Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 47

Chapter 473,897 wordsPublic domain

Costumavano, ed anco adesso non tutti, ma parecchi côrsi costumavano scendere dai paesi in città sopra certi somarelli grandi quanto i cani di San Bernardo, ai quali arrivati che sono, levano la cavezza e danno per profenda un calcio nella pancia: le grame bestiole si cacciano da per tutto per procurarsi un po' d'alimento; io ne ho visti ficcarsi fra le gambe dei soldati francesi mentre attendevano agli esercizi militari, e certa volta andando per visita da un personaggio dell'isola (già s'intende in giubba nera e in guanti paglierini), mi accadde incontrarne uno su per le scale del terzo piano. Ferrante, adocchiando uno di questi animali, gli si mise dietro nel pensiero che lo scorterebbe con più intelletto e certo poi con meno odio dell'uomo; quanto all'odio se indovinasse non so, ma quanto a giudizio prese errore, dacchè lo condusse in un campo di cavoli dove l'asino cominciò a menare scempio, il che vedendo l'ortolano proruppe fuori di casa con un cannocchio in pugno, tirando giù che pareva un maglio. Il somaro gustata la prima non aspettò la seconda; allora l'ortolano si spinse a Ferrante facendo le viste di rinnovargli la zolfa addosso, nè a questo bastava dire non appartenergli la bestia, nè affermarlo con giuramento, finchè inasprito, tratto fuori un coltello e sacramentando che gli avrebbe fesso il cuore se si attentava avvicinarsigli ancora di un passo, mise a partito il villano. La fortuna faceva addirittura al mal capitato giovane il viso dell'uomo di arme; ma egli tuttavia non si volle dare per perso: parendogli, non ostante la sua prudenza, anzi a cagione di questa, essere incappato in troppi casi per non dare nell'occhio, prese il partito di buttarsi in terra accovacciandosi dietro una massa di fieno.

Scese alla fine invocata la notte, ed egli cauto e guardingo si accostò alla casa di Alando; ben gl'incolse la sua previdenza, imperciocchè vide, dal canto dove si mise rannicchiato, un'ombra passare e ripassare dinanzi alla porta di cotesta casa, accostarsi il capo per origliare, poi venuto in mezzo della strada voltarsi in su per istudiare dai moti del lume, che cosa vi si facesse dentro, così non una, nè due, bensì parecchie volte. Egli era manifesto che stavano spiando la casa; Ferrante non ci trovava rimedio, e ormai si disponeva ad allontanarsi con ineffabile angoscia, quando codesta ombra strillò come la nottola e fuggì via. Ferrante comprese trattarsi di vendetta privata e gli parve faccenda da apprensionirsene assai più della vigilanza del governo; pure reputò per codesta notte la esplorazione non si sarebbe rinnovata, e questa si appose: ciò nonostante si rimase tuttavia in agguato e quando gli parve ogni cosa d'intorno sicura, egli incominciò a moversi stendendo e ritirando a vicenda le mani e i piedi, e strisciando col ventre sulla terra al modo stesso che la volpe mascagna si accosta al pollaio, intantochè la massaia fila cantando lì accosto e non se ne avvede. Rifinito di lena Ferrante arriva a piè dell'uscio della casa Alando e chiappa un ciottolo per bussarci dentro, ma non gli fu mestiere, che il cane di dentro, avvertito dall'odorato dello appressarsi dello sconosciuto, si avventa contro la porta col pelo irto su la schiena, abbaiando disperatamente; codesto fracasso tornava in più modo dannoso, sì perchè non dava adito a sentire il picchio, e più perchè poteva destare l'attenzione del vicinato; però Francesca Domenica come donna accorta, avvisando che qualche cosa covasse là sotto, aperse la finestra, e guardato in giù scorge un viluppo scuro che si movea; e subito dopo la percosse questa voce:

— Signora Francesca Domenica, portate via il cane e apritemi, ho da parlarvi per parte di Altobello; per l'amore di Dio fate presto.

Esitò la donna, ma non perse tempo, e scendendo a precipizio la scala diceva tra sè: di che ho da temere?

E tastatasi il petto conchiuse: va bene; forza non ne posso patire.

