Part 5
=Egli è ec.= pare a vederlo un Rodomonte; gran cuore e gran berrettone; e poi =non ha gina=, non val niente, non c'è un quattrin di nervo e di sostanza.
Sparagi, guaraguasto, e stranguglioni, Pilatro, marcorella, e petacciuola: Calamandrea, e bocciolon marroni.
=Sparagi, guaraguasto:= erbe che crescono in fusto. =Stranguglioni:= tumori in forma di pallotte, glandule. Ecco cosa sono in sostanza quest'uomiciattoli fecciosi, com'è costui: son fusti glandulosi.
=Pilatro ec.= quattro erbe medicinali, o purganti o frigide, che pur si stendono in fusto. =Bocciolon marroni:= castagne grosse come bocce, balloccioroni. Segue lo stesso frizzo.
Deh metti un pane in tavola Vivuola, Ch'ecco Ser Azzo, che vien per lo spazzo; E faccio tela a ventuna pajuola.
=Deh metti ec.= oh via, al diavolo siffatte bubbole, pensiamo a noi: e tu, o Vivuola, metti in tavola. =Vivuola= si crede dal Ridolfi un garzon d'oste.
=Faccio tela ec.= al mio ordito, ch'è ben largo, ci vuol trama assai; cioè alla mia fame, che non canzona, ci vuol roba in quantità. =Pajuola:= è una mano di fila per ordito della tela; la quale è =a ventuna pajuola=, quando alla sua larghezza vi vogliono ventuna di queste mani. Rid.
Non sa chi la si bevve Papi pazzo; E 'n Catalogna i buon tavolaccini; Ed al pan molle aguale è giunto 'l guazzo.
=Papi:= lo stesso che Ciapo, Jacopo. Quello scioccon di Ciapo non sa chi se l'è bevuta, chi ha ingojato il boccone.
=Catalogna:= fra' Toscani va in detto =Giustizia Catalana=, e intendesi giustizia barbara iniqua. =Tavolaccini:= donzelli del Magistrato; dal portare =il tavolaccio=, targone di legno. =Buoni= per ironia, cioè d'un empio tribunale più empj ministri; o sia ad un male s'è dato per giunta un mal peggiore.
=Al pan molle ec.= segue il senso medesimo: a un pane per se stesso molle s'è aggiunto tant'umido, che gliene sopravanza per =guazzo=. =Aguale:= ora, in questo tempo.
Non varrebbe la fava tre lupini? A bertolotto tu sai bisticciare: La schiazzamaglia non ha de' fiorini.
=Non varrebbe ec.= non è così? è tanto certo che così è, quanto è certo che le fave costan tre volte più de' lupini. Rid.
=Bisticciare:= garrir con alcuno, motteggiandolo e proverbiandolo; =a bertolotto=, col passarsela franca. Così =mangiare a bertolotto=, mangiar senza spendere. =Schiazzamaglia:= plebaglia, feccia del popolo.
Cusoffiole! deh non arrabicare; Ed ha cacciato l'aglio, e anitrisce; E le cervella diè a rimpedulare.
=Cusoffiole:= voce d'ammirazione e di sorpresa, come =capperi!= Lat. =papæ=. L'acutezza del Salvini giunge a vedervi un gergo di quel =soffiansi in cul=, che segue appresso. =Non arrabicare:= non ti prender collera.
=Ha cacciato l'aglio:= pensa il Ridolfi che significhi =è castrato=, siccome in tal senso dicesi =aver cavati i fagiuoli=, che cogli spicchi dell'aglio hanno qualche somiglianza. =E anitrisce:= eppur nitrisce contuttociò, com'infocato cavallo.
=Rimpedulare:= è propriamente rifare il pedule delle calze. Quindi aver dato il cervello a rimpedulare è un motteggio, che val non averlo presso di se, come se si fosse mandato a risarcire.
A mal in corpo co' granchi le bisce Soffiansi in cul la mattina a digiuno, Cardando, perchè teme nol ghermisce.
=A mal in corpo:= si spiega dal Varchi: =Di mal talento, e come si dice volgarmente, a male in corpo=. =Co' granchi:= quasi con due bocche, perchè tante se n'attribuiscono a quest'animale. Onde =parlar com'un granchio=, cioè andar molto avanti nel dir de' fatti altrui. =Le bisce:= i mormoratori, che sono appunto come bisce sorde e velenose. Rid.
=Soffiansi in cul:= è un modo della plebe, che significa motteggiarsi e dirsi male scambievolmente; seguendo la metafora delle bisce, di cui è proprio il sibilare.
=Cardando:= cardare è trar fuora il pelo a' panni col cardo; qui metafor. per mormorar d'un altro mentre non è presente.
Tu se' nè dura o mezza, dice ognuno; E non ha buschia, ed è una gran lappola; Non ti faria del melarancio un pruno.
=Mezza:= qui co' =zz= aspri in senso di quasi fracida. Cotesti maldicenti sai tu che dicono? Ognuno dice che se non sei tu fracida, nemmen sei acerba; che sei matura.
=Buschia:= nulla. =Lappola:= dicesi a persona che facilmente s'attacca, come fa quest'erba alle vesti. E dicon di te: Ell'è una femmina, che non ha che stracci; ma è una lappola, che s'appiccica a quanti le capitano.
=Non ti faria ec.= nemmeno è buona a niente; nè anche saprebbe dal molto cavare il poco, o come dicesi =da un lenzuolo un berrettino=.
Alle guagnespole egli è una trappola; E ben son secche, e di maggio tagliarsi: Non istare a gambon con una chiappola.
=Alle guagnespole:= specie di giuramento, come =alle guanguele=; cioè per lo S. Vangelo, antic. =Guanguelo=. =A le guanguel ch'io v'ho pur dato drento.= Fir. Bell. =Trappola:= è un furbo pieno di sotterfugi.
=Di maggio ec.= quando interrogato taluno non risponde a proposito, si suol soggiungere: =Sì sì, tagliaronsi di maggio.= Rid.
=Non istare ec.= non prender gara, non ti mettere a tu per tu con una frasca =(chiappola)= con uno scioccherello.
Egli è nuovo cintonchio a scantonarsi: E ben conosco, chi è ser Marzucco, Che fornì cerretel per rimbuscarsi.
=Cintonchio:= il Ridolfi si dà per vinto in questo terzetto, che ha per molto scorretto. Il Salvini col Vocabolario intende =cintonchio= per un'erba Lat. =centunculus=. Ella vegetando per le mura con pregiudizio di esse, potrebbe intendersi che costui è in danno della sua casa non altrimenti ch'il cintonchio. Ma =scantonarsi= è propriamente sfuggire, voltar canto, e =centunculus= è anche una ciarpa a pezze di più colori. Direi con maggior connessione, che la suddetta =chiappola= è appunta com'un composto di cento colori e di cento facce per ischermirsi; e che perciò è vano il garrir con lei.
=Cerretel:= forse diminutivo di =cerretano=, che suol dirsi a' pitocchi. =Rimbuscarsi:= rimettersi in averi. Rid. Io leggerei =rimbucarsi=; avendosi in Dante Purg. 6. un ser Marzucco, che finì frate minore. Il senso sarebbe: Quando ti dico che colui è un =cintonchio=, so quel che mi dico; perchè so ben conoscere chi è realmente buono, com'il buon Marzucco.
Ma non è fatto sera a Prato aducco, E l'occhio avrà insalato il baccelliere, Perch'e' sia frontezzuolo, e troppo ciucco.
=Non è ec.= suol dirsi per modo di minaccia: =Non è ancor sera=, cioè v'ha tempo a scontarla, ce n'avvedremo. =Prato= è occidentale a Firenze; e perciò è una grazia il dirsi ch'a Prato non sia ancor giunta la sera. =Aducco:= ancora; Lat. =adhuc=.
=Insalato:= costerà caro al baccelliere il gusto di quel ch'ha veduto; dicendosi =ella m'è stata insalata=, quand'una cosa s'è dovuta pagar bene.
=Frontezzuolo:= testa picciola. Rid. Benchè quel ch'ei fa, lo faccia perch'è un cervel di gatto, e un asinone. =Ciucco= per la rima invece di =ciuco=, asino.
Buggiano egli è vertecchio, ed è ciarpiere; Col cerbolato straluna alle due Ed orochicco, e traspalline pere.
=Buggiano:= copertamente per titolo ingiurioso; così =mandar uno al borgo a Buggiano=, mandarlo a farsi friggere. Il Ridolfi intende =vertecchio= per ingannatore; da =verta=, rivolta di rete peschereccia. =Ciarpiere:= faccendiere, che tutto acciarpa.
=Cerbolato:= forse da =cerbio=. Nelle rime del Sacchetti: =Fiorenza mia, poichè disfatte hai Le cerbiatte corna=; cioè gli Ubaldini, la cui arme eran due corna di cervo. Intenderebbesi che con uno di cotesta famiglia andasse egli =(alle due)= di notte in cerca di vaghe donne.
=Orochicco:= gomma usata dalle donne per acconciarsi i capelli; qui per le stesse ornate donne. =Traspalline:= trasparenti, come crede il Ridolfi. =Traspalline pere= sarebber gli ornamenti, che dal collo o dagli orecchi pendono delle femmine, detti così dalla lor figura di pera.
E fè fascina, e non stette infra due; In su la siepe egli ha gittato il giacchio: Tu ti raffredderai a darle 'n due.
=Fè fascina:= strinse subito il fardello, venne alle corte. =Non stette infra due:= non perdè un momento a risolvere.
=Giacchio:= è una rete rotonda da pescare. Quindi gettar il giacchio sulla siepe è far cosa non tanto inutile che dannosa; mentre vi si straccerà la rete anzichè pescarvi.
=Darle 'n due:= detto de' giocatori, in cui arbitrio sta il distribuir le carte in due o più volte. Rid. Il senso è mordace: Bada bene, che non t'avessi a pigliare un'infreddatura col tanto affaticarti.
Della scabbiosa trambasciando pacchio: Eccoti belle cetere sbadiglia, E donna Lippa ne ripose un bracchio.
=Scabbiosa:= erba aspra ed amara, già confusa colla stebe spinosa. =Trambasciando:= con ambascia. =Pacchio:= mangio; modo basso. Mangio veleno, che dicesi quand'uno si consuma di rabbia.
=Belle cetere:= sicuramente per soprannome di qualche notajo, di cui è stile empir le carte d'un mondo d'=eccetera=. Ridolf. =Sbadiglia:= il Salvini l'ha qui per indizio d'appetito venereo.
=Lippa:= per Filippa. =Bracchio:= per braccio, ch'è anche una misura; Lat. =brachium=.
D'un grosso martignon le calde tiglia! Tu m'hai posto a piuolo, e va' di nasso: Per bargagnare spesso si sbadiglia.
=Martignon:= contadinone, come crede il Ridolfi, villanone di buoni lombi. =Tiglia:= castagne grosse e allesse; oggi =tigliate=, su cui men onestamente s'equivoca in Toscana. Ardisco prender tutto il verso per un'espressione ammirativa, come =corbezzoli!=
=Posto ec.= m'hai piantato com'un asino, te ne sei scordato di me; come chi legato il giumento al piuolo, va pe' fatti suoi. Quindi =star al piuolo=, star aspettando il comodo altrui. =Va' di nasso:= vai pe' tuoi venti, dimentico de' nostri patti; da =lasciare in Nasso=, come fece Teseo ad Arianna. Vedi Paoli Mod. Tosc.
=Bargagnare:= è astutamente temporeggiare per ricavar dal trattato un vantaggio maggiore Franc. =barguigner=. Ne' capitoli di Carlo Calvo: =Fœminæ barcaniare solent.= Du Fr.
Io fui già soppediano, ed or son casso; E per lanterne vesciche tu fai, Che volentieri ti mostrerei il chiasso.
=Soppediano:= cassetta anticamente tenuta vicina al letto sotto i piedi. =Casso:= cassato, scacciato; =ho avuta l'erba cassia=. Poco io era, ma or son niente. Salvin. Il Ridolfi prendendo casso per cassa del petto, intende al contrario =migliorai di condizione=. Con lui non convengo.
=Per lanterne ec.= tu ne prendi a gabbo, dando ad intendere una cosa per l'altra. Oggi =vender lucciole per lanterne=.
=Chiasso:= via stretta, delle quali abbondava Firenze; e in cui abitan per lo più persone o donne di mal affare.
Madre del diavolo, io la scapigliai: Piscia marina colpa col leccone; E oggi molto vi si dice assai.
=Piscia marina:= acqua in abbondanza; e s'usa, dice il Ridolfi, dalla plebe quando piove dirottamente. È un peccato il dar vino adacquato e pisciatello a chi ama il buon mangiare =(leccone)= e meglio bevere: e un peccato era l'indugiare a saziar le mie brame.
E nell'orciuolo egli ha il calabrone, Ed è una rivela, e pur tranquilla; E quante corna, Siri, e va carpone.
=Nell'orciuolo ec.= aver il calabron nell'orciuolo dicesi d'uno che mormora fra' denti per non farsi ben intendere, =pare un moscon nel fiasco=.
=Rivela:= Il Ridolfi l'ha in significato d'uomo sciocco. L'intenderei per inquietatore dal Franc. =reveil=, svegliatojo. =Tranquilla:= tiene a bada, dà trastullo.
=Quante ec.= allude al giuoco de' fanciulli, in cui uno siede, l'altro gli pone la faccia in grembo, sulla cui schiena sale il terzo a cavallo alzando le dita perchè quel l'indovini, e dicendo: =Biccicalla, calla calla, Quante corna ha la cavalla? Biccicù cu cu, Quante corna c'en quassù?= Ed il senso è qui: Ora sta a cavallo, or va sotto; ha degli alti e bassi, ma non si smarrisce.
Pur a cotai folate mi ritrilla, Poi viddi Annuccio smemora busarli; La serpe è mescolata con l'anguilla.
=Folate:= in certe occorrenze, che sopraggiungono all'impensata come folate di vento. =Mi ritrilla:= mi fa risentire; benchè freddo mi fia, pure mi fa ribollire il sangue nelle vene.
=Busarli:= bucarli, ficcarcela. =La serpe ec.= prov. il furbo s'è dato a farsela co' semplici.
Pur pissi pissi passera mi ciarli; E con ciloma sempre frottolando, La picchierella gli venne per darli.
=Pissi pissi:= quello strepito di voci, che fan molte passere insieme unite. Onde =fare un pissi pissi=, un passerajo un bisbiglio.
=Ciloma:= diceria inutile. =Frottolando:= tirando giù una lunga cicalata o tantafera; da =frotta=, affluenza o scivolata di parole, che saltan di palo in frasca.
=Picchierella:= dar la picchierella in modo basso è battere, dar buffe; qui figuratamente per venir tentando, far che =tocchi il ticchio=.
Indugio: è un de' nostri rinculando; E' canterella: non farà gonnella, Perchè gli casca il mannarese stando.
=Non farà gonnella:= non ne ricaverà niente, non potrà vantarne per suo trionfo le vinte spoglie. Così d'una belva caduta in mano de' cacciatori suol dirsi: =Le fecer la pelle=.
=Mannarese:= è uno stromento da tagliare, quale il pennato con cresta a guisa di mannaja. Parla in figura di uno che sia tutto ardore per gli assalti amorosi, ma poca valenzìa abbia per trionfarvi.
È ninna ninnarella, che m'appella; Pur non lo sgomentar, che 'ntrista agli occhi; Tracanna e pur adagio la cappella.
=Ninna ec.= oggi =ninna nanna=, cantilena per addormentare i bambini. Sembrami che voglia dire: Ho capito chi è; è quel ninna nanna, quel =dammene un che te ne caschi due=; come suol dirsi d'un melenso ed inetto. Poichè =ninnarsela= è star lì senza concludere.
=Cappella:= rendita del beneficio. Egli se la va bevendo pian piano, e così sciorina l'entrate della sua cappellania.
Le giraffe, i giumenti, e i cavalocchi, Il mangiapelo, ed il cencro li venne; Aperte son le papice agli sciocchi.
=Giraffe ec.= son cinque animali diversi, figurativi del mal umore saltato in capo a costui. Così suol dirsi gli =venne l'assillo, gli montò il moscherino=. Pare che gli sia entrato in corpo tutto l'inferno.
=Le papice:= le palpebre, a dir del Salvini; equivalente a quel d'oggi; =I mucini hanno aperti gli occhi=.
Della mal'uggia il cappel di cotenne Anche gli ho tratto, benchè sia in bellezza; E Lioferne il seppe, che 'l sostenne.
=Mal'uggia:= mal talento. =Il cappel di cotenne= in giocoso gergo è il capo. Gli ho sgombrata la testa dal frenetico umore, gli ho tratto il ruzzo dal capo.
=Lioferne:= lo sa Oloferne che lo provò sotto la man di Giuditta, come si faccia a levar il zurlo di testa ad uno.
E 'l becco a mugner non è gran durezza, E già non arcimento per la strozza: La gatta tanto alla pappa s'avezza
=E 'l becco ec.= si dice ad esprimer la difficoltà d'un'impresa. =Quando giunsono a quello di Casalecchio in sul Reno, trovarono il becco più duro a mugnere=. M. Vill. Brunetto dice al contrario ch'il levar la frenesia di testa a colui, non gli par sì difficile impresa.
=Non arcimento per la strozza:= e in fede mia che non mentisco; so quel che mi dico. Oggi =mentir per la gola=, dir menzogne sfacciate.
Che l'è cotta la bocca, e la gargozza.
CAPITOLO QUINTO
Nel ver quest'è pur nuova cerbonea A vedermi ingrossata la fagiana: E mona pinca alberga la manea;
=Cerbonea:= oggi =cerboneca=, vino guasto e corrotto. Oh! questo sì ch'è un caso strano; ci mancava appunto quest'altro malanno.
=La fagiana:= i Medici direbber =lo scroto=. Mirabile è la franchezza di tante espressioni, con cui il Poeta qui passeggia nel lubrico, non mai cadendo in una sfacciata sozzura.
=Pinca:= specie di cetriuolo, la cui figura porge qui una nuova espressione relativa a =fagiana=. =La manea:= cioè la mano, dice il Ridolfi; e corrisponde alla già detta ingrossatura.
E non oso ferir per la chintana. Facimol venga lor, perchè son trugli; Ma 'n foglia; e l'acqua corre alla borrana.
=Chintana:= è quell'anello a cui mirano i giostratori, e a cui drizzano i loro colpi. Qui in senso figurato e più improprio che presso il Boccaccio: =Ella provar volle, come sapessono nella chintana ferire=. Lab.
=Facimol:= fascino, fattucchieria. =Trugli:= il Salvini lo deriva da =trogli=, balbuzienti; e il Ridolfi da =trullare=, spetezzare. Il Francese =trauler= vale non istar mai fermo. =C'est un garçon qui ne fait que trauler=. Potrebbe appunto lagnarsi dell'indocilità di certi garzoncelli, cagion del suo male.
=Ma 'n foglia:= crederei che significasse son però freschi e rigogliosi, come florida pianta. =L'acqua ec.= e perciò il pendio della natura ne porta ad essi. Era il principio d'una canzonetta usata tra' balli dalle villanelle, e ne fa menzione il Boccaccio, dicendo di M. Belcolore: =Sapeva sonare il ciembalo, e cantare; L'acqua corre alla borrana. 82=.
Le 'mbandigion fur solo i rimasugli; Ma e' potrebbe a tredici ir le paffe: Menando il restio e' cozzar co' cespugli,
=Le 'mbadigion ec.= ne toccarono i soli avanzi, essendosi altri colti i primi e miglior bocconi dell'amate delizie.
=A tredici:= assolutamente detto s'intende del mese. =Ir le paffe:= suppone il Ridolfi che significhi scorrer grasso, cioè aversene copia e delizia, come dicesi =paffuto=, quasi di molte paffe. Quindi =star paffuto=, star negli agi e nelle delizie.
=Menando ec.= volendo essi far i restii all'altrui voglie a guisa di cavalli indocili. =Cozzar ec.= l'ebbero a fare con chi ne potea più di loro, e dovettero portar la soma. Comunemente =cozzar co' muricciuoli=.
Ciriege capponate son da gnaffe: Ma son maggior maraviglia i baleni; Perchè l'ha minacciato delle staffe.
=Capponate:= che per la pienezza del sugo stanno a bocca aperta, come se fosser castrate. =Son da gnaffe:= son di tal piacere da far esclamare: =Gnaffe!= Parla in gergo, forse di talun bene in carne e naticuto.
=I baleni:= indizj o lampi di cosa che ha da succedere. Rid. Con più astrusa interpretazione il Salvini: =L'Iride figliuola di Taumante, cioè dello stupore=. Ma Brunetto usando balenare in significato di tentennare, i baleni sarebber certi movimenti voluttuosi da lasciarsi a' canti carnascialeschi.
=Minacciato ec.= come dicesse: Perlochè è venuto a minacciarlo di farlo =tirare alla staffa=, cioè farlo servire al suo piacere o voglia o non voglia. Il Ridolfi intende staffe per prigione.
E patrignomo fu un segaveni, Cuginomo, Signormo, e l'oca Gianni Lor peverada son per nuove meni.
=Patrignomo:= mio patrigno, l'affisso =mo= per =mio= era in uso presso gli antichi. =Segaveni:= uno che tiranneggia altrui per ingordigia d'interesse; =sanguisuga=. Il Salvini spiega =chirurgo=.
=Peverada:= propriamente è brodo, così detto dal pepe, con cui si condiva. =Essere una stessa peverada= vuol dire esser tuttuno con talaltro, esser d'un brodo stesso. =Meni:= probabilmente per =mene=, intrighi, maneggi; onde =star nelle mene=.
E valicati sono i semplici anni; E non mel succio al certo delle dita Per le susine crepole ch'affanni.
=Valicati ec.= non son più qui tempi, non se ne trova più, di quella buona gente di prima.
=Non mel succio ec.= non me lo cavo dall'unghie; cioè non è un arcigogolo di mia fantasia, ma pur troppo è vero.
=Per le susine ec.= e tu lo provi in que' bocconi amari, che ti tocca a inghiottire. Il Ridolfi crede che susine =crepole= sian lo stesso che =bozzacchi=, cioè susine intisichite e non mature; così =terra crepoli= per terra selvatica.
E sirocchiama pare sbalordita; Nipotimi con ziemi stanno baggi, Perch'hanno la minestra lor condita.
=Baggi:= stan come tanti baccelloni o baggei, perchè non han più a che pensare. Il Salvini lo trae da =fave baggiane=, che sono assai grosse, e fanno nel Regno di Napoli; Lat. =fabæ bajanæ.=
=La minestra ec.= hanno acconciate le cose loro. Oggi dicesi =accomodarsi l'uova nel paniere=.
Ed io stommi perchè non son maggi, Perchè mi dilettai senza diletto, A secco gracidando con dannaggi.
=Stommi:= non mi muovo, non son per farne risentimento; poichè non per questo son eglino di me =(maggi)= maggiori, perchè per mia disgrazia =mi dilettai ec.=
=A secco:= senz'aver bevuto. =Gracidando:= parlando com'un briaco. =Tu farnetichi a santà, e ansani a secco=. Laber. Segue a dire che per sua sventura provava i danni de' diletti senz'averli goduti; come chi senz'aver bevuto è briaco.
A suon di cornamusa ebbi 'l gambetto, E alle gote spesso gliel percossi; E gamba di cicala, e culo stretto.
=A suon ec.= lo stesso che far cornamusa, cioè inzampognare alcuno, minchionarlo. =Ebbi 'l gambetto:= fui escluso dalla combriccola con solenne minchionatura; mi toccò a star da fuori, ti, dov'altri si solazzavano.
=Alle gote ec.= far che voglia dire: Ce lo rinfacciai più volte, ce lo gettai più volte sul viso.
=E gamba ec.= ebbi il malanno per tutti i versi; e come direbbesi, =il coltello non tagliava, e il pane era duro=. Il verso, dice il Ridolfi, è proverbiale, e più disonesto di quel che convenga parlarne.
Bioccolo scalterito e arcidossi! E la tristizia fitta è troppo arcigna; E 'l fico malandrin paragonossi.
=Bioccolo:= la plebe usa dire: =Egli è un bioccolo=, cioè un tristo, un briccone; da =levare i bioccoli=, che dicesi figuratamente per rubare. Rid. =Scalterito:= scaltrito, astuto. =Arcidossi:= cornuti. È in tuono d'epifonema: O birbi e cornuti che sono!
=La tristizia:= l'iniquità in essi =(fitta)= incarnata è tanto nera e maligna, che ne fa orridi e arcigni i lor medesimi volti.
=Fico:= persona lacera ne' panni a guisa di fico. Salv. Quello straccion furfante vi fu anch'egli a far le sue prove; =paragonossi=.
Da Cigoli de' corbi avesti pigna: Verso mercoledì la cieca lasca Rimira a squarciasacco la matrigna.
=Cigoli:= Castello tra Firenze e Pisa nelle vicinanze di Sanminiato, nelle cui pianure svernano molti corvi. =Pigna:= perchè non pochi pini sono ne' contorni di Cigoli. Il Salvini intende =pigna di corbi=, cioè quantità di corvi. Il sentimento dipende da qualche allusione a noi ignota.
=Verso mercoledì:= dicesi volgarmente che si =guarda verso mercoledì=, quando non si sta attento ad una cosa, ma si vaga coll'occhio. =Lasca:= pesce d'acqua dolce; qui per soprannome, come per soprannome il Grazzini fu detto =il Lasca=. Rid.
=A squarciasacco:= oggi a =stracciasacco=, e vale guardar con dispetto, e con faccia brusca. Questa terzina di passaggio, dipendente da un principio ignoto, si sottrae alla nostra intelligenza.
Meglio è pincione in man che tordo in frasca, Ch'a strangolarsi è ire a ripentaglio: Il ghioro con la gru l'occhio ti pasca.
=Pincione:= fringuello. È un proverbio che significa esser meglio il poco sicuro, ch'il molto dubbioso ed incerto.
=Strangolasi:= fare sforzo colla gola per trarne più gagliarda la voce. Segue il senso: Meglio è contentarsi del poco; perchè il troppo volere è cimentarsi a qualche pericolo.
=Ghioro:= forse è scorrezione di =ghiozzo=, pesciolino messo dal Berni fragli squisiti, ma goffi. M. Daubenton osserva, che questo pesce avido della carne pescasi in gran quantità gettandosi nell'acqua una testa di cavallo o di bove. Si sa al contrario l'accortezza delle gru, fralle quali una rinunzia al proprio riposo per vegliare alla sicurezza comune. Perciò il senso: Ti sia d'esempio il ghiozzo, che perdesi per troppo bramare; e la gru, che vive sicura col non tutto volere.
Metti serpillo, sermollin, seraglio, L'uvola in su non ci recasti mai; E otta per vicenda m'abbarbaglio.