Paolo Pelliccioni, Volume 2 (of 2)

Part 2

Chapter 23,850 wordsPublic domain

-- Di Angelotto, del Bargello di Campagna; e senti come... -- Qui il Papa strinse pel braccio Paolo, e per veemenza di passione pigliando a passeggiare su e giù nella sala se lo traeva dietro con forza che mirabile in giovane, era per vecchio prodigiosa, -- e senti come... il dì di San Bonaventura si presenta il Padre guardiano dei Minori osservanti di Viterbo al Vaticano annunziando avere a rimettere una cassetta consegnatagli da certo penitente in confessione con l'obbligo di portarla egli proprio a Roma, e consegnarla nelle mani di Sisto. Noi gli mandammo a dire la lasciasse, ma egli niente; allora lo accogliemmo al nostro cospetto e dopo il bacio dei piedi ci confidò la cassetta, la quale aperta in nostra presenza vedemmo contenere il capo di quel povero giovane di Angelotto... -- Misero! ne increbbe la sua morte molto, ma troppo più ch'ei fosse morto senza sacramenti; però ci trovammo buon rimedio con le indulgenze e i suffragi. Insieme con la testa andava unita una leggenda, che diceva: = _A papa Sisto V infelicemente regnante in Roma, prete Guercino re della Campagna_[6]. = Ordinammo mettessero le mani addosso al padre guardiano, e sottilmente lo ricercassero con la corda, e fu trovato il poverino non essere consapevole di nulla; tornò al convento con le braccia slogate ma per compenso carico di benedizioni, sicchè fu troppo maggiore il guadagno della perdita. Prete Guercino vive!... a tale è ridotto Sisto, oh! oh!...

-- Santità, mi sia benigna di posare l'animo meritamente agitato, e permettermi ch'io possa dirle alcune altre parole. Dunque le preme far vendetta di prete Guercino?

-- Figliuolo, _chi sostiene le ingiurie senza risentimento non è uomo, e chi potendo vendicarsi non si vendica abbilo per bestia addirittura_[7].

-- Ancora; Vostra Santità innanzi di conferirmi officio stabile vorrebbe avere da me un po' di saggio di quanto sapessi fare...?

-- Giusto così, mi avete letto dentro.

-- Dunque si degni conferirmi commissione temporanea sopra i Micheletti e i Bargelli della Campagna: basta una settimana, ma poniamo due; in questo mezzo tempo Vostra Santità riceverà di sicuro una testa; od io le porterò quella di prete Guercino, o il prete Guercino le manderà la mia. --

Sisto stette lì lì per dargli un bacio, ma se ne astenne; però con voce carezzevole gli disse:

-- Siamo contenti, che così si faccia; il cardinale di Montalto avrà cura di munirvi delle necessarie spedizioni. Se opererete quanto avete promesso, ben per voi! Nè potrete immaginare comodo o favore per grande che sia, che noi non siamo disposti a concedervi. Parola di Sisto è parola di Dio. Intanto, inginocchiatevi, vi compartiamo la nostra apostolica benedizione; ci dimenticammo compartirla al povero Angelotto, e forse questa mancanza fu colpa che capitasse male.

-- Anzi, di sicuro, soggiunse Paolo, e camminando all'indietro a capo chino si partì dalla presenza del Papa, il quale rimasto solo col cardinale di San Marcello, che fu Giambattista Castagna, dopo lui assunto al Pontificato col nome di Urbano VII, gli disse, accennando col dito la porta donde era uscito Paolo:

-- Illustrissimo, veda cotesto è uomo destinato ad andare in su; se poi sopra il Campidoglio, ovvero sopra la forca, chiariremo tra poco.

A Paolo uscito dal cospetto del Papa venne vaghezza, non avuta prima, di portarsi sul ponte di Sant'Angelo a vedere le teste mozze, che infilate su i pali stavano lì ad atterrire i banditi, i quali lontani o non sapevano, o non curavano esempii siffatti: di vero tra altre parecchie ci mirò anche la sua col cartello sotto, che per quanto poco umile egli fosse, pure gli largiva tali e tanti titoli, che egli per giustizia non avrebbe potuto accettare: non vi si fermò sotto troppo tempo, imperciocchè cotesto teschio che ciondolava tuttavia al vento alcuni carnicci era tal mostra da mareggiare anche lo stomaco di un bandito; allontanandosi pertanto pensava:

-- Dacchè altri ha pagato per me, ormai io spero, che passerò per bardotto.

