Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 49

Chapter 493,849 wordsPublic domain

— Benedetta tu sia! Consigliai che pigliassero lingua se qualche giovane di statura non molto dissomigliante da quella di Altobello fosse venuto a morte nei paesi dintorno; lo cavassero dalla terra con diligenza; affinchè veruno sospettasse della sottrazione, lo deformassero in volto e trasportatolo presso al procojo di Santa Colomba lo esponessero alla pubblica strada; perchè la gente lo stimasse il corpo di Altobello, provvidi a suscitare subito la voce che i suoi compagni in vendetta di essere stati abbandonati da lui lo avessero ucciso; indosso gli feci porre il suo passaporto, il congedo della Repubblica di Venezia, con parecchie altre carte comprovanti l'essere suo, e per ultimo certa mia lettera nella quale con preghiere e ragioni e promesse lo confortava al passo che doveva parere essergli costato la vita. Nella tomba degli Alando divisava seppellirlo, e ce l'ho fatto seppellire per avere occasione di visitarlo spesso, io poi doveva fingermi ammattita, e così ho cominciato, e se Dio non ordina meglio così continuerò. Tu capisci adesso la causa per cui io pertinace ricusai mostrarti il cadavere — se tu non ti addavi del soppiantamento, dubitava che alla vista dell'orribile strazio (e davvero lo hanno concio da fare pietà) tu per la stretta del cuore rendessi l'anima a Dio; oppure ti apponevi, e allora temeva che la tua improvvida allegrezza non mandasse nell'aria tutta la trama, tanto più che molti nemici così pubblici come privati stavano ad esplorare con maligna intenzione. Se te lo tacqui, Serena non mi accusare, perchè lo feci a fine di bene, riserbandomi a dirtelo poco per volta, perchè la tua salute, che merita tanti riguardi, non se ne sentisse scossa. Ai servi ordinai badassero bene di non fiatare, ma l'uomo propone e Dio dispone, e tu sei venuta a saperlo per altra via, e male; però dubito non ci entri Dio, bensì il diavolo, o Lella Campana ch'è tutt'uno...

— E che le ho fatto io?

— Che le abbiamo fatto noi? Io madre, tu sposa di Alando che mise le mani addosso a Giovan Brando suo fidanzato... e tu domandi che cosa le abbiam fatto?

— Ahi! odio, odio, e sempre odio, esclamò Serena, cacciandosi le mani dentro i capelli; ma Francesca Domenica la venne consolando con queste parole:

— Però vedi, Serena, Dio non le concede tutte vinte ai maligni, anzi opera spesso che i loro tiri resultino in vantaggio dei grami che volevano perdere; e questa grazia ha fatto adesso a noi perchè la tua venuta quaggiù ci somministrerà causa onesta di rimanerci in campagna, dicendo e facendo dire la tua salute non permettere nuovo trasporto; non istenteranno a credere che dopo il colpo di stamattina non potrebbero moverti senza esporti a subita morte.

— Ed io voglio vivere... disse Serena di cui la fronte si rischiarava mano a mano che Francesca Domenica procedeva nel racconto, così alla brezza montanina si dirada il velo delle nuvole davanti la faccia del sole; ma ahimè! con fine diverso, dacchè dalle nuvole rotte prorompe il raggio che ravviva, mentre quando la fronte di Serena apparve pacata, ella prese la mano della socera; se la recò alla bocca, la baciò e cadde riversa sopra i guanciali.

Francesca Domenica sentendosi umida la mano se la mirò sbigottita e ci vide il contorno dei labbri di Serena delineato col sangue: la tenne spirata, e cadendo ginocchioni, esclamò:

— Ah! beatissima Vergine, accogliete questa povera martire nelle vostre sante braccia.

CAPITOLO X.

I Proscritti

Costumavano i Côrsi, per poco essi fossero provveduti di beni di fortuna, e tuttavia molti fra loro costumano fabbricare in luoghi appartati dei propri tenèri, cappelle funerarie, e quivi di intorno recinto di muro, alquanto spazio di terra destinarlo per le sepolture della famiglia. Talora, ma raro, ne fanno parte ai clienti di casa benemeriti per diuturni uffici e chiari di fama: perchè essi hanno per cosa sacra le tombe.

Vagando per la campagna, e quando te lo aspetti meno, là dove più folti intralciano i rami gli olivi per riunire le forze contro la tempesta, arte che gli alberi hanno appreso e gli uomini no; là dove i cipressi accostano fra loro mollemente le cime come innamorati che si pieghino a dire e a sentire una dolce parola, e la rosa silvestre anco lo inverno tratto tratto fiorisce quasi a esplorare se la primavera anco nasca; là dove il mandorlo non perde mai le foglie, e l'alloro mantiene sempre verdi le sue per incoronare forse la fronte del Messia della libertà, che su questa terra infelice aspettiamo da molti secoli e non viene mai; in mezzo dico a tanta pompa di natura, ti comparisce davanti un sepolcro. In questi recessi ombrosi, mentre tutto è silenzio intorno a te, sembra che la Provvidenza ti voglia mettere come in mano un libro, che nel numero del mondo tu dimentichi spesso di leggere. La vista delle cose dilettabili, che la natura in tanta copia creò, rallegra eccessivamente l'uomo, e troppo lo amica alla vita; quella poi del sepolcro ignudo di ogni conforto, lo deprime troppo col rammentargli sempre ch'è polvere; all'opposto queste tombe rallegrate dalla vegetazione dei campi temperano l'anima nostra a giusta misura: per loro meglio che per ogni altro insegnamento s'impara che lo spirito dell'uomo è crepuscolo di un giorno che muore e di un giorno che nasce; il suo intelletto, baleno che può nella breve durata segnare una parola di Dio nella faccia del firmamento; nè la stessa materia trasformandosi merita querimonia o almeno sì grande, se è destinata a crescere la massa delle cose capaci a giocondare la vita, di chi viene dopo di noi.

Anche Bastia, città che più delle altre sente l'alito che le viene dallo straniero pel mare, conserva la religione delle tombe e ne mostra gremita una valle che prolungandosi per le coste di Santa Lucia e di Gardo arriva fino su l'alture dell'antica pieve di Pietra a Bugno; anche di giorno non si contempla senza venerazione, ma nelle notti divinamente serene di state quando la brezza chiusa nella forra rende vocale ogni pianta, e gli usignuoli empiono l'aere di note e le lucciole di splendori, sicchè tu pensi che il canto accenda l'aria la quale giubilando mandi faville; e la luna consola con la sua luce benedetta le tombe dei defunti e l'anima di chi affettuosamente gli rammenta, se mai ti avvenga affacciarti dall'altura che sta alle spalle della tomba degli Arena, ben sei feroce se non ti sentirai commosso da religioso terrore, ben duro se non ti parrà vedere uscire pallide larve dai sepolcri e udirle scambiarsi miti colloqui, ben selvaggio se non comprenderai come la salute di un popolo non è mai disperata finchè conservi così profonda la reverenza pei morti.

Visitano le tombe i congiunti e spesso gli amici, ma in troppo maggior copia donne che uomini. Le parenti aprono le porte e chiudonsi dentro sicchè di rado si vedono; le amiche poi s'inginocchiano su la soglia col capo appoggiato alle porte di ferro e quivi pregano intensamente, così fervidamente, che passo di viandante nè di somiero vale a scoterle, anzi neppure gridi scomposti o strepito di cosa che accenni a danno avvenuto, o li minacci; e di questo io faccio fede perchè l'ho sperimentato. O come ama la donna, quando ama davvero!

La famiglia Alando possedeva le sue tombe nel procoio della Restonica o di Santa Colomba; però parve plausibile la causa che trattenne la Francesca Domenica, molto più che si diceva, ed era naturale, che l'angoscia di trovarsi sola superstite di tutta la famiglia le avesse alterata la mente: per ultimo senza grave pericolo non si sarebbe potuto trasportare la Serena che ormai presso a morire tornava in chiave non si allontanasse dalla tomba; vi fu anche taluno che ripetendo queste novelle aggiungeva per via di arguzia che la signora Alando nel perdere il cervello ci aveva guadagnato un tanto, perchè era da dubitarsi se sana avrebbe saputo eleggere così savio partito.

Altre sventure, che non sono queste, sprofondano nel mare morto dello interesse umano con minore scompiglio della triste superficie: così per qualche giorno la commiserazione del caso sonò universale; in capo ad una settimana le opinioni si divisero e parecchi cominciarono a dire ch'era doloroso comprare a questo prezzo la pubblica tranquillità, ma che pure la proviamo tanto necessario elemento all'ordinato vivere, che qualsivoglia prezzo non si può stimare mai troppo; altri poi si attentarono predicare addirittura ch'ella era stata grazia di Dio, e avrebbero dovuto appendere il voto, dacchè la rabbia si era manifestata fra i cani, e il paese veniva a purgarsi dai banditi senza scapito incamminandosi bel bello a quel grado di civiltà che stava in cima dei pensieri di sua maestà cristianissima, che era Luigi XV, il quale per avventura a tempo avanzato ne favellava con la madama Dubarry.

Francesca Domenica si conduceva quotidianamente e spesso anche più volte al dì, non meno che la notte, a visitare la tomba del figliuolo; chiudevasi nella cappella ed attendeva a fare colletti di vettovaglie di facile trasporto: e col continuo portarvi robe, la cappella aveva preso l'aspetto di una canova, senza, per mio avviso, dispiacere dei santi colà dentro dipinti. Ella poi per ripararsi dal freddo o per altre cause si era vestita di una cappa nera col cappuccio parimente nero: sebbene non avesse dato più in ismanie come il giorno della morte del figliuolo, all'opposto assunto un fare malinconico, non per questo sembrava le fosse tornato il cervello in sesto; ed invero ella procedeva sempre col cappuccio tirato giù su la faccia, e borbottava parole senza discorso, sicchè all'ultimo i fanciulli avevano preso a impaurirsene, e le mamme per farli stare cheti non trovavano meglio che minacciarli così: «ecco che viene la donna nera!» Siccome la superstizione di sua natura è male attaccaticcio, le mamme nell'applicarla altrui la svegliarono in sè stesse, onde se qualche faccenda andava loro al rovescio, subito ne incolpavano il mal di occhio della donna nera; se incinte la incontravano per via, sputavano subito per gittare il fascino per terra, gli uomini vennero più tardi, pure vennero anch'essi non mica per affannarsi della moglie o dei figliuoli, bensì per la vacca, il vitello, il cavallo e le capre, perchè vivono rari ma rari bene i villani i quali tutte queste creature non antepongano alla moglie, ed anco un tantino ai figlioli. Crebbe il terrore per averla veduta, come affermavano, nella stessa ora in più luoghi; tali gli atti, il sembiante il borbottìo e le vesti: un paesano giurava averla incontrata a pie' dei colli di Tiventoso dond'era partito la mattina all'alba su di un cavallo che volava, ed essere rimasto di sasso quando traversando la strada che passa davanti al procoio di santa Colomba le apparve in procinto di uscire di casa quieta e composta come se fosse uscita allora dal letto.

Senza incontrare molestia così durarono fino agli ultimi di gennaio. Ferrante vestito di una cappa nera col cappuccio tirato su gli occhi imitando i passi e i gesti di Francesca Domenica si recava ogni lunedì alla posta dov'essa lo aspettava e date e ricevute le salutazioni, ei metteva su le spalle e pigliava sotto le braccia i colletti delle provvisioni recandole su la cima delle rupi; a sollevarlo da tanta fatica lungo la via più erta rinveniva i compagni, e tra di loro nascevano sempre liti intorno al volerla portare fino alla grotta Ferrante, e al volergliela torre i compagni, e sempre finivano col levargliela e lasciarlo addietro stanco com'era. A quei giorni Ferrante richiesto le centinaia di volte si adattò ad appagare un desiderio di Francesca Domenica dal quale egli aveva tentato dissuaderla invano, ed era di voler ad ogni costo salire sul monte per refrigerarsi un po' il cuore con la cara vista del figliuolo suo: andò pertanto il Canale la notte del lunedì, si tenne nascosto nella cappella tutto martedì mattina, e come battè l'un'ora di notte si mise con la Alando in viaggio: avevano lungo tempo discusso fra loro se giovasse meglio mutare vesti o andarsene ambedue con la cappa ed il cappuccio neri: dopo avere ventilato bene il guadagno e lo scapito, decisero mostrarsi ambedue con la cappa e imbacuccati, imperciocchè se occorreva che qualche Côrso li vedesse insieme, avrebbe creduto incontrare i _battutoli_ e sarebbe fuggito via peggio che se lo cacciasse il Trentadiavoli.

Il giorno gli sorprese a piè dei colli, giorno infermo, promettitore fino dal suo nascere di uggia e di guai; sembrava rovesciato l'ordine della natura per modo, che il cielo non mandasse più la luce sopra la terra, bensì questa illuminasse il cielo; infatti le pendici coperte di neve spiccavano di luminosa bianchezza sul fondo grigio dell'orizzonte. Nel mettersi dentro l'angusto calle Ferrante, e' sembra che gli occorresse cosa che lo inquietasse, perocchè non valse a frenare un moto di fastidio, il quale avvertendo la sua compagna gli domandò:

— Ch'è ciò, che vi molesta?

— Nulla.

— Che serve! Vuolsi serbare segreti con me?

— Mirate! Mi mettono malumore addosso queste pedate qui...

— Mi sembra, che non ci sia ragione da ombrarvene; e' posseno essere scesi fin qua, e poi risaliti...

— Ma allora perchè non appaiono punto orme all'ingiù?

— Forse quando scesero non nevicava, o forse tanto si trattennero giù, che la neve novella ha coperto le traccie della vecchia.

— Dio ci aiuti, ma camminiamo con precauzione.

Il sentier di cotesto monte, o piuttosto di quello ammasso di roccie si avvolgeva per contigui giri, ed ora saliva, ora scendeva per erpicarsi da capo.

[Illustrazione: E non è giusta, Clemente, che riceva il battesimo di solo sangue côrso; fa, o fratello in Cristo, diceva il frate moribondo, di mescolarvici un tantino di sangue francese (_pag. 460_)]

Ferrante nell'avvicinarsi a certa vetta udì parole, che gli portava il vento, però accostandosi con maggiore studio, ficcò il capo in mezzo alla spaccatura di uno scoglio e declinati gli occhi vide quello, che pur troppo temeva di vedere, i micheletti del provinciale, i quali ad argomentarne dagli atti, andavano in su di malavoglia. Dietro tutti il capitano Orso Campana che, ormai vecchio, e di persona grave, si era fermato a discorrere, e quasi avrei a contendere con un officiale francese: difatti così alto favellava, che il Ferrante, tra altre molte, ebbe abilità di udire queste parole: — Per me, le mi paiono cose da matti, mio padrone riverito, perchè, stia qui col cervello, o e' ci sono, o e' non ci sono; se non ci sono, corriamo il rischio di morire stecchiti innanzi di arrivare lassù; e se ci sono, posto che vinciamo la prova del freddo, rimane a superare quella del fuoco: veda che i soldati non possono camminare eccetto che ad uno per volta, sicchè un uomo solo in qualche giravolta può fare testa a tutti; oltre questo ci è un altro pericolo da non disprezzarsi punto, e consiste in un nuvolo di pietroni, che già sento piovermi addosso. Ora, padron mio, è chiarito, che in Corsica capi a prova di pietre non ne sono mai nati.

— Ed in Francia neppure, signor capitano. — Dunque come avremmo a comportarci?

— Veda! con modi assai destri disfacendo il fatto; tornarcene a basso, mettere un picchetto in fondo alla salita, entrare in qualche casa di pastore per asciugarci e riscaldarci; mangiare un poco, bere un tantinello di più, riposarci fino a domani, che il tempo sarà senza dubbio migliore: allora esploreremo il colle, e vedremo se oltre questo offre altri sentieri; se gli ha vi ordineremo sentinelle raddoppiate: insomma convertiremo l'assedio in blocco.

— Pure quel leggere il proprio nome nel rapporto al re, che il capitano Lepitre, in mezzo ai turbini della neve, e a un nuvolo di palle, acqua e fuoco come vedete, ha scalato una rupe retta a perpendicolo, dove ha reciso l'ultima testa all'idra della ribellione, bisogna convenire che sarebbe superbo, magnifico!

— Il blocco però è più certo; e dubito forte se della nostra impresa vorranno farne rapporto al re; più forte dubito se riputeranno glorioso un assalto contro banditi; credo poi, che il re non leggerà nulla, e quando leggesse, è sicuro che gliene importerà anche meno.

— E pure mi sembra che ad assalire queste rupi ci sia pericolo quanto a montare su la breccia di Anversa o di Bergop-Zoom.

— Avete proprio trovato il tasto; il pericolo ci è anco maggiore; ma a morire qui equivale a recitare la Fedra del vostro Racine sur un teatro di fiera anzichè sul teatro di Versaglia: a tutte le cose bisogna scegliere il tempo opportuno; anco a morire.

— Addietro, comandò il nostro capitano Lepitre; voi mi avete dette cose, che rasentano molto il senso comune.

— Raccomandatevi a Dio di udirle una volta l'anno almeno, come la chiesa comanda la confessione, e allora può darsi che ci facciate conoscenza.

Prima assai che questi officiali ponessero fine ai loro ragionamenti agro-dolci, Ferrante si era ritirato dal fesso e persuaso la Francesca Domenica a volgere le spalle. Le parole che mutarono fra essi furono rade ed amare: venuti in fondo, Ferrante si raccomandò alla donna tornasse a casa; egli avrebbe fatto prova di trovare qualche calle che lo guidasse fino su la cima; par quanto amore portava alla Madonna, porgesse ascolto ai suoi consigli.

— Vi ho detto, che voglio vedere mio figlio.

Queste parole furono profferite con la voce della disperazione che dopo aver pianto le sue lacrime siede sopra una pietra in mezzo della via, guardando il cielo senza pregarlo nè maledirlo. Ferrante tacque, e le prese a camminare avanti.

Codesto ammasso di roccie va come la più parte dei monti dell'isola composto a strati, talora perpendicolari tal'altra pendenti a destra o a sinistra, sovente ti sembra che la natura, volendo spaccarli, dopo averci fitto dentro il cuneo ci picchiasse sopra due o tre martellate, e poi distratta smettesse il lavoro in tronco senza ripigliarlo più; così quelle aperture si presentano ad angolo, e per dirla alla povera, a modo di V: le acque piovane scolando per questi canali ci hanno scavate buche, dentro le quali puoi mettere un piede, e così andare su su inosservato anche da cui stesse dieci passi discosto, come per una scala: se non che sovente gli scavi cessano, la pietra casca giù a perpendicolo e a te non avanza far altro che dopo mirato due volte o tre quel lavoro condotto coll'archipendolo, tornartene addietro.

Ferrante si cacciò dietro uno di questi fessi e sentiva dietro a sè la madre di Altobello mettere il piede nell'orma ch'ei lasciava: non profferiva parola, e gli pareva non avere mai palpitato di speranza e di terrore come adesso; però fin lì non avevano incontrato intoppo che non avessero potuto superare con mediocre fatica; anzi parve a Ferrante discernere qua e là qualche vestigia di opera di uomo, sia per allargare, sia per assicurare il cammino; già la gioia gettava su la sua anima un raggio sbiadito sì quanto il crepuscolo di autunno, pur sempre affetto diverso dall'angoscia, quando, quasi per fargli scontare codesto atomo di contentezza, lo percosse il fragore del torrente: gli corse lungo i reni il sudore freddo, presagendo che in breve si sarebbero trovati su l'orlo di una fenditura impossibile a passarsi. Raddoppiò il passo come uomo a cui l'incertezza pesi più insopportabile del danno; nè si era punto ingannato: in cotesta parte delle roccie, in mezzo ad una apertura, rovinava uno dei cento torrenti della montagna. Ferrante si sentì mancare il respiro, la vertigine un momento lo prese; un momento, perchè fu uomo d'anima e di nervi di ferro: allora esplorando meglio conobbe, comecchè la neve caduta li coprisse, che nel fianco del dirupo erano stati a forza di scalpello condotti incavi dove poteva appoggiare il piede per discendere; certo col precipizio da un lato, il monte quasi a perpendicolo dall'altro, e cotesti buchi dalla neve resi sdrucciolevoli e ciechi, non presentavano cammino gran fatto dilettabile; ci voleva occhio, piedi e cuore saldi, Ferrante e Francesca Domenica li possedevano.

A mezza costa cessava il sentiero, se sentiero può dirsi, sopra uno scoglio sporgente in fuori dal fianco della rupe, e dal fianco opposto si osservava sporgere uno scoglio uguale, quasi due mensole lavorate dal terremoto quando egli si mise a fare da maestro muratore nel mondo, o piuttosto due gheroni laterali di ponte, che o non compì, o compito per ghiribizzo ruppe. Da molti secoli stavano l'uno contro all'altro senza potersi più riunire, pari a due fratelli, che l'odio abbia divisi; invano ravvisiamo in loro la origine comune, invano i segni del medesimo grembo che li portò; del medesimo seno che porse il latte ad entrambi; le loro anime mostrano le ferite insanabili, che si sono recate scambievolmente; se ambedue avessero ad essere accolte in paradiso, una delle due supplicherebbe in grazia la precipitasse Dio nell'inferno. Anche quando dello amore di tutti gli angioli potesse tessersi un laccio, non varrebbe ormai a rilegare due cuori pei quali l'odio divenne la più acuta delle gioie, il più spasimante dei tormenti, la sorgente unica della vita.

Il torrente stretto fra codesti scogli urlava come lupo preso a mezza vita dalla tagliuola; le acque compresse si avventavano contro la rupe con rabbia impotente, pari alla vipera dardeggiante la lingua contro il villano, che gli spezzò i reni; quantunque di mole più angusta non era questo spettacolo meno tetro di quello notato da Altobello; così l'Averno antico traversavano parecchi fiumi nella difformità loro tutti ugualmente terribili.

E pure l'uomo perseguitato dall'uomo aveva conteso quei luoghi agli uccelli rapaci, imperciocchè oltre il sentiero scalpellato su la parete della rupe apparisse un nuovo segno della presenza di lui in due tronchi di albero gittati sopra le mensole che abbiamo descritto, e stretti insieme con corde di spartea. Da quanti anni durava costà codesto ponte? Erano fradici i legni e tuttavia capaci di sostenere il peso di un corpo umano? Cotesta spartea che pure pendeva giù sfilacciata avrebbe bastato a tenerli uniti? Chi lo sapeva? Chi poteva saperlo? Una cosa era certa, che verun ponte del mondo somigliò tanto quello che Maometto immaginò attraversare l'inferno. Ben è vero, che Maometto sotto l'Al-sirat mette fuoco, e qui rovina l'acqua, ma di qualunque caschi di sotto a quello od a questo, la perdizione sarà del pari sicura.

Occorrono casi nella vita, intorno ai quali se tu, sebbene animoso, pensi più di una volta, rifuggi sbigottito: il passo di questo ponte poni addirittura tra quelli, e Ferrante non avrebbe mai pensato a traversarlo se non ci si fosse trovato sopra senza sapere come: appena giunto in cima dall'altra parte, provò rimorso della sua audacia, immaginò l'affanno della povera madre rimasta su l'altra sponda senza potere a posta sua varcare, sentì quale cuore in codesto punto doveva essere il suo nel sospettarsi abbandonata; e allora si volse d'impeto per gridare alla madre stesse sicura, ch'egli lo ripassava subito per andare fino a lei; ma con meraviglia pari allo spavento egli la vide pallida e sicura venuta fin'oltre a mezzo del ponte. Egli non ardì dirgli una voce di conforto, non mormorare una preghiera per lei; le facoltà della sua vita rimasero sospese; si peritò perfino a porgerle la mano per aiutarla. Ella pose il piede dall'altra parte senza dare a conoscere paura del passato pericolo, o allegrezza di averlo vinto; solo a Ferrante, che s'inchinò dinanzi a lei per baciarle l'orlo della veste, ella sollevandolo disse:

— Voglio vedere mio figlio.