Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 34

Chapter 343,680 wordsPublic domain

E lo lasciò al buio: dalla stanza accosto si sentiva un rammarichio incessante e smanioso come da persona presa da colica: ad Altobello parve ancora sentire aprirsi una finestra, e romore di cosa che si gitti via e poi richiudersi con prestezza pari; ma questo scarico dalle finestre della camera di un infermo non era cosa per un Côrso da badarci, poichè essi sani od ammalati giudichino la finestra come la via più naturale di buttare fuori di casa tutto quanto non può convenientemente farci dentro dimora. In questa tornò la cognata, e disse: — Male, male, ma ora capite non vi può ricevere — e fatto un cenno, soggiunse: — Avete capito?

— Sfido a non capire: ho inteso perfettamente, aspetterò.

Allora la donna, sempre in chiave di falsetto:

— Avete fame? Volete pane? Volete cacio? Volete _micischia_? Volete lonzo? — E senza attendere risposta uscì portandosi il lume, tornò dopo tratto non breve con una mezzina di acqua, e postala sulla tavola disse:

— Intanto rinfrescatevi; l'acqua della mia cisterna porta il vanto su tutte le cisterne di Corsica.

E via da capo col lume, che dibattendosi contro l'agonia quasi per miracolo si manteneva vivo. Altobello non poteva astenersi da sorridere alla vista di tanta miseria; egli era chiaro, che da quel lume in fuori in casa non ne accendevano altri, egli già incominciava a spazientirsi, quando la cognata aperse l'uscio della camera dicendo:

— Venite Altobello, fatevi pure avanti, che Mariano ha finito.

Entrando si fece di posta una stincatura dentro una seggiola, da tanto che mandava luce la lanterna; un odore insopportabile gli assalse a un punto il naso e la gola; pure andò innanzi a tastoni guidato dal guaire del fratello. Vuolsi credere che con molta tenerezza non gli avrebbe favellato mai, ma ora sbalordito dalla puzza travagliato dal dolore acuto del ginocchio percosso, egli quasi latrando gli domandò:

— Come vi sentite, Mariano?

— Soffro come un dannato.

— Vedo che venni in mal punto; non mi pare tempo di discorrere adesso; tornerò un'altra volta, intanto vi manderò un medico dal Borgo con Bastiano.

— No, no, non ve ne andate, gridò vivamente Mariano levandosi a sedere sul letto; questi atroci dolori cominciano a passarmi, un po' d'acqua, Lucia... dov'è andata quella donnaccia? Dove sei, maledetta da Dio?

— Mariano, Mariano, oh! non lo vedi che ti sto accanto: la colpa è del buio, vuoi che accenda un altro lume?

— Sta ferma; mi vorresti acciecare, neh! la luce mi offende gli occhi come ferro rovente: e poi nel bello stato in cui ci troviamo, scialacquare l'olio, eh! sciattona...

Ebbe l'acqua, bevve a centellini, tornò a guaire, tacque, si riposò tanto che Altobello incapace a tenersi più a lungo:

— Orsù, disse levandosi in piedi, tornerò domani.... o domani l'altro.

— No, potrei morire sta notte, fermatevi.

Altobello rimase; allora Mariano incominciò, come se si confessasse, ad esporre in qual modo il peccato dell'avarizia prendesse a mettergli le barbe nel cuore, e come aumentasse, a quali deplorevoli fatti lo spingesse; aveva un bel ripetergli Altobello confiderebbe queste cose con più frutto al confessore; Mariano voleva dire, e dicendo s'infervorava così, che agli accenti mostrava non essere in termine di moribondo; poi giù giù scese a descrivere minutamente le infamie di Corte, e al fratello, invano ripetente saperlo anch'egli pur troppo, non importare nè giovare rinfrescarle adesso, se ne tacesse per sempre, o meglio ancora si obliassero; volle dirle e ridirle; chiese perdono in più modi e in tutti gli venne facilmente concesso. Da questa parte non ci era più nulla; allora si attaccò a ragionare dei lasciti, dei funerali e delle messe, ma Altobello gli troncò riciso le parole in bocca osservandogli, che di questo potria ragionare a suo bell'agio nel testamento. — Qui entrò su le difficoltà di avere il notaro, e Altobello gl'impose silenzio accertandolo in qualunque modo avesse rinvenuto scritte le sue volontà le avrebbe osservate punto per punto. — Di botto gli capitò in mente un trovato, ma prima dando di un gomito nelle costole di Lucia urlò — Va su, scimunita, a vedere se l'uscio è ben chiuso.

