Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 40

Chapter 403,768 wordsPublic domain

Frattanto arrivati sopra un po' di piano si strinsero e adoperandovi ogni sforzo rigettarono i Côrsi; i quali tornarono addietro sì, ma come uomo che per islanciarsi con maggior foga piglia campo; i Francesi riguadagnando le alture, fosse accorgimento di guerra o necessità, questa volta si divisero, ed una parte di loro si ritirò a Lento l'altra a Canavaggia; i Côrsi anch'essi si separarono ed inseguendo i nemici mettevano l'orma dov'essi la levavano; questo dicasi dei fuggenti, fra i pertinaci accadevano duelli; dove mancate le armi guerresche, il furore ne ministrava altre inusitate; si finivano a morsi, o a colpi di pietra sul capo; gli aliti fumosi dell'assalito e dello assalitore si confondevano; sentiva l'uno il palpito del petto dell'altro; spesso esalarono ad un tempo l'anima, bocca accostata a bocca. — Misericordia non si domandava nè si concedeva; preghiere non ne furono dette, o se dette, assunsero il suono delle bestemmie; pianti, urli, minaccie, singhiozzi, tutto pigliava un rumore confuso pari al bramito della fiera che dopo lungo digiuno azzanna il carcame. La gente di Francia si giudica perduta imperciocchè ritirandosi su le alture di contro alle terre di Lento e Cavanaggia, munite di arme copiosissime e di uomini decisi a menare le mani da disperati, stretta così fra due fuochi non sembra che abbia più scampo.

Cotesta mossa avventata, comecchè favorita fin qui dalla fortuna, potrebbe partorire inestimabile danno, forse anco la perdita della impresa; ma la può essere sostenuta dalle compagnie côrse le quali fino dall'alba devono avere lasciato il ponte alla Leccia. Si sono elleno mosse? Non si sono mosse, e ciò per colpa del capitano, che, compro con premio presente e speranza di onori futuri, oggimai si era venduto alla Francia. Il nome di costui si conosce e potremmo rammentarlo, ma a noi giova tacerlo; imperciocchè ai traditori dalla loro stessa infamia venga pure qualche fama; e le cose buone sieno rammentate, le triste no. Costui appartenne a stirpe inclita per delitti, per tradimenti e per isventure da un lato, dall'altro per gesti magnanimi e per morte gloriosa; onde meritamente potè dirsi la famiglia degli Atridi di Corsica; però compensando il molto di cattivo col molto di buono, ragione vuole che le siamo cortesi di oblìo; e ciò tanto più che oggimai rimane di lei un vecchio solo, foglia secca di ramo morto; di breve egli cascherà, se a quest'ora non è caduto nelle tenebre eterne, e il suo nome dopo essersi propagato tuttavia per tre generazioni o quattro cesserà dalla memoria nella guisa che sopra il sasso cascato nel mare, poichè si succedono quattro ruote o sei, torna gelida e unita la faccia delle acque.

Paolo Luigi Nasica ufficiale delle compagnie côrse stanziate al ponte alla Laccia, consapevole degli ordini mandati, dal generale, vedendo il sole alto senza che apparisse o desse il segnale della partenza, a ciò sospinto eziandio pei conforti dei più zelanti fra i suoi compagni salì risoluto le scale della casa dov'era albergato, e fattosi alla porta della camera chiese licenza di entrare; la quale venendogli tosto concessa egli entrato disse:

— Signor comandante, voi senza dubbio vi rammentate che giorno sia questo?

— Lo so.

— Oggi forse si decide della libertà della Corsica... forse adesso i Côrsi stretti corpo a corpo co' Francesi combattono l'ultima battaglia.

— Mi sembra molto verosimile.

— Il Generale ci comandò di moversi alla punta del giorno e accorrere al Pontenuovo.

— È così.

— Posso domandarvi perchè dunque non siamo in cammino?

— Innanzi tratto costumo secondo le regole della buona milizia dare discarico della mia condotta ai miei superiori, non già ai sottoposti.

— E va bene, ma io a nome di parecchi compagni non pretendo, imploro.

— Che compagni? Tre o quattro cervelli balzani come il vostro.

— Domando perdono, signor comandante, saremo dugento e più.

— Dugento! come può essere questo? ad ogni modo vi voglio dire che l'ordine del Generale dichiarava: partissi all'alba e dopo che fossero arrivate le vettovaglie le quali egli spediva: ora non avendo vista la vettovaglia ho dovuto argomentare che il Generale non giudica più necessaria la nostra mossa.

— Vi domando perdono, signor comandante, ma il vostro argomento nè meno conclude a star fermo; perchè o ci moviamo o no, il vivere bisogna pure procurarcelo.

— Cotesta è la vostra opinione; io la penso diversamente.

— Inoltre osservate che l'ordine del signor Generale va distinto in due parti; una principale, l'altra accessoria; la prima sta nel trovarci sul campo di battaglia, la seconda nel procurarci la munizione.

— Io non sono teologo ed obbedisco gli ordini come li leggo: obbedienza cieca e passiva è la prima virtù del soldato.

— Nè qui si tratta di teologia, bensì di carità patria e di amore della libertà; partiamo, vi supplico, per via troveremo di che nutrirci, e poi per ventiquattro ore senza pane non morì mai nessuno.

— Non posso: la obbedienza cieca e passiva è la prima virtù del soldato.

— Facciamo una cosa; lasciamo qua un picchetto il quale arrivando la vettovaglia la scorti dietro noi.

— Non voglio. Obbedienza cieca e passiva!

— Accomodiamoci in quest'altra maniera: mezzi dei nostri rimangano qui con voi, e mezzi mandatene meco contro il nemico.

— Peggio che mai. Obbedienza cieca e passiva!

— Ma come fate a starvi così tranquillo a quest'ora? Come calmare il sangue che bolle?...

— Aspettate; or ora scendo e giocheremo insieme una partita _alle piastrelle_.

— Alle piastrelle! Per durare così su le brace bisogna essere san Lorenzo, e nè manco quel santo ci stava volontieri.

— Forse presumeresti disobbedirmi?

— Se potessi io vi fucilerei su' due piedi, signor comandante.

E uscì impetuoso urlando ch'erano traditi; quanto a partirsi subito chi gli voleva bene o piuttosto chi amava la Patria lo seguisse.

Circa ducento lo seguitarono; gli altri della famiglia del comandante, o cognati di lui, si rimasero; più tardi i Francesi promossero al grado di generale colui che non aveva voluto combattere.

I giovani snelli e animosi corsero via, e camminando tutto di un fiato arrivarono al Ponte-rotto dove sentirono lo strepito delle moschettate che si ricambiavano i combattenti: si sentivano rifiniti, ma bevuto alquanto di acqua che col cavo delle mani attinsero dal fiume si riposero in via cacciandosi per le macchie che vestono il colle a mezzo-giorno di Canavaggia. Di botto cessa lo scoppio delle armi; che significa questo? — Abbiamo vinto, abbiamo perso? Prima che sbocchiamo allo aperto ci vuole un secolo. Vien qua Zembo, tu che ti arrimpichi come una scimmia salisci su cotesto albero, e mira un po' che cosa si veda. Il Zembo che non per una, ma per molte qualità si assomigliava alle scimmie, in meno che non si dice comparve su in vetta all'albero. — E bene che vedi? — Vedo — Presto! ti pigli un accidente — Vedo Canavaggia... sì, è lei... è Canavaggia — E poi? Ma non si scorge mica tutto, alcune case più soprane e i tetti di altre sottane. — E chi ha vinto? — Aspettate... Ecco vedo una bandiera... — Côrsa? — Non mi pare — Ha la testa di Moro? — Non ha la testa di Moro — Oh! che angoscia, o che bandiera ella è? — Bandiera bianca, per la Immacolata, bandiera francese! — Va via, traditore, morte al traditore!...

E al medesimo punto lo circondò un nuvolo di sassi; da taluno si schermì, altro lo colse; per buona ventura la palla di moschetto, che gli sparò contro il suo patrigno, gli portò via il berretto. Il gobbo, lasciandosi scivolare giù a guisa del ragnatelo per un filo della sua rete, strillava: All'inferno quanti siete!... su gli alberi non mi fate salire più; che colpa ho io se la bandiera è francese?

Anelanti, invasi di furore e di spavento ecco sboccano allo scoperto e innanzi ai loro occhi si palesa un molto infelice spettacolo. I Côrsi a furia di sangue avevano respinto i Francesi fino a piè delle trincere costruite per la difesa di Canavaggia, e si tenevano oggimai sicuri della vittoria, che da un punto all'altro aspettavano vedere irrompere fuori i Canavaggesi a farne strage, quando... oh! tradimento, oh! dolore... sul campanile della chiesa fu inalberata bandiera bianca e dalle aperte trincee sortirono freschi e ordinati parecchi battaglioni francesi, i quali presero a sparare con tanta maestria, che i tiri di tutti parvero uno scoppio solo. La moltitudine dei Côrsi dalla lontana parve un arbore, che per impeto di vento piega a destra e a mancina, e investito a un tratto dalla gragnuola semina il terreno di foglie; pure si riebbe e fece vista di resistere; se non che per darle il colpo di grazia, il medesimo tradimento nella medesima guisa operavasi nel punto stesso a Lento, donde il nemico prorompeva più grosso, traendo seco qualche artiglieria da montagna. I Côrsi sotto le trincere di Lento non poterono tentare nè manco le difese e furono respinti, rotti come il flutto iemale, che si avventa contro la rupe della spiaggia. I Francesi rovinando giù procellosi accennano percotere di fianco le milizie côrse, che tuttavia si ostinavano a contrastare il colle di Canavaggia, e se venga loro fatto, circuirle e prostrarle di un colpo.

E' bisognò pensare a ritirarsi se non volevano rimanere tagliati a pezzi. Le ritirate, quando non sono fughe, stroppi sono sempre: sogliono celebrarsi la ritirata antica di Senofonte e la moderna di Moreau, e sta bene; ma come a cui cascando da tre piani invece da fiaccarsi il collo si rompe una gamba si dà il mi rallegro; chè in altro modo non pare ragionevole. Ora poi la ritirata dei Côrsi doveva riuscire tanto più disastrosa in quanto che si operava dall'alto al basso; sicchè agl'inseguenti ogni oggetto offeriva materia da offesa, e lo impeto della velocità cresceva la forza; nè compariva per tutta la china ostacolo o schermo, dove i respinti potessero attestarsi a rintuzzare l'ardente foga dei persecutori: per ultimo il tradimento dei paesi di Costiera aveva scorato l'universale, e anco i più arditi sentivano tremarsi l'anima dentro. Pure a Clemente venne fatto osservare due rialti quasi in fondo della salita, i quali comechè poco rilevati e di piccola mole, nondimanco potevano per un po' di tempo difendersi, e fra tanta confusione, fra un turbine di ferro e di piombo il prode uomo senza punto scomporsi, chiamò ad alta voce parecchi dei più strenui compagni; taluni risposero, tali altri no; ma questi, eccetto quella degli angioli, ormai non udiranno più altra voce nel mondo: ai rispondenti ordinò si addossassero ai poggiuoli; quanto potessero tenessero fermo; pareva a lui, ed era così, che se i Côrsi riuscissero a passare il Ponte, e a mettere tra loro e i Francesi il Golo ingrossato per la sconcia pioggia, forse le fortune della Patria non erano anco perdute.

Egli poi scelse il rialzo a destra come più pericoloso, e quivi lo seguitarono venti frati col padre Bernardino in capo. Quello che cotesti frati operassero certo non troverebbe posto adatto nel _Flos sanctorum_, bensì potrebbe registrarsi nei libri che insegnano a venerare il sangue versato per la Patria; combatterono come gente che sa di compire un dovere ferendo finchè il fiato la regga, ed è convinta, che la palla nemica le varrà quanto l'eucarestia e l'olio santo per biglietto d'ingresso in paradiso. Le varie morti io non posso raccontare e nè anco ridire i nomi degli uccisi: la storia tutto non registra, ed anch'ella non si mostra troppo parziale pei vinti: la tradizione, fuoco domestico conservato sotto la cenere, anch'egli viene meno, se allo straniero padrone del paese rincresca e al compatriotta servo ammansito non garbi che tu ci soffi su: ma il supremo dispensatore del premio e della pena li vide, li notò, e adesso riposano nel suo seno, dov'è Washington, e dove non è Napoleone di certo, quantunque il primo non credesse nel papa, ed il secondo sì.

Clemente e padre Bernardino, con l'anima legata negli occhi e nelle mani, non avvertivano la strage che intorno a loro menavano le scariche nemiche: morti o feriti tutti i compagni, rimanevano soli: feriti recavansi un lembo della tonaca in bocca e quella mordevano per frenare i lamenti, affinchè altri preso da compassione di soccorrerli non si distogliesse da combattere. Quando Clemente e padre Bernardino volsero intorno gli occhi consapevoli a mirare tanto eccidio, si fecero bianchi; l'uno vide l'altro, ma non dissero parola e l'anima loro si oscurò; ma e' fu nuvolo che passa, onde Clemente disse:

— Padre Bernardino, avete carico lo schioppo?

— Sì, l'ho.

— Prestatemelo in cortesia; quel capitano sconsagrato con la spada tesa aizza come un mastino la sua gente; gli ho tirato una volta e non l'ho colto.... ma non lo sbaglierò la seconda.

— Dov'è il maledetto? Lasciate fare a me...

— Non di grazia, l'avrei di coscienza...

— Tiratevi in là; dov'è egli? Ah! Eccolo là... è fatto, rotola nella polvere: _requiem aeternam dona ei Domine..._

— _Et lux perpetua luceat ei_, rispose Clemente. Bravo frate!..

— Se bravo, porgetemi lo schioppo che vedo là un granatiere in procinto di gittare la granata.

— Lo vedo anch'io... Lo vedo anch'io. Faccio da me.

— Eccoti saldato il conto; granata in questo mondo non getterai mai più, cane rinnegato.

— Bel colpo! ecco la granata cadutagli di mano scoppiò... e come scappano! pare, che ne abbia feriti parecchi e morto qualcheduno.

E così continuavano alternando i ragionamenti come nelle Egloghe costumano Titiro e Melibeo se non che conchiudevano la parlata con un colpo di moschetto, morte sicura di qualcheduno dei nemici, i quali potevano bene essere offesi, ma non trattenuti da cotesto ostacolo, tanto scendevano poderosi ed arditi; non per anco essi aveano circuito i poggioli, ma ormai spuntatigli a destra e a sinistra gli fulminavan di fianco; le palle fioccavano fitte come grandine. Il poggiolo a manca era deserto o piuttosto taceva non a cagione della fuga, bensì della morte dei suoi difensori. Clemente, all'improvviso sentendo padre Bernardino allontanarsi a passi precipitati, urlò:

— Padre Bernardino, o che ve ne andate sul più bello?

— Clemente, riprese l'altro balbuziendo, credo di sì... io me ne vado all'altro mondo...

— Oh! come mai signore?...

— Ma... per virtù di un'oncia di piombo qua nel petto.

— Non sarà niente... vediamo... e si accostava intantochè finiva di caricare il moschetto.

— Non importa vedere; lo sento; però vorrei morire da cristiano come spero essere vissuto... udite la mia confessione...

— Che avete a confessare voi, povero uomo di cui la vita fu tutta un martirio per la Patria... e poi a me?

— Sì a voi, perchè camminate diritto nel sentiero del Signore... e per di più siete mezzo ecclesiastico.

— Vi ascolterò dunque per santa obbedienza; _in nomine Patris, Filii, et Spiritus Sancti_. Di su, — e in questa alzata la martellina inescava lo scodellino.

— Clemente, io penso in questo mondo avere peccato assai di orgoglio, d'ira, di avventatezza, peccati gravissimi in tutti massime in un frate...

— Padre... abbiate pazienza di aspettare un po' prima di morire... vedo un cane che ha conficcato la spada in corpo a un giacente, certo era ferito non morto...

— Fate il fatto vostro, figliuolo...

— È stato pagato... potete continuare, e Clemente teneva gli orecchi intesi al moribondo, gli occhi al nemico, e con le mani intanto meccanicamente caricava da capo l'archibugio.

— Ma voi non mi badate...

— Vi bado benissimo, ma fo un viaggio e tre servizii.

— L'altro grosso peccato di cui sento dover chiedere perdono a Dio è di non avere avuto carità del prossimo odiando, i Genovesi e i Francesi come se non fossero stati carne battezzata...

— Oh! questa per Dio santo non si può sopportare.

— Come non la sopportate?... Ma mi pare che voi gli abbiate odiati due cotanti più di me...

— Scellerati! O non hanno tagliato la testa a un côrso morto e fitta su la lancia della bandiera?... il sangue colando giù l'ha battezzata...

— E non è giusta, Clemente, che riceva il battesimo del solo sangue côrso; fa, o fratello in Cristo, diceva il frate moribondo, di mescolarvici un tantino di sangue francese.

— Giusto stava per domandarvene licenza... aspettatemi... è vero, che mi aspetterete finchè non ritorni?

— _In quantum possum_, figliuolo, _in quantum possum_.

Tre furono i colpi sparati da Clemente, e tre le anime, che spinte fuori con violenza dai loro corpi vendicarono il truce fatto: allora egli in parte placato tornò al frate, che oramai se ne andava; il velo della morte di mano in mano s'infittiva sopra i suoi occhi, le labbra pavonazze susurravano appena le parole attraverso la spuma del sangue.

— Padre, avete altro da aggiungere?

— No, figlio mio, assolvimi, e vattene.

— Io vi assolvo a nome di Dio... e per penitenza reciterete venti rosarii alla Immacolata... ed una volta per settimana fino a tre settimane digiunerete...

— Che diavolo farnetichi? O non lo vedi che mi avanzano dieci minuti a vivere.

— Perdonate; io non ci ho proprio garbo a confessare: allora raccomandatevi la vostra anima da voi, che in verità è in buone mani...

— Di tutto cuore... di tutto cuore... Ora vattene Clemente: mettiti in salvo; salva la Patria... io sono uomo morto... in questa estrema ora bastano l'uomo e Dio, un terzo ci è di troppo.

— Ma che vi pare, che io voglia lasciarvi prima che siate spirato?

— Parti ti dico... obbedisci.

— Io non vi obbedirò, non ho mica fatto voto di obbedienza io.

— Anzi lo hai fatto perchè sei terziario.

— Ma voi non conosco per superiore:

— Addio Clemente... salva la Patria... un saluto a Pasquale... Gesù, Giuseppe, Maria, vi raccomando l'anima mia... ouf!

— Povero padre... è morto... beato lui, che non vedrà la ruina della patria.

Lo baciò e fuggì via, perchè il caso non consentiva davvero dimora, nè querimonie più lunghe; le palle percotendo dintorno aravano, per così dire, il suolo, ed aveva ricoperti ambedue di terra; parecchie ancora schiacciandosi di contro allo scoglio e rimbalzando gli ammaccarono in più parti; fu proprio miracolo, che in quel rovescio di moschettate nessuno li cogliesse in pieno. Clemente non riportò nè manco una scalfittura; il padre Bernardino, eccetto quella ferita, fin qui non fu tocco da altre. Padre Bernardino non era anco morto; lo finse il generoso, per indurre Clemente a partirsi, sapendo, che nè per preghiera nè per minaccia lo avrebbe potuto allontanare, tanto era pertinace costui; ora parendogli che avesse a trovarsi lontano sospirò e disse:

— Sia ringraziato Dio che Clemente si è posto in salvo, ed adesso se ti piace, Signore, abbrevia la mia agonia. _Nunc dimitte servum tuum in pace._

Mi guarderò da affermare che Dio lo esaudisse; fatto sta che un gruppetto di palle fin lì sviate trovarono maniera di ficcarsi tutte di un tratto in corpo al nostro frate Bernardino, il quale ne rimase come di peso portato un par di braccia più in là: egli non ebbe tempo di proferire altre parole, eccetto queste:

— Ora le sono buone mosse.... _in manus tuas Patriam.... animam..._

Tali i frati novant'anni addietro in Corsica, perchè nati dal popolo, non si reputavano divisi da lui. Roma allora non gli arrolava docili arnesi da mettersi al servizio della tirannide, come la Svizzera ci manda i suoi montanari. Il frate poi, in obbedienza a Roma, divenne il tarlo della libertà; non vi ha dubbio, egli arrivò pur troppo a bucherarla alquanto: ma come il tarlo egli è vicino a morire nel buco che ha fatto.

Ma il tema incalza: egli è amaro, ma pure bisogna compirlo. Le compagnie côrse, lacere non disfatte, correndo verso la testa del Ponte-nuovo, già lo toccavano con immenso anelito, come àncora di salute; arrivano a piè la porta della torre in mezzo al ponte, che speravano trovare spalancata, e invece la rinvengono chiusa, nè malgrado gli schiamazzi pare che la vogliano aprire; intanto sopraggiungono altre genti continue, impetuose come onda sopra onda; le ultime arrivate non sapendo o vedendo le cause della sosta infuriano e spingono; le prime strette dalla pressione di mille corpi urlano, bestemmiano, adoperano sforzi disperati invano; prese come dentro una morsa cascano infrante a piè della porta; in breve colà fu visto un lago di sangue, un mucchio di membra cionche e di ossa stritolate; pure alla fine la porta tentennava su i cardini minacciando stiantare. Allora le due compagnie di tedeschi messe alla custodia della torre e del ponte, senza punto avvertire se l'ordine di passare fosse dato per cacciarne nemici o amici, non sapendo o non volendo rendersi capaci della terribile necessità che premeva coteste genti, presero a bersagliare quelle masse stipate senza misericordia. Quali lo spavento, la strage e imprecazioni, è impossibile esporre, ed anco difficile immaginare; molto più, che la credenza di essere traditi adesso veniva a ribadirsi nella mente paurosa: recederono quei che furono in tempo, dal ponte lasciandolo fino alle spallette ingombro di cadaveri, e si posero a correre di su e di giù lungo le sponde del fiume, che menava a sbalzelloni grossi volumi d'acqua rompentisi fra i massi, simili alla criniera arruffata di lioni in furore; costoro parevano anime, che i poeti finsero vaganti su le rive di acheronte, le quali implorano invano di valicare la riviera infernale. Disgrazia volle, che uno dei più atterriti e manco gagliardo si attentasse passarlo; senonchè giunto appena a un terzo di cammino il flutto lo travolse, e di lui, dopo che due volte si videro le gambe e due il capo non comparve più altro; si strinse il cuore di affanno anco ai più animosi e ripresero a correre ululando lungo le sponde: non che udissero la voce dei capi, per poco non gli sbranavano; e questi taciturni circondavano Clemente Paoli, taciturno anch'egli. Intanto i Francesi si ordinavano su le Costiere, e mandando i varii corpi nei luoghi più adatti si ammannivano a investirli con una cintura di fuoco; fingete un antico anfiteatro, ponete i Côrsi in luogo degl'istrioni, e i Francesi in quello degli spettatori, e voi avrete immagine giusta del misero stato in cui si trovavano ridotti. I capi côrsi miravano la bufera addensarsi su le alture, e da un punto all'altro aspettavano il tuono; difatti non si fece aspettare; incominciò un'archibugiata, poi due, e altre e altre, rade da principio a modo delle prime stille della tempesta, poi spesse; per ultimo furiose.

Ed ogni palla colpiva il suo uomo, sicchè in breve il terreno venne coperto di morti: allora Clemente levando la voce esclamò — Signore, ci hai tu destinati a morire come coniglioli?

I capi lo udirono, e preso consiglio da codesta voce subitamente urlarono: — Uomini côrsi, moriremo noi come conigli?

La quale voce superando lo strepito della moschetteria, ed il fragore delle acque del Golo, percosse i Côrsi, che parvero destarsi da un sogno pieno di spavento; diversi gli atti, e singolari tutti: chi guardava in alto come se la voce fosse uscita dal cielo, chi si faceva delle mani conca e se le accostava agli orecchi per raccogliere meglio le parole, chi si stropicciava gli occhi quasi per detergerne la molesta caligine, chi una cosa chi l'altra: finalmente come un uomo solo corsero a ripigliare le armi sparse sul terreno; e subito dopo, senza che veruno lo comandasse, unicamente per virtù del senso di conservazione che natura pose in ogni animale, si sparpagliarono per la campagna mostrando faccia risoluta al nemico.