza. =Ritidio= non è però strano fralla plebe, e val minuzzolo; dicendosi per esempio: =Non ve n'è rimasto ritidio=. Il senso sarebbe lo stesso, cioè perchè ha un poco di cervello e di raggiro, =è feghinente:= è un niente di fede, un fraudolento.

Musorno fu culattier de' cimbotti, E fra più tristo ch'asino a gragnuola. A pentole portollo con rimbrotti;

=Musorno:= il babbacchione; uno che sta com'asino stolido a muso levato. =Culattier:= scherzosamente, come =culattario= per culo. =Cimbotti:= i colpi che si danno in terrà da chi casca. Il suo sedere parve fatto per le cascate; cioè ci volea un tal babbacchione per cader nelle trappole di colui.

=E sta ec.= l'asino sotto una pioggia di gragnuola sta ad orecchie calate, e sbalordito.

=A pentole:= portar uno a pentole significa portarlo a cavalcion sulle spalle colle gambe pendoloni.

E poi gli fece menar la vivuola, Pagandol poscia del lume e de' dadi; E chi gramola spesso, e chi maciuola.

=Menar la vivuola:= propriamente sonar la viola; ma il volgo si serve figuratamente di questo detto per grattarsi la rogna. Rid. Gli diede rogna a grattare, gli diede guai.

=Pagandol ec.= que' che tengon ridotto di giuoco si fan pagar l'uso de' lumi, de' dadi, o delle carte. Sovente nel riscuoter da chi ha perduto ricevono sgarbi e strapazzi; e allora con dolente ironia dicono: =E' m'ha pagato de' lumi, e de' dadi=. Ridolf.

=E chi gramola ec.= gramolare è franger con replicati colpi gli stipiti del lino; lo stesso che =maciullare=, o secondo Brunetto =maciuolare=. Par ch'accenni la parapiglia e la baruffa delle busse sonategli. Il Ridolfi l'intende di genti che mangiano.

E pevere in comino a pisciar vadi. Chi ha sparato a trescar; su' sciagura, Che fece penzol per romper le stradi.

=Pevere:= cioè pepe. =Comino:= seme d'erba di tal nome, caloroso e aromatico. Gli Alemanni l'usan col sale per appetir il bevere. Questo verso è un'imprecazione, augurando a chi è baccello un orinar pungente e mordace, come fosse un infusione di pepe e di comino.

=Chi ha sparato:= chi ha disimparato, chi non ha più cervello per sapersi condurre nè propri affari. =Trescar:= trafficare, far i fatti suoi. =E senza saper bene spesso quello ch'e' si treschino= Varch. Stor.

=Fece penzol:= suo danno =(su' sciagura)= se poi giunse alla forca, com'assassin di strada. È detto in figura per qualunque disastro non saputo prevenire.

E' s'accovacciolò di mietitura; E ha enfiata l'epa, e vanne a croscio Per fare alli dì neri squarciatura,

=S'accovacciolò:= covacciolo è il covo che si fa nel letto da chi molto vi giace, com'avviene agli ammalati. Ond'i contadini dicono =accovacciolarsi= il mettersi a letto ammalato. =Di mietitura:= i contadini usano pure denominare i tempi delle loro faccende, come =di mietitura, di battitura, di vendemmia.= Ridolfi. Nella mietitura sogliono anche mangiar meglio, e meglio bevere.

=Ha enfiata l'epa:= ha piena e gonfia la pancia. =Vanne a croscio:= va traballando, non si regge in piedi.

=Dì neri:= giorni di digiuno. =Squarciatura:= frattura. Per aver fatto straccio de' digiuni, essersi abbandonato a stravizzi.

E delle grinze, e secche fave scroscio. E non son troglio, e con pedica vivo; Con zinghinaja più volte trangoscio.

=Scroscio:= romore che si fa mangiandò il biscotto, o altra cosa secca. E per aver fatto da valoroso un menar di fave smoderato. Forse tutto questo diboscio è più sconcio di quel che mostri la lettera.

