Passeggiate per l'Italia, vol. 2
Part 23
Ecco Tagliacozzo! Ha un aspetto cupo, visto così in distanza, con la rocca dei Colonna in rovina, tutto raccolto sul dorso accidentato del monte rupestre! Ci aspettavamo una massiccia mole di pietra, quando passammo attraverso la grande _Porta Marsicana_, e invece trovammo con meraviglia una piazza gradevole, con una bella fonte, circondata da pittoreschi edifici con balconi e finestre gotiche, e palazzi del Rinascimento. Entrammo in un albergo le cui dimensioni di palazzo, come la grande e bella strada nella quale si trova, ci riempirono di stupore. Nei secoli XV e XVI debbono aver fiorito qui delle ricche famiglie all'ombra della signoria colonnese. Io avevo in questa città un amico che più volte a Roma mi aveva invitato a visitarlo, ma disgraziatamente non si trovava in città; trovai però sulla porta della farmacia suo nipote, un giovane che fece volentieri le parti dello zio. Dovemmo alla sua gentilezza, se visitammo tutto ciò che vi è di notevole in questo luogo. Nei documenti è chiamato _Taliacotium_, antica città degli Equi o Cicolani. Ma essendo stato tradotto _Tagliacozzo_ in volgare, così vediamo nello stemma cittadino due cavalieri che tagliano una clamide. Vidi questo stemma al municipio, che si è annidato in un antico convento abbandonato.
Il signor B. ci condusse in molte vetuste chiese e finalmente al palazzo Colonna, un palazzo che ha apparenza di fortezza, la cui parte superiore è, per le finestre, di stile gotico del secolo XIV, e il portale invece appartiene al puro Rinascimento. Lo stemma d'Aragona dimostra che la costruzione del palazzo va attribuita ad un Orsini; infatti molti Orsini entrarono nella famiglia degli Aragona di Napoli. Questo castello fu forse costruito da Giordano Orsini; il nemico di Cesare Borgia, si chiamava _de Aragonia_, conte di Tagliacozzo. Fu nell'anno 1499 che il re Federigo di Napoli decretò che Tagliacozzo ed Alba dovessero appartenere ai Colonna, come anche la baronia di Carsòli.
Nell'interno di questo palazzo trovammo grandiose sale adorne di antichi ritratti di famiglia, i cui nomi nessuno più potrebbe dire. Alcune pie suore vi tengono ora una scuola per bambine. Noi ammirammo stupiti la giovinezza, la grazia e la bellezza di forme di due fra queste monache, che eran venute dal Piemonte. Esse ci fecero visitare compiacentemente tutto il palazzo, e anche la cappella notevole per antiche pitture. Questi dipinti, del secolo XV, sono però molto ritoccati; fra gli altri vi è una bella adorazione della Vergine e del Bambino. Anche la loggia del palazzo è degna di nota; queste logge, così belle e pittoresche, non mancano quasi mai nei palazzi baronali. Quella di Tagliacozzo mi ricordò esattamente l'altra del palazzo colonnese a Genazzano, nella quale son dipinte le città che i Colonna possedevano. La loggia di questo castello si apre sul monte Velino; poggia su colonne corinzie; ha sulle pareti affreschi della scuola toscana; immagini di imperatori romani e di generali; vi è anche il poeta Ovidio, in toga rossa come un cardinale.
Visitammo finalmente, per espresso desiderio delle suore, la loro scuola femminile che occupa una delle più grandi sale del castello. Là dovemmo, con cipiglio da ispettori, osservare dei quaderni che quelle bambine non si stancavano mai di presentarci ed anche assistere ad un esperimento di geografia.
Un antico castello baronale non potrebbe trovare oggi migliore uso che quello di albergare una scuola. In Italia mancano le scuole popolari ed esse sole potranno diradare la profonda ignoranza ed anche l'immoralità, nella quale giace ancora una parte di questo popolo.
Il partito reazionario era molto forte in Tagliacozzo, secondo ci fu detto, ed il passato governo napoletano conta ancora in questa città i suoi partigiani. Dopo il sessanta vi furono scontri sanguinosi con le schiere dei volontari e rappresaglie e vendette da ambo le parti. Questo stato di cose fu favorito dalla vicinanza del confine dello stato pontificio, dal quale la reazione potè ancora sentirsi appoggiata, ma anche qui è cominciato un periodo di calma ed i briganti tanto ufficiali che privati sono scomparsi.[90]
A Tagliacozzo la via Valeria finisce a cul di sacco. Nessuna strada carrozzabile conduce in Sabina, dove noi volevamo andare; vi sono solo strade mulattiere sul ripido dorso dei monti. Noleggiammo dei cavalli da montagna, grosse bestie dall'ossatura poderosa, che sono abituate ad arrampicarsi per questi sentieri dirupati. Ognuno di essi aveva _una guida_ che lo tirava con una fune, guida abituata come lui ad arrampicarsi. Così andammo cavalcando, da Tagliacozzo attraverso la gigantesca solitudine montuosa, e per otto ore passammo attraverso rupi scoscese, boschi di quercie e di faggi dalla densa ombra, traversammo torrenti e fiumicelli, sui quali non erano ponti.
Vedemmo durante il cammino la rocca di Tagliacozzo in rovina, poi l'altissima Roccacerro; appena giungemmo qui, cambiammo direzione, dando l'ultimo addio al paesaggio della Marsica. Presenta esso un panorama meraviglioso di catene montuose dalle nude sfumatore che salgono al cielo per giganteschi scalini. Maestosamente s'innalza su di esse il monte Velino, in lontananza i monti di Sulmona e di Sora; nel centro s'innalza monumentale, sulla cupa massa delle rupi, la rocca di Tagliacozzo che sembra liberamente librarsi nell'aria a guisa di un'aquila. Il mio amico Lindemann, maestro del paesaggio italiano, rimaneva rapito della sublimità di questa incomparabile scena. Essa potrebbe ispirare un quadro del più alto stile eroico, ed io mi auguro che egli voglia farne un'opera d'arte degna del suo _Etna_; mi piacerebbe anche vedere dipinto dalla sua mano il campo di battaglia di Corradino col monte Velino per isfondo.
Un pericoloso sentiero dirupato ci condusse a Colli, annidato nell'alta solitudine delle rupi. Anche qui facemmo l'osservazione che lo stile del Rinascimento, della fine del XV e del principio del XVI secolo, è la forma architettonica corrente in tutte le località anche le più piccole della regione. In questi Castelli durano inalterati degli edifici per trecento e quattrocento anni, costruiti come sono con le pietre di questi monti. Trovammo infatti delle bellissime finestre e porte del Rinascimento nei villaggi più piccoli e più miserabili; mentre negli Abruzzi, già ad Antrodoco ed a Cittàducale, trovammo predominanti le forme gotiche. Sembra che queste si siano mantenute più a lungo in quella regione che nel Romano dove cominciarono a venir meno dopo la metà del XV secolo. Questi due stili compendiano i caratteri architettonici di tutte le contrade che visitammo.
Da Colli scendemmo in un bellissimo bosco di quercie, attraverso il quale scorre un affluente del Salto, il Torano. Passammo quindi per Carsòli e dopo una cavalcata di parecchie ore attraverso i deserti ed umidi monti di Riofreddo e di Oricola giungemmo finalmente ad Arsoli sulla via Valeria, feudo dei romani Massimo, con uno splendido lume di luna. A questo punto risalutammo con profondo sentimento patriottico, la vetusta terra romana, la campagna di Roma, come già a quel punto si chiama. La strada conduce da Arsoli attraverso la bella valle dell'Aniene a Tivoli, e da Tivoli a Roma.[91]
NOTA
Segnaliamo al lettore l'opera d'imminente pubblicazione _Roma e lo Stato del Papa dal ritorno di Pio IX al XX Settembre_ di R. DE CESARE, nella quale si trovano importanti notizie sugli ebrei di Roma (vol. 1º, cap. XV); sulla scuola di nudo di Gigi (vol. 1º, cap. XII); sui teatri (vol. 1º, cap. XVI); sulle processioni (vol. 2º, cap. XX); notizie che chiariscono e completano quanto descrive il Gregorovius nel _Ghetto e gli ebrei di Roma_ e nelle _Macchiette romane_; in proposito è anche da consultare l'opera di WILLIAM WETMORE STORY, _Roba di Roma_.
NOTE:
[1] Oggi Norcia nell'Umbria. _(N. d. T.)_.
[2] Secondo Jannuccelli, _Dissertazione sull'origine di Subiaco_, gli schiavi cristiani, impiegati da Nerone per la costruzione della sua magnifica villa _sublacense_, dettero origine alla città. _(N. d. T.)_.
[3] Questo prete è anche conosciuto sotto il nome di Fiorenzo o Fiorentino. _(N. d. T.)_.
[4] Non esiste alcun documento del VII secolo intorno a Subiaco.
[5] Fu papa Leone VII che posteriormente al VII secolo donò il convento di S. Erasmo ai Benedettini. _(N. d. T.)_.
[6] Per molto tempo si è creduto, stando ad una bolla attribuita a Giovanni VII, che il ripopolamento dell'abbazia fosse dovuto a questo papa; oggi si è potuto stabilire che quella bolla è invece del papa Giovanni XVII (Vedi _Regestum Sublacense_). _(N. d. T.)_.
[7] La rocca abbaziale, costruita nel secolo xi dall'abate Giovanni V, nel punto culminante del paese, farebbe ritenere Subiaco feudo del monastero. _(N. d. T.)_.
[8] Intorno alla prima stamperia in Italia ed ai primi tipografi a Subiaco, vedi prefazione del _Chronicon Sublacense_ del Padre Cherubino Mirzio pubblicata a Roma nel 1884 a cura della Società Romana di Storia Patria. _(N. d. T.)_.
[9] Questo Regestum è stato pubblicato nel 1882 a cura della Società Romana di Storia patria. _(N. d. T.)_.
[10] Anche il _Chronicon Sublacense_ del Mirzio fu pubblicato nel 1884 a cura della stessa Società. _(N. d. T.)_.
[11] Come ai viaggiatori è dolce rivedere la patria, così ai copisti la fine del libro. _(N. d. T.)_.
[12] Probo o Euprobo della famiglia Anicia ed Abbondanza di quella dei Reguardati furono i genitori di Benedetto e di Scolastica, nati da un sol parto. _(N. d. T.)_.
[13] È opera del Raggi, detto il _Lombardo_, allievo del Bernini. _(N. d. T.)_.
[14] Gasparone fu liberato nel 1871 e spesso fu veduto in Roma, dove gli erano resi omaggi come ad una vittima dell'epoca papale.
[15] Ponte Felice fu costruito da Augusto e restaurato da Sisto V. _(N. d. T.)_.
[16] Questo quadro, attribuito anche al Ghirlandaio, dalla chiesa di S. Gerolamo degli Zoccolanti fu trasportato nel Palazzo pubblico. _(N. d. T.)_.
[17] Sulla porta è incisa la seguente iscrizione
ANNIBAL CAESIS AD TRASIMENVM ROMANIS VRBEM ROMAM INFENSO AGMINE PETENS SPOLETO MAGNA SVORUM CLADE REPULSVS INSIGNI FVGA PORTAE NOMEN FECIT
_(N. d. T.)_.
[18] Questo acquedotto-viadotto è chiamato _Ponte delle Torri_ da due torri erette alle estremità. _(N. d. T.)_.
[19] Il breve è nell'Archivio di Stato di Spoleto. Vedi F. GREGOROVIUS, _Lucrezia Borgia_, Firenze, Le Monnier, 1874, pag. 113. _(N. d. T.)_.
[20] La Chiesa di S. Maria degli Angeli detta anche _Portiuncula_ perchè innalzata sul poco terreno concesso a S. Francesco dai benedettini per fondarvi il suo ordine, fu cominciata nel 1569 su disegni del Vignola da Galeazzo Alessi e Giulio Ponti. Al Poletti si dava l'attuale facciata. _(N. d. T.)_.
[21] _«Ad coërcendam Perusinorum audaciam»_ così diceva il decreto di Paolo III che ordinava la costruzione della fortezza.
[22] Oggi nel centro della spianata già occupata dalla fortezza sorge il palazzo provinciale. _(N. d. T.)_.
[23] Membri dell'aristocrazia e del clero.
[24] Oggi il dipinto si trova nella pinacoteca del palazzo comunale. _(N. d. T.)_.
[25] La tradizione popolare voleva che gli Ebrei provassero spavento e ripugnanza a passare sotto questo monumento. _(N. d. T.)_.
[26] _Della guerra giudaica_, VII, 5 _(N. d. T.)_.
[27] La restaurazione si deve al Valadier e fu fatto per consolidare l'arco in seguito al suo isolamento, la parte ricostruita, affinchè si distinguesse, fu eseguita in travertino e senza sculture. _(N. d. T.)_.
[28] Gli ebrei dovevano portare in testa in segno di riconoscimento un cenciolino di color giallo detto _sciamanno_ dall'ebraico _Siman_ (segno). Pio VIII abolì ufficialmente quest'obbligo che dopo la restaurazione del 1814 era rimasto lettera morta. _(N. d. T.)_.
[29] L'_jus di gazagà_ che in ebraico vale _possesso continuato_ cominciò ad essere regolato col breve «Dudum» del 27 febbraio 1562 da Pio IV, Medici (1559-1565), e venne in seguito perfezionato da Clemente VIII, Aldobrandini (1569-1605), col breve «_Viam veritatis_» del 5 giugno 1604.
Intorno all'_jus di gazagà_ vedi lo scritto di A. Baccelli in _Studi giuridici e questioni forensi_, Roma, 1904. _(N. d. T.)_.
[30] Fu don Michelangelo Caetani Duca di Sermoneta, che nel 1848 ottenne da Pio IX che gli ebrei non fossero forzati ad assistere alle prediche. _(N. d. T.)_.
[31] Editto del Cardinale Rivarola, 12 aprile 1814. _(N. d. T.)_.
[32] Da quando il Gregorovius scrisse queste pagine sono scorsi più di cinquanta anni; da quell'epoca gli ebrei hanno acquistato tutti i diritti degli altri cittadini ed il Ghetto è scomparso. La sua completa demolizione, eseguita dal 1885 al 1888, venne compresa nel piano regolatore della città ed in quello dei lavori del Tevere e l'area su cui sorgevano i poveri ed infetti abituri degli ebrei e che va dal portico d'Ottavia al palazzo Cenci, costeggiando il Tevere, lungo i muraglioni tra il ponte Quattro Capi e quello Garibaldi, è destinata alla fabbricazione e vi sorge maestoso il nuovo monumentale tempio israelitico costruito nel 1903 su disegni del Costa e dell'Armanni.
La popolazione del Ghetto si è sparsa un po' per tutta la città: un forte nucleo ha passato il ponte Garibaldi per andare ad abitare il nuovo quartiere dei Prati di San Cosimato alle falde del Gianicolo; però nelle vecchie strade circostanti al Ghetto si vedono tuttora molte botteghe di ebrei. _(N. d. T.)_.
[33] Il popolo lo chiama l'_Ortaccio_; la strada che vi conduce è ancor oggi chiamata: Via dell'Orto degli Ebrei, ora non vi si seppellisce più, è stato invece aperto al Camposanto del Verano un reparto israelitico. _(N. d. T.)_.
[34] Le ebree erano e sono tuttora abilissime nel _ricucire all'ago d'oro_, cioè nel riconnettere due o più parti di panno in guisa che non se ne scorga la commessione. _(N. d. T.)_.
[35] Specialmente a Livorno che l'About nella sua _Rome contemporaine_ chiama il paradiso degli Ebrei, mentre Roma ne era l'inferno. _(N. d. T.)_.
[36] Il romanesco del Ghetto differiva da quello comune sia per alcune voci e modi speciali, come le esclamazioni: _mordivoi!_ (accorciamento di _per amor di voi_ usato nel parlare altrui e come voce prenominale di apostrofe); _badonai!_ (perdio!); _per la vita mia!_; _per la vita di mio padre!_; sia per altre particolarità-come l'allargamento della vocale e accentata in _fonnamènto, testamènto, tètto,_ e simili; sia per cambiar sempre in maschili i plurali femminili, così: _li lèggi, li scòli, li raggioni, ròbbi vècchi_ (grido quest'ultimo dei rigattieri ebrei).
Così un ebreo era riconosciuto tra mille e dileggiato pel suo modo di parlare e per la pronuncia speciale di un dialetto molto simile al romanesco, di cui non era che una variante caratterizzata dalla cantilena nasale e strisciata. Questo dialetto conservava alcune parole e frasi ebraiche, alcune delle quali, principalmente a causa di scherno, passarono storpiate nel romanesco, come ad esempio:
_Badanai_ da _Badonai_, adoperato a significare gli stessi ebrei.
_Tatanai_ da _Adonai_, indica grida confuse di più persone; derivato probabilmente dalle replicate invocazioni ad _Adonai_ (Dio) nelle preghiere dette in comune nella sinagoga.
_Baruccabbà_ dalle prime due parole del saluto rituale _Baruh abba bescem Adonai_ (Benedictus qui venit in nomine Domini) di cui gl'israeliti si servivano e che divenne nel romanesco nomignolo di scherno per gli ebrei.
_Tareffe_, denota magagnato, puzzolente, tolto dall'ebraico _taref_, derivato dal verbo _taraf_, sbranare, dilaniare, che si applica alle carni illecite, sia perchè non macellate secondo il rito, sia perchè appartenenti ad animali vietati.
_Cascerro_, da _cascer_, vale retto, congruo, conveniente, è l'opposto di _taref_.
_Aèo_, era uno dei gridi dei cenciaiuoli girovaghi ebrei, oggi scomparso, si usa in senso metaforico a denotare malandato, guasto.
Quantunque il Ghetto sia sparito ed i suoi abitanti si siano dispersi per i diversi rioni della città, tuttavia persiste la differenza nel modo di parlare degli ebrei, sebbene accenni e sia destinata a scomparire.
(Vedi _passim_ i _Sonetti romaneschi_ di G. G. Belli, editi a cura di Luigi Morandi. Lapi, Città di Castello, 1886-1889). _(N. d. T.)_.
[37] Intorno al Ghetto ed agli ebrei in Roma vedi: NATALI, _Il Ghetto di Roma_, Roma 1887; BARACCONI, _I Rioni di Roma_, Torino, 1905; AMPÈRE, _L'Empire Romain à Rome_, Paris, 1867; ABOUT, _Rome contemporaine_, Paris, 1861; VALADIER, _Rome vraie_, Paris, 1867; BERLINER, _Ein beitrag zur geschichte der Juden in Rom_, Berlin, 1890; AUGUSTUS J. C. HARE, _Walks in Rome_, London, 1905; Dott. PHILIPH, _The Jews in Rome_. _(N. d. T.)_.
[38] È questa la chiesa di S. Maria dell'Orazione e Morte in via Giulia, detta semplicemente _La Morte_, dove ha sede l'Arciconfraternita dello stesso nome, detto anche _La buona Morte_, che ha lo scopo di andare a raccogliere i cadaveri abbandonati per la campagna e quelli dei poveri morti in città, ai quali anticamente dava sepoltura nel suo oratorio. _(N. d. T.)_.
[39] Hans Holbein il giovane (1499-1554) dipinse la _Danza dei morti_ che si trova nel palazzo di città di Basilea. _(N. d. T.)_.
[40] Sulle rappresentazioni sacre in occasione della commemorazione dei defunti, vedi _Cracas_, III serie, anno I, n. 9. _(N. d. T.)_.
[41] I semi di zucca salati sono detti in romanesco _bruscolini_ e _bruscolinaro_ colui che li vende. _(N. d. T.)_.
[42] I burattinai solevano dare la voce a Pulcinella, quando non lo facevano parlare in dialetto napoletano, mediante un istrumento detto _pivetta_, formato da due pezzi di latta riuniti da un cordone, attraverso i quali la voce passando acquistava un suono stridulo e ridicolo simile al chiocciare di una gallina. La _pivetta_ è ancora usata dai burattinai girovaghi. _(N. d. T.)_.
[43] Ogni rappresentazione si diceva _camerata_ o più popolarmente, anche adesso _infornata_, perchè l'angustia del luogo fa soffrire il caldo di un forno. _(N. d. T.)_.
[44] I casotti per la fiera, in cui si vendevano specialmente pupazzi da presepio fino a Natale e dopo fino all'Epifania giocattoli, si erigevano all'ingresso dell'Avvento; la fiera fu poi trasportata in piazza Navona, dove ora agonizza; il chiasso vi si fa specialmente durante la notte della Befana. _(N. d. T.)_.
[45] Il Bertolotti nel suo articolo «Le rappresentazioni coi burattini a Roma» in _Fanfulla_, 1882, n. 64, dà al teatro il nome di _Fiando_. Ricordiamo che Fiando fu un burattinaio celebre in tutta Italia per le sue marionette incivilite e perfezionate; però a Roma si seguitò a chiamare Fiano il teatrino di S. Apollinare perchè prima di questo un altro ne esisteva nel palazzo Fiano in piazza S. Lorenzo in Lucina di fianco alla Chiesa e Fiano indicò per antonomasia teatro dei burattini. _(N. d. T.)_.
[46] Sui burattini di Roma e specialmente su _Cassandrino_, vedi STENDHAL, _Rome, Naples et Florence_, Paris, Levy, 1872, pag. 317, e FREDERIC MERCEY, articolo nella _Revue des Deux Mondes_, 15 aprile 1840. Vedi anche MAES, _Curiosità romane_, Serie III, Roma, 1885. _(N. d. T.)_.
[47] I religiosi zoccolanti di S. Maria in Aracoeli trasportavano in vettura a passo lento il bambino per visitare gli infermi ridotti agli estremi. _(N. d. T.)_.
[48] Il teatro Emiliani occupava il vasto locale dove oggi è il deposito di ferramenta della ditta Monami dal lato tra la via S. Agnese e il vicolo dei Lorenesi. _(N. d. T.)_.
[49] Piazza Navona veniva allagata tutti i sabati durante il mese di agosto. _(N. d. T.)_.
[50] Coppia di amanti babilonesi, le cui avventure celebrate da Ovidio nelle _Metamorfosi_, 4, 55 e seg., ricordate da Dante, _Purg._ 27-37, e da Shakespeare nel _Sogno di una notte d'estate_, divennero eccessivamente popolari in grazia alle rozze incisioni che formarono l'ornamento delle case operaie e contadine. _(N. d. T.)_.
[51] _Far mosca_ per far silenzio è pure del fiorentino; in romanesco si dice comunemente: _Zitto e mosca!_ o semplicemente _mosca!_ ed anche _far moschiera_ quando si vuol dare maggior caricatura al discorso. _(N. d. T.)_.
[52] Sul dialetto romanesco vedi BELLI, introduzione ai _Sonetti_, vol. 1º, Ed. Lapi, Città di Castello, 1882; SABATINI F., _Volgo di Roma_ e _L'ortografia del dialetto romanesco_, Roma, Loescher, 1890. _(N. d. T.)_.
[53] Però ha prodotto quel monumento che sono i Sonetti del Belli, ai quali rimandiamo una volta per tutte il lettore, come alla più completa illustrazione di tutto quanto è descritto in queste pagine. _(N. d. T.)_.
[54] Il teatro delle dame, detto d'Alibert nel vicolo dello stesso nome, presso piazza di Spagna, era il più vasto teatro di Roma, ma anche il più disadorno e di cattiva forma, fu distrutto da un incendio il 15 febbraio 1863. _(N. d. T.)_.
[55] L'anfiteatro scoperto Corea in via dei Pontefici era annesso al palazzo della famiglia Corea ed era fondato sulle sostruzioni del mausoleo di Augusto; fino alla proibizione di Pio VIII vi si fecero le giostre delle vaccine; fu famoso per i _fochetti_, fuochi d'artificio che vi si incendiavano nelle domeniche d'estate; in generale gli spettacoli vi terminavano all'Ave Maria. Oggi è sparito ed al suo posto sorge il teatro Umberto I. _(N. d. T.)_.
[56] Di questi altri teatri quello Capranica è stato chiuso e l'Apollo fu demolito in seguito ai lavori del Tevere. _(N. d. T.)_.
[57] Per la benedizione dei cavalli che si fa in occasione della festa di S. Antonio abate che ricorre il 17 gennaio. _(N. d. T.)_.
[58] Precedono i convogli funebri i così detti _mandatari_, specie di servi delle confraternite, vestiti di una livrea dai colori della compagnia. _(N. d. T.)_.
[59] Il popolo li chiama _gamberi cotti_, appunto dal colore del vestito. _(N. d. T.)_.
[60] Queste ragazze che vanno in processione sono per lo più zitelle, cui è stata assegnata nell'anno una dote da qualche congrega e si chiamano le _ammantate_ dal manto bianco che le ricopre e che è di un tessuto fine, sul quale vengono infilati degli spilli comuni in modo che formino dei disegni, per lo più di fiori, che rilucono come se fossero d'argento. _(N. d. T.)_.
[61] Questa croce immane di cartapesta, che vien portata nelle processioni, vien detta _tronco_ perchè foggiata in due grossi tronchi d'albero nella loro rozzezza naturale. _(N. d. T.)_.
[62] Via Claudiana, per quanto ci consta, non è mai esistita. _(N. d. T.)_.
[63] Verso il tempo, in cui furon scritte queste pagine fu famosa l'accademia del modello Giggi Tallariti che ebbe sede prima in piazza S. Silvestro, rimpetto alla posta attuale, poi in via Margutta. _(N. d. T.)_.
[64] Sul saltarello, ballo figurato che ricorda la tarantella napoletana e che prende il nome dal salto che spiccano i ballerini ad una battuta più marcata di tamburello, vedi _Cracas_, III serie, anno 1º, N. 6. _(N. d. T.)_.
[65] Il Consiglio comunale di Roma nella seduta 19 maggio 1882 decretò la coniazione di una medaglia d'oro in onore di Garibaldi «a titolo di benemerenza cittadina per la grande iniziativa da lui presa, affinchè lo Stato provvedesse all'attuazione dei lavori necessari per la sistemazione del Tevere». _(N. d. T.)_.
[66] _Saggio di Bibliografia del Tevere_ presentato alla Società Geografica italiana nella tornata del 13 febbraio 1876 dal socio ENRICO NARDUCCI. Roma--Giuseppe Civelli, 1876.
[67] I bandi e chirografi, le bolle, gli editti, gli statuti, le notificazioni e le disposizioni dirette specialmente a regolare la navigabilità e la navigazione sono moltissimi e vanno dal 1562 al 1869; sono interessantissimi per la storia del nostro fiume ed alcuni hanno tuttora vigore, come quelli che regolano la polizia delle ripe e dell'alveo e la servitù della via alzaia. _(N. d. T.)_.
[68] 370 km. di corso, 340 dalla sorgente a Roma, 30 da Roma al mare. Il suo corso attraverso la città di Roma è di 4105 metri. Massima larghezza a Ponte Molle 160 m. Profondità media 8 m. (M. CARCANI. _Il Tevere e le sue inondazioni_, Roma, 1875).
[69] FRANCESCO BRIOSCHI: _Le inondazioni del Tevere_ in Roma. Roma, 1876.