Part 3
Tu hai lasciato quel desco imbastito Per ciccia coderina in gozzoviglia: Del manico se' troppo riuscito.
=Desco imbastito:= tavola imbandita. =Ciccia coderina:= la carne della coda stimata da' ghiotti pel miglior boccone. Hai rinunziato a una buona tavola per rosicchiarti una coda co' tuoi compagnoni. Hai lasciato il più per tenerti al meno.
=Del manico ec.= si dice ad uno che scappa in un'azione non corrispondente all'idea, ch'aveasi del suo carattere.
Il cacastecchi e lagrima e bisbiglia; E quest'è più che stajo su la chierma: Egli è da Sciobbio, benchè s'arrubiglia.
=Il cacastecchi:= lo stitico, lo spilorcio. =Quest'Ilario mi riesce fra mano una pillacchera e un cacastecchi=. Commed. D'Ambra.
=Più che stajo:= quand'uno dopo una serie di spropositi cade in qualche bestialità più madornale, si dice: =Oh questo ha colmato lo stajo=. Forse =chierma= per =chierca=, capo. Come dicesse: Adesso ha sul capo uno stajo piucchè colmo.
=È da Sciobbio:= usa la plebe Fiorentina per ispiegarsi copertamente trar de' concetti da' nomi di alcuni luoghi. =Così egli è da Levante= per dire che leva via quel d'altri. Non altrimenti =è da Sciobbio=, che ha relazione e =scialbo=, pallido. Ridolf.
=S'arrubiglia:= s'arrossisce. Il Boccaccio in lingua furbesca disse =empiere il fiasco di vin rosso=.
Ella borbotta allo stecchetto ferma; E sbonzola doman, ch'è berlingaccio. Deh fistol venga a' rigattieri in ferma.
=Allo stecchetto ferma:= stando a stecchetto. Stare a stecchetto è mangiar magramente, fare a miccino.
=E sbonzola:= e mangia poi a crepapancia dimani, che è =(berlingaccio)= giovedì grasso.
=Terma:= contrada di Firenze, così detta dalle terme che diconsi esservi state anticamente. Par che se la prenda co' rigattieri, perchè comprando da costei, le dan campo di vendersi tutto per far carnovale.
Io l'ho zombato com'un tovolaccio; E zufolaigli dreto e zinghinaja, E delle cacatesse in sul bustaccio.
=L'ho zombato:= l'ho battuto a più non posso, come si farebbe a un tavolone, che non si risente.
=Zufolaigli dreto:= gli fischiai, gli dissi appresso cento male parole; gli dissi esser come la =zinghinaja=, ch'è quella lenta indisposizione, per cui non si è nè sano nè malato; e come le =cacatesse=, cioè le male femmine, che struggono e consumano.
Pur domine mercè, Martin dall'aja, Nè più mar nè più terra, e posa ciolo? È mai sì, che no 'l farebbe naja.
=Nè più mar ec.= questo verso vuol esprimer l'inquietudine di uno, cui paja che gli manchi sempre il terren sotto i piedi. Come dicesse: Cosa è mai? Forse non vi sarà più nè mar nè terra, e cascherà il =(ciolo)= cielo? Ma sì davvero, che niuno il farebbe quel che tu fai.
Egli è diman post dì berlingacciuolo; E voi vi dite il ver Madonna Uliva, Chi non ha rocca s'impegni il figliuolo.
=Berlingacciuolo:= il giovedì che precede t giovedì grasso: oggi =berlingaccino=.
Tu sei una covata assai cattiva; La ritruopica non ti troverebbe. A gambe alzate il vidi che tortiva;
=Una covata:= una nidata, cioè una cattiva razza. Del Greco: =Mali corvi malum ovum=.
=La ritruopica:= l'idropica, qui presa per la versiera, che è un diavolo ideale.
=Tortiva:= in lingua furbesca vale evacuava il corpo; dall'azion di premere. Columella: =Vinum tortivum=, vino spremuto.
