Passeggiate per l'Italia, vol. 1

Chapter 19

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Lo stile generale dell'edificio appartiene al rinascimento; le pareti, le finestre incorniciate di peperino ed i merli ricordano assai il palazzo di Venezia di Roma, la cui costruzione è della stessa epoca. Come in quello, il maggior cortile del castello degli Orsini era in origine cinto da un porticato a colonne che fu più tardi murato. Resta soltanto la gabbia di una scalea, poggiata su colonne di tufo che conduce al piano superiore: come la porta vicina della vecchia cappella, essa mostra il passaggio dal gotico al rinascimento.[16]

Le cinque torri rotonde racchiudono in maniera imponente l'edificio e sembrano sorreggerlo e tenerlo insieme come poderose colonne. In alto, un ballatoio coronato di merli, le unisce fra loro. Al difuori, sopra le porte, come anche nel cortile, si vedono ancora gli stemmi in pietra della casa Orsini che risalgono al tempo della prima costruzione del castello.

Una donna attempata mi ha accompagnato in giro pel castello durante due ore, dopo avermi detto che era tedesca, che da trent'anni stava al servizio degli Odescalchi e che intendeva finire i suoi giorni, tranquilla e felice, nella solitudine di quel maniero.

Abbiamo attraversato alte sale a vôlta e file di stanze, piene di mobili roccocò e moderni e specialmente di armadi parigini, in legno scolpito. Questi ambienti sono tetri e poco adatti ad essere abitati; soltanto la veduta sul lago, dalle profonde finestre, è bella. In generale le esigenze della nostra vita moderna sono così differenti da quelle della vita feudale, come le ville Doria Pamphili o Albani, da questo castello Orsini. In esso poteva sentirsi a suo agio solo una famiglia baronale che trincerava dietro spesse muraglie di pietra i suoi privilegi e le sue barbare passioni, mentre lo sciame dei vassalli devoti e dei servi schiavi obbediva al cenno del padrone, garantito dalle loro sostanze e dalla loro vita. Soltanto ambiziosi pensieri di dominio, di potenza e di guerra potevano agitarsi entro queste mura; la voce della grazia e della musa risuonava qui assai raramente. Ben diverso era il principesco castello d'Urbino, il più bel monumento del rinascimento in Italia, della stessa epoca. Me ne sono ricordato a Bracciano. Colà il geniale Federigo di Montefeltro, padre di quel Guidobaldo che assediò il castello di Bracciano, formò la sua celebre biblioteca, vi eresse molte statue e ne fece una delle più dotte accademie del suo tempo.

Nelle sale del castello pendono, come in quasi tutti i manieri baronali, molti ritratti di famiglia, quasi tutti però del XVII secolo.[17] I ritratti della famiglia Orsini, se alcuno li possedesse e li riunisse insieme, formerebbero certo intere gallerie e nella lunga fila di ritratti femminili ogni celebre casa aristocratica d'Italia sarebbe rappresentata. La mia cicerona, disgraziatamente, non me ne seppe nominare alcuno. Forse avrei potuto trovare quello d'Isabella Orsini. Mi si mostrò invece la stanza di questa disgraziata principessa che, solo fugacemente, può darsi sia comparsa in questo castello.

Alcuni soffitti sono decorati con figure di stucco, ma pesanti e senza gusto; altri sono stati fatti dipingere dal Torlonia, il cui stemma è qui più volte riprodotto. L'arme di chi è venuto su dall'aristocrazia del danaro appare accanto a quella della vetusta casata degli Orsini, come ironia del tempo moderno sul passato feudalismo. Quanti antenati, quante lotte e fatiche, quale lunga storia di guerre, di paci, di convenzioni, di delitti e di virtù dovettero succedersi prima che un Orsini edificasse questo castello e che un altro ottenesse il titolo ducale di Bracciano! Tutto ciò non occorreva più al banchiere Torlonia: egli era diventato ricco durante la notte, ed un giorno potè metter fine a tutta quella noiosa storia con un paio di cambiali, ponendo il suo stemma: quattro stelle dorate con quattro grossi ciuffi di raggi d'oro, accanto alla rosa degli Orsini, e sorridendo passeggiare come duca sotto i cento polverosi ritratti del castello. Non è forse il mondo un venale mercato di mercerie e di ciarpame?...

La mia brava guida mi condusse sui merli del castello e sulla piattaforma di tutte le torri che sono ripianate sulla cima la quale è lastricata. Mi accompagnò quindi al luogo desolato, dove il conte o duca sedeva per render giustizia ai vassalli o ai prigionieri di guerra e poi nelle camere di tortura, nelle carceri chiuse da forti cancelli, ed in altri luoghi, dove veniva eseguita la giustizia, nel buon tempo antico delle torture e della pena capitale, quando ancora non si discuteva in Parlamento l'abolizione della pena di morte.

Dall'alto delle torri preferii ammirare l'incantevole specchio del lago da una parte e dall'altra la cima del Soratte; quindi lasciai il castello e vagai un poco sotto le alte querce del convento dei cappuccini e infine attraversai il borgo di Bracciano che possiede un albergo, La Piva, dove si sta abbastanza bene. E' poco frequentato; solo nell'estate talvolta si anima per gli ospiti che si recano ai bagni vulcanici di Stigliano e Vicarello, situati vicino al lago, famosi per le loro virtù salutari fin dall'antichità.

Quei di Bracciano non hanno alcuna industria, tranne le vicine ferriere. In questo paese notai delle brocche di forma etrusca, che le donne e le fanciulle portano sulla testa alla fontana: questi recipienti di terracotta non vengono però fabbricati qui, ma a Vetralla, una delle castella dell'antico paese prefettizio. Mi ricordai che un tempo v'era in Bracciano una stamperia, da cui, per uno strano caso, nell'anno 1624 era uscita la prima edizione della _Vita di Cola di Rienzo_, una delle più pregevoli opere della storiografia romana del XIV secolo. Non mi fu possibile trovare alcuna traccia di questo stabilimento, impiantato, chi sa per quale ragione, a Bracciano.

Era mia intenzione proseguire il mattino appresso per Anguillara, lungo il lago; scesi perciò dall'altura del castello per un sentiero selvaggio, giù alla sponda. Anguillara mi attirava per la storia dei suoi conti, alcuni dei quali famosi senatori di Roma nel secolo XIV.

Là fu conte un tempo Orso, il mecenate del Petrarca, uomo colto ed amico delle muse che accolse il poeta ospitalmente nel Castello di Capranica e come senatore di Roma lo coronò poi in Campidoglio. Petrarca si recò senza dubbio da Capranica ad Anguillara ed i suoi occhi videro questo lago delizioso, sulla sponda del quale l'usignolo sembra che chiami a sè il poeta. Cento anni dopo, al tempo di Eugenio IV e di Pio II, era conte di Anguillara il terribile Everso, violento signore d'Etruria, temuto tutto all'intorno. Dopo la sua morte Paolo II conquistò gli undici castelli di lui e fece tradurre il figlio, Francesco, in Castel S. Angelo. Così finì questo ramo, ma Anguillara passò più tardi a Virginio Orsini ed a Carlo, suo bastardo. Ricordano ancora Everso i resti del suo palazzo in Trastevere: un'alta torre sulla cui cima, per Natale, si suole esporre il presepio, ed il suo stemma sulla parete esterna dell'ospedale lateranense, al quale questo delinquente aveva fatto un pio lascito.

L'arma dei conti d'Anguillara reca incrociati due serpenti o anguille: a me almeno quei segni sono sembrati anguille e dapprima credetti che anche il cognome derivasse dalle anguille del lago. Ma a Bracciano mi convinsi dell'errore, essendomi stato detto che il lago è ricco di lucci e di carpioni (_regine_), ma non d'anguille, ed avendo appreso, dalla posizione stessa di Anguillara che il vero suo nome doveva essere _Angularia_, giacchè il castello sta su di un promontorio che fa un angolo nel lago.

Proseguendo lungo la sponda, nella direzione di Anguillara, dopo aver attraversato parecchi tratti paludosi, m'imbattei in una grossa mandra di giovenchi e di splendidi tori che minacciava di tagliarmi la strada. Chiamai un pastore in aiuto e questi mi accompagnò per un certo tratto, minacciando con la sua lancia i tori e gridando loro delle parole di comando. Costui, che era dei dintorni di Spoleto e faceva il pastore per vivere, mi condusse in un luogo dove aveva stabilito la sua solitaria dimora: era una specie di grotta sulla sponda, ombreggiata da un albero. Mi sedei ed ammirai estatico l'azzurro lago, dal quale qua e là guizzavano fuori pesci e le idilliche mandre di giovenchi e i cavalli che animavano da ogni parte la riva. Cercavano l'acqua per rinfrescarsi, ma talora si agitavano e correvano sulla sponda, perchè tormentati dalle maligne mosche della palude, i tafani di Io.

Rinunziai a malincuore alla mia gita ad Anguillara perchè, per quanto vicino sembrasse quel paese per la trasparenza dell'aria, altrettanto era invece lontano ed anche perchè sarebbe stato necessario aprirsi la via attraverso la palude e la macchia di Mondragone che sembra arrivare fino al lago. Tornai dunque a Bracciano, lungo la solitaria sponda dove, fra i cespugli, l'usignolo etrusco canta così dolcemente come il suo fratello latino del lago di Nemi. Nel pomeriggio, veramente soddisfatto e ristorato feci ritorno a Roma. Questa gita durò solo cinque ore.

NOTE:

[1] Il venerando Don Vincenzo Colonna è morto nell'ottobre del 1867 nel castello di Marino. Debbo a lui, se durante molti anni, senza restrizione alcuna, io ho potuto consultare gli archivi della sua casa; egli mi ha inoltre fornito molte preziose notizie sulla storia di Roma.

[2] Il nome _malfamato_ di Montefortino fu mutato nel 1870 in quello di Artena a ricordo dell'antica città esistente nei dintorni. (N. d. T.).

[3] In nomine Domini Amen. Anno a nativitate ejusdem Domini MDXLVII. Pontificatus Sanctissimi in Christo Patris et Domini nostri Pauli divina providentia Pape III anno ejusdem XIII. Indictione V. mensis Februarii die Martis XV. In presentia mei notarii et testium infrascriptorum ad hoc specialiter vocatorum et rogatorum. Constituta personaliter Illustrissima et Excellentissima Domina Victoria Columna Marchionissa Pescarie infirma corporis, et in lecto jacens, sana tamen mente, et intellectu ac loquela...

Actum Rome et in Palatio Illustrissimi Domini Juliani de Cesarinis vocato Argentina, et in stantiis, viridarii, et in quadam camera in qua ipsa Illustrissima Domina Testatrix infirma jacebat in lecto presentibus audientibus et intelligentibus his videlicet...

Ita testavi ego Victoria Columna.

[4] Fumone sta sulla sommità di un alto e nudo monte conico spesso avvolto pel contrasto dei venti tra le nubi, quasi come tra fiumi. Di qui quel detto poichè gli abitanti dei dintorni riguardano quelle nubi come sicuro pronostico di temporale. (N. d. T.).

[5] La catena dei Volsci si distingue più precisamente in tre gruppi: quello dei Lepini da Velletri e Valmontone fino all'Amaseno; quello degli Ausoni tra questo fiume ed il lago di Fondi e quello degli Aurunci tra Fondi e il Garigliano. La regione descritta dal nostro Autore sta nel gruppo dei Lepini. (N. d. T.).

[6] La famiglia di Innocenzo III si chiamava dei Conti di Segni, perchè uno dei suoi antenati era stato governatore della città; oggi è provato che questa famiglia possedette Segni solo dopo il 1353, cioè 137 anni dopo la morte di Innocenzo III. (N. d. T.).

[7] Sul suo piedistallo si legge la seguente iscrizione: _S. Brunoni Doctori Eucharistico Episcopo Signino Abbati Casinensi Qui Berengario Converso Haeresim Extinxit Henrico IV. Imp. Reducto Schisma Compressit Adulpho Expulso Tyrannidem Abrogavit P. H. M. Mylord Ellis Congr. Casin. Abbas Episc. Signin. S. Q. S. Protectori Exim. P. P. MDCCXII_.

[8] «Donationem in scriptis de duabus massis, quae Nymphas et Normias appellantur, juris existentis publici». Vedi la _Storia di Roma nel Medio Evo_, vol. 2º.

[9] Nel 1881 il Demanio lo alienò ed oggi, dopo varî passaggi, appartiene al signor James Aguet.

Il Circeo ha avuto il suo storico locale in Giuseppe Capponi che nel 1856 pubblicò a Velletri un volume dal titolo: _Il Promontorio Circeo illustrato con la sua storia_. (N. d. T.).

[10] Oggi Cassino.

[11] Il Liri assume il nome di Garigliano dopo la confluenza, alla sua sinistra, del Gari o Rapido proveniente da Cassino. (N. d. T.).

[12] L'intiera linea da Roma a Napoli fu aperta all'esercizio nella primavera del 1862, e merita lode il governo papale di aver terminato la sua linea fino a Ceprano prima che il governo italiano terminasse il tratto da Capua al ponte del Liri.

[13] La più antica menzione di Bracciano si ha in un laudo del 10 Gennaio 1234 fatto _in castro Brachiani, in platea ante domum Arsuli de Porta_, col quale alcuni personaggi della famiglia dei Prefetti di Vico nominarono gli arbitri per la divisione dei loro beni. Vedi: Calisse, _I Prefetti di Vico_, p. 23, Roma, 1888. (N. d. T.).

[14] Livio I Odescalchi divenne proprietario di Bracciano in forza di verbale d'incanto 16 Agosto 1696 innanzi la Congregazione dei Baroni, per 386,300 scudi; l'istrumento d'acquisto fu stipulato con Monsignor Tesoriere il 1º Settembre successivo. (N. d. T.).

[15] Il feudo fu venduto per 400,000 scudi al Marchese D. Giovanni Torlonia, per gli atti del notaro G. B. Sacchi in data 15 Marzo 1803; l'istrumento di riscatto fu stipulato tra il Duca D. Marino Torlonia ed il Principe D. Livio III Odescalchi per gli atti del Notaro Bartoli il 2 Decembre 1848, per uguale somma. (N. d. T.).

[16] L'attuale proprietario Principe D. Baldassare Odescalchi ha fatto in questi ultimi anni eseguire, sotto la direzione dell'architetto R. Ojetti, molti lavori di ripristinamento, tra i quali quello dei portici. (N. d. T.).

[17] Dall'archivio Orsini (fascicolo intitolato: _Nomi delli ritratti che sono nella sala di Bracciano_) si rileva che dalle pareti pendevano 151 ritratti di personaggi della casa Orsini. (N. d. T.).

INDICE

Prefazione Pag. III

La Campagna romana » 1

I monti Ernici » 89

I monti Volsci » 141

Idilli delle spiagge romane » 191

Il Circeo » 247

Le sponde del Liri » 277

Il castello degli Orsini in Bracciano » 337

Nota del Trascrittore

L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. I nomi in greco a pag. 239 sono stati traslitterati. Tutte le occorrenze dell'abbreviazione N. d. T. (Nota del Traduttore) sono state normalizzate in (N. d. T.). Grafie alternative mantenute:

char à banc/char-à-banc danno/dànno È/E' geni/genî medio evo/medio-evo meta/mèta opifici/opificî pendio/pendìo promontori/promontorî studi/studî tempi/tempî volta/vôlta volte/vôlte