E dato bando alle malinconie, venuto vespro, abbigliatosi con abiti di nuova foggia e attillati, fu a casa Savelli dove lo aveva precorso la fama del successo alterando il vero, e la più parte aggiungendo falso; e siccome ogni cosa, anco falsa, tornava ad incremento della sua reputazione, così, quelli che prima gli s'inchinavano, ora voltarono la schiena a mezzo cerchio perfetto, gli altri più renitenti cominciarono a disegnare della persona una elittica; le mamme gli esponevano dinanzi un assortimento di risi sorrisi co' labbri stretti, però che l'arte di fabbricare dentiere non fosse anco trovata, e i denti cascati non fanno finestre dove goda affacciarsi amore: delle ragazze non dico nulla: diluviavano occhiate da disgradarne i razzi finali della girandola di San Pietro; ma il Pelliccioni salutava sbadato, o poco ci avvertiva, chè l'anima e gli occhi stavano fissi su quel folletto di Tuda, la quale andava, veniva, girava da parere che ce ne fossero quattro, e tutto vedeva, e tutto fingeva non vedere, e di ogni cosa si pigliava spasso; gli sguardi suoi non cadenti, nè dritti, bensì obliqui come i Turchi adoperano le scimitarre, e con tale virtù da fiedere netto come gambi di pera sbarre di ferro grosse quanto un braccio; con perpetua irrequietezza ella ora aggroppava ora snodava il mirabile collo, che vinceva quello dei colombi in amore quando il sole lo veste di colori sempre nuovi e sempre più belli. Per quanto Paolo s'industriasse attirarla a sè ora con ridenti, ora con supplichevoli, ed anco talvolta con minaccevoli sguardi non ne venne a capo; peggio se tentava accostarla; Tuda, quasi lo presentisse, batteva altrove l'ale, e in mille modi, sconosciuti a cui non sente amore e rabbia, lo deludeva e scherniva. All'ultimo Paolo altro non vide che uno scintillío di faville che poi diventarono teste, e da prima tutte di Tuda, aggirantesi in vortici, sempre ridenti, e sempre folleggianti, ma indi a breve diventando penoso, altre teste vi si mescolarono laide, e sinistre, tuttavia ritraenti una immagine sola; poi diradaronsi, e ne rimasero solo due, che facevano l'altalena che ora si tuffava, ora sorgeva da un lago di sangue; da un lato quello di Tuda, dall'altro quello di prete Guercino. Quello di Tuda scaturì da principio più volte vario per ornamenti diversi, ora con diadema, ora con ghirlanda, ed ora con acconciatura leggiadra di capelli, quello poi di prete Guercino sempre grondante sangue cagliato, con le chiome grommose; ma poi mutata vicenda toccò al capo di Tuda comparire terribilmente miserabile, mentre la testa del prete Guercino si affacciava ora con la sua bella chierica candida come fiore di latte, ora colla berretta a tre spicchi, e perfino con la corona in testa come re della Campagna. Paolo si appoggiò improvvido alla base di una statua di Giulio Cesare, pure aspettando che gli cessasse il bagliore; il quale fu breve, avendo contribuito a dargli fine certe parole ch'ebbero potenza di respingergli con subito riflusso il sangue dal cervello al cuore, e queste furono:

-- Mirate un po' come la gente magna anco senza avvertirlo si mostri nata da una stessa famiglia.

Anzi no, ei si accostava alla immagine di Cesare per la ragione, chè l'ambra tira la paglia... --

Paolo spalancò gli occhi e le ultime parole dell'atroce ingiuria sorprese sopra le labbra di Tuda.

-- Bene sta; io darò la testa del Guercino, io ne darei cento per la tua, divina fanciulla; che importa a me che tu mi ami? Mi basta che tu patisca il mio amore. Farfalla scellerata, fa' quello che sai, tu devi cadermi nelle mani, perchè se non bastasse ad agguantarti il mio amore, piglierebbe a perseguitarti la mia vendetta.

Di poi tolto commiato, senza porre tempo fra mezzo cavalcò forte alla villa di Nettuno, dove giunse sul far della notte, e Renzo udito il noto segno gli aperse senza avvertire la Violante, onde Paolo la colse alla sprovvista mentr'ella genuflessa davanti la immagine della Madre di Cristo leggeva il libro delle orazioni.

-- Sempre in opere pie, Violante, voi volete pigliare di assalto il paradiso...

-- Paolo, io pregava pel mio povero padre, per voi, e soprattutto per me misera peccatrice, che ne ho tanto, e poi tanto bisogno.....

-- Era parecchio tempo che noi non c'incontravamo.

-- Senz'altro qualche grave causa vi teneva lontano da me, ed io devo rispettare l'operato di mio marito e signore.

-- Signora, mi perdonerete voi di comparirvi così allo improvviso davanti?

-- Paolo, lasciate da banda queste cerimonie; non ci hanno luogo; voi, lo ripeto, siete mio marito e signore; gli affanni co' quali mi prova Dio, mi hanno, se non guarito, emendato la vanità che gonfiava il mio spirito; comunque venga, subitaneo o avvisato, il marito porta sempre consolazione alla sua consorte; io poi sapeva il vostro arrivo.

-- Lo sapevate? Chi mai poteva avervelo detto?

-- Non bocca umana certo, bensì un presentimento... una voce del cuore...

-- E credete davvero che vi dica tutto il cuore?

-- Non tutto, ma in ciò di cui mi avverte ei non s'inganna mai.

-- E la cagione che mi ha mosso di venire a voi ve l'ha detta il cuore?

-- Me l'ha detta....

-- Non può essere, non può essere, interruppe Paolo spaventato.

-- Giudicatelo voi, la causa che vi mosse e' fu per chiarirmi come voi non potete condurmi a Roma...

-- Ma se il cuore non vi ha taciuto la miglior parte, aggiunse precipitoso Paolo, deve avervi detto eziandio come Sua Santità chiamatomi a sè mi abbia commesso il carico onorevolissimo quanto pericoloso di ricondurre la sicurezza pubblica nei suoi Stati, e preponendomi alla milizia mi ha conceduto la facoltà di conseguire il nome invidiabile di restauratore del vivere civile.

(Certo non era a quei tempi avanzata siccome ai nostri l'arte di onestare con parole magnifiche fatti vulgari, o turpi, o scellerati; tuttavia e allora e prima si sapeva dare ad intendere eroico gesto l'utile delitto. I custodi della umanità si confidano atterrire con le minaccie della storia, ma perchè spaventassero altrui bisognerebbe che questi le temesse; chi non pregia la fama è sempre disposto a venderla per una scodella di lenticchie come Esaù la sua primogenitura: se non fosse così, in qual modo mi spieghereste questa immane, perpetua, ogni dì crescente _produzione_ di Scariotti tre, quattro volte e dodici superiore alla _richiesta_? Quest'asta pubblica di anime al minore e al peggiore offerente? Anco lo inferno rinvilia!)

La Violante strinse la mano a Paolo in segno di compiacenza, e:

-- Tu non puoi immaginarti, Paolo, ella riprese, quanto esulti l'animo mio nel vederti aperta la via per palesare altrui i tuoi meriti; ciò mi consola per te non nato certo a logorare bellissime doti in ozii ignobili, e molto anco per me, dacchè per questo mezzo imparerà la gente come io nello eleggerti consorte, e in te ponendo ogni mio affetto non fui cieca, nè mi lasciai vincere da sfrenata passione.

-- Però, Violante, prima di accettare mi correva obbligo di consultarti per due motivi; il primo, perchè capisco, che deve tardarti, ed anco a me tarda metterti in possesso del nostro palazzo, e presentarti come conviene allo splendore della tua nascita e delle tue nozze.

-- Aspetterò; chè tornando vittorioso parteciperò alla tua gloria... sebbene siffatte glorie non sieno estranee alla nobilissima casa d'Ayerba.....

-- Pertanto, finchè io non torni tu desideri starti qui in villa senza darti a vedere, o a conoscere da persona viva?

-- Senza te, mi basto sola.

-- Ciò messo in sodo: veniamo all'altro motivo. Tu sai, che la vita e la morte stanno in mano al Signore; ora nel cimento al quale mi espongo potrei restare ucciso...

-- Oh! non dirlo -- e qui l'affettuosa venía con la mano manca turandogli la bocca; Paolo baciò la mano, e dolcemente removendola, proseguì:

-- Questa vita non appartiene a me, almeno in tutto; tu pure ci hai diritto dal dì che, in grazia del sacramento, tu mi vincolasti la tua; nè io potrei senza mancare al debito di cavaliere e di cristiano mettere a cimento la mia persona, se prima tu non me ne dia il consenso. --

La Violante riprese con la destra la destra di Paolo, la manca gli pose sopra la spalla, e il capo gli appoggiò sul petto; in cotesto atteggiamento stette alquanto: alfine disse:

-- Dio mi ti renderà sano e salvo; misericordioso com'è non vorrà farmi la più trista femmina, che abbia mai vissuto nel mondo; lo pregherò tanto! Tuttavolta, non piaccia al Signore che per cupidità di passione umana io ti tolga la bella rinomanza; il cavaliere cristiano ha il suo primo obbligo con Dio, il secondo col suo Principe, principalmente poi se questi sia vicario di Cristo in terra, gli altri obblighi vengono dopo. Non può dirsi del tutto infelice la vedova del marito morto in servizio del suo padrone e signore...

-- Ma s'io mancassi, come rimarresti? Senza aiuto... reietta....

-- Consolati, amor mio; dal tuo in fuori io non conobbi, e ti sacramento che non vo' conoscere altro amore, che quello di Dio. Non parti a bastanza aiuto il suo? La tua vedova non ti sembrerà difesa, se io mi rendo a lui? Egli non respinge veruno... morta al secolo, io vivrò solo vita materiale a vegliare pel restante dei miei giorni il tuo sepolcro dentro il monastero delle cappuccine...

Non favellarono più innanzi; solo Paolo sentendosi il peso della testa della Violante sul seno pensò: -- ecco un terzo capo! e questo più grave di tutti; finchè non torni, egli starà quieto, lo ha promesso, e non è femmina da mancare: ma bisognerebbe, che ei se ne stesse fermo.... quieto.... tranquillo anco dopo. Basta, per ora contentiamoci; poi provvederemo. Curiosa! ella meriterebbe amore, e non la posso amare; l'altra, a buttarla nel Tevere col sasso al collo, non le si darebbe il suo avere, e non so perchè mi accende il sangue..., e mi è forza amarla. Come l'andrà a finire? -- Se lo confidassi al cardinale! Scempio! se prima di rendergli servizio, prometterà alla larga per non attenere alle strette; se dopo, mi seppellirà sotto una montagna di ammonimenti, e bazza se non saranno rimproveri, con citazioni di canonisti, moralisti, e padri della santa madre chiesa cattolica, apostolica e per giunta romana: -- riesce così agevole predicare virtù quando con la predica puoi saldare un debito! Bada, Paolo... tu corri grandissimo rischio di ammazzare questa donna che ti ama, e di farti ammazzare per l'altra che ti vuol bene come il fumo agli occhi. -- Ci fosse dentro stregoneria? -- Stregoneria o no, su le forche io non ci vo' capitare; il mio vicario ha pagato per me: ed egli ci fa troppo brutta figura. -- Dunque renunzia, e trovata la buona via, fa' si dimentichi dagli uomini il passato; quanto a Dio, egli tiene sempre le braccia aperte. -- Questo non è possibile: lasciando da parte le fattucchierie, accade all'anima, quello che al corpo quando spenzolato troppo fuori della finestra non si può più tenere... chi nacque per ardere non arriverà mai a spengere. --

E qui come preso dalla smania sorse con moto convulso, onde il pugnale che portava nelle tasche delle brache ne balzò fuori cascando sul pavimento; pronta lo raccolse la Violante porgendolo a Paolo, senonchè questi lo respinse con la mano, e turbato parlò:

-- Tienlo, Violante; serbalo caro; forse potrebbe venirti a bisogno per difesa della tua vita.

-- No, la mia vita ho posto nelle mani di Dio.

-- Nè io voglio negare il suo aiuto validissimo, nondimanco, vedi, un buon coltello in certe occasioni difende meglio.

-- Dio non abbandona mai chi confida proprio in lui. --

-- Certo... certo... ma fa' a modo mio; tienti il coltello.

-- Ecco lo metto qui in memoria di te.

* * * * *

Era in cotesti tempi, e forse è anco adesso in vicinanza di Ardea una boscaglia famosa per accessi impenetrabili, e per gesti di masnadieri; vera selva Ardenna di banditi: per essa andava un singolare viandante, però che alle vesti paresse uno di quei pellegrini, i quali pel recarsi a Roma hanno nome di Romei: alla canizie dei capelli e della barba, lo avresti creduto decrepito mentre cavalcava un cavallo poderoso, e molto gagliardamente ora in questa, ora in quell'altra parte spingevalo; e se strano sembrava l'arnese, troppo più strano era lo intento, dacchè al contrario di ogni viandante, egli invece di evitare i banditi, si arrovellava per non averli ancora trovati; però i suoi voti furono indi a poco compiuti chè ad una svolta eccogli sopra parecchi masnadieri co' soliti moschetti inarcati e le solite minacce; -- la borsa o la vita. --

-- Voi non avrete nè l'una, nè l'altra, rispose il pellegrino; dov'è il prete?

-- Chi sei?

-- Voi lo saprete, menatemi a lui.

Per molti andirivieni lo condussero al prete Guercino, il quale stavasene di pessima voglia con la sua compagnia, e la sua donna Lucrezia, perchè poco fornito di vittovaglia e di pecunia peggio; nè aveva avuto anco occasione di accontarsi con alcuno dei capi-banda tornati sul contado di Roma; più di tutto poi impensierito per trovarsi scarsissimo di cavalli, onde gli era tolto di avventurarsi in imprese di momento. Il Romeo, appena vide il prete Guercino, gli andò incontro a braccia aperte chiamandolo con gran voce; ma l'altro sospettoso non si mosse; all'opposto imbracciò il moschetto, e con brusca cera gli disse:

-- Chi sei, e qual diavolo ti scaraventa quaggiù?

Il Romeo invece di rispondere prese a buttar via prima il cappello, poi la barba, la parrucca, per ultimo la schiavina; il Prete sbirciava più intenso a mano a mano che costui si svestiva, a mo' dello antiquario che, speculando sottilmente le traccie delle lettere sopra il marmo antico, coglie di un tratto il senso della iscrizione intera; così il Prete, riconosciuto di subito il pellegrino, si fece bianco come panno lavato, e senza pensarci si segnò due volte:

-- Domine aiutaci! Vattene pei fatti tuoi anima, che così per dire, dirò benedetta...

-- O compare, per caso avresti mandato a rimpedulare il cervello?...

-- Se un po' di suffragio fosse il tuo caso, io ti prometto, appena rientrato in quattrini, di regalarti di una dozzina di messe dette da frate Ieronimo, ch'è un'anima santa, e intanto valga per quello che può valere, qualcheduna te ne celebrerò io.

-- Orsù smetti le baie, io sono Tombesi...

-- Ma non sei morto? Non ti hanno impiccato e squartato? La tua testa non istà fitta sul palo in capo al ponte Sant'Angiolo?

-- Io non mi sono accorto di tutto questo...

-- Ma come qui? Per qual miracolo?...

E trattisi da parte con la Lucrezia, Egeria di cotesto Numa di nuovo conio, Paolo prese a raccontare le strane novelle della sua vita, avvertendo tacere le cose che non approdavano o nocive, aggiungendone false; fece capace il Guercino come Angelotto forse credè, e più verosimilmente dette ad intendere la sua morte per gratificarsi papa Sisto, e per buscare la mancia, narrò essersi salvato in Ancona, donde sur un legno greco recatosi in levante, dopo varie fortune si ridusse a Venezia, per la Dio mercè assai bene in arnese...

-- Tu ci avrai veduto Curzietto? Interruppe il Guercino; e l'altro pauroso di essere colto in bugía, rispose:

-- Dove?

-- A Venezia...

-- Io me ne viveva assai ritirato in casa di certa femmina, tu mi capisci... e che fa egli Curzietto?

-- La cena ai pesci...

-- Come sarebbe a dire?

-- Ma che non l'hai saputo? Per più di un mese ne fu pieno il mondo, ed anco adesso la maretta dura...

-- Tanto è, io non ne seppi novella...

-- Curzietto si tratteneva a Venezia, e costà il povero figliuolo per tirarsi innanzi faceva onoratamente un po' di tutto, meno che del bene; un padrone di barca anconitano trovandosi per le sue faccende a Venezia pigliò usanza con lui e saputi i casi del giovane promise procacciargli salvocondotto dal Papa; e di vero l'ottenne; anzi Sisto mandò una galera a posta per levarlo; Curzietto lesse due volte il salvocondotto, e riconosciuto il suggello, tenne lo invito del Comite, e alla sua fede si commise. Venanzio, e sono proverbi vecchi, anco le civette impaniano, in pellicceria ci vanno più volpi che asini; appena usciti dalle lagune, in un attimo addosso a Curzietto assicurandolo con le catene alle mani ed ai piedi, e siccome lo sciaurato si lagnava, cotesti non esser tratti da Papi, il Comite rispose: anzi da Papi e non da altri, imperciocchè egli possa a beneplacito legare e sciogliere, mentre gli altri non possono che legare; il Papa quasimente fa da maschio e da femmina. Allora Curzietto soggiunse (e queste cose mi riferì un prodiero, che ci si trovava presente): i gentiluomini possono senza macchia operare quello che schiferebbe un bandito?

-- I gentiluomini, rimbeccò il Comite reale, operano sempre ottimamente quando obbediscono gli ordini del Principe.

-- Anco tradire?

-- Anco tradire.

-- Allora messere, vi domando perdono, perchè in verità io non lo sapeva. -- E Curzietto non mosse più lagno da quel dì; al contrario mostravasi piacevole come se non fosse fatto suo, ora cantando qualche canzone di amore, ed ora narrando taluna delle sue avventure. Certa sera per ammazzare la noia essendosi il Comite seduto a canto a lui per ascoltarlo meglio, egli colto il destro lo abbracciò a mezza vita rotolandosi fino alla estrema proda, donde senza che la gente vi potesse fare riparo dette il tuffo; il peso delle catene di Curzietto trasse in fondo ambedue, e comecchè le ciurme si affrettassero a gettare il palischermo nell'acqua e a calare i ganci per pescarli, non li poterono estrarre prima che entrambi fossero morti, essendosi Curzietto tenuto sempre tenacemente avviticchiato col Comite. Così periva Curzietto vero sangue latino, nè io lo piango intero, perchè vedi, Venanzio, chi muore vendicato mi sembra morto a mezzo[8].

-- Possano i traditori, quando Dio li protegge, non fare mai fine più lieta di questa. Adesso torniamo a bomba: senti Guercino, io ho messo assieme una trentina di uomini forniti di tutto punto, e incavallati eccellentemente, e se ti quadra io li pongo in combutta co' tuoi e comporremo una banda sola.

-- Vuoi che io te la dica, Venanzio? la tua proposta non mi dà buon bere. Amore e signoria non patono compagnia...

-- Re sei, e re ti lascio; mi basta farti da luogotenente.

-- Com'è così, muta specie; perchè, considera, figliuolo, avrei potuto proporre ci conducessimo come Romolo e Remo, vo' dire comandassimo un giorno per uno; ma sì, quantunque fossero fratelli e nati a un parto, tu sai come l'andò a finire; nè dopo Romolo con Tazio fecero meglio prova, così riportano le storie... e nondimanco neppure a questo modo mi va, o non potremmo legarci pei casi straordinari, nei dì delle feste, e per tutti i giorni rimanere sciolti?

-- Separati non ci è dato imprendere cosa che valga, e cresce il pericolo di restare presi; le occasioni poi si presentano lì per lì, e innanzi di porgerci avviso e trovarci riuniti alla posta, le sono passate senza rimedio.

-- Questo è vero, ma tu mi sembrasti sempre uomo da volere rimanerti piuttosto capo di lucertola che coda di lione.

-- Certo tu parli come un libro stampato, ma stretti dalla necessità di radunarci grossi di numero, bisogna che tu ceda a me, od io a te: tu a me non vuoi cedere, nè io vo' che tu ceda; mi sei maggiore di anni e godi di reputazione grandissima, mentre me stimano universalmente morto; se mi bandissi vivo, chi ci crederebbe, chi no; mi ci vuole tempo a rifarmi il credito, e adesso ci bisogna un uomo noto, di cui da un lato fidino e dall'altro temano.

-- Ma o non possiamo tirare innanzi come abbiamo costumato fin qui?