Pataffio - Tesoretto

Part 2

Chapter 23,671 wordsPublic domain

=Ser:= titolo de' notari: =Mazzeo:= persona caratteristica nota in que' tempi. Nel volgar Fiorentino è usitatissimo il trar de' modi di dire dal carattere di certi soggetti noti fralla plebe. Per esempio: =Il guadagno del Tinca=. Perchè costui, dice il mio P. Paoli, vendea le frittelle allo stesso prezzo, che le comprava; contentandosi di sol leccarsene le dita. Ma di molti se n'è poi perduta memoria; e n'avrem diversi esempj nel Pataffio.

Borbotta, cionca, millanta, e contecca Contorno cuticagna, e chiappuzino Allichisato, che sempre la becca.

=Contorno cuticagna:= scherza sulle prime sillabe =co cu= per ridargli del cuccuino.

=Allichisato:= da =allichisare=, perdere il tempo invano. Questa terzina manca nel codice del Ridolfi.

Lasciam'andar giù l'acqua per lo chino: Tu gli hai di bazza, non lo smozzicare A bacchio, a micca, a gratta 'l cul Giannino.

=Hai di bazza:= gli hai fatto un colpo, che non era da sperarsi; metafora tolta dal giuoco de' trionfini. Quando la carta =non è presa nè con trionfo, nè senza, è di bazza:= Menag.

=A bacchio:= alla peggio; dal bacchiar le noci, che si fa senza discrezione. Lo stesso valgono =a micca=, e =a gratta 'l cul=.

Catellon catellon non abbajare, Che se' inciprignito, e stramazzato. Vuomi tu gherbellir? non cespicare.

=Catellon catellon:= cagnaccio che se ne va quatto quatto facendo il fatto suo. Quindi in prov. =Catellon catellone se ne va, e torna al Piovano=. Sacch. Nov. 118.

=Inciprignito:= indiavolato, con faccia arcigna com'una capra. =Stramazzato:= stralunato, fuor di se.

=Gherbellir:= ghermire, dar di mano. =Non cespicare:= non inciampare, bada a te.

Tu se' fancel marin, garzon bollato: Non tutti quei, che gridon sia sia: Egli è un bebo, e fu aggratigliato.

=Fancel:= tu sei un fanticello di marina, o di galea. =Garzon bollato:= una birbacchiola marcata dal boja, perchè tutti t'abbiano a conoscere.

=Sia sia:= come =amen amen=. Non tutti que' che dicon =domine domine ec.= e vi ci sottintende. =son buoni=. In fatti costui =è un bebo=, cioè un becco; dal belar delle pecore.

=Aggratigliato:= fu ben serrato in una carcere. Detto dalle graticole o ferrate delle prigioni.

Io non ho fior nè punto, nè calia, Minuzzol, nè scamuzzolo: sta masso, Ritenso con rimeggio, e ricadia.

=Io non ho fior ec. nè scamuzzolo:= tutti modi per significar la minima parte di qualsisia cosa. Io non ho un briciolo di cervello.

=Sta masso:= sta sodo. Onde in modo basso: =Star sodo com'un travertino=.

=Ritenso:= ritenuto; sta sulle tue =con rimeggio=, o sia =remeggio=, quasi con remi tesi, con cui si rompe il corso dell'acqua. =E ricadia:= e con ritegno. =Aver ricadia= si dice di coloro, i quali perchè apprendono, così non operano se non con ritegno.

E spalancato gli è di palo il passo; Tu m'hai ben raffilata la ghiandaja; Io non farei a parlacocco un asso.

=Spalancato ec.= dice il Ridolfi che il sentimento di questi due versi è tale, che meglio sia il tacerne che il dirne. =Palo= è anche un piccolo luogo di sbarco della spiaggia Romana.

=Io non farei ec.= son così sfortunato, che non mi riuscirebbe mai un buon colpo. =Parlacocco:= sorta di giuoco.

Or tu ti mostri delle sei migliaja; Egli è casalananna, e dice duto: Non t'affannar, ch'egli 'l vedrebbe naja.

=Ti mostri ec.= vale quanto =delle cento miglia=. Fai il balocco, come se non avessi capito. =Il Gonnella udendo la proferta s'allegrò dentro; e di fuori si mostrò delle cento miglia=. Sacch. Nov. 211.

=Casalananna:= egli non è mica un bambino. Vien forse, dice il P. Paoli, da =sa la nanna=; cantilena delle balie. =Dice duto:= sa dir Dio t'ajuti. Salvini.

=Egli 'l vedrebbe naja:= non ti pigliar pena: provar che l'è un furbo, perchè lo conoscerebbe un nanni, un cieco.

Egli è cenato, e par pur un piovuto; Più vago n'è, che la scimia de' granchi: Pappa, diluvia, e io te ne rifiuto.

=Piovuto:= cotto fracido dal vino; Lat. =madidus=.

=Più vago n'è:= intendi del vino, di cui è tanto ingordo che si cuoce come una bertuccia.

=Diluvia:= diluviare si dice d'un mangione, che divora.

Tre d'accia, e due di porro tu abbranchi; E non gli crocchia il ferro a Vincolenza: Egli è al verde con dolci arri granchi.

=Tre d'accia ec.= detto di chi avendo per le mani cose disparatissime, ne confonde una coll'altra. =Accia:= matassa di filo.

=Non gli crocchia il ferro:= detto di chi è bravo di sua persona, e non teme. =Vincolenza:= forse un paese, in cui nell'occasioni ben s'adoprasse il ferro. Ridolfi.

=Egli è al verde:= ha dato fondo a tutto il suo. =Arri:= arri là, va là; voci de' vetturali per istimolare gli asini al corso. =Granchi:= dicesi d'un avaro =ha il granchio alle mani=. =Egli è divenuto miserabile con tanto pungolar l'avarizia=.

In un barlonco andai, e pesca' lenza; Leal faina se', non far la ghega; Or va moltoso, e schifo in contenenza.

=Barlonco:= specie di barile, qui per picciolo stagno. =Pesca' lenza:= non presi niente; perchè lenza in gergo furbesco significa acqua. Ho perduto il tempo.

=Leal faina ec.= non fare il sempliciano, che sei un tristo. =Faina:= animal rapace e scaltro. =Ghega:= beccaccia, uccello innocente.

=Contenenza:= per contegno. =Della statura e contenenza dell'Imperadore=. Franc. Sacch. 18.

Egli è al cul del sacco, e là si frega; Ne' bucini non entra il falimbello; Ed in parroffia van ch'han fatto lega.

=È al cul del sacco:= è arrivato all'ultimo del mandar male la sua roba. =E là si frega:= e là si spassa a scuoter questo sacco voto.

=Bucini:= sorta di reti da pescare, larghe a principio e strette in fondo. =Falimbello:= sorta d'uccello, allusivo ad uomo vano e leggiero. Vuol dire, chi chi non è messere non c'incappa.

=In parroffia van:= vanno in brigata; da parrocchia, unione di molti. =Arcita entrò con tutta la parroffia.= Bocc.

Isceverare striscia e scartabello, Tromba da Vico; il bizzarro scamoja, E buffa all'aglio, e dagli un bucconcello,

=Isceverare:= metti pur da parte, va pur raccogliendo ogni minuzzolo, ogni pel di notizia, o =tromba da Vico=. Il Boccaccio: =Giovani di tromba marina=, susurroni, disseminatori di novelle infamanti.

=Scamoja:= fugge a gambe levate. =Buffa=: fa delle baje. =All'aglio:= giuoco de' fanciulli simile alla =cieca mosca=, oggi =becca l'aglio=, in cui il fanciullo bendato corre dietro agli altri per prenderli. Il preso si conduce in mezzo, e gli si dice: =Che sei tu venuto a fare in piazza=? Ed egli risponde: =A beccar l'aglio=. E quegli battendolo sopra una spalla, soggiunge: =O beccati cotesto=. Quindi si può intendere: =dagli un bucconcello=, cioè una percossa, forse sulla bocca.

E ne fa gran burbanza, e falamoja: Da occhi abbiam fatt'acqua, eccoci frate, E tu se' di cassetta una gran gioja.

=Ne fa gran burbanza:= e il peggio si è ch'ei se ne fa gran boria. =Salamoja:= similmente nel Malm. 8, 26. =Acciocchè i versi suoi sieno immortali Porgli fra sale e inchiostro in salamoja=.

=Da occhi abbiam fatt'acqua:= dicesi far acqua da occhi, quando non riesce di rimediare a niente.

=Cassetta:= dove si raduna la spazzatura e l'immondezza. Quindi si capisce che =gran gioja= si fosse costui; una gioja di cassetta, uno stronzo.

Là oltre elle si son raffazzonate Giubbo, tallero, e zugo tal festuco, Iscalaverna, e l'oche impastojate.

=Raffazzonate:= raffazzonarsi con uno si dice talvolta per accordarsi con lui, aprir seco corrispondenza

=Giubbo ec.= son quattro voci di disprezzo, con cui si denominano que' tali, di cui non si fa stima. Si ha =andare al giubbetto= per andare alla forca. =Zugo:= è propriamente una frittella avvolta sopra un fuscello, che per la sua forma di baccello diede luogo al modo di dire: =Rimanere un zugo=; cioè restar com'un minchione.

=Iscalaverna:= pensa il Ridolfi che possa essere un peggiorativo di =caverna=. Ma qui non potrebbe aver luogo. Dico essere un peggiorativo di =Laverna=, deità protettrice de' ladri; presa anche pel ladro stesso.

=Oche impastojate:= uomini dappoco, ch'in qualunque minimo affare si trovano intrigatissimi.

Brollo biotto egli è, brullo e caluco: Deh pecora margiolla va costinci, E cui frolle in canestro, e bruco bruco.

=Brollo e brullo:= arso; dal Franc. brulè: cioè arso e asciutto di quattrini. Così =biotto e caluco=; quasi =bigotto e caloscio=, cioè ch'è dato giù.

=Pecora margiolla:= pecora rognosa, marcia.

=Canestro:= con equivoco scherzoso è stato detto per brache. =Vede le calze sfondate al maestro, E la camicia ch'esce del canestro=. Bern. Rim. =Frolle:= che sia frollo, macero. =Bruco bruco:= mal in arnese, cui cascan gli stracci da dosso.

Tu mi fai nefa, levati da quinci: S'aggravò Screzio a gara, e schizzinoso E' favella a Ser Poltro, e fa del pinci.

=Mi fai nefa:= tu mi dai noja, va via.

=Favella a ser Poltro:= parla con chi non si muove, con un poltrone. =Fa del pinci:= fa il locco, da =pincio=. Lasc. Rim. =E qui rimase alfin pincon pincone=.

Isbucciati, e non far dello stizzoso; Egli mi porta broncio, e non ha zazza: Digrigna un micolino smanzieroso.

=Mi porta broncio:= mi porta il muso, sta meco ingrugnato. =Non ha zazza:= forse non ha niente. Presso il Boccaccio s'ha =zazzeato= per ozioso, scioperato. =Andando il Prete di fitto meriggio or qua or là zazzeato=. Nov. 72, 6.

=Digrigna:= quasi =digrugna=, cioè tempera un pocolino =(un micolino)= il muso con un tantin di riso. =Smanzieroso:= svenevole, con lezzi affettati.

Tu mi facesti bocchi, e non magazza: Di non volere stimoli s'ingegna La lima sorda vivendo di razza.

=Facesti bocchi:= tu mi facesti boccacce, piuttostochè bocca graziosa, come mi farebbe =(magazza)= la mia ragazza; Franc. =ma garce=. Salv.

=La lima sorda:= il ladro, che suol servirsi di siffatte lime. =Di razza:= di rapina, di ratto.

E' calameggia, e sta 'n gota contegna; Tra l'uscio e l'arca ciascun di lor fue: Non piaccia a Dio, che 'l buon anno ti vegna.

=Calameggia:= sta a gote gonfie come chi suona il zuffolo, non avendo altro che fare. =Sta 'n gora contegna:= significa pure sta gonfio e pettoruto, sta in gravità.

=Trall'uscio e l'arca:= fu alle strette, fu trall'incudine e il martello.

Cotesto non farebbe Cimabue, Che dipinse nell'acqua il peto grosso: Tre se ne dà Ser Guinizzo per due.

=Cimabue:= un degli antichi pittori. Ancor va in proverbio: =Non la farebbe Cimabue, che avea gli occhi fodrati di panno=.

=Dipinse il peto:= uno che si bagni e che spetezzi, col far venire le gallozzole dell'acqua a galla, fa visibile il peto. Salv.

=Tre se ne dà per due:= questo Ser Guinizzo è un notajo molto accorto ne' fatti suoi. Comunemente =aver tre pan per coppia= signifca saper trarre un notabil vantaggio da qualche affare. Ridolf.

Ben avrei voglia de' botton dell'osso: Tu se' in detta; deh pur pian barbiere Quand'egli fiede nel bacino il cosso.

=Botton dell'osso:= aliossi, dadi. Avrei voglia di giuocare; ma =tu se' in detta:= tu ti sei accordato a mettere in mezzo chi giuoca.

=Cosso:= picciol tumore che viene in faccia.

Egli t'appiccò il fiasco il ciabattiere; E pranzerebbe volentieri a squacquera; Va in tregenda il cavalier micciere.

=T'appiccò il fiasco:= pose in pubblico i fatti tuoi, le tue vergogne. Tolto dal fiasco, che si suol in Toscana appender per segno delle cantine.

=Pranzerebbe a squacquera:= mangerebbe volentieri all'altrui spese. Par che voglia dire, ch'ei sguazza quando può dir male d'alcuno.

=Tregenda:= brigata notturna, che dal volgo credesi esser di streghe o di morti. =Cavalier micciere:= cavalier che cavalca un asino, un miccio.

Curra curra dicea la dolce pacchera, Poi disse pica pica, e poi ve' tu; E alla buona guelfa e fu suzzacchera.

=Curra curra:= voce con cui si chiamano le galline. =Pacchera:= l'ho per soprannome di femmina detto per vezzo. Ridolf. Pacchera è propriamente un uccello.

=Buona Guelfa:= donna de' Guelfi, del cui partito fu Brunetto; =buona= perciò detta da lui. =Fu fuzzacchera:= le recò onta e dispiacere.

La vaga forosetta disse: or du Gotta, che dia a sta bestia felcina; Ch'io ti farò, com'io fe' dianzi al bu.

=Or du:= or dunque =Bestia felcina:= bestia cornuta, avvezza a mangiar felci.

Ben piscia Berta, ben pisciò Fiondina; E gli cornan gli orecchi, e molto gracchia: E l'ebbe appunto in su la beccatina.

=Ben piscia ec.= l'hanno indovinata, han fatto bene.

=Gli cornan gli orecchi:= gli fischian gli orecchi. Noi diciamo: =Ben mi fischiavan gli orecchi=, quando ci accorgiamo che taluno da noi lontano mormorava di noi.

=Su la beccatina:= averla sulla beccatina significa esser colpito sul più vivo.

A gran gajaldo al barlume smiracchia Al passo a Malamoco aggratigliato, Alla ruffa alla raffa, ed abbatacchia.

=A gran gajaldo:= con gran gaudio, con brio. =Smiracchia:= aguzza la vista per vedere, per ispiare quanto v'è di male.

=Passo a Malamoco:= luogo dell'Adriatico; vale passo cattivissimo. =Aggratigliato:= imprigionato.

=Alla ruffa alla raffa:= è quando strappasi un all'altro una cosa, intorno a cui son molti a pretenderci; che perciò =s'abbatacchia=, cioè si sbatte qua e là alla peggio.

Cansati bizzocon, ch'e' t'ha alloccato: Lodato sia San Pilpistro, e San Puccio; Or non sellar, ma leva lo camato.

=Bizzocon:= fatti in là zotico ignorantone: giacchè =t'ha alloccato=, t'ha allumato, t'ha adocchiato.

=San Pilpistro ec.= Santi inventati per dir nel burlesco un equivalente di =lodato Dio=.

=Non sellar:= non metter la sella, ma deponi pur anche =lo camato=, ch'è la bacchetta che s'usa da chi cavalca. È un modo d'esprimer la sorte infelice di chi credendosi di migliorare stato, peggiorò anzi dell'antica sua condizione.

Sonne fuor come Ughetto del Poltruccio: Egli ha dato del culo in sul petrone; Ben raccozzato egli è trezze e guarduccio.

=Del culo in sul petrone:= dicesi di chi è andato in rovina, è caduto in miserie, ha fatto =cedo bonis=.

=Trezze e guarduccio:= pensa il Ridolfi dover dire =quartuccio=, e che in gergo significhi =quattro=, come trezze valga =tre:= perciò che siccome tre e quattro stan bene uniti, come numeri tra lor vicini, così ben vadano insieme questi due malandati.

Facciamo a bella bargia, e a bel grillone: Zoccoli in brodo! egli è Latin Calzari, Agnardo, e Bella coscia di montone.

=Bella bargia ec.= sorta di giuochi insulsi. Giacchè oramai siamo spiantati, spassiamoci per consumar il tempo. Di costoro nel poem. intit. La compagnia di Belfiore: =Basta ch'e' sappian cantar quella rima Di giorno e notte, di mattina e sera, Fa la là, li la là, la li, la lera=.

=Zoccoli in brodo:= è un'esclamazione solita profferirsi al sopraggiunger d'una persona, di cui si parlava male. Lat. =lupus est in fabula=. Oggi: =Co' zoccoli=! per coprire un certo più sconcio intercalare.

=Agnardo e Bella coscia ec.= secondo il Ridolfi sono soprannomi plebei di due persone, che sopraggiungono insieme con Latin Calzari.

Uno sfolgoro ci ha: pazzi e denari; Egli trasogna, e sta a canna badata: Fate agl'ingoffi, che siete di pari:

=Uno sfolgoro:= un'immensa sfolgorata distanza v'è tra =pazzi e denari=; non potendo far roba se non chi ha senno. Così =spese sfolgorate=.

=Trasogna:= farnetica. Sogna quattrini chi quattrini non ha. =Sta a canna badata:= sta a bocca aperta come chi desidera, e sta a bada.

=Agl'ingoffi:= a musoni, a pugni. Vedetevela insieme, che siete spiantati e pazzi ugualmente.

Pisciaci su donna Berta arroncata.

=Pisciaci su:= dacci di naso, la cosa è fatta. Arroncata: forse grinza, da =arroncare=, sarchiare; o storta, da =ronca=.

CAPITOLO SECONDO.

Egli è sbandito il becco, e 'l magaluffo; E pillottami dentro a chicchirlera: Non traligno, e stordito non l'acciuffo.

=Magaluffo:= quasi =magaluppo=. Si dice =galuppo= ad uomo di vil canaglia e mal in arnese.

=Pillottami:= pillottare è gocciolare sull'altrui carne grasso o cera bollente. =Chicchirlera:= beffa, burla. Colle sue bajate mi fa arder di rabbia.

=Non traligno ec.= io la fo da par mio ; è per certo che non da sbalordito o da messere io l'afferro pel ciuffo.

Deh! non ne far così gran sugumera, Ch'io ho pieno il bustaccio a maccabeo: Aggaffala, ch'ell'è buona gemmiera;

=Sugumera:= è una boria caricata; oggi =sicumera=. Per amor di Dio non ne menar tanta boria.

=A maccabeo:= io ne son pieno a crepapelle, fino a non poterne più. =A macca:= in abbondanza.

=Aggaffala:= acchiappala. =Egli è pure una strana cosa, che questi poveri mariti non posson trarre un peto, che non abbian sei persone che gliene ricolgano=. Firenz. Luc. =Gemmiera:= per gemma.

Io non starò più punto al batasteo; Non ne farei un tomo in su la paglia: Tu t'hai a dar pacin, fa voto a Deo.

=Al batasteo:= in gergo secondo il Salvini per dire: Io non istarò più punto a batostare, a contrastare.

=Tomo:= capitombolo. Tanto poco me ne curo, che non farei un capitombolo sulla paglia.

=Dar pacin:= darti pace. Il Boccaccio ne derivò un nome per un suo personaggio.

Ardingo, 'l nuoto andrà ben di rigaglia, Or va di notte; e non menare il cane, Ghiotto tralinto a bilenco sparpaglia.

=Il nuoto ec.= andrà il negozio a maraviglia bene e vantaggiosamente. Si dice: =io nuoto nel grasso=. Significa poi =rigaglia= quell'utile che si ricava dalle possessioni oltre al pattuito, e di là da quel che si potea aspettare.

=Or va di notte:= si legge Esposiz. di Vang. =Notte si è detta da nuocere=. Quindi potrebbe intendersi: Or va male.

=Non menare il cane:= crederei potesse equivalere a =non menare i denti=; non menar tanto le gengive, non mangiar tanto.

=Tralinto:= ghiotto bisunto. =A bilenco:= a gambe storte e squatrasciate. =Sparpaglia:= disperge. =Chi per se raguna, per altri sparpaglia=. Sacch. N. 188.

Battisoffia, bedame, e berghinzane, Ciurmati baldamente il bugigatto: E scocossato a pian passo rimane.

=Battisoffia:= è quel batticuore cagionato da improvvisa paura: qui per uomo pauroso; come se dicesse: O poltrone vigliacco. =Bedame e berghinzane= son titoli d'ugual significato, di cui carica pure questo codardo. =Bedame:= forse bedale secondo il Ridolfi, soldato di poco conto. =Berghinzane:= da berghinella, vil femminetta.

=Ciurmati:= fatti un incantesimo al =(bugigatto)= pertugio; quasi buco di gatto.

=Scocossato:= sbattuto e ribattuto; Lat. =succussatus=. =A pian passo rimane:= pur non gli va male, cade in piè com'i gatti.

Egli è una trombetta, egli è mal gatto; Per Pentecosta rimese le penne, Diviatamente e' fia da polli imbratto.

=È trombetta:= va dappertutto predicando i fatti altrui. =È mal gatto:= è un furbo.

=Rimese le penne:= si rifece, si riebbe. =Diviatamente:= a dirittura, ben presto. Oggi nel volgar Fiorentino =diviato=.

=Imbratto:= beverone di crusca che si dà a' porci, o a' polli. Tornerà ad esser crusca da dare a' polli.

E genti senza senso dicon menne: E' mi comincia a tremare i pippioni: Non è transita l'otta, e non ci venne.

=Dicon menne:= come volesse dire: Un castrone dice castrone all'altro. =Menno:= mutilato, o sbarbato.

=Tremare i pippioni:= aver gran paura; modo basso. =Pippione:= per testicolo.

Saldi alla pettinella: scerpelloni, E volta tema, e sta accoccolato; Alzò le berze, e mostrolli i tornoni.

=Saldi alla pettinella ec.= stiam fermi al punto, teste sbalestrate e volanti. =Pettinella:= è la fiocina, che si lancia a' pesci dopo aver loro ben diretto il colpo.

=Scerpelloni:= spropositi madornali; dall'andar torto delle serpi. Come dicesse: Vomita cento farfalloni; nè mai sta al proposito; =volta tema=, cambia discorso.

=Berze:= le gambe. =I tornoni:= non può aver che un sucido significato.

Pur bubbola starà a guaraguato: E via vocata io feci del cocuzzolo: Rannicchiati ricente, e bestrugiato.

=Bubbola:= uccello che perlopiù dimora fralle lordure; qui detto ad uno per titolo ingiurioso. =A guaraguato:= stare a guaraguato, vale star nascosto per espiare i fatti altrui.

=Via vocata=; via via, incontanente. Cosi =tutta vocata= per tuttavia si ha nel volgarizzamento di Lucano. =Feci del cocuzzollo:= feci capolino; essendo =cocuzzolo= la sommità del capo.

=Bestrugiato:= non si può indovinar cosa significhi. Congettura il Ridolfi che possa voler dire =strapazzato=.

Un botto caddi, ed uno stoscio al bruzzolo: Rimorchi! tu non sai mezza la messa: Deh non far grotte ch'io me ne scompuzzolo.

=Uno stoscio:= oggi uno =stroscio=, quel rumore che fa una cosa cadendo. =Bruzzolo:= il crepuscolo della mattina o della sera. Onde volgarmente: =Levarsi al bruzzolo=.

=Rimorchi:= il Ridolfi l'ha per una parola enfatica, come =cappita!= Infatti si ha dal Varchi che =rimorchiare è verbo contadino, e significa dolersi ec.=

=Tu non sai mezza la messa:= tu sei poco informato, tu non sai quel che ti dica. È un modo di dire.

=Non far grotte:= non aggrottar le ciglia, non far faccia brusca. =Scompuzzolo:= me ne sconcaco dalle risa.

Babbo mamma; Roma e toma, e Tessa; Egli è un bizzocone, e un bacheco, E 'n su le squille trovò la Contessa.

=Babbo ec.= è tutto un bisticcio per dir di uno, che non si sa in che dia, che =non dà nè in busso nè in basse=. Pare un bambino che cinguetti babbo e mamma; promette =(Roma e toma)= mari e monti, poi finisce in ceci. =Tessa:= mona Tessa a presso il Boccaccio.

=Bizzocone:= un pinzocherone, uno stolido bacchettone. =Bacheco:= un baccellone, un baggeo.

=Sulle squille:= sull'alba o sulla mezza notte, quando suonano le campane. =La Contessa=; quella di Civillari, di cui il Boccaccio: =Erano allora per quella contrada fosse, nelle quali i lavoratori facean votar la Contessa a Civillari per ingrassare i campi loro. Alle quali come Buffalmacco fu vicino, di netto col capo innanzi il gettò in essa=. 8. 9.

Poi ricevette lo danajo dal Greco, Per fisima, che venne al Zenzovino: Pertinace la gongola sia teco.

=Danajo dal Greco:= un Fiorentino pronunzia =dana'=; donde la giusta misura di quello verso. =Ricever danajo dal Greco= è riportar danno, dove si dovea sperare utilità; solendosi avere in mal concetto i doni de' Greci. =Timeo Danaos & dona ferentes=. Virgil.

=Per fisima:= per capriccio. =Zenzovino:= crede il Salvini che possa esser =zanzero=, giovine da solazzo.

=Gongola:= tumore che infesta la gola. =Pertinace ec.= ti s'attacchi bene.

La favola mi par dell'uccellino Se mai che sì; deh vienlo mazzicando; Non ti darei un sol pelacucchino.

=La favola ec.= quel ripeter sempre lo stesso con un giro di parole senza venir mai alla conclusione. Onde in prov. =La canzona dell'uccellino, che non finisce mai: Se mai, che sì ec.=

=Vienlo mazzicando:= suonalo bene con una mazza, dagli bene.

=Pelacucchino:= non volerne dare un pelacucchino vale non volerne dare nemmeno un'acca. =Lat. ne hilum quidem.=

E in dileguo spesso va frummiando, Ed è nuovo arzigogol mal tecchito; E per la niffa sta contrugiolando.

=In dileguo va frummiando:= va col pensire, errando per gl'immensi spazj immaginarj, va freneticando.

=Arzigogol:= immaginazion fantastica, castell'in aria. =Mal tecchito:= vano, infruttuoso. Onde si dice: =Non attecchisci niente=.

=La niffa:= il muso, il grifo; onde =anniffare= per ingrugnarsi. =Sta contrugiolando:= tutto finisce in trucioli, frutto del suo mal umore. =Ridurre in trucioli= è ridurre una cosa in minuzzoli inservibili.