Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 46

Chapter 463,987 wordsPublic domain

Adesso parliamo di Altobello: talvolta unito, talvolta separato dal piovano di Guagno aveva scorso in tutte le parti dell'isola rendendo a misura di carbone il male che i Francesi commettevano; senza dubbio il disegno loro non era andato del tutto fallito, imperciocchè, come avvertimmo, sebbene le persecuzioni durassero ardenti, tuttavia nella mente dei più speculativi era caduto il pensiero correre stagione che cotesto rigore cessasse o almeno si temperasse e si provvedesse alla pace con più miti consigli. Ho detto che le persecuzioni duravano ardenti come prima, ma in verità infierivano maggiori, e ciò perchè ogni moto in fondo è più veloce, e innanzi di comparire mansueti, i Francesi studiavano opprimere pienamente i banditi, sia per non mostrare di farlo per paura, sia per impedire che cotesto tizzo lasciato acceso non rinfocolasse.

Cacciati di pieve in pieve i banditi si erano ridotti nei monti della Bavella e di Cagna, e per le boscaglie dell'Aitone e del Coscione traendo giorni pieni di patimenti e di pericoli: difficile, per non dire impossibile, diventato lo scendere ai paesi per procurarsi tanto che gli sostenesse in vita; e dopo essere calati, più di una volta ebbero a tornarsene con li zaini vuoti, perchè i paesani non possedessero bene di Dio da spartire con loro o perchè la paura delle asprissime pene minacciate li trattenesse da soccorrerli. Raccolsero quanto poterono castagne, cibarono corbezzole; che più? Non abborrirono dalle stesse ghiande; ma omai questo misero frutto mancava; arrivava il dicembre e il verno si metteva rigido oltre l'usato. Da qualche giorno tacevano, timorosi di accrescersi il peso dei mali partecipandoseli; da parecchio tempo stentavano, ora poi pativano di ogni necessità, trenta ore non avevano gustato cibo, e già in alcuno cominciava a farsi sentire la stiracchiatura convulsa allo stomaco preludio degli spasimi della fame, allorchè all'improvviso un mufflo, assicurato senza dubbio dal silenzio e dalla immobilità loro si avanzò in mezzo ad essi: parve lo mandasse Dio; Altobello, Ferrante e gli altri giovani che avevano stretto fra loro sviscerata amistanza, come più destri degli altri, inarcato lo schioppo sgrillettarono e a veruno fece fuoco; essi tutti o la più parte di loro avevano viaggiato in Italia, militato ai soldi di Principi grandi, avevano ingegno ed anco coltura non ordinaria, e pure si sentirono scorrere il gelo per le ossa a causa della superstizione côrsa, che crede i morti impedire lo sparo dei moschetti perchè il rumore gli sperderebbe, nè indi a dieci anni potrebbero più riunirsi; e tutti in un moto fecero il segno della croce sul guardamacchie, rimedio indicato come solo efficace a rompere lo incanto e ripetere il colpo, ma il mufflo non si rimase ad aspettare i loro agi, che scappò via pari a saetta volante.

Allora Nasone di tutta foga dietro, e così uno fuggendo l'altro perseguitando, arrivarono sopra il ciglione di un dirupo che al solo vederlo metteva i brividi addosso. Il mufflo presentendo forse il pericolo si fermò di botto puntando le zampe davanti e volgendo in un attimo il capo a destra e a manca quasi a speculare se avanzasse altra via di salute; parve che non la trovasse, e il cane intanto si accostava arrangolato; il mufflo ridotto agli estremi senza più esitare si precipitò giù col capo in avanti dalla balza; poco dopo sopraggiunse il cane, il quale o non avvertisse il pericolo, o avvertito lo disprezzasse, anch'egli si cacciava nel precipizio in un fascio col mufflo: ma con sorte diversa, però che il mufflo difeso dalle corna, se le ruppe entrambe e accosto alla radice e giacque alquanto tramortito, ma poi si rialzò e riprese la fuga come una cosa balorda, ma Nasone non si rilevò più; le sue ossa rotte in parte gli uscivano fuori della pelle, dalla testa fessa ciondolava il cervello, i denti schizzati dalle mandibole gli stavano sparsi d'intorno come le armi al guerriero caduto in battaglia. Altobello non potè dargli sepoltura; ed egli che ormai non aveva più lacrima pei patimenti dei proprii simili nè per i suoi torse gli occhi dal miserando spettacolo e pianse come un bambino.

Il piovano di Guanco sul ciglione della rupe preconizzò la povera bestia con queste parole:

— Noi siamo fatti simili a quelli che sgombrano la casa vecchia per tornare nella nuova; essi levano a mano a mano le masserizie dalla prima e quando l'hanno vuota, lasciano la chiave nell'uscio e si recano ad abitare nella seconda; non passa giorno che noi non depositiamo qualche affetto nella tomba: oggi toccava a te, Nasone, esempio di fedeltà, da far vergogna a molti uomini; poco più a noi rimane di qua di questa vita, Nasone, tu non ci aspetterai molto in seno della terra.... e forse... chi sa! anco nella vita eterna.

E dall'alto lo benedisse, memore che tutti siamo creature di Dio e Dio stesso versa senza distinguere la sua benedizione sul creato.

Ciò fatto il Pievano appoggiò alquanto il mento sopra la bocca dello schioppo come persona oppressa da pensiero molesto e che fra sè tenzona se debba o no manifestarlo, vinse il partito del sì, dacchè egli con piccola voce riprese:

— L'addio è sempre una parola che viene proferita col cuore chiuso anco tra la gente felice, la quale spera rivedersi presto.

Si abbracciarono e baciarono; poi si partirono facendo strada da più lati, senza parole, senza lacrime; il cuore stretto non dava adito nè anco a un sospiro; parecchi affrettarono il passo, altri lo rallentarono, taluno si coperse con le mani la faccia ed ebbe il refrigerio del pianto; ve ne furono di quelli, che mossi da un medesimo spirito voltarono nello stesso punto il viso e si videro e corsero a braccia aperte a rinnovare gli amplessi con quello intenso abbandono, con la infinita svisceratezza che due cose sole al mondo danno, l'altissimo amore e l'altissima sventura.

Altobello fu, senza che gl'invitasse, seguitato da Ferrante Canale, da Romano Colle, da Ugo della Croce e da Rutilio Serpentini; e poichè ebbero scorso insieme buon tratto di cammino, si volse loro e gl'interrogò:

— Non vi parrebbe bene separarci anco noi?

— No, rispose Ferrante dalle rade parole, se in molti riesce difficile vivere, l'uomo solo dall'altra parte male si può aiutare.

Allora Altobello da capo: — o dove andiamo noi?

E Ferrante di rimando: — Tutta la Corsica è patria, ma in Corte nacqui e fui battezzato; ci serva di bussola il luogo del nostro nascimento: quando anco non ci fruttasse altro che deporre le nostre ossa nella terra dove dormono quelle dei nostri padri, ci condurrà sempre bene.

— Tu di' santamente; le tue parole, Ferrante, sono rare ma preziose come le perle; e poi io per me credo, che su le montagne prossime a Corte noi ci batteremo con meno pericolo che altrove, però che i nostri persecutori non si potranno mai immaginare che abbiano posto stanza tanto vicini quelli ch'eglino stimano ormai disperati vagare per l'estremità della isola.

Arrivarono a piè dei colli di Corte attriti dal digiuno e dalla fatica; i piedi avevano sanguinosi; privi da molto tempo di scarpe si erano composti certa foggia di sandali con la scorza degli alberi; ma questa non bastando sola perchè feriva le carni, se gli erano fasciati con bende, le quali avendo dovuto strappare dalle vesti; ora così mezzo ignudi intirizzivano dal freddo: nella buona stagione non pensarono al verno o se ci pensarono ebbero speranza che Dio provvederebbe; ma non provvide, e gli uomini?

Taluno per le terre dove passavano vedendo comparire codesti strani aspetti credè che fossero anime dannate, e fuggì via riparando senza sangue addosso a battersi il petto ai piedi del Crocifisso; altri si accorse ottimamente di quello che gli era, ma per paura più vile gli evitò; l'abbietto interesse aveva di già insegnato ai Côrsi la lezione: che dove non si guadagna, la perdita è sicura; e lì con loro ci era da perdere moltissimo e in doppia guisa; però sarebbe ingiustizia tacere come parecchi li confortarono con parole e sovvennero co' fatti, massime fanciulli e donne, i primi perchè il tempo non gli aveva anco spruzzati con la tristezza degli anni, le seconde perchè su loro si posano meno così i forti come i tristi proponimenti; una cosa, dicono compensa l'altra; per me stimo che l'utile superi due cotanti il danno.

Da prima passarono per le terre lavorate, pei vigneti e pei chiusi degli ulivi; si lasciarono addietro castagneti e macchie di cornioli e di corbezzoli; nè anco lì si fermarono; continuando a salire traversano foreste di larici di faggi e di abeti; ma la lena a taluno di loro vien meno e avvilito domanda;

— Dove ci mena Altobello? Quando ci fermeremo?

— Avanti, avanti, rispose Alando, chè ci bisogna ire dove non è chiamato l'uomo a lavorare, a raccogliere o ad uccidere. Noi abbiamo adesso due soli protettori, il deserto e la morte.

Eccoli giunti dove massi enormi appaiono ammonticchiati alla rinfusa o sparsi pei fianchi del monte in tutti i sensi, parte su ritti, parte a giacere, screpolati o interi; pareva il campo di battaglia dove rimasero fulminati i Titani figliuoli della terra.

— Più su ancora, più su, gridava a tutti avanti Altobello; le vette dei monti ci allontanano dai travagli degli uomini e ci avvicinano alle consolazioni del cielo.

Oramai erano in parte, dove chi va senz'ale più in alto non può arrivare: appena ci ebbero fermo il passo, un nugolo di falchi schiamazzando fuggì via spaventato: indi a breve si mise a girare con le sue larghe ruote intorno alla pendice; qualcheduno ancora si provò calare al vecchio nido, ma fu cacciato via con le grida e co' sassi; non per questo e' rimase, chè trovarsi così sfrattato dalle antiche dimore sembrava gli avesse a parere gran cosa. Certo, torto egli non aveva, perchè l'uomo, se felice, pigli le terre feconde dei tesori della natura, e se infelice, occupi i deserti e le rupi. Dove mai adunque avranno di ora in poi a vivere le altre creature di Dio?

Là su quel vertice, benchè il fiato gli uscisse affannoso dal petto e le tempie e i polsi gli battessero terribilmente, Altobello volse gli occhi dintorno per contemplare lo spettacolo che gli si parava davanti. Davvero desolazione maggiore egli non aveva visto mai; coteste vette ignude erano fatte a strappi, cosicchè meno acuti e taglienti appaiono i vetri rotti su recinti degli orti per allontanarne lo scarpatore; si conosceva espresso come la natura spasimante pel fuoco interno che la bruciava cacciasse le mani nelle proprie viscere e a brandelli le lacerasse per fare strada al vulcano; qua e là cespi di pruni e tignamiche e arbusti altri cotali che crescono in luoghi sterili, arruffati a mo' di chiome della disperazione; e quei fessi tutti erano vocali, sicchè il vento che perpetuo soffiava costà, rotto in mille punte zufolava in suoni molteplici e fastidiosi sinistramente, quasi che tutte le anime degli ammazzati a ghiado nella Corsica si fossero date la posta su cotesti scogli per querelarsi della mala morte. Da occulte scaturigini usciva e si sparpagliava in cascatelle moltitudine di acque, le quali precipitando giù si rammaricavano da prima come chi piagne basso, ma poi stringendo in meno rivi il volume diverso ed anche aggiungendone altro da sorgenti nuove, si aumentava lo strepito, sicchè pareva che il luogo echeggiasse di singhiozzi; per ultimo le acque ristrette in un fascio si avventavano giù nello abisso a mo' di chi prorompa in pianto irrefrenato. Su l'orlo della voragine l'acqua si rompeva, schizzava, rimbalzava e ora ravvolgendosi in sè stessa o ribolliva o mandava all'aria sonagli, e ora andava sbrizzata in minutissimi spruzzi, vera polvere di acqua; lì i fianchi della montagna tremavano; la Ninfa del luogo pareva essere Scilla dalla cintura dei cani, perchè un continuo latrato intronava le orecchie; gli scogli, quasi mostri animati, si minacciavano con gli urli pure aspettando il destro di potersi avventare l'uno contro l'altro e sbranarsi; in capo al giorno un raggio di sole si arrischiava di penetrare fin là dentro, e allora per un momento cotesta polvere, cotesti sonagli e coteste bolle si tingevano in colori dell'iride; ma indi a breve la paura tornava a impadronirsi del luogo, anzi pel contrasto vi dominava più terribile. Così l'angiolo del perdono si accosta fino alle porte dello inferno, pure tentando riscattare qualche anima; e quando privo di speranza ne torce l'ale, i dannati al pianto eterno sentono i loro tormenti oltre misura inaspriti dalla visione celeste. — Più lontano, nella pianura dove o entrano in qualche lago o si affrettano al mare, le acque si mostrano placide, simili al cuore dell'uomo, che logorato dalle passioni, quieta a misura che si accosta alla suprema quiete del sepolcro; egli dura in vita, ma la mano della morte si è stesa sopra di lui.

— Ecco il nostro regno, esclamò Altobello dopo avere lungamente specolato dintorno: peccato! che non ci si presenta un po' di tetto per mettere a riparo la nostra testa.

— Questo è ciò che vedremo; prima di biasimare, assicuriamoci se merita spregio.

E i banditi si misero alla cerca, nè si dilungarono troppo ch'ebbero trovato grotte e caverne capaci di uno, di più ed anco di moltissimi uomini, dove pararonsi loro dinanzi lembi di veste fradici, armi di tempi andati, alabarde o corsesche arrugginite ed ossa umane; miserabili testimonianze che cotesta terra era antica alla sventura; ma in coscienza qual terra può vantarsi nuova ai carnefici ed alle vittime? ogni secolo sperò, e spera vedere mutato il fiero ordine delle cose invano; il demonio vie vie si aggroviglia altro pennecchio alla vita e dura a filare la corda per la tortura della umanità: dicono che Noè maladicesse il solo Cam: io avrei gusto davvero che qualcheduno mi mostrasse in che cosa approdava la sua benedizione a Sem e ad Jafet.

Tutte coteste grotte funestate a quel modo non garbarono: e statuirono le avrebbero adoperate solo allorquando non trovassero meglio, ad uno di loro cadde in testa che tutto cotesto stormo di falchi doveva pure avere fatto costà i nidi, i quali non apparivano, e ci era da giocare che scoperta la caverna, l'avrebbero provata migliore di ogni altra; allora mettendoci un po' di attenzione, sentirono stridere dietro uno smisurato cespo di marruche che remosse lasciarono l'adito a capacissima grotta; e quivi dentro apparvero parecchi nidi di falchi di ogni maniera dallo implume uscito dall'uovo pure ieri, fino al piumato in procinto di affidare le penne al volo; questo apportò loro non mediocre conforto nella inopia in cui si versavano di cibo, e Ferrante osservò:

— Dio manda le quaglie ad Isdraelle nel deserto.

Sicchè egli e i compagni messo in un attimo mano ai coltelli si dettero a menare strage di cotesti uccelli i quali, almeno i più adulti, non si adattarono a lasciarsi sgozzare senza difesa, onde gli uccisori ne rilevarono parecchi graffi di artigli e di becco. Finchè durò la guerra, Altobello come gli altri si arrovellò nell'uccidere; compita la carnificina si battè della mano la fronte ed esclamò:

— Anco questo è presagio peggiore di tutti; abbiamo sparso il sangue della creatura invano: noi non ciberemo queste carni, perchè il fuoco col quale le avremmo a cocere ci scoprirebbe col fumo il giorno, e col chiarore la notte. Ora qualunque causa muova l'uomo a far sangue, o fame, o pena, o guerra, quando la necessità cessa il peccato incomincia; gittiamo lontano dai nostri occhi questi accusatori della nostra insania e della nostra ferocia.

Ed egli primo tolse una manata di cotesti uccelli e gli scaraventò fuori della grotta; imitaronlo gli altri, e giù per le roccie della rupe cadde una pioggia di falchetti sgozzati: maraviglia a vedersi, i padri le madri accorsero a tiro di ale per ripigliarsi le loro geniture e trasportarle in luogo men reo; ma conosciutele morte ruppero in istrida desolate, e andavano e venivano, si rimescolavano tra loro come chi percosso da immenso dolore non sa più quello che si faccia; di un tratto parecchi fra essi si dirizzarno alla grotta donde erano stati scacciati, e quivi librati su le piume stettero sul capo dei banditi, poi presero a scotere con inestimabile celerità le ale e prorompere in urli assordanti: certamente io penso che prima piovessero a modo loro la maledizione su gli scannatori, e poi gli sfidassero a battaglia; imperciocchè subito dopo rovinarono giù di piombo a ferirli. Non fu leggera fatica liberarsene, nè poterono venirne a capo, se, nonostante la repugnanza e il pericolo grande che correvano i banditi, non si adoperavano i moschetti.

Animosi erano tutti, e lo avevano provato e lo proveranno, e nondimeno i banditi, rosi dal tedio, sovente sorprendevano in se stessi con raccapriccio il tremito della paura. Questo avviene per ordinario quando il coraggio non rinfranca l'uomo come virtù dell'anima, bensì come forza di sangue, allora si vide chi affrontò il ferro e il fuoco su i campi di battaglia, gelare nelle ombre, abbrividire alla vista di un animale, e la storia ricorda Carlo V cui un topo bastava a mettere in convulsioni; io poi rammento eziandio di tale ai miei tempi, che per paura lontana di una specie di morte da lui abborrita, si uccise dolorosissimamente straziandosi le vene; per questo i banditi avvezzi a dare la morte e a patirla a cielo aperto e mercè di una palla piantata nelle regole nel cuore o nel cervello, si peritavano calare dalle pendici; e con mentite spoglie aggirarsi pei paesi in cerca di vettovaglia, ma necessità vince natura, e da prima ebbero la sorte di abbattersi in certi casolari pei castagneti che i montanari costumano abitare la estate per condursi coi greggi al piano durante l'inverno: povere robe, anzi poverissime trovarono là dentro, le quali a cagione della penuria che gli stringeva, parvero ad essi, e in vero furono, tesoro; però non durarono molto e alla perfine e' fu mestieri risolversi o morire di fame, o recarsi a procacciare i viveri nei paesi. Posto che qualcheduno di loro si avventurasse (postergato il pericolo quasi sicuro di cascare in mano agli stracorridori del provinciale côrso che indefessi frugavano in ogni cantuccio), senza danaro non avrebbero potuto provvedere i cibi; e possedendo danaro, se la prima volta riusciva passarla liscia, per la seconda non ci era a pensarci nemmeno, essendo cosa insolita nei paesi di Corsica, massime in quelli dentro terra comperare le derrate che ognuno raccatta sul suo, o serba in casa per sè e per la propria famiglia: onde non poteva fare a meno che dessero nell'occhio se ne contassero le novelle e mettesse loro sulla traccia i mastini del vincitore. Il Canale dopo averci su ruminato un pezzo, disse:

— Ci andrò io!

E Altobello allora punto rispose:

— Perchè non io?

— Perchè tu fosti in vista più di me. Io ci sono appena conosciuto, e poi bisogna che vada io a rompere il ghiaccio, poi andrai tu....

Ferrante a così parlare era mosso dalla paura che fosse accaduta qualche disgrazia ai parenti di Altobello, e che rovinandogli addosso improvvisa la nuova non fosse tratto dalla passione a precipitarsi.

— Ma dove vuoi andare? Qual'è il tuo disegno?

— Che ti preme saperlo? Tu non lo puoi aiutare: rispetto a consigli noi siamo a tale che tutti paiono buoni, tutti cattivi, e forse il più tristo può riuscire migliore. Lasciami andare; se non ci avessimo a rivedere, addio, ma non mi voglio intenerire... Solo mi di', Altobello, e voi compagni miei, parvi ch'io sia molto mutato da quello che fui?

— Ahimè! tutti siamo trasfigurati e come!

— Io non parlo di voi, parlo di me.

— Guarda noi, e fa il tuo conto per te.

— Allora questo è bene e male ad un tratto, ma al male ci ho trovato il suo rimedio e subito. Altobello, cavati dal collo quel crocifissino d'oro e prestamelo...

— Ah! ho indovinato... Ferrante!... ohimè! tu le dirai...

— Zitto! Io sento qui ottimamente nel cuore quello che ho da dire, e non vo' perdere tempo a sentirmelo ripetere peggio con gli orecchi. Se dopo due giorni non torno, ditemi un _de profundis_; però non vi affrettate troppo, ed anco se avessi a tardare, tu non disperarti.

Il giorno seguente un povero boscaiuolo fu visto entrare in Corte con un grosso fascio di legna verdi su le spalle sotto il quale ei vacillava; il suo sembiante non compariva, perchè parte glielo adombrava la frasca, e parte perchè procedeva curvo così, che ad ogni ora sembrava in procinto di cadere, nè veramente era finzione quella che faceva andare a quel modo Ferrante Canale, però che si sentisse rifinire di fatica e di fame: pure, come Dio volle, giunse al mercato dove lasciò andare giù il fascio asciugandosi con la manica del vestito il sudore che gli grondava dalla fronte, comecchè fossimo quasi a mezzo decembre, e lì rimase ad aspettare che qualcheduno andasse a comprarglielo. Ebbe ad aspettare un pezzo, dacchè fosse giunto verso il mezzodì, ora nella quale ogni buona massaia si è già provvista, nè mette più i piedi fuori di casa, in ispecie nella stagione invernale; pure venne alfine una fantesca, che viste le legna verdi levò le spalle e senza contrattarle se ne andò pei fatti suoi; e così due, e così tre.

Ferrante sentì cascarsi il cuore, pure volgendo attorno gli occhi vide più oltre la bottega di un fornaio, ond'egli abbrancato con forza convulsa il fascio della legna, lo gittò ai piedi del bottegaio; e gli disse con tal voce ch'era preghiera e poteva sembrare minaccia:

— Un tozzo di pane in baratto di questo fascio di legna... per carità.

— Che vuoi tu che mi faccia delle tue legna verdi? Mi guasterebbero il forno; e quanto al pane, la farina è cara; — e così dicendo si staccò dai panni la mano che Ferrante gli aveva posto addosso, e lo respinse da sè. Allora un baleno passò dinanzi agli occhi del reietto di cui la destra corse sotto le vesti, e senza sangue non finiva, se per somma ventura non entravano in quel punto due micheletti regi nella bottega, di cui la vista bastò a tenere in cervello Ferrante, che mordendosi le labbra fino a lacerarle, chiotto chiotto se ne uscì, e gli parve bazza.

Nello inverno presto arriva la sera, ma dal tocco alle ventiquattro tempo ci corre, ed egli poteva destare sospetto, molto più che i villani sbrigate le faccende ripigliano il cammino dei paesi: mentre ei sta perplesso sul partito da seguitare, vede una brigata di mendicanti avviarsi verso il convento dei Francescani posto in fondo al paese: gli parve ventura, e poichè le sue vesti stracciate gli servivano anco a questo uso, imbrancatosi con gli altri, arrivò al convento. Correva il dì che i frati dispensavano la minestra, e tu vedevi cento destre tese in garbi simili a quelli dei deputati dell'assemblea nazionale in Francia dipinti dal David nel famoso quadro francese del giuramento della palla a corda. Poichè ogni paltoniere aveva recato seco gli arnesi della sua professione, si misero all'opera. Ferrante, venuto senza, se ne stava lì come smemorato, non avendo motivo di fermarsi, ed a qual modo ritirarsi ei non sapeva; quando il frate laico levato in alto il ramaiuolo gridò:

— Porgi la scodella o te la rovescio sul capo.

Ed egli pietoso rispose:

— Io me la sono dimenticata.

— E tu allora rimarrai senza.

Un accattone, il quale strabuzzando gli occhi e piangendo dalla pena aveva ingoiato la minestra bollente, senza curare le scottature, borbottò a Ferrante:

— Se mi dai mezzo della tua parte ti presto la scodella.

— Magari! soggiunse Ferrante; ma il torzone sempre col ramaiolo all'aria esclamò:

— Non sia mai detto, che qui sulla porta del convento di San Francesco si abbia a commettere il brutto peccato dell'usura.

[Illustrazione: E così per miracolo, la fortissima madre in mezzo alla tempesta ed ai fulmini.... fu messa in salvo dal figliuolo. (_Cap. X._)]

E ributtata la broda nella caldaia, sbatacchiò la porta in faccia agli accattoni, tirò strepitosamente il chiavaccio e non si fece più sentire. Ferrante tacque, solo levò gli occhi al cielo; io voglio credere che ei lo facesse per preghiera, però la lancia di Longino deve avere balenato a quel modo o poco meno sinistramente.