Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 48
La vigilia di Natale, che fu giorno frigido e coperto, sicchè i Côrsi per lo insolito rigore della stagione se ne stavano rannicchiati intorno al focolare, poco prima che sonasse l'_Angelus_ il piovano di santa Divota si recò a visitare Francesca Domenica. In casa sua, chè piissima donna fu all'usanza di quei tempi, epperò amica della gente ecclesiastica; convenivano parecchi preti, onde non ci era da maravigliarsi se ci si facesse vedere anco il piovano di santa Divota; però bisogna dire ch'egli ci usava di rado, in ispecie a cotesta ora. Tuttavolta Francesca Domenica lo accolse con la consueta reverenza, e quegli le domandò della nuora, e come stesse e quanta speranza ci fosse di rivederla sana, dalla risposta dell'Alando, che la infermità le pareva pur troppo grave, ed ogni giorno andava di male in peggio, sicchè se Dio non ci metteva le sue benedette mani, dei rimedii terreni ormai era disperata, il piovano prese argomento di deplorare questa nostra vita caduca; e dirla, come veramente ella è; un singhiozzo convulso tra la culla e la tomba; aggiunse che anche tra i pagani ebbe fede la sentenza che il Cielo ama chi libera presto dalle tribolazioni di questa vita; e lo stesso cristianesimo averla trovata tanto vera che la confermò tra gli articoli di fede. Felice chi muore presto! I nostri occhi di carne, che non hanno virtù d'infatuarsi piangono spesso come sventura ciò che Dio nella infinita sua bontà c'invia come grazia espressa. Insomma, il buon prete girava largo dal cantone; si vedeva chiaro che ad una conchiusione egli voleva venire, ma non trovava la via, e il filo gli si allungava fra le mani: ad ora ad ora volgeva il capo alla porta di casa come persona che abbia nel pigliare una impresa fatto capitale sopra il soccorso altrui e non lo veda arrivare; finalmente venne nella persona del medico di casa: povero soccorso in verità, perchè appariva chiaro, ch'ei si era rasciutto le lacrime, alle quali altre n'erano successe pronte a sgorgare, ma la compagnia dà coraggio, e il priore forse per la millesima volta allora chiuse l'argomento aggiungendo: — veri cristiani dinanzi alle disgrazie dovere imitare le vergini della scrittura che aspettavano lo sposo celeste con la lucerna accesa, e in fondo in fondo bisogna capacitarci che quando ci capita addosso qualche malanno ci guadagniamo un tanto, e più grosso ch'egli è, meglio che mai: — però non era da dubitarsi che la signora Francesca Domenica, persona tanto pia... tanto religiosa non fosse per ricevere con rassegnazione...
— Che mai?
— Una... una...
Il dottore proruppe in uno scoppio di pianto; la Francesca Domenica con faccia fosca compì la frase.
— Una grande sciagura. Poi si mise l'indice della manca su traverso le labbra e con la destra indicando la stanza dove giaceva la inferma, disse:
— Zitto! Andiamo altrove; cotesta desolata se vi sentisse rimarrebbe sul colpo.
Scesero nella camera terrena dove un po' il piovano, un po' il dottore la ragguagliarono come in prossimità del _procoio_ di santa Colomba, appunto su la strada, che rasenta la Restonica, dov'è la cappella della Immacolata lì a piè del cipresso a mancina avessero trovato ucciso il suo figliuolo Altobello; la _giustizia_ recatasi su i luoghi dopo avergli rinvenuto addosso il suo passaporto, il congedo amplissimo della repubblica di Venezia, con altre più carte assai, ed una lettera scritta da lei sua madre con la quale lo confortava a lasciare la compagnia dei banditi sconveniente al suo lignaggio, si tenesse nascosto per qualche giorno al _procoio_, ch'ella con la parentela avrebbe adoperato in modo che S. M. cristianissima lo avesse pigliato in grazia; e di questo nutrire buona speranza: dove mai fosse rimasta delusa, gli avrebbe procurato modo di riparare in Toscana, ovvero tornarsene a Venezia dov'egli avrebbe condotto vita più onorata, e certo poi più tranquilla.
Francesca Domenica lasciava dire, e metteva a un punto maraviglia e spavento nei suoi visitatori la terribile calma di lei; i quali affetti crebbero in loro quando di repente gl'interrogò:
— E gli hanno dato molte ferite?
— Eh! parecchie, a quello che ne dicono.
— Mortali tutte?
— Ma!... a quanto pare orribili!
— E chi può averlo ammazzato sospettano?
— Tengono per fermo, che i suoi compagni inaspriti per essersi veduti abbandonati da lui lo abbiano raggiunto; e' pare che sien venuti a parole, dopo a fatti; e Altobello sia rimasto soverchiato dal numero non senza difesa nè senza vendetta...
— E come mai?
— A giudicarne dalla pozza del sangue sparso lì intorno troppo più copioso, che se fosse di un individuo solo, e da una ciocca di capelli strappati che gli trovarono fra le dita aggranchite.
— Oh! esclamò Francesca Domenica, e quasi un baleno di contentezza le illuminò il viso, poi senza aggiungere parola aperse furiosa la porta di casa, e fuggì via. Il piovano ed il dottore le trassero dietro con tardi passi, intantochè l'uno diceva all'altro: — Ahimè! Ahimè? povera signora, ho paura che la vampa dell'angoscia le abbia incenerito il cuore...
— E dubito anche il cervello, piovano mio...
— Oh! che sciagura, che grande sciagura!
Il popolo avvisato del caso, un po' per compassione, molto per curiosità, faceva gomitolo ingrossandosi alle spalle dei due desolati; i parenti così donne come uomini dell'amplissima famiglia Alando tanto non furono trattenuti dalla speranza o dal timore della nuova dominazione, che si restassero in cotesto caso supremo dagli uffici consacrati dal costume e resi più religiosi adesso, che con la morte di Altobello veniva a spegnersi l'ultimo fiato dell'inclita casa Alando.
La madre arrivò sul luogo dell'omicidio, e vi rinvenne il cappellano e parecchi dei manenti, i quali avevano messo insieme in fretta la cassa con alcune tavole sottili, e quivi dentro riposte le infelici reliquie dello ammazzato, poi chiuse col coperchio dipinto per tutta la lunghezza di una croce nera senza però conficcarlo; ciò compito, senza far caso della brezza gelata si erano messi col capo scoperto in ginocchioni intorno la cassa a pregare.
Arrivò la madre, e fece volare il coperchio, chinandosi giù genuflessa sul cadavere. Signore! Egli era spettacolo da rompere ogni altro cuore non che quello della madre: almeno alla madre di Cristo resero il corpo del figliolo intero, certo forato nei piedi e nelle mani, con la lanciata nelle costole; certo con la persona livida per truce flagellazione, e le tempia e la fronte lacere dalla corona di spine; certo con le labbra nere per l'ultima bevanda di aceto e fiele, ma pure intero: ora quale Francesca Domenica rivedeva la carne sua! e' sembra gli avessero sparato un trombone a bruciapelo nella testa, imperciocchè tutta la parte superiore della faccia era sparita; nell'angolo destro al sommo della cassa si vedevano con raccapriccio ammonticchiati i frammenti di ossi, i brani delle carni e del cervello raccolti sul terreno; traverso la bocca che conservava appena tre o quattro denti si vedeva l'aria; innumerevoli gli sdruci e le ferite per tutta la persona: su le mammelle come nelle altre parti più carnose del corpo si mirava, barbarissimo strazio! la impronta delle bullette delle scarpe di chi lo aveva calpestato; però fra le dita avevano insinuato un crocifisso senza però levarci la ciocca dei capelli, quasi testimonianza che la religione e la vendetta fossero due affetti del pari sacri pei Côrsi.
[Illustrazione: Lella trattenne il fiato, e vide cotesto uomo che, scavato un buco fra i rottami e piantatavi la croce, la fissò diritta. (_pag. 403_)]
Il cappellano e i manenti, vedendo da lontano comparire il popolo, gli andarono incontro col Cristo grande e coi lampioni: intanto la madre si era messa a sedere in terra con la manca sulla sponda della cassa facendo l'atto di cullare, e con la destra armata di bacchio allontanava lo stormo dei corvi di già scesi all'odore del morto, i quali con istupenda insistenza secondo la natura loro improntamente ritornavano per beccare. Ben doveva essere crudele chi non piangeva contemplando così stranamente riprodotto lo spettacolo della madre, che dimena su gli arcioni il letticciuolo del suo pargolo e veglia a studio che non lo molestino le mosche. E non poteva cadere dubbio che in quel punto simile fantasia occupasse la mente della derelitta, conciossiachè con la solita cantilena idonea a conciliare il sonno, ella cantasse la _nanna_ famosa composta nel dialetto della provincia di Coscione:
Nelli monti di Cuscioni V'era nata una zitedra E la sò cara mammoni[40] Li faceva l'annannaredra E quand'ella l'annannava Stu talentu[41] li pregava.
Addurmentati parpena[42] Allegrezza di mammoni C'aghiu da allestì la cena E da cusce[43] li piloni Pe 'u to tintu[44] babbaredru E pe li to fratedroni
Quando vo' saretti grandi Vi faremo lu vestitu La camicia, lu bannedru[45] E l'imbustu ben guarnitu Di dru pannu sfinazzatu[46] Chisistessea Carticciatu[47]
Vi deremu lu maritu Ailevatu a li strazzali[48] Un bellissimu partitu Esarà lu capurali De li nostri montagnoli Pecorai, e caprachioli.
Quando andretti sposata Purteretti li frenieri,[49] N'anderetti incavalciata Con tutti li mudracchieri[50] Passerettri insannicciata[51] A caramusa imbuffata[52]
Lo sposu n'andrà avanti Cu li sò belli cusciali Vi saranno tutti quanti Li sò cugini carnali Alla Zonza di Tavera[53] Vi farannu la spaller.[54]
Quandu arrivate a lu stazzu Dove avete poi da stani Susterà la surerani E bi tuccherà li mani: E bi arà presentatu Un tinedrudi caghiatu[55]»
Le donne o congiunte o amiche, quando furono da presso si disciolsero le chiome, e con urli e pianti miserabili principiarono la _scirrata_, chiamando il morto co' nomi più soavi, rammentandone le virtù vere o supposte, e dolcemente riprendendolo perchè se ne fosse andato e si mantenesse sordo agl'inviti di tornare. Una sola, una donna sola, e questa fu Lella Campana venuta anch'essa perchè parente della Francesca Domenica, e più per refrigerare l'anima assetata di vendetta, si chinò su la cassa col pretesto di piangere sul cadavere difformato, ma in sostanza per esplorarne sottilmente le parti rimaste intatte, in ispecie le mani: allora Francesca Domenica forse nel suo delirio gelosa di cotesto affetto, o quale altra più vera causa la movesse, di un tratto si rizza in piedi, forte stringendo la fanciulla la trascina seco; poi agguanta un'altra donna, ed ordinando che a sua volta questa ne impalmasse un'altra, diede il segno del _caracolo_ intorno al morto. Guido Reni fece opera di bellezza immortale dipingendo a Roma il ballo delle ore in giro al carro del sole; Michelangelo solo avrebbe potuto ritrarre l'orribile caribo di vecchie e di fanciulle nel delirio del dolore turbinato a tondo quel misero corpo; gli occhi sfavillavano come spade percosse fra loro; urli più strazianti non lacerarono mai orecchi umani, i capelli bianchi, biondi e neri mescolavansi ventilati e sferzavano i volti; le vesti anch'esse scoppiettavano agitate dalla violenza dei moti; pallidi i volti come per morte a molte, a talune chiazzati quasi da vivido sprillo di sangue; gli atti vari e tutti paurosi: visione tremenda di spettri inebbriati di dolore. A crescere la selvaggia pietà della scena, alla mente inferma di Francesca Domenica si affacciò la voglia di mettere il ritornello ad ogni _scirrota_, pianta da talune delle donne: questo era inconsueto nei voceri, e solo costumavasi nelle allegre serenate o nei canti nuziali dove al termine di ogni strofa tutti gli astanti ripetevano in coro il ritornello da loro chiamata la succhiella, dopo la quale sparavano gli archibugi. Siffatta novità per questo appunto percoteva l'anima più tristamente, perchè una lieta usanza venisse tradotta a cosa piena di mestizia, nè il ritornello poteva essere scelto più lugubre; di vero, quando una donna finiva, Francesca Domenica con le altre tutte cantava o piuttosto ululava un versetto del salmo _De profundis clamavi ad te, Domine: Domine, exaudi vocem meam_.
Quantunque non si temesser disordini, pure il governator di Corte mandò il maresciallo di campo Sionville e il capitano Orso Campana con alquanti micheletti del provinciale a dare un'occhiata. Sionville si spazientava a vedere tutte codeste diavolerie; egli non sapeva darsi pace che per un morto si dovessero tribolare tanti vivi; il Campana gli stava dintorno raumiliandolo il meglio che poteva, e lo confortava a tollerare coteste vecchie usanze del paese; in tutto ciò che non tornava a disservizio del re lasciasse andare tre pani per coppia; ma l'altro arrovellato non lo voleva intendere, e tempestava che i morti si avessero a seppellire senza tante smancierie, e chi ha avuto ha avuto. Cotesto loro alterco da cattive parole sarebbe tralignato a peggio fatti, se una nuova apparizione non fosse venuta repentinamente ad interromperlo.
Fu vista spuntare dalla lontana una barella portata adagio adagio sopra le spalle di quattro uomini, come se dentro vi giacesse persona gravemente inferma, e pur troppo l'apparenza corrispondeva alla realtà, imperciocchè trasportassero la infelice Serena.
Poco dopo la partenza da casa di Francesca Domenica, un accattone che soleva frequentarvi per la elemosina, approfittandosi dello scompiglio salì su in camera della inferma, e le disse alla ricisa:
— Signora! Signora! La gran disgrazia ch'è successa a questa casa! La gran disgrazia? La sapete voi?
— Quale mai disgrazia? ricercò Serena facendosi in volto color di cenere.
— Madonna santissima, non vi spaventate.... hanno ucciso.... anzi crivellato di ferite il vostro sposo, signore Altobello.
E questo fu tiro della Lella Campana, la quale si valse della scempiaggine di codesto mendicante per dare del coltello nel cuore alla desolata Serena.
Serena resistè alla percossa forse per la medesima causa per cui la rovere si rompe all'avvicinarsi dell'uragano, e la canna no; rinvenuta dallo sbalordimento fece chiamare certe sue amiche, e mercè loro ottenne la trasportassero in barella sul luogo dove giaceva l'ammazzato per dargli l'ultimo addio. Contrastare a qualunque il compimento di queste voglie lugubri parrebbe peccato, molto meno si giudicava pietoso negarlo a lei, povera tinta! che oramai più pochi giorni aveva da passare sopra la terra.
Le fanciulle amiche della Serena, parte circondavano e parte precedevano la barella: queste ultime, quando la gente affollandosi dintorno impediva il cammino, dicevano: «fate largo, è la sposa dell'ammazzato, che viene a dirgli addio,» e tanto bastava perchè si ritirassero e facessero spalliera cavandosi il berretto.
— Certo, meritano lode i popoli presso cui la sventura offre argomento di commiserazione; i Côrsi poi in questa parte singolari, non solo compiangono i percossi dalla fortuna, ma li venerano; così gli antichi ebbero sacri i tocchi dal fulmine.
Appena dall'alto della barella potè scorgersi il luogo dove giaceva il morto, fu vista mettersi a sedere con grande stento una larva di donna, e stendere due braccia scarne più paurose degli ossi da morto, sì per fermo più paurosi, dacchè vedendo lo scheletro tu conosci averlo omai abbandonato la vita, e le ossa nude ti dicono essere diventata proprietà della morte; ma le braccia del tisico ti pongono dinanzi agli occhi la morte che ha messo il piè sul petto della vita e non l'ha anco uccisa, una lunga agonia da bere a sorso a sorso, e spasimi nuovi e più dolorosi di tutti perchè ultimi, — nel punto stesso in mezzo ad una maniera di rantolo s'intese singhiozzata una voce:
— Altobello!
Francesca Domenica tutta fuori di sè dall'agitazione della strana cerimonia che aveva provocata, non vide, nè sentì nulla fino a quel punto: ora colta all'improvviso da cotesto lamento si sciolse furiosa dalle braccia altrui, ed abbrancato il coperchio della cassa ne coperse precipitosamente il cadavere, poi ci si assettò sopra nascondendo la faccia su i ginocchi e agguantandosi il capo con ambedue le mani.
— Largo alla sposa dell'ammazzato, largo!
E la barella fra le teste del popolo ora appariva, ora spariva a guisa di barca sospinta dalla tempesta contro lo scoglio dove ha da rompersi. Per ultimo la barella fu deposta accanto alla cassa, e Serena potè dire con fiochissima voce:
— Mamma mia, non ci contrastate vedere anco una volta la faccia di Altobello! era mio sposo alla fine. Abbiate pietà di me, a cui da questa in fuori non avanza altra consolazione nel mondo.
Francesca Domenica levò la faccia e mostrò gli occhi pieni di sangue ma senza lacrime, e rispose:
— No...
— Oh! perchè no? Non era egli carne della mia carne.
— Portatela via... ella non ci ha più che fare...
— Questa è crudeltà, prese a dire un astante, non può negarsi alla moglie di baciare per l'ultima volta il suo marito. — La pietosa era Lella Campana; la riconobbe Francesca Domenica e la guardò: spesso avrete sentito affermare come gli occhi della creatura umana possiedano la virtù di atterrire i serpenti; non credete nulla; perchè se gli occhi nostri avessero questa potenza, sotto lo sguardo di Francesca Domenica, Lella Campana sarebbe rimasta fulminata.
All'opposto la feroce non se ne sentì commossa nè sgomenta, e continuò a schiamazzare:
— La è divenuta matta! Menatela in casa... e la poverina abbia il suo sfogo...
E fattasi più temeraria, forse con la speranza di essere sovvenuta, ella si attentò accostarsi a Francesca Domenica e metterle le mani addosso: questa balzò in piedi come arco scattato, e ghermitala per la cintura la squassò forte tre o quattro volte, poi la spinse con immensa rabbia a rotolare per terra lontano da sè: subito dopo tornò a custodire la cassa, ed imbattutasi a caso nei chiodi che il falegname aveva lasciati lì in terra, li prese e si provò conficcarli col pugno; accortosi che a quel modo si lacerava le carni e non veniva a capo di nulla, agguantò un sasso e con esso fece migliore opera. Questi casi tutti accadevano in minor spazio di tempo che non fu speso a raccontarli; però quantunque tra la gente radunata prevalesse la opinione che la ambascia avesse tolto l'intelletto alla signora Alando, pure si capì, che codesta sua ripugnanza a scoprire la cassa nasceva dalla pietosa voglia di nascondere agli occhi della inferma lo spettacolo dello straziato consorte; quindi biasimo della proterva Campana, e lode a lei e tenera premura di sollevarla nel tristo ufficio d'inchiodare la cassa del figliuolo ammazzato.
Francesca Domenica compita l'opera pregò il piovano, il dottore e gli amici di casa a portare, senza mettere tempo di mezzo, il cadavere nella tomba degli Alando e a dargli sepoltura; ai servi ordinò andassero con loro, ella basterebbe sola a confortare Serena...
Il maresciallo Sionville presente a tutte queste avventure metteva di tratto in tratto le mani sur una zucca piena di acquavite e se la recava alla bocca; da prima parvero gli spazi ragionevoli, ma l'ultimo si può dire ch'ei facesse una bevuta continua: quando ebbe a mettere la zucca proprio a perpendicolo nell'orizzonte e squassarla a più riprese per isgocciolarne l'ultima stilla, si sentì venire come un solletico sotto le mammelle, ch'egli battezzò per compassione a casa sua; onde afferrato il braccio del Campana:
— Orsù! gli disse, capitano bando ai rancori. Andiamo via; in verità le son cose a far piangere i sassi. Di ora in poi sua eccellenza il signor governatore, quando mi commette a simili spedizioni mi ha da restituire il soprassoldo di guerra e penso che quegli che ne andrà di sotto sarò io, perchè ci vuole, per durare, triplicata la provvista di acquavite... e voi ne potrete fare al bisogno buona testimonianza.
Orso si lasciò condurre; egli non pensava a niente, ma si sentiva il capo intronato; giunto a casa tardi non volle cena, e preso il candeliere, senza profferire parola si avviò alla sua camera; mentre stava sul punto di chiudere l'uscio, vedendo comparire la sua figliuola, le disse:
— Lella! Adesso che ti pare, la tua vendetta è soddisfatta?
— Forse — rispose costei; ed Orso stizzito traendosi dietro l'uscio con violenza imprecò:
— Quando andrai all'inferno ce ne troverai dei meglio di te.
Francesca Domenica adagiata ch'ebbe la povera Serena sul letto, la prese pel capo, la baciava e ribaciava, poi accostatale quanto più poteva la bocca all'orecchio di lei ci sussurrò sommessa:
— Perdono, figliuola mia, io vi domando perdono; Altobello non è morto, ma vive e vi ama, e vi supplica a pigliare animo.
— Come! Come! non mi hanno ammazzato Altobello mio? E quegli che era là morto...?
— Calmati, figliuola mia, bevi questo... il cuore ti palpita orribilmente sempre... la carne ti brucia... te lo racconterò un'altra volta... più tardi.
Se non che Serena, con la potenza della volontà dominando lo scompiglio del corpo, comparve quasi tranquilla.
— Mamma, dite pure senza sospetto, io sono quieta... vedete, io rido.
E rise, povera fanciulla! Francesca Domenica si fece all'uscio, speculò se alcuno stesse in ascolto, chiuse la imposta, e da capo china su l'orecchio di Serena, espose:
— Altobello averle mandato a rispondere anteporre all'esilio dalla Patria morire da presso alla sposa e alla madre, dilettissime sue, mettesse giù la speranza di fargli mutare pensiero, e lo perdonasse; eccetto che in questa lo avrebbe rinvenuto in ogni altra cosa obbedientissimo; e poi ad osservare simile risoluzione stringerlo il giuramento. Ora la madre di Alando patirebbe il suo figliuolo spergiuro? E' ci era da deplorare ch'egli avesse preso questo proponimento, e come! ma credere che lo potesse mutare, sarebbe stata follia. Altobello bensì prometteva di starsi quieto, e per quanto era in lui, industriarsi in modo che dimenticassero ch'ei fosse in vita; solo domandare lo provvedessero di quanto abbisogna puramente per non morire di fame; dolergli forte non potere esimere i parenti da questo carico, imperciocchè la montagna, dopo scesi i pastori con gli armenti alla pianura, era rimasta deserta. — Messami a considerare di proposito (Francesca Domenica continuava) la faccenda, conobbi che tale incumbenza non era da commettersi a persona, comecchè fidatissima; troppo il pericolo per altrui, e poi viviamo in tempi tristi, figliuola mia; se Gesù tornasse, non un traditore sopra dodici, ma undici e' ne conterebbe, e nel rimasto chi sa quanti carati troverebbe di mondiglia. Quello che la madre e la moglie possono fare per la salvezza del marito e figliuolo loro non devono confidare altrui. A sovvenirlo pertanto con efficacia bisognava ottenere due cose, la prima di condursi ad abitare la villa senza movere sospetto, e l'altra addormentare la persecuzione vendicativa che ci fa guerra, pensa e ripensa, mi cadde in mente un partito orribile, ma necessità non ha legge; innanzi ch'ei fosse stato messo a esecuzione sperai che Dio lo volesse perdonare all'anima disperata di una madre, ma ora dubito di aver creduto temerariamente, dacchè vedo che t'ho partorito tanto dolore, e siamo sul cominciare?
— Magari! che a furia di dolori si potesse salvare Altobello.... se fossero sette mi parrebbero pochi...