Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 33
— La consegnammo al prete, perchè egli la riportasse ai compratori di cotesta anima dannata; e il prete a giorno alto si recò a Bastia dove chiese di parlare al generale; caso volle lo menassero dal conte di Marbeuf, il quale non rimase morto, bensì ferito nella spalla: e siccome la piaga lo costringe a starsi lungamente inoperoso, si arrovella come cane arrabbiato e giura d'impiccare con le sue mani quanti religiosi gli capiteranno sotto. Intromesso da lui il prete Barnaba gli disse, che gli riportava il prezzo del tradimento, e forse avrà anco aggiunto, perchè me lo promise, che ai popoli grandi se non piace la giustizia dovrebbero almeno astenersi dalla viltà: i Francesi avere a vincere col ferro non coll'oro; massime i Côrsi, che di petto a loro erano, si poteva dire, come una mosca accanto all'elefante. Gli uomini quando mancano di scusa rispondono con le ingiurie, però il Marbeuf stizzito favellò: — I preti sogliono col prezzo del sangue comperare campi; di fatti con quello di Giuda non acquistarono il terreno del pentolaio? Prete, tenetevi cotesto denaro: il vostro cugino se lo guadagnò in buona coscienza. Prete, il danaro non manda puzzo, e questo attestò l'imperatore Vespasiano a Tito quando gli pose sotto al naso la moneta del dazio su i cessi. — Il cugino Barnaba era un agnello di mansuetudine, tutto pazienza, tutto amore di Dio: ma Graziano, che gli stava accosto, lo vide alle provocazioni del malnato conte diventare bianco come il lenzuolo, e prima che lo potesse impedire, il cugino Barnaba gli allungò uno schiaffo così potente che dal seggiolone dove stava seduto il conte stramazzò in terra. Ne nacque un tafferuglio da non si potere con parole raccontare. Graziano si approfittò della confusione per svignarsela, e come a Dio piacque gli venne fatto; prete Barnaba rimase senza muovere passo nè mostrar paura: preso, bistrattato e battuto non fiatò; accusato non si difese, condannato non maledì; solo quando venne tratto sopra la piazza di santo Nicolaio, a voce spiegata intuonò il _Te Deum_; e poichè giunto sul luogo non lo avea finito; chiese in grazia glielo lasciassero cantare fino in fondo; la quale cosa ottenne; dopo il _Gloria Patri_ piegò i ginocchi e le palle soldatesche ruppero quel petto dentro al quale l'amore di Dio e della Patria stavano come dentro al santo ciborio: ahimè! povero prete Barnaba, la tua morte mi ha rotto le ossa e l'anima: e adesso mi consumerò desolato per essere privo della tua cara faccia e più ancora per non poterti vendicare.»
Qui finisce su questo fatto il giornale del signore Giacomo Boswell intorno al caso del Mattei di Lota traditore della Patria.
Per la presa del Borgo vennero in mano dei Côrsi 1700 schioppi, tre cannoni, dodici barili di polvere, diciassettemila cartocci, oltre ad inestimabile quantità di attrezzi ed altre munizioni da guerra, le quali nelle angustie in cui si versavano i Côrsi, furono provvidenza di Dio.
I Francesi che vittoriosi avevano ricusato concedere tanto di tregua, la quale bastasse a consultare la volontà del popolo intorno ai provvedimenti di suprema salute, adesso, vinti, mandavano i padri serviti Caracciolo e Marazzani a chiedere sicuri i quartieri da inverno: rispose il Paoli, che sicurissimi e' li potevano avere tornandosene a casa, e lasciando senza invidia ai Côrsi poveri tugurii; ma poichè questo a loro non garbava, offerse starsene quieto, a patto che essi si ritirassero nei presidii; nè anche ciò piacque; onde la guerra durò moltiplice, varia di fortune, copiosa di morti, eccitamento a offese più acerbe.
CAPITOLO VIII.
Gioco del Lotto
Ah! se sapesse il mondo il cor che egli ebbe.
Dante
In una giornata d'inverno lugubre, quando tutti gli oggetti paiono tinti in colore di cenere, e dal cielo piove acqua e fastidio, il generale Paoli, solo nel suo studio, stava scrivendo una lettera; e' pare che si trattasse di faccenda seria, perchè risparmiando l'opera del segretario, ei si piegasse contro il suo costume a scrivere da sè; questo giudizio poi avrebbe raffermati due cotanti il doppio, quale avesse visto il generale rimpiattare precipitoso il foglio sotto altre carte, appena sentì girare la stanghetta della porta: quindi voltando un po' risentito la testa, domandò:
— Chi è? — E stava per aggiungere qualche parola di rimprovero, ma al comparire che gli fece davanti la placida faccia del signor Giacomo Boswell sempre vestito color di piombo, sempre dondolante la sua tabacchiera nelle mani, sempre atteggiato dalla perpetua sua curiosità a punto d'interrogazione, sentì, nonostante le cure, passare nella propria anima l'aura soave che spirava dall'anima dell'inglese dabbene.
— Orsù, incominciò il Boswell, io vengo a dirvi addio, e certamente sarebbe questa l'ora più trista della mia vita se vi lasciassi senza la speranza di rivedervi in breve e di operare durante la mia breve assenza in pro' della vostra patria e di voi.
Il Paoli tentennato il capo, rispose:
— Ah! mio caro, ormai io temo la sia spacciata per la mia patria....
— Come questo? Mi parve all'opposto che ella non provasse mai miglior fortuna, nè fama più grande di adesso....
— Può darsi in quanto a fama; rispetto a fortuna, o Dio! ella si disfà nelle sue vittorie....
— Non capisco, voi avete vinto al Borgo, a Migliaia, a Olmeta, all'isola Rossa, a Murato e in cento altri scontri; ciò reca animo a voi, sconforto ai nemici.
— Ogni scontro ci apre una vena, e il sangue gronda da tutto il nostro corpo; ai Francesi poco nocciono le morti, meno le ferite: per uno che ne muoia ne surrogano quattro vivi: se vincono, pigliano baldanza, se perdono, raddoppiano la pertinacia e le forze. Tutte le nostre vittorie non impattano la presa di Barbaggio.
— Bene; vorrete darmi ad intendere disperata la fortuna côrsa perchè espugnarono un villaggio e fecero forse un 250 prigioni?
— Cotesto villaggio apre e serra il Capo côrso; i 250 prigionieri sono i migliori soldati ed ufficiali che possedesse la Corsica. Ogni giorno noi ci stremiamo e i Francesi su 38 vele scortate da tre fregate e due sciabecchi hanno a questi giorni spedito otto battaglioni di rinforzo; segreti avvisi mi annunziano prepararsi per la primavera una spedizione con il conte di Vaux a capo, e 40 mila uomini di accompagnatura; munizioni copiosissime, tesoro infinito; premio dell'impresa il bastone di maresciallo al capitano. E come tanto non bastasse ad assicurare la vittoria, dopo impugnate le armi dei forti non trascurano le vili, comprano il tradimento, forse anco l'omicidio; certo è che spingono a prezzo d'oro il fratello a insanguinarsi con la strage del fratello.
— Benissimo. Ciò contrasta a quanto mi venne referito, che il reggimento real côrso al soldo di Francia, avendo dichiarato che non patirebbe combattere contro la patria, ne ottenne scusa.
— Anzi plauso: vecchie lustre, che presero e prenderanno fino al terminare dei secoli i credenzoni; intanto i Buttafoco, il Boccheciampe arrolano compagnie côrse in Bastia, il Capitano Cannocchiale in Tavagna, i Fabiani nella Balagna.
— E voi che fate?
— Io? Chi posso impiccare, senza misericordia impicco; altri a cagione delle grandi aderenze e del pericolo d'inimicarsele bandisco: chi non arrivo, lascio stare — insomma mi trovo al verde; appena faceste rumore all'uscio mi prese vergogna e nascosi un foglio; ora mutato consiglio io ve lo vo' mostrare, perchè giudichiate a che termine siamo ridotti, e perchè mi sembra che ciò faccia più scorno al mondo che a me.
Qui cavò il foglio e lo pose sotto agli occhi del Boswell, che si schermì un pezzo da leggerlo; vinto poi dalla curiosità propria e dall'insistenza del Paoli lesse: «la prego farmi il solito gioco alla benefiziata con la estrazione de' numeri praticata altre volte. Alla signora monaca suora Maria Domenica Rivarola a Livorno. Corte, 9 gennaio...» — Il signor Giacomo levando il capo, soggiunse: «e questo cosa vuol dire?»
— Vuol dire, che mi bisogna confidare al giuoco del lotto la salute della patria.
— O le prese del capitano Lazzaro Costa?
— La prima volta su le spiagge di Provenza s'impadronì di una tartana con 334 barili di polvere e qualche cento schioppi; la seconda qui presso Aiaccio di un'altra tartana che portava sei ufficiali, 64 mila franchi, e non so che altre masserizie d'oro, una fava in bocca al leone.
Il Boswell rimase pensoso, e dopo avere picchiato due o tre volte la tabacchiera, disse:
— Io vado in Inghilterra; non vi prometto troppo, perchè dopo il mantenere poco, il promettere troppo sia ciò che massimamente detesti; ma se il governo non vi aiuta, non istarà certo nè pei miei amici, nè per me: solo vorrei che voi figurando entrare nei miei piedi mi suggeriste un po' che cosa avessi a dire.
— S'io fossi in voi, parlerei così: Inglesi, voi vi date vanto di emulare i Romani; e certo lo dovete, imperciocchè non si arrivi senza il consenso di Dio alla suprema altezza, la quale impone obblighi alla stregua dei doni; dove il popolo fatto grande trascuri il debito di difendere il debole, di promuovere il bene degli uomini, di schermire la libertà, commette peccato, diventa inutile, distrugge le cause della sua vita, prendono a combatterlo di fuori l'odio, dentro lo sfinimento, e languisce maledetto come le cose maligne abbandonate dalla potenza. Volete vedere, aggiungerei, come si comportassero i Romani coi deboli minacciati da ingiusti potenti; leggetelo nel capit. VIII del libro I dei Maccabei. Il Paoli prese la Bibbia e ad alta voce lesse: «e Giuda ebbe contezza dei Romani e della loro possanza, e come concedessero quanto loro si domandava e pigliassero in protezione chiunque a loro si accostasse; — sentì delle loro guerre e delle imprese fatte nella Galazia, la quale vinta avevano sottoposta a tributo; — e le grandi cose operate nella Spagna e come si fossero insignoriti delle miniere dell'oro e dell'argento governando il paese colla pazienza e col senno — terre lontanissime soggiogassero, rompessero re mossi a danno loro dalla estremità della terra, gli stritolassero, con fiera battitura li percotessero; gli altri poi avessero accolto a patto di tributo annuale; Filippo e Perseo re dei Macedoni scopertisi nemici prostrassero in battaglia; — e con pari ventura mandassero Antioco il grande re dell'Asia sceso in campo con 120 elefanti, cavalli, carri e potentissimo esercito; e preso che l'ebbero ordinarono pagasse un grosso tributo in perpetuo e desse ostaggi secondo il convenuto; le provincie conquistate, copiose di beni, donarono a re Eumene.
«Ora quei della Grecia avendo disegnato di abbatterli, essi lo seppero e andarono sotto il comando di un capitano a fare battaglia con loro, molti ne uccisero, le mogli e i figliuoli ridussero in ischiavitù, disertarono il paese, occuparono le terre, sovvertirono le mura, i superstiti fecero servi come anco adesso sono. Con quelli poi che loro amici si protestavano e alla loro fede si commettevano mantenevano lega, regni prossimi o lontani donavano, perchè dovunque giungeva il nome di loro li temevano forte. — Quelli che essi consentivano a lasciare sul trono regnavano, gli altri cacciavano, sicchè in ogni parte gli esaltavano; e non pertanto veruno tra loro portava diadema, nè porpora per pompeggiare con quelli; bensì avevano eletto un senato dove ogni dì 320 persone deliberavano le faccende del popolo per fare quanto credevano spediente; a capo di anno conferiscono il maestrato ad un uomo perchè regga lo stato: gli obbediscono tutti senza invidia nè gelosia fra loro. Allora Giuda deputò Eupolemo figliuolo di Giovanni, e Giasone figliuolo di Eleazaro per mandarlo a' Romani a stringere lega d'amicizia con essi; affinchè gli liberassero dal giogo dei Greci, considerando come questi s'industriassero a ridurre in servitù il regno d'Israele. E quelli andarono a Roma, che fu lungo cammino; dove entrati in senato favellarono così: Giuda Maccabeo, i suoi fratelli ed il popolo dei Giudei ci mandarono a voi per fermare lega e pace con voi, e perchè ci scriviate tra i confederati ed amici vostri. E la proposta piacque. Ecco il rescritto il quale inciso sopra lastre di bronzo spedirono a Gerusalemme perchè vi stesse pei Giudei monumento di questa pace e confederazione: «Felicità ai Romani ed alla gente giudea in mare e in terra eternamente: lungi da loro la spada e il nemico; che se i Romani o taluno dei loro confederati si troveranno primi in guerra, la gente giudea darà soccorso con pienezza di cuore secondo la ragione dei tempi; e ai combattenti Giudei non somministreranno armi, nè danaro, nè navi, così essendo piaciuto ai Romani, e quelli obbediranno senza pretenderne soldo. Parimente se prima la gente giudea avrà guerra, i Romani la sovverranno con animo pronto, giusta la qualità dei tempi; e agli aiuti romani non somministreranno i Giudei armi, danari o navi, così piacendo ai Romani, e gli aiuti obbediranno senza frode. Questo è il patto fra Romani e Giudei. — Oltre a ciò rispetto alle ingiurie arrecate loro dal re Demetrio gli abbiamo scritto di questo tenore: «per quale cagione hai tu reso più duro il giogo ai Giudei amici e confederati nostri? Se dunque essi ricorreranno di nuovo a noi, noi faremo loro giustizia movendoti guerra per terra e per mare.»
Tali i Romani favellavano, tali erano; non basta gridare: _civis romanus sum_; bisogna sentirsi nel cuore e nelle braccia romano; queste cose dite ed altre che saprete aggiungere di vostro, e forse vi ascolteranno.
— Bene; e voi sperate che in questo modo verremo a capo coll'Inghilterra perchè pigli andatura degna?
— Ho detto forse; certo non mi nascondo punto che i nobili vi sono superbi, le plebi abbiette ed i borghesi intenti ai guadagni, ma non tutti così; e poi anco i pessimi colà amano il vivere libero; ora la libertà non è, come i borghesi pensano, un bel cappone da metterlo in istia e mangiarselo a Natale in famiglia.
— Sì bene la libertà non è un cappone per metterlo in istia....
— E fate loro toccare con mano che la libertà, fra tutti gli astri bellissimo, per diffondere di raggi non iscema luce; la sua vita sta in questo, ricevere lume da Dio e tramandarlo ai mortali. Il giorno nel quale le impediranno il santo ministero, ella ripiglierà il cammino del cielo come l'operaio terminato il lavoro torna a casa; e la notte della tirannide calerà su tutto il mondo.
— Addio dunque, signor Paoli: il tempo stringe così che far subito non mi parrebbe presto abbastanza; vi prego dei miei saluti al rispettabile vostro signor fratello Clemente e a tutti gli altri egregi uomini e dilettissimi amici, massime al signor Altobello, — e già da un pezzo teneva in mano la destra del Paoli e la squassava con forza bastante a stiantare una imposta dalle bandelle; finalmente si staccò, e il Paoli comecchè si sentisse indolenzito fino alla spalla, pure facendo bocca da ridere si ammaniva ad accompagnarlo in istrada per metterlo a cavallo, quando di botto il signor Giacomo si voltò a Nasone e gli disse:
— Mi rincresce proprio, Nasone, di andarmene senza lasciarvi un pegno che valga a rammentarvi la stima in che vi ho, e lo amore che vi porto. La natura avendo pensato a farvi le spese in quanto a vestiario, qualcheduna delle mie spoglie non sarebbero al caso. — Intanto aveva stesa la mano, e il cane intendendo ottimamente che si cercava la sua zampa, gliela porse; così stretti insieme faccia appuntata a faccia, il Boswell proseguì: — Anelli non sono adattati per le vostre dita, e poi non convengono ad uomo, nè a cane libero; rispetto ad ore voi vi servite del sole, sicchè avente in tasca gli orologi di Doddy figlio e compagno di Londra con tutti i fabbricanti di orologi nel mondo. A tutte queste cose il cane rispondeva; come rispondeva? Sì signore, ei rispondeva in due maniere, e però con una più che non saprebbe fare l'uomo, con uno schiattìo e con uno agitare della coda; ora questo ultimo è fuori della potestà dell'uomo. — Ma, riprese il Boswell, affatto affatto senza ricordo non vo' che ci separiamo, prendetevi queste che ordinai apposta per voi — e rovesciatosi le tasche ne versava una pioggia di ciambelle di farina e mele; il cane non assuefatto a cotesto lusso, stette da prima in forse s'e' fossero per lui; poi rassicurato da un cenno, svincolata la zampa, ci si avventò sopra infuriato menandone strage, mentre che il signor Giacomo con voce melanconica terminava il suo discorso: — Tutto passa nel mondo, le nostre sensazioni, i nostri affetti e noi, e nondimeno desidero, Nasone, desidero e spero che serberete memoria di me anche quando avrete mangiato e digerito le vostre ciambelle che ho impastate colle mie mani, e fatte cocere sotto i miei occhi.
Quantunque la parte finale della orazione fosse senza dubbio la più commovente, bisogna confessarlo a scapito della fama dei cani in generale, e di Nasone in particolare, fu la meno ascoltata; il Paoli, che pure non aveva costume di ridere, si sentì costretto a mettersi una mano su i labbri perchè non si aprissero; però nel tempo stesso ei fu obbligato a levarla fino sugli occhi, parendogli che qualche cosa, come sarebbe un bruscolo, stesse sul punto di farglieli lagrimare.
* * * * *
Difatti Altobello d'Alando era stato preposto col comandante Carlo Raffaelli alla custodia del Borgo; cotesto luogo come un calcio in gola molestava i Francesi, imperciocchè oltre a tenere difesa tutta la Corsica, offeriva posta unica per vigilare le mosse del nemico, sorprenderne le frazioni, apparecchiargli imboscate; insomma con ogni maniera di fastidii tribolarlo; non pareva spediente al comandante francese tentare di ricuperarlo, ma d'altra parte studiavasi il modo di rintuzzare la baldanza del presidio; su tutti preso di mira Altobello, come colui che le arti della milizia unendo agli audaci accorgimenti della guerra guerreggiata arrecava danni quotidiani e insopportabili.
La madre Francesca Domenica, affermando che starsene lontana dal figliuolo le pareva rimanere senza cuore, aveva tenuto dietro al figliuolo al Borgo, e Serena considerandosi e considerata ormai sposa di Altobello ci seguitava la socera; le donne si erano accomodate in certe stanzette dove sembrava loro albergare come in paradiso, dacchè Altobello quasi ogni dì andasse a passare parecchie ore con esse loro. Bene o male che facesse, egli costumava tacere le fazioni, che era per imprendere, le raccontava compite, sicchè quelle donne cominciavano a sentirlo rabbrividendo, e diventando bianche come panni lavati; quando poi giungeva in fondo del racconto il cuore palpitava più forte, e il sangue sobbolliva loro nelle vene, nell'orgoglio di avere un tanto figlio e un tanto amante.
— Buona sera, Altobello, scotendosi giù dal pilone copia di neve fioccatagli addosso, disse un uomo dalla soglia del quartiere del giovane ufficiale verso l'un'ora di notte di una rigidissima giornata di gennaio; buona sera; dove diavolo siete? O perchè non avete acceso il lume?
— Chi siete, e perchè m'importunate? A me piace stare al buio.
— Via, accendete la lucerna, mi ravviserete alla faccia, giacchè della mia voce non vi ricordate più.
Altobello appena ebbe fatto lume esclamò:
— To', Bastiano, come sei qui?
— Con le mie gambe, padrone; prima di tutto ecco qui un broccio che ho fatto proprio per voi; una volta vi piaceva tanto, e spero che i viaggi non vi avranno fatto pigliare in uggia la roba di casa.
— No davvero, ma donde vieni?
— Adesso di poco lontano; ma fin qui stetti pei poggi a pascolare le bestie di casa, or fa due giorni mi mandò a chiamare sciò Mariano, perchè si sentiva male e credevano che morisse; stamane parve si sentisse un po' meglio, e chiamatomi mi ha consegnato una lettera perchè ve la portassi al Borgo; io per rivedervi, dopo tanto tempo, ve l'avrei portata a casa del diavolo; però ho preso un paio di brocci tanto per non venire con le mani in mano, mi son messo la via tra le gambe ed eccomi qui co' brocci e con la lettera.
— Dà qui la lettera, e i brocci porterai a casa, perchè mamma Francesca Domenica è venuta a tenermi compagnia a Borgo.
— Veramente sciò Mariano mi ha raccomandato di consegnarvi la lettera senza che persona se ne accorgesse, ed anco di non farmi vedere da alcuno, ma certamente egli ignorava che si trovasse con voi la Francesca Domenica.
Altobello aperse la lettera, la lesse di un tratto; tornò quindi a leggerla a riprese, soffermandosi per pensare sopra ogni periodo; alla fine disse:
— Bastiano, e ti è parso veramente che mio fratello si trovi a mal termine?
— Io l'ho sentito lamentarsi notte e giorno.
— Bastiano, ma dal viso, dalla persona, questo suo gran male apparisce?
— In quella sua faccia gialla si legge come in cotesta lettera mentre era sigillata, quanto a mangiare, per quanto mi sia accorto io, non ha mangiato, ma sciò Mariano fu sempre di poco pasto, sia che voglia acquistarsi il paradiso in virtù di digiuni non comandati, o che altro; bisogna dunque starci a quello che dice; e quello ch'ei dice è che si sente vicino a comparire davanti a Dio, e che ha commesso di peccati grossi, massime contro voi, e crede fermamente che andrà dannato dove non vi abbia chiesto e voi datogli perdono; poi non so altro, e d'altro non m'intendo.
— E in casa ci hai tu visto gente?
— Nessuno; però date retta, mentre usciva per venirmene a voi, una maniera di scimmia, una sconciatura di zitella, o donna che fosse, grama e colore di foglie di castagno quando cascano, mi passò d'accanto montata su di un cavallo; andava via come una saetta e per poco non m'investì; intanto che mi volto per dirle; a rotta di collo, la vedo ferma dinanzi la porta di casa sciò Mariano, scende, getta le briglie sul collo al cavallo, che rimane lì come impietrito, ed in un attimo entra; altro non so.
— Bè; fatti insegnare la casa di mamma, tu troverai con lei un'altra persona; salutale ambedue, e di' loro, che se per istasera non mi vedono non istieno in pensiero; tu puoi fermarti finchè non ritorno.
Bastiano uscì; egli era il pastore di casa Alando; fino a pochi dì innanzi erasi trattenuto con le mandre su i poggi lasciando mano a mano i più alti per ridurle secondo il solito nel core del verno alle marine; del successo fra i fratelli Alando non sapeva molto; però estimavasi sempre uomo di tutti e due; poco si sentiva propenso verso Mariano, e dalle sue parole si è potuto argomentare; pure lo riveriva come il maggiore di casa, e la poca pratica che teneva con lui non gli dava balìa di conoscere i suoi vizii ed abborrirli.
Altobello, riponendosi la lettera in tasca, disse: — quello che si vuol fare facciasi presto; i primi pensieri dell'uomo, se seguitati, lo menerebbero al Campidoglio; se aspetta, gli ultimi lo spingono alla forca; — scese e sellò il cavallo sempre ragionando tra sè: — l'anima in questo rassomiglia il suo astuccio, ch'è il corpo; l'uno va tre miglia o quattro, al quinto non arriva; l'altra basta a due colpe, basta a tre; la quarta, come troppo pesa, non può portare; ladro, e spergiuro già è molto, e tra spergiuro e traditore, tra ladro e assassino pure gran tratto ci passa: a ogni modo andando subito non si dà tempo alla insidia. Però, deciso di rendersi alla chiamata del fratello, non gli parve poi dovercisi fidare tanto da dissuaderlo di pigliare lo schioppo, e tentare se la polvere nello scodellino delle pistole andasse a dovere.
Ratto si pose in via, e correndo per sentieri a lui e al cavallo conosciuti, presto fu giunto: parve non lo attendessero, perchè dopo aver domandato chi fosse, lo fecero aspettare un pezzo; alfine la cognata aprì strillando:
— Siete voi! siete voi! siete voi!
E in mano teneva un lume in agonia; Altobello con molta ansietà domandava:
— E Mariano come si sente?
— Come si sente? Adesso vado a domandargli che cosa vi devo rispondere.