Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo
Part 19
— Di voi? Di voi sarebbe stato altra cosa se foste venuto solo; per una notte, ricovero ve lo avrei dato; e pel figliuolo di mio padre una fetta di pane e un bicchiere di acqua l'avrebbe avuta di certo.
— Non ci era da appuntellare la casa per timore di ruina.
Mariano fingendo non avere inteso, continuò: ma siete venuto con un branco di bestie e di cristiani, anzi con un eretico; e come se fosse poco mi ci avete tratto legato anco Giovanni Brando. O questa, che novità è stata? Dove non si guadagna, fratello mio, la perdita è sicura. Se costui commise malefizio, tocca pensarci il bargello: adesso mi avete messo su le braccia tutti i parenti di Giovà: non rifiniscono dire che ora si fa buona giustizia; me ne rallegro tanto, ma se mi tagliano gli olivi, ammazzano le bestie, bruciano le biade, _accintolano_ i castagni, chi mi rifà il danno? E se mentre vado attorno per le fiere da qualche macchia mi viene un'archibugiata nella testa, chi mi ce la cava? La giustizia eh! Continuando a vivere insieme, voi capirete, Altobello, che voi mi mettete a brutto partito; onde confido nella vostra compitezza...
— Se temevate davvero che dallo starci sotto il medesimo tetto ve ne potesse derivare danno, il ripiego ci era prontissimo.
— Quale?
— Andatevene di casa.
— Come! uscire di casa mia?
— E perchè sarei uscito io? per farvi piacere? Questa casa non appartiene a me come a voi? I campi, i chiosi, le selve non sono mie come vostre? Quando abbiamo diviso?
— Diviso mai, nè divideremo.
— Dunque, se sopra la mensa comune voi aveste imbandito il frutto della terra comune, non mi avreste dato nulla del vostro.
— Nulla del mio? Ma che svagellate, Altobello? O non vi rammentate?
— Di che ho a rammentarmi io?
— Del contratto...
— Qual contratto?
— Quello col quale mi avete venduto i vostri beni così mobili che immobili, semoventi, usi, servitù, comodi diritti, crediti, insomma tutto, niente escluso, eccettuato di quello che vi spettava sopra la eredità paterna.
— Io vi ho venduto questo?
— Già, vale a dire il vostro procuratore, prete Stallone, un degno sacerdote in verità, il quale riscosse il danaro per voi e si prese la fatica di portarvelo fino a Venezia.
— Fino a Venezia? In verità non me n'era accorto; e mi immagino che ne avrete le prove.
— E come! Primieramente ho il mio libro di amministrazione, che attesta avere io sborsato tutta la somma di un tratto, il quale pagamento, a cagione della scarsità dei quattrini, mi ha messo in piana terra; non è vero, Lucia?
— Piana terra! Piana terra!
— Lo sentite, lo dice anche Lucia, che non fa altro che contradirmi, e poi ho la ricevuta.
— Ricevuta di chi? Mia, forse?
— Ella è come se fosse vostra, perchè fu sottoscritta dal prete Stallone, vostro procuratore, un degno sacerdote...
— Sta bene; per questa volta abbiamo discorso assai, ora tornate a dormire che dovrete aver sonno.
Mariano non se lo fece dire due volte per evitare di sentirsi chiedere materasso o paglia, dove i suoi parenti potessero adagiare le membra; fingendo non ricordarsi che una sola stanza occupava la madre, ed ignorare ch'era stata ceduta all'ospite, sbatacchiato l'uscio tirò precipitosamente l'uno su l'altro i chiavacci. Pertanto non recò piccola maraviglia al suo fratello, quando dopo alcuno spazio di tempo, si sentì chiamare traverso il buco della chiave.
— Altobello, Altobello.
— Che volete da me?
— Se domani uscirete di casa prima che faccia giorno alto — di che vi pregherei — in questo caso vi raccomando l'osteria del Violino — pulita, sapete! e ci si spende poco; costà la gente si leva da letto prima dell'alba; — voi potreste aprire i bauli e cavarne i regali, che lo zio ha mandato a me e alla mia Lucia; — pensate che non è roba vostra, e che il vostro dovere vi obbliga consegnarmeli; se me li ritenete un minuto più del necessario sarebbe un rubarmeli, capite... un rubarmeli; sicchè fate ch'io li trovi dopo che sarete andato via.
— Non dubitate, sarà pensiero mio.
— E quelli dello inghilese, saltò su a strillare la scema: anche quelli dell'inghilese io voglio... li voglio... e che puzzino di zolfo non me ne importa niente... li voglio... li voglio...
— Altobello, se vi riescirà averli per contentare questa povera donna, ve ne sarò obbligato; poi verremo a ringraziarvi voi e lui quando sarete alloggiati alla osteria del Violino.
Altobello, seguitato dalla madre, scese al pianterreno col cuore chiuso; pareva, ed era troppo più triste che irritato; senza dire parola stese il suo cappotto per la terra e ci adattò sotto una valigia per capezzale; piegate di poi le ginocchia si mise a pregare per la madre, per sè e pel suo sciagurato fratello, affinchè Dio lo ravvedesse. La madre stette a contemplarlo estatica, poi d'impeto lo baciò e lo benedisse, esclamando: — Tu sei il figliuolo della mia consolazione.
— Ma voi, ora che ci penso, dove dormirete, mamma?
— Dormirò seduta — e presa una seggiola l'accostò alla tavola, accomodandosi meglio che potè; nè stette guari che parvero addormentati ambedue; però la madre vegliava; ella leva cauta la testa, e poichè dal sospiro profondo si accerta essere il sonno disceso sopra le palpebre del figliuolo, si alza piano piano e si mette a giacere traverso la porta della scala che conduce alle stanze di Mariano... intanto ch'ella si chinava premendosi con la destra il petto bisbigliava:
— Perchè questo? Capo mio, capo mio, oh! non dirlo a questo mio cuore.
Noi non meriteremo di essere messi in mazzo tra preclari e tra grandissimi scrittori (come Gualtiero, il marchese, _eccetera_) che tanto nobilmente dettarono storie dal 1847 in poi, nè manco pel fatto della verità, se affermassimo che il signor Giacomo Boswell si destasse con lo entusiasmo col quale si era coricato: anzi, di quanto nella notte questo gli scemava, di altrettanto gli cresceva l'appetito, onde fu consiglio buono quello dell'Alando di provvedere in tempo; cibò il signor Giacomo di tutto largamente e con gusto, tornò all'usanza antica del prendere tabacco, dondolare la scatola e ripetere: bene, sia che c'incastrasse, sia che ci stesse come Barabba nel Passio: avvezzo a vivere fra gente di ogni maniera, e per natura discreto, non essendogli fatto motto dei parenti, capì che non ne doveva cercare e non ne cercò; solo gli parve dicevole affrettarsi a consegnare al generale le lettere a lui confidate dal signor Giacomini, non che le proprie: a questo scopo uscì di casa accompagnato da Altobello; per via seppero che lo sciaurato Brando era stato rimesso in braccio ai confortatori, e al tramontare del sole sarebbe stato giustiziato; i congiunti suoi avere sporta supplica al generale poichè la corda mutasse in fucilazione, ma non essere stata accolta; finalmente sboccati dinanzi al palazzo del Governo videro parecchi capannelli dintorno alle porte, e in mezzo loro una ventina di uomini a cavallo; questi vestiti di assisa soldatesca non si potevano dire, tuttavolta portavano abito uniforme di panno scuro, schioppo e banderuola, sciabola, pistola e stiletto; in capo un berrettone nero appuntato, con nappa in cima parimente nera; montavano tutti cavalli côrsi scarsi di altezza e di carne, di pelo la più parte sauro, però inquieti e di guardatura salvatica; altri sei cavalli più appariscenti e avvantaggiati stavano in mezzo bardamentati di tutto punto, ma vuoti; tra questi mirabile uno di razza araba, storno, con morso e staffe alla turca di argento, la gualdrappa di velluto chermesino ricamato in oro alla grande.
Naturalmente venne fatto ai nostri personaggi di domandare la causa di cotesta adunata, e cui appartenessero cotesti cavalli: da principio non trovarono chi volesse loro rispondere, ma quando dichiararono uno di essi forestiero e l'altro giunto dopo lunga assenza il giorno precedente, seppero la cavalcata doveva muoversi a ricevere l'ambasciatore che il re di Francia mandava al Governo di Corsica; cotesti cavalli spettare ai comandanti Valentini, Serpentini, Saliceti ed altri; l'arabo a sua eccellenza il generale; averglielo mandato a regalare il Bey di Tunisi, perchè il generale impedì saccheggiassero una sua nave data in secco su la spiaggia di Aleria, e manomettessero la ciurma; in cotesta occasione essere uscito un bando bellissimo, il quale in sostanza diceva che l'uomo colpito dalla fortuna non deve più considerarsi turco, ebreo, anzi nemico, bensì sventurato, e come tale correre l'obbligo a tutti di confortarlo: in sequela di ciò i naufraghi affricani, dopo risarcita la nave, ebbero la facoltà di tornarsene a salvamento in Affrica: non ingrato il Bey, avergli spedito un oratore, che venuto al cospetto gli disse: il mio signore ti saluta e ti vuol bene, poi donatogli il cavallo, ed altre robe di valsente, gli fece profferte grandi per parte sua in ogni emergenza si ritrovasse. — In questa si udirono parecchie voci, che dissero: eccoli! e la gente in fretta si ammucchiò curiosa di vedere. Di un tratto con un mediocre stupore del Boswell uscirono dal palazzo alquanti uomini ottimamente vestiti di panno scuro, con rovesci al collo e alle mani di velluto verde, armati come gli altri cavalieri, che rispettosi rimasero a piedi finchè il Paoli non salì sopra il suo cavallo. Dove non lo avessero avvertito, a gran pena il Boswell lo avrebbe potuto ravvisare, imperciocchè adesso gli comparisse davanti coi capelli colti e ripresi dietro al capo in un nodo, e il cappello a tre punte piumato; vestito da capo a piedi di velluto verde trapunto in oro su le costure e negli orli; oltre il consueto doviziosa notò essere la spada che gli pendeva al fianco; tutto insomma, sembianza, gesti e addobbi, tramandavano un misto di grandezza e d'impero, per modo che il nostro signor Giacomo, sbalordito, non sapeva che cosa pensare.
Un tiro di archibugio fuori delle ultime case di Corte la cavalcata incontrò il cavaliere Valcroissant accompagnato da un ufficiale e da parecchi suoi famigliari; appena si scorsero, che da una parte e dall'altra smontarono alternandosi urbane accoglienze secondo che porgeva l'indole diversa, aggraziate nel francese, sostenute nei côrsi, che risaliti a cavallo posero in mezzo al generale e al comandante Achille Murati, con molta cerimonia, l'oratore francese, mutando a quando a quando fra loro qualche motto senza costrutto. In questo modo procedendo erano arrivati quasi presso al palazzo, allorchè fu vista comparire fuori della porta di una casa certa vecchia a capo nudo, segno nelle femmine côrse della massima costernazione, esprimente nelle sembianze sconvolte l'estremo dell'angoscia e del terrore; appena vide gente lasciò cadersi giù di sfascio in ginocchio, e con le mani aperte e con le grida implorava soccorso:
— Aiuto! per carità, ella esclamava, lo ammazza, lo ammazza, mio marito ammazza il suo figliuolo.
Il Paoli in un attimo sbalzò da cavallo, il cavaliere Valcroissant anch'esso, prima di pensare a quello che facesse, si trovò col piede a terra; gl'imitarono gli altri, e tutti di corsa alla casa dove stava per commettersi l'atroce misfatto; nè la donna aveva punto alterato il successo, imperciocchè il Paoli trovò un vecchio infellonito, per tutte le membra tremante, che ad ora faceva l'atto di accostarsi alla spalla lo schioppo e spararlo contro un giovane di piacevole aspetto, il quale ritto accanto alla parete opposta aveva l'aria che non si trattasse di lui.
— Fa l'atto di contrizione, borbottava fremendo il vecchio, se non vuoi andare di posta all'inferno.
— Ma, signor padre, sentite la ragione...
— Non vo' sentir nulla, preparati a morire.
Intanto il Paoli, sopraggiunto costà, mirando che il cane dello schioppo era inarcato, fu cauto con un colpo del braccio voltarne la canna al soffitto, e al tempo stesso diceva:
— Per Dio santo, Quirico, hai dato l'anima al diavolo, che vuoi ammazzare il tuo figliuolo?
— Non ci è Cristi che tengano; ha da morire; non l'ho generato io; lo rinnego per figliuolo; deve morire... e deve morire...
— Pare che l'abbia fatta grossa costui!
— Eh! una cosa da niente; — vedete, dianzi gli ho detto: Vito, l'aria si carica da levante, avremo presto burrasca; il generale raccoglie una compagnia di mille giovani, fiore di Côrsi, per combattere questi prepotentacci di Francesi, che dopo avere finto amicizia per quattro anni, adesso ci si scuoprono nemici; non istare a gingillarti, procura essere dei primi a segnarti, perchè i Savelli non sono usi di farsi aspettare. Ora sapete che mi ha risposto quel figliuolo ribelle? — Mi ha risposto che chi ne aveva voglia, andasse. Dunque, se non vuoi difendere la tua patria, vai fuori, carnaccia da ingrassare gli olivi.
E qui faceva prove di liberare lo schioppo di mano al Paoli: questi però tenendolo stretto si volse al giovane con mal piglio esclamando:
— Dunque vive nella Corsica un vile?
Il giovane, rosso come un focone allora sbraciato, rispose risentito:
— Se ci vive, non sono mica io, sapete, signor generale; ma babbo qui si arrapina per un filo di paglia, e poi non vuol sentire la ragione: mettetevi di mezzo, perchè mi ascolti, ascoltatemi voi stesso, e se ho torto condannatemi. Diavolo! Dove sono uomini, sono modi.
— Questo non si può per giustizia negare, Quirico mio; anco ai banditi si permette difendersi.
— Così va pei suoi piedi. Voi sapete che in casa eravamo tre fratelli maschi senza più. Giampaolo rimase ucciso a Furiani, Niccoletto morì al convento di Bozio, quando accorse a cavarvi dalle brande del Matra; l'ultimo sono io. Quando babbo mi ha comandato di scrivermi nella compagnia dei volontari, ho fatto a dire: pare che la disdetta voglia che i Savelli non abbiano a uscire vivi di battaglia: chiedo perdono, non deve dirsi disdetta, e veramente chi muore per la patria vive alla gloria e nello amore dei suoi; però, meno che sotto questo aspetto dovete convenire, signor generale, per tutti gli altri, o che l'uomo spiri nel campo o nel letto, quando è morto è morto. Ora ho fatto a dire, se questo caso mi accade, ecco, lascio qui i miei poveri vecchi soli, abbandonati negli ultimi giorni della loro vita; chi li consolerà? chi ne piglierà cura? chi porgerà loro un bicchiere di acqua se cascano infermi? Però ho fatto a dire: io sono promesso a Chilina di Marco Aurelio Brandone, e ci dobbiamo sposare a Pentecoste; dunque sarebbe meglio che prima me la sposassi, ed una volta che la sapessi incinta, e per parte mia, signor generale, vi prometto che farei presto, venire senza un pensiero al mondo a menare le mani, perchè se campo, tanto di guadagnato; se casco, tagliato il ceppo rimane il pollo, e Chilina resta in casa in luogo di figliuola ai miei poveri vecchi.
Ora, per Dio santo, domando un po' a voi se qui ci trovate motivo di saltare su i mazzi, e di _tombare_ un povero figliuolo come un cane?
Il vecchio Quirico, che a mano a mano il figliuolo ragionava si faceva sereno, alle ultime parole, mentre s'incamminò a depositare lo schioppo in un canto, disse:
— Come è così, la faccenda muta di aspetto: ma nossignore; nè anco così va bene, perchè vedi, figliuolo mio, tutti i giorni capita morire di punta, di catarro, insomma di uno di quei tanti malanni che il diavolo ci manda; ma l'occasione di morire con una brava palla in testa per la libertà della patria capita di rado, e mentre t'indugi per le nozze, potrebbe scappare: sicchè, Vito, fa' a modo di tuo padre, non perdere tempo a segnarti.
— Ecco, si potrebbe, soggiunse il Paoli, pigliare due colombi ad una fava: invece di celebrare le nozze a Pentecoste, o chi para di farle domani? Vito ha promesso (e così dicendo il Paoli batteva sorridendo la mano su la spalla del giovinotto), che non si farebbe aspettare ad accertarvi la successione, e lo credo; sicchè tra un mese io mi figuro che potrebbe essere lesto: ora, per male che vada, prima del giugno non ci avrebbero ad essere batoste.
— Gua', per un accomodo ci sto; perchè non è una galanteria ammazzare un figliuolo, ed anco il patriarca Abramo non ci si adattava mica di buona voglia, sebbene glielo avesse ordinato un angiolo; immaginate se io, che non aveva ricevuto ordine da persona; però vatti veggendo se Marco Aurelio se ne accontenta, il quale fuma più di un camino e gli parrebbe rimanere vituperato se i _mudracchieri_ non andassero a prendergli la sposa a casa, e non facessero la travata, con tutti gli altri fastidi d'usanza.
— Ciò non tenga; ditegli che accompagnerò io stesso la sposa alla parrocchia; e parmi se ne dovrebbe contentare.
— Ma ci credo! È onore troppo grande per lui, ed anco per me.
— Dunque addio, a domani.
— La benedizione di Dio sia su di voi, signor generale, gli augurò la povera madre, che piangeva e rideva.
— _Amen_, buona donna, e su voi ancora; e tutta la comitiva rimontò in sella.
Il generale entrando in palazzo rinvenne l'anticamera ingombra di gente più che non soleva, ci vibrò sopra uno sguardo, e gli parve vedere facce nuove, ma studioso di praticare verso il cavaliere francese ogni termine di convenienza, si trattenne ad indagare. Licenziato sulla soglia la compagnia entrò nel gabinetto coll'oratore ed un frate. Il signor Giacomo, il quale comecchè si fosse riconciliato in parte co' frati dopo l'incontro del padre Casacconi, pure si sgomentava a trovarsegli sempre fra i piedi, domandò ad Altobello: — E chi è quel frate che si chiude in conclave col generale e coll'ambasciatore francese?
— Costui si chiama Buonfigliuolo Guelfucci; appartiene all'ordine dei Servi di Maria, o vogliamo dire servita; lo dicono uomo di molta dottrina, e di prudenza grande; detta con molta eleganza di lingua, sicchè in Toscana lo chiamarono a parte dell'Accademia della Crusca, custode, come saprete, della purezza del parlar toscano; il signor generale se lo tiene da molti anni per segretario, ed ha da lodarsene; ma ecco che esce dal gabinetto.
Di vero fra Guelfuccio, comparso nella sala, fece intendere con urbanissime parole rincrescere al generale non potere sul subito accogliere le persone ivi presenti; confortarle a non aspettare; tornassero dopo la calata del sole, che avrebbe provveduto in modo da trovarsi libero. Taluni si partirono dicendo si sarebbero fatti rivedere il giorno appresso; altri risolverono aspettare: solo una donna di bello aspetto e giovane ancora non si tenne contenta, ed incominciò a strillare:
— Ho furia io, mi sono partita innanzi giorno da Castirla, e non posso ritornare; sì, veramente è la via dell'Orto da Castirla a Corte; e poi ho furia io; bisogna che parli subito al generale, e gli voglio parlare.
— Ma capite bene, buona donna, la veniva ammonendo il servita, che il generale adesso sta in faccende per lo Stato.
— E se il generale fa le sue faccende, io non posso mandare a male le mie: ho furia, vi dico, ho furia: bisogna che inforni il pane, dia da mangiare ai maiali, annacqui i fagiuoli: insomma ho furia.
Tanto e tale mandava schiamazzo costei, che il generale importunato, dopo chiestane licenza al Valcroissant, levatosi da sedere, si affacciò alla porta con volto torbo interrogando:
— Che bordello è questo? Perchè non cacciate via il temerario?
— Non sarebbe un temerario, bensì una temeraria; ma se merito questo nome, giudicherete poi; intanto bisogna che vi parli, ed ho furia.
— Dunque sbrigatevi.
— Vien qua, Giacinto; vedete eh! che pezzo di figliuolo? Sentiamo, quanto gli fate? Ma voi non indovinerete da qui a mezza notte, però ve lo dirò addirittura io, perchè ho furia; egli è entrato in sedici anni la festa di san Giacomo e Filippo apostoli...
— Sbrigatevi, vi dico.
— Lasciatene il pensiero a me, che ho da tornare a casa a infornare il pane. Io, per l'addietro, non rifiniva mai rinfacciare a questo povero figliuolo di mangiarsi il pane a tradimento; perchè come si trattava recarsi in mano una zappa, sudava peggio di un cavallo bolso; sempre lì con lo schioppo in mano, sempre erpicato pei comignoli delle rupi, o sempre inabissato per le fratte delle valli.
— Donna, pel vostro meglio, vi consiglio andarvene...
— Ma no; ma no; coll'interrompermi mi fate perdere tempo, ed io ho furia; ieri, dunque, mirando che il mio zitello ammanniva lo schioppo per uscire di casa, gli ho detto: scioperataccio che sei, almeno, dacchè da quella rocca in fuori non vuoi toccare altro, tu la sapessi maneggiare come ogni fedele cristiano; gioco un seino che non ti basta l'animo di ammazzarmi quel falco, che fa la ruota costassù. Giacinto si ripose in tasca il misturino dei pallini che stava per arrovesciare dentro lo schioppo, e cavata dalla carchiera una palla la cacciò nella canna, e mi rispose: adesso è troppo alto. Intanto il falco calò, e Giacinto: mamma preparate il seino! — Il falco giù come cencio bagnato. Allora detti spesa al mio cervello e parlai: — Figliuolo, mi sembra che ci stia sopra le spalle un tempo in cui si deve sparare l'archibugio contro qualche cosa di meglio che un falco; dimani verrai meco a Corte: questo domani è oggi, ed io ve l'ho menato, perchè se vi abbisognasse albergare a trecento passi una palla di oncia dentro la testa di qualche prepotente francese, egli è il fatto vostro. Certo il vostro bando chiama alle armi gli uomini da diciotto anni in su; ma ciò non tenga, gliene darò due de' miei, o, se non erro, non vi farà disturbo, generale, dargliene anco due dei vostri.
— Devota, poichè mi pare che siate Devota Pieragia di Castirìa....
— Sì certo, giusto, voleva dire che voi non mi aveste riconosciuta!
— Il vostro zitello non avrà mestieri di questo brutto regalo, se come corpo gagliardo gli deste cuore disposto adoperare virtuosamente in pro del suo paese.
— Ma sicuro che gliel'ho dato; fatti qua oltre... o dove sei ito? Presto che ho furia.
Il giovanetto si era rimpiattato dietro le spalle alla madre; ella lo spinse dinanzi a sè tutto vergognoso con gli occhi bassi.
Il generale gli pose la destra sul capo e gli disse:
— Guardami in viso.
Ed egli lo guardò: allora il generale si volse alla madre, e soggiunse:
— Non occorre altro, Devota; questo giovane farà dire di sè, o non mi chiamo più Paoli; lo metto nella mia compagnia col fiore dei giovani del paese.
— E adesso vado a infornare il pane: mio Colombo addio; un bacio e addio... un altro, e un altro. Signor generale, non ha da costarvi nulla... capite... grazie a Dio ho da fargli le spese, e ad un altro ancora se occorrerà; gli manderò o gli porterò la provvista settimana per settimana: ve lo raccomando perchè l'ho solo, ma all'occorrenza non lo risparmiate veh! Giacinto mio obbedisci il signor generale come obbedivi a tuo padre, che vuol dire un zinzino più che a tua madre, e ora anche un bacio... e addio, chè ho furia.
E via di corsa; il generale stava per richiamarla, senonchè Minuto Grosso gli diede su la voce notando:
— Lasciatela andare, eccellenza, che la buona femmina pare che abbia furia di andare a infornarvi il pane, e un altro figliuolo.
— Minuto! dubito che la stagione dei tuoi motti sia passata: per me penso che se la nostra causa sostenuta dal sangue più puro delle viscere del popolo avesse a soccombere, sarebbe segno che Dio ha ritirate le sue sante mani da questo mondo.
Rientrò il Paoli nella stanza, e chiusane diligentemente la porta si volse al cavaliere Valcroissant dicendo:
— Signor colonnello, se vi piacerà espormi il fine della vostra ambasciata, sono disposto ad ascoltarvi.
Il cavaliere attendeva ricevere lo invito di assettarsi; visto però che il Paoli prese a camminare su e giù per la stanza, non fu tardo ad imitarlo; intantochè essi si movevano su due linee parallele, il cane Nasone, messosi in terzo, si era cacciato nel mezzo regolando i suoi moti con quelli dei nostri personaggi. Il cavaliere, ch'era uomo dotto, non potè astenersi, a cagione dell'accompagnatura, di paragonare il Paoli con gli eroi dei tempi a mezzo barbari, come Evandro, Patroclo, Telemaco e Siface, che Virgilio, Omero e Tito Livio ci rappresentano inseparabili dai propri cani, e per la irrequietudine sua a Catilina, il quale, giusta quando avverte Sallustio, nè vegliando nè dormendo poteva star fermo un momento, tuttavolta con felice disinvoltura incominciò: