Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 21
— E forse un po' più la schioppetta che la predica? domandò il Paoli sorridendo.
— Eh guà! potrebbe anche darsi — rispose il frate stringendo li occhi mentre i peli della barba su i labbri gli si movevano a guisa di ale.
— E voi, signori, chi siete?
— Eccellenza, io sono Altobello Alando...
— Ah! io vi aspettava... ma vostro zio sarebbe forse morto, che non lo vedo con voi?
— In letto...
— Sta bene, non poteva essere altrimenti: morto o infermo... sangue di Alando non può fallire; spero non sia grave la sua malattia.
— Per ora no, ma incurabile, perchè frutto degli strapazzi e degli anni. Queste sono lettere, che vi manda, e con esse questa tenue offerta, che gli serva come prezzo del cambio.
Il generale lesse la lettera, e mutò, per la commozione, di colore più volte; poi preso il danaro depositato da Altobello sopra la tavola lo porse al segretario dicendo:
— Padre Guelfucci, consegnerete questo danaro al tesoriere ordinandogli che noti su i registri il nome di cui lo manda, e la causa per la quale è mandato: ancora scriverete lettere circolari ai parroci perchè nella domenica prossima bandiscano dai pulpiti il fatto ai popoli. — Questi sono i nostri diarii, signor Altobello, e mi paiono sopra gli altri onorevoli: non costano nulla, e le bugie, e le calunnie, e le frodi per ordinario peritandosi di entrare nella casa di Dio rimangono sulla porta.
— Vi chiedo licenza, signor generale, di presentarvi questo mio amico Giocante Canale; esso non seppe resistere alla vostra chiamata, amico non volle dividersi dall'amico: egli era tenente alla compagnia di cui io stava a capo come capitano.
— Datemi un abbraccio, Giocante: la vostra venuta mi fa bene più di quello che non potete credere; qui non vi è penuria di fatiche, nè di officii, io vi terrò entrambi presso di me, voi in grado di maggiore, Altobello, e voi, Giocante, capitano: io ho bisogno di officiali esperti: dentr'oggi vi faremo spedire la patente. Voi, signore, siete inglese? Qual grazia vostra o merito di noi vi conduce ospite in questa povera isola?
— Signor Paoli, nato libero, amo la libertà; di voi e dei vostri udii parlare con diversa sentenza, volli venire a sincerarmi da me stesso se voi eravate un bandito o un eroe: quanto ho visto mi basta, e me ne avanza per andarmene pienamente convinto che voi siete un rispettabile... un molto rispettabile... un rispettabilissimo gentiluomo in verità. Però concedetemi ch'io vi stringa la mano, e dimani me ne torno a casa.
— Anzi rimanete, perchè di molte cose ho da parlarvi, le altre molte mostrarvene.
— Questo è una copia di testamento, disse fra Bonfigliolo.
— Leggete su, ordinava il Paoli, e quegli:
— In nome di Dio. Amen....
— Correte via alle disposizioni.
— _Jure legati_, o come meglio, lascio a S. E. il generale Paoli quale rappresentante della nazione côrsa tutto quanto la mia casa apparirà creditrice per provviste da guerra e da bocca da me spedite al governo della Corsica fino dal principio della guerra contro i Genovesi. — Item, lascio al prefato generale Paoli, sempre nella sua qualità, tutte le provviste sia da guerra che da bocca, che si troveranno in essere al tempo della mia morte nei magazzini messi a bordo senza spesa. Item lascio al medesimo generale Paoli il mio orologio; se fosse una corona non gliela lascerei, perchè sarebbe un presente indegno di uomo libero, ed egli la butterebbe via. Nella universalità degli altri miei beni, veruno escluso nè eccettuato, instituisco erede Tiburzio Giacomini di Centuri mio nepote, al quale faccio invito, e in quanto occorre comando, di recarsi a Livorno, e continuare il traffico della mia ragione, industriandosi favorire come ho fatto io con l'opera, col consiglio e co' beni la libertà della patria. A guerra finita, se, come spero e desidero, col vantaggio della Corsica, liquidi ogni suo interesse, e convertiti gli assegnamenti in danaro cessi la mercanzia, e si faccia agricoltore: in cotesta occasione porterà seco le mie ossa, e le seppellirà a piè dell'olmo davanti casa dove la gente va a meriggiare, e la sera a prendere fresco; se (e questo Dio non voglia) la Corsica avesse a cascare sotto la dominazione straniera, allora venda le terre e le case di Corsica e pigli stanza fuori; mi lasci stare dove mi troverò, perchè mi sembra che a me morto non darebbe meno uggia dormire nella patria schiava che a lui vivo strascinarvi la vita.
