Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 53

Chapter 532,273 wordsPublic domain

Nella faccia anteriore della pietra; di color vermiglio scritta a stento, si leggeva questa iscrizione:

_Dio._

_Ferrante Canale, Ugo della Croce, Romano Colle, e Rutilio Serpentini, non potendo sopravvivere alla libertà della Patria si sono dati la morte._

_Ora pro nobis._

_25 Gennaio 1770._

Perchè poi mettessero in mostra il cibo e la bevanda non parmi arduo indovinare; senza fallo il fecero per chiarire, che studio di libertà e fastidio della tirannide gli aveva condotti a morte, non già la disperazione: più difficile è rinvenire la causa onde invece di ammazzarsi da per loro si trucidassero; forse li dissuase da portare le mani violente contro sè stessi il pensiero, che così facendo commettevano un peccato gravissimo, mentre ammazzandosi tra loro continuavano la sequela degli atti, che compiti per necessità della Patria difesa, secondo la loro opinione, non potevano imputarsegli a colpa; ad ogni modo spengersi da sè reputarono peccato nuovo, e furono dubbi di sperimentare anco per questo del pari indulgente la misericordia di Dio. Se non fosse così, io mi confesso povero di consiglio per ispiegarlo.

Orso, col capo basso, e le mani sempre conserte dopo le spalle guardò fisso quei miseri, e si accorse dal dito rimastogli insanguinato, come lo scrittore della leggenda fosse stato Ferrante: rimasti tutti lungamente in silenzio, per ultimo Orso favellò dicendo:

— Erano quattro bravi cuori in verità... poi subito pauroso, che cotesta lode riferita gli partorisse pregiudizio si affrettò di soggiungere — comecchè cotesta sorte se la siano meritata, ed anco peggio, perseverando da ribelli al leggittimo dominio di S. M. cristianissima nostro signore.

— E padrone, disse il sergente con tale un suono, che non lasciava distinguere se parlava da senno, o per istrazio; non ci attese Orso o non ci volle attendere, bensì continuò:

— Ora noi altri non ci abbiamo a vedere più nulla, e avvertiremo i preti che vengano a pigliarli per metterli in sepoltura cristiana; — e qui sempre pauroso di essersi sbilanciato, accorse a palliare con le parole: poichè dobbiamo credere, che ciò torni a grato di S. M. cristianissima il re nostro signore.

— Ma sicuro! continuò il dicace sergente — non si ha da chiamare cristianissima mica per nulla.

Allora vedendo come scavata nel masso una strada, della quale non avevano avuto conoscenza fino a quel punto, deliberarono fra loro di seguitarla per debito di ufficio, e per facilitare le future esplorazioni; così andarono finchè giunsero al ripiano dove metteva capo il fiero ponte. Quei che prima arrivarono stettero atterriti dal pericolo, non meno che dalla vista di quel corpo penzoloni.

— Tè! mira... chi sarà cotesto che ci pende attaccato per un piede come il rospo che i villani appiccano ai fichi.

— Tu, che sei avanti, va a vedere di levamelo.

— Passi, eccellenza, come disse la volpe al lupo: per me non ci anderei nè manco per un luigi.

— Va tu dunque, Pierantò...

— Io? mica: non vedi i falchi che gli hanno fatto grappolo intorno come le api...

In questa arriva Orso Campana, il quale visto il caso disse:

— Qui non ci è verso, bisogna che qualcheduno vada a staccare cotesto cadavere penzoloni: di certo sarà qualche bandito tracollato di sotto mentre passava, e rimasto preso col piede dentro la serratura.

Vedendo che la sua gente nicchiava, Orso riprese:

— Vieni qua Pierantò; tu se' svelto, e non hai paura: va tu e fa quanto ti dico, che non correrai un pericolo al mondo; mettiti giù a cavalcione su i tronchi degli alberi, poi, aiutandoti con le mani, tirati oltre bocconi; quando sarai proprio sopra al morto, con una mano agguantati sempre all'arbore, coll'altra passagli il nodo scorsoio di questa corda, che noi terremo dall'altra cima, al piè rimasto attaccato, poi taglia la spartea; e quegli verrà così a svincolarsi; certo prevedo, che darà una sconcia battitura nelle roccie della rupe, ma ormai il compare mi sembra ridotto a tale che per un picchio più o un picchio meno non vorrà dire: ohi!

E si tacque, parendogli avere discorso come Cicerone, e conchiuso la parlata con un'arguzia da rimettere un po' di allegria in corpo alla sua gente: e di vero i soldati risero, e ne rise anco il sergente, il quale per quello che appariva o si era preso o gli avevano dato in cotesta compagnia l'ufficio, che nelle tragedie greche vediamo esercitare al coro; se nonchè aggiunse:

— Con buona licenza, signor Capitano, io credo che Pierantò adopererebbe da savio non farne niente, ma se ad ogni mo' egli vuole andare, ditegli che porti seco un altra corda, e con essa stringa di una nuova legatura i tronchi prima di tagliare la sparteria, altrimenti e' corre rischio che gli arbori slegati si sfascino e rovinino portando giù un vivo per compenso di un morto, e questo non sarebbe buon baratto, almeno se consideriamo la faccenda con gli occhi di Pierantò.

Il consiglio fu trovato ottimo, e Pierantò, senza danno alcuno mandò a compimento quanto gli veniva commesso: il cadavere liberato dal laccio piombò giù; ma, trattenuto dal cadere in fondo dall'altra fune, dette uno strettone andando a percotere duramente nelle roccie come aveva avvertito Orso.

Non si sarieno potuto annoverare i falchi, che ci stavano aggroppati sopra, i quali, stridendo di rabbia, piegavano altrove le ale per tornare; ve ne fu uno, che, non volendosi a patto alcuno staccare, rimase schiacciato tra lo scoglio e il capo del cadavere.

Orso, che con ambedue le mani tenne fermo il capo della fune mentre il corpo cadde, ora chiamò per aiuto a tirarlo su, la qual cosa in breve fu fatta, ma chi poteva mai ravvisarlo? le carni, non che del viso, delle mani, erano tutte stracciate, pochi brindelli di vene e di muscoli pendevano dalle tempie, e poi la fiera battitura gli aveva spaccato il cranio; dagli occhi diventati due buchi scaturivano lembi della sostanza cerebrale; insomma e' metteva raccapriccio e spavento.

Nel frugargli addosso si accorsero come non fosse già uomo come mostravano le vesti, bensì femmina e giovane, a giudicarne dalla freschezza del petto; allora, pensando che ella fosse forse sorella, o moglie, o innamorata di qualche bandito, colta da cotesta mala morte, mentre la poverina si era messa al cimento per sovvenirli di vivere, anche quei petti venduti sentirono qualche cosa dentro, che si sarebbe potuto chiamare pietà. Intanto un soldato, avendo rinvenuto alcuni fogli nelle tasche del corpetto, esclamò:

— Fogli! fogli!

— A me quei fogli, ordinò Orso, e gli furono dati; il quale, gittativi sopra gli occhi, rimase colpito da un piego che sembrava recente, sigillato con le armi di Francia. Sopra rinvolto si leggeva scritto:

«Al signore Luciano Micheli — Corte.»

Lo aperse, e dentro diceva così:

«Madamigella. State tranquilla, che se ci capita il capo brigante, secondo lo avviso che mi porgete, i posti saranno rinforzati, la casa circuita da sentinelle, sicchè se non ha ale, tenetelo preso. Mentre io vi prometto di porre ai piedi di S. M. cristianissima nostro Signore e padrone questo nuovo tratto della vostra devozione alla legittima causa, concedetemi, che io vi significhi il mio gradimento per le continue premure vostre in servizio del Re, e pregando Dio che vi tenga nella santa guardia, mi confermo.

«Di voi madamigella

«Corte, 22 Gennaio 1770.

«Devotissimo Obbligatissimo servitore IL MARCHESE TUILLIER DE LORDURE Commendatore dell'ordine di S. Luigi, e Governatore di Corte.

«A Madamigella CATERINA CAMPANA.»

Tutto questo Orso lesse in un battere di palpebre, gli cadde il foglio di mano; traballò, e se men pronti erano a sostenerlo sarebbe tracollato giù nel precipizio.

Il sergente non lo sostenne, ma tanto non potè dissimulare lo interno affetto, che non gli scappassero di bocca queste parole:

— Dio non paga il sabato, ma paga.

FINE.

INDICE

CAPITOLO I Il vetturino livornese Pag. 5 » II Il mercante côrso » 13 » III La partenza » 31 » IV Il frate » 40 » V Lo zio » 46 » VI Perchè i côrsi non amino i forestieri » 57 » VII Il cattivo incontro » 96 » VIII Gioco del lotto » 374 » IX La Battaglia di Pontenuovo » 432 » X I proscritti » 556

NOTE:

[1] Da ciò codesto cavaliere Niccolino fu appellato sir del Gatto, che i suoi nipoti mutarono in Sirigatti, e di questo cognome si valgono tuttavia.

[2] Bando di Luigi XV da Compiègne 15 agosto 1768. Si nota che la cronologia dei fatti nel racconto, per amore dell'arte, è stata alquanto alterata.

[3] Addison's Remarks on several parts of Italy. Hague, 1718, p. 42.

[4] _Camallo_ significa facchino, e viene dall'arabo: l'adoperano i Côrsi e i Genovesi.

[5] Dall'opera di fortificazione, detta _corona_, murata un giorno in codesto luogo.

[6]

E sebben Ciccio di Andrea Con amabile fierezza, Con terribile dolcezza.

REDI, _Bacco in Toscana_.

[7] Babbito tuttavia i Côrsi dicono per babbo tuo.

[8] Così chiamavasi dai Côrsi il generale Maillebois.

[9] La lettera, eccetto pochissime varianti per adattarla al racconto, ho levato di peso da certo manoscritto di storia côrsa conservato dal signor Antonfelice Santelli di Bastia.

[10] Lo racconta proprio il Boswell che un frate gli disse così.

[11] Pigliare con la bocca. Manca al Vocabolario, e lo ha il Sassetti.

[12] Tra gioie e contanti questo papa, modello della povertà evangelica, lasciò 25 milioni di fiorini d'oro; circa un miliardo e mezzo di lire fiorentine.

[13] Nel linguaggio côrso equivale oltremontano, e mi pare da adottarsi.

[14] Scarpatore chiamasi il ladro di campagna.

[15] Rammentiamo che il frate parla dei tempi di Luigi XV.

[16] Questo libro veramente non fu scritto da frate Bernardino Casacconi bensì da frate Lionardo da Campoloro, e porta il seguente titolo: _Discorso sacro civile, col quale s'insegna che i morti per la patria sono martiri._

[17] Questa lettera, in parte che non rileva, alquanto varia, è stampata nella Raccolta delle Lettere del Paoli a p. 164.

[18] A intendere questo bisogna sapere che la Corsica è divisa da monti; e a torto o a ragione i Côrsi orientali tengono i Côrsi occidentali un po' _guasconi_.

[19] Boswell, _Relazione della Corsica_. Londra 1769.

[20] Io scrittore ho veduto questa casa rimasta intatta e per lo appunto così.

[21] Notiamo bene ve'; è pura storia.

[22] Colombo o conca marina; dicono la chiamassero così a cagione della sua bianchezza. Ai tempi del Paoli era considerato come il palladio della libertà.

[23] _Giustificazione della Rivoluzione di Corsica, con la ferma risoluzione presa dai Côrsi di non sottomettersi mai più al dominio di Genova._ Oletta, 1758. Nella stamperia della Unità. Con l'approvazione di tutti i savi. — _Disinganno intorno alla guerra di Corsica, scoperto da Curzio Tulliano côrso ad un suo amico dimorante nell'Isola._ Colonia, 20 novembre 1736.

[24] Grandissimo conto faceva il Paoli dell'Alfieri, e l'Alfieri del Paoli. Il Valery nel suo viaggio in Corsica afferma, che delle cose saccheggiate al Paoli talune poterono recuperarsi, e tra queste la copia delle opere di Alfieri stampate dal Diderot nel 1788 mancante di un tomo. Su la prima pagina del Timoleone scritta dalla mano dell'Alfieri leggevansi queste parole:

All'egregio Côrso dei nuovi francesi fattosi compagno e maestro.

— Tu invan col brando, ed io con penna invano, Paoli, destar la Italia un dì tentammo; Vedi or se accenna i sensi tuoi mia mano.

V. A. Parigi, 11 aprile 1790.

Se poi taluno volesse notare, che nel 1768 non ci erano tragedie dell'Alfieri stampate, dirò che ha ragione, essendosene fatta la prima stampa in Roma nel 1783, e non di tutte; mi si scriva a debito di _anacronismo_.

[25] _Poliorcete_ significa _espugnatore di città_.

[26] Precise parole del Paoli.

[27] Sotto la lingua i Côrsi col miele e il latte ci hanno il pungiglione, epperò paiono nati per essere forensi.

[28] Nelle nozze un uomo a cavallo va a porgere un fiore alla sposa mentre sta per uscire di casa onde e' si chiama il _cavaliere del fiore_.

[29] Poverina, ed anco _tinto_, significa misero, gramo, infelice e simili.

[30] Lo stesso che una volta a noi il _serraglio_; ovvero catena di giovani tenentesi per le mani che non aprivano il varco alla sposa se non si riscattava con qualche moneta.

[31] Infioccata — ed è segno di padronanza della casa ove entra la sposa.

[32] Tuo padre.

[33] Le idee, e parecchie espressioni furono cavate da varii vocèri; massime da uno terribilissimo, che ebbe la empia virtù di costare la vita a trenta persone.

[34] Dionomachia.

[35] Il poemetto del Savelli ha il titolo di _Vir Nemoris_, l'Uomo del Bosco, e si versa appunto su le vicende di Domenico Leca vicario di Guagno, e della sua nepote.

[36] Parole storiche.

[37] Padre di Napoleone, morto a Mompellier.

[38]

.... tua murmura flumen Exagitat memori sacros in corde dolores: Tempus enim relego, quo fortia corpora volvens Exuviasque virum, suffusa cruore, repressit Unda pedem refluens panditque cadavera coelo Arma fusa vadis et adhuc removentia tabem Vulnera — Tunc animas heroum rite vocamus Multaque cum gemitu memorantes, multa precantes Digredimur...

_Vir nemoris._ POEMA CÔRSO.

[39] Caracalla a Papiniano dopo il fratricidio di Geta.

[40] Nonna.

[41] Fortuna.

[42] Un poco.

[43] Cucire.

[44] Povero.

[45] Gonnella.

[46] Sopraffino.

[47] Villaggio d'oltramonti.

[48] Procoi-poderi.

[49] Freno o rocca infioccata. Vedi il vocero di Lella Campana.

[50] Scorta di cavalieri che conduce la sposa a casa lo sposo.

[51] Con sussiego.

[52] A suono di cornamusa gonfiata.

[53] Villaggio su quel di Sartene.

[54] Travata: serraglio.

[55] Un secchio di latte rappreso.

Questa canzone è ricavata dalla raccolta dell'egregio vecchio consigliere S. Vitale, testè morto, che qui rammento per onoranza e per affetto.

[56] _Chine_, _line_, _quine_ sono rimaste parole vive nel dialetto Côrso per l'odio, che ha la nostra lingua contro le stroncature; e _chinamonte_ si usa in Toscana dai contadini: i cittadini parlano, e gli scrittori dei diari per ordinario parlano e scrivono una lingua senz'altro tersa, ma non però italiana.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (molteplici/moltiplici, desideri/desiderî, brulichio/brulichìo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

End of Project Gutenberg's Pasquale Paoli, by Francesco Domenico Guerrazzi