Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 38

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— Ecco, rispose il Paoli, cavandosi di tasca il coltello e buttandolo sopra la tavola — capisci — altro non posso darti: addio.

— Ah! è questo l'ultimo dono che Pasquale Paoli serbava per Matteo Massesi?

E intanto che il Generale allontanandosi da lui s'immergeva nel buio in che stava sepolta la parte estrema della prigione, con suono via via più languido disse:

— Madri tenerissime e magnanime a figliuoli illustri e amatissimi, quando non poterono sottrarli da morte, di pari doni presentarono, affinchè fuggissero la infamia del patibolo.

— No... così non ha da essere... voi con una parola potete salvarmi la vita... e voi avete a dirla questa parola... o non ne direte più altre: e, gittandosi sul coltello ne butta via il fodero correndo in furia colà dove era scomparso il Generale; dopo pochi passi gli riapparve l'ombra davanti, ne muove alcun altri e gli sembra... anzi di certo gli sta davanti una persona diversa.

— E voi chi siete? urla disperato.

— Io sono il Confessore — rispose il padre Bernardino.

Dopo un'ora padre Bernardino bussava alla porta della camera del Generale che trovò levato, col medesimo gabbano fradicio addosso col quale era stato alla prigione; lo salutò, e posto il suo coltello sopra la tavola:

— Vengo a riportarvi il coltello dalla parte di cotesto sciagurato — disse; e dopo alcuna esitanza, con suono che difficilmente poteva conoscersi se fosse sincero o beffardo, aggiunse: — egli piglia la infamia del patibolo in parte di espiazione del delitto commesso, e intende farsene merito presso a Dio.

— Ho capito; gli manca il cuore d'ammazzarsi. — Buttò via il gabbano e assestatosi al tavolino scrisse alcune righe che consegnò al frate.

— Anche questa carità, padre, e attendete che venga adempito questo mio desiderio; in quanto occorre comando.

— Ma avvertite, Pasquale...

Questi levando minaccioso il dito, soggiunse:

— Zitto! Importa che sia così: la vista del patibolo somministra argomento di curiosità agli stupidi, e scuola di ferocia agli scellerati.

Quando fu riaperta la porta del carcere, dopo le spalle del frate entrarono due altre persone che portavano qualche cosa di peso e rimasero lì presso la porta; la candela oramai consumata mandava più fumo che luce. Matteo giaceva bocconi sul letto traendo di ora in ora focosi sospiri: appena sentì stridere il chiavistello si mise a sedere sul letto, gridando:

— Padre, m'avete ottenuta la grazia?

E siccome quello metteva alcuna dimora alla risposta.

— Almeno una proroga?

— Senti figliuolo; dopo che ti ho lasciato, sarebbe un impossibile che tu in pensieri, opere od omissioni non ti sia tornato ad imbrattare l'anima che io ti aveva resa proprio bianca di bucato: ora prima di tutto riconciliamoci con Dio.

— Sì, qualche altro peccatuzzo avrò commesso, sì voglio riconciliarmi con Dio, ma la grazia me la fa? Me l'ha fatta?

— E batti lì: ti aveva lasciato coll'ali all'anima, e ora mi sei ricascato giù nel pantano. Vieni qua... dimmi, figliuolo, hai bestemmiato Dio?

— Sono da voi Padre; ma che vi ha detto il Generale; dove siete, chè non vi vedo?

— Sono qua... da questa... porgetemi la mano, non tremate, figliuolo... su coraggio...

— Coraggio! e perchè?

— Sedete... voi siete per mancare...

— Sì la terra mi scappa di sotto — e tastato all'intorno, trovò un seggiolone e vi si pose a sedere.

— Figliuolo riconciliatevi con Dio...

— Oh!

— Dite: Gesù, Giuseppe e Maria, vi raccomando l'anima mia....

— Perchè? Perchè?

— Perchè è arrivato l'ultimo momento della vostra vita.