— Padre Bonfigliolo, anco lui, anco lui mettete nella Circolare ai parroci; senza mancare di reverenza ai santi antichi mi sembra, che su gli altari ci possano stare anco questi. Che ne dite, padre Bernardino?
— Veramente bisognerebbe aspettare la canonizzazione da Roma; ma non fa caso, perchè quando Roma o non vorrà o non potrà salutare come santi quelli che amarono la patria, io credo che anch'ella potrà fare il suo testamento.
— Bene, bene, benissimo! esclama ad alta voce il Boswell, e tosto gli occhi di tutti gli astanti gli si voltarono contro corrucciati; egli a ciò non badando riprese: se mi cedete cotesta lettera io vi darò in compenso cento... anche centoventi.... forse.... quando non possa farsi a meno, centocinquanta lire sterline....
— Signore... interruppe il Giacomini battendo di un piede la terra; ma il Boswell imperturbato continuò:
— Io metterò in quadro cotesta lettera e l'attaccherò al muro nella Borsa di Londra perchè i mercanti inglesi, anzi tutti i mercanti del mondo la leggano, e si vergognino, o meglio ancora la leggano e imparino ad imitare il cittadino Santo Giacomini.
Allora lo sdegno cessò come vela al cessare del vento, e gli sorrisero benevoli.
Il Giacomini in quel punto colse il destro per favellare: modestissimo uomo era costui, e appena ardiva sollevare gli occhi, sicchè arrossendo disse: — Signor generale, mi sono mosso da Centuri per confermarvi colla mia bocca sentirmi disposto a soddisfare con tutto il cuore i desiderî del mio signore zio, che Dio abbia nella sua misericordia; siccome mi sembra che la faccenda stringa vi prego parteciparmi i vostri comandi anche subito, che senza indugio col vostro beneplacito mi avvierò a Livorno.
— Non prima di domani; per questa sera albergherete qui meco, s'intende che anche voi, signor Boswell, farete lo stesso; di ciò vi prego — e sorridendo aggiunse — e vi consiglio di non ricusarlo al barbaro capo di tribù selvaggie. Altobello spero non mi appiccherà lite perchè io gli rubi l'ospite — e qui strettogli tra il pollice e l'indice un bottone della veste lo tirò dolcemente in disparte bisbigliando: capirete quanto necessiti tenerci questi signori bene edificati.
— Anzi, rispose Altobello, voi mi levate dal più grande impiccio che mi sia venuto addosso dacchè sono al mondo, — e visto il generale che si turbava un cotal po' a siffatto strano discorso, fu sollecito a dire: sul quale proposito importa ch'io vi parli subito subito, e in segreto.
Il generale, accommiatata la gente che gli stava dintorno coi modi più urbani che si addicono a perfetto gentiluomo, rimase solo con Altobello: allora questi gli espose per filo e per segno quanto dopo il suo arrivo gli era accaduto col fratello Mariano; la vergogna sofferta, e l'ira che repressa per decoro della famiglia sentiva in procinto di prorompere: dall'altra parte lo combatteva la paura di affliggere quell'angiolo di sua madre più che non era già afflitta, e il pensiero si avesse a propalare la infamia del fratello con iscapito di reputazione della onorata sua stirpe. — Questo racconto mise i brividi addosso al generale, che troppo bene sapeva la miseria di Mariano, ma ignorava, atteso la prudenza della madre, che egli fosse arrivato a tale estremo di ribalderia: si strinse, come costumava nei casi gravi, con la manca mano la fronte, e poi con la solita veemenza parlò guardando l'orologio:
— Avanza tempo, per aggiustare anco questa, nè la giudico tale da patire dimora. Altobello, volete rimetterla in me?
— Io l'ho fatto a posta; e voi mi userete non solo piacere, ma carità se comporrete questa lite, che minaccia fine ben triste.
— Va bene; scrivete — e gli dettò, tuttavia passeggiando, un compromesso nelle regole, col quale gli conferiva facoltà di decidere le differenze insorte tra lui e il suo fratello Mariano, senza strepito come senza forma di giudizio, con la renunzia allo appello, e a qualunque altro rimedio, o piuttosto veleno, inventato dai legali per fare scontorcere il litigante, finchè gli basti un filo di vita nel corpo. Compito che fu gli porse un libro aggiungendo: — ritiratevi là nella mia camera da letto, e lì rimanete finchè io non vi chiami: intanto voi potete leggere; sono tragedie di un conte piemontese, che parlano e molto altamente di patria e di libertà; certo le quercie partoriscono limoni, ma tanti miracoli ha offerto ai nostri occhi il secolo, che non ci può fare maraviglia nè anche un conte piemontese che predichi libertà.
Altobello ridottosi nella camera prese a scartabellare il libro; su le prime rimescolato, dirò anzi più, inferocito dalle parole rotte, dai contorcimenti delle frasi convulse e dallo strepito del verso piacevole quanto la grandine schioppettante su i vetri, stette per gittarlo fuori dalla finestra, ma non lo fece, tornò quasi a marcio dispetto a rileggerlo, e a mano a mano, dimenticata la scorza inamabile, il concetto insinuatosi nella sua mente la vinse, e l'agitò in guisa, che incapace di starsi più oltre seduto, egli prese a correre di su e di giù per la stanza, a fare gesti da spiritato e mettere urla da chiamare gente sotto le finestre.
— Che diavolo fate? gli domandò ad un tratto il generale sporgendo il capo dentro la stanza dalla porta semiaperta — voi mi mandate all'aria tutta Corte.
— Chiedo perdono. Questo benedetto conte mi caccia l'argento vivo nel sangue.
— Lo fa anche a me, ma non alzate la voce, tra poco sarà qui vostro fratello Mariano, che ho già mandato a cercare, nè vorrei che vi sapesse in casa.
— Procurerò leggere piano, e se non mi riesce chiudere il libro.[24]
[Illustrazione: .... ma giunto alla presenza del Paoli, che lo guardava fisso, colle maniche della giubba si asciugò il sudore, col rovescio della mano il naso, che poi si strofinò dietro ai calzoni. (_Pag. 240_)]
Mariano non istette guari a comparire; brutto fu sempre, adesso poi piuttosto laido che brutto, imperciocchè gli crescessero deformità la paura di un pericolo che gli pareva respirare nell'aria; ei venne con le vesti lerce e rattoppate, le calze bracaloni, e in ciabatte; con la coda dell'occhio ora si guardava a destra ora a sinistra; le mani aveva in tasca, ma giunto alla presenza del Paoli, che lo guardava fiso, ne cavò la destra e con la manica della giubba si asciugò il sudore, col rovescio della mano il naso, che poi si strofinò dietro ai calzoni: per ultimo costretto a parlare, osservando il Paoli ostinatamente il silenzio, incominciò:
— Signor generale... e avaro di parole come di ogni altra cosa si tacque.
— Buona sera, signore Mariano; vi ho mandato a chiamare per affari che vi spettano — Me? — Per lo appunto; il vostro signor fratello mi ha messo a parte di quanto gli è accaduto dopo il suo ritorno nella casa paterna.
— Perchè gli avete dato retta?
— Io gliel'ho data — rispose il Paoli lampeggiando col guardo, pensando allo scandalo che avrebbe mosso nel paese il sentire che al soldato accorso a spargere il suo sangue per la patria era stata chiusa la porta in faccia della sua casa; — gliel'ho data perchè la lite fra due fratelli a cagione del retaggio paterno è pessimo esempio a popolo che mi affatico temperare a sensi di virtù; — gliel'ho data perchè i dissidii per averi, ordinariamente gl'incomincia l'avarizia, e li termina l'assassinio, massime tra fratelli; — gliel'ho data perchè straziandovi con ispese di giudizii, se il vinto piangerebbe, il vincitore non avrebbe motivo di ridere.
Di tutto questo discorso la parte che trovò la via del cuore a Mariano fu quella delle spese; onde quasi atterrito rispose, — ma o le spese, che ci erano ai tempi dei Genovesi, non furono tolte via? A che cosa è buona questa libertà se ci tocca a spendere come prima? Inoltre, o come ci entrano spese se possiedo i miei contratti in regola?
— I contratti non salvano sempre, anzi quasi mai, dalle liti; i legali sanno sforacchiarli con mille malizie, a mo' di esempio appuntandoli di lesione, di simulazione, di errore, di violenza, di frode; sentiamo un po' in virtù di qual contratto voi possedete il retaggio del vostro fratello?
— Di compra e vendita; a titolo oneroso, anzi onerosissimo, perchè io gli pagai la sua parte due cotanti più che non meritava.
— E questo prezzo pagaste a lui proprio?
— A lui no, al suo procuratore, ma voi signor generale, mi insegnate che torna lo stesso.
— Ed era il suo procuratore? — Prete Stallone, quel santo uomo, quel degno ecclesiastico. — E il fratel vostro aveva nominato egli questo suo procuratore? — Veramente non lo elesse costui; la procura era a nome mio, ma contenendo facoltà di surrogare, io lo sostituii a me nella procura, e voi m'insegnate, che non poteva fare a meno dacchè il compratore dei beni del fratello era io stesso.
— E a prete Stallone pagaste il prezzo?
— Giusto! un po' con la dote della moglie, un po' coi danari accattati in presto, che mi costano un occhio.
— Immagino ci sarà ricevuta. — Sicuro; nel contratto medesimo, perchè io sborsai la moneta alla presenza del notaro e dei testimoni. — Dico ricevuta di vostro fratello. — Eh! questa avrà... questa deve avere prete Stallone; voi mi insegnate che questa ricevuta non mi riguarda. — Ma se prete Stallone non avesse la ricevuta? se prete Stallone gli avesse truffato il denaro? — Ohibò quel santo uomo? Quel degno ecclesiastico? — Certo la supposizione sente del temerario; pure sapete, anco i santi peccarono; ad ogni modo si procede per via di supposizione: immaginiamo dunque che il prete avesse truffato il danaro, sapete voi a qual cimento si sarebbe esposto costui? — Che volete che io sappia? — Sappiatelo dunque; egli se ne andrebbe in galera dopo quattro o sei ore di gogna! — Un religioso! Un prete! — La legge, proseguì il Paoli con voce terribile, non guarda in faccia nè a preti, nè a frati; e la santità dell'abito deve essere stimolo alla virtù, freno al delitto, non causa di esenzione alla pena meritata; il prete tutto che prete andrà in galera, non prima però di provare qualche strappatella di corda, affinchè confessi i complici della truffa, — caso mai ci fossero complici.
Mariano tornò ad asciugarsi il sudore con la manica del vestito.
— Però, riprese egli, voi sapete, eccellenza, che non è concesso mandare un uomo alla fune se non concorrono gl'indizii; _ad torturam_, e qui non ce ne possono essere. — Mariano, volete che io v'insegni una cosa della quale vorrei voi faceste senno? compromettete in me la vostra lite col fratello, ed io la deciderò in famiglia senza scandalo, e sopratutto senza spesa; avrò a sportula gratissima e desideratissima la conservazione della fama di una famiglia come la vostra.
— Signore! io possiedo i miei contratti in regola; ora come ci cade arbitramento?
— Su tutto si disputa: volete o no compromettere in me?
— Io non dico.... io non ricuso assolutamente di compromettere; ma che vi pare, non ho ragione io? — Se devo essere giudice, voi capite, Mariano, che non posso aprirvi l'animo mio; perchè se il lodo confermasse il parere dato, equivarrebbe contro tutte le regole di giustizia a sentenza già conosciuta; o lo contraddicesse, e allora non andrei immune dal rimprovero di cervello leggero, o forse di coscienza prevaricatrice. — Sicuro... Sicuro! Tuttavolta voi m'insegnate, che senza tradire la coscienza il giudice in via privata può benissimo dare ad intendere... in certo modo da qual parte propenda l'animo suo... non già che questo sia obbligo... molto meno contratto... vorrei che mi capiste. — Io vi ho capito benissimo, e penso che questa vostra distinzione tra giudice e privato non abbia luogo, tuttavolta voglio contentarvi, e alla ricisa vi dichiaro che se le cose stanno come le contate voi, avete ragione da vendere.
— Io l'ho sempre detto, che voi per la Corsica siete _homo missus a Deo_; peccato non vi chiamiate Giovanni. Adesso bisognerà vedere se ci vuole stare Altobello. — A questo io l'ho già disposto. — E sopratutto importa comporre il compromesso in modo che non si lasci adito a scappatoie, e di un sol colpo tagli la testa al toro, perchè voi m'insegnate... — Io non potrei insegnarvi cosa, che voi non sappiate più e meglio di me; ecco qua il compromesso; io ho procurato insinuarci tutte le clausole più estese; nondimanco voi esaminate se vi paia a dovere; avvertite ancora che, a scanso di arzigogoli, feci che il signore Altobello lo scrivesse tutto di suo carattere.
Mariano lesse e rilesse la carta: — e' sta a pennello, — finalmente disse, e presa la penna, la quale tenendo sospesa aggiunse: — dunque vi pare che io abbia proprio ragione?
— Vi ho detto, e vi ripeto, che se le cose stanno come me le avete esposte voi, la ragione è vostra.
— Eccovi il compromesso firmato; adesso vado a pigliare i contratti.
Mariano uscendo disegnava, è vero, recarsi a casa per cercarvi i contratti, ma voleva provvedere in un punto ad altra faccenda della quale tacque, e questa era di consigliare prete Stallone a svignarsela mettendosi al soldo dei Francesi come spia; gli troncò la pensata il Paoli, che mettendosegli traverso alla porta disse:
— Dove andate? — Vado per le carte. — Non importa; rimanetevi: padre Guelfucci!
Il servita segretario subito comparve, e il generale gli disse: — siatemi cortese di recarvi al convento di San Francesco, e pregate il padre guardiano, che per amor mio voglia venire fin qui portando seco la immagine miracolosa del Crocifisso che si adora all'altare dei santi Pietro e Paolo. Voi signore Mariano, intanto che Cristo viene, potete impiegare il tempo utilmente leggendo questo volume — e gli pose in mano la istruzione criminale dove venivano descritti i delitti e le pene con le quali si vendicavano. Il Paoli sempre passeggiando prese ad esaminare un fascio di fogli annotandoli con lapis velocissimamente sui margini. Il guardiano non venne, bensì reputò bene confidata alla religione del padre Bonfigliolo la immagine miracolosa del Crocifisso; il Paoli ordinò al frate che la scoprisse, e depositasse sulla tavola, poi gli fece cenno che andasse via. Chiusa la porta, chiamò:
— Altobello di Alando, comparite davanti il giudice.
Altobello uscì dalla stanza palpitando per la commozione ricevuta, e per quella che stava per ricevere. Il generale in piedi, con una mano sopra la immagine, solenne negli atti e nel suono della voce severo, favellò:
— Mi vergogno, ed ho ribrezzo a rammentare, come faccio, a due côrsi, figliuoli della più illustre casata dell'isola, giuramento che sia e che cosa importi: mi scusi presso voi l'ufficio di giudice. Il giuramento è atto solenne in virtù del quale invochiamo Dio in testimonianza della verità delle nostre parole: allo spergiuro per legge divina spetta nell'altro mondo l'inferno, in questo per legge umana la galera. Altobello, giurate di non aver mai ricevuto da veruna persona in tutto nè in parte il prezzo dei beni da voi posseduti per eredità paterna.
— Lo giuro.
— Ora a voi, Mariano, giurate aver pagato il prezzo di questi beni a persona, o a persone, al fine che lo facessero pervenire nelle mani di vostro fratello a Venezia.
— Vi chiedo perdono, signor generale, non già che mi metta paura giurare, che non un giuramento io posso prendere, ma mille, bensì per non pregiudicare i miei diritti vi osservo, che i contratti parlando chiaro per me, io non devo essere obbligato a giurare. Io non farò il torto di credere che il figliuolo di mio padre abbia giurato il falso, no davvero, ma in fine di conto se prete Stallone si è mangiato il danaro che ci ho a fare io? Quanto a me basta avere eletto a suo procuratore un uomo reputato generalmente onesto, e prete Stallone è tale, e per di più prete.
— Voi dimenticate i termini del compromesso; io sono facoltato a procedere come meglio mi parrà senza obbligo di osservare forma alcuna di giudizio.
— Io non lo nego, ma voi siete per insegnarmi che qui non si tratta di forma, o vogliamo dire di procedura, sibbene d'jure, ovvero di sostanza.
— Io sono per insegnarvi, che l'uomo onesto non fa scudo della sua probità un pezzo di carta, ed invitato a porgere testimonianza in qualsivoglia modo della rettitudine delle opere e parole sue, lo fa con animo volenteroso e fronte serena.
— Dunque voi volete che giuri?
— Di avere pagato il prezzo dei beni di vostro fratello a persona o persone col fine che glie lo recassero a Venezia.
— Lo giurerò.... e levata la mano già la calava sul Crocifisso, e le sue labbra già componeva all'atto di pronunziare le parole sacramentali, quando Altobello con la manca fermatogli il braccio, e con la destra aperta turatagli la bocca gridò:
— Sangue di Alando!... e sottovoce aggiunse: — le ossa di nostro padre! — poi comecchè disfatto in volto, e per le membra tremante, disse con voce pacata:
— Signor generale, giusto adesso mi venne in mente come persone degne di fede mi abbiano accertato che questo mio fratello pagò veramente il prezzo dei miei beni al prete Stallone; certo questi non mi fece pervenire mai uno scudo del denaro riscosso, forse lo tiene in serbo; forse gli fu portato via, ad ogni verso questo è negozio che distrigherò col prete, onde non merita che ne pigliate altra briga, pregandovi frattanto a perdonarmi il disturbo che vi ho dato fin qui; dichiaro che la lite quanto a noi è finita.
Il Paoli, come colui che ormai non poteva più frenare l'impeto dello sdegno, abbrancato Mariano, e scotendolo forte gridò:
— Chi è che nega la trasmigrazione? Ecco qui la prova che nel costui corpo trasmigrò l'anima di Caino: no, no... questa sarebbe troppa cosa per lui: Caino fu fratricida, ma non si legge che rubasse la sussistenza al suo fratello a tradimento, sarà l'anima di Giuda, o di altro anco più tristo. Queste infamie non si hanno a tollerare; e qui meno che altrove: ringrazia il tuo Dio che non ti posso giungere senza ferire lo immacolato onore della tua famiglia. La mia sentenza è questa, che io procurerò ridurre in forma legale; entri Altobello nel possesso di tutti i beni Alando, e gli usufrutti interi per tanti anni quanti li tenne il suo indegno fratello, spirati questi torni Mariano a possederne la metà; ciò varrà meglio di un rendimento di conti che sarebbe scandalosamente ladro. Tu, Mariano, sgombrerai da Corte, e ti ridurrai a vivere nel procoio di Biguglia, che ti costituirono in dote quando conducesti in moglie la infelicissima donna, che hai imbestiata. Danari, bugiardo, tu non avesti da lei nè accattasti d'altrui; quivi rimanti fastidioso a te, abominato da tutti. La peste, allorchè non possiamo estinguere, vuole essere isolata. Il giorno di domani non ti ha a vedere in Corte, e bada che il Paoli non usa replicare i comandi più di una volta: ora levami il tuo odioso aspetto davanti agli occhi.
Mariano rimase sbalordito; uscì facendo angolo coi ginocchi, e strascinando i piedi così, che l'uno urtava dentro l'altro: tanto era il suo terrore che non ebbe balìa non di profferire, pensare nè manco ad una imprecazione: entrato in casa si mise a sedere su la cenere del camino come una cosa balorda, e alla moglie, che gli strillava dintorno: — che hai? che hai? non rispondeva, e forse non la sentiva. Ad un tratto dandosi un pugno nel capo urlò:
— Presto, scappiamo, che non mi abbia a mettere le mani addosso; presto, bisogna scansarci...
La donna spaventata rispose accorrendo alla finestra col grido: — al fuoco! al fuoco!