Pataffio - Tesoretto

Part 15

Chapter 151,748 wordsPublic domain

XXIX.

Or vedi caro amico, E 'ntendi ciò ch'i' dico; Vedi quanti peccati Io t'aggio contati: E tutti son mortali. E sai che c'è di tali, Che ne curan ben poco. Vedi che non è giuoco Di cadere 'n peccato: E però dal buon lato Consiglio, che ti guardi Che 'l mondo non t'imbardi. Or a Dio t'accomando: Ch'i' non so dove e quando Ti debbia ritrovare. I' credo pur tornare La via, ch'i' m'era messo: Che ciò m'era permesso Di veder le sett'arti, Ed altre molte parti. I' le vo' pur vedere, E cercare e savere, Dopoi che del peccato Mi son penitenziato; E sonne ben confesso, E prosciolto e dimesso. I' metto poco cura D'andare alla Ventura. Così un dì di festa Tornai alla foresta; E tanto cavalcai, Ched io mi ritrovai Una doman per tempo In su 'l monte * dell'Empo Di sopra 'n su la cima. E qui lascio la rima Per dir più chiaramente Ciò ch'i' vidi presente. Ch'i' vidi tutto 'l mondo, Sì com'egli è rotondo, E tutta terra e mare, E 'l foco sopra l'aire. Ciò son quattro alimenti, Che son sostenimenti Di tutte le creature, Secondo lor nature. Or mi volsi di canto, E vidi un bianco manto, Così dalla finestra Da una gran ginestra; Ed i' guardai più fiso, E vidi un bianco viso Con una barba grande, Che su 'l petto si spande; Ond'i' m'assicurai E 'nnanzi lui andai, E feci uno saluto; E fui ben ricevuto. Ed i' presi baldanza, E con dolce accontanza Li domandai del nome; E chi egli era, e come Si stava sì soletto Senza niun ricetto. E tanto 'l domandai . . . . . . . . . Colà dove fue nato Fu Tolomeo chiamato, Mastro di strolomia, E di filosofia: Ed a Dio è piaciuto Che sia tanto vivuto. Qual che sia la cagione, Io 'l misi a ragione Di que' quattro alimenti; E de' lor fondamenti; E come son formati, Ed insieme legati, Ed ei con bella risa Rispose in questa guisa.

XXX.[5]

Forse lo spron ti move Che discritte ti prove Di far difesa e scudo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma sei del tutto sicuro, Che tue difensione . . . . . . . . . E fallati drittura. Una propria natura Ha dritta benvoglienza; Che riceve increscenza D'amare ogne fiata, E lunga dimorata: Nè paese lontano Di monte nè di piano non mette oscuritade, In verace amistade. Dunqua pecca e disvia Chi buon amico oblia. E tra li buoni amici Sono li dritti offici Volere e non volere: Ciascun è da tenere Quello che l'altro vuole In fatto ed in parole. Quest'amistà è certa. Ma della sua coverta Va alcuno ammantato, Come rame 'ndorato. Così in molte guise Son l'amistà divise, Perchè la gente invizia La verace amicizia. S'amico ch'è maggiore Vuol esser a tutt'ore Per te come leone; Amor bassa e dispone; Perchè in fina amanza Non cape maggioranza. Dunque riceve 'nganno Non certo sanza danno Amico (ciò mi pare) Ch'è di minor affare, Ch'ama veracemente E serve lungamente: Donde si membra rado Quelli, ch'è 'n alto grado. Ben sono amici tali, Che saettano strali; E danno grande lode Quando l'amico l'ode: Ma null'altro piacere Si può di loro avere. Così fa l'usignuolo, Che serve al verso solo: Ma già d'altro mistero Sai che non vale guero.

XXXI.

In amici i' m'abbatto, Che m'amon pur a patto; E serve buonamente, Se vede apertamente, Com'i' riserva lui D'altrettanto o di pui. Altrettal ti ridico Dello ritroso amico, Che dalla 'ncomincianza Mostra grand'abbondanza; Po' a poco a poco allenta, Tanto ch'anneenta; E di detto e di fatto Già non osserva patto. Così ha posto cura Ch'amico di ventura, Come rota si gira, Che lo pur guarda e mira Come ventura corre. E se mi vede porre In glorioso stato, Servemi di buon grato: Ma se cado 'n angosce Già non mi riconosce. Così face l'augello, Ch'al tempo dolce e bello Con noi gaio dimora; E canta a ciascun'ora: Ma quando vien la ghiaccia, Che par che non li piaccia, Da noi fugge e diparte. Ond'io ne prendo un'arte, Che come la fornace Prova l'oro verace, E la nave lo mare; Così le cose amare Mostrami veramente Chi ama lealmente. Certo l'amico avaro È com' lo giocolaro; Mi loda grandemente, Quando di me ben sente: Ma quando non li dono Portami laido suono. Questi davante m'unge, E di dietro mi punge: E come l'ape, in seno Mi dà mele e veleno. E l'amico di vetro L'amor gitta di dietro Per poco offendimento; E pur per pensamento E' rompe e parte tutto, Come lo vetro rotto. Ma l'amico di ferro Mai non dice diserro, In fin che può trapare; Ma e' non vorria dare Di molt'erbe una cima: Natura della lima. Ma l'amico di fatto È teco ad ogne patto; E persona ed avere Può tutto tuo tenere; E nel bene e nel male Lo troverai leale. E se fallir ti vede Unque non si ne ride: Ma te spesso riprende E d'altrui ti difende. Se fai cosa valente, La spande fra la gente; E 'l tuo pregio raddoppia; Cotal'è buona coppia. E amico di parole Mi serve quanto vuole; E non ha fermamento, Se non come lo vento.

XXXII.

Ora ch'i' penso e dico, A te mi torno, amico Rustico di Filippo, Di cui faccio mio cippo. Se teco mi ragiono, Non ti chero perdono: Che non credo potere A te mai dispiacere. Che la gran canoscenza, Che 'n te fa risidenza Fermata a lunga usanza, Mi dona sicuranza; Com'i' ti possa dire Per detto proferire: E ciò che scritto mando È cagione e dimando Che ti piaccia dittare, E me scritto mandare Del tuo trovato adesso, Che 'l buon Palamidesso Dice, ed hol creduto . . . . . . . . . * che se in cima . . . . . . . . . Ond'io me n'allegrai. Qui ti saluto omai; E quel tuo di Latino Tien per amico fino A tutte le carate, Che voi oro pesate.

Fine del Tesoretto.

LAUDA[6]

PER UN MORTO

O Fratel nostro, che se' morto e sepolto,[7] Nelle sue braccia Dio t'abbi raccolto.

O Fratel nostro, la cui fratellanza Perduta abbiam, che morte l'ha partita; Dio ti die pace, e vera perdonanza Di ciò che l'offendesti 'n questa vita: L'anima salga, se non è salita, Dove si vede 'l Salvatore 'n volto.

La vergine Maria, ch'è 'n grande stuolo Delli Angeli ed Arcangeli di Dio, Preghiam che preghi 'l suo caro Figliuolo, Che ti perdoni e dimetti ogni rio: E dell'anima tua empia 'l desio, Quando t'arà delli peccati sciolto.

Li Apostoli preghiamo e Vangelisti, Patriarchi e Profeti e Confessori, Acciocchè tu lo santo regno acquisti; Che per te a Dio ciascheduno adori: Sì che se tu nel purgator dimori, Pervenghi al porto che si brama molto.

O Martiri, preghiam ch'a Dio davante Preghiate con le Vergini e Innocenti, Con tutti li altri Santi e con le Sante, Che del nemico al mondo fur vincenti; Che per lor santi meriti contenti L'anima, della qual tu se' disciolto.

Fratel divoto della santa croce, Che per memoria della passione La carne flagellasti, e con la voce Facesti a Dio fervente orazione; Il Salvator de' peccator campione Seco ti tenga, poich'a noi t'ha tolto.

O Fratel nostro, che se' morto e sepolto, Nelle sue braccia Dio t'abbi raccolto.

