Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 25

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E come disse fecero; la serva passò le proprie sotto le braccia di lui, lo strinse forte, e se lo recò sul petto; l'altra si mise tra mezzo alle gambe recandosene una per braccio, e si allontanarono gambettando leste come pernici inseguite. Arrivate a casa, stesero il morto su la tavola; ciò fatto Lella ordinava alla serva:

— Ora va a casa da i parenti miei, batti forte ma senza furia, e aspetta tanto che ti abbiano sentito. Quando qualcheduno si sarà affacciato alla finestra gli dirai: — in casa Campana evvi un morto — e te ne andrai subito senz'altre parole, capisci? senz'altre parole.

Partì la serva; ella rimase sola col morto; prima di tutto gli ricacciò gli occhi in testa perchè gli erano schizzati fuora, e come meglio potè glie li rinchiuse. Che Lella possedesse anima e nervi di bronzo, non importa ch'io dica, nondimanco cotesti occhi penzoloni le mettevano paura; lo lavò col vino, lo pettinò; con molto stento lo vestì della cappa della confraternita di San Francesco del padre suo; gli coperse le faccia di un mantile bianco su cui ella medesima aveva ricamato il nome di Maria; gli sottopose al capo il guanciale ripieno di paglia fresca; tra le mani gli adattò un Cristo, quantunque non le riuscisse a piegare le dita irrigidite del morto tanto, che sembrasse le tenessero strette; e ai quattro lati della tavola accese quattro candele di cera. Ciò fatto s'inginocchiò da piedi sul terreno ignudo, e aperto il breviario prese a dire l'uffizio dei morti.

La serva in questa si aggirava per Corte dando l'avviso alla parentela dei Campana: grande sbigottimento si faceva in coteste case, imperciocchè chi fosse il morto non sapevano. Orso a quell'ora si trovava a Bastia; i fratelli e i nepoti di rado si recavano a Corte; rimaneva Lella, ma lei non poteva essere, dacchè era ella che li mandava ad avvisare: temevano di qualche tranello, e per altra parte sembrava enormezza non rispondere alla chiamata in tanto estremo; scelsero pertanto una via di mezzo, mandarono le donne a scoprire marina; chiariti da loro del come si mettevano le cose, sarebbero andati ancora essi.

Le donne una dopo l'altra arrivarono, e, chi è morto? domandavano esse, Lella in piedi accanto alla tavola rispondeva: — il mio fidanzato. Allora le donne avvicinandosi alla fanciulla una dopo l'altra ne prendevano il capo con ambedue le mani, e fronte accostata a fronte così restavano per circa un minuto; poi traendo dolorosi omei non senza percotersi il seno e il volto, e taluna anche stracciandosi i capelli, andavano a porsi ritto lungo la parete. — Questa cerimonia i Côrsi chiamano _Scirrata_.

* * * * *

La lettera ricevuta dal Paoli conteneva queste parole: — Eccellenza. Adesso adesso ci giunge l'avviso, che il corpo di Giovan Brando è stato rapito; stiamo dietro a rintracciare i trasgressori.

E forse per questa causa il generale abbreviò le sue quistioni convivali troppo più presto, che non avrebbe desiderato. Rimasto solo diè forte del pugno sulla tavola ed esclamò:

— Sarebbe stato meglio non fare quel bando; ma una volta fatto si deve obbedire: altrimenti ritorna la Babele genovese; e il punto va raccattato sotto pena di vedere andare a male tutta la calza.

E calcatosi il cappello sul capo uscì: menò seco Minuto Grosso ed Ambrogio; il cane Nasone non invitato precorse. Anche il signor Giacomo, che confuso per le tante vicende accadutegli nel giro di ventiquattro ore, e dalle cose che aveva udito si sentiva il cervello proprio in istato di caldaia bollente, si era posto alla finestra per mettere un po' di sesto a quella matassa arruffata dei suoi pensieri, appena ebbe scorto, che il generale invece di dormire se ne andava attorno, scese e si pose a seguitarlo come Simon Pietro quando menavano Gesù Cristo al Pretorio. Non ci ha dubbio, la curiosità lo spingeva, nè cotesto suo contegno poteva reputarsi discreto, ed ei lo sentiva; ma appunto perchè lo sentiva, lo spirito di contraddizione che dentro noi regna e governa aveva in un subito accumulato tante ragioni per farlo discredere, che un avvocato con metà meno avrebbe vinto in una causa più spallata di quella.

Il Paoli con la sua comitiva arrivato sotto la forca prese a speculare sottilmente il terreno e ci vide là orme di piedi scalzi, ma poche: invece moltissime di piedi calzati brevi così che appena si addirebbero a fanciullo; le quali accanto lo stile della forca si moltiplicavano in più versi e con diverse profondità. In questa sopraggiungevano una dopo le altre le guardie mandate alla scoperta, che interrogate in proposito rispondevano tutte nella medesima maniera: niente. Il Paoli allora levata la faccia scorse un pannolino rimasto appeso alla traversa, e sicuro di avere in mano il bandolo ordinò salissero e glie lo portassero: recata una scala eseguirono il comando. Cotesta era la salvietta dentro la quale Lella aveva avvolto il trinciante, adesso per inavvertenza rimasta lassù. Appena il Paoli l'ebbe in mano, la spiegò esaminandola su i quattro canti, certo di trovarci marcate le iniziali del nome del proprietario, ma gli fece fallo il presagio; la salvietta era senza marca.

— Qui bisogna venirne a capo. Nasone! gridò guardandosi attorno, e non lo vide perchè gli stava accanto — Nasone! quà — e gli mise sotto il naso per parecchie volte la salvietta; — poi gli disse: — cerca. Il cane col muso in terra cominciò a fiutare ora declinando a manca ora a destra, pure proseguendo sempre dietro una traccia; e tanto fece, che si condusse dopo breve ora per lo appunto alla porta della casa di Orso Campana.

Stando la porta chiusa, e disegnando il generale penetrare nella casa inaspettato, disse sotto voce qualche parola a Minuto Grosso, che rispose affermativamente accennando col capo; subito dopo guidati da lui si avviarono dietro la casa dove giaceva il giardino circondato da un muro a secco, che fu agevole cosa scavalcare; ed avendo, come speravano, rinvenuta socchiusa la porta, che dalla casa menava al giardino, all'improvviso comparvero in mezzo della stanza del morto.

Se fosse stato il luogo aperto, le donne al comparire di costoro sarebbero fuggite via porgendo materia alla similitudine di colombe spaventate, ma chiuse così rannicchiaronsi in un canto e fecero grappolo a guisa di api, che cacciate dal bugno si rifugiano a fretta su di un ramo di albero.

— Qual è che ha rapito dalle forche l'impiccato? domandò severo il Paoli. — Io, rispose a occhi bassi, e con voce velata Lella. — Perchè lo avete tolto? — Vivo me lo toglieste voi, ed io me lo ripigliai morto per dargli sepoltura. — Questo toccava al padre, forse, e non a voi. — Ed io andai a persuaderlo al padre, ma chiuso in Dio, egli non pensa più ad affetti terreni. — E voi chi siete per togliervi questo carico? — Io sono... vo' dire doveva essere la moglie di Giovanbrando.

— Avete compagni? riprese il Paoli con un suono più mite.

— No; gli avessi, non ve li direi, e a voi non istà bene domandarmelo. — Perchè no? Quando il popolo intero fa la legge corre a tutti il dovere obbedirla; e il pregiudizio che sia infamia a rivelare i malfattori ha da perire: chi era il vostro compagno dai piedi scalzi? — Sono io sua nudrice una volta, adesso compagna per servirla. — Fu un giudizio di quanti la udirono che la nutrice di Lella in tutto il tempo della sua vita trascorsa non si era arrisicata mai a discorso tanto lungo, e dicono ancora, che, in quella ch'ebbe a vivere poi, non ci si attentò più. — Voi per certo ignoravate il bando, che sotto severissima pena vietava si toccasse il cadavere del giustiziato — riprese a dire il Paoli volgendosi a Lella con manifesta intenzione di porgerle il filo alla scusa, ma la fanciulla pronta: — Anzi lo sapeva, — Dunque sapete che tocca morire anche a voi? — Sarete pietoso a riunire la sposa col suo sposo come foste spietato a separarli. — Non io, fanciulla, non io vi separai, ma la legge del popolo, e il suo delitto. — E questa corda — aggiunse Lella scingendosi il capestro dalla vita. — Forse credete che io senta gusto a condannare a morte i miei simili? Potete rimproverarmi di parzialità? Il primo che mettessero a morte per omicidio non era mio parente? — Oh! nessuno vi contrasta la fama di spietato. — Sta bene, spietato; ma la mia severità ridusse nè manco a dieci gli ammazzamenti che una volta sommavano in ogni anno a mille; ora fate conto se costa più lacrime la mia asprezza o l'altrui clemenza. La pena bandita contro il rapitore del giustiziato non pose la legge; che in questo caso potrei compiangervi non già salvarvi; bensì il governo, e posso rimetterla, e la rimetto. Povera _tinta_! io vi perdono: onorate il morto col costume patrio... capisco... rispetto a voi, egli periva in virtù del grande amore che vi portava; solo fate che venga sepolto prima di giorno nel camposanto della parrocchia.

Così ordinando il Paoli era mosso dal pensiero, che la pietà del caso della fanciulla poteva per avventura scemare lo abborrimento al delitto, ed il terrore alla pena; sicchè erano da evitarsi le peregrinazioni, e le fiorate alla tomba del giustiziato, le quali quantunque non si potessero vietare affatto, pure nel cimiterio comune avrebbero mantenuto modo più comportabile. Al Boswell, mancato ogni pretesto per dimorare più oltre là dentro, toccò uscire dietro al Paoli; tuttavolta avendo avvertito, come egli assorto ne' suoi pensieri non lo badasse, si ristette nella strada in aspettativa di quanto fosse per accadere. — Nè andò guari, che i parenti e gli amici incominciarono ad accorrere alla casa di Lella Campana a due, a tre, e a quattro: imperciocchè gli uomini, simili ai ranocchi, finchè dura il pericolo per ordinario si tuffano sott'acqua rimpiattandosi chiotti nella belletta: quando poi uno di loro o più improvvido o più animoso degli altri torna a galla, e dà il segnale altrui che non ci è più da temere, allora tutti ficcano il capo fuori dello stagno, e chi più ebbe paura più gracida. Il signor Boswell, osservato come adesso i parenti lasciassero la porta aperta, credè non commettere indiscretezza rientrare in casa alla coda di loro; cacciatosi in un cantuccio egli vide gli uomini anch'essi farsi incontro alla fanciulla, ed uno per volta abbracciatala disporsi lungo la parete di faccia alle donne senza però o piangere o favellare. Poichè dopo qualche dimora non giunse altra persona, le donne una dietro l'altra si mossero pigliando a circuire la tavola, e intanto che giravano chiamavano pietosamente il morto, rammentando le virtù poche che possedeva, e le moltissime che non aveva mai posseduto: di grado in grado, nei moti e nella voce s'infervorarono così, che le donne parvero menare proprio una ridda frenetica. Intanto Lella nel mezzo accanto al morto lo guardava con occhi socchiusi tenendo verso di lui tesa la destra con le dita aperte: di repente si caccia via dal capo il mandile lasciando giù correre per le spalle i capelli quasi criniera di polledro; spalanca gli occhi e ne vibra dintorno le pupille fiammeggianti come spada in mezzo alla strage.

— Silenzio! dissero gli uomini, cessate il _caracolo_; sta per cantare.

— Attente al vocèro — risposero le donne, e tacquero. Lella con voce velata, e da prima tremula, tenendo sempre la mano tesa incominciò a cantare:

— Giovan Brando a che vi state Là disteso su la _tola_? Della sposa, che vi chiama Non sentite la parola? Via, porgetemi la mano, Non lasciatemi qui sola.

Di campane e di archibugi Come levano rumore! Quanto in chiesa di Sant'Anna Ci è concorso, ci è splendore! Su Giovà, che il _cavaliere_ Sta su l'uscio e porge il fiore.[28]

Curciarella[29]! ava' tu gli hai Su la soglia la _travata_[30], L'orzo sparso per lo capo E la rocca _infrisciulata_[31] Prima vedova son fatta Che dal prete maritata!

Niuno leva tra i parenti Per aitarti o mano o voce. Dietro l'urlo: dàlli! ammazza! Ti perseguita feroce; Se _babbìto_[32] ode il tuo nome Si fa il segno della croce.

Non ritrovi in cielo e in terra Un rifugio alla tua testa; Non pai carne battezzata, Tanto ogni uomo ti calpesta; Ma da tutti maladetto La tua sposa anco ti resta.

La tua sposa? Ahimè! dal petto Lo mio core hanno schiantato; Rotte l'ale il mio colombo Giace in terra insanguinato; Mi rubarono lo sposo, Mi hanno reso un impiccato.

La fanciulla come spossata si abbandonò con le braccia e con la testa sul cadavere; dalla scossa convulsa delle spalle soltanto si faceva manifesta la tremenda agitazione dell'anima; certa vecchia, che aveva vanto di cantatrice, pigliò da cotesto istante di quiete il destro di profferire i suoi consigli in questa maniera:

— Deh! consolati figliuola, Porta in pace il tuo dolore; Giovan Brando adesso è in cielo Fra le braccia del Signore.

Fissa gli occhi in questo Cristo, Che t'insegna a perdonare; Non por legna sopra il fuoco, Abbastanza è torbo il mare: La giustizia non fa patti; Chi ha tombato ha da pagare.

La fanciulla leva d'un tratto la testa: aveva la bocca contratta e il guardo truce più che non abbia tigre che si avventi, e fra singulti rispose alla malavvisata consigliatrice:

— Se alle nozze di Chilina Vi mandava il boia in dono Quella corda, che strozzava Vostro genero Omobono, O Lucia, mi avreste udito Se io parlava di perdono?

Chi lo uccise caschi morto Come bove con la mazza, Le sue membra messe in brani E gettate su la piazza. Oh! potessi con un soffio Spegner tutta la sua razza

A infocar l'ira di Dio Non mi bastano gli accenti. Ma vorrìa vedere in fiamme Le sue case, e gli suoi armenti, Le sue vigne e gli oliveti In balìa dei quattro venti.

Al soffitto ecco ti appendo, O capestro scellerato; Gli occhi miei ti hanno abbastanza Con le lacrime bagnato; Resta là, finchè io non ti abbia Dentro il sangue rituffato.

Coi serpenti nei pruneti Vo' seguir vita e costume, Purchè in mezzo delle strade Del tuo sangue corra fiume. Io lo giuro sopra il corpo Del mio sole senza lume.

Troppo grande è lo mio danno, Troppo forte il mio dolore; Una semplice vendetta Non contenta lo mio cuore; Se io sarò troppo crudele Mi perdoni lo Signore.

Giovan Brando, ava' obbedisci Alla tomba che ti appella; Non badar, che la promessa Ti abbia dato una zitella; Che per far la tua vendetta Sta sicuro, basta anch'ella.[33]

Quando tacque, il sudore della morte le imperlava la fronte; traballò per cadere, ma agguantatasi alla tavola le riuscì mantenersi in piedi; tacevano tutti col capo basso, le labbra strette, i sopraccigli aggrondati, finchè riavutasi la fanciulla esclamò: — su gente, portiamolo al camposanto, poichè così ha ordinato il vostro padrone e mio.

E come ella disse, eglino fecero; e la povera salma fu portata alla sepoltura senza lume, senza croce, e senza canto, in silenzio, con sospetto come i contrabbandieri costumano i frodi; bene incontrarono il becchino, ma questi stava dietro a scavare un'altra fossa e non ci fu modo di farlo smettere prima che l'avesse terminata; allora ne cominciò un'altra accanto; a coloro che lo ricercavano cedesse la prima, rispose caparbio non potersi fare perchè era stata pagata, e non gli rompessero il capo, se non volevano che lo rompesse a loro; e in così dire alzava con tutte e due le mani la zappa. Intanto, consumandosi il tempo ora in questa, ora in quell'altra cosa, spuntò l'alba, e fu udito il canto del _Miserere_ accostarsi vie via sempre più al cimitero; — interrogato il becchino che novità fosse cotesta, rispose: che non ci capiva novità, essendo un altro morto, il quale veniva a pigliare possesso della sua ultima casa; in questo modo uno accanto all'altro terranno compagnia. Come si chiamasse il morto non domandarono; imperciocchè in quel punto la compagnia sboccò dal canto e videro Serena figliuola del colonnello Albertini. Le due fanciulle si scorsero, e non avendo lo stiletto addosso si ricambiarono una occhiata; veramente un colpo di coltello avrebbe fatto più danno, non però svelato odio maggiore. Il prete chiese a Serena se avesse desiderato seppellissero altrove il corpo di suo padre ma ella rispose:

— No; così, stendendo la mano, piglierà pei capelli il suo assassino, e lo trascinerà al tribunale di Dio.

Lella dal canto suo diceva al becchino: — lasciate la terra accanto a Giovanbrando vuota fino al muro, che appena basterà per coloro che hanno da pagare la sua morte.

Il signor Giacomo condottosi fin là per osservare ogni cosa, picchiando alla disperata sopra la scatola esclamò:

— Che gente! Che gente! A che cosa vanno a pensare invece di porre mente ai decreti della Provvidenza, la quale ordinò l'assassino scendesse nella sepoltura prima dello assassinato, e tremare della giustizia, che fece tenere la pena dietro al delitto come tuono al baleno.

* * * * *

Pel buio della notte i colli circostanti a Corte si rimandano l'èco delle conche marine, e paiono scolte che si eccitino mutuamente a vigilare su la Patria. Quando prima si fu messo un po' di raggio si videro calare giù da mille sentieri i popoli accorrenti alla consulta in sembianza di cascatelle di acqua piovana le quali arrivate in mezzo alla valle si uniscono senza confondersi: però che la confusione delle genti impedissero le vesti, e le bandiere diverse: rispetto a queste ogni drappello costumava adoperare i suoi colori, che stavano attaccati a mo' di fiamma su lo stendale in cui tutti portavano dipinta la immagine della Immacolata. Veramente muove a ira vedere come gli uomini non abbiano mai saputo smettere il vezzo di prendere Dio a complice delle mattie e delle ferocie loro; pure se è lecito invocare il cielo quando avventiamo le armi omicide, o lo possiamo nelle guerre per la salute della Patria, o mai. — Dapprima venivano i commissari delle armi, seguitati dalle compagnie addestrate dai medesimi; portavano il moschetto a bandoliera, e pistole, e pugnale; la _carchiera_ della polvere e delle palle davanti, dietro lo zaino; nessuno aveva loro ammannito le provvisioni, nessuno l'alloggio; nello zaino recavano pane e cacio, nella zucca vino, e tanto bastava per tempo non lieve: circa alle stanze, l'erba verde e la fronda di un'elce o di uno olivo era quanto sapessero desiderare; per loro i locandieri potevano impiccarsi dalla disperazione alla soglia dello albergo. Certo non presentavano l'aspetto delle milizie ordinate, pure assai composte procedevano nei moti, e quello che massimamente importa, sembravano decise a mettere in isbaraglio anime e corpi. Talune compagnie erano comandate da frati; altre da preti; fra i primi terribile di aspetto il padre Paolo Roccaserra, che con la spada in mano rammentava proprio san Paolo quale stampavano a Venezia nei frontespizii del Testamento nuovo; per amore di Patria e per prestanza, pari, se non superiori a lui, venivano dopo i frati Serafino, Venanzio, Sammarco, e Agostino; dei secondi erano mirabili Domenico Leca vicario di Guagno, anima di ferro in corpo di ferro, e il prete Mugghione grave e solenne, cui faceva contrasto il nostro conoscente prete Settembre. Inseparabili in vita, come poi lo furono in morte, il prete Piscione e il pievano Astolfi. Con quali argomenti questi preti e questi frati si schermissero dai sacri canoni non so, e non m'importa sapere; questo altro conosco, e mi piace che altri conosca, come oltre al Natali vescovo di Tivoli, il quale scrisse con San Tommaso potersi anzi doversi ammazzare il tiranno, e il padre Lionardo da Campoloro, che nel suo trattato dei primi rudimenti affermò martiri i morti per la Patria, il frate Filippo Bernardi addirittura sostenne degno di assoluzione colui che in qualsivoglia maniera un nemico spegnesse. Onde non è da maravigliarci se i Côrsi, commettendosi a loro, fossero certi di rimettersi in buone mani. Oltre cinquanta frati e preti furono deputati; cinquecento combatterono, terrore dei Francesi, che alcuni in guerra col ferro, i superstiti in pace con la corda barbaramente trucidarono; nè ciò bastando ad assicurarli degli altri, i quali pure erano rimasti all'ombra dei chiostri, mandarono in Corsica una frotta di frati francesi, affinchè gli educassero alla servitù, appunto come nella India si servono degli elefanti ammansiti per pigliare i selvatichi.

[Illustrazione: .... fra i primi terribili di aspetto, il padre Paolo Roccaserra, che con la spada in mano..... (_pag. 291_)]

Co' frati e co' preti gareggiavano le donne, nè tutte a modo di gregario, bensì taluna in vista di capitano; e queste furono Rossana Serpentini, la moglie di Bartolo da Barbaggio già famosa in guerra, la moglie di Giulio da Pastoreccia, ed altre parecchie, tra le quali degna d'immortale memoria la nepote del vicario di Guagno onde l'inclito amico nostro Salvatore Viale con patrio orgoglio cantava:

— Coll'archibugio in mano, e in sen lo stile Donne vedeansi valorose e ardite Che abito assunto al par che alma virile San le maschie emular vergini scite[34].

E prima di lui Ottaviano Savelli con nobilissimo carme latino il quale recato nel volgare nostro suona così:

— Quanto femmina possa, a prova impara. Forza ho nel corpo sano e nelle vene Il patrio sangue, e la virtù nel core, Nè sola o prima ch'io mi cinga al fianco La spada, e porti in su la spalla l'arme, E di sandali cinga il piè veloce:

Emularono molte i gesti aviti, Adesso teco agli ultimi cimenti Io mi commetto, e le più ree fortune Patirò; spirerò l'anima teco, Tu duca mio, tu padre....[35]

E' pare, non vo' negarlo, che alle donne si addicano studi più miti, ma le côrse use alle fatiche, nelle quali si travagliavano troppo più degli uomini, trattarono le armi non per andazzo di tempi, o per muliebre vanità, bensì, perchè ci si sentivano atte; di vero parecchie imprese vinsero sole; tutte poi sostennero stupendamente.

Dietro gli armati veniva la varia moltitudine di vecchi, di fanciulli, e di donne, e in mezzo a questa il deputato, o vogliamo dire il procuratore del comune; i più pedestri, vestiti come gli altri, che lo stipendio di una lira al giorno non consentiva lusso maggiore; i troppo vecchi procedevano sopra piccoli muli, e taluno di loro davanti si recava un tenero ragazzetto, in groppa una donna mingherlina; tale altro stava seduto in modo da permettere che dal basto pendessero attaccate due ceste, dentro le quali uno per parte giacevano due pargoli; le madri seguitavano filando, e al primo gemito recatisi i bambini in collo porgevano loro la mammella: avrebbero voluto a un punto filare, camminare, e allattare, e ci si erano provate; ma conosciuto il pericolo, non senza rammarico erano rimaste da filare. Forse di queste cose taluno sorriderà, e tuttavolta, in fino d'ora, lo avverto, che se lo universale dei Côrsi avesse praticato costumi non diversi da questi, la Francia sarebbe venuta meno contro la virtù di quel pugno di gente.