Il cane fu chiuso in cantina, la porta aperta, e Ferrante entrò carponi; appena entrato agguantandosi al muro si drizzò in piedi a stento e con piccola voce disse:

— Signora Francesca Domenica, voi non mi ravvisate neh? Mirate se riconoscete questo crocifisso?

La donna, gittato appena lo sguardo sul crocifisso, con orribile pacatezza domandò:

— Morto?

— No, la Dio grazia vive.

— Libero?

— Sì....

E così rispondendo Ferrante voltava dintorno gli occhi stralunati e feroci, onde Francesca Domenica gli ebbe a domandare non senza sospetto:

— Che avete? Che cercate? Chi siete voi?

— Io sono Ferrante Canale...

— Bugiardo...

— Ah! pur troppo capisco, che devo parervi mentitore, e nondimanco io sono Canale... nè meglio ravvisereste il vostro figliuolo....

E così favellando sempre girava gli sguardi a mo' di ossesso, sicchè la donna da capo lo veniva interrogando:

— Ma che avete? Che avete? Vi sentite male?

— Nulla.... io muoio.

E vacillando cadeva, senonchè pronta lo sostenne fra le sue braccia Francesca Domenica, la quale conobbe subito che il giovane per commozione o per istanchezza fosse svenuto; lo trasse al fuoco, lo spruzzò con acqua di laccia, gli fece odorare aceto forte; insomma compì tutti gli uffici soliti a costumarsi in questi casi; lo svenimento durò un pezzo, e quando riaperse gli occhi memori alla vita Francesca Domenica con affetto di madre gli disse:

— Come vi sentite, Ferrante?

— Muoio di fame.

— Santa Vergine! E Altobello?

— Quando trova ghiande... si ciba.

La donna non profferì altre parole: tenendo sempre a cagione della inferma carni al fuoco, ristorò il giovane con alquanto di brodo e di vino, raccomandandogli, che così per un po' di tempo dimorasse, in breve si sarebbe più copiosamente cibato.

Attizzò il fuoco, e salì a custodire la inferma; la quale appena la vide così le favellò:

— Mamma, voi avete ricevuto notizie di Altobello.

— Io?

— Sì, voi; lo so, il mio sposo vive, e o Dio! qual vita!

— Ma chi vi dice tutte queste cose?

— Una voce qui dentro che non mentisce mai.

— E sia così; che ci è egli da contristarci in questo?

— Siete voi che parlate, mamma? E non sapete qual vita meni Altobello? Nè anco quella della fiera, però che a questa la natura faccia almeno trovare il cibo necessario a mantenersi viva.

La madre tacque; quando sentì potere mandare fuori la voce senza tremito soggiunse:

— Or bene; figliuola mia che cosa dobbiamo mandargli a dire?

— Da parte della sua sposa e di sua madre... mamma perdonate se mi metto innanzi a voi... l'uomo, voi lo sapete, ama la sua moglie sopra tutte le cose. Dio lo ha detto...

— È vero, ma la madre ama il figliuolo sopra il padre, e il marito, e voi Serena lo saprete un giorno.

— Io? Parvi stagione questa di lunsingarmi, mamma mia? Guardatemi queste braccia — ed ella se le guardò e riprese — in che differiscono dagli scheletri che mettono a piè dei catafalchi nella messa dei morti?

E dopo passato alquanto spazio di tempo senza che nè l'una nè l'altra donna potessero aprire bocca, Serena continuò:

— Da parte della sua sposa e di sua madre, vorrei mandargli a dire che partisse di Corsica e si riparasse in Italia ma egli non lo farà....

— Perchè non lo farà?

— Non lo farà, perchè pei cuori come Altobello non vi ha morte che eguagli l'angoscia di lasciare la Patria serva e infelice; perchè nessuna pena in lui pareggerebbe quella di starsi lontano dal mio sepolcro e dalla vostra casa; perchè non gli arride la fede di potere migliorare le sorti dell'uomo, ora che contempla la ingiustizia coprire intera la terra come un nuvolo nero: — egli è sopravvissuto a tutte le speranze, — egli non lo farà, non lo può fare.

Francesca Domenica non istette a contradirle temendo affliggerla, e poi simile paura si era insinuata ancora lei nell'anima; prese i ferri ed il bacchetto, e si mise a fare le calze di lana pel suo figliuolo; calze, camiciole, berretti di lana ella tutto tutto pel suo Altobello con le proprie mani lavorava; per sè le comprava; e mentre attendeva a infilzare maglie, il suo pensiero preso a cotesto filo non si staccava mai dal figliuolo, sicchè sempre l'era presente, le sue necessità immaginava, ci provvedeva, e verun caso mai, per quanto insolito, poteva sopraggiungerle improvviso, ch'ella non ci avesse di già trovato il suo partito. Adesso le femmine sanno condurre maestrevoli ricami ed ordire trine e dipingere fiori, ornamenti di lusso per sè, e per le camerette loro; più belli sì, ma non però più cari. Passato convenevole spazio di tempo, Francesca Domenica tornò a Ferrante e con buoni cibi ed ottimo vino lo rimise da morte a vita. Quando poi conobbe che il discorrere non gli poteva recare molestia, si fece dire a parte a parte i vari casi del figliuolo e dei compagni suoi; per ultimo gli domandò a che venisse, e Ferrante le espose come costretti a lasciare i monti più scoscesi dell'isola per penuria di viveri, e per essere con sottile solerzia esplorati, si erano ridotti a finire l'inverno nei colli prossimi a Corte per le medesime cause, che gli aveva persuasi a disertare dagli altri, perciocchè pareva a loro che quivi sarebbe riuscito più destro a procacciarsi vettovaglia, e forse non pensando i Francesi che tanto si potessero avventurare i banditi, li vigilassero meno; però non avere trovato fin lì persona su la quale potersi fidare, ed egli appunto essersi messo allo sbaraglio per venire a trovarla, e concertare il modo con esso lei di non morire d'inedia come pur troppo ne correvano quotidianamente il rischio. Posto ch'ebbe fine Ferrante al suo ragionare, Francesca Domenica incominciò:

— Voi per la difesa della Patria avete fatto abbastanza....

— Per la Patria veruno al mondo ha fatto tanto che basti...

— Quando Pasquale e Clemente Paoli con i loro famosi compagni hanno reputato spediente conservarsi a giorni migliori, mi sarà lecito senza presunzione supporre che i Côrsi abbiano per adesso compito l'obbligo loro.

— Per la difesa della terra io ne convengo, non già per la difesa e per la vendetta degli uomini....

— Anco per questa; dacchè si sente affermare dai magistrati fino alla sazietà, che il re di Francia intende consolarci, solo per farci sentire gli effetti della sua clemenza aspettare avere purgato il paese degli ultimi strascichi dei banditi....

— E voi lo sperate?

— Io da molto tempo non ispero e non temo nulla; lo dicono.

— Lo dicono come il lupo s'industriava persuadere al cane del pecoraio di disfarsi del collare di ferro per strangolarlo a tutto agio.

— Ferrante mio, mettiamo da parte la superbia; pare in coscienza a voi potervi paragonare al collare di ferro? A voi, che i travagli resero l'ombra di voi stessi? A voi che la necessità di ogni cosa conduce a morire d'inedia due volte almanco per settimana?

Ferrante, non sapendo che si avesse a rispondere, tacque mentre la donna continuò:

— E al pericolo di essere ad ogni momento presi e impiccati, pensaste mai?

— Ci pensammo.

— E i parenti vostri avete dimenticato affatto?

— No, mai, mai.

— All'aria aperta, su i monti, il moto, le cure della vita, gli stessi pericoli, anche senza volerlo fanno obliare ogni cosa più caramente diletta, ma noi povere donne chiuse, circondate da oggetti che ci parlano di voi, per voi lavorando, vegliando per voi, vi rammentiamo sempre, sempre.... e se poteste immaginare come talvolta l'amore o la paura vi ritraggono alla nostra mente... se lo poteste.... io non ve lo dirò.... non mi riescirebbe dirvelo.... avreste compassione di noi tre povere donne. Dunque tornate ad Altobello, e scongiuratelo per l'amore che porta a Gesù Redentore, alla madre sua, alla sua povera Serena, che il pensiero del suo pericolo strugge come la candela, che ripari in Toscana dove gli prometto di andarlo a raggiungere con la sua sposa... (qui la buona femmina dentro di sè aggiungeva a mo' di restrizione mentale: se però mi potrà accompagnare); glielo direte, Ferrante?

— Glielo dirò di sicuro.

— Non basta; promettetemi che voi secondo il vostro potere lo persuaderete a partirsi.

— Anco questo farò.

— E voi lo accompagnerete, Ferrante?

— Questo non ve lo posso promettere, signora Alando.

— Chi è che vi possa impedire?

— Io.

— E voi perchè?

— Signora Francesca Domenica, rispose Ferrante facendo atto con la mano, che parve ad un punto preghiera e comando — è mio segreto; rispettatelo.

Francesca Domenica sapendo a prova, che incaponirsi a cavare di corpo ad un Côrso un segreto quando non lo vuol dire torna lo stesso che presumere di trapanare il porfido con un dito, tacque. Ferrante dopo breve ora soggiunse:

— Signora Alando, vi prego allestirmi la roba, che con vostra licenza io mi riposerei qualche ora perchè ho proprio bisogno; senza fallo verso le tre ore dopo la mezzanotte io sarò sveglio; scrivete le lettere tanto voi quanto Serena, e se piace a Dio porterò tutto a salvamento.

Ferrante non conosceva il cuore di madre; da molto tempo ella aveva ammannito il danaro, le vesti, polvere, piombo e cibi secchi e biscotto in parecchi fardelletti da stringersi insieme agevolmente e farne uno o parecchi maneggiabili, nè mancò di preparare fieno per fasciarli, affinchè il portatore porgesse sembianza di recare un fascio di strame a qualche stalla vicina; anche le lettere erano belle e pronte, non però sigillate, che ogni giorno ella ci andava aggiungendo un poscritto, ed oramai eravamo al quindicesimo; nonpertanto lasciò che Ferrante se ne andasse a dormire, ed ella si assettò al tavolino per iscrivere il decimosesto poscritto. Con una mano già si posava su la lingua l'ostia per bagnarla e con l'altra teneva sollevato il margine del foglio per applicarcela, quando la prese il rimorso di chiudere la lettera senza intendere anco una volta da Serena se avesse qualche cosa da far sapere al suo sposo: salì pianamente la scala e accostatasi al letto la trovò assopita; come ella grondava sudore prese il pannilino e lieve le sfiorò la fronte, pure tanto valse a svegliarla, e:

— È partito il paesano?

— No, rispose Francesca Domenica, quasi dispettosa che Serena mostrasse così poca passione, ma subito dopo ne sentì pietà pensando quanta parte di vita avesse ormai abbandonato quel cuore; — no, anzi era venuta per dirvi se volevate che scrivessi qualche cosa da parte vostra ad Altobello.

— Sì, scrivetegli, mamma, che il penultimo mio pensiero sarà pel Signore, l'ultimo per lui.

Francesca Domenica, come colei che piissima era, tossì due volte o tre quasi le fosse andata qualche cosa a traverso per la gola; poi dubitò avere frainteso, onde riprese:

— Tu hai sbagliato, figlia mia; volevi dire che il tuo penultimo pensiero sarà per Altobello, l'ultimo per Dio: io tuttochè madre non potrei promettergli di più.

— Non ho sbagliato; scrivete addirittura come vi ho detto io.

— Dunque voi amate poco il vostro Creatore, Serena?

— Al contrario io lo amo infinitamente, lo amo pel bene che mi ha fatto e per le prove che mi ha mandato; lo amo pei conforti che mi prodiga al doppio dei dolori, su questo letto, lo amo per la prossima morte, ma se Altobello non era, io a quest'ora lo avrei rinnegato: egli dopo la morte di mio padre mi salvò dalla disperazione, prima col vendicarlo, poi consolando col suo amore questa anima desolata. Io ricorderò Dio dopo Altobello perchè ho obbligo a lui di amare sempre Dio.

Con persona travagliata a morte dal mal dell'etico s'imprendono intempestivamente davvero quistioni di teologia; e poichè quantunque cotesta chiosa non sonasse ortodossa a Francesca Domenica, pure nè manco del tutto le sgarbava, con la voce più dolce insistè.

— Null'altro, Serena?

— Se sapessi che fruttasse, Dio sa se mi rimarrei da implorare a mani giunte, che volesse abbandonare questa isola dolorosa; ma egli ne sono certa, non lo farà; pure ditegli... ditegli... che mi contento di rivederlo in paradiso... e purchè mi si conservi fedele... non dia il suo cuore ad altra donna... perchè il suo cuore è mio... e non intendo liberarlo nè anco dopo la mia morte... a questo patto renunzio, quanto a me, di abbracciarlo ancora una volta su questa terra.

Poco innanzi delle tre, e mentre Francesca Domenica si disponeva a entrare nella stanza dove dormiva Canale, questi surse di botto come se l'orologio gli fosse scoccato dentro la testa, e fregatosi alquanto gli occhi si chiamò disposto a mettersi in viaggio.

— Andate con Dio, pigliatevi questo bacio, che deporrete su le labbra di Altobello, disse Francesca Domenica, poi stata alquanto su di sè aggiunse, — voi tornerete con la risposta il giorno di S. Tommaso; non qui, che sarebbe tentare Dio, bensì al _procoio_ di santa Colomba, dove mi recherò sotto qualche colore; conoscete il mio _procoio_ della Colomba accanto alla Restonica? Voi lo conoscete. A rivederci; addio.

— Signora Francesca Domenica, di una cosa bisogna che vi avverta ed è, che qualche nemico vi tiene di occhio: guardatevi. Mentre stava in agguato per assicurarmi di battere alla vostra porta, inavvertito ho visto uno sconosciuto spiare la casa e dintorni, e per ultimo sparire dopo aver fatto lo _scuccolo_.

— Grazie; io lo sapeva, procurate guardarvi, che io dal canto mio farò lo stesso.

Il giorno di san Tommaso, Francesca Domenica si recò secondo il solito a vespero alla novena del Natale; comecchè usasse andare in Chiesa per tempissimo, quella volta ci si avviò un poco tardi, e mentre la folla degli uomini si trattiene più spessa lì su la porta maggiore per vedere passare le donne. Si sa, egli è costume vecchio coloro che vanno a portare il tributo di amore dentro il tempio a Dio possono senza peccato trattenersi di amor umano fino al limitare, anzi ce ne ha di quelli, che non lo depongono nè anco su la soglia, e io immettono con esso seco dentro; si è visto ancora con l'uno alimentare l'altro, a mo' dell'olio che versato nella lucerna partecipa facoltà al lucignolo di spandere la luce, questo poi se sia peccato io non lo posso dire, a cui preme può conferirne col suo padre spirituale: quanto a me mi basti ricordare, che Gesù Cristo perdonava molto a cui aveva amato molto; e le creature umane, massime le donne, sembra che assai bene se ne rammentino, e ci facciano capitale sopra per la loro eterna salute, sicchè senz'altro torno alla storia.

Francesca Domenica si mescolò assieme alle donne genuflesse imbacuccate con la faldetta, e poi bel bello si fece dappresso alla porta laterale della chiesa, donde quando il prete dà la benedizione, e tutti tengono il capo chino in atto di terrore per la presenza di quel Dio amoroso cui avrebbe ad essere suprema dolcezza della creatura contemplare faccia faccia, se la svignò movendo ratta i passi fuori della terra verso la posta dove aveva avviato il _manente_ con la cavalcatura; raggiunto che l'ebbe salì spedita sopra la sella, ed ordinando all'uomo tornasse a casa per la via maestra, ella sotto non so qual pretesto si mise pei tragetti. Arrivata al procoio senza intoppi, accese il fuoco ed apparecchiò da cena, attendendo ferma in sembianza, ma col cuore palpitante, il Canale.

A notte inoltrata anch'egli venne e, dopo confortato col calore e col cibo, alla Francesca Domenica che lo interrogò dicendo: ebbene? — egli rispose:

— Signora mia, è stato fiato perso; Altobello non ne vuole sapere; egli dichiara, che non gli dà il cuore di allontanarsi dalle persone unicamente dilette nel mondo, che siete voi sua madre e la sua moglie Serena, tanto più che gli parrebbe quasi tradire questa ultima, ora che la conosce inferma.

— Ma egli non le può essere di verun sollievo... glielo avete detto?

— Io gliel'ho detto, ma mi ha risposto che se gli toccasse a morire lontano da lei e da voi gli parrebbe morire due volte; e poi ha osservato, che vale meglio finirla con una brava palla di moschetto a casa sua, che vivere nell'altrui come cosa disutile...

— E voi che gli avete contrapposto?

— Gli ho contrapposto ch'egli aveva ragione da vendere.

— O santissima Vergine, va, che io ho messo in buone mani i miei negozii!

— Sentite signora, noi abbiamo fatto già da parecchio tempo giuramento nelle mani del curato di Guagno dinanzi all'ostia consacrata di non parlare mai d'esilio, bensì qui fermarci, e spendere l'ultima stilla di sangue per la nostra patria.

— Signore! Signore! esclamò angosciosa Francesca Domenica levando le braccia al cielo: dunque non ci è verso di farlo ricredere?

— Siete côrsa e madre di Altobello; voi avreste a saperlo più di me.

— Avete ragione; andate a riposare, ci parleremo dopo.

Rimasta sola la madre côrsa meditava:

— S'egli possedesse un trono non lo vorrei partecipare con lui, ma la sua miseria non voglio partecipare con altri; sono vecchia, che importa? Amore di madre non conta gli anni. Imperversano i venti ghiacciati, nevi e grandine quasi ogni dì si rovesciano sopra la terra; speriamo che Dio vorrà intepidire il gelo e rasserenare il tempo alla povera madre: e dove il mio Creatore non credesse nella sua misericordia esaudirmi, io vorrei sapere in che consisterebbe il merito se andasse separato dal sacrifizio? Chi ha dato la vita all'uomo può solo senza paura, senza fastidio, anzi con gioia, affrontare la morte per lui; anche la sposa... sì, lo può... ma in caso supremo... due volte o tre... ed anco quattro o sei... poi se non si spenge rallenta... unico lo amore di madre si nudrisce di affanni... e più avvampa quanto più soffre... la moglie può pretendere al titolo di regina dello amore; quella di regina del dolore appartiene alla madre. E a chi mai la madre confiderebbe la cura di alimentare il figliuolo? Ai servi di casa? Poniamo, che per reverenza e per affetto ci si adattassero, ma essi hanno mogli, o figli, o padri, o madri e per portare il cibo al mio figliuolo correrebbero rischio di perdere la vita, e con essa ridurre alla disperazione tutta la loro famiglia; mentre io non corro un rischio al mondo; perchè quale nato da donna vorrà condannare a morte la madre la quale continua a esercitare il compito impostole dalla natura di nudrire la sua prole? Ed anco si trovasse questo servo fedele... chi mi assicura che durerà sempre così? Quante ansietà! Quanti sospetti! Tanto varrebbe ripormi in seno un nido di scorpioni... Ahimè! L'oro di Francia si è cacciato in mezzo ai cuori di fratello e di fratello, anzi di padre e di figliuolo e gli ha divisi, qual parte di Corsica si è conservata sana dall'influsso di questa maledetta _febbre gialla_? Maria santissima, tu fosti madre, tu conosci a prova tutti i dolori del cuore materno, nelle tua braccia si commette una madre desolata e non ti dice di più.

Ferrante dopo breve riposo si mostrò sollecito a partire; la Francesca Domenica oltre alla vittovaglia, gli consegnò un involto di carte dov'ella gli disse che aveva distintamente descritto quello che era da farsi; ne raccomandasse la esecuzione al suo figliuolo punto per punto, tornasse senza far capo alla casa, e si volgesse alla tomba degli Alando; avrebbe trovato la chiave del cancello in una fessura del muro accanto all'arpione destro da basso; entrato nella tomba aprisse la cappella con la chiave, che ella deporrebbe su l'architrave della porticciola, e colà troverebbe di che provvedersi; pel caso poi ch'egli per qualsivoglia accidente non fosse potuto venire, ella fu cauta di farsi insegnare da Ferrante ogni sentiero da lui fino a quel momento esplorato che conduceva in vetta ai colli; nè si rimase contenta alle semplici parole, che volle averne un po' di disegno sopra un foglio, il quale indicasse alla distesa ogni sasso e ogni arbusto, affinchè non si smarrisse; anzi per maggiore sicurezza, sopra i tragetti noti egli avrebbe avuto pensiero di porre di tratto in tratto mucchi di quattro pietre a mo' di calvario, su l'ignoti non avrebbe trovato verun segnale.