La fune gli cinse il collo, che stretta subito sui buchi della spalliera venne dalle mani del carnefice aggrovigliata con un nottolino; invenzione, come avvertimmo, di Giuseppe Maria Massesi. Questo trovato parve buono, e nella Spagna gli fecero buon viso, e tutta via glielo fanno: in Francia no, perchè ai Francesi parve scapitare di reputazione, se non mostravano, che anco nei supplizi possedevano immaginativa da rivendere italiani e spagnuoli: difatti il medico Guillottin trovò la _ghigliottina_, che dapprima non valse la seggiola del Massesi o la _garotta_ spagnuola, come quella che operava mediante un ferro tagliato a mezza luna; e' fu proprio Luigi XVI, il quale coll'occhio esperto, che i re sortono dalla natura per siffatte bisogne, esaminata la macchina disse, che il dottore, eccellente fisico se si voleva, era un asino calzato e vestito in fatto di meccanica; imperciochè l'arnese non sarebbe mai perfetto se prima al ferro non si mutasse forma riducendolo, invece di mezza luna, a ugnatura. I Francesi fecero _sentire_ più tardi al re Luigi che egli aveva avuto ragione.

CAPITOLO IX.

La battaglia di Pontenuovo

Dentro il memore petto i sacri affanni Va rinnovando il tuo gorgoglio, o fiume: Però che il giorno io mi riduca a mente In cui l'onda cruenta i forti corpi Menò travolti, e le spoglie infelici. Veggo morti giacere, e vedo le armi Sparse per la campagna, e le ferite Tabe stilanti. Oh! degli eroi gli spirti Debitamente supplichiamo. Molto Poi nel cor sospirando, e molte a Dio Mettendo preci, io passo.

_L'uomo del Bosco._[38]

Di tratto in tratto Pasquale Paoli metteva fuori il capo dalla camera che abitava nel convento di Murato, terra grossa nel Nebbio, e con impazienza sempre crescente domandava ad Altobello ed agli altri che stavano fuori; non si è anco visto nessuno?

— Nessuno, gli rispondevano sempre.

Per ultimo comparve un vecchio, cui crederono parecchi raffigurare, ma così alla confusa, che postisi appena sur un sentiero ne smarrivano la traccia; infatti com'era possibile mai riconoscere padre Bernardino da Casacconi senza barba, con due baffi formidabili, una parrucca infarinata, ingessata e per di più vestito da soldato? Da soldato in verità, nè basta; da soldato nemico, da soldato traditore, in breve da soldato delle compagnie côrse composte da Matteo Buttafoco e messe sotto il comando di Ferdinando Agostini, del cavaliere Lazzaro Costa, di Orso Campana e di Angelo Luigi Matra, le quali furono il colpo di grazia alla libertà della Corsica. Egli si presentò con un certo fare insultante e beffardo che unito alla nappa bianca francese appuntata al cappello gli avrebbe fruttato disgustoso saluto se di subito non chiedeva del generale. Questi, a quanto parve, stava con le orecchie tese, imperciocchè spalancò in un attimo la porta esclamando:

— Ben venga il nostro venerando in Dio, padre Bernardino; stavo sui ferri arroventati non vi vedendo arrivare.

— Ed io finchè non arrivava mi sentiva molto vicino al piombo bollente; ma eccomi qua come piace al Signore, ed è faccenda finita.

[Illustrazione: .... ad un tratto il cielo si ricoperse di nuvoli... (_pag. 447_)]

Entrati nello studio dove era distesa per terra una carta geografica della Corsica, padre Bernardino incominciò: — voi già saprete lo sbarco a S. Fiorenzo del generale comandante conte De-Vaux; il Marboeuf fu promosso all'ufficio di capo civile: come però egli duri sempre a mestare nei negozii soldateschi non saprei: fatto sta, che ci si mescola. Voi conoscete questo De-Vaux, che altre volte militò in Corsica lasciandovi fama di poco valore e di molta ribalderia; or bene i suoi amici affermano, e dove bisogna anco con giuramento, che il tempo gli ha logorato il poco di buono e cresciuto a dismisura il cattivo. Il duca di Choiseul non ha trovato di meglio a cui appoggiarsi adesso che traballa: dicono che dove vinca presto, gli abbia promesso in fede di gentiluomo il bastone di maresciallo di Francia, ma dicono eziandio che senza pregiudizio della fede di gentiluomo, perda o vinca non gli darà nulla. Lo precede la reputazione di lunatico, di beone e di crudele per ferocia e per bizzarria: e già taluno ha provato che la fama non mentisce. Poichè, come voi sapete meglio di me, non manca mai in Francia qualche persona che a parole non ti sovvenga, massime se la parola buona per te trafigga altrui; così nell'udire la commissione del conte De-Vaux, il quale nei suoi colloquii si dimostra troppo più perito di forche e di ruote che di battaglie, corse sul conto del duca di Choiseul il motto: prima comprò le pecore, ed ora manda il macellaio a spellarle; dalla quale rampogna desiderando il duca schermirsi gli mise a canto non so quale ufficiale affinchè lo temperasse, ma gli è stato un buttare polvere negli occhi; in vero per altra parte gli raccomandò si riportasse ai consigli del Sionville...

— Sionville! Quel vecchio feroce che insanguinò la Corsica sotto Teodoro, e rese odiosissimo ai Côrsi quest'uomo il quale si era presentato come liberatore?

— Per l'appunto lui. Il De-Vaux afferma a chi non lo vuole e a chi lo vuole sentire, che fa caso di ridurre a partito la Corsica come di bere un uovo; anzi ha giuocato dopo pranzo con Lord Pembroke dodici dozzine di bottiglie di vino di Canarie di averla ridotta alla devozione del re prima della rinfrescata.

— Jattanze francesi che si potranno verificare pur troppo se manchi ai Côrsi la consueta virtù; — ora ditemi quante forze di certo il nuovo capitano può adoperare contro noi?

— La paura, e andiamo franchi, anche la prudenza che conta vi direbbero molte anzi troppe: danno per sicuro, ch'egli possa campeggiare con 50 battaglioni non comprese le artiglierie che sono un subisso, e più dei battaglioni e delle artiglierie, assai mi fa paura un'altra cosa.

— Ed è?

— Parecchi milioni di lire in luigi d'oro e la facoltà di conferire impieghi militari e civili; i francesi medesimi fanno le stimate non sapendo donde la corte abbia potuto cavare tanti quattrini; ma purchè il duca di Choiseul duri al governo, non rileva se per ammazzare mille Côrsi bisognerà che duemila francesi muoiano di fame.

— Ah! padre mio, da questa parte la patria disarmata riceverà il colpo mortale. Dio ci assista — e il Generale, chiusi gli occhi piegò dolorosamente la testa.

— _Amen!_ rispose il frate.

Il generale rinfrancato l'animo nel raccoglimento interrogò di nuovo:

— E non vi è venuto fatto di penetrare nulla intorno all'ordine col quale intendono condurre la guerra?

— Ve lo dirò per disteso, anzi ci sono venuto a posta per questo, altrimenti mi sarei rimasto. Quando mi fui acconcio come mi vedete, talchè specchiandomi non ravvisava più me stesso, me ne andai difilato dal conte di Marboeuf, e gli dissi voler pigliare soldo per Francia; interrogato del nome io glie lo dissi: Bernardo da Casacconi; sarei volentieri entrato nel corpo delle guide, che agli altri servizi io mi sentiva inetto, o per lo manco meno atto: egli mi rimandò a Matteo Buttafoco che si dimena come il diavolo nell'acqua santa a portar fascine per bruciare la sua Patria; a me che non garbava punto questo andare da Erode a Pilato, fatto del core rocca risposi: che non mi ci entrava; volere servire la persona del conte; se così gli piaceva mi accettasse, diversamente mi lasciasse stare, perchè ogni uccello sa il suo verso, ed io intendeva fare il mio.

Il Conte di rimando: la si potrebbe accomodare, ma sacco vuoto mal si giudica, ed io se non ti conosco non ti maneggio. Voi siete un signore prudente, risposi io; e in questa come a Dio piacque entrò Ferdinando Agostini; certo mi fece e per più cagioni un tuffo il sangue, ma mostrando il viso alla fortuna replicai: ecco qua qualcheduno che potrà darvi buona contezza di me, e volto all'Agostini ripresi: compare, dite senza rispetto al signor conte qual è il mio nome nè più nè meno, e se mi credete capace a insegnargli le vie che menano a Corte. L'Agostini mi guardava come uomo che riconosce la voce, ma poi non gli corrisponde alla sembianza, e tra il sì e il no si confondeva; io gli ammiccai degli occhi, ed egli rabbrividì: tenni che stesse per denunziarmi e non lo fece; forse la mia audacia lo mise sottosopra: forse la coscienza del bene che altre volte gli aveva fatto lo rimorse; può darsi che la paura dei miei vendicatori lo stringesse, o piuttosto, come ho potuto conoscere confessando, Dio ordinò che nei cuori più tristi restasse sempre una particella sana, non fosse altro, perchè sentissero la diversità che corre fra le opere buone e le ree, e trovassero per così dire sempre aperta una porta alla penitenza, fatto sta che rispose asciutto; costui si chiama Bernardo; ed è de' Casacconi senza dubbio! quando voglia, non troverete uomo più adatto di lui per condurvi a salvamento per tutti i tragetti dell'isola.

