Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 28
— A che è buono? Ti senti fame, egli ti darà da mangiare. Hai sete, ed egli ti porgerà da bere. Vuoi amore? Te ne comprerà a sporte. Desideri amici? Mettilo dicontro al sole e gli amici ti cascheranno addosso al pari delle allodole attirate dallo specchietto. Ti stucca un nemico? basta che tu consenta a perdere questo pollice di oro, tu gli farai consegnare un palmo di ferro nella pancia o nella gola a tua scelta. Secondo a te piaccia egli ti spalancherà a due imposte le porte del peccato o della grazia; i tuoi pensieri possono fargli crescere l'ali come ad un cherubino e trasportarti in paradiso, o granfie da diavolo che ti traboccheranno nello inferno: piglia la moneta di oro... ella può tutto.
— Io credo che sbagliate, ed è chiaro; spesso mi trovo su i monti in mezzo ai boschi, e colà se mi chiappa la fame do una squassatina ad un castagno, ed egli mi piove di desinare; se la sete faccio con le mani scodella alla prima cascata del torrente ed ecco la bevanda; di questi miracoli non opera il vostro luigi di certo: lo amore quando era giovane me lo dava l'amore; allora e adesso l'amicizia mi genera amici: quanto a nemici me li aggiusto da me; le mie devozioni si trovano da sè la via del paradiso, Dio mi salvi da quella dello inferno. Forse nelle vostre città la moneta d'oro partorisce tutte le belle cose che voi dite: qui non ha corso; e poi perchè mi date questa d'oro?
— Perchè mi avete scortato fin qui; ogni servizio merita premio.
— Curiosa! Mostrare la strada lo chiamate servizio: per noi è dovere, come dare acqua, fuoco ed anco un po' di pane quando ne abbiamo; rispetto a servizio, badate bene, io non ve lo avrei reso nè anco a patto di diventare re; e lo feci per obbedire ai comandi di Sua Eccellenza, e non parliamone più. Prima di rendervela però vorrei che mi diceste che sia questo segno qui sopra.
— Cotesta è la sacra immagine di S. M. Cristianissima il re di Francia — rispose il Valcroissant, levandosi il cappello.
— Il re di Francia è vostro padrone, n'è vero? — Padrone, e signore. — Ma sarebbe egli forse parente della Immacolata, che voi vi levate il cappello?
— Certamente, e perciò gli fu concessa la facoltà di operare miracoli, come sarebbe guarire scrofole solo a toccarle col dito grosso del piede.
— Oh! guarda via, ma allora perchè non ci segnarono il piede, mentre su la moneta io non vedo altro che il capo?
— Ci effigiarono la testa come quella che è la più nobile parte del corpo.
— Ma sapete, signore, che io vi trovo mal fatto mostrare così ad ogni momento il capo del vostro padrone, cugino della Immacolata, separato dal busto; anche noi abbiamo per arme la testa di Moro; però qui ci sta a capello, perchè un giorno una gentaccia avara venne di fuori per impadronirsi della isola, e i nostri padri che non volevano padroni, a quanti di questa gente, che era saracina, cascavano loro nelle mani a tanti tagliavano la testa; poi la pigliarono per impresa a fine che i loro discendenti senza tanti discorsi imparassero l'arte, caso mai si rinnovasse il fastidio.
— Stupenda in verità! Dai vostri discorsi potrebbe inferirsi, che la testa del re mostrata ai Francesi potesse far venire in essi il ticchio di tagliargliela. Curiosa!... Curiosa!... merita proprio che la noti al taccuino.
— Oè, urlò Ambrogio al colonnello, che spronato il cavallo si allontanava, oè, e di questa moneta che ho da farne?
— Quello che vuoi; un cavaliere non ripiglia mai quello che ha dato.
— E nè manco un Côrso serba quello che non ha accettato — e la scaraventava dentro le acque del Golo aggiungendo: — Così potessi buttarci tutte quelle che ci portaste, insieme con coloro che ce le portarono.
Poichè ebbe percorso di galoppo un buon tratto di via, il colonnello Valcroissant mettendo a passo il cavallo disse a Rinaldo:
— Capitano Cassagnac, ho paura che S. M. comprando questa isola abbia fatto un negozio da figliuolo di famiglia. — Era quello che pensava ancor io; ricusano l'oro. — Non tutti però. — E regalano il ferro; guardate, mi hanno donato questo stiletto; non so perchè mi dà cattivo augurio. — Chi ha da mangiarla la lavi; quanto a me basta poter dire sempre come ogni altro buon francese: viva il re. — Viva il re, rispose il capitano, ed ambedue rilanciarono i cavalli al galoppo.
La natura dei Francesi è inchinevole alla iattanza, e per questa volta, considerata la facilità con la quale avevano fatto impressione nell'isola, non sembrava fuori di luogo nella più parte di loro; se nonchè quelli che eran pratici del paese tentennando il capo dicevano: prima di vendere la pelle dell'orso aspettate ad averlo preso. Intanto al Paoli ogni dì più si rendeva necessario percuotere un gran colpo, sia per dare animo ai suoi, sia per rintuzzare la baldanza nemica; a questo fine tu vedevi un insolito affaccendarsi intorno al palazzo: chi andava, chi veniva a piedi e a cavallo; preti, frati, montanari, pianigiani, gente insomma di ogni generazione; e chi portava rapporti dai posti avanzati e chi esplorazioni proprie. Fu detto, e bene, che presso i medici la menzogna si converte sovente in virtù, e tuttavolta l'amore di Patria possiede maggiore prestanza; imperciocchè in grazia sua la spia in ogni tempo e in ogni luogo obbrobrio della natura umana, diventa sacra come quella che senza gloria corre supremi pericoli; talora senza premio di sorte, e sempre senza premio condegno dei rischi ai quali si espone. Taluni partivano con ordini, altri con inviti o preghiere o istruzioni; brevemente, contemplando cotesto brulichio, e l'altro che sotto la sferza del sole facevano allora le formiche, tu non avresti saputo se quello a questo, o questo a quello potevasi con maggiore convenienza paragonare.
Altobello in compagnia degli altri ufficiali da mattina a sera attendevano ad ammaestrare giovani e vecchi nelle mosse militari: da principio incontrarono difficoltà e quasi disperarono; ma quando, cessati gli esercizii a solo, i militi si agglomerarono, si spiegarono in ordinanza e condussero sul terreno tutti gli altri movimenti che sono massima parte dell'arte soldatesca, non è da dirsi il gusto che ci pigliavano; anzi non trovavano verso di farli riposare nè manco nelle ore più calde: ritiratisi gli ufficiali, i soldati continuavano da per sè soli mettendosi a capo quelli che si palesavano meglio prestanti. Clemente Paoli, come gli altri, contemplava da prima quei giri e rigiri, e rideva a fior di labbro quasi sprezzando: anch'egli insegna, ma a spaccare una noce messa su di un ramo di larice a sessanta e più passi di lontananza: e i più vecchi stavano con lui. Altobello, guardando i tiri maravigliosi di Clemente, notò come dall'acciarino, quando egli scattava il cane, oltre la vampa e il fuoco della polvere accesa prorompesse un lampo che abbarbagliava gli occhi, e non sapendo a che cosa attribuirlo era voglioso di domandarglielo; la occasione non si fece troppo aspettare, dacchè Clemente considerata la solerzia del giovane, e preso in buon concetto gli esercizii militari, quando ebbe a confessarne la efficacia incominciò a ricercare la compagnia di lui: a vero dire Altobello da parte sua non sentì per qualche giorno minore repugnanza per Clemente; gli mettevano ribrezzo quel viso truce riarso dal sole, gli occhi chiazzati di bile e di sangue, ora socchiusi e come coperti di velo ed ora sbarrati e fulminanti; ma poi gli piacquero quel maneggiare disinvolto che Clemente faceva dello schioppo come se fosse un giunco, e il tiro infallibile; la modestia, il valore celebrato da tutti ed anco il suo ragionare, però che egli usasse armare la mente di sillogismi taglienti come il suo stile; e battagliava feroce con le argomentazioni del pari che con le ferite. La gente côrsa, che non temeva nulla, pigliava soggezione di Clemente; onde appena lo mirava comparire soleva susurrare: — bada alla burrasca, il signor Clemente è alle viste! — Per ultimo l'affetto di Clemente traboccò per così dire sopra Altobello, allorchè un giorno quegli avendolo pregato di attendere tanto che ei potesse recitare le sue orazioni, Altobello gli rispose: — e non potrei pregare con voi? — Ed egli: con tutto il cuore, figliuol mio, con tutto il cuore. Da quel momento in poi il signor Clemente si compiaceva ripetere che il Signore in sollievo della sua vecchiaia gli aveva donato un figliuolo. Allora come è da credere Altobello trovò il destro d'interrogare Clemente da che cosa nascesse il lampo che balenava dal suo acciarino: sorrise a tanto il vecchio; e soddisfacendo volentieri al desiderio dell'Alando gli disse: — mirate un po'; che cosa vi parrebbe che fosse questa pietra focaia?
— Non so; mi sembrerebbe a prima vista cristallo.
— Giusto; avete indovinato; è cristallo di rocca, e la natura lo foggia pentagono, che meglio non potrebbe il lapidario; lo trovano sul margine del lago Ino, ed anche talvolta nelle montagne d'Istria: ridotto a pietra di archibugio lo sperimento unico in bontà, e quando in lui si rinfrange la vampa della polvere, come avete notato, balena: ne ho in serbo parecchi pezzi e ve ne donerò uno o due; consento gli adoperiate, perchè non vuolsi trascurare nulla di quanto vale a incutere nei nemici terrore e negli amici reverenza: solo tenete in voi, perchè chi dice quello che sa e niente serba, può andare con le altre bestie a pascere erba; — così almeno m'insegnarono i vecchi.
Ora accadde certa sera, che Clemente e Altobello uscendo dal generale, il primo dicesse: — la sera è proprio quale deve essere comparsa a Dio dopo che ebbe attaccato al posto loro le stelle; e che altri ne pensi, a me piace più la notte serena con le stelle sole che con la luna: in effetto questa, vestita per così dire delle spoglie del sole, non mi commove coi suoi splendori accattati, mentre il numero infinito delle stelle mi attesta la magnificenza di Dio come il mare di luce che piove giù dal sole: moviamoci dunque per queste ombre; odoriamo l'odore dei _mucchi_, rinfreschiamoci alla brezza che tira dal monte, godiamo i doni di Dio.
Assentiva Altobello, e così di ragionamento in ragionamento, di passo in passo si trovarono dinanzi al camposanto in custodia dei padri capuccini; lo circondava un muro a secco, ed anco un cancello lo chiudeva, però senza serrame, impedimento alle bestie, non ai visitatori che potevano aprirlo solo che lo avessero sospinto. Clemente si soffermò e disse:
— Oh! mira un po' dove ci siamo condotti, forse non senza permissione di Dio; entriamo a pregare pei nostri se vogliamo che altri preghi per noi. La natura manda la rugiada ai fiori, ma il suffragio alle anime spetta mandare ai vivi; — e la preghiera giusto è la rugiada pei defunti.
— Volentieri, signor Clemente; perchè la maggiore contentezza ch'io abbia provata nel mondo, mi venne dal pregare pei morti; ciò fa bene a due; alle anime, che, sentendosi ricordate con amore, sicuramente devono esultare; a noi che ne pigliamo speranza di non essere a nostra volta obbliati, e con questa speranza ci viene l'ardire delle belle cose. La preghiera io credo che sia l'unico tesoro, che mentre arricchisce chi lo riceve non depaupera chi lo dà.
Ed entrarono nel camposanto, in fondo al quale stava una capella col portico di un arco solo e due finestrelle di qua e di là dalla porta donde uscivano raggi dalla lampada che ardeva dentro dinanzi al sagramento, e si prolungavano pel campo dei morti.
Serena, la figlia desolata dell'ucciso Albertini, mossa anche ella dall'ora mesta e dalla dolce stagione, sentì desiderio di visitare la tomba del padre suo; però ne la dissuadevano il trovarsi sola ed anche il timore di qualche pericolo; non pertanto come quella che animosa era molto, dopo breve dubbio si cinse sotto le faldette la carchiera paterna con le pistole e lo stile, e si avviò al camposanto. Senza che alcuno l'avvertisse andò oltre; inosservata da tutti s'inginocchiò sopra la fossa del padre, intorno alla quale aveva fatto condurre una rosta per proteggere cesti di salvia e spigo e rose piantatevi; quivi si genuflesse e pianse col cuore. Mentre che si tratteneva in cotesta opera pia, ecco sente lì presso levarsi un sospiro profondo, uno di quei sospiri, che chi per prova dolore intende sa come traggono seco grande parte dell'anima.
— Qual è chi geme? interrogò Serena.
— Ohimè! le fu risposto, un infelice che piange sopra il suo figliuolo defunto.
— Ed io piango il padre perduto.
— Certo anche questa è grande sventura, ma la Provvidenza ordinò che il nostro pellegrinaggio in questa vita avesse un termine.
— Pur troppo, ma non volle la Provvidenza, anzi vietò che questo pellegrinaggio fosse abbreviato dalla mano dell'uomo; ed io mi trovo innanzi tempo orfana e sola.
[Illustrazione: .... già con le mani toccano i davanzali delle finestre, quando giù dai tetti rovinano camini, lavagne e le pietre con le quali le difendono dagl'impeti del vento. (_pag. 346._)]
La voce che moveva certo da persona giacente dall'altra parte della rosta si rimase alquanto di tempo, poi riprese più fioca di prima: — ma pure è scritto che i figli sopravvivano ai padri, se voi sapeste, o piuttosto possiate non sapere mai, come sia acerbo pei genitori raccogliere le eredità dei figliuoli! Voi troverete consorte quale si merita la bontà vostra, mia figliuola, e in lui avrete sostegno della vita, e poi la prole che vi consolerà e ricondurrà la gioia nell'anima contristata; ma io non ho più alcuno al mondo; l'albero tagliato giace in terra co' suoi frutti e le sue fronde.
— Ma voi chi siete? Forse?....
— Io sono il padre di Giovan Brando.
Così è; questo misero nelle vigili notti, fra la solitudine della casa aveva sentito rimorso per la durezza dimostrata al suo figliolo; pensò come gli avesse armato la mano non l'odio, bensì l'amore, e ciò se non poteva fruttargli scusa alcuna al cospetto del mondo, almeno il padre doveva sentirne un po' di compassione: ancora la superbia del nome intemerato, l'affetto immenso di Patria vediamo formare in parecchi una seconda natura che ad ora ora soffoca la vera natura; ma questa quando te lo attendi meno manda dal profondo un grido che il cuore dell'uomo è costretto ad ascoltare; però il padre di Brando obbedendo a questo grido nel buio della notte, prosteso sopra il monticello senza croce e senza nome che copriva le reliquie del suo figliuolo, gemeva e pregava. Dopo avere aspettato un pezzo che Serena gli rispondesse, non udendo parola, il vecchio riprese: — dunque voi non avete nulla a dire al desolato Matteo?
— Che dovrei dirvi? Voi avete data la vita a colui che la levò al padre mio.
— E ne siete stata vendicata pur troppo!
— Che fa a me la vendetta? Forse mi rende il padre?
— Pure la desideravate coll'ardore del cane che perseguita il cervo. E non sapevate, che la vendetta dà meno di quello che promette, anzi non dà nulla o male? Io lo appresi da molto tempo: voi lo apprendete adesso: fatene senno, figliuola mia, e perdonate.
— Io? Al padre di chi mi ha ammazzato il padre?
— Perdona il padre di cui fu impiccato l'unico figliuolo: — considera; tuo padre fu onorato e compianto, il mio figliuolo portarono al sepolcro senza lume e senza croce: veruno lo rammenta senza ribrezzo; il padre stesso lo condannò.
— Io non vi odio, Matteo; ma la memoria del vostro figliuolo mi sarà sempre argomento di maledizione.
— Senti, figliuola, nè io, nè questa terra che già fu mio figliuolo abbisogniamo di perdono; non io, perchè mi senta immune di colpa; se i padri confidassero ai figliuoli l'anima come lettere chiuse ai condottieri di navi, le quali aperte nei luoghi indicati impongono loro quello che si abbiano a fare, certo che il mio figliuolo continuerebbe ad essere adesso la gioia della mia vecchiezza: e di vendetta non temo, che vendetta è conservarmi non tormi la vita, la quale in breve io renderò al mio Creatore in mezzo a maggiori spasimi che i miei nemici non saprebbero immaginare ed anco credo desiderarmi. Nepoti non ho; congiunti, remoti ed ignorati o conosciuti poco; tutta la mia stirpe porto meco nel sepolcro; la mia casa mi rovina addosso; fra pochi anni andrà dimenticato perfino il nome dei Brando — nel modo che alle prime brezze di autunno cessa di farsi sentire questo singulto della notte.... questo canto di cuculo.... o in questi pochi anni lo terrà vivo nella memoria degli uomini un delitto commesso, un supplizio patito, un padre morto di dolore. Del tuo perdono molto meno ha mestieri il mio figliuolo, se, come spero, il suo pentimento gli fruttò quello di Dio; e se così non è, ed io a pensarlo inorridisco, e se così non è, che cosa può aggiungere, o figliuola, il peso della tua ira al furore dello Eterno? Io lo faceva per te.... per te che vedrai suscitata la tua stirpe nella benedizione del Signore.... per te, felice se potrai dire con onesta baldanza nel tuo cuore; non ho demeritata la bontà di Dio; per te, se misera, che potrai levare il capo al cielo senza rampogna sì, ma ed anco senza paura, e dire col santo David: e tu Signore fino a quando? — Se al tuo consorte, se ai tuoi figliuoli accadesse mai di offendere, tu moglie e madre avrai diritto di chiedere perdono, perchè tu figliuola avrai perdonato.
— Cessate, signor Matteo, io non posso perdonare; il dovere mi obbliga ad avere in odio la memoria dei Brando eternamente.
— La giustizia umana ha percosso in questo mondo; la giustizia divina percoterà, se crede, nell'altro; e tra queste due giustizie come fa ad entrare il tuo odio sconsigliato? Sono convenienti a dirsi queste parole sopra le fosse dei morti? Stanno bene a cristiana?... a zitella?
— O signor Clemente, per poco non sono cascata; tanto la vostra improvvisa comparsa mi ha rimescolato il sangue. Dunque voi che foste amico del mio povero padre, mi confortate a buttar giù l'odio? — E nello accento di Serena traluceva l'esitanza di persona che tuttavia difendendosi desideri rimanere vinta.
— Ma sicuro.... non ci ha dubbio: o con cui vorreste prendervela? Forse con le ossa del defunto? Coteste sono voglie di cani affamati, non già di cristiani battezzati. Forse con questo vecchio? Per Dio santo, o non vedete che l'odio stesso se lo incontrasse per via rintascherebbe il coltello, e passandogli da canto gli direbbe: Dio ti dia pace. Il Côrso mette vanto nel vendicarsi; egli si dà ad intendere, che ci vada del suo onore, persuaso che la storia intingerà la penna nel sangue che egli ha versato e ne tramanderà il nome alle tarde generazioni. Fosse almeno così! una scusaccia l'avrebbe, ma no, i nomi di questi uomini sanguinarii si buttano nella spazzatura, e vivono soli così nella memoria come nella reverenza delle genti coloro che perdonarono, massime donne; in effetto non dà argomento a storie e canzoni Marianna Pozzo di Borgo cui essendo stato ucciso il figliuolo vestì abito virile e trasse con la sua gente ad assediare la casa dell'omicida, la quale avendo espugnata, e lui preso, mentre legato ad un albero aspetta la morte, ispirata da Dio, salva? Non vive eterna nei ricordi Dariola di Appietto, che avendo sorpreso con molti dei suoi ad una fonte l'uccisore del proprio marito, poichè il sopraffatto non volle arrendersi ad altri fuori che a lei, ella abborrì comparirgli minore della fiducia che aveva posta in lei; onde gli disse: va, ti dono alla tua moglie, per vendicare una vedova non voglio farne due? Però se vi garba la fama, se desiderate la benevolenza altrui e la grazia di Dio, perdonate.
Serena ascoltava Clemente, ma piegata la faccia nel palmo della manca mano guardava Altobello, a cui, posto ch'ebbe termine alle sue parole il Paoli, ella domandò: — e voi, signore Alando, perdonereste?
— Io! Per me penso che rimettere la ingiuria al potente sia tanto vile quanto non perdonarla al battuto da Dio e dagli uomini; — e tacque, ma pur tacendo col moto dei labbri e col guardo soave pareva ripetere: perdona.
Serena non fece motto; si accosta al vecchio e postegli ambedue le mani sopra le spalle, declina il capo e glielo appoggia sul petto, mormorando: — la pace sia con voi e il perdono col vostro figliuolo.
Il vecchio a sua volta strinse il capo alla donzella, la baciò in fronte e disse: — Dio ve ne rimeriti, figliuola.
In questa si udì stridere sinistro come l'urlo della civetta lo _scuccolo_, il quale era un suono gutturale costumato dai Côrsi per vantare la vendetta fatta o per annunziarla da farsi. Il vecchio e Serena si strinsero spaventati come colombi che sentano rombare sul capo le ale del falco, e Clemente in un attimo inarcato l'archibugio con voce alta esclamò: — quale è che vuole vendetta metta fuori la faccia.
Però nessuno rispose, onde Serena avvertì:
— Consoliamoci di questo, che il triste urlo non si rivolge a noi — e involontariamente conchiuse le parole con un sospiro.
Il vecchio Matteo scioltosi dalle braccia di Serena, disse: — Clemente, accompagnate a casa un vecchio amico; io non mi reggerei solo, e poi ho parecchie faccende da consultare con voi.
E si avviarono seguitandoli a breve distanza Altobello e Serena.
— Clemente, incominciò il vecchio; poichè a questo mondo oramai non mi attacca più altro vincolo che il dolore, ho fatto proponimento di consacrare il restante de' miei giorni a Dio.
— Avete pensato santamente.
— Clemente, voi sapete, che alla usanza del paese io posso stimarmi ricco.
— Lo so.
— Ora vorrei che voi che siete tanto religioso, mi consigliaste un po' sul modo di disporre delle mie sostanze.
— Per me, in verità, credo, che il miglior modo di essere accetto a Dio sta nello amare dopo lui con tutte le viscere la Patria; per la quale cosa promovendo coi vostri averi la sua libertà, penso che sarete a buon porto per ottenere la remissione dei vostri peccati e di quelli del vostro figliuolo.
— E questa è proprio la vostra fede, Clemente?
— Per Dio Santo da quando in qua altri può dubitare che Clemente Paoli una cosa ne dica e un'altra ne pensi?
— Non vi arrabbiate, Clemente, mi aspettavo altro consiglio da voi.
— In _primis_ chiedo perdono a voi dell'impazienza e a Dio di avere rammentato il suo santo nome invano; poi vi domando quale consiglio aspettavate da me.
— Ma! immaginava m'aveste suggerito a lasciare il mio a qualche convento per la celebrazione di messe quotidiane in suffragio dell'anima del mio figliuolo e della mia.