Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo

Part 14

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Intanto Altobello destandosi si era ritto in piedi, e vergognoso di avere piantato in asso la compagnia, stava per farne le scuse, quando il capitano Angiolo lo prevenne parlando.

— Signore Altobello, vi domando perdono se sono venuto a svegliarvi, ed a voi pure, signora, domando umilmente perdono se vi levo per un minuto il figliuolo dal seno: mi pareva non potere partire col cuore contento se non avessi detto addio a voi come agli altri nostri compagni di viaggio. Addio dunque, datemi tutti, e pigliatevi un bacio; desidero, e spero che ci rivedremo quaggiù; ma se a Dio piacesse altrimenti, ci rivedremo ad ogni modo, perchè il nostro padre Bernardino ci ha fatto toccare con mano col suo libro, che chi muore per la patria va in paradiso senza passare pel purgatorio, e, padre, scusate, il mio cuore me lo aveva detto prima di voi.[16]

— Come! volete partire subito? Non piglierete un'ora di riposo? Che prescia è questa? Si udiva domandargli d'intorno ed egli:

— Mi tarda di andare a rendere la bandiera di Francia allo sciabecco che me la imprestò, e vedere se mi riuscisse fargli inalberare la côrsa. Signor Giacomo, voi mi avete promesso, che al nostro Generale raccontereste quanto avreste veduto. Di grazia accostatevi. Così parlando raccatta di terra il lume a mano, e messolo sopra una botte, che lì si trovava a caso, si cavò dal seno uno astuccio di foglia di argento; da questo aperto trasse fuori una lettera, che spiegò con tremito religioso, e lesse con voce strozzata:

— Al signor Angelo Franceschi. Casinca 4 ottobre 1768. Il vostro zelo ed onoratezza hanno riscosso gli applausi di tutta la nazione, dalla quale sarete contradistinto: ed io vi farò conoscere quanto vi sono particolarmente tenuto. Se vi faranno proposizioni indegne del vostro coraggio, dite per unica risposta: viva la libertà! Cordialmente vi saluto. Il generale Paoli.[17]

Dopo averla ripiegata, chiusa nello astuccio e bene assicurata sul petto riprese: — Voi gli direte, che il capitano Angiolo ha sentito farsi proposizioni infami, e non le ha respinte, anzi le ha accettate; ditegli, che egli prese in prestito una bandiera francese, ammainò la côrsa, ed in sua vece inalberò la nemica... però aggiungetegli tosto che il capitano Angiolo lo ha fatto per salvare cento e più patriotti come questi (e qui toccò le mani a padre Bernardino, ad Altobello e a Giocante), ed un amico, come siete voi, alla patria: e questo è già molto; e l'ha fatto eziandio per condurgli sano e salvo un carico di armi e di polvere, dal quale può dipendere la salute della patria, stante le angustie in cui ella si versa; di qui il mio abborrimento a combattere, e di qui l'odio per la vostra pipa, signor Giocante: per ultimo ditegli che, depositate in terra anime e beni, egli, senza porre tempo fra mezzo, si è partito per andare a vincere o morire onoratamente combattendo i nemici.

Altobello gettò le braccia al collo di sua madre, e singhiozzando disse:

— O mamma mia, quando avrete un figliuolo che rassomigli al capitano Angiolo?

Padre Bernardino, dopo essersi sentito mareggiare il terreno sotto più che non aveva provato la galera in mare, cascò di stianto ginocchioni, e presa la mano del prode uomo la baciava e la ribaciava; intanto Giocante, levatesi le pistole di tasca, le porgeva al capitano con queste parole:

— Capitano, io vi supplico di accettare queste pistole, perchè ogni volta vi capiterà gettarvi gli occhi sopra, vi rammentiate di un folle, che voleva spararvele nel capo per traditore.

— No, tenetele per voi, che vi faranno bisogno più spesso che a me; e il paese soffre penuria di armi; d'altronde quando mai potessi dimenticare Giocante Canale, io vado persuaso che i vostri gesti mi riporteranno il suo nome più spesso che io saprei desiderare.

Il signor Giacomo, anche prima che Giocante avesse offerto le pistole, aveva pensato lasciare al capitano qualche pegno che a lui lo ricordasse, e da prima si fermò sulla tabacchiera ma subito dopo conoscendo quanto necessario arnese gli fosse, torse lo sguardo altrove e lo posò sopra un anello che aveva in dito, ma questo era ricordo della sua madre defunta: allora la sua volontà cominciò dentro a ondeggiargli dalla scatola all'anello come la cima di un cipresso al rovaio: quella, bisogno frequente del naso; questo, bisogno perpetuo dell'animo; si rinnovava la battaglia antica tra lo spirito e la materia, e il signor Giacomo uscì da cotesto parapiglia da galantuomo par suo, imperciocchè sporgendo la scatola:

— Quanto a questa spero non ricorreranno i motivi delle pistole per escluderla, però quando ci anderete a cercare una presa di tabacco....

— Io non piglio tabacco, signor Giacomo, e levare a voi la tabacchiera sarebbe proprio come rubarla di su l'altare. Mio buono e generoso Inglese, se in qualche parte vi piacqui, se in alcuna cosa vi parve io meritassi di voi, vi supplico a mani giunte di un guiderdone, e questo sia avere a cuore il generale Paoli e la mia patria.

— Mio degno amico, sì, quello come padre, questa come madre. —

Il gallo chiama Francesca Domenica alle opere diurne; deposto soavemente il capo del figliuolo, ella lo ricopre col _pilone_ affinchè la brezza mattutina non lo raffreddi, poi si fa ad esaminare il fornimento dell'ospite e del figliuolo. Egli era negozio serio quello del signor Giacomo: due valigie, e come pese! una sacca, una cassetta e un mazzo fra ombrello, canna e spada: a considerare tante robe la donna alza le mani quasi per dire: manco male, che colui non si porta dietro la casa; allora va e soppesa anche la valigia del figliuolo, e la trovando, fuori di ogni presagio, grave, si stringe nelle spalle; intanto si accosta ai labbri uno dopo l'altro il pollice, l'indice e il medio, e mormora: tre di certo, ma ce ne bisogneranno quattro; e via fuori dell'uscio.

Attinse una mezzina di acqua, e la portò nella stalla ad abeverarne il ciuco; tratte da una sacchetta tre manciate di castagne gliele mise per profenda davanti; ma subito dopo pensando che quel giorno avrebbe fatto cammino sforzato, gliene crebbe due altre: uscita all'aperto, mentre andava in fretta verso una casa, vide una capra che, scioltasi durante la notte, brucava le cime del polloni agli ulivi, ond'ella presto presto la ridusse al laccio e proseguì; in questa una donna al bruzzo la prega: mi fareste la carità a darmi una mano a mettermi questo fascio sul capo? e Francesca Domenica, preso il fascio di legna da un lato, le rende il servizio; dopo le chiede: mi sapreste indicare dove potrei trovare bestie da prendere a nolo? — Ho il fatto vostro, voi non avete a far altro che andare in cotesta casa lassù, e chiedere dello Zembo vetturale.

— Buon giorno e buon anno, disse Francesca Domenica dando una spinta all'uscio, dubitando che a codesta ora dormissero in casa tuttavia, ma rimase delusa, chè si trovò a petto di un'altra donna non meno sollecita di lei, che avendo già acceso il fuoco, e scaldato il latte, adesso ci buttava giù la farina di castagna rimuginando sempre per impedire li zolli, e preparare una scodella di _brilloli_ superlativi; costei levò il capo di su la pignata e rispose:

— Buon giorno. Qual siete? E che volete?

— Vorrei pigliare a nolo quattro muli o cavalli per tre o quattro giorni. Gli avete? Volete darli? Quanto prendete per giorno?

— Noi non gli abbiamo tutti; possiamo cercare quelli che mancano; ma dove hanno a ire?

— A Corte.

— Viaggio lungo.

— Lungo.

— E pericoloso; il mozzo ha da venire con voi?

— Sì.

— Strade dove spesso le bestie capitombolano; nemici nel paese alla busca, e se si perdono, chi me gli rimette?

— I muli non sono fatti mica per stare in convento; coteste strade pure hanno a correre e a ricorrere, e non sarà da oggi che le passeggeranno; quanto a' nemici è un altro paio di maniche: se vi saranno ritenuti ve ne manderemo altrettanti, e meglio dei vostri.

— Bo! Spaccata pomontinea,[18] e tacque.

— Insomma li volete dare o non li volete dare?

— Assicuratemi prima che me li rimetterete sani e salvi, poi parleremo del resto.

— E come volete che io vi assicuri?

— Datemi un pegno.

— Un pegno? Vi darò questa croce di oro?

E la donna, tirato avanti il mento e col labbro di sotto copertosene il superiore, faceva atto di disprezzo.

— Non vi basta? eccovi questi orecchini. — E la donna ripeteva il gesto.

— Aggiungerò questi anelli.

— Fossero tutti di oro potrebbero bastare, ma ci vedo questi vetri che non valgono una baiocca.

— Vetri! baiocca! Ma sapete che sono diamanti del valsente mille volte superiori all'oro?

— E via spaccate; ad ogni modo vo' contentarvi, mi darete cinquanta soldi al giorno per bestia, con questo che ci mettiate la profenda di vostro, e li ferriate a vostre spese caso mai venissero a sferrarsi: il mozzo verrà pel vitto e venti soldi al giorno.

— Domine, aiutateci! tanto varrebbe a comprarli addirittura.

— E tu comprali.

— Su via non istiamo a bisticciarci, vi darò trenta soldi al giorno per capo.

— E tu comprali.

— Vada per trentacinque.

— Se casca un quattrino da cinquanta soldi, voi non gli avrete.

— Pazienza! mi provvederò altrove, rendetemi le orerie, certo io non avrei mai creduto di trovare tanta mal fidanza, nè tanta tenacità; ma voi altri del Capo Côrso siete mezzo Genovesi.

— In Capo Côrso, come per tutto il mondo, ce n'è dei buoni e dei cattivi, interruppe una voce di uomo che apparve sull'uscio; tu poi, moglie mia, venisti al mondo per levare la riputazione alla Immacolata, rendi le orerie, brutta scimmia, e ringrazia Dio se non ti lascio sulle costole la memoria di questa giornata. Va via, levamiti davanti gli occhi.

La donna uscì non prima però di aver levato la pignatta dal fuoco per paura che i brilloli pigliassero di bruciato e nello andarsene brontolava:

— Sono più vicini i denti che i parenti; se manca pane, raccatterò le ghiaie per darle ai vostri figliuoli.

— Non vi state a confondere; dicendo voi che noi altri siamo Genovesi, per questa volta avete colto nel segno meglio che non credevate, perchè mia moglie mi viene diritta diritta da Genova; quanto a interessi certo è stretta più della cruna dell'ago, un po' per genio, ma troppo più per necessità: in tutto il resto è una spada: se per amore dei figliuoli vi riuscì fastidievole, voi madre scusatela. Sappiamo chi siete, sappiamo ancora la causa che vi muove a cercare le bestie da soma; padre Bernardino ci ha ragguagliato di ogni cosa, noi tutti dobbiamo tenerci bene edificato l'ospite illustre.... così imponendo l'antica riputazione di ospitalità della nostra patria, e le angustie nelle quali viviamo. — Avrete quatto bestie, quello che non si potrà mettere sulla schiena dei muli, porteranno le donne. Signora Alando, non vi sia per rimprovero, ma vogliate credere che anche qui a Capo Côrso il popolo palpita per la salute della patria.

— E questo è ciò che non si potrebbe negare senza taccia di follia, o senza essere presi dalla ira; e voi sapete che ira è breve insania.

Altobello ed il Boswell erano già in piedi, e pronti a partire; Giocante aveva tolto il carico di portare la lettera al Giacomini a Centuri; il padre Casacconi si scusava di non potere accompagnargli più oltre volendo dare una giravolta pei conventi del Capo Côrso, e vedere da sè se vi era cresciuta la buona semenza, ovvero frammesso il loglio della perdizione, gli avrebbe quanto prima raggiunti. Francesca Domenica di ciò si mostrava lieta, perchè ormai le tardava tornarsene a casa, chè le faccende dovevano soffrire; e qui disse avere apprestato le bestie e le donne pel viaggio, nè tacque il come. In questa comparvero i quattro muli ed il ragazzo; Francesca Domenica, invano contrastandolo Altobello, cavò fuori il suo, e gli mise gli arnesi; intanto il signor Boswell, chiamato a parte padre Casacconi, seco lui si trattenne breve ora, e parve a fatica lo persuadesse su qualche punto di quistione sorta fra loro; sopraggiunsero anche due donne, le quali, un po' per difetto dei muli, un po' perchè la cassa, la sacca e lo scrittoio del signor Giacomo mal si adattava sul basto dei muli, si proffersero portarle in capo; parve la cosa sì enorme al buon Inglese, che non voleva assentire a verun patto, ma le donne lo supplicarono a non defraudarle di codesto guadagno; per loro camminare due giorni o tre con quei ninnoli in capo gli era, si può dire, un trastullo, molto più che munite della pietra quadra non poteva vincerle la stanchezza, e così favellando si cinsero sotto il ginocchio un dado colore di ferro.

Avendo domandato il signor Giacomo che cosa tutto ciò significasse, gli fu risposto che la pietra _catochite_ era una pietra come vedeva, cuba e ferrigna, glutinosa a modo di pania, di cui avrebbe incontrato copia a Origlia sotto la torre di Seneca: correre antica credenza che, attaccata sotto il ginocchio sinistro, partecipasse in quale la portasse la virtù di non si straccare mai. Il signor Boswell si strinse nelle spalle, e prese tabacco.[19] Frate Bernardino così ordinò la cavalcata: tre muli carichi di una valigia per uno (chè l'angustia delle strade non permetteva ingombro maggiore) precedevano col mozzo, seguitavano le due donne; sul mulo più grosso a quando a quando sarebbero saliti Francesca Domenica, o Altobello, e per la piana ambedue. Per ultimo il signor Giacomo sul mulo di casa Alando, coperto di un bel manto vermiglio da disgradarne un cardinale. Padre Bernardino, reiterati tre o quattro volte i saluti, andò pei fatti suoi; gli altri, compresi il Côrso, proprietario delle bestie, e la genovese consorte, gli accompagnarono un pezzo, poi dopo mille augurî di buon viaggio tornarono addietro.

La sottile massaia genovese rientrando in casa non ebbe poco a maravigliarsi vedendo in mezzo della stanza padre Casacconi seduto sopra un sacco, il quale, appena ebbe scorta la donna, si rizzò in piedi e le disse: — Ecco qua, Caterina, il Signore vi ha provveduto, questo è un buon sacco di grano, ch'egli vi manda, e questi scudi per le spese dei vostri figliuoli: ringraziate dunque Dio, e pensate che quando si rende servizio alla libertà, sempre di là, e più spesso che non si crede di qua, se ne riceve mercede.

— Potrei sapere chi mi ha mandato questa carità?...

— I've l'ho detto; Dio. Non vi basta? E sì che la curiosità perse la prima donna, e da cotesta ora in poi avreste potuto emendarvene.

— Eh! padre mio, non era per questo, bensì per pregare Dio in pro' del nostro benefattore.

— Il nome non fa nulla; pregate sempre. Dio lo ha veduto, non abbisogna di certo che voi gli diciate chi sia.

Il viaggio dei nostri pellegrini era per Tomino, donde per la valle di Luri, traversato il Capo Côrso, intendevano ridursi al Pino, o a Beretali. Mentre passo passo s'incamminavano alla prima stazione, il signor Giacomo incominciò a dire:

— Capisco ancora io, signor Alando, che ai tempi della cavalleria si tributava alle femmine riverenza eccessiva, e sto per dire che scemata di una buona metà se ne sarebbe appagato anco Dio; ma i Côrsi poi mi pare, che trattino le donne come se non fossero madri o mogli di loro.

— Io penso che v'inganniate, perchè è difficile, che tra noi un Côrso vizii una fanciulla e poi la pianti.

— Bene; ma avverto che ciò potrebbe accadere piuttosto in grazia della paura pei parenti, che del rispetto alla donna.

— E non vi sembra carità grande quel collettarci che costuma fra noi per fare la dote alle fanciulle povere? Non reputerete amore quel coltivare _gratis et amore Dei_ i campi della vedova e della orfana?

— Carità e fiorita, non rispetto; per ordinario la donna lavora, e il marito fuma; ospitando gente la donna non siede, bensì serve a tavola; ella va scalza, l'uomo calzato; ella sempre a piedi, e per giunta col fascio della legna in capo, l'uomo dietro a cavallo; che più? entrando in una casa al Macinaggio ho veduto una grama femmina girare la mola per macinare il grano.

[Illustrazione: .... aperto pienamente l'uscio, fu potuto vedere una donna di sembianze severe, assettata sopra un letto di paglia, in grembo della quale dormiva Alando. (_pag. 153_)]

— Questo ho sentito dire, che trae origine dalle inimicizie, flagello antico del paese, imperciocchè l'uomo dovesse poggiare in alto per iscoprire gli agguati camminando con la barba sulla spalla, e la mano su l'archibugio.

— Benissimo; ma com'entra questa scusa col macinare il grano in casa?

— Perchè l'interno della casa è reame esclusivo della femmina.

— Bene; anzi male. Bello impero davvero quello dove il re è condannato alla parte di schiavo! Mio giovane amico, soffrite che io vi ammonisca, che chi tutto vuol difendere per ordinario non discolpa nulla. La nemica mortale dell'ammenda è la prosunzione: ora lo stato in che senza rimorso o vergogna mantenete la donna fra voi, mi dà la misura giusta della barbarie nella quale vivono gli uomini.

E tacquero, finchè non furono a Tomino; qui giunti, mentre passavano davanti la chiesa, al signor Giacomo venne fatto vedere nella nicchia, a destra di cui mira la facciata, una bomba di ferro, onde piacevolmente interrogò:

— Gli è un santo côrso cotesto?

— No, è un predicatore, che ci hanno mandato i Genovesi, rispose un Côrso che in cotesto punto passava, il quale dì e notte come dal pulpito bandisce, che dai forestieri non ci dobbiamo aspettare miglior bene di quello. — Però i Genovesi non giunsero mai ad espugnare Tomino; e gli uomini di questo paese traendo alla chiesa, nel vedere la bomba, ne cavano argomento di supplicare con tutta l'anima Dio, che alla occasione non ci faccia peggiori dei nostri padri. Se vi piace scendere, vedrete il Tabernacolo, meraviglia della Corsica, sto per dire del mondo.

Scesero tutti, ed entrarono nella Sagrestia, dove sta esposto il modello di legno assai bene architettato, e condotto con fino lavorio, pure non tale da meritarsi codesta lode smodata; senonchè la guida aggiunse: — Prima era tutto di argento, donato alla chiesa da un Filippi arricchito in America, a cui costò un milione e mezzo di lire; prima di disfare il Tabernacolo di argento ne cavammo questo modello per memoria dell'opera, non del dono; avrete forse sentito a dire o sentirete da qualcheduno che noi Tominesi repugnando dal dare il nostro Tabernacolo al generale Paoli pei bisogni della patria, lo sottraessimo mettendolo sotto terra; non gli date retta; fummo proprio noi che glielo andammo a profferire, come offrimmo a Roma il magnifico ostensorio di argento del peso giusto di un rubbo, e il Papa in beneficenza ci promise quattro scudi romani all'anno!

— O pelo o pelle con Roma bisogna lasciarci, pensò il signor Giacomo; nè anco l'uno per cento senza contare la fattura: la Curia romana è donna, ma non ebbe mai bisogno di curatore: poi a voce alta chiese: avete detto promesso; per avventura non li pagarono mai?

— No, signore, li pagarono per pochi anni; in seguito le disdette della chiesa non permisero retribuire più oltre questo piccolo censo.

— Ahimè! si direbbe, che la vigna del Signore sia peggio trattata di quella dell'empio; colà sempre grandine, sempre tempesta.

Altobello, pauroso che il colloquio pigliasse piega spiacevole per la madre sua piuttosto pinzochera che devota, unica macchia fra tanto splendore, alzando il dito accennò:

— Vedete cotesta torre là? noi altri la chiamiamo la torre di Seneca, e tutto questo distretto ha nome da Seneca.

— Se questo fu il luogo della relegazione di Seneca, certo non si riconoscerebbe per la orribile descrizione ch'egli ne fa nella epistola ad Elvia sua madre, ma il tedio dell'esilio glielo avrà fatto comparire più tristo, e da quel tempo in poi voglio credere, che la natura e la industria lo abbiano reso più bello.

— Poi oltre la torre troveremo Mercurio, dove la fama narra, che Seneca fosse flagellato con le ortiche dalle donne a cagione della sua incontinenza.

— Ohibò! coteste mi paiono grullerie: vi sembra probabile, che Seneca fra tante angustie avesse capo a siffatte novelle? Uscito di Roma, sazio di femmine senatorie e imperiali, come supporre, che gli venisse vaghezza di rincorrere le donne per questi balzi a mo' di Satiro? Che ne dice la mia rispettabile signora Francesca Domenica?

— La medesima vendetta si racconta che le donne di Bonifazio e di Sollacarò abbiano preso in simile occasione; ma io le reputo favole tutte, perchè la donna prudente difende l'onore suo, e non ostenta la difesa, sentendosi abbastanza umiliata dal sapere, che altri con parole, anzi pure col pensiero, le abbia recato oltraggio.

— Bene, mia signora, bene.

Ma il fine pel quale Altobello aveva intromesso discorso, gli venne tronco appunto per causa del medesimo, imperciocchè la piissima madre riprese a dire: — Invece di trattenervi in queste pantraccole avrebbe dovuto il mio figliuolo raccontarvi come oltre quel poggio di Pietra Corbara in riva al mare sorga il santuario di santa Caterina, dove tra le altre sante reliquie si conserva una zolla di terra adoperata dal Padre eterno nella creazione dell'uomo.

— Che mai dite, mia rispettabile signora! proruppe il signor Giacomo levandosi alto su le staffe.

— Già; una zolla di terra servita alla formazione del nostro padre Adamo.

— Diavolo! esclamò da capo il signor Giacomo, e stava lì lì per uscire dai gangheri, senonchè alzata la faccia occorse negli occhi di Altobello, i quali con muto linguaggio lo supplicavano ad avere misericordia della fede di quella semplice donna; ed egli che filosofo veramente era, e per ciò tollerantissimo, si astenne di portare lo scompiglio nell'anima di lei con importune considerazioni; solo facendo l'atto del tacchino quando ingola una noce, tacque, e la donna soggiunse:

— Ed oltre la zolla ci ha un vaso di manna raccolta nel deserto; un frammento della verga non ricordo bene se di Aronne o di Mosè; alcune goccie di latte della Madonna, e parecchie gugliate di refe, torto proprio con le sue sante mani.

Il degno signor Giacomo sostenne bravamente la enumerazione di coteste reliquie come un granatiere inglese la scarica di una cannonata a mitraglia, rinnovando però ad ognuna l'atto del tacchino che ingola le noci.

Così ora tacendo, ora alternando i ragionamenti, arrivarono, traversato il Nebbio, su i gioghi di Lento e Canavaggia, donde scesero nelle strette del Golo a Pontenuovo, già famoso per la resa dei Tedeschi al prete Castineti, e sortito dai cieli a ben altra, e per questa volta, lacrimevole celebrità. Intanto che scendevano da Lento, Francesca Domenica indicando i colli dalla parte opposta della valle avvertì:

— Vedete colà quel paese? Lo vedete? Lì dietro giace la terra benedetta che ha dato alla Corsica il generale Pasquale Paoli, mio cugino _in terza_.

— E usciremmo molto di strada se andassimo a visitare la sua casa?

— Non troppo, no, chè, per Saliceto e Pietrarossa riusciremo verso Omessa sopra la strada di Corte.

— Dunque... con voce un po' tremante dalla commozione incominciò il Boswell, e la Côrsa conchiudendo in fretta:

— Venitemi dietro, che io vi condurrò fin là; e voi altri proseguite, che vi raggiungeremo.