=Non son troglio:= non sono scilinguato, la dico chiara. =Con pedica ec.= Dal Lat. =pædicare=. Salv. Sì lo confesso, la mia vita è un impasto di puerili amori. Con minor connessione il Ridolfi l'intende per =pidocchieria=, estrema miseria, dal Lat. =pediculus=.

=Con zinghinaja:= e spesso poi per un lento languore mi consumo e mi struggo.

Fondato egli è su l'ariento vivo L'Abbate Gianni; or non lo stuzzicare, Ch'egli ha del lercio assai più ch'io non scrivo.

=Su l'ariento ec.= quand'uno non può contenersi e star fermo, noi diciamo: =Par ch'abbia addosso l'argento vivo=.

=L'Abbate Gianni:= ne parla anche Dante; presso il quale il =lercio= peccato è appunto l'infame vizio de' sodomiti, fra' quali annovera lo stesso Brunetto. =In somma sappi che tutti fur cherci, E litterati grandi e di gran fama, D'un medesmo peccato al mondo lerci=, Inf. 15.

In visibilio non voler entrare, Che 'l brodo non si fa per gli asinelli: Va con mitidio, e non vi bazzicare.

=In visibilio ec.= non ti curare d'andar troppo avanti, cercando ciocchè a te non conviene.

=Che 'l brodo ec.= non son cose da tutti; non te ne venga appetito. Questo proverbio vuol dire che certe cose non son per gente di dozzina e comunale.

=Va con mitidio:= cammina con giudizio, bada a quel che fai. =Non vi bazzicare:= non v'andare attorno, lascia andare.

E' sta con guazzabuglio, e con fringuelli, E delle frottole una serquettina, Scamorcioli, travicoli, e spruzzelli.

=E' sta ec.= ripiglia a dir dell'Abbate Gianni, che se la passa =in guazzabuglio=, cioè in una tresca di ragazzoni, com'un civettone in mezzo a' fringuelli, che fanno una continua chiucchiurlaja. Il Ridolfi spiega: In guazzetti, mangiando fringuelli, cioè poco.

=Serquettina:= dozzina, qui per moltitudine confusa. Segue il senso: E se ne sta in un miscuglio di ciarle, di baje, e di =scamorcioli= ec.

=Scamorcioli=; è un peggiorativo del Franc. =morceau=, tritume d'una cosa. Onde =scamorcioli= equivalerebbe al plebeo =frusticchi=, ragazzettacci. Nel senso stesso =travicoli=, quasi salterelli; e =spruzzelli=, quasi sputacchiarelli.

E 'l can suo pari non vuol in cucina. Mi ruppe 'l fuscellino, accalappiando A una trave Amata per Lavina.

=E 'l can ec.= non vuol rivali, non vuol seco alla tresca chi gli possa dar fastidio.

=Fuscellino:= rompere il fuscellino è spartir l'amicizia. =Accalappiando:= accalappiare è ingannar col laccio gli uccelletti. =Amata:= madre di Lavinia, appiccatasi per la morte di Turno promesso sposo alla figlia. Meco spartì l'amicizia, badando a farmi restar nel laccio non altrimenti che l'infelice Amata.

Lo scudelliere ha marcio, e va singando: A biotto su la paglia e' balenoe Per non aver le conche, e origliando.

=Scudelliere:= invece di =scudiere=, cortigiano. =Marcio:= termine di giuoco, e val posta doppia. Usasi figur. in buono e cattivo significato. =Bisogna dir male d'ognuno, perchè abbian paura a dirne di te, o almeno non ti si dia marcio.= Varch. Suoc. =Singando:= singhiozzando, fignolando. Rid.

=A biotto:= malamente, alla peggior maniera. =Balenoe:= in senso metaforico dicesi appunto de' cortigiani che =balenano=, cioè traballano e stan per cadere dalla grazia de' lor padroni, e perciò anche di lor fortuna.

=Non aver conche:= gergo per dire =non aver con che=, cioè non aver denari, con cui riparare a sinistri eventi. Salvin. =Origliando:= nè potendo far altro che star a orecchie tese per pigliar lume.

E Gherardo Ventraja il rincalzoe: Quel che 'n pentola bolle ben lo saccio; E per li dindi si rinfalconoe.

=Rincalzoe:= detto figur. dal rincalzar le piante; e vale lo sostenne, l'appoggiò nella disgraziata decadenza.

=Quel che ec.= proverbio che significa so come va la faccenda, so io tutto il mistero di quest'affare.

=Dindi:= denari; voce fanciullesca derivata dal suono =din din=, che fan le monete cadendo. =Si rinfalconoe:= si ringalluzzì, rialzò la cresta. Come falco a vista della preda, così egli riprese spirito a vista de' denari somministratigli.

Di ben far verso 'l gomito procaccio: Per le tre livre tonde tien carriera, E straluna, alle due essendo in braccio.

=Gomito:= sorta di misura. Proccuro di star colla misura alla mano per ben mettere in versi ciocchè ho nel cuore.

=Livre:= lire, o piastre. =Tien carriera:= sta tutto in moto, sta in ardenza per conseguire le tre piastre, che nuove =(tonde)= di zecca gli han ferita la fantasia.

=Straluna:= va col cervello in aria, pensando come farsene padrone. =Essendo in braccio:= cioè già in possesso delle due omai da se buscate. Rid.

A basta lena fa monna Imperiera; Per gli andrivieni è l'oca del Mendanno Rombosa, e sgavacchiata la somiera.

=A basta lena:= s'ajuta con tutte le forze, fa quanto le basta la lena. =Imperiera:= donna che ci pretende; detto burlescamente.

=Andrivieni:= giravolte di vie che sboccan qua e là. =L'oca ec.= allude al costume di portarsi oche in dono a' padroni de beni tenuti a livello, com'un tributo di ricognizione. Rid. Vuol dire che per tutte le strade giravano i regali di costei per cattivarsi la protezione di questo e di quello.

=Rombosa:= facendo strepito; da =rombo=. Si sente per ogni via il gracidar di quest'oche. =Sgavacchiata:= malconcia, piena di gavoccioli. =La somiera:= l'asina. E per ogni via passa l'asina tutta guidaleschi, che porta dalla villa cotesti regali.

E par percossa d'un piantamalanno; Per la ghignata mormora e cinguetta, E schifa volentieri il caldo ranno.

=Par ec.= sta in tanta costernazione cotesta =monna Imperiera=, che par le sia caduto addosso un qualche grave malanno.

=Ghignata:= riso caricato che si fa per ischerno. Una burla, una cosa da niente tutta la pone in moto.

=E schifa ec.= e previene tutt'i pericoli. =Ciascun d'ambe le parti stette saldo, Ch'ognun cerca fuggire il ranno caldo.= Malm. 9. 37.

Una gran calda io ebbi, e una stretta: E' non ha luogo in crosta l'asinello; E basta bene un pazzo per casetta.

=Gran calda:= oggi =scalmana=, accension di sangue. =Una stretta:= aver la stretta vale esser condotto a mal punto; dicendosi =il grano aver la stretta=, quando un gran caldo lo secca quasi ad un tratto.

=Non ha ec.= il pane non è fatto per gli asini; essendo =crosta= la corteccia del pane. Passai disgrazia, perchè non eran bocconi da par mio.

=Basta ec.= proverbio che significa bastar un solo a far delle stravaganze, come basta un sol pazzo a mettere in disturbo una casa.

Io fe' de' Pazzi spesso un bel castello Palancola, Sbaraglia, e Ancreone Prete col petrognano, e petrosello.

=Io fe' ec.= l'ordine è: Io feci spesso =palancola=, ch'è un castello della nobil famiglia de' Pazzi. Ma perchè =palancola o palancolato= è anche una chiusa di pali fitti in terra a guisa di siepe, perciò =far palancola= dicesi dalla plebe dello stare sdrajato per terra colle gambe in su e in giù. Questo è ciò che intende Brunetto, equivocando sul nome di quel castello e il detto della plebe. Rid.

=Sbaraglia e Ancreone:= si suppongono nomi d'altri luoghi, e da cui la plebe tolto avesse qualche simil dettato, come da Palancola; seppur non seguisse: =E fo Prete Sbaraglia ec.=

=Petrognano:= si sa solamente essere un villaggio non lungi da Firenze. Forse prendesi per qualche erba relativa a =petrosello=, di cui fosse fertile. Così =Falerno= per vino di Falerno.

Alzando i mazzi feci zibaldone Alle peggior del sacco, e rovistando Alla cavalleresca Scatuzzone.

=Alzando i mazzi=; montato in collera, alzando in tuono sdegnoso la voce. =Feci zibaldone:= feci un miscuglio di cose, dissi quanto mi veniva alla bocca.

=Alle peggior del sacco:= alla disperata. Venni alle brutte, spezzato ogni freno. =Rovistando:= gettando a gambe all'aria.

=Alla cavalleresca:= a uso di soldato in zuffa. =Cavaliere= anticamente diceasi per soldato. =Il cherico perde il privilegio chericale, se si fece bigamo o cavaliere=. Maestruz. =Scatuzzone:= secondo pensa il Ridolfi è soprannome di colui, che fu gettato sossopra.

Ed il pattume vien rammuricando: Erro, cu cu andra' tu in cuccagna Dal pero al fico sempre perperando?

=Il pattume ec.= rammuricare il pattume è raccogliere e rammucchiare la spazzatura. Suol dirsi d'un sordido: =Egli raccatterebbe fino il pattume=; quando vedesi tener conto d'ogni più vil cosa.

=Cu cu:= voce del cuculo. Cuculo che sei, la sbaglio? oppure col tener conto d'ogni cencio ti farai signore? =Cuccagna:= paese favoloso; ove fingesi copia di tutti i beni.

=Dal pero al fico:= sempre, da stagione a stagione. Rid. Oppure dal poco al meno, cioè da tutto. =Perperando:= facendo denari; da =perpero=, moneta Greca. Quindi =sperperare=, disperdere.

Del Vescovo la mula ti scalcagna. Io già son ritornato mezz'in succhio Per gire a bellegote, ed in benagna.

=Del Vescovo ec.= altro ch'andar in cuccagna; già comincia sotto di te a ciampicare la stessa mula Vescovile; già si vede la tua decadenza in povertà. Ridolf. Le mule de' Vescovi soleano essere ben pasciute; e il ciampicare in mano a costui segno era che l'orzo cominciava a mancare.

=Per gire ec.= pare un gergo che dinoti esser la sua passione tornata in sugo; preso =bellegote= per un soprannome relativo a qualche florida guancia. Ridolf.

La tigna con tignamica mi sbucchio, Sofferendo la posola, e 'l lattime; E la bagascia mia n'ha un buon mucchio.

=La tigna ec.= starsi grattando la tigna significa aver da pensare a' proprj guai. =Tignamica:= erba di grave odore. Mi tocca a soffrir doppia pena: ho tigna da grattare, e non ho ch'un'erba puzzolente per farlo.

=La posola:= striscia di sovatto, che posando sulla groppa del giumento regge lo straccale ed il basto. =Lattime:= male de' bambini lattanti. Mi tocca a far da asino per portar la soma; e da bambino per sopportare.

Non gite a genti brocole mie rime; Perchè non porterebbon la gorgiera, E farebbon di voi picciole stime.

=Brocole:= non dubito che venga dal Latino =brochus=, uomo armato di lunghe zanne prominenti a somiglianza de' porci. Perciò =genti brocole= o ha da intendersi genti materiali e grossolane, o genti mordaci e satiriche.

=Gorgiera:= armatura del collo. Non si metterebbon certo sull'armi per prender le vostre difese.

Ma gite come fa del sol la spera A mogliama miglior che concubina; E fiate a lei in su la primavera.

=Come fa ec.= vuol che vadano alla sua donna, più cara a lui che la concubina agli amanti; e vadano sul far dell'alba, e dell'alba serena di primavera, come regalo di fiori.

