Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 36
— Circa a questo, cara madama, soggiunse il capitano, sollevato di un gran peso, chè aveva temuto rimbrotti, ingiurie e peggio per la sua ingratitudine, ed ora esultava nel vedere come ei si fosse con tanto bel garbo accomodato, — circa questo, certo ci trovo intoppi non meno gravi; ordini espressi lo vietano (e non era vero, ma lo affermava per dare ad intendere che un grave pericolo gli pendea sul capo, e che per amor di Serena sfidava); ma che non ardirei per voi? Ogni Francese per compiacere alle dame si sente addosso un po' del duca della Rochefocauld, il quale cantava in rima alla principessa di Longueville: per meritare il vostro cuore, per piacere ai vostri occhi ho fatto la guerra ai re, e l'avrei fatta anche ai numi. Voi lo vedrete, madama; quando anco dovessi attirarmi sul capo la indignazione di sua maestà cristianissima, lo giuro. — E qui stese la mano in atto poco diverso da quello di Annibale quando il padre Amilcare gli fe' giurare su le viscere palpitanti della vittima odio eterno ai Romani.
— Conducetemi dunque.
— Non io, madama; voi capite quanto sarebbe scortese indiscretezza cotesta; un cavaliere francese si rispetta abbastanza per astenersi da mettersi in terzo nelle conferenze — senza dubbio — tenere, fra sposo e sposa.
— Fate come volete, ordinate che mi conducano al suo quartiere. Spero che uscendo vi potrò salutare.
— Anzi vi dichiaro espresso che se partiste privandomi dell'onore di baciarvi la mano, ne porterei lagnanza alla cancelleria della urbanità; quella dello amore non mi ascolterebbe.
Serena non porse orecchio a coteste sguaiataggini; era proprio roba buttata via; l'accompagnò Onorato, il quale confidatala al carceriere disparve; questi giusta gli ordini le aperse la prigione.
Serena come le consiglia l'affetto stava per abbandonarsi nelle braccia del suo sposo, imperciocchè sia natura degli animi gagliardi frenarsi nel manifestamento delle mediocri passioni, traboccare nelle supreme; quando ad un cenno di Altobello si trattenne e girando intorno paurosa gli occhi vide il carceriere ritto sopra il limitare della porta: presa da vergogna e da dispetto gli disse acerbamente:
— Che fate costà? Andate via.
Il carceriere, che francese era, comprendendo più dai gesti che dalle parole le domande, rispose: che ci stava perchè ci doveva stare, essendo suo ufficio avvertire quello che dicessero i visitatori ai prigionieri, e sopratutto quello che gli portassero. Ognuno può immaginare che la presenza dell'importuno custode abbreviasse di molto il colloquio dei giovani; anzi a propriamente dire Altobello non fiatò; quella che fece le carte fu Serena, la quale presto presto nel dialetto più puro di oltremonti gli frullò non so che parole, cui egli acconsentì accennando col capo. Il carceriere, trovando contro le regole di non capire, uscì fuori ad osservare, che era cosa inaudita servirsi, per discorrere, di lingua diversa dalla francese: ciò dare indizio della ignoranza e sopratutto della barbarie dei Côrsi: parlassero in francese, ovvero tacessero, correndo loro il dovere di farsi intendere. Serena che aveva terminato di dire quanto le importava, strinse la mano allo sposo e quindi voltasi al soldato gli disse:
— Voi siete un insolente; andiamo....
E fingendo una grossa collera si fece a trovare il capitano Rinaldo querelandosi della grosseria del carceriere.
— Capisco, riprese il capitano ghignando, capisco la zotichezza di questo gaglioffo, e capisco quanto abbiate dovuto stridere a non potervi trovare sola col vostro marito; davvero ne soffro più di voi.... io non posso mica dare ordini contrarii ai regolamenti; certe cose bisogna che il carceriere comprenda da sè o piuttosto bisogna glielo facciano comprendere i prigionieri o quelli che vanno a visitarli....
— Insomma poichè non mi è riuscito parlargli, spero che non sarà caso di stato potere mandare al mio sposo la provvisione da casa....
— Circa a questo poi, madama, io mi sono detto: è possibile, capitano Cassagnac, che la legge ti stringa così duro da non lasciare in qualche modo che la tua profonda riconoscenza non si dimostri? No, deliberai meco stesso, il signor Alando pranzerà alla mia tavola.... cioè farò portare il mio pranzo in camera sua.
Serena impazientita percoteva col piede la terra, sicchè non si potendo più reggere proruppe:
— Per carità non vi dite più nulla... e rispondete a me: posso o no mandare provvisioni da casa al mio sposo? Voi comprenderete che noi gente semplice non siamo abituati alla cucina vostra; e poi, sia superbia, sia dignità, un Côrso non consentirà mai di mangiare alle vostre spalle.
— Vi chiedo umilmente perdono, madama, ma questo, mentre per me sarebbe grandissimo onore, non penso che apporterebbe scapito alla dignità del gentiluomo: ma poi fate quello che volete e mandate pure ciò che vi piace.
Fu portato un paniere per parte di Serena pieno di robe buone a mangiare e a bere; e parve che di stupendo appetito fosse provveduto Altobello, ovvero la rabbia glielo avesse cresciuto, perchè il giorno appresso lo rese vuoto. Serena sul mezzogiorno tornò a visitare Altobello; memore dello insegnamento del capitano lo mise in pratica, ed ebbe a lodarsene, imperciocchè il carceriere sebbene non arrivasse fino a lasciargli nella prigione inosservati, pure si mise colle spalle fermo alla soglia fischiando senza punto badare alle parole che si dicevano, e mostrando in certo modo che codesta prima concessione poteva considerarsi come uno scalino della lunga scala, che a un bisogno gli dava l'animo di scendere: però anco in quel giorno il colloquio fu breve; e Serena uscendo si recò dal capitano per questa volta assai pacata in volto; chi l'avesse avuta in pratica l'avrebbe giudicata gioconda.
— Capitano Rinaldo, ella disse, voi avreste a farmi un grosso piacere.
— Madama, voi sapete che il piacere lo fate a me quando mi mettete a prova di rendervi servizio... potendo.
— Ma sì che lo potete; anzi me lo avete profferto ed io sconsigliata lo ricusai; mi accorgo con amarezza che Altobello si lascia pigliare dalla malinconia; procurate di tenerlo un po' lieto con la vostra amabile conversazione...
— Diavolo? Oh! non mi era esibito a pranzare con lui....
— Giusto! fate così; mettete in comunella i vostri pranzi, e state allegri più che potete.
— Magari! Solo mi rincresce non potere incominciare oggi; domani senza fallo daremo principio.
— Bò; e siccome domani ricorre l'anniversario della mia nascita, io intendo regalarvi di una pietanza côrsa... di un bel fiadone.
— Fia?..
— Fiadone; eccellente roba in verità; dopo averlo gustato vo' che me ne diciate le novelle. Però ordinate a quel brutto zotico del carceriere che non me lo guasti, come fece ieri il broccio che lo spampanò tutto per frugarlo dentro. Misericordia! O che temeva il villano, che avessi rimpiattato un cannone in corpo ad una ricotta? Che bestia! pare impossibile che di siffatti tangheri nascano in Francia.
Il capitano, che aveva proprio con la sua bocca imposto cotesto ordine, diventò rosso fino alla radice dei capelli, ed impicciato più di un pulcino nella stoppa, rispose:
— Certo... sicuramente... da qui innanzi voi non frugherete la sporta di madama Serena...
— Se mi era fatto lecito di frugare la sporta di madama Serena ciò fu perchè...
— Zitto! mezzo giro a sinistra... marciate...
Il carceriere uscì bestemmiando sotto voce. La panierata all'ora solita venne, e l'onesto capitano fece in guisa di trovarsi sul pianerottolo della scala, dove preso il paniere e scopertolo come per vaghezza di vedere che cosa vi fosse di bello, ad alta voce disse: — E' non sembra che la sobrietà entri nel numero delle virtù dei Côrsi; e sommesso: anco stamani l'ho visitata: in seguito non importa, io pranzerò con lui. — Come vedete, il capitano non mangiava il pane a tradimento a S. M. il re di Francia.
Il giorno appresso il paniere era più grosso; conteneva parecchie bocce di vino smagliante, triglie, che parevano ci fossero sguizzate dentro dal mare allora, una mezza dozzina di pernici e il famoso fiadone; a chi nol sapesse si fa noto come il fiadone sia una maniera di broccio manipolato con zucchero, uova ed altri ingredienti che messo a cuocere in forno rigonfia formando sopra una crosta spessa: però raffreddandosi la crosta casca: ma in questo non era andata così, che o per via di carta o di cerchio di staccio l'avevano tenuta su ritta in guisa che presentava per l'appunto la forma di un coperchio di forno di campagna.
Serena sopraggiunse dopo; intromessa subito nella prigione di Altobello, per prima cosa gli domandò dove avesse posto il paniere, e rispondendole quegli che non lo aveva per anche visto, caddero ambedue in grande perplessità; ricambiatesi appena alcune parole Serena scese nelle stanze del comandante dove trovò il paniere coperto, e il capitano Rinaldo giocondo al solito. Questi le disse che si dava premura di assestare tutti i negozî per non venire disturbato ingratamente quando pranzava col caro amico Altobello; avrebbe quanto prima portato egli stesso il paniere; volere con le sue proprie mani imbandire la mensa. Di questo suo proponimento forte lodò la donna, aggiungendo che la presenza dei servitori mette sempre in soggezione, nè allora possono gl'interni pensieri prorompere fuori liberi, ed anco un po' scapestrati a giocondare la brigata.
— Certo voi parlate di oro, soggiunse il comandante, però non ci terremo appresso altri che Onorato.
— Onorato! e non è egli il vostro servitore?
— Onorato non è un servitore, bensì un cameriere.
Serena non istette a perfidiare, diede volta, entrando su diversi particolari, e quando fu sull'andarsene, si accorse di essersi dimenticata del suo _mandillo_ nella prigione; allora chiese licenza di andarselo a pigliare, la quale agevolmente ottenuta si fece ad avvertire Altobello dell'intoppo; questi levò le spalle, e disse:
— State di buon animo, Serena; il bisogno fa bravo, e tempo darà consiglio.
Verso le quattro dopo mezzogiorno Altobello udì la voce del comandante pel corridoio; subito dopo si spalancarono le porte e furono visti parecchi soldati portare lumi, fiori, il paniere di Serena e con esso un assortimento di vivande che il capitano ci aggiungeva di suo, bastevole ad ogni grande corredo. Dimessi i soldati, rimasero Altobello, Rinaldo e il cameriere, che proverbiandosi con urbane arguzie presero ad apprestare il convito come persone a cui torni benvenuto ogni accidente capace a far perdere il tempo. Sonavano le sei, quando si assettarono a mensa, non prima però che Rinaldo si fosse scinta la spada e spogliata la divisa militare, vestendo in vece sua la palandrana: secondo il solito da prima tacquero, ma saziato appena il più urgente desiderio di cibo, ricominciarono il giocondo favellio, a cui Onorato servendo sempre da scalco e da donzello pigliava parte; così mangiando e bevendo, ma molto più cicalando, arrivarono alle ore otto della sera, e quasi al termine del pranzo.
— Ed eccoci, disse il capitano, prossimi ad assalire il famoso fiadone...
— Sicuramente, ma prima di metterci le mani sopra mi parrebbe bene che Onorato se ne andasse ad ammanire il caffè...
— Non ci è mestieri che ei corra troppo lontano; corri, Onorato, nella mia stanza, prendi l'occorrente sul cammino e lo faremo bollire qui...
— Di grazia no; cotesto odore nella stanza mi offende i nervi...
— Mi pare che lo facciate bollire tutte le mattine...
— Già, per questo bisogna che non ce lo faccia bollire anco la sera, perchè, capite; la mattina si aprono le finestre e si dà aria, benefizio che non può godersi la notte, almeno senza danno; e poi giusto, voleva pregarvi ad ordinare che mi bollissero il caffè anche la mattina fuori di stanza.
— E così faremo di certo, che intendo e voglio che tornato in libertà voi abbiate a desiderare la prigione francese...
— Credo che già siate a mezza strada. Oh! soggiunse Altobello percotendosi della mano la fronte, lo scemo che sono; e i liquori?
— Non vi buttate via, che giù in camera ci devo avere una boccia di vecchio cognac da resuscitare un morto.
— Per amor di Dio non mi parlate di cognac, che al solo sentirlo rammentare casco in deliquio: poichè assolutamente bisogna terminare regalmente un convito così bene incominciato e con tanta solennità fino a questo punto condotto, io vi prego, amico carissimo, di mandare Onorato con un mio biglietto a Serena, perchè ci mandi una boccia di liquore di ginepro stillato in Corsica: voi non sapreste immaginare di che bontà, di che eccellenza sia il ginepro di Corsica; bastivi tanto, che Plinio il vecchio lo rammenta con onore nella sua storia naturale!...
— E dove alberga madama Serena?...
— Qui sotto al Pontetto...
— E che ora fa?
— Le otto come sonano...
— Sono sonate, interruppe Onorato, ma se piace al signor capitano in due salti vado e torno.
Allora Altobello scrisse un motto, e indicò il numero della casa; poi lo porse al capitano, il quale senza leggerlo lo consegnò ad Onorato, ordinandogli magnificamente:
— Partite...
Ora è da sapersi che durante il pranzo molto si erano trattenuti favellando di carceri e di cose a quelle attinenti, come morti, torture, liberazioni; Rinaldo aveva narrato la fuga maravigliosa del Latude dalla Bastiglia, ed altre dei tempi suoi; per converso Altobello parecchie, che pareano impossibili, dai Piombi e dai Pozzi di Venezia: ma più curiosa di tutte fu reputata tra noi, continuò a dire Altobello, la fuga di un Gafforio dalla cittadella di Corte: egli aveva detto, poi era stato interrotto da vari accidenti testè esposti; adesso, che le faccende ripigliavano il corso ordinario, il capitano Rinaldo vago di novità instava:
— Dunque, come l'andò a finire quel caso del Gafforio?
— Sentirete, che so che ci avrete gusto. Il Gafforio prigioniero invitò a pranzo il Commissario genovese, al quale parve dovere accettare; essendo egli venuto di fresco, gli prese voglia del fiadone, ed ebbelo. Lo aveva ordinato grande perchè bastasse a cibare il presidio della cittadella e per qualche altra cosa: venuto il momento d'imbandire la vivanda sopra la tavola, il Gafforio si levò come faccio io, la pose in mezzo della mensa in questa medesima maniera....
— E poi? domandava il capitano ridendo.
— Poi, mutato il volto di piacevole in feroce, aggiunse Altobello, dato uno scappellotto alla crosta mise mano al ripieno, e appuntatolo al petto del castellano gli disse: — zitto! o sei morto.
E queste cose aveva l'Alando non solamente detto ma fatto, onde il capitano Cassagnac quando se lo aspettava meno si vide appoggiato al cranio due bocche di pistola; egli per certo era animoso molto, e vuolsi credere che nonostante il pericolo avrebbe gridato; senonchè Altobello gli tolse il tempo di riscotersi dalla sorpresa e dal terrore, e di una spinta rovesciatolo a terra, gli mise le ginocchia sul petto, la destra su la bocca, mentre con la sinistra si cavava in fretta di tasca certi tovagliuoli ammaniti all'uopo; con questi gli cinse il capo per modo che non un gemito avriasi potuto sentire di lui; nè sicuro a tanto, lo voltò bocconi e con altre salviette gli strinse le mani.
— Se vi pare bello, signor francese, tormi la libertà a tradimento, spero che non troverete brutto ch'io la recuperi con ingegno e con valore.
E intanto che diceva queste parole vestì la divisa militare del capitano, si mise in capo il suo cappello, prese dal grembo del fiadone una matassa di corde di seta intrecciate a scala, ed un paro di guanti imbottiti di cotone, che ci aveva nascosto la provvida Serena; usci franco, e data volta alla chiave se la mise in tasca lasciando il carceriere incarcerato. La notte era fredda ma limpida, sicchè le sentinelle invece di starsene appiattate nei casotti correvano su e giù lungo i battuti per iscaldarsi le membra intirizzite: anche questo dava impaccio, e non poco; però non bisognava gingillarsi; infatti Altobello va difilato dalla parte orientale della fortezza, dove declinando si distende sopra l'estremità dello scoglio; colà stavano poste in batteria due colubrine in custodia di un soldato, e Altobello accostandovisi spera non gli domanderà il _santo_ scambiandolo pel comandante della cittadella, e s'ingannava, imperciocchè la guardia prima gl'intimò si fermasse, poi le desse il nome; frattanto Altobello erasi avvicinato fino a tre passi, e la guardia abbassava lo schioppo per respingerlo. La necessità in cui versava l'Alando gli ferì il cervello, ma fu breve, quasi stretta di mano, e via: teneva la pistola inarcata, gliela sparò nel petto, adoperando quasi senza accorgersene la pratica imparata dal signor Clemente di recitare una prece giaculatoria in pro' dell'anima dello ammazzato. In meno che non si dice _amen_ legò la cima della scala alla corona del cannone, che sporgeva fuori delle mura, e lasciò andarsi giù talora trovando appoggio e talora no; ad un tratto col piè tocca lo scoglio, dacchè e' facesse un po' di cornice intorno alla base dei muri della fortezza: cercare al buio la scala rimasta lì su aggrovigliata, calarla di nuovo, commettercisi poi era lo stesso che darsi al disperato; Altobello come giovane di subiti partiti spiccò un salto tuffandosi in mare quanto meglio potè lontano dallo scoglio; mentre fendeva l'aria pensò che i panni mezzi gli avrebbero arrecato non lieve impaccio al notare, quindi si provvedeva di prudenza per risparmiare le forze, di costanza per durare; con sorpresa pari al contento egli non ebbe a mettere a prova queste due virtù, dacchè tornato a galla si sentì acciuffare da una mano di rovere pei capelli, e subito dopo da un'altra nel collo, e scaraventare dentro la barca come un sacco. Ciò fatto s'intese sfrenellare due remi, che si misero in voga alla dirotta; in questo la fortezza di San Carlo sembrò aprire gli occhi, chè lungo le feritoie apparve una lista di fuoco, e insieme al fuoco piovve una grandine di palle; non avvertimento fu dato, non preghiera profferita, un gemito lieve, seppure era gemito, parve che movesse dalla parte di poppa. Bastarono poche palate per mettersi fuori del tiro del fucile, in quanto al cannone non faceva caso, chè pretendere colpire per la notte una barca con le artiglierie era lo stesso che cercare un cece in mare. Allora in un medesimo punto due voci chiamarono Altobello, e questi riconobbe la madre e Serena. Francesca Domenica animo e corpo di ciocco menava il remo meglio che mai facesse il bonavoglia, Serena teneva il timone, Bastiano era il terzo. Le donne, presaghe dei sinistri che potevano per avventura accadere, avevano portato seco vesti che servirono ad Altobello per mutarsi in fretta; poi mise la madre al timone, egli e Bastiano ripigliarono la voga, Serena mandarono a riposarsi delle fatiche sofferte e più delle agitazioni, ed ella si giacque a prua senza farsi pregare.
La fortuna ora da sè discorde volle favorire questa impresa, onde sani e salvi arrivarono alla punta di Arco; trovarono muli allestiti su i quali salendo, presero, senza mettere tempo fra mezzo, la via del Borgo. Furono ricevuti a braccia aperte: qui accadde che Altobello stringendo improvviso al suo petto Serena fu cagione che questa gettasse un strido, per la qual cosa cercando premurosamente se e come le avesse fatto male, conobbe lei essere stata ferita da una palla nel braccio manco; la poveretta quantunque se lo sentisse passato fuor fuora non n'aveva mosso parola, anzi perchè curando lei non perdessero tempo si era accocollata a prua mordendo il fazzoletto, e così in silenzio si era posta una fascia intorno alla ferita. Appena le sfuggiva il grido, vergognando di avere mostrato paura, diede della mano destra su la spalla ad Altobello e con un tal suo sorriso tutto amore, lo rimproverò:
— Se nei vostri garbi voi metteste un po' più di grazia, mamma Francesca non avrebbe saputo che io era stata ferita.
Francesca Domenica, quando si trattava vegliare infermi, medicare feriti, in breve, consolare qualunque afflizione, pareva chiamata a nozze; nudò il braccio di Serena prima che se ne accorgesse, staccò senza farla troppa penare il panno ingommato di sangue dalla piaga, la quale diligentemente esaminata trovò che non aveva offeso l'osso nè parte alcuna d'importanza; nondimanco dopo averla medicata le impose di andare a riposarsi.
Rimasti soli Bastiano e Altobello, il primo disse al secondo:
— Quando venni al servizio di vostro padre, Altobello, gli promisi che egli avrebbe spellato me od io lui: difatti io gli scavai la fossa: con voi non ho patti. Ora ditemi se per tutto il tempo che vi ho servito vi mancai in parole, in opere o altrimenti.
— O Bastiano; per te solo, finchè vivemmo piccoli orfanelli, quasi non ci accorgemmo ci mancasse il padre.
— Bò; dunque datemi un bacio e addio.
— Tieni Bastiano, pigliane anche tre; ma non capisco che cosa tu voglia significare.
— Ecco io voglio tornare alle mie montagne di Niolo, e da qui innanzi non obbedire altro padrone che Dio.
— Come può esser questo, Bastiano? Ti avrebbe qualcheduno offeso in casa mia?
— Sì, e molto, e l'offensore siete voi.
— Io?
— Si, voi avete dubitato di me; voi avete sospettato un momento Bastiano traditore; non lo negate; lo so.
— E tu sai male; io non ti ho mai creduto traditore.
— E con quel vostro sguardo in casa Mariano che mi chiedeste voi?
— Lo vedi; se ti avessi reputato traditore avrei potuto domandarti se mi avevi tradito?
— E se mi credevate fedele come avreste potuto interrogarmi se ero di balla con Mariano? No, tanto è, ho deciso, Altobello, il cuore rotto non si rincolla; l'odio mio è contro colui che adoprandomi per zimbello mi fece supporre complice del suo tradimento. Addio dunque! salutate per me Francesca Domenica, perchè non mi basta l'animo di dirle addio.
[Illustrazione: ... convitati il 3 maggio a festivo pranzo gli ufficiali superiori, levate le mense commise che con le artiglierie si facesse gazzara. (_pag. 445_)]
Altobello si avventò al collo di Sebastiano piangendo: parole non disse che ben sapeva più facile smovere Monte Rotondo che quel feroce petto, e Bastiano con lagrime punto meno dirotte baciò e abbracciò lui. Pareva che non si potesse staccare; si sarebbe detto che non sarebbe partito, ma di repente si asciugò gli occhi, aggrondò le ciglia, schiuse le labbra e recatosi lo schioppo in ispalla si avviò fuori della porta. Quando si trovò fuori, come se vacillasse per ebbrezza, si appoggiò ad un muro e si pose la mano sul cuore: il forte Côrso sentiva come sia affanno peggiore di ogni morte sopravvivere ai propri affetti.
Ma questo affanno, richiamandogli alla mente la causa che lo aveva partorito, sollevò nel cuore un'altra tempesta e più truce.
Taluno affermò che i Côrsi odiano molto perchè molto amano: sembra sofisma, e pure così estimando non si va lungi dal vero. Sebastiano, poichè si fu diviso da Altobello, corse difilato a incendiare la casa di Mariano; — Dicono che non fosse sua intenzione arderne gli abitatori, ma veramente sembra non se ne possa dubitare, se pogniamo pensiero alla iscrizione che piantò sopra le rovine, e più all'avere prima di appiccarci il fuoco remosse le scale, le quali erano due; la prima pubblica dove passavano tutti, l'altra secreta che metteva capo a certa apertura praticata sotto il letto di Mariano, donde lo vedemmo sparire alla fine del colloquio che tenne con Altobello. Tali a quei tempi erano i Côrsi.
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