— Ohi! Ohi! è chiuso sicuro...

[Illustrazione: ... Si vedevano scaturire canne da schioppi e berretti appuntati da metter il ribrezzo addosso anche ai più audaci. (_pag. 315_)]

— Va cionostante a vedere, e richiudi prima.

Altobello tra irritato e avvilito disse:

— Parmi che abbiate ripreso lena: il male non sarà grave come temevate; il mio perdono lo avete avuto, lasciatemi andare a vedere mamma, che per la mia prolungata assenza adesso sta in pensiero.

— Fratello, non mi basta il vostro perdono; io voglio ricuperare la benevolenza dell'inclito nostro concittadino il generale; la fortuna me ne ha porto il destro, ma senza voi non posso far nulla; non importa, io mi sento davvero letificato di spartire con voi la gloria di questo fatto; voi ne accrescerete la vostra, io salderò col nuovo onore la vergogna vecchia.

— Or bene via, spicciatevi, che l'ora si fa tarda, e udite... questo tuono minaccia pioggia.

— E vi accorgerete, che quando ne va della salute della patria pregio il danaro meno della pula del grano.

— Dunque?

— Voi avete a sapere come il signor conte di Marbeuf, volendosi vendicare a ogni patto dell'archibugiata sparatagli contro da padre Bernardino, ha deliberato di tendergli una trappola quinci oltre, dacchè il frate dabbene bazzica per questi luoghi più che non dovrebbe; però mi ha fatto ricercare d'imprestargli la mia casa per rimpiattarci venti granatieri: egli stesso verrebbe a capitanare la fazione: voi capite bene, Altobello, che bisogna concedere a colui che può pigliare; nondimanco ho chiesto tempo a riflettere, e del tempo mi valgo per consultare la vostra opinione.

— La mia opinione è, che se mi aiutate ad arrestare questo carnefice di conte io vi regalo di mio cinquanta luigi di oro.

— Cinquanta luigi di oro! Che dite? Ma proprio in verità! Lo giurereste da cristiano battezzato? Oh farebbe il doppio....

In questo si udì strepito di arme, e lo scatto di molte molle di acciarino quando s'incarca: al punto stesso sonò lugubre tre e quattro volte lo _scuccolo_. Altobello traballando di orrore non già di paura mandò un urlo straziante:

— Gesù mio, ch'è questo mai?

Si spalanca l'uscio, otto o dieci moschetti sono appuntati sopra di lui; dietro a questi si attengono altri granatieri; ogni resistenza sarebbe non pure temeraria, ma stolta. Un sergente dei granatieri così gli parlò:

— Su da bravo, fortuna di guerra; voi siete prigione di Sua Maestà.

Altobello non rispose parola, si voltò per fulminare con lo sguardo il fratello rimasto sul letto; ma egli era scomparso senza che ei potesse indovinare il come. Lo frugarono, privaronlo dell'arme e del danaro, poi lo incatenarono per la mano destra e per la gamba sinistra; egli si lasciava fare come smemorato; così lo aveva percosso l'inaudito tradimento che non gli pareva sentirsi più uomo. Finalmente dalla camera venne tratto nella prima stanza, e quivi con nuova meraviglia, al lume di uno dei lampioni portati dai granatieri francesi, contemplò intorno alla tavola posta nel mezzo quattro strane figure; il suo fratello Mariano che contava monete di oro, un ufficiale francese che gliele contava, la cognata Lucia che batteva le mani e strillava: — Quattrini! quattrini! per ultimo il pastore Bastiano che girava il capo dalla destra alla sinistra spalla a mo' di pendolo da orologio. Altobello lanciò su Mariano gli occhi acuti quanto coltelli, ma costui co' suoi fuggiva pauroso che gli fossero feriti; non aveva membro che gli stesse fermo, e tuttavia ostentando petulanza diceva:

— Bisogna pure rifarci, caro fratello; — questi luigi mi pagheranno la pigione di casa donde mi avete fatto cacciare via, e le spese dello sgombero.

— Come! esclamò l'ufficiale francese restandosi dal contare con una moneta in mano, questo uomo che ci consegnate è vostro fratello?

— Già; da ciò vedete che lo rubate mezzo per venticinque luigi... quanti ne avevamo contati?

— Ventidue...

— Mi pareva ventuno.

— E non saranno nè manco se voi non ci rimettete quelli che avete rubato e che ora tenete in mano, e la vostra degna consorte non cava fuori gli altri che si è rimpiattati in tasca. —

— L'aveva fatto per distrazione sapete! perchè la Dio grazia casa Alando ha onore da vendere...

— Si vede; e voi signora perchè avevate grancito il luigi?

— Io? distrazione... Dio grazia... casa Alando... onore da vendere... rispose singhiozzando la donna.

— E tre venticinque, si affrettò a dire l'ufficiale schifato da tanta sozzurra; ma poi ravvisandosi e prendendo un'aria carezzevole, posta la mano su la spalla di Mariano, riprese: — voi mi piacete; siete uomo fabbricato a prova di bomba; la vostra casa sembra fatta a posta per tendere la tagliola; se vi garba e vi garberà di certo, continuare ad esercitarvi nel mestiere in cui avete tanto bene incominciato, io vi prometto di farvi pagare per ogni ufficiale prigioniero dieci o quindici luigi secondo il merito.

— Toccate qua; è affare fatto, e se — disse pigliando tra il pollice e l'indice un luigi per l'estremo contorno — e se non sapessi quanto i Francesi procedono alla grande, e come amino piuttosto dare che ricevere, sempre splendidi... sempre generosi, io vorrei darvi questo luigi in senseria del mercato fatto... promettendo e obbligandomi pel seguito di darvene mezzo (e come l'ufficiale strabuzzava gli occhi, costui pauroso si riprese dicendo) di darvene uno per ogni affare che mi procurerete.

L'ufficiale si morse le labbra; Mariano, senza avvertirlo, nella ingenua sfrontatezza della sua infamia gli aveva ribadito uno schiaffo su l'una e l'altra guancia e non ci era modo di risentirsene.

Non sovvenendo partito migliore all'ufficiale, cavò dalla sua borsa due luigi e quelli dando a Mariano soggiunse: — pigliate, io sono uso a regalare, non ad accettare mancie.

Mariano non se lo lasciò dire due volte, ed acciuffò a volo i due luigi; nel riporseli assieme agli altri in tasca, riprese: — ve li menerò buoni sui prossimi mercati tenendoli in conto di caparra.

— Io ve li dono, urlò l'ufficiale pestando i piedi, cioè non ve li dono, vi saldo l'ingiuria che mi avete fatto pigliandomi per sensale di tradimento.

— E voi costumate pagare le ingiure a luigi di oro?

— Non ho trovato migliore partito in difetto di potervela pagare con un colpo di spada.

— Caro mio, non lo dite ad altri che a me, perchè voi mettete troppe anime in tentazione di dirvi ingiure.

— Eh? caro mio, non ci sarebbe mica il gran male che immaginate, perchè presto mi troverei in fondo co' quattrini, e allora, per vostro governo, farei da' miei soldati rompere le ossa all'insolente e lo salderei a bastonate.

— Allora vi chiedo perdono, ma davvero proponendomi voi di comprare per conto altrui i prigionieri che mi capitasse mettervi in mano, credeva in coscienza potervi reputare sensale. Non ci è stata malizia per parte mia; facciamolo giudicare e vedrete che avete torto: se poi vi siete avuto a male che vi abbia offerto poco, non andate in bestia; ci accomoderemo da onesti amici; dove ci hanno uomini ci ha modo.

Mariano aveva torto nel considerare l'ufficiale parte accessoria del tradimento, mentre tutti quelli che vi partecipano sono principali in faccia a Dio che tiene l'archipendolo in mano della vera ragione, gli uomini si governano con altro passetto; tanto vero questo che l'ufficiale per lo zelo messo nel servizio del re fu eletto cavaliere di San Luigi, mentre se capitava nelle mani del Paoli lo avrebbe impiccato, e il generale in coscienza si sarebbe persuaso, come se ne persuase il re, di avergli regolato il conto giusto.

Uscirono i granatieri traendo Altobello, che levando il capo si vide di un tratto davanti a sè Bastiano; lo fissò dentro gli occhi con isguardi taglienti pensando costringerlo ad abbassare la faccia svergognata; ma Bastiano aggrottò a volta sua le ciglia e rispose colpo per colpo. Non dissero parola, veruna voce fu udita, e pure Bastiano capì benissimo che Altobello gli aveva domandato: Anche tu Bastiano? E Bastiano aveva risposto: — Ed osi tu pensarmi traditore? Allora la sembianza di Altobello si fece mansueta e Bastiano abbrancandosi con la destra il petto dalla parte del cuore parve volerselo staccare e metterglielo sotto gli occhi perchè si sincerasse.

Rimasero Mariano, il quale non si dette pensiero di seguire nè manco con gli occhi il tradito, e la stupida consorte intorno alla tavola. Mariano disse:

— Mira, Lucia, i Francesi ci hanno lasciata una lanterna; anche questo è tanto guadagnato, oltre la candela che facendo a miccino può bastare per quattro sere od otto.

— Anche dodici, notò Lucia, basta non accenderla mai.

— Va via, grulla; intanto ripassiamo un po' la moneta per vedere se va bene.

— Per questo sarebbe tempo perduto, che la festa è fatta, ma rallegra tanto il cuore la vista dei quattrini.

E quattro mani tremanti presero a maneggiare i luigi, ora sparpagliandoli su la tavola, ora ammucchiandoli in gruppetti di cinque, ora di nove; in chiunque gli avesse visti a quell'ora in cotesto atto, avrebbero richiamato in mente i due porci del Boccaccio, che presi gli stracci impestati prima col grifo e poi coi denti squassandoseli su le guancie a sè dettero morte e furono cagione che la morìa si distendesse sopra Firenze. Forse chi sa fino a quando avrieno protratto il turpe diletto, se Lucia non fosse saltata su a dire:

— Ma di questa maniera, amore mio, la candela non durerà nemmeno quattro sere.

— Hai ragione, Lucia, e infuriato dall'avarizia soffiò sul lume e rimasero al buio. Intanto che a tastoni cercavano il letto, Bastiano il pastore, che non si aspettava trovarsi così di posta licenziato, cercando l'uscio di casa e trovatolo, di su la soglia gridò:

— Mariano, addio.

— Oh! chi è? ladri! assassini!

— Sono Bastiano.

— Ouf! sei tu?

— Sono io; e vi ho detto: addio Mariano; ho sbagliato, doveva dirvi: addio Caino.

— Tu sbagli, rispose Mariano piegando il ginocchio su la sponda del letto, Caino ammazzò il fratello...

— Voi l'avete tradito soltanto, dunque: addio Giuda.

— E anco qui pigli un granchio, soggiunse Mariano infagottandosi nelle coperte. Giuda tradì il suo maestro e Altobello non mi ha insegnato mai nulla: altra differenza; Giuda vendè Gesù trenta sicli di argento ed io ho venduto il mio fratello venticinque luigi d'oro; per ultimo Giuda s'impiccò ad un albero di fico ed io mi stendo bello e lungo dentro al mio letto; buona notte, Bastiano.

— E da questo momento intendo di non istare più con voi.

— Meno galline, meno pipite.

— Sta bene, adesso che non siamo più padrone nè servo, ve la dirò io una diversità tra voi e Giuda, che voi non avete saputo indovinare.

— Ci avrò gusto a sentirla.

— Giuda s'impiccò da sè, e voi, se altri non v'impicca, v'impiccherò io. Buona notte, Mariano.

* * * * *

La notizia dello arresto di Altobello arrivò presto a Corte come costuma delle disgrazie; i particolari del caso però, secondo il solito, vari; e ciò era quello che meno importava al generale il quale pensando a mille spedienti per riscattarlo, conobbe se non il più certo almeno il manco pericoloso essere questo; chiamato pertanto a sè Matteo Massesi gli disse:

— Matteo, tu sei un giovane di giudizio e capisci per aria le cose; avrei pensato di mandarti a Bastia.

— Di contrabbando? interrogò il giovane balenando di allegrezza negli occhi.

— No davvero, che ti potrebbe cogliere qualche disgrazia, e se ciò accadesse non ne avrei mai pace; andrai col salvacondotto di parlamentario.

— Oh! voi mi amate sempre?

— E perchè non dovrei amarti? disse il generale fissandolo in faccia.

— Non so.... mi pareva, rispose il giovane arrossendo ed evitando incontrarsi con gli occhi del generale.

— Vien qua ragazzo, e sì dicendo gli vezzeggiava il volto, assèttati al tavolino e scrivi quanto ti detterò. «Eccellenza. Voi mi avete richiesto di fare a buona guerra con voi; parmi, per parte mia, avere operato secondo il vostro desiderio rimandandovi fin qui i prigionieri senza riscatto; ho atteso invano voi mi restituiste i miei. Questo a parere mio non si chiama fare a buona guerra dalla parte vostra; pure mettendo per ora questa discussione da parte, devo partecipare a V. E. come ieri notte fosse condotto non a modo di prigioniero di guerra a Bastia, bensì come persona rubata da ladroni, il signor Altobello....

— Ahi! ahi! urlò il giovane lasciando cascare la penna.

— Ch'è? che ti avvenne?

— Ahimè! Da parecchi giorni un dolore reumatico di tratto in tratto mi piglia il braccio da cavarmi il fiato.

— Ebbene, lèvati di costà e scriverò da me. — Il generale riprese la lettera con la quale in sostanza ammoniva il marchese di Chauvelin come la cattura dello Alando fosse fuori di ogni ordine di buona milizia: la stima che faceva di lui persuaderlo a credere che ancora egli pensasse così; se mai s'ingannasse avrebbe barattato il comandante Alando con due colonnelli ritenuti già a Corte per curarli delle ferite, e adesso prossimi a guarire.»

Scritta la lettera la lesse a Matteo, nè intento come era alla presente faccenda, si accorse del giovane che con alterna vicenda impallidiva, arrossiva, sudava e qualche lagrima rara ed ardente versava dagli occhi; poi chiudendo la lettera aggiungeva: — Matteo, tu te ne andrai a Bastia dove ti presenterai al marchese di Chauvelin per consegnargli questa lettera ed aspettarne la risposta. Se mai t'interrogasse, gli dirai che il signor Altobello è ufficiale degno della estimazione di ogni uomo dabbene; aggiungi che lo fanno degno di riguardo l'essere figliuolo unico adatto a soccorrere la madre vedova, parlagli della sposa novella che lascia in casa e finalmente non gli nasconderai amarlo io e stimarlo oltre ogni termine... che hai che batti i piedi?

— Il dolore mi cuoce.

— Una buona sudata ti guarirà, e però chiarirai il marchese che oltre il cambio, il quale mi sembra superiore a quello che si pratica ordinariamente, io gli professerò sempre obbligo infinito. Eccoti dieci luigi che ti basteranno e ce ne sarà di avanzo, rammenta che la patria è povera ed io più di lei.

— Signor generale, rispose il giovane con voce alterata, io non voglio andare.

— Non vuoi andare? urlò il Paoli con tale un grido da fare arricciare i peli dallo spavento.

— No, più stizzito che mai, replicava il giovane.

— Bè, Ambrogio!...

La guardia fedele comparve sopra la soglia.

— Ambrogio conducete in prigione il signor Massesi.

— In prigione io? Io che prima voi amavate unicamente?

— Vi amai finchè vi conobbi buono, ora...

— Ora?

— Non vi amo più; voi siete invidioso, e peggio ancora, se peggio può darsi, voi esultate del male del prossimo.

— Signor generale, non mi mandate in prigione, non mi discacciate da voi, mia madre ne morirebbe di dolore; se non lo fate per me fatelo per mio padre.

— Orsù dunque, partite; tra un quarto di ora a cavallo, e procurate farmi dimenticare ogni trista impressione col ricondurmi il signore Alando. D'ora in poi, giovane sconsigliato, porrete il vostro studio in emulare, non già ad invidiare chi vale troppo meglio di voi.

Matteo Massesi, figliuolo del gran cancelliere fu bellissimo giovane: di persona tanto bene formato che meglio non avria potuto tratteggiare valoroso pittore; e nella faccia non aveva parte che non sembrasse ritratta da modello greco, lenemente squadrate le guancie e il mento, dove a ciocchette qua e là si arricciava la rada calugine; le labbra rosse ranuncolo, tumide e semiaperte, traverso le quali, per così dire, splendeva la candidezza dei denti, e gli occhi limpidi e bruni come notte di state senza luna; i capelli neri e lustri da digradarne l'asfalto; una forma divina che vista appena ti padroneggiava la mente, così ti sforzava ad amarla, e nondimanco quanto più si pigliava usanza con lui, tanto sentivi scemare l'affetto che ti aveva vinto da prima, non ad un tratto, no, e neppure con diminuzione di momento, ma a poco a poco, a piccoli frammenti come il tempo nell'orologio a polvere si consuma in atomi di sabbia; infatti a considerarlo sottilmente, la sua persona incedeva con un certo ciondolío quasi non sapesse imprimere salda orma sul terreno; ancora gli occhi pure oscillavano paurosi di fissarsi in qualche obbietto, e più di essere fissati da altri occhi; le mani sempre fredde mettevano, toccandole, ribrezzo non altrimenti che di morto si fossero; la fronte bassa, la vece varia; ciò in quanto al corpo; per lo spirito facile ad amare con trasporto, e facile del pari a disamare come povero di alimento a nutrire la divina fiamma dello amore; ma i primi trasporti tanto più furiosi quanto meno durevoli; nella invidia pertinace, perchè la virtù di amore sia operosa, mentre la invidia si distrugga inerte; però come la vipera la quale stuzzicata allunga i denti e avvelena, la invidia in lui inasprita diventava odio immortale e inevitabile. Il generale Paoli in parte aveva conosciuto, in parte indovinato l'animo del giovane; pure gli aveva diminuito, non però tolto l'affetto, e ciò a cagione delle qualità buone e non buone, consuete alle forti nature; l'uomo egregio a male in cuore s'induceva a supporre tristo altrui, e supposto triste, gli talentava crederlo incapace delle ultime scelleratezze, aggiungi che gli doleva confessare di essersi ingannato molto di faccia ai suoi famigliari, molto più di faccia a sè, perchè se lì ne pativa più la sua superbia, qui gli pareva sentirsi spezzare il cuore.

Non impedito da cosa che gli si parasse per la strada molesta, il Massesi arrivò a Bastia, dove chiese parlare col marchese di Chauvelin, se non che questi, di salute infermo e su le mosse di partire per Francia, lo rimandò al conte di Marbeuf. Era disegno accogliere acerbamente il messaggiere di Paoli, fargli un rabbuffo di male parole, e senza leggere lettere, nè udire ambasciate, respingere il tapino oratore; quando poi gli fu davanti il bellissimo giovane, e in modesti atti, soffuso il volto di rossore, gli porse il foglio, gli mancò l'animo di mostrarsi scortese. Tanta virtù esercita la bellezza anco nei più duri! Onde prese la lettera, la lesse e poi incominciò a interrogare Matteo con parole oneste. Da prima è da credersi che il facesse senza cattiva intenzione, ma procedendo nel colloquio presentì poterne cavare qualche costrutto pei suoi fini; almeno gli parve, che valeva il pregio tentarlo; allora disse: trattarsi di negozio grave, non potergli rendere risposta senza avere consultato prima il consiglio di guerra; fermassesi: qui volto ad un giovane cornetta dalla fisonomia maligna da vincere una scimmia, gli disse: Signor Tilly, io lo confido a voi; adoperatevi perchè questo giovine gentiluomo non si annoi troppo.