SONETTO[8]

Sed io avessi ardir quant'i' ho voglia Di ragionar con voi segretamente, Come mi strugge amor per voi sovente; Non soffrirei crudel tormento e doglia.

Ma come trema ad ogni vento foglia, Così trem'io quando vi son presente: Ed ogni mia virtù subitamente L'ardente e dolce bene allor mi spoglia.

Ond'i' ricorro al mio signor amore, Che vi ragioni dalla parte mia Quella vaghezza ch'ho di voi nel core.

E voi Madonna prego 'n cortesia, Che l'ascoltiate senza sdegno al core; Che vi dirà lo vero e non bugia: Ch'i' quanto vostro son dir non poria.

SONETTO[9]

D'INCERTO

_In morte di M. Brunetto._

Ritengo più che posso mio coraggio In questo caso tanto disastroso; Ma non mi val Brunetto gaioso: Poichè se' morto, altro più ben non aggio.

Troppo ricevo al tuo morir dannaggio; Troppa ragione ho d'esser doglioso. Dove consiglio, oimè! dove riposo A' mie' bisogni 'n nessun troveraggio?

I' voglio dipartirmi; e ammantellato Andar vagando come pellegrino, Sin che trovo uno bosco disertato.

Voglio cangiare con l'acqua lo vino, In ghiande lo mio pane dilicato; Pianger la sera, la notte, e 'l mattino.

INDICE

Dedica p. v A' cortesi cittadini ix Brunetto Latini — Notizie storiche xi Notizie letterarie del Pataffio xvii Lettere riguardanti l'opera xx Pataffio Capitolo Primo 1 Capitolo Secondo 18 Capitolo Terzo 36 Capitolo Quarto 55 Capitolo Quinto 75 Capitolo Sesto 97 Capitolo Settimo 119 Capitolo Ottavo 139 Capitolo Nono 158 Capitolo Decimo 177 Il Tesoretto 191 Lauda per un morto 291 Sonetto 293 Sonetto d'incerto 294

NOTE:

[1] Debbo all'eruditiss. Sig. Nicola Foggini Bibliotecario della Corsiniana l'essermi potuto approfittare di siffatto codice. Fu questo già dell'Abb. Nicolò Rossi, e insieme ad altra Papiniana copia con note del Salvini passò alla Corsiniana suddetta: la quale collo sborso di scudi 13. m. acquistando la pregevole collezione di quel letterato, salì ad un alto grado di distinzione per la quantità degli scelti volumi, e per le preziose raccolte di stampe e d'edizioni del Sec. XV.

[2] È opinion del Ridolfi che turbatosi da' copiatori l'ordine de' capitoli, dovesse questo star nel luogo del quinto, e il quinto dell'ultimo; in lui affrettandosi l'autore ad una certa conclusione, e indrizzandovi queste rime alla moglie. Nel decimo però più apertamente s'osserva il chiudersi del discorso.

[3] Rustico di Filippo, a cui Brunetto inscrisse quest'opuscolo.

[4] Nelle due precedenti edizioni leggeasi in fronte a questo capitolo: _Qui comincia la Penitenza, che fece maestro Brunetto_.

[5] Le due anteriori edizioni inscrivon così il principio di questo capitolo: _Qui comincia il Favolello, che mandò mastro Brunetto a Rustico di Filippo_.

[6] Leggesi a carte 105. dell'esemplar MS. comunicatoci dal Marchese Tontoli. Ella non si trova ne' due Romani della Corsiniana, ne' quali è il solo Pataffio.

[7] Verso _ipermetro_, ossa di dodici sillabe, usato dagli antichi. In tal metro scrisse Alessandro de' Pazzi una tragedia, e Dante da Majano un sonetto.

[8] Lo riporta il Crescimbeni Vol. 2. p. 2. pag. 65. che lo tolse dalla Chisiana cod. 580. car. 764. ove sono varie rime di Brunetto. La gelosia ond'è custodito un tal codice, ha reso a me vane le premure di dare altri componimenti del nostro autore.

[9] L'ha il Mazzuchelli nelle sue annotazioni alle Vite d'uomini illustri Fiorentini di Filippo Villani.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume.