Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 22
— Taci là, scema, il tuo cognato non ieri sera come fingeva, ma oggi mi ha portato doni veramente fraterni; si è messo di accordo col Paoli, già i birboni s'intendono all'odore... come i cani, e adesso mi trovo condannato ad esiliarmi da Corte prima di domani, e a lasciare i miei chiusi, le mie terre e le mie case in podestà di Altobello: ma giuro alla Immacolata, tal bove crede andare all'aratro, e va al macello, e la somma si tira a fine del conto. Orsù, donna, io vado pei muli; forse mi acconcerò con quelli che hanno menato qui Altobello; chi mai lo avrebbe creduto che avessero a condurre lui, e levare me! Dovrebbero pretendere poco perchè sono muli di ritorno, e il ragazzo pare fidato. Ora fa tosto, donna, e metti insieme il buono e il meglio da caricarsi sopra le bestie.
E borbottando uscì. La donna dalla crudele miseria del marito era rimasta così percossa nello intelletto, che ormai aveva perduto il giudizio intorno alla diversa importanza delle cose. Appena costui si fu allontanato, prese un sacco e con quello alla mano incominciò a rovistare per la casa: ci mise dentro il mazzo dell'esca, la matassa degli stoppini, non omesso quello che aveva mezzo consumato, un mozzicone di candela di sego, non so che trucioli, e alcuni pochi cannelli di carbone; poi stovigli, su gli stovigli la _batteria_ religiosa, la palma e l'olivo benedetti, l'agnus dei, un Gesù bambino di cera, e una sant'Anna visitante la Madonna accartocciata, per ultimo un gatto e una gallina. Buon per tutti che il gatto e la gallina erano conoscenze antiche, e ognuno di loro, nella propria specie, d'indole angelica: altrimenti Gesù o sant'Anna avrebbero avuto un saggio della pena ordinata dalla legge pompea su i parricidi. Pieno un sacco, diè di piglio a un altro dove mise chiodi, spaghi e sciarpe di ogni maniera. In questa rientra Mariano, e vista la squisita diligenza della massaia, tanta ira lo assale che avventandosele contra le mena una recchiata così solenne, che il muro gliene rende un'altra.
— Maledetta da Dio, non so chi mi tenga che con queste mani non ti ammazzi! Ti pare ora questa da badare a siffatte ciammengole?
La donna piagnucolando rispondeva al marito indracato: — prima mi picchiavi perchè non teneva conto delle bazzecole, adesso mi batti perchè le ho raccattate; se continui così so io quello che farò....
— E che farai?
— Che farò? Ti lascerò solo, oppure quando dormi ti ficcherò un chiodo negli occhi.
— Vien qua, scempia, e aiutami a cavare fuori i quattrini.
— Quattrini! E da quando in qua hai quattrini? E ce ne hai di molti? E perchè non me l'hai detto?
Mariano non rispose, ma andato nella latrina, sconficcò un asse dal pavimento, e dal vano che ivi sotto comparve trasse fuori a manciate molta quantità di moneta. La sua sospettosa avarizia lo aveva persuaso a tenere celato cotesto nascondiglio perfino alla propria moglie, e quando gli cascava nelle mani qualche danaro, sotto pretesto di bisogno corporale chiudevasi nello stanzino, dove mediante una fessuretta praticata nella tavola gittavalo dentro. La donna alla vista di tante monete saltava, e batteva le mani e strillava: — quanti quattrini! quanti quattrini!
— Sta cheta, che tu possa cascar morta, aiutami a portarli sulla tavola.
Allora incominciò un via va, un via vieni del marito e della moglie a raccattare danari di per la terra, e portarli su la tavola: siccome in cotesta fatica presto incominciarono a grondare sudore dalla faccia e con le mani sozze dal maneggiare metallo se l'erano asciugato, divennero orribili a vedersi. In effetto la moglie fissando all'improvviso il marito proruppe in altissimo strido, e si fece il segno della croce.
— Scema! che ti frulla pel capo adesso?
— Santissima vergine, che paura! mi era parso mi fosse apparito il diavolo.
— A te è parso vederlo, ma io lo vedo di sicuro. — Mettiti accanto a me, separiamo le monete di rame da quelle di oro e di argento, dacchè tutte non le possiamo portare.
Ed uno allato dell'altro, rischiarati dal lucignolo di un lume a mano, presero a fare tre mucchi di queste diverse monete. Chiunque gli avesse veduti conci com'erano, anima e corpo intenti a cotesto travaglio, non so se più avrebbe pianto o riso sopra la miseria umana. Mariano che con un occhio guardava il gatto coll'altro la padella sospettò la moglie gli avesse involato una moneta, onde brontolando disse:
— Dove hai messo la moneta?
— Qual moneta?
— Quella che tenevi poc'anzi fra le dita.
— Al monte.
— Non è vero nulla; mostrami la mano, — eccola. — Mostrami quell'altra. — Bada bene di non rubare, perchè altrimenti tu andrai all'inferno, e poi io ti spaccherò la testa con questo pietrone.
Compita la cerna, Mariano favellò:
— L'oro porteremo addosso noi, l'argento caricheremo su i muli: il rame appiatteremo in qualche sito, perchè capisci ci tocca a camminare per luoghi deserti dove non so se sia da temersi più degli amici o dei nemici.
— Tu sempre mi chiami scema, Mariano, e veramente mi pare esserlo pur troppo, ma tu sei più scemo di me e non te ne accorgi. Hai distinto le persone, nelle quali ci accadesse d'imbatterci, in amici o nemici; ma dove mai noi possiamo avere amici? E poi ci vorranno frugare e svaligiare, e a che giova la separazione delle monete? Avremo di catti se ci lasceranno la camicia addosso. O salvi tutto, o perdi tutto, però rimescola l'oro coll'argento, e non lasciarti dietro il rame. O piuttosto senti il parere di una folle: guardati dal metterti in viaggio in tempo di guerra con danari addosso; e se ti venne in uggia la vita va nell'orto, e impiccati al primo fico che trovi, che così la farai più spiccia.
— Hai ragione, hai ragione; a lasciarlo mi si stacca il cuore, ma a portarlo mi può strappare la vita; sarà meglio lasciarlo; ma dove? Chi lascia la via vecchia per la nuova spesse volte ingannato si ritrova; lo rimetterò colà donde io l'ho tratto.
— Là non lo metterai perchè è luogo frequentato, e il rumore del vano può facilmente palesare il nascondiglio.
— Hai ragione, hai ragione; dunque che cosa si stilla?
— Rimpiattiamolo sotto la catasta delle legna.
— Va via, matta, queste saranno le prime che il maledetto fratello adoprerà.
— Buttiamolo dentro il tino del vino.
— Sta zitta, scema, questo sì che piglieranno all'assalto.
— Sotterriamolo nell'orto.
— Sei una bestia, le zolle smosse di fresco daranno indizio dello scavo. O Signore, dove celerò io questo mio sangue? Mi viene in mente di confidarlo a mamma; donna segreta ella è; adesso Altobello non si trova in casa, nè temo che glielo volesse dare: resta a vedere se non lo pigliasse per sè.... perchè no? La madre ladra del figliuolo! Nella sacra Scrittura Rebecca non invola gl'idoli al padre Labano? Se la figlia ruba al padre, la madre può rubare al figliuolo. Maledetto l'uomo che confida nell'uomo: ti lascio considerare moglie mia, che diavolo egli avrebbe detto se discorreva di donne; e lo Spirito Santo, capisci, se ne ha da intendere, capisci?
— Capisco.
E si rimasero lungamente in silenzio costernati: per ultimo dopo molto torturarsi il cervello, Mariano non trovò di meglio che sotterrare il danaro in un angolo del giardino, e quivi sopra ammucchiare pietre; ancora volgervi pruni lì oltre cresciuti, e vitalbe, cosicchè paresse che da tempo antico non fossero state rimosse. — Quando rifinita di forze dopo quattro ore di dura fatica la moglie domandò se adesso si giudicasse sicuro, egli rispose:
— Come posso reputarmi sicuro se ho confidato il mio segreto ad una donna.... a te? Bisognerebbe ch'io ti tagliassi la lingua.
— O le mani non indicano? Gli occhi, i piedi non accennano?
— Certo, certo, adesso che ci penso, era più sicuro sotterrarti co' quattrini.
— Nè anche questo, perchè dopo un'ora ti domanderebbero: che hai tu fatto della tua moglie? Per sicuro costui l'ha scannata.
— Ouf! non avrei mai creduto che fosse tanto difficile sbarazzarsi della moglie e conservare i danari.
* * * * *
Quando declinato il sole all'occaso il signor Giacomo Boswell si recò alla mensa del generale Paoli, non ebbe a maravigliarsi mediocremente nel considerare intorno alla tavola raccolti di ogni generazione frati e preti; eranvi parecchi soldati, e tali apparivano piuttosto che dall'assisa, dalle armi che scinte avevano deposte in un canto. Il generale spogliate le vesti pompose vi compariva co' suoi abiti consueti alla côrsa; seduti tutti, un domenicano lungo e ossuto, di faccia bianca come la cera, l'occhio grigio, recitò con voce cupa il _Benedicite_, e dopo ognuno attese a cibarsi in silenzio come nei refettori di frati. I romanzieri e i poeti, non esclusi gli eroici, ossia in virtù della memoria, ossia in virtù della speranza, molto si talentano a raccontare come e quanto si cibassero i propri eroi; io non gl'imiterò in questo: basti dire, che il pranzo fu parco, e i commensali da venti; nè già si creda che gli spesasse il Paoli; all'opposto la patria nutriva anco lui; e la Corsica, costumando passare gli alimenti a parecchi magistrati, risparmiava e provvedeva alla concordia, e ad altri, che non importa dire, beni, raccogliendoli intorno alla mensa del generale.
— Anche questa è fatta, disse il Paoli gittando il tovagliuolo su la tavola: arrivò finalmente l'ora mia, e la dico mia, perchè le altre spettano alla patria, eccetto alcune, che si piglia la morte, o il sonno, che è tutto uno, e come sarebbe a dire marito e moglie. Io dico poi mia quest'ora, perchè ragionando con gli amici conduco il corpo e l'anima ad esercitarsi sanamente in pro' loro. Il corpo, a cui se dopo il pasto torna nocivo il moto violento, gli giova il moderato qual è appunto il leggere a voce alta, o il disputare con modi cortesi, con amici cortesi: così almeno la pensava il buon Plutarco, che ci lasciò nove libri di dispute convivali, ed io di leggieri consento con lui: l'anima, come quella che per ozio non si irruginisce, e tratta alacrità dal rinnovato vigore del corpo prova con seco, o con altrui, concetti e partiti prima di metterli in pratica. In effetto le dispute tra gli amici si possono paragonare alla scherma con la quale il soldato si addestra alle vere battaglie. Platone, Aristotile, Epicuro e i Greci tutti, assai si piacevano di cosiffatti colloquii; Plutarco ne formava sua delizia, nè i Romani rimasero a dietro di loro, e quando Plutarco racconta che Cornelia, orba di marito e di figliuoli in cotesta sua villa nel Miseno, dopo il convito consolava la sua vecchiezza discorrendo di Tiberio e di Caio Gracchi, della indole, dei concetti e delle imprese loro con labbra severe da disgradarne quelle della storia, io ho pianto di molte lacrime, e volentieri lo confesso. — Intanto per incominciare da me (che il primo prossimo è se stesso) io desidererei che mi diceste, signor Boswell, donde avviene che voi non mi chiamate mai generale? Fu per caso, ovvero con intenzione che voi mi avete chiamato sempre signor Paoli?
— Io lo feci apposta; il titolo di generale dichiara una qualità che possedete comune con infinita schiera di uomini, e di per sè non significa niente, mentre il nome Paoli mi rappresenta un uomo meritevole dello amore dei buoni e dell'ammirazione di tutti.
— Cospetto! riprese il Paoli sorridendo, pensava dovervi fare un serio rabuffo, ed ora mi tocca a ringraziarvi.
— Che dite mai, mio signore? Sono io che devo ringraziare voi, imperciocchè stanziando a Roma io con infinito sconforto contemplai in quali miserabili rovine può traboccare un popolo, e più delle stesse rovine mi umiliò l'aspetto della brutta ellera che le ricopre.
— Io non ho mai visto l'ellera di cui parlate.
Il signore Giacomo esitò alquanto, ma all'ultimo animosamente continuò: — intendo dire la Corte romana. — Egli dubitava dover sostenere un rovescio di riprensioni, forse d'ingiurie per parte dei preti e dei frati quivi adunati, ma con suo stupore essi non fecero cenno pro' nè contro, non altramente che se fossero stati santi dentro le nicchie. — Bene! qui all'opposto l'anima mi si riaperse alla speranza purificata dallo spettacolo di un popolo che risorge per l'aiuto prima di Dio, e poi di un grande uomo.
— Voi altri Inglesi vi rassomigliate al metallo che quanto più tarda ad arroventarsi, tanto infocato più ci arde. Troppo tratto corre tra questo popolo e il romano; altri i tempi e i fini, i quali anche potendo aborrirei si proponesse pari, dacchè i romani intesero vincere e dare leggi al mondo, e a noi basterebbe non si frastornasse nessuno, paghi di fare leggi per noi soli. Quanto a me il cuore mi palpita come a romano, ma il mio petto è angusto; se io vi paio grande non è merito che mi appartenga, bensì colpa dei tempi; io sono grande come le ombre diventano lunghe al tramonto del sole; grande della piccolezza altrui; in vile secolo eroe. Se grande io fossi e metuendo davvero, i sovrani come Caterina di Russia e Federico di Prussia non si trastullerebbero meco come con ninnolo strano.
— Bene; non poteva essere a meno che voi mi favellaste così, dacchè la modestia formi massima parte della grandezza.
— V'ingannate, io la penso come la dico, e se mi paragono co' vivi mi sento grande, ma io mi metto in confronto co' morti, e lo sgomento mi assale. Lascio da parte Cesare ed anco Alessandro, il quale reputo migliore assai della sua fama; che a parere mio lo denigrarono i suoi generali per farlo meno desiderabile ai Greci dopo averlo ammazzato, e messo in brani l'impero: misuratemi con Epaminonda, con Pelopida, con Trasibulo, mi troverete più corto chi sa quante spanne, anzi neppure con Aratro io mi posso mettere a petto, che a lui riuscì impadronirsi dell'Acrocorinto, mentre io non giunsi per forza o per ingegno a superare giammai una terra murata.
— Mi pareva avere udito che espugnaste San Fiorenzo.
— Non io, bensì i generali Andrea Colonna e Luigi Giafferi; io ne fui ributtato, e se volete udire come, Clemente mio fratello ve lo racconterà.
— È breve storia, incominciò a dire un uomo che molto arieggiava il generale, senonchè la complessione e la statura sua erano tutte avantaggiate, le sembianze non si poteva conoscere ad un tratto se più malinconiche o più rigide, ma forse ci entrava un po' dell'uno e un po' dell'altro, — è breve istoria, e poco gloriosa. Indettati con Francesco Arena e i Gentili, mio fratello ed io movemmo il 7 febbraio 1760 all'acquisto di San Fiorenzo: sessanta uomini condotti da Giovanni Rocca buon'anima, fiore di valoroso, si accostarono a mezza notte su due barche ai bastioni dalla parte del mare; le acque trovarono basse per via del rovaio che si era messo a soffiare forte di prima sera, e le scale trovarono corte al bisogno: l'accidente cagionò perdita di tempo, ma a nessun cadde in mente di abbandonare la impresa. Su i bastioni stava, e sta tuttavia appoggiato il muro di una casa dentro la quale giaceva un infermo custodito da certa femmina del luogo: ora nel punto che i nostri salivano, a costei venne voglia di votare non so che vaso, per la quale cosa affacciatasi alla finestra gli scoperse di botto, e prese a rangolare: battaglia! battaglia! — Le sentinelle trassero, e il povero Giovanni rotolò giù in mare gridando: su, figliuoli. I nostri si arrampicarono come gatti, e messo il piede in sodo si stringono a zuffa manesca co' soldati; sopraffatti dal numero riparano in alcune case prossime alla porta, e quinci attendono a difendersi da uomini. Io me ne stava co' miei quatto di fuori, ma sentendo le grida non mi parve tempo di gingillare; dato di piglio alle accette in breve ora con lo aiuto di Dio mandammo in fascio le imposte accorrendo in aiuto dei pericolanti. Il comandante genovese non si rimase ad aspettarci, ma rinchiusosi nel castello incominciò a fulminarci con la batteria dei cannoni: tanto è, i cannoni non ci facevano paura, e volevamo ad ogni modo spuntarla. Alla provvidenza piacque altrimenti; trecento soldati genovesi spediti a dare la muta al presidio di Bastia, sbattuti dal vento avevano preso terra in Capogrosso, dove udito il caso di San Fiorenzo mossero a marcia forzata, ed occuparono il posto di Santa Maria fuori delle mura: di assedianti diventammo assediati di mezzo a due corpi, ognuno dei quali superava di numero il nostro, e per più avevamo di fronte una fortezza. Conobbi che ostinarmi più oltre sarebbe stato tentare Dio, chinai il capo ai divini voleri, e mi ritrassi.
— Troppa più lacrimevole vicenda fu quella di Aiaccio, soggiunse Pasquale Paoli, Giuseppe Masseria, il quale come avvocato dei poveri aveva facile accesso nella cittadella, e nel maschio dove si custodivano i carcerati, mi fece sapere essere disposto a darmi nelle mani la città: esitando io di seguitare il trattato per colpa della fortuna sperimentata nemica in simili avventure, egli per pegno di fede e per conforto alla impresa mi mandava in ostaggio la moglie con due suoi figliuoletti: allora, gettato via ogni dubbio mi accostai con duecento soldati regolari, e un corpo di volontarii co' quali mi fermai a 10 miglia da Aiaccio nel convento dei Francescani alla Mezzana; quinci spedii un corpo ad Alata con ordine che occupasse i conventi dei francescani e dei cappuccini per istornare l'attenzione dei Genovesi, mentre commetteva al colonnello Buttafuoco, che con molto maggior punta si accostasse ad Aiaccio, e sentito il tiro del cannone desse la scalata. Il Masseria per mandare a compimento il disegno si era confidato nello aiuto di certi banditi côrsi i quali gli mancarono non per difetto di volontà, bensì perchè la sentinella negò lasciarli entrare in fortezza; obbligato allora di rimediare alla meglio condusse seco due preti e il suo figliuolo maggiore, con questi entra nel maschio, investe con le coltella le guardie, e lo occupa; subito dopo con l'accetta rompe le porte delle carceri, libera i prigioni, e con parlare succinto dice loro, che se hanno cara la vita lo sovvengano nella impresa recandosi a difendere le porte del maschio; quinci ancora invia un soldato al commissario genovese, affinchè lo ammonisca che non si attenti movere passo, altrimenti appiccato fuoco alle polveri manderà sottosopra la terra con quanti ci rifiatano dentro; lui volere restituire la patria alla libertà; cercasi la chiave della polveriera al magazziniere, che col ferro alla gola confessa averla confidata alla moglie, la quale o fedele o maligna se la cava di tasca ed in un attimo la sbalestra nel mare; non per tanto sbigottisce il Masseria, che spinto il figliuolo e un prete in cima al maschio per dare il segno col cannone al Buttafuoco, affinchè tentasse la scalata, resta coll'altro prete a rompere l'uscio della polveriera. Il figlio Masseria accosta la miccia al focone, e il colpo non parte; tenta da capo, e invano; specolato il pezzo lo trova scarico; adesso mentre quei grami, poveri di consiglio si baloccano lassù, un nugolo di palle sparate di casa il commissario, ammazza il Masseria, e ferisce il prete. I prigioni, liberati, vista ogni cosa a rovescio, inviliti disertano la porta, che viene sforzata dai Genovesi irrompenti. Il Masseria che si adoperava intorno alla polveriera, la quale, oltre alla estimativa, ai suoi supremi conati resisteva, ferito a morte casca; nondimanco messo ai tormenti, incolpò sè e il figliuolo, i preti disse ignari di tutto, e da lui condotti per diporto lassù; indi a poco moriva. Uomo degno di memoria nelle storie per l'ardimento, per la fine generosa, e per la magnanimità sua, dacchè nel mettersi a tanto sbaraglio, niente aveva chiesto per sè; solo qualche privilegio pei suoi concittadini. Tentai anco sorprendere il forte di San Pellegrino e non l'ebbi; all'opposto vi perdei Felice Valentini, soldato di valore e mio parente; la presa della torre della Paludella non vale il pregio di essere rammentata, sicchè voi vedete che io non posso in coscienza venire a contesa di fama col Demetrio _Poliorcete_[25] nè con Ambrogio Spinola _espugnatore di fortezze_.
[Illustrazione: .... il sig. Giacomo Boswell non ebbe a meravigliarsi mediocremente al considerare intorno alla tavola, raccolti di ogni generazione frati e preti; eranvi parecchi soldati... (_Pag. 251_)]
— Benissimo; ho avvertito nel vostro discorso che avete ragionato di milizie regolari e di volontarii; a me la fama riferì che di soldati fermi non conoscevate in questa isola la mala semenza.
— Porgete ascolto; tanto è volere sfondare il cielo con un pugno, che presumere di vincere le guerre co' volontarii soli: lo ammiraglio di Coligny lasciò detto amare meglio di condurre mille diavoli che cento volontarii, ed io consento con lui. Senza disciplina, gente armata saranno masnadieri, guastatori, tutto quanto vorrete, tranne milizia atta a vincere battaglie; i volontarii desidero per segnarsi soldati, da questo in fuori devono pareggiarsi agli altri. Quanto al soldo sarebbe lodevole poterne fare a meno; Roma per 374 anni non ammise milizia pagata, allora la introdussero i patrizii per gratificarsi il popolo, ma i tempi ed i costumi nostri non concedono questo; ho ordinato due reggimenti a cui assegnai istruttori svizzeri e prussiani, e questi pago; se i casi persuadono a tenere le altre genti oltre lo stabilito, retribuisco a ragione di venti soldi per giorno, e ci stanno volentieri; ma il nostro Achille Murati, che in coscienza di cristiano si è guadagnato sette volte con le sue imprese il nome di Achille, vi chiarirà intorno agli ordini delle nostre milizie.
— E' sono ordini semplici, mio caro signore, prese a parlare l'eroe della Capraia, uomo che al guardo, al naso, alle forme spigliate rassomigliava all'aquila; da diciotto a sessanta anni ogni Côrso ha da combattere; dei preti, i curati soli esclusi; dividonsi in due terzi; ogni terzo va al campo e si ferma otto giorni a spese proprie, gli altri succedono di mano in mano: si chiamano i più prossimi al luogo dove si tiene il campo; i rimasti a casa si addestrano; massime la domenica, e tanto riescono capaci, che Ambrogio, guardia del generale, non è il solo che con un colpo abbia ammazzato due Genovesi. In ogni paese stanzia un capitano, in ogni pieve un commissario di cui lo ufficio consiste nel levare e istruire le reclute; ci sono i due reggimenti dei quali vi ha parlato il generale, la sua guardia, quella dei magistrati, e qui finisce; tutti insieme possono sommare a quarantamila uomini, ma da farci proprio assegnamento sopra, un venticinquemila.
— E i bagagli, le artiglierie, gli ospedali, le munizioni al bisogno?
— I cannoni, abbiamo quelli presi ai nemici, o pescati in mare dai legni perduti; circa agli ospedali vi racconterò la risposta data testè da un Côrso ferito a Barbaggio ad un Francese: _il Côrso muore volentieri all'aria aperta_. Per ciò che spetta alle munizioni, ogni uomo porta le sue per una settimana; dove mancassero, la carità patria supplirebbe a ribocco, e perchè non la crediate jattanza io vo' che sappiate come gli abitanti del piccolo casale di Altipiani nudrissero per bene otto giorni tremila uomini ricusando qualunque compenso.