E la cavalla non men porterebbe, Egli il volle grancire, ed uncicollo; Dell'asciuga berrette e' mi darebbe.
=Porterebbe:= s'usa questo verbo per =aver nel ventre.= Onde potrebbe intendersi, che costui tanto evacuava, quanto ne potea esser nel ventre d'una cavalla.
=Grancire ed uncicare=; aggrappar colle granfie, come farebbesi cogli uncini.
=Asciuga-berrette:= ladro. Mi darebbe del ladro. Oggi pure: =Egli è stato rasciugato da' birri=; è stato preso.
Se piove a Palavanghi, e Davarcollo, Io potrei ben avale appiccar brevi; E chi non si spergiura fiacca il collo.
=Avale:= ora, adesso; voce antica. =Appiccar brevi:= appender voti. =Breve= è propriamente quel sacro amuleto, che portano al collo i bambini.
=E chi non ec.= proverbio equivalente a quell'altro: =Chi dice il vero è impiccato=.
Nespola barattiera per le nevi Rivela, sbusa, rabbuffa, cernecchia; E pure i lecchettini mi dicevi.
=Nespola:= chiama questa barattiera una nespola in tempo di neve, cioè cattivissima, una pessima truffarella: perchè le nespole nell'inverno molto avanzato sono acide, e di sapore disgustosissimo.
=Sbusa:= munge, carpisce gli altrui denari. =Rabbuffa:= imbroglia, avviluppa. =Cernecchia:= sbroglia, sviluppa. Usa mille raggiri per cavarne il suo conto.
=I lecchettini ec.= eppur mi vendevi paroluzze melate.
Sempre tu fai di mercatante orecchia; Per barbagrazia il disse, e non fe zitto: Mona Bertina, cala giù la secchia.
=Per barbagrazia:= per una grazia singolare, per non dir peggio.
=Mona ec.= questo verso, dice il Ridolfi, vuol esprimere il parlar melato della persona, di cui si tratta; volendo come dare un saggio delle leccate grazie, ch'avea sulla bocca.
Alle mulina degli Argenti ritto Io vo, già capitato a mal tenore: A scudo, ed a capel vi fu' confitto.
=Argenti:= famiglia nobile e antica di Firenze, di cui Dante e il Boccaccio.
=A scudo ed a capel:= appuntino. Vi fui colto appunto, com'era stato ideato.
Tu se' della porrata imbrattatore: Marzocco avrà la tossa coccolina; Per gramanzìa è grande ingannatore.
=Porrata:= vivanda fatta di porri. =Imbrattar la porrata= vale sconcertar gli altrui disegni.
=Marzocco:= lione di pietra che sta per insegna avanti il palazzo vecchio di Firenze: val quanto stolido. =Tossa coccolina:= catarro grave da stare a capo nudo allo scoperto. Scherza sul detto lione, che così sta: e intendesi d'uno ch'abbia in capo cattive idee.
Fonne fallo di questa man porcina, Che non mi fece ancor motto nè totto; Mi hai pur cinque; è merda in pezzolina.
=Fonne fallo:= questa mia mano è ben disgraziata nel giuoco; non è buona ad altro che a far fallo. =Motto ec.= nè tanto nè quanto.
=Mi hai pur cinque:= par ch'accenni il giuoco della mora, in cui fallandogli spesso la mano, il compagno gli ha già cinque.
=Merda in pezzolina:= termine di disprezzo di qualunque sia a cosa.
Se tu gli affusolasti un mal rimbrotto, E' par dalle convalle lembo e bretta: Facciamo a bombajarda tutti in frotto.
=Gli affusolasti:= gli scaricasti addosso, gli facesti un bel rabbuffo per farlo rimanere svergognato.
=Par dalle convalle:= si sta com'un balocco, un uomo di grossa pasta. Così: =Egli è dalle vallade=, alludendosi alle vallade di Bergamo, donde si fingono i zanni delle commedie. Ridolf.
=Lembo e bretta:= Dante usò =lembo= per lo più cupo fondo della valle. =Bretto= significa sterile. Onde il senso sarà: Ei si sta com'un balocco, e un balocco de' più torzoni e senza sugo.
=Bombajarda:= giuoco di fanciulli, che corrono a prendersi un coll'altro; oggi =bomba=.
Egli ha fatta la fica alla cassetta In ghermugio, in civeo; e delle cionti Affibbia, bocca vecchia e giulivetta.
=La fica alla cassetta:= far le fiche alla cassetta è approfittarsi de' denari avuti da altri in consegna. Potrebbe qui Brunetto giocar d'equivoco poco onesto.
=Ghermugio:= da ghermire, come =gherminella=, giuoco di mano. =Civeo:= può essere da =inciveare=, mettere in =civea=, che è una specie di cesta. Ridolf.
=Delle cionti affibbia:= accocca, fiocca randellate; Lat. =contus=, bastone. =Rosel tu toccherai di molte cionte=. Burchiel.
=Bocca:= chi sa che non abbia a leggersi =a bocca=, seguitando l'equivoco d'aver =fatta la fica alla cassetta=, e corrispondendo a quel che segue: =In questa porta ec.=
In questa porta Cavaliere apponti: O Gianni, che vai tu pur rimberciando? Egli è un capessonchio dalle Fonti.
=Rimberciando:= rattoppando, racconciando come si fa a' panni laceri.
=Un capessonchio=; un duro capassone, e villano; essendo =le Fonti= un luogo della campagna di Firenze.
Bilocco e' par sempre vada corbando Al basiasco; e ito colà entro, Egli è sbusato, e vaffi infrancescando.
=Corbando:= andando com'un corvo, che gira o gracchia intorno alla carne.
=Basiasco:= il Ridolfi l'ha per nome di luogo particolare, oggi incognito; da cui però si tragga qualche concetto scherzoso.
=È sbusato:= rimane scusso di forze. =Infrancescando:= imbrogliandosi nella sui confusione.
Che rileva ponzar quand'e' v'è dentro? E non è ognindì pon là pon là? E 'l Belzebubbe è frugato nel centro.
=Ponzar:= fare sforzo affin d'intromettere o d'espellere una cosa.
=Frugato:= frugare è tasteggiare con un randello o altro qualche luogo segreto ed oscuro, qual appunto sarebbe il =centro= di uno.
Arri al somiero, ed al caval giò là; Le gasdie maritate a' bigolloni Scuteggia, ed a Capalbio sempre va.
=Arri ec.= queste voci son tolte dall'uso de' contadini, che le dicono agli animali per istimolarli al corso. =Va il caval per giò; Per andà va il bo, e l'asino per arri=. Sacchi, Rim.
=Gasdie a' bigolloni:= bigollone uomo grossolano; perciò =gasdia= sarà denominazion di femmina, che faccia buona coppia con tali uomini. Ridolf.
=Scuteggia:= verbo ora ignoto, ma probabilmente frequentativo di =scuotere=. Ridolf.
=Capalbio:= luogo delle maremme di Toscana; quasi =caput alvei=. Ma qual sarà la sua allusione?
Voi siete di guaime due melloni: Egli è un miccingogo, e piglia 'l grillo; E sempre n'ha pisciato maceroni.
=Di guaime due melloni:= modo frizzante; due sciocchi in sommo grado. =Baccei di guaime= disse il Burchiello.
=Miccingogo:= uomo grande e grosso com'un miccio, goffo di fattezze, e di pochissima attitudine; oggi =maccianghero=.
=Piglia 'l grillo:= alza sopracciglio. Qui però par che equivalga a quel di Plauto: =Supercilium salit=; che diceasi di uno, che fosse giunto a farsi solleticare da qualche dolce speranza.
=N'ha pisciato maceroni:= n'è stato sempre ardente e bramoso; Lat. =amore macerari=. Il macerone è un'erba aromatica.
Ed il purlente sempremai titrillo; E' avviluppa, e scardina la tigna, Perch'è un tristo al fuoco, ed ha l'assillo.
=Purlente:= forse quasi =prudente=, cioè che prude, che dà prurito. =Titrillo=; quasi titillo, solletico. Salvin.
=Scardina:= scardassa. =Scardassar la tigna= dicesi per malmenare alcuno, farne straccio.
=Tristo al fuoco:= volgarmente =un dormi al fuoco=, che fa vista di dormire per furberia; =fa la gatta di Masino=.
=Ha l'assillo:= smania punto dalla sua passione. =Assillo= è un animaletto alato, che punge aspramente.
La prugnola trangugio, ch'è arcigna. Deh cacciate le passere ti sieno: E' non ha una bogia, e sempre ghigna.
=La prugnola ec.= mi tocca ad inghiottire un aspro e cattivo boccone; proverb.
=Le passere:= cacciar le passere s'intende tener lontani i molesti e gravi pensieri.
=Non ha una bogia:= è sano com'un pesce, non v'ha in lui vestigio di rogna o d'altro malore.
Risciacquale il bucato almeno almeno; Non ha per certo di che Dio lo 'mpicchi; Per questa barba tu farai di meno.
=Risciacquale il bucato:= falle una lavata di testa, una sonora strapazzata.
=Non ha certo ec.= nemmeno ha tanti quattrini che bastino a comprare una fune per impiccarsi. =Restim volo emere qui me faciam pensilem=, dice in Plauto quel Calidoro, che non avea come pagare le sospirate notti.
=Per questa barba:= tocca la barba in atto di giurare; Lat. =Si vir sum.= Mentre non hai quattrini, ti giuro che passerai vedove e meste le notti.
Di ferro in ferro, ed è tra vinchio e vinchi; E' casca, e tiensi al palo e a guascherie: Tu se' incerrato che non ti sviticchi?
=Di ferro ec.= egli è alle strette, non sa come uscirsene.
=Guascherie:= congettura il Ridolfi, che possano essere arnesi di legno, a cui appigliarsi, come =gualchiere=. Potrebbesi anche trarne la derivazione da =guaraguasco=, sorta di pianta.
=Se' incerrato:= gli antichi usavano =incerrare= per commettere insieme sì strettamente, che fosse impossibile il separarsene. Sei in sì stretto impegno da non riuscirti di disbrogliartene? Ridolf.
Gatta tien'a parete, e druderie: La mostra tu ne fai di bucherello: Lodata sia la campana del die.
=Gatta ec.= scherza alludendo a' gatti in fregola. Gatti si chiaman quelli che son molto tristi ed accorti. Ne' tuoi amori l'hai da fare con chi sa ben pelare i merlotti. =Parete= per casa l'usò nel Tesoretto.
=La campana ec.= la campana dell'alba, quando i gatti finiscono il lor fregolio.
Farà di gazzafistol mocon bello: Bozzacchio parve il manico, e spulezza: E' gli vuol rasi, lì inerti centello.
=Farà ec.= di questo verso tante son le varie lezioni, che vano è cercare che cosa abbia detto e inteso M. Brunetto. Chi legge =farà=, chi =tara=, e chi =darà=. Chi =mocone=, e chi =macone=.
=Bozzacchio:= il bastone parve =bozzacchiuto=, cioè corto ma grosso; che perciò si facea ben sentire: e =spulezza=, cioè caccia la polvere, come intende il Salvini. Del resto: =Spulezzare, volar via come la pula al vento=. Davanz. Post.
=Gli vuol rasi:= vuole i bicchieri ben pieni e colmi; mettivi un altro poco di vino. Forse metaforizza sulle bastonate, e dice che gliene dia in buona misura.
Grignaccola pericol sempre lezza; Sciorina al centopel, ti pasca l'occhio La pazza al pozzo menando la pezza;
=Grignaccola=; forse =frignaccola= da =frigna=, natura della donna. =Cento pel:= l'ano.
=La pazza ec.= è da credersi che non v'abbia se non la superficiale significazione d'un bisticcio, simile a quel d'oggi: =Al pozzo di Messer Pazzin de' Pazzi v'era una pazza che lavava pezze=.
In mo' d'archetti, e' non è morto Bocchio.
=In mo' d'archetti:= è una maniera di rispondere con qualche amarezza, quando non si vuol rendere adeguata risposta. Interrogati: =In che modo fareste voi?= Duramente rispondesi: =In mo' d'archetti=.
CAPITOLO TERZO
Ell'è brignacca, bacalar cignato: Disse colui ch'ebbe la moglie morta. E questo fatto è fatto, ed è spacciato.
=Ell'è brignacca:= secondo il Ridolfi è modo di dire, come sarebbe: =Cappita! l'è una piccola bagattella, l'è una salignacca=.
=Bacalar cignato:= baccelliere coronato, laureato. Dicesi anche per ironia, com'il Berni d'un gigante: =E fra se dice: sì gran bacalare Un piede e mezzo bisogna scortare.= Orl. 2. 60. Onde seguiterebbe il senso: L'è una fava, l'è una cosa da nulla!
Levai la quaglia, e 'l tozzo la ne porta; E 'l Ghiucciole dall'aja no 'l farebbe: Sentenzia bornia fu assai bistorta.
='L tozzo la ne porta:= invece di guadagnarci ci ho perduto; come avviene al cacciatore, quando non sol gli fugge la preda, ma gli porta via l'esca. Prov. =Andar per la decima e lasciarvi il sacco=.
=No 'l farebbe ec.= nemmen messer Ghiucciole sarebbe stato tanto babbano e tanto gnocco. =Dall'aja:= suol dirsi a' più goffi villani; come =Cecco dall'aja=.
=Bornia:= cieca. Risoluzione presa alla cieca non riesce che alla malora. =Se tu e gli altri che le gatte in sacco andate comperando, spesse volte rimanete ingannati, niuno maravigliar se ne dee.= Bocc. Lab. 264.
E la camicia il cul non toccherebbe: Doh! ch'egli è un cotale uti nè puti; Un male schiaffo, e una ceffata ebbe.
=La camicia ec.= modo basso, che dicesi d'uno il quale esulta per contentezza. =Ella rimase facendo sì gran galloria, che non le toccava il cul la camicia.= Bocc. 32.
=Uti nè puti:= ah! sì ch'egli è un baccellone, nè carne nè pesce; e perciò gli fu sonata. =Male:= per malo.
Rozza petarda, lapi, nuti, e ciuti: In india pastinaca m'impinzai; Non son minciolfi, perchè sien zembuti.
=Rozza petarda:= cavallaccia che spetezza. Dicesi a talun per disprezzo come =carogna=. Segue il disprezzo in =lapi, nuti, e ciuti=, che son termini di niun senso, messi per dinotare lo sciocco parlare della persona di cui si tratta. Ridolf.
=India pastinaca:= paese ideale come la =cuccagna=, che fingesi d'un grasso sbardellato. =M'impinzai:= m'empiei a crepapancia. Vuol dire: Io intanto me ne sto in guazzetto. Così il Bartoli: =Intanto Cecco all'ombra d'un ontano Se la grogiola allegro a pancia piena; E parmi giusto il prete di Pacciano.=
=Minciolfi:= furbesco travestimento di =minchioni=. =Zembuti:= da =zembo=, che dice il Ridolfi suonar =gobbo= in alcune parti d'Italia. Non ti credere d'averla a fare con mammalucchi, benchè tu li vegga maltagliati e scontrafatti.
Al tuo pasqual servigio il culattai, Ruscella; deh fa 'l tomo schiavonesco; Sicchè noi siam da Bientina begnai.
=Il culattai:= s'usava in Firenze da' più anziani del negozio condur sulla piazza il giovine, che andava la prima volta alla bottega o al banco, e acculattarlo sopra un marmo; come se ciò fosse un iniziarlo al servizio della bottega. Ridolf. =Pasqual:= solenne, total servizio.
=Ruscella:= soprannome di persona allor cognita. Confessa poi il Ridolfi non saper indovinare qual gergo si nasconda in questi due versi. Similmente ne' Cant. Carnasc. 34. =Il tombol schiavonesco e faticoso, Donne sì ben facciamo, Che senz'alcun riposo Tre volte e quattro già fatto l'abbiamo.=
=Bientina:= lago tral Lucchese e il Fiorentino. =Begnai:= forse =bagnai=, al dir del Ridolfi, per =bagnati=.
E co' calzar del piombo sta in cagnesco; E mi venne un cicato per lo teri: Fatti un cristeo di foglie di pesco.
=Co' calzar ec.= con lenta gravità, con guardinga sostenutezza. =Sta in cagnesco:= sta burbero, fa il muso torto.
=Un cicato ec.= un cieco per la limosina; gergo antico. =Teri:= oggi il =tarì= è moneta Napolitana, già detta =terì=. Il Salvini che va sempre alle radiche di primissima origine, dubita sia =teri= per tergo.
=Foglie di pesco:= bisogna ch'esse siano solutive, com'in sommo grado lo sono i fiori del pesco. Ridolf. Se questa poi fu la limosina, fu molto squisita.
Ed in gazzurro stanno i ciabattieri; Bàccito ti darà bombar, Ciampugio: Dello smallato fanno i ciabattieri;
=Gazzurro:= zurro, allegria, galloria. Onde =gazzarra=, festoso sparo di mortaretti.
=Bàccito=; crede il Ridolfi che sia un composto, come =màmmata= per mamma tua, così =Bàccito= per Baccio tuo.
=Ciampugio:= Ciapo di Puccio, o Giacopuccio. Sta tu pure allegramente, o Giacopuccio; che Baccio tuo ti darà del buon bevere. Da =bombo=, voce fanciullesca per vino.
=Smallato:= spogliato della scorza. Far dello smallato è lo stesso che =fare il dinoccolato=, fare il cascante.
A scornabecco la Ghisola, e Pugio. Non t'affannare a gerla, Misingrino; Mondagli l'orzo, ch'e' non è mattugio.
=A scornabecco:= si pongono scambievolmente in capo la corona, la corona del becco. La =Ghisola= è pur presso Dante =(Inf. 18.)= una femmina, che fe crescer gli splendori in fronte a suo marito.
=Gerla:= specie di corba per portare il pane. S'usa anche per significare una gran quantità. =Dopo aver mille imbarazzi, Porta addosso una gerla di ragazzi.= Malm. 12. 11.
=Mattugio:= denominazione d'una specie di passere, che son le più avide del cibo. Il senso è dunque: Non gli avessi tu a portare una gerla di pane: che anzi =mondagli l'orzo=, preparagli un piattin gentile; mentre non è egli un divoratore, ma ma boccuccia delicata.
Gnaffe, tu se' un nuovo Pagolino A vederti i luccianti scerpellati; Se non ti vendichi, esci baldovino.
=Pagolino:= v'è stato un cieco, detto Pagolino, e famoso in compor canzonette.
=Luccianti scerpellati:= occhi stravolti, che poco vedono. =Egli avevano quegli occhi scerpellini, sicchè e' vedevan poco o niente.= Firenz. As.
=Esci baldovino:= ti fai vedere un asinaccio. Così d'un asino l'Angiolieri: =Stando lo baldovino entro d'un' prato, Dell'erba fresca molto pasce e 'nforna.=
Non frottolar, che tu gli hai trabaldati: Quando l'asino ragghia, un Guelfo è nato: Sì dice. E gli ebbe netti, e scuccolati.
=Non frottolar:= non ci vender frottole. =Gli hai trabaldati:= li hai trafugati. Tu sei un fante lesto, e senza far mostra li hai rubati.
=Quando l'asino ec.= M. Brunetto era Guelfo, Chi qui parla in disprezzo de' Guelfi è un furbo che vuol farsi merito presso i Ghibellini, e così trar da loro denari.
=Ebbe netti ec.= ebbe i quattrini pronti e sgusciati; cioè li ebbe un sopra l'altro.
Per via s'acconcia soma a fare a fato: Egli è un cerbacone, e connofica: Coglier vuol questa tira, e scarcasciato.
=Per via s'acconcia ec.= anche operando =(a fato)= a sorte, va talvolta un affare a mettersi da se stesso in buon essere nel suo medesimo corso.
=Un cerbacone:= uno scioccone, un buon da nulla; e vien forse da =cerbonea=, vin guasto e inservibile. =Connofica:= titolo ingiurioso formato da due sinonimi del latino =cunnus=. Così nell'8. dice ad uno: =Viso di conno infermo e di marmotta=.
=Coglier ec.= vuol vincer questa gara; ed è =scarcasciato=, cioè malconcio; da =scarcassato=, rallentato com'arco non teso.
E conoscoti, il cul disse all'ortica; Andar io posso a far dell'erba a' cani, Bontà di te, che se' muccia fatica.
=Conoscoti ec.= modo basso, con cui intendiamo d'esprimere, che non c'è punto ignota la maligna qualità di taluno. Altrimenti: =Ti conosco mal'erba=.
=Far erba a' cani:= applicarsi ad un mestiere di niun profitto; perchè i cani non mangiando erba, tal fatica sarà perduta. Similmente: =Fare il lava carboni=. Addio miei negozj, in grazia tua =(bontà di te)= che sei un =(muccia fatica)= perditempo, uno scansafatica.
Ecco l'avanzo del grosso Cattani; Alle minonne perderei giucando Decimole, peteri, e ani ani.
=L'avanzo del Cattani:= s'intende quello scapito sofferto dove credeasi guadagno. Così =l'avanzo del Cazzetta=, che fecondo il Menagio bruciava gli olivi per far buona cenere.
=Alle minonne:= giocare alle minonne o =alle minonnole= è trattenersi in giuochi di niun interesse. Mi dice sì mal la sorte, che perderei anche dove non si può perdere.
=Decimole ec.= tre termini significanti quelle più miserabili bazzecole, in cui può consister la perdita di uno, che nemmen ha che perdere. Decimole: da decimo, meschino. =Peteri:= da =peto=, come crede il Ridolfi. =Ani ani:= voce delle contadine per chiamar l'anitre.
Dicervellato vienlo mazzicando; E metterai Petruccolo in Quaracchi: E' tocca bomba, e va chicchirillando.
=Dicervellato:= ch'ha perduto il senno. Con una buona mazza vienlo =(mazzicando)= a sonare il pazzo maledetto.
=Quaracchi=; villa vicina a Firenze, ove fa il peggior vino del paese. Perciò la plebe al vin cattivo grida: =Quaracchi=. Ridolf. Il senso: Lo metterai a mal partito.
=Tocca ec.= egli però corre a mettersi in sicuro; e va =(chicchirillando)= prendendosi trastullo. =Bomba= è il luogo privilegiato in quel giuoco de' fanciulli i in cui uno corre dietro agli altri che gli scherzano intorno, e poi per non esser presi scappano a toccar bomba; donde presto ripartono per divertirsi del compagno.
Per abbiata sai tu, che tanto gracchi: Un farsetto a Milano bianco io ho; Alla canna di Ciolo vo t'attacchi.
=Per abbiata:= per prova. Si vede che ne sei maestro a tue spese, dacchè tanto sfringuelli. Simile: =La lingua batte dove il dente duole=.
=Canna di Ciolo:= è nota la favola di Celo o Cielo, padre di Saturno. E il Ferrari dice che =ciolo= suona presso i Lombardi =virilitatis argumentum=. Perciò precede: =Un farsetto a Milano ec.=
Ma guarti coda del metal dondò: Egli 'l farebbe alla benifatta, Che fistol venga a chi 'n terra 'l cacò.
=Ma guarti:= ma guardati dalla =coda del metal dondò=, cioè della campana, che è una fune. Ma salvo ti sia un capestro.