— Non occorre altro, voi starete a posta mia e questi vi dono per gaggio.

— Così disse il Conte e mi dette sei monete d'oro, che eccole qui — diss'egli frugandosi in tasca e mettendole sul tavolino.

— E che me ne ho a fare io?

— Pigliarle e spenderle in vantaggio della Patria, voi che lo sapete, io non le posso tenere, che ho fatto voto di povertà. — Dov'eravamo? Aspettate; non m'interrompete più; o che io perdo il filo. Uscito l'Agostini sopraggiunse un uomo corto e grosso, che fin dalle scale gridava; Conte! Conte! dove diavolo siete, Conte? Il signor di Marboeuf gli si fece incontro col cappello in mano, dandogli della Eccellenza, ed egli a lui; però presto mi accorsi ch'egli era il De-Vaux, imperciocchè spiegando un involto di carte continuò ad urlare; — corpo qui; sangue là; insomma bestemmie da staccare i travicelli dal muro; chi credereste voi di avere per generale? forse il Conte de Vaux? Voi v'ingannate. Il generale sta a Parigi; di là si vedono meglio le cose, e soprattutto ci si vedono più riparati; il generale è il duca: lo spirito santo gli ha versato sul capo le virtù a catinelle; in breve voi lo sentirete creato cardinale, forse anche papa, — ecco qua — aggiunse rabbiosamente gettando l'involto su la tavola — egli mi manda da Versaglia bello e fatto l'ordine della guerra; egli comanda e vuole che in due punti si abbia a campeggiare; uno nel Nebbio per mettere fuori il Capo Côrso, e l'altro nella Casinca per penetrare nell'interno dalla parte di Aleria: questo come vedete è perfettamente assurdo; tra me e il capoluogo delle operazioni metto un paese intero, mi dilungo senza sapere dove troverò il nemico, mi espongo ai disastri di una marcia arrisicata, ed offro campo di proseguire a nostro danno la guerra di avvisaglie che sperimentarono così acerba i miei antecessori: no, signore io non la intendo così; la colonna nel Nebbio sta d'incanto, ma sostenuta da corpi vicini, i quali operino di concerto con lei; una colonna manderemo anche in Casinca per tenere in rispetto il nemico, e torgli il ruzzo di raccogliersi in massa: ma la terza colonna che mi dispongo a comandare io voglio che s'inoltri per la sponda sinistra del Golo e faccia capo sotto le costiere di Lento, dove congiunta coll'altra che scenderà dal Nebbio mi concederà potere da un lato di occupare la Balagna, dove ci aspettano a braccia aperte, dall'altro, sforzato il passo del fiume, correre fino a Corte e così darmi di un tratto vinta l'impresa...

— Chi è quell'uomo là? — a questo punto scorgendomi domandò il De-Vaux.

— Non dubitare è dei nostri; l'ho preso ai miei stipendi per guida.

— Sta bene, ma mandatelo al diavolo: e poi cotesto furfante sapete voi che aggiunse? Aggiunse: e se la sua faccia non mentisce, mi sembra che mandandolo al diavolo lo abbiate a mandare proprio a casa sua. — Andate via, Bernardo, mi disse allora il Marboeuf, buttate su di un fico cotesta pelle di orso per vestire la divisa di S. M. cristianissima. — Dopo una licenza così inchiodata e ribadita non vedeva verso di potere fermarmi: andai a vestirmi e mi trattenni finchè ieri notte, colto il destro, me ne sono venuto via con armi e bagaglio.

Appena frate Bernardino ebbe chiuso la bocca, che Altobello entrò avvisando un frate domenicano che partito in fretta da Calvi chiedeva conferire col generale:

— Venga il padre domenicano.

Il padre comparve come uomo sgomento: disse mandarlo a furia il suo superiore ad avvertirlo che si vedeva bordeggiare tra il capo di Alga e quello di Spano un'armata francese industriandosi a pigliar terra.

— Grazie in nome della Patria a voi e al vostro superiore; i Francesi lo possono fare; possiedono naviglio e soldati più che bastevoli a questo. Andate a riposare, che morite di stanchezza. Ambrogio, pigliatevi cura di questo degno sacerdote.

— Generale! affacciandosi di su la porta disse Altobello, un altro frate, ma questa volta dei servi di Maria, partito da Ajaccio, fa istanza di essere accolto da voi.

— E parrebbe che questi padri si fossero dati la intesa per confessare e amministrare il viatico e la estrema unzione alla Corsica: entri il servita. — Il servita ammesso alla presenza del generale espose arrivare ratto a chiarirlo come grossa mano di soldati francesi sbarcata ad Ajaccio si fosse sentita dire che rifatte appena le forze del travaglioso viaggio si sarebbe messa in cammino per pigliare i Côrsi alle spalle. Impallidì leggermente a tale annunzio il Paoli e raccomandò anco il servita alle cure di Ambrogio. Appena uscito il frate, il Paoli portando la manca mano su gli occhi esclamò con voce cupa; — Noi non possiamo più vincere...

Padre Bernardino stava lì lì per fargli un rabbuffo, quando venne annunziata una femmina la quale piena di angoscia in vista recava un foglio che dichiarava non volere consegnare in altre mani eccetto quelle del signor generale: facilmente accolta, ella disse averle dato il foglio a Olmeta un soldato, ordinando portasselo a Murato, e avvertisse darlo proprio al Paoli; se nol facesse, guai; i suoi figliuoli e la sua casa pagherebbero per lei; onde la scusasse se per caso avesse fallato. Il generale confortò la povera donna, e donatole alquanto di danaro l'accommiatò; gittato l'occhio, su la carta ebbe a meravigliarsi non poco considerando com'ella fosse straccia e sgualcita; presago in cuore che contenesse cose vituperevoli, la porse al Guelfucci perchè la leggesse; e il segretario con voce che mano a mano procedeva nella lettura si mostrava alterata lesse: — «Sua eccellenza il comandante generale delle forze terrestri e marittime di S. M. cristianissima al capo dei ribelli Côrsi: che S. M. il re avendo comperato dalla serenissima repubblica di Genova l'isola di Corsica per più danari che non vale, e però appartenghiate alla Francia pel sacrosanto diritto di compra e vendita, voi già sapete e non importa che io vi dica: quello che importa che sappiate è che noi siamo cinque volte tanti in maggior numero di voi; misericordia ci consiglia a tenere tuttavia levato il pugno sul vostro capo; approfittatevi del momento per inchinarvi alla bandiera di Francia e meritarvi perdono: vi si concedono due volte ventiquattro ore, le quali trascorse senza ridurvi a consigli migliori, potranno ben cercare, chi ne ha voglia, i tritoli delle vostre ossa, ma non li troveranno.»

Assai prima che la lettura cessasse, il Paoli si aggirava per la stanza a mo' di lione dentro la gabbia; le mani apriva e chiudeva quasi intendesse stringere l'elsa della spada; squassava il capo: in breve da tutta la persona spirava, non che ira, furore: di botto sta, si stringe con la destra le tempie e del piè pestando la terra comanda:

— Buonfigliuolo, scrivete; no, no di quella carta, bensì dell'altra papale dove registransi le deliberazioni del regno.

Il padre Guelfucci preso un foglio e adattatoselo dinanzi con molto magistero, speculata prima traverso la luce la penna di cui le punte andavano a sesto, pose la manca aperta sul foglio, con la destra intinse la penna nel calamaio, e stretti i labbri, levato il capo in su aspettò.

— «Eccellenza, dettava il Paoli tremando a verga e agguantandosi al tavolino, — se veramente vi sentite cinque volte più forte de' Côrsi, voi dovreste comportarvi cinque volte più generosamente di loro. Se la Francia, la quale un giorno ci sovvenne per liberarci dai tiranni, oggi si mette nei piedi di loro, questa è sventura nostra ed anco vostra non poco, nè credo possa somministrarvi argomento a inorgoglirvi troppo. In ogni caso se a voi servitore sembra onesto obbedire i comandi del vostro padrone, non dovreste trovare reprensibile che io uomo libero obbedisca alle leggi della Patria mia. Minacce e oltraggi tra gente valorosa non usano: ho sentito dire che i gentiluomini francesi una volta se ne astenevano. Con le parole non ci possiamo dire più nulla: noi vi attendiamo su i campi dove vincendo ci aspetta gloria immortale, e perdendo non troveremo vergogna, perchè avremo combattuto con Francesi, e cinque volte, voi lo affermate, più numerosi di noi.» — Fin qui l'egregio uomo dettava, poi tolta la penna segnò il suo nome fulminando a zig zag come si dipingono le saette.

— Se non sono scoppiato, egli disse piegando la lettera, posso garantire il mio petto di acciaio. Orsù, Ambrogio, mettiti il tuo meglio vestito, e voi, signore Altobello, invitate a mio nome il signore Stein a portare nella qualità di parlamentario questa lettera al generale in capo dei Francesi; lo troverà in Oletta; spedita la faccenda tornate, che ho da commettervi cose di molta premura.

Quando il conte De Vaux ebbe letta la risposta del Paoli si sentì umiliato e nel profondo; ma all'incontro di accogliere cotesta mortificazione come castigo o come ammenda, se ne valse per alimentare la ingiusta ira; però sorse in piedi quasi fuori di sè urlando: — _S'impicchi! s'impicchi!_

I circostanti, qualunque fosse la buona voglia loro per obbedirgli, non sapevano che farsi, dacchè non rammentava alcun nome; onde egli mirando cotesta loro inerzia vie più si arrovellava; per buona ventura capitò il conte di Marboeuf, che vistolo con gli occhi strabuzzati, e pavonazzo in viso da fare temere imminente un colpo di apoplessia, essendosi informato della cosa licenziò tutti, e quando fu rimasto solo con lui così gli parlò:

— Signore, i Côrsi meritano quello e peggio che minacciò loro con tanta giustizia vostra eccellenza; ma come sapete bisogna lasciare andare tre pani per coppia, per amore delle convenienze: e il parlamentario per di più non è punto côrso, bensì prussiano, gentiluomo e inoltre colonnello di S. M. il re di Prussia.

— Diavolo! Allora è un altro paio di maniche; ma vedete un po' dove si vanno a ficcare i gentiluomini? Questo travagliarsi dei nobili in pro della plebe e farla comparire qualche cosa non può condurre a bene, assolutamente non può...

— Voi parlate d'oro, signore, ma che farci? Intanto vi piacerà senz'altro di accogliere il parlamentario?

Il colonnello fu inondato di convenevoli, e non sapea che per poco non lo avevano appeso: la superba arroganza del De-Vaux pensava emendare adesso con la copia degli ossequii la malcreata villania di dianzi. Anche ad Ambrogio, venuto come trombetto, toccò il benefizio del vento mutato, sicchè invece di un nodo scorsoio ebbe in regalo dieci bei luigi nuovi di zecca, che fece proposito depositare nella cassa pubblica, ma poi in onore del vero gli rimasero in tasca; tutta colpa, già s'intende, della cattiva memoria.

Altobello compito il comando tornò in camera del generale scorato; così appariva nel sembiante disfatto, che il padre Bernardino non potè astenersi da domandargli se si sentisse male.

— Ohimè! rispose Altobello, noi non possiamo più vincere...

— Già, proruppe il frate dabbene, nei decreti della Provvidenza, per Dio Santo, dacchè me lo fate dire, non ci ha anco letto nessuno; e dei miracoli se n'è visti anche ai dì nostri; non ci è stato un David solo che abbia rotto la testa a Golia; ed un popolo, fermo davvero a non lasciarsi vincere, sovente opera miracoli da per sè senza incomodare Dominedio: ad ogni modo ci rimane morire...

— Morire! morire! riprese Altobello facendo spallucce, e il frate crucciandosi più che mai gridava con quel suo fare avventato: