Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 16

Chapter 163,811 wordsPublic domain

— E i rimproveri del cognato e dei cugini? — e la vendetta?... sì, per Dio, la vendetta... di casa Alando non rimarrà pietra sopra pietra; arsi gli uliveti, ammazzate le bestie...

— Che chiasso è questo in casa mia?...

[Illustrazione: ... Francesca Domenica, con ambedue le mani gli attanagliò il polso, e tale v'impresse un morso, che lo sciagurato lasciò cadere lo stiletto. (_pag. 173_)]

Questa voce singolarissima, come quella che avendo incominciato in tuono basso terminava in falsetto, mosse da un personaggio soppraggiunto, di cui vale il pregio disegnare la figura; grasso il viso ma frollo, del colore del lardo invietito, la barba come cavolo, verde; capelli e peli spelazzati, rari e quasi venuti a lite fra loro; gli occhi tondi in fuori e nelle pupille nerissimi, se non che stando immobili gli partecipavano l'aria stupida dei tacchini; in capo portava una berretta di cuoio logora e bisunta; piuttosto che vestito pareva imballato a forza dentro un farsetto di ciambellotto di un certo colore che non si poteva affermare in buona coscienza colore; forse fu giallo in origine ritinto in verde, ma qua il sole lo aveva sbiadito, là qualche acido alterato, in altra parte qualche grasso unto; insomma era un problema tintorio; gli occhielli stavano lì lì per iscoppiare, intanto che le flosce membra a festoni gli scappavano di sotto e di sopra l'abbottonatura; dalle maniche corte uscivano certe manacce, fatte ad uso di mestole da bucatai; la pancia in isconcia guisa appuntata, le calze giù bracaloni, e i piedi immani resi più turpi da ciabattaccie lacere donde sbucavano più che mezzi fuori. Costui a prima giunta moveva a risa, perchè su cotesta faccia primeggiavano i segni della melensaggine, ma subito dopo ti rabbrividivano gli altri della frode, della viltà e della ferocia senza compassione. Questi era Mariano fratello dello avvenente Altobello, nè la santa castità della madre apriva adito al sospetto che fosse illegittimo: ghiribizzi della natura!

— Cugino Mariano, Dio vi manda per riparare qualche casaccio; voi vedete come mi hanno concio vostro fratello, e un cane di forestiere, che egli ha menato quaggiù.

— Mio fratello! da quando è arrivato? Faceva meglio a stare a Venezia. Che cosa è venuto a fare? Mamma! ve lo ha detto che sia venuto a fare?

— È venuto a fare quello che non puoi, nè vuoi far tu, a travagliarsi in pro' della patria.

— Misericordia! quanti bauli! E come pesi! sarebbe diventato ricco?

— Di suo non ce n'è che uno! gli altri appartengono all'ospite.

— Cugino Mario, per Dio santo, mi volete slegare ne'? Innocente come Cristo?

— Chetatevi là; mi gira altro pel capo adesso: ed ove albergherà l'ospite?

— Dove l'albergherebbe Altobello se non in casa sua?

— Casa sua? Dove ha casa Altobello?

— Oh! questa non è sua?

— È mia! È mia! Tutta mia. La sua parte se l'è mangiata.

— Davvero? Da quando in qua!

— Eh! faranno cinque anni come arriveremo a San Martino.

— Mi giunge nuova; io non ne aveva saputo nulla prima di adesso.

— E da quando in qua importa che le donne sappiano tutte le faccende di casa? Voi altre siete adattate a conservare i segreti come i panieri il vino.

— Non monta, l'ospiterai tu; sosterrai tu l'onore di casa.

— Io? Che razza di onore gli è questo farsi mangiare il suo da gente che non si conosce?

— Sta quieto: farò io la spesa.

— Voi? per la Immacolata! Ne avete dunque moneta? Lo aveva sempre sospettato io; già le buone massaie governando la casa trovano sempre la maniera di mettere qualche cosa da parte: sentite una cosa, mamma, voi fareste carità fiorita a darli a me quei vostri quattrini.... già infine di conto sono miei perchè gli avete guadagnati col marito.

— Perchè non dici dirittura rubati?

— Dio mi liberi; via dateli a me; voi che state su la fossa potete piangere il morto; considerate le spese quotidiane, i raccolti scarsi, gli aggravi per questa maledettissima guerra.

Francesca Domenica, femmina avvistata molto, al primo comparire del figliuolo presagì che non l'avrebbe cavata netta; però, ingegnandosi di allungare il colloquio finchè tornasse Altobello, toccò questo altro tasto.

— La libertà, come preziosissima, se costa cara non ha da dolere.

— La libertà? che importa a me questa libertà? Mi pota gli olivi? Raccatta ella le mie castagne? La libertà se non consiste nel fare quanto ci piace, massime non pagare nulla, per me non so capire che sia. Dicono che i Francesi abbiano bandito di farci franchi da qualunque gravezza se ci sottomettiamo a loro; dove volete trovare libertà migliore di questa?

— Mariano, non mi volete dar retta, per Dio santo? Anche voi vi accordate a tradire il vostro cugino Giovà Brando? Bada che i Brando si rassomigliano al carbone, tingono e scottano.

— _Guelfo non son, nè Ghibellin mi appello; Chi mi dà da mangiar, tengo da quello:_ questo si chiama ragionare.

— O che ci guadagnate a farmi impiccare come un cane? Nulla; anzi correte rischio di ritrovarvi anche voi compreso nella vendetta, che di traverso va fino al terzo grado... e voi sarete nel primo.

— Per me questi Paoli mi paiono una manica di avari che vogliono campare alle spalle degli altri, e mettere in serbo le entrate....

— Mentre se mi mandate libero, il _chioso_ della Padulella, che fa corpo col vostro _procoio_, delle Lungagnole....

— Oè! scusate, Giovà, se non vi ho atteso.... la Padulella dunque.

— Che fa corpo al vostro _procoio_ io ve la regalo; voglio dire: prometto vendervela al prezzo che mi avete offerto, e, capite bene? torna lo stesso, che donarvela.

— Passata la festa si leva l'alloro: chi mi assicura che manterrete sciolto la promessa fatta mentre eravate legato?

— Voi mi potrete sempre accusare di avere _tombato_.... non è così.... di avermi preso con le armi alla mano la notte, che ammazzarono il colonnello Albertini....

— O povero colonnello! che ti aveva fatto quel degno galantuomo, scellerato?

— Francesca Domenica, io sono innocente come Cristo.

— Sentite, Giovà, se volete che vi sciolga, bisogna che mi confessiate alla libera di avere ammazzato il colonnello Albertini; allora sì che mi mettete la caparra in mano, e di voi io mi potrò fidare.

— Be'; tagliate le corde.

— Lo avete tombato o non lo avete tombato?

— Io l'ho tombato, e non l'ho tombato: tagliate le corde.

— Niente. Sì o no? Su bello e tondo....

— Sì l'ho tombato, taglia.

— Sia ringraziato Dio! esclamò Mariano.

— Madonna della Vasina benedetta! che bestemmi, figliuolo.

— Eh! voi vedete la cosa dalla parte del morto, e vi pare bestemmia; io, che la miro di qua dalla parte della Padulella mi sembra un'_alleluja_.

Mariano preso un coltello si avvia a liberare Giovanni Brando, se non che gli si oppose risoluta la madre ordinandogli di non muovere passo: egli procurando tirarla in disparte strilla con la sua voce agrodolce:

— In casa mia son padrone io, e non ci voglio brighe.

— Aspetta tanto che torni Altobello e vi consiglierete.

— Mi trovo forse ancora nei pupilli io? È mio tutore Altobello? Largo, mamma, largo.

— Non ti muovere per quanto hai cara la grazia mia. Altobello me l'ha consegnato, e a lui mi tocca renderlo.

— Orsù, dacchè non fanno frutto le buone....

— Le cattive non gioveranno, gridò con voce spaventevole Francesca Domenica, e dato di piglio al moschetto lo spianò contro Mariano aggiungendo: — chi ti ha fatto ti può disfare.

Mariano stralunato per la paura, con le braccia levate correva via tutto di un pezzo come se nelle gambe non avesse giunture intantochè un po' in basso, un po' in falsetto, strillava: — lo schioppo.... lo schioppo alla vita del figliuolo.

— Ipocrita! e tu perchè hai messo la madre a repentaglio di farsi rispettare con le armi alla mano?

* * * * *

Altobello e Boswell, tenendo dietro alla gente che traeva concitata verso un medesimo luogo, arrivarono alla montata del castello dove si parò innanzi a loro un molto fiero spettacolo. Gli accorsi e gli accorrenti giunti a pena smettevano ogni clamore facendo più spesso il cerchio che circondava un uomo morto. Qualcheduno reggeva torcie di resina, la più parte schiappe di pino, onde gli oggetti e gli uomini apparivano rischiarati da luce, che potremmo dire sanguigna; ancora, se ne eccettui alcuni, come taciturni, così restavano immobili; adoperandoci forza di spalla e di gomiti il Boswell e Altobello riuscirono a mettersi nelle prime file, e videro una fanciulla meravigliosamente bella, alta di persona, co' capelli neri giù per le spalle, pallida come se di marmo, gli occhi un po' sbalestrati; sovente le palpebre le si chiudevano e le si aprivano per tremito convulso, sicchè pareva mandassero faville come spade incioccate fra loro; anco le labbra ad ora ad ora le sussultavano: si conosceva espresso che un uragano di passioni molinava in codesta povera anima; e nondimanco il supremo sforzo della volontà impediva loro prorompere. Ella era intenta a prestare gli ultimi uffici al morto; alcune donne ministrandole con acqua tepida e vino ella li lavò la faccia sordidata nella caduta; gli occhi li chiuse e la bocca; tolta via ogni traccia di sangue dalla persona gli fasciò la ferita, immane ferita che nel petto gli fracassò alcune costole, e riuscendo dietro le spalle in mezzo le scapole gli aveva sbrizzato le vertebre della spina; all'ultimo gli pose fra le mani un crocifisso, un guanciale ripieno di paglia sotto il capo, in capo il suo cappello gallonato: non vincibile miscuglio nella natura côrsa di religione e di vanità. Ciò fatto si lasciò andare prostesa sopra la faccia del morto e parve piangesse, ma non si sarebbe potuto affermare, imperciocchè di tratto in tratto lei dimostravano viva soltanto i brividi della persona; pure di repente assorse più feroce che mai.

— Ora vendetta, ella urlò; voi altri miei parenti più prossimi mettete mio padre su cotesta barella; recatevela sopra le spalle e seguitemi: voi altri amici con le torce accompagnateci.

E corse via; tutti gli altri dietro; eccetto lo strepito dei passi accelerati non si udiva altro rumore, ma la fanciulla fermatasi ad ogni capo di strada ripeteva il grido: — vendetta! vendetta! — La gente traeva ai balconi, e vedendo quel cadavere portato a furia, la corsa turbinosa di coloro che recavano le torcie, e la donna di cui i capelli ventilati le fischiavano di dietro le spalle come serpenti, gemevano — Ohimè! qualche flagello ci è sopra. — Gli uomini volevano uscire, e le donne, madri o mogli, si provavano a trattenerli; ma era niente; che essi con modi più o meno acerbi si sbarazzavano da loro, ed alla sinistra associazione si aggiungevano.

La fanciulla, ch'era figliuola all'ammazzato e si chiamava Serena, mentre andava sì che pareva che volasse, sentì con maraviglia grande tanto rasente a lei lo strepito di altre pedate, che giudicò lo inseguente dovesse porre il piede giusto nell'ombra dond'ella lo cavava; si volse senza intermettere la corsa, e si riconobbe a lato Orso Campana, nemico mortale del padre suo; si fermò, lo ghermì per il collo e gli disse:

— Sei venuto a pascere gli occhi nella morte di mio padre? Tu morrai.

— Serena figliuola mia, lasciatemi; io fui emulo di vostro padre; egli contro me si adoperò duramente, io contra lui; ma la sua morte fu angoscia, e, comechè per causa diversa dalla vostra, pure mi preme quanto a voi, ch'ei sia vendicato.

— Prega il tuo Dio di non mentire, rispose Serena; e gli levò le mani dal collo.

— La emulazione è necessaria nelle repubbliche, e diversifica dall'odio. Non pianse Cesare quando gli mostrarono il capo di Pompeo?

— Forse pianse di piacere. Sii sincero; veramente.... veramente non è adattato il luogo, pure anche la bara del padre ammazzato può offrire l'altare dove si giurino fede due anime riconciliate davvero.

— Lo vedrai.

La consulta del 1762 aveva conferito facoltà di far sangue ad una giunta di dieci uomini presieduta dal generale, e poichè stanziavano in Corte, ed erano noti a tutti, riuscì facile a Serena condurre la processione alle case loro: colà bussando in modo da far sentire i morti, con immensi urli gridavano: — fuori, signori dieci! fuori! venite a far vendetta. — I decemviri, i quali per essere l'ora anco presta si trovavano levati, scesero in fretta sulla strada presagendo guai; e solleciti per quanto stava in loro di prevenirli. Venuti in mezzo alla moltitudine rimasero travolti come dalla piena del fiume, che gli menò davanti la casa Albertini, dove allestiti, in meno che non si dice, tavola, lumi, e scanni, crocifisso pei giuramenti, e arnesi a scrivere necessari, fecero assettare i decemviri; la barella col cadavere del colonnello deposero ai piedi della tavola, e poi con un tal piglio, che in sembianza di prego era comando, gli assembrati dissero: — sentenziate!

— Il presidente manca.

— Non importa: prima di dare la sentenza sarà tornato, battete il ferro adesso ch'è caldo.

— Chi accusa?

— Io, risposero ad un punto Serena ed Orso Campana.

— Il delitto pur troppo è manifesto, ma chi il colpevole?

— Sentite, uomini prudenti, soggiunse Orso: io fui emulo antico di questo valoroso soldato di cui vista davanti il cadavere; però dopo i suoi congiunti, ai quali corre l'obbligo di procacciarne la vendetta, importa a me, che si scopra il reo e si punisca a fine che il sospetto maligno non si posi sopra di me. Ora pertanto ricercando sono venuto in chiaro, che nella mattina d'ieri in quella d'ier l'altro, salvo, il colonnello ebbe la malavventura di accapigliarsi con Grazio Romani, giovine che ha le mani più pronte della lingua, quantunque anco questa abbia prontissima; dicono che il colonnello alzata la mazza gliela desse sul capo, e Grazio tratto il coltello giurasse ammazzarlo e lo faceva se altri non lo avesse tenuto: però nello andarsene lo minacciò che mettesse in sesto le faccende dell'anima perchè aveva la morte in tasca; ed altre più fiere parole adoperò tutte rivelatrici l'animo suo deliberato ad ammazzarlo: stamane per tempo fu visto uscire di casa collo schioppo, nelle prime ore della sera aggirarsi intorno alla casa dello infelice colonnello: tutti questi indizii a parere mio sono sufficienti, non dico già a condannare Grazio Romani, Dio mi liberi, ma almeno a ricercarlo sottilmente intorno all'atroce caso non ha guari accaduto.

Le opinioni delle moltitudini, troppo più spesso che non si vorrebbe, fanno come le acque alle quali per poco sgrondo si dia o per un po' di canale loro si scavi, tu le vedi pigliare tutte quel verso, di fatti intesi molti altri testimoni, che pure non avevano interesse nè voglia di attestare il falso, sia che una frazioncella di vero sopprimessero, o un frammento di meno vero sostituissero, qui un bricciolino alterando, là il giudizio proprio offerendo come realtà, vennero a generare nella mente dei giudici e degli astanti la persuasione della colpa di Grazio! E tanta fu l'ira, che accese di subito quei petti, che i decemviri avendo ordinato al capitano delle armi andasse per esso, e senza indugio lo traesse davanti a loro, questi non potè impedire, che una turba dei più clamorosi agitando schiappe accese di pino gli si accompagnasse. Trovarono Grazio che dormiva, e a quello che pare aveva legato l'asino a buona caviglia, imperciocchè non si accorse di loro prima di avergli intorno al letto urlanti: — Svegliati, cane rinnegato da Dio, dopo di averne sparso il sangue cristiano, oh! non ha cuore questo furfante di dormire come un galantuomo? — Grazio, desto di soprassalto, agguantò lo schioppo che aveva a capo del letto, non sapendo quello che si facesse, e solo per istinto; cento mani gli cascarono addosso su le braccia, sul petto, sulle gambe, sicchè non gli riuscì dare più crollo, e lui invano gridante e scontorcendosi, con gli occhi strabuzzati, e la bava alla bocca, vestito appena quanto la decenza desidera, portarono di peso al cospetto dei decemviri. Si può immaginare il rovescio d'ingiurie, che scoppiarono dalla bocca di Grazio quando ebbe modo di parlare; ce ne fu per tutti: sacramentò come un turco, urlò che gli slegassero le mani tanto che potesse agguantare lo schioppo (il quale insieme con la sua _carchera_ vedeva depositata sopra la tavola dei giudici), e metteva pegno di sbertirne una dozzina in meno che si dice il _Credo_. Alle interrogazioni dei giudici se egli avesse ucciso il colonnello rispondeva, ch'erano matti: ai gridi del popolo, che lo chiamava assassino, opponeva più sgangherato il grido: ch'erano tutti briachi. — Insomma e' nacque un garbuglio, una confusione, un tramestìo da non potere descrivere.

All'improvviso un uomo fattosi largo a furia di spinte arriva affannoso alla presenza dei giudici; egli era Orso Campana; che a strappi come uomo cui o la troppa passione o la troppa fatica impedisca il dire, favellò:

— Ecco, ecco la prova del costui delitto.... Assassino!.... dei meno sfrontati di te se ne manda in galera.

E gettò sulla tavola una palla di piombo schiacciata insieme ad un foglio di carta mezzo arso.

— Ch'è questo? dimandò il capo dei decemviri.

— Ch'è? È la palla che ha ammazzato il povero colonnello: l'abbiamo rinvenuta a piè del muro dove egli rimase ucciso; e questo è lo stoppaccio, che servì a caricare lo schioppo....

— Io non comprendo, che notizie aggiungano a quanto sappiamo.

— Leggete.... leggete la carta.

Il Decemviro spiegò la carta, e accostato un lume lesse ad alta voce: — lib.... co.... Romani.... pino la.... a.... quei.... pan... nacci: — qui il Decemviro interrompendosi interrogò da capo — e questo che importa?

— È chiaro come il sole; costui ha caricato lo schioppo con la carta stracciata dal libro di conti di casa sua; non ricordate voi che suo padre vende legname? Il diavolo insegna a fare le pentole, ma non insegna a fabbricare i testi.

— È vero, è vero, grida la moltitudine con crescente furore, la provvidenza lo ha convinto; su via condannatelo; va impiccato subito, e qui al cospetto del morto.

E come per incanto furono viste alzarsi da terra le forche, un paio di scale, e intorno ad esse sbracciarsi gente ad ammanire la fune, e insaponarla. Le quali provvidenze, a cui serbava la mente pacata lasciavano sospettare che tutta quella faccenda fosse apparecchiata di lunga mano, e qualcheduno facesse fuoco nell'orcio perchè l'indugio non pigliasse vizio. Intanto Grazio aveva perso il lume degli occhi, e diventato del tutto insano per rabbia, con le minaccie e i giuramenti rendeva pessima la sua causa già cattiva. I giudici titubavano non mica perchè le prove difettassero, che anzi credevano ce ne fosse d'avanzo, ma perchè pareva loro cedere all'impeto popolare: l'unica cosa che li tratteneva dal dare la sentenza era il timore che il generale rinfacciasse loro averla conceduta allo schiamazzo popolare; però si conosceva chiaro che avrebbero terminato col mandare su le forche il Romani, sì perchè lo avevano preso in ira, ed anco perchè dubitavano non lo impiccasse il popolo senz'altra forma di giudizio.

In questa suprema ansietà la moltitudine dopo le spalle dei Decemviri, obbedendo ad impulso che veniva da lontano, incominciò a diradarsi spartendosi a manca e a sinistra, nella guisa che le acque tagliate fuggono gorgogliando lungo i fianchi del piroscafo che si avanza; sempre e più sempre slargandosi, per ultimo lasciò il campo ad un nuovo personaggio, il quale appena comparso venne salutato dal popolo con le voci: — Viva il generale! viva il Paoli!

Il signor Giacomo tutt'occhi fissò l'uomo, e lo vide alto, complesso, di faccia larga e accesa, senza pelo alcuno, di sopracciglia grosse e aggrondate, lo sguardo feroce, portava un berettone nero fino sugli occhi, e di sotto a quello scaturivano alcune ciocche di capelli di color fulvo; il suo vestire era la gamarra di panno côrso cinta alla vita con la _carchera_ donde pendevano sciabola, pistole e pugnale; nelle mani stringeva il moschetto; notabili i calzari composti di strisce di pelle di cignale concie con la polvere di mirto. Egli si fece innanzi con passo sicuro, mentre un cane gigantesco gli teneva il muso quasi appoggiato alle gambe; senza rispondere, senza salutare si locò in mezzo ai Decemviri; le turbe sì clamorose poco anzi, adesso tacevano, sicchè si udiva il fiotto della Restonica quantunque scarsa di acque; egli con voce chiara parlò:

— Degni di libertà veramente voi? Meritevoli proprio del plauso della Europa i Côrsi, che impongono le sentenze ai giudici come in Algeri le bastonate agli schiavi?

Serena, che fino a quel punto non aveva trovato occasione di far sentire la sua voce, si gittò in ginocchio a capo del cadavere di suo padre, e con le braccia levate prese ad esclamare:

— Vendetta, signor generale! vendetta!

Il Paoli le vibrò un'occhiata terribile e rispose:

— Qui non siamo per fare la vendetta di un uomo, bensì la giustizia del paese; rimovete di qua cotesto morto; potete deporlo nella cappella là dirimpetto.

— Nessuno lo tocchi; nessuno; non deve starsi separato da me.

— E voi andate con esso, e pregate per l'anima sua; questo si addice meglio a fanciulla e a figliuola: vostro padre adesso si raccomanda più al perdono di Dio, che alla vendetta degli uomini.

Intanto quattro uomini presero la barella dove giaceva il cadavere dell'Albertini, e Serena affisse gli occhi a terra forse nel concetto del marinaio che getta le àncore, perchè la nave non venga strappata dalla spiaggia da qualche raffica di vento: però non rimase a lungo in cotesto proponimento, che a mano a mano si allontanava la bara la faccia sua si sollevò, si piegò alla parte dond'essa scompariva, e quando stette per passare la soglia della cappella, e uscirle affatto dagli occhi, la pietà vinse l'odio nel cuore della mestissima fanciulla, la quale con un sospiro quinci levossi, e si recò a tenere compagnia al morto padre ed a pregare per lui. Allora in mezzo al solenne silenzio che tuttavia durava, fu udita una voce che parve straniera, la quale esclamò: — Bene, bene, benissimo; — e subito dopo uno strepito di cosa percossa. Il signor Boswell non aveva potuto frenarsi dal manifestare la propria approvazione con la solita formula e col solito picchio sopra la scatola; nè ciò sfuggi al Paoli, che sottilissimo indagatore era, e dardeggiò uno sguardo dalla parte donde vennero il rumore e la voce, senonchè restando il signor Giacomo al buio potè sottrarsi alla curiosità del generale. A quanto parve, il Paoli aveva raccolto per via qualche notizia del caso, imperciocchè volse addirittura queste parole a Grazio:

— Orsù, Grazio, confessa la verità,

— Anche voi?... rispose il giovane.

— Io possiedo argomenti terribili per cavare la verità di bocca agli ostinati; potrei adoperare teco la tortura; non voglio, ti ho conosciuto sempre manesco, è vero, pure schietto; confessa, dopo il peccato, Dio ha fatto la penitenza per tornare in grazia sua.

Il giovane alle parole prime del Paoli si contorceva come se avesse il diavolo in corpo; ci fu un momento, che sembrò non potersi più tenere da tagliare le parole del generale: ma a grado a grado che questi procedeva, rimase tocco dal tono di voce che di severa si fece blanda e oratoria; onde il poveretto diede all'ultimo in uno scoppio di pianto.

— Anche voi mi condannate? e sì che una volta mi volevate bene: quando vi accompagnai in Aiaccio co' miei compagni a suono di violini per far vedere a Genova che soggezione ci pigliavamo de' suoi soldati, mi picchiaste su la spalla, e mi diceste: Bravo Grazio — voleste che bevessi un sorso di vino alla vostra zucca... e ora... anche voi date addosso all'innocente...