Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 41

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Questo fu il più disperato combattimento che avvenisse nel secolo passato e forse nei secoli antecedenti; il quale mostrò, o che i Côrsi non sapevano misurare o non sapevano temere il pericolo: soverchiati da numero quattro volte maggiore del loro, circuiti da ogni lato, sfolgorati da luoghi sicuri, parvero fiere ridotte in parco per le facili caccie dei baroni; e lì per la stretta valle non sorgeva argine, non pietra, non albero, non casa, non muro dove potersi riparare dalla furia della moschetteria; cadevano in copia spaventosa non altramente che le olive mature nei patrii chiusi quando il demonio del libeccio rovina scatenato giù dai monti del Niolo, e macina, non iscuote le piante. Ecco tu chiudi gli occhi sur un drappello di uomini forti che combatte nella sicurezza delle sue forze, riaprili e quel drappello non è più: la neve che si strugge al raggio del sole di giugno, la cera che si liquefà al calore del fuoco, l'arena che casca dall'orologio a polvere non davano immagine sufficiente di quella subitanea e terribile distruzione della specie umana.

E non pertanto vi fu un'ora di resistenza dovuta a tale trovato, che a pur pensarlo mette ribrezzo più della stessa strage. Un padre cadde di ferita mortale; indi a poco si levò a stento appoggiato al gomito per combattere non fosse altro col guardo contro il nemico, e a figlio, che gli dolorava accanto, improvvido del come potesse sovvenirlo disse: — Di me lascia il pensiero al Signore, tu rannicchiati dietro il mio corpo e riparato così attendi a combattere: innanzi di spirare fa che veda un po' di vendetta.

E il figlio addossato alle spalle del genitore caricava e traeva facendo esultare l'anima di lui nella certezza che molti lo precedevano per la via sanguinosa nel regno della morte.

[Illustrazione: .... contemplò intorno alla tavola quattro strane figure: suo fratello Mariano che contava monete d'oro, un ufficiale francese che gliele contava.... (_pag. 388_)]

Notarono la inventiva; e conosciutala buona la misero subito in pratica e la migliorarono; dacchè di materiali non si pativa penuria, accatastarono cadaveri umani, e in breve ebbero costruito parapetti e trincee di carne umana. Dirò cosa incredibile, se non fosse vera, e confermata dalla testimonianza degli stessi scrittori francesi: sia per ribrezzo o piuttosto, come credo, per pietà, esaminando i Côrsi diligentemente i corpi innanzi di ammucchiarli, quante volte trovavano che un filo di vita gli animasse li lasciavano stare; alcuni dei meno feriti sorsero, e da per sè stessi trassero a mettersi in cumulo, i più percossi sporte le mani imploravano per Dio e per i santi, che gli accettassero a rendere cotesto ultimo ufficio alla Patria, e poichè videro riuscire vane le loro parole, carponi, adoperandovi le mani e i piedi segnando per la terra larga striscia di sangue, o versando dai fianchi squarciati le viscere, arrivarono ad aggiungersi alla massa; dove arrivati schiusero le labbra pavonazze al sorriso quasicchè avessero conseguita cosa di contentezza suprema. Questo non occorre nelle antiche nè nelle moderne storie; tanta costanza pare che superi la natura umana, e la nostra mente ne resta sbalordita: non di manco appena ne avanza memoria. Ora voi che leggete, dite, vedeste mai più rea e più vile piaggiatrice della gloria? Anch'essa, anzi ella principalmente seguita vassalla il carro della cieca fortuna.

I Francesi da prima sostarono fidenti che i Côrsi curando la raccolta dei morti ormai avessero deposto ogni proponimento di resistenza; e s'ingannarono; imperciocchè assestati alla meglio i ripari prese a scoppiare da loro un fuoco impetuoso, che spazzò via quelli i quali punti dalla curiosità si erano fatti più da presso; oltre al volgo dei morti per questa scarica uscirono di vita gli ufficiali francesi Segur, Chamisso, Bezon ed altri parecchi tenuti meritamente in pregio di valorosi; quindi riarse il furore nei petti già inacerbati per le perdite sofferte, nè lo spediente a cui ricorsero i Côrsi, bastevole a fare più sanguinosa la vendetta, era atto a lunga difesa, molto più che di minuto in minuto arrivavano sul campo le colonne nemiche ordinate lungo la via; sparve il terreno, il cerchio si strinse, e ormai i più infuriati avventandosi mandavano in pezzi a colpi di baionetta, di sciabola, e di accetta quei baluardi di carne: allora incomincia la miserabile rotta, non di tutti però, che molti prescelsero incontrare a piè fermo la morte dei forti e l'ebbero; e chi prima giacque potè estimarsi fortunato; imperciocchè quelli che furono tardi a morire ebbero a sopportare immani strazii, e forse degli strazii peggiori assai gli oltraggi, ma la massima parte si sbandò incalzata ai reni dalle punte nemiche: parecchi urlando precipitaronsi nel Golo, che, accettato quel sagrifizio di anime, dopo molto errare ne consegnò i corpi al mare Tirreno; taluno però, fortuna fosse o prestanza, attinse la riva opposta comecchè ammaccati nella persona; altri ripararono nei boschi; ma togli gli avventurati cui toccò in sorte valicare il fiume, agli altri non giovarono fuga o nascondiglio: furono scovati coll'ardore del cane da caccia e spenti senza pietà; se la resistenza inviperiva, non placava chiedere mercede; alla preghiera rispondeva lo scherno; la empietà e la strage gavazzavano pel campo di battaglia come Menadi prese dal vino: e di vero ebbre esse erano, ma di sangue. E perchè la rabbia umana lasciasse, mercè dei gesti francesi, la prova del grado infernale a cui ella può giungere, come in quel giorno i Côrsi mostrarono a quale apice possa toccare la carità di Patria, i soldati di Francia si dettero a cercare, tra i corpi che avevano formato il memorabile baluardo, chi serbasse qualche reliquia di vita; e questo facevano toccando ai trafitti le mani, le quali se trovavano tuttavia calde, tirato fuori pei capelli il moribondo, con tagli e punte dolorosissime ne inacerbivano l'agonia!

A rendere più lugubre la scena, scesa la notte, i poggi d'intorno s'illuminarono con la sinistra luce di pini accatastati quasi pira funerea della Patria defunta; e si sparse dintorno un suono di pianto, un singhiozzare dirotto, sicchè pareva che ogni macchia, ogni cespuglio piangesse; intantochè il fragore delle acque del Golo rotte fra i sassi, empiva di affanno come se la Corsica intera si lamentasse sopra i suoi figli caduti, ancora, le braccia delle donne infelici tese verso il cielo e lumeggiate dai medesimi fuochi offrivano sembianza dell'isola infelice, che nuovo Briareo levasse le sue cento braccia per implorare da Dio la maledizione sopra la stirpe scellerata, che non contenta della infamia del servaggio a casa sua veniva a ministrare con violenza il tossico della tirannide.

Anche il fango quando vi batte in mezzo il raggio della luna par di argento: così l'uomo, il quale per nascita o per altro caso tiene la suprema potestà di un popolo, è levato a cielo, anzi più in alto del cielo: finchè nella destra di lui sta chiusa la speranza, e nella sua sinistra la paura dei mortali, la turpe e famelica genia, che si avventa alle mammelle dello Stato come le mignatte si attaccano alla vacca scesa a pascere nel palude, si lima giorno e notte il cervello per trovare sgangherate adulazioni. Gli stessi uomini grandi non valgono a liberarsene; qualcheduno dopo esserne rimasto per tempo più o meno lungo offuscato, se ne distriga simile alla bella faccia degli astri, che sviluppa dai vapori notturni, mentre i più ne restano contaminati, imperciocchè fino dall'antichità osservassero come anche le statue degli Dei per troppo fumo d'incenso diventassero nere.

Però il grande genera il grande; e questo dura: il potente solo provoca l'immane che rovina sotto il peso della folle sterminatezza. Nessun tiranno al mondo ebbe immagini più sperticate di Nerone; Zenodoro gli gittò una statua di bronzo alta 110 piedi; lui morto le mutarono il capo e dedicaronla al sole; altri gli dipinse il ritratto dell'altezza di 120 piedi e fu arso nei giardini di Mario. La modesta immagine di Bruto fu conservata alla coscienza dei popoli dai magnanimi pochi i quali non giudicano le opere dal successo, e Tiberio, che la bandiva dalle mostre pubbliche, non osò stenderci sopra la mano.

E poichè con ali mentite non si vola o poco, e a voli esiziali: quando la potenza abbandona gl'Icari redivivi, questi imperatori di terra cotta, questi re di carta pesta, la pietà si maraviglia come deve compassionarli mai tanto, chè i loro stessi delitti ella conosce essere stati partoriti dalla insania, e gli sperimenta a prova così misere, così inette creature, che spogliate del mestiere di tormentatore non sanno procacciarsi tanto da sostenersi in vita, anzi incapaci perfino a guadagnarsi l'acqua da lavarsi le mani e il viso. Lo scherno umano che si accosta per beffarli, dopo averli sotto e sopra squadrati, diventa serio, e si parte pensando se più meritino riso costoro, o la stirpe degli uomini che gli ha adulati, maledetti e sofferti per tempo sì lungo.

Però se l'uomo, spogliato dalla potenza, possiede tanto di suo, che molti tuttavia lo riveriscano, qualcheduno lo ami e la calunnia non si attenti ferirlo eccettochè larvata, nel cuore della notte, allo svoltare del canto, di' pure: — costui meritò migliori destini, — e non isbaglierai di certo. E tale fu il Paoli; i suoi nemici non ardirono morderlo, solo per biasimarlo si velarono la faccia con la menzogna del bene della Patria, ma non fecero frutto, che il velo era rado e sotto ci traspariva l'interesse o l'agonia di giustificare il tradimento; sicchè come da impresa disperata si posero giù. Per questa, come per altre volte mancò piuttosto la Italia al suo Washington, che il Washington all'Italia. Se mai la fortuna ti menasse nella illustre isola di Corsica, tu osserva come il ritratto dell'ottimo cittadino di rado s'incontri nelle città, ma per l'opposto lo troverai sempre nei casolari e negli alberghi, nello interno dell'isola a canto a quello del Sampiero; il popolo ha riconosciuto i suoi padri e se gli stringe al seno. Io lo notai, imperciocchè una voce soave mi bisbigliasse dentro: — la coscienza del popolo per passione propria o per inganno altrui spesso forvia, ma il tempo la riconduce su la strada. Molte cose fanno scienza; però il senno umano si compone di solo queste due: persistere ed aspettare. — Questi consigli mi educavano alla pazienza, che negli anni giovanili da me derisa, oggi m'insegna com'essa non solo sia virtù; ma che senza la sua compagnia veruna virtù si fermi dentro al petto degli uomini; però intendi bene pazienza con le mani tese; e non già rassegnazione con le mani giunte. Pazienza che si fruga in tasca per pigliare il coltello, non già pazienza che cerca in tasca per trovarci il rosario.

Sopra l'uomo egregio non pertanto si posa un biasimo che affermato dalla malavoglienza e dalle sbadataggine, e non contraddetto a bastanza, piglia col tempo fondamento, e questo si versa circa al non essere comparso nel giorno della rotta sul campo di battaglia; onde in Francia misero in dubbio il suo coraggio come uomo e l'attitudine come soldato. Da quanto esposi fin qui fu chiarito come credibili avvisi di assassinio meditato lo dissuadessero da condursi sul campo di battaglia; e le insidie più volte tesegli dai Francesi, e dagli stessi storici loro confessate, basterebbero a giustificare l'assenza del generale; ma egli non era uomo da ristarsi per questo, e la passata come la successiva sua vita lo palesarono incapace non pure di terrore, bensì di esitanza. Egli non si mosse da prima, perchè aspettava gli annunzi del comparire dei Francesi, deciso allora di spingersi al ponte per sostenere le difese, dacchè per veruna cosa al mondo avrebbe consentito i Côrsi passassero dall'altra sponda e ingaggiassero battaglia col nemico all'aperto senza riparo. Troppo ci correva tra i Côrsi e i Francesi per ordini militari perchè potessero cimentarsi insieme con isperanza di buon successo pei primi; e il Paoli animoso era molto, non però temerario.