Come si fa di rose, della spina Faccia di voi ghirlande a catafascio: L'amico cesar abbia la più fina;

=A catafascio:= a gran fasci. Vuol che da' pungenti motti di questi versi prenda ella ampia materia da trafiggere i vizj e l'iniquità di certuni.

=L'amico cesar:= dicesi di persona consaputa, e ch'intendesi senza nominarsi, siccome =l'amico fabio=. La punta più acuta vuol che sia riserbata a punizion di costui.

Che in prigion mi vide con ambascio. Can risegato, pisciar le die bene: Far mi convien, com'il can d'Altopascio.

=Can risegato:= forse ha da dire can rinegato. Salv. =Pisciar ec.= è un'imprecazione, come suol dirsi ironicamente =Dio gli dia bene=, mentre se gli desidera male. Rid.

=Far mi ec.= dicesi di chi non potendo egli avere un bene, nemmen vuole ch'altri ne goda. =Altopascio=; più coltamente =Altopasso=, paese in Toscana.

E presso a connfitemini a podere, L'anca del babbo m'ha nuovo; e spuntato Egli è per fermo contro a suo volere.

=Presso ec.= esser sul =confitemini= è usitatissimo in senso d'esser all'estremo di qualsisia cosa; forse da' tre salmi =Confitemini= in fine del mattutino del sabato. =A podere:= a forze, a ossanza. Stando già io male in gambe ec.

=L'anca ec.= suol dirsi: =Egli ci s'è rifatta un'anca=, cioè nella tal cosa egli si è riavuto, s'è rimesso in buono stato. Stando già male in gambe, egli m'ha fatto rifar un'anca a suo dispetto. =Del babbo=; è grazia di lingua; e così taluno toccandosi le guance direbbe: =Per questa ciccia di mamma=.

E come gheppio ne son rovesciato; Quando il giuoco è compiuto, rena rena; E vammi grosso, e tutto m'ha storpiato.

=Gheppio:= uccel di Rapina, e dicesi esser =rovesciato=, quand'è battuto da' suoi pari. Lagnasi il Poeta ch'a se non altrimenti avvenisse.

=Rena rena:= detto enfatico, con cui si suol esprimere una grand'abbondanza. I contadini usan dire: =Uh! tanta roba che la beata rena=. Rid. Segue il senso: Perseguitato da quel malevolo, alla fin del giuoco mi trovai assai bene.

=Vammi grosso:= andar grosso ad uno vale esser pieno di mal umore contra di lui. Egli mi va grosso, quasi io fossi stato e non egli che ha tirato a storpiarmi, a danneggiarmi.

In gangheri tu l'hai a suo catena, Eccetera vo dir, perch'aggio fretta; Il can t'abbai e 'l lupo a mala mena:

=Suo:= invece di sua per grazia di lingua. =Lei sempre come suo sposa e moglie onorando, l'amò.= Bocc. 29. Qui Ser Brunetto ammaina le vele, e dice quel che gli vien detto.

=A mala mena:= al peggior partito. =Mena:= è lo stato delle cose. =Or va, e vedi la lor mena=. Dant. Inf. 17.

L'amata in cuffia, e la truccia in berretta.

=La truccia:= pensa il Ridolfi che sia qualche cosa di peggio che =amata=. =Trucci= si suol dire agli asini, pungolandoli. Del rimanente questo verso credesi un di que' modi da far capire che non se ne vuol più; come =sat prata bibere=.

CAPITOLO SESTO.[2]

Non è rimasa zazza di Bellondo; A pelo a pelo mi passò gli orlicci: Tombolando pur dianzi vidi 'l fondo.

=Zazza:= forse per =zazzera= secondo il Ridolfi; oppur =niente affatto=, come nel Cap. I. Non v'è restato nemmeno un capello. =Bellondo:= soprannome di persona che stesse sulla galanteria, e facesse il bello. Rid. Alla penetrazion del Salvini sembra =quasi bello-tondo=, cioè pane.

=A pelo a pelo:= giusto giusto, a misura a misura. =Orlicci:= propriamente le croste del pane; qui per similitudine l'estremità di qualunque cosa. Arrivò appena appena a farmi godere degli ultimi residui.

=Tombolando:= cascando a precipizio. =Vidi 'l fondo:= giunsi a veder il fine d'ogni poco di bene; precipitai nella miseria.

A chieder a ciuffetto ebbi capricci: In un guinzaglio cispi e zaffardosi. Gonfiai, e poi mollai di dire: o micci;

=Chieder a ciuffetto:= è chieder roba a uno che =ciuffa=, o carpisce l'altrui, tanto è lontano da dar del suo; quindi usasi per cercar cosa quasi impossibile ad ottenersi.

=Guinzaglio:= striscia di corame, con cui i cani da caccia s'attaccano pel collare. E siccome ad una stessa se n'attaccan talora più d'uno, così n'è venuto il proverbio: =Stan bene in un guinzaglio=; e si dice di persone d'un medesimo costume. Rid. =Cispi:= cisposi.=Zaffardosi:= imbrattati di qualsisia lordura. Non sai di chi più far conto; posson mettersi tutti in un mazzo, com'i =cispi e i zaffardosi=.

=Gonfiai:= s'intende per la rabbia. Tenni tenni; e poi più non potendo, lasciai andare e dissi: oh micci che siete ec.

E l'anime del nocciolo amorosi. E se tesser non può, ed ella fili: E la luna nel pozzo a' sottrattosi.

=L'anime ec.= di due strettissimi amici suol dirsi: =Son due anime in un nocciolo=. Qui per ironia, come sarebbe: Oh i bravi amici veramente!

=Se tesser ec.= modo aspro per disprezzar chi pregato e ripregato non ci vuol favorire. Rid. Giacchè non si compiaccion di farmi grazia, si stiano, io poi non li curo piucchè tanto.

=La luna ec.= mostrar la luna nel pozzo è dar ad incendere una cosa per l'altra. =Sottrattosi:= che fan professione d'ingannare. È un'imprecazione contra i falsi amici, quasi dicesse: Piaccia al cielo, che cadan sovra di loro quegl'inganni, con cui d'altri si burlano.

Donnuccia se' tornato per li pili; Animo tuo, e manico di vanga; Ben sappiam ciò, che tiene i tuo' barili.

=Donnuccia:= si dice ad uomo d'animo vile. =Se' tornato per li pili=; non t'è bastato l'andarti male una volta; e come sciocca femminuccia sei tornato pel contrappelo, per avere il resto.

=Animo tuo ec.= viva il tuo gran cuore; abbiasi un cuor sì grande, e poi si debba pure maneggiar la zappa, che fralle zappe stesse si diverrà illustre e famoso. Spiritosissima ironia.

=Ben sappiam ec.= ben ti conosco a fondo, ben so quanto pesi. Il Salvini che non è mai contento se in ogni detto non iscopre un gergo furbesco, dice =barili= valer =bardasse=.

Or lima, ed or vendemmia, ed or ti sfanga; Siri margotti fanno del baccello: E con le tube un ermellin s'infanga.

=Or lima:= adesso è il tempo che tu lavori di rapina. =Vendemmia=; che tu facci di mal acquisto buona raccolta. =Sfanga:= e che ti levi dal fango della miseria, e da' taccoli.

=Siri ec.= mentre ora badano alle baje, e non pensano a te. I ragazzi tagliando la cima del baccello inguisachè s'alzi e s'abbassi in forma di cappuccetto sull'interna fava, dicesi che =fan ser margotto=. Salv.

=Con le tube ec.= via non te ne fare scrupolo, che anche gl'innocentini cedono alla necessità; come lo stesso ermellino al suon delle trombe del cacciatore non più per salvarsi schifa il fango e l'immondezza. Rid.

Bucherattola dalle per l'anello: S'io rido, e tu fa me; non brancicare. E ricordossi il mosto, e l'acquerello.

=Bucherattola:= picciola buca. =Anello:= foro dell'ano. Dalle una cosa per un altra. Brunetto è molto amante di proverbiare con sozzi equivoci.

=S'io rido ec.= tal sia di me, s'io lo dico per burla. =Non brancicare=; tieni le mani a te.