Quando un messo speditogli dal comandante prussiano posto a guardia del ponte andò a ragguagliarlo che i Côrsi erano passati tutti su la sinistra sponda del Golo sentì trafiggersi da dolore e da sdegno inestimabili; non senza tremito considerò come quando l'ora della maledizione colpisce popolo od uomo torna tutto funesto, e le dimore e gli ardori; mentre quando Dio vuole, Fabio e Marcello stavano entrambi; comecchè considerasse che da questa mossa fosse per uscirne danno gravissimo, egli era ben lontano da presagire la rovina che ne venne; però si affrettava a riparare, quando per via gli sopraggiunse la notizia del tradimento di Lento e Canavaggia: poco più oltre quella del comandante della milizia del ponte alla Leccia, il quale come a suo luogo raccontai, sotto pretesto di manco di vettovaglie non aveva mosso un passo; cotesto suo avvicinarsi al Pontenuovo si rassomigliava alla via del Calvario; ad ogni piè sospinto inciampava dentro un nuovo affanno; messi su messi gli portarono Caccia avere accolto per opera di un traditore i Francesi e così essere rimaste rotte le comunicazioni con la Balagna; la Casinca anch'essa per tradimento allagata dal nemico, il quale accennava ferire di fianco; forse anco tagliare la ritirata oltre monti; che più? le pievi di Vallerustie, di Giovellina e di Orezza oggimai disperate, avere spedito uomini a posta al generale di Vaux per sottomettersi ed essere ricevute in grazie del Re. Mentre i dolori della passione contristavano cotest'anima afflitta, una mano di superstiti alla strage di Pontenuovo laceri e mezzi, perchè dopo avere salvato la vita dal fuoco avevano dovuto contrastarla all'acqua, gli si fecero incontro schiamazzando:

— Dove andate? Dove andate? Perchè volete farvi ammazzare come un cane?

E Orsone da Tevera, ch'era tra questi, ma non poteva così di leggieri riconoscersi a cagione di una fascia che gli bendava il capo mezzo sfracellato gli soggiunse:

— Ah! generale, ve lo aveva pur detto, che i vostri _incipriati_ avrebbero venduto la Corsica e noi come Cristi.

— Orsone, siete voi? E padre Bernardino?...

— In paradiso, rispose Orsone levando le braccia al cielo.

— E...? soggiunse esitando il Paoli qual chi a un punto trema e si strugge di sapere una cosa.

— E chi?

— Il mio fratello Clemente? alfine egli disse.

— Io l'ho veduto combattere da per tutto e sempre: quanto al fuoco non lo può offendere, perchè gli è ciurmato; se non rimase nel Golo ve lo vedrete comparire dinanzi.

Allora il Paoli raccolse quella maggiore gente che potè, e fu poca, donde ebbe campo di argomentare la gravità della rotta, e si condussero a Corte. Di uno sguardo conobbe, che non si poteva fare capitale su i pochi che lo avevano seguitato pur troppo sbigottiti e male in arnese; posti alquanti soldati in castello, passò in Vivano nel concetto di ritentare la fortuna della guerra coi terzi di oltremonti.

Clemente Paoli rispettarono il fuoco e l'acqua: uscito grondante dal Golo non si rivolse nè manco a dietro a contemplare il fiume pauroso dal quale era scampato; senza pigliare cibo nè riposo, nella notte picchiò di casa in casa e strappò i mariti dalle braccia alle mogli, i figli alle madri, li garrì, li spaventò colla paura della maledizione di Dio; la quale non può mancare a cui lascia nelle angustie desolata la Patria, e la mattina si presentò pronto a combattere i Francesi, che dopo occupato Rostino moveano a Corte; e di fatto a piè fermo gli attese presso san Pietro di Morosaglia e per più ore contrastò loro il passo; quando poi seppe lo sgombro di Corte e il nemico stringerlo dentro una rete, poderoso e rinforzato con le riserve di Bastia, colto il destro disparve come un fantasma davanti agli occhi dei Francesi.

I quali progredivano non pure in virtù delle armi strabbocchevolmente superiori alle côrse, quanto dell'oro che sparnazzavano come si costuma la fiorata dinanzi alle processioni: nè questo si reputi inventiva côrsa per iscemare l'onta della disfatta, però che noteremo in breve quale somma di pecunia ci spendessero attorno i Francesi: che se taluno versato nelle storie di Francia maraviglierà come potesse profondersi tanto tesoro in Corsica, mentre tanto si penuriava in Francia, che gli stessi valletti di corte chiedevano la elemosina, cesserà da stupirsi quando pensi che la impresa côrsa si combatteva per sostenere il credito vacillante del ministro Choiseul, il quale voleva dare ad intendere che con l'acquisto della Corsica la Francia sarebbe stata compensata con usura delle perdite sofferte durante il suo ministero; ora è manifesto, che quello, che carità di Patria, amore di parenti e compassione del prossimo non sanno trovare o non possono, troverà sempre l'ambizione. Che importava allo Choiseul, che a Parigi morissero di fame e i servi del suo re accattassero, purchè egli potesse mantenersi in officio? E nondimanco il Voltaire celebrò cotesto uomo, dando nuova prova, che le lettere scompagnate dal gran cuore sono pessime dispensatrici così del biasimo come della lode. Napoleone giovanetto alla scuola di Brienne, narrasi, che vedendo il ritratto di questo duca appeso in una sala, agguardatolo torvo, gli dicesse: — tu mi renderai ragione del sangue côrso e delle nostre libertà manomesse! — Beato lui se fosse morto mentre florida gli santificava a quel modo l'anima la virtù, però che egli vivendo confermasse la verità della sentenza, che Dio a cui vuol bene manda presto la morte; di vero le grinze sul cuore vengono più spesso e più brutte che sulla fronte, ed egli morendo a tempo non avrebbe nudrito la sua fama col sangue e con la libertà dei popoli. Per colpa di questo uomo, che parve un Bruto in erba, la umanità si strascica sempre come colombo che abbia rotto l'ale sul cammino della libertà.

I ricordi dei tempi pertanto hanno tenuto nota, che furono largite dugento ottanta lire a testa a quei del presidio del Castello di Corte affinchè lo consegnassero senza contrasto, e al tempo stesso mandarono un bando, il quale diceva: i villaggi privi di trincere che si attentassero resistere sarebbero arsi, le terre devastate, gli abitanti spediti a mo' di misfattori in Francia, se dopo essersi sottomessi fossersi rinvenute armi presso gli abitanti, sarebbero mandati irremissibilmente in galera; anche dei non sottomessi quelli che portassero armi senza permesso dei superiori militari, in galera; chi piega il collo beato lui!

Malgrado la disposizione vecchia che i Francesi avevano e la necessità presente di esagerare le cose, essi non poterono cavare materia d'iattanza da cotesta conquista: abbiamo notato, come vi adoperassero un cinquantamila uomini, della migliore gente che possedesse la Francia, e ce ne rimasero 10,721, se meritano fede i registri del ministero della guerra, di cui 5,949 morti all'ospedale e 4,334 in campo: fra questi, 539 uffiziali; ma il sangue, nota il Dumouriez, giusto in proposito della guerra presente, nei calcoli della politica non conta; però parliamo del danaro; tutta la impresa costò 80 milioni, somma per quei tempi di troppo maggiore importanza, che a' nostri, compreso il credito che la Francia teneva verso la repubblica di Genova pei soccorsi somministrati, sicchè le spese proprio per la guerra del 1767 e 1769 si trova appunto ammontare ai 180 milioni di franchi. Al De Vaux, dopo averlo scarrucolato un pezzo, negarono dare il promesso bastone di maresciallo, bisbigliandogli nelle orecchie: la smettesse e dello avuto si contentasse; bella forza! vincere con cinquantamila uomini provvisti di ogni maniera munizioni di guerra, poderosi di artiglierie, un'armata quale da molto tempo non era uscita dai porti di Provenza di rinforzo e per ultimo il terreno spazzato davanti a furia di luigi d'oro. Il De Vaux non fiatò più: ma se tacque egli, altri volle dire la sua; per l'Italia ne corsero le pasquinate ed anco qualche cosa peggio: così menò rumore un certo distico latino che pronunziava arditamente questa sentenza:

Gallia vicisti! profuso turpiter auro; Armis pauca, dolo plurima, jure nihil.

Dicono lo componesse un Giuseppe Cambiasio presidente del regio senato di Nizza; e questo ho voluto rammentare perchè si veda come novant'anni addietro in Italia ci vivessero uomini di toga che avevano cuore di dire verità, le quali adesso non basterebbe l'anima a palesare, anco a un democratico dei buoni; e poi negano il progresso; se questo non si chiama avvantaggiarsi nel servaggio, che cosa sia progredire io non lo so davvero.

Ma più che tutto strano parrà a cui per poca pratica non è uso a meditare su i cervelli degli uomini e i ghiribizzi loro, che i Francesi tre anni dopo conquistata la Corsica non sapessero più che cosa farsene: pigliatala in fastidio proffersero restituirla a Genova pel prezzo di 28 milioni di lire, ma i Genovesi che per averla tenuta nei tempi addietro si sentivano anche piene di pruni le mani, e il tempo gli aveva condotti a consigli più giudiziosi, risposero che poichè se la erano presa la conservassero; allora la misero all'incanto, ma non trovarono chi ci volesse dire sopra; e il nostro eroe scrivendo da Londra il 30 luglio 1771 prorompeva in questo grido, tanto più straziante quanto più semplice. — Ahimè! dunque noi siamo quel povero cencio, attualmente posto all'incanto fra i potentati della Europa?

Più tardi il tedio della Francia per la Corsica crebbe; forse era presentimento, e nell'Assemblea costituente l'abate Charrier propose indurre il duca di Parma di cedere il Piacentino al Papa e dargli in compenso la Corsica col titolo di Re; non ne vollero sapere nè l'uno nè l'altro. O non sono curiosi questi liberaloni di Francia, i quali non sanno smettere il vezzo di considerare la gente umana come bestie vaccine a cui si possa far mutare padrone secondo che piace? La Corsica, agguantata, agguanta; cani e uomini côrsi fanno buona presa. L'hanno voluta, se la tengano; Ercole non potè strapparsi la camicia di Nesso, se non sul rogo: ma io ho precorso gli eventi; ne domando perdono e torno a raccontare la storia per filo e per segno come conviene ad uomo che proceda con la _calma pensosa_ tanto amica ai tranquilli amatori dell'_ordine_.

Le cose e le creature si amano più pei dolori e pei travagli che costano, che pei piaceri che procurano; però i padri ben vogliono ordinariamente i figli assai più che non ne siano benvoluti: onde non è da dirsi se il Paoli mettesse a tortura anima e corpo per trovare spediente capace della salute della Patria che amava e per la quale aveva patito mai tanto. Il giocatore non si alza dal tavogliere se prima non abbia avventurato il suo ultimo scudo; ora le ree passioni dovranno essere più tenaci delle buone? Il patriotta mostrerà a prova minor costanza del giocatore? Ciò a